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Riassunto esame Linguistica., prof. Rapallo, libro consigliato Profili di linguistica di Rapallo

Riassunto per l'esame di Linguistica, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro "Profili di linguistica" di Rapallo. Gli argomenti trattati sono: la linguistica come scienza, la teoria della Gestalt, la linguistica e le scienze naturali.

Esame di Linguistica docente Prof. U. Rapallo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ogni opposizione fonematica può essere ricondotta a una scelta dicotomica (presenza/assenza) di un tratto

distintivo.

La fonologia distingue tra fonemica e prosodia; la teoria prosodica di Firth riconosce più sistemi di prosodie

operanti a diversi livelli di analisi sfumando la distinzione fra unità fonematiche e prosodie: i fonemi

sarebbero prosodie della lunghezza di un solo segmento. Biologicamente c’è quasi una continuità che

collega le prosodie iniziali, prodotte dai primi giorni di vita, alle successive unità fonematiche: sfuma così

anche la distinzione fra unità segmentali e soprasegmentali. I tre parametri durata, frequenza e intensità

portano alla tripartizione dei tratti distintivi prosodici in cronemi (durata o quantità), tonemi (accenti

d’intonazione, musicali, melodici) e dinemi (accenti dinamici o espiratori). Oltre ai tratti distintivi ci sono

tratti configurativi che segnalano la divisione in unità grammaticali (un tratto demarcativo è l’aspirazione

iniziale di una parola in greco, culminativo dà rilievo alle unità grammaticali come portar veli e portarveli) e

tratti espressivi (enfatici) che danno rilievo a parti diverse del discorso.

SINCRETISMO E NEUTRALIZZAZIONE. Le opposizioni e la loro sovrapposizione o soppressione sono tratto

caratteristico del sistema; una sovrapposizione stabilisce sincretismo (sovrapposizione a livello

morfologico, come il sincretismo dei casi: raggruppamento di più complementi in un unico caso) e

neutralizzazione (a livello fonologico). Sincretismo e neutralizzazione sono un fenomeno di sostanza: nel

sincretismo l’opposizione fra due invarianti (nominativo e accusativo) può essere sospesa a determinate

condizioni (dipendenza dal neutro). I fonemi possono essere costanti o neutralizzabili (due fonemi vedono

sospesa la loro fonematicità in particolari condizioni di contesto); opposizione e neutralizzazione sono

complementari.

La neutralizzazione può essere: fusione (manifestazione identica alla manifestazione di tutti i funtivi che

entrano nel sincretismo o di nessuno di essi: o, u sono vocali brevi indistinte in sillaba postonica in inglese)

e implicazione (manifestazione identica a quella di uno o più funtivi che entrano nel sincretismo, ma non di

Æ

tutti: d, t in fine di parola in tedesco) in entrambi i casi i due fonemi diventano uno unico (archifonema)

definibile come l’insieme delle particolarità distintive comuni ai due fonemi.

Solo le opposizioni che manifestano un comune denominatore di sostanza sono soppresse e sono

neutralizzabili solo i fonemi che appartengono a zone contigue di articolazione; c’è anche una

neutralizzazione incondizionata, che sostituisce fonemi contigui (t, d in fine di parola tedesca, ma non p, k)

o grafemi di forma simile (u, n nei manoscritti tedeschi). In italiano ci sono è ed é, ma in alcune regioni non

si usa più la distinzione. Ci sono casi di subcommutazione o ipersostituzione di fonemi contigui (p, b in

medio ebraico, braccia e bracci, lido e lito, tolla e zolla) o di grafemi di forma simile, di supermutazione fra

invarianti a scarso rendimento funzionale. Per questi motivi ogni norma fonematica si presenta come un dia

sistema di norme fonematiche diverse e dialetticamente contrapposte: una centrale che contiene il

massimo di arbitrarietà e tutte le possibilità distintive e una periferica contenente il minimo di arbitrarietà e

il minor numero di possibilità distintive.

CAPITOLO QUARTO. LE FUNZIONI LINGUISTICHE

Formalizzare è cogliere le funzioni (relazioni) fra punti di intersezione (relata): le funzioni sono il vero

oggetto della ricerca scientifica; occorre distinguere tra funzioni del linguaggio (carattere generale e comuni

Æ tipo.

a lingue diverse) e funzioni delle lingue (particolari di specifiche lingue) lingue specie vs lingue

Halliday individua due macrofunzioni: 10

‐ Funzione pragmatica è relativa all’uso pratico del linguaggio; in essa rientrano le funzioni

linguistiche che Firth ha qualificato come rassomiglianti in tutte le lingue: ordini, richieste, inviti,

suggerimenti, consigli, gratitudine, saluto, scuse, insulti

‐ Funzione matetica è caratteristica di specifiche lingue, differenziandole

Simile alla funzione metatetica è quella magica di Malinoswski; il funzionalismo praghese vede nel

linguaggio soprattutto uno strumento di comunicazione, quello londinese una forma d’azione per

controllare persone e cose. La scuola di Praga considera il linguaggio in termini di funzioni, come la

dei descrittivisti

distinzione fra tema e rema in Mathesius, parallela a quella fra topic e comment

americani: ogni enunciato consta di un argomento di cui il destinatario è in parte informato (tema) e di un

predicato che fornisce qualche nuova informazione (rema). Fondamentale è anche la distinzione nella Terza

verso il significato del

tesi di Praga del 1929 tra funzione di comunicazione o pratica (il linguaggio è diretto

segno) e funzione poetica o estetica (il linguaggio è diretto verso il segno stesso in quanto autonomo) che

operano in un rapporto formale di differenze pur rispondendo entrambi a un proprio sistema funzionale di

convenzioni.

LA COMUNICAZIONE. A comunica con B se qualcosa viene messo in comune da A e B o trasferito da A a B;

compito di ogni disciplina interessata alla comunicazione è identificare ciò che non è identificato da questa

definizione. Questa definizione comprende vari tipi di comunicazione: umana e non umana (animale, orma,

intrapsichica (tra

gene, termosifone), verbale e non (prosodica, gestuale, analogica), intersoggettiva e

inconscio, preconscio e conscio, tra neuroni, tra gli emisferi del cervello); discriminante tra comunicazione

in senso stretto e in senso lato è l’intenzionalità e inoltre ci sono comunicazioni limite dal punto di vista

semiotico (moda, oggetti d’uso), psicanalitico (lapsus, motti di spirito, transfert), artistico.

La teoria matematica della comunicazione la presenta come una passaggio di un’informazione sotto forma

di messaggio da una fonte a un destinatario, attraverso la mediazione di un emittente (codificatore) e di un

ricevente (decodificatore); questo trasferimento può essere disturbato da fenomeni interferenti definiti

sequenza dei simboli introdotta nel

rumore; nelle teorie elettriche si definisce errore la differenza tra la

canale della comunicazione e i simboli che ne escono trasformati dal rumore. In quasi tutte le forme di

comunicazione vengono inviati più segnali di quanti non siano necessari per un dato messaggio

di un segnale

(ridondanza): è definita invece entropia il grado di incertezza in relazione alla bassa ricorrenza

e all’incertezza che esso genera nel ricevente.

Recentemente la teoria dell’informazione ha generalizzato il concetto di informazione, allargandone la

considerazione e le applicazioni dal campo delle telecomunicazioni a quello della biologia molecolare e

della comunicazione umana; per essere trasmesso un messaggio deve essere codificato e la codificazione è

definita come la rappresentazione di un segnale a mezzo di un altro segnale (come il codice Morse). La

costruzione di un codice oscilla tra due obiettivi:

‐ deve essere il più semplice possibile, a bassa ridondanza e a elevate entropia

‐ deve consentire la correzione di eventuali errori, quindi essere ad alta ridondanza e a bassa

entropia 11

Æ

in pratica meno un fenomeno è probabile e maggiore è l’informazione che trasmette e viceversa un

buon codice deve realizzare una giusta misura tra l’entropia, che garantisce la varietà del messaggio, e la

ridondanza, che ne assicura l’affidabilità.

La teoria dell’informazione ha avuto molta influenza in linguistica e ha suggerito lo schema di

comunicazione: Æ Æ Æ Æ

emittente canale messaggio canale ricevente

codice

emittente: fonte (mittente se umano), il codificatore che permette di selezionare nel codice un certo

numero di unità con cui trasmettere l’informazione

ricevente: destinatario umano e l’apparato ricevente, il decodificatore del messaggio

canale: mezzo materiale (naturale o artificiale) che consente la trasmissione del messaggio

messaggio: sequenza di unità (segni e non‐segni) che segue regole determinate

codice: insieme binari stico di regole che governano il sistema

La natura binaria del codice è resa comprensibile dal concetto di tratto distintivo che definisce la differenza

minima tra le unità che la compongono, opponendole e identificandole; il binarismo è alla base di ogni

distinzione: ogni unità può essere descritta mediante risposte in termini di sì o no; alla base del concetto di

alternativa, la scelta tra due qualità

tratto distintivo c’è l’idea che il ricevente sia posto davanti a una

opposte della stessa categoria o tra la presenza/assenza di una qualità.

MODELLO FUNZIONALE DI BUHLER. Semplice, ristretto a tre funzioni:

‐ emotiva: d’espressione, relativa al mittente e al suo atteggiamento affettivo

‐ referenziale: di rappresentazione, funzione denotativa, relativa al contesto

‐ conativa: di appello, relativa al destinatario e al tipo di azione che il mittente intende esercitare

La prospettiva psicologica individua nella funzione referenziale la principale caratteristica della

comunicazione umana rispetto a quella animale; vi è abbozzata una distinzione fra tre funzioni segniche

(simboli, sintomi e segnali) che evidenzia le strette relazioni fra natura e cultura e allarga la definizione di

comunicazione a fatti d’ordine diverso, naturali e culturali.

MODELLO FUNZIONALE DI JAKOBSON. Ha uno stretto legame con la teoria dell’informazione, nella

confluenza con la teoria delle comunicazioni elettriche e della termodinamica; alle tre funzioni di Buhler

aggiunge altre tre funzioni, desunte dai formalisti russi, dalla logica e dalla fisica:

‐ poetica o estetica: relativa al messaggio e alla sua maggiore o minore significatività (ambito

sintattico e asse sintagmatico) 12

‐ metalinguistica: relativa al codice e alla sua verifica da parte degli interlocutori (ambito semantico,

asse paradigmatico

‐ fatica: relativa al contatto tra gli interlocutori o al canale (fisico, psicologico e sociologico) a

prescindere dal basso contenuto di informazioni (pragmatica, atto della comunicazione)

Per superare la rigida teorizzazione strutturalista, il modello si occupa di rilevare per ogni elemento del

processo la particolare funzione linguistico comunicativa e rende riconoscibili tre dimensioni linguistico‐

semiotiche: sintattica, semantica, pragmatica. Ogni linguaggio è caratterizzato dalla diversa importanza

che accorda ai vari elementi del processo comunicativo e assolve funzioni diverse, in ciascuna delle quali

convergono elementi linguistici convenzionali e codificati. Il ricorso alla funzione metalinguistica è

necessario, la sua mancanza causa la carenza afasica della capacità di denominare.

SAUSSURE. Il circuito di parole di Saussure ha mostrato l’imprescindibilità di un atto linguistico individuale

rispetto alla comunicazione come fatto sociale e interattivo all’interno di un circuito cibernetico e in un

processo a feedback (retroazione), attivo (esecutivo: dal concetto all’immagine acustica) e passivo

(ricettivo: dall’immagine acustica al concetto). È un circuito tra due interlocutori, un processo interiore

(psichico e fisiologico) che rende necessario un processo esteriore (fisico, relativo alle onde sonore). In

funzionalista più tarda di Sebeok è orientata a verificare in ogni situazione di

questo senso anche la teoria

comunicazione la presenza di un mittente e di un destinatario, di un segnale, di un codice e un messaggio,

di un canale e di un feedback.

PRIETO. Il suo modello semiotico crea un allargamento logico‐funzionale della comunicazione alla

comprensione dei dati extralinguistici: la situazione è un insieme di fatti, codice e circostanza, compresenti

in un atto semico volontario, che rendono possibile un’identificazione sui due piani dell’indicato (campo

noetico) e dell’indicante (campo semantico). Il segnale è uno strumento che serve a trasmettere messaggi

e a stabilire un rapporto sociale e il ricevente riconosce il messaggio grazie a indicazioni fornitegli sia dal

segnale sia dalle circostanze; l’indice (il fatto che fornisce l’indicazione) è in rapporto con tutte le possibilità

e consente di discriminare la possibilità che si realizza dalle altre possibilità: l’indicazione è sempre

di una classe di possibilità, alla quale appartengono sia quella che si realizza, sia altre classi

indicazione

complementari appartenenti allo stesso universo di discorso.

MODELLO SPEAKING E META/MICROFUNZIONI. Hymes mira all'allargamento da una competenza

linguistica a una comunicativa e crea il modello speaking, partendo dalle esigenze di una etnografia del

parlato:

S(ituation): confini spazio tempo che delimitano convenzionalmente l'inizio e la fine di un evento

linguistico, possono essere esterni o interni, presenti in eventi formalizzati o informali

P(artecipants): attori e un partecipante‐ascoltatore e chiunque svolga un ruolo all'interno di dinamiche

comunicative

E(nds): scopi più o meno coscienti, soggettivi o societari

A(cts sequences): aspetti sequenziali del parlare (sì, no, bene, formule di negoziazione) con cui i parlanti si

succedono 13

K(ey): comportamenti anche non verbali che offrono una chiave di lettura o d'interpretazione nell'analisi

del parlato

I(instrumentalities): mezzi di comunicazione e forme di parlato (varietà linguistiche e registri)

N(orms): di partecipazione e interazione nell'ambito di un sistema socioculturale

G(enres): unità di discorso con particolari caratteristiche formali e di contenuto (sermone religioso, lezione,

barzelletta) la cui esecuzione è governata da precise regole e collegata a particolari tipi di attività sociale

Halliday aggiunge altre dieci funzioni:

‐ 7 microfunzioni: strumentale, regolativa, interattiva, personale, euristica, immaginativa,

informativa

‐ 3 metafunzioni: ideazionale, interpersonale, testuale → sono proprie del linguaggio adulto e

deriverebbero dalle microfunzioni, presenti nei primi stadi del processo di acquisizione linguistica,

attraverso uno stato di transizione rappresentato dalle macrofunzioni

FUNZIONI GLOSSEMATICHE. Il modello glossematico ha portato l'attenzione su funzioni logiche di

dipendenza (bilaterale, unilaterale, libera) tra unità della stessa classe: funzione di interdipendenza,

determinazione e costellazione (tante cose legate). Per la teoria glossematica gli elementi del linguaggio

esistono solo in virtù delle loro dipendenze (i funtivi esistono come terminali delle loro funzioni, intese

come relazioni fra due termini) → costante è un'entità (o funtivo) la cui presenza è condizione necessaria

per un'altra → non c'è

per un'altra; variabile è un'entità la cui presenza non è condizione necessaria

alternativa oltre la presenza o l'assenza di una grandezza linguistica. Il calcolo glossematico deve molto alla

logica simbolica anche se ne differisce operando con un'analisi intrinseca (anziché estrinseca) al suo

oggetto: la lingua. Una o più costanti fanno parte delle funzioni di interdipendenza e determinazione:

riunisce chiamandole coesioni e ne sottolinea il maggior ruolo strutturale rispetto alle

Hjelkmlev le

dipendenze libere → c'è dipendenza reciproca tra il morfema del caso e quello del numero in latino,

unilaterale tra il latino sine e l'ablativo, libera tra ab e l'ablativo.

A queste 3 funzioni si possono aggiungere anche quella di esclusione (un'interdipendenza quasi negativa:

ad e ablativo, sine e accusativo che sono incompatibili) e quella di ordine (ordine fisso: causa e gratia

seguono il genitivo che reggono → honoris causa).

L'approccio funzionalista glossematico è stato poi pensato suscettibile di una formalizzazione avanzata che

coinvolga dati non verbali: Uldall ha messo in stretto rapporto le lingue e le culture cercando di spiegare la

relazione fra un testo e il suo contesto di situazione → ciò renderebbe indispensabile una stretta

collaborazione tra antropologi, sociologi e linguisti; l'interesse del teorico era anche per funzioni extra

come funzione tra

linguistiche, relative a ogni forma di comportamento umano (un matrimonio definito

uomo e donna definiti, come terminali di questa funzione, marito e moglie). 14

CAPITOLO QUINTO. LE UNITA' LINGUISTICHE

Ogni sistema linguistico si compone di segni a loro volta scomponibili in non‐segni (figure), anche

l'organizzazione biologica procede analiticamente: la presenza di questa doppia articolazione in altri sistemi

è oggetto di verifica, ma anche se non potesse essere confermata per tutti i sistemi semiotici, andrebbe

messa in stretta relazione con l'economia linguistica (che trascende il dato strettamente linguistico)

definibile come semiotica → è l'equilibrio tra la massima funzionalità e il minimo sforzo che trova

corrispondenza anche in biologia e genetica.

La distinzione più convenuta fra livelli linguistici è tra un livello semiotico (segni) e uno fonologico (non‐

segni); ci può anche essere un'analisi componenziale fonologica (terza articolazione) e una semantica

(quarta articolazione). Alla fine il numero dei livelli (ci sono anche quelli morfologico e sintattico,

fonematico e prosodico) può coincidere con le unità stesse cui fa riferimento. Ogni segno nasce in un

segno in isolamento assoluto ha significato: lo studioso si deve fermare ai limiti della sua

contesto e nessun

competenza → definito il testo come segno di massima estensione, la sua contestualizzazione ne rende

necessaria una nell'ambito superiore di contesti psicologici o neurologici, che costituiscono materia altra di

carattere monistico della teoria firthiana del contesto, cui è possibile

studio: dal testo alla cultura riaffiora il

giungere per gradi: dal contesto fonetico e verbale a quello di esperienza individuale, di situazione, prima di

approdare a quello di cultura.

SEGNI NON INVENTARIABILI. L’assunzione di un testo come unità di estensione massimale viene avanzata

anche da Hjelmslev nel quadro di un reperimento di unità linguistico‐semiotiche che non possono essere Æ

inventariate e al meglio consentono l’individuazione di una modalità di classificazione e di una regolarità

la possibilità di formalizzazione. Nell’analisi glossematica i testi sono invece occorrenze possibili, ma sempre

atti linguistici rispetto a una semantica‐

non inventariabili, di una testualità più generale (come gli

pragmatica del discorso e gli enunciati‐frasi rispetto a un’enunciazione‐frasalità). A un livello più basso

qualsiasi fusione combinata libera di segni (sintagma) può essere definita più o meno regolare,

riconducibile quindi a una linguistica della lingua, ma incapace di rientrare in un inventario della lingua.

Poste queste condizioni si può parlare di testi, frasi e sintagmi come segni.

SEGNI INVENTARIABILI. A livelli più bassi rispetto a quelli trattati sopra i segni possono costituire inventario

ed essere trattati come termini di relazione:

‐ Idiomatismi: andare nel pallone, mangiare la foglia

‐ locuzioni fraseologiche: su due piedi, a viso aperto

‐ proverbi

‐ parole‐frasi: guerra lampo, buste paga

‐ lessie: unità lessicali superiori che danno unità di significato anche se più ampie di una parola come

ferro da stiro, campo da gioco

‐ conglomerati: dormiveglia, tiramisù

‐ acronimi 15

‐ parole composte

‐ parole macedonia: fusione di più parole in una come autoferrotranviario

‐ parole semplici

‐ morfemi

La formazione del plurale nelle parole composte è soggetta a oscillazioni e sono in discussione, tra gli altri

segni, i criteri formali per la definizione della parola: pausabilità, mobilità, isolabilità, non intervallabilità;

lo studio della parola oscilla tra due approcci:

‐ approccio classificatorio che distingue tra 8/9 parti del discorso, variabili e non e non universali:

nome, aggettivo, verbo, avverbio, articolo, pronome, preposizione, congiunzione ed interiezione

(che è però priva di rapporti sintattici con gli altri costituenti la frase)

‐ approccio analitico che è più legato al contenuto e distingue fra parole composte, derivate,

variazioni flessionali (gioca ‐ giocatore), abbreviazioni, parole astratte, concrete, vuote (che hanno

valore, ma acquistano significato solo in rapporto a una situazione temporale o spaziale). Sfuma la

distinzione tra le categorie (come fra sostantivo e aggettivo), il pronome (sostituente) sostituisce

non solo il nome, ma anche aggettivi e verbi: ha un significato non completo, ma che indica che la

parte mancante dell’informazione deve essere cercata nel contesto.

Una modalità interessante di classificazione tipologica viene dalle differenze di genere: padre/madre sono

sostantivi mobili indipendenti con radice diversa, figlio/figlia sostantivi mobili con variazione della

desinenza, scrittore/scrittrice mobili con variazione mediante suffissi, il/la nipote sostantivi di genere

comune; quando la differenza di genere è solo grammaticale (formale), le stesse cose possono essere

come

indicate nelle lingue con nomi di genere diverso (il fiore/la fleur). Morfemi o monemi sono indicati

segni minimali di prima articolazione (se non c’è legame con il referente).

FONEMI E ALTRE FIGURE. A livello di seconda articolazione la scomposizione dei morfemi individua dei

non‐segni, ossia delle figure: l’unità minimale di seconda articolazione è il fonema, invariante e forma di

Æ

carattere gestalistico per Saussure i fonemi sono caratterizzati dal fatto che non si confondono tra loro e

sono entità oppositive, relative e negative. La linguistica strutturale sottolinea, a sostegno della priorità

della forma sulla sostanza, l’accidentalità della base fonetica utilizzata, ma a questo punto va ricordato che

sempre inadeguata alla rappresentazione dei suoni reali

la trascrizione sia fonetica sia fonologica è

(nonostante si aggiorni l’Alfabeto Fonetico Internazionale) e assurda nella sua pretesa di una

rappresentazione universale di unità come i fonemi delle lingue, che sono per definizione differenziali.

Fonema: unità minimale di seconda articolazione

elemento discreto della catena parlata, è significativo ma non significante

fascio di tratti distintivi fonologicamente pertinenti

famiglia o gruppo di suoni affini

Per molti il fonema è ancora un mezzo descrittivo utile, ma ci sono anche figure di maggiore estensione: 16

Æ

‐ sillaba: aperta o chiusa, tonica o atona fonema o sequenza di fonemi che si possono articolare in

modo autonomo e compiuto con una sola emissione di voce

‐ logatomi: nessi fonematici o sequenze di sillabe non significative (usate spesso in logopedia)

INTERLIVELLI. Collocati a metà fra prima e seconda articolazione ci sono due livelli intermedi:

‐ morfofonemi: unità di due o più fonemi alternati all’interno di uno stesso morfema (amico/amici);

l’alternanza è fonologicamente imprevedibile e non veicola una funzione morfologica (in

amico/amici sono presenti i morfi grammaticali o, i); si deve quindi distinguere tra morfofonemi e

archi fonemi, che sono al solo livello fonologico il risultato di una neutralizzazione in una particolare

condizione di contesto (o aperta e chiusa implicano O in sillaba atona dell’italiano bottone)

‐ fonestemi: sono elementi submorfemici, presenti in varie lingue, come una sequenza fonematica

che svolge una funzione espressiva all’interno di un segno‐parola (il nesso sp in spray, splash,

spruzzo, sputo)

A metà fra segni e figure anche le ripetizioni di fonemi nel testo poetico portano un significato: Saussure ha

provato ad applicare la teoria dei segni al livello fonico, mettendo in evidenza il valore semiologico del

Æ

fonema in quanto espressione di un’idea è la base per una fonetica semiologica, disciplina progettata

dallo studioso.

Saussure definisce espressioni come forzare la mano, spezzare una lancia “locuzioni belle e fatte, nelle quali

l’uso vieta di cambiare alcunché”. Come gli enunciati‐frasi anche idiomatismi o sintemi sono segni

linguistici complessi posti a un livello intermedio fra testo e parola; sono definiti dalla sistematica come

sintagmi da definire in blocco, entità autonome di varia estensione che appartengono al discorso ripetuto;

si riconosce in essi almeno una parola autosemantica (soggetta a interpretazione diversa dal suo significato

normale funzione referenziale rende impredicibile il contenuto

usuale) che per la perdita della sua

Æ

dell’idiomatismo l’effetto è di figuralità (metafora o altro) in cui diminuisce la sorpresa se l’espressione

manifesta una base più naturale di comportamento: in greco tenere la mano su qualcuno significa

proteggere qualcuno. L’idiomaticità delle espressioni è verificata dalla possibilità di essere tradotte con

espressioni equivalenti e spiegare gli idiomatismi comporta anche il riferimento a una dimensione

socioculturale essendo ricavati da storielle, grandi testi, favole. La sintematica abbraccia le principali

distinzioni della linguistica (sincronia e diacronia, langue/parole, arbitrarietà e motivazione del segno,

sistema, ma nascono come

invarianza e variabilità, intralinguistico e interlinguistico); i sintemi sono unità di

atti linguistici individuali, hanno un alto grado di arbitrarietà e impredicibilità e la loro imprevedibilità

riguarda il più delle volte il loro senso originario: darsi ai bagordi obbliga a ricostruire il mutamento

anche se

semantico che da bagordo/tipo di lancia porta a gozzoviglia; hanno la fissità delle invarianti

possono manifestare variabilità sia sul piano dell’espressione (perdere la bussola/tramontana/trebisonda)

sia su quello del contenuto (fare gli occhi da basilisco è diverso che fare gli occhi di triglia); nella stampa e

nella pubblicità accanto al loro conservatorismo si realizza l’innovazione e malgrado la loro fissità che li

caratterizza come patrimonio di una lingua, il loro carattere storico‐culturale può favorire il viaggio da una

Æ

lingua all’altra tramite la traduzione si può individuare sia una equivalenza fra le lingue (mostrare i denti

zappa sui piedi mentre in tedesco segare il

si usa sia in tedesco sia in italiano) sia un diverso uso (darsi la

ramo su cui si è seduti) o una perifrasi che spiega il senso originario. Diversamente da un proverbio un

idiomatismo non forma un testo a sé perché deve essere inserito in un’entità più estesa per esprimere il

17

proprio contenuto (il proverbio è suo diretto superiore in un mini‐testo che è materiale (testema) in attesa

di trasformarsi in messaggio, inoltre sul piano del contenuto gli idiomatismi hanno più analogia con parole

composte ad alto grado di idiomaticità e il cui significato è completamente deviato (testone non si riferisce

a testa grossa, ma a testardo).

I livelli che individuano dei segni sono di due tipi, in relazione a segni non‐inventariabili o inventariabili; la

linguistica‐semiotica del testo è l’ambito più diffuso di ricerca; la semantica‐pragmatica del discorso

affronta le tematiche degli atti linguistici constativi (assertivi, espliciti) o performativi (indiretti, impliciti); la

linguistica generativa ha una base sintattica incentrata sugli enunciati‐frasi; la sintematica studia gli

idiomatismi e la paremiologia i proverbi; c’è poi anche lo studio della formazione delle parole. Tra lessico e

al significato; tuttavia è in

grammatica la differenza è graduale ed entrambe necessitano un rinvio

discussione la tradizionale distinzione tra significati lessicali e significati grammaticali (correlabili per alcuni

a classi rispettivamente aperte e chiuse). La morfologia, per la semplicità della sua organizzazione, può

rappresentare un punto di forza nella formalizzazione del contenuto e c’è una differenza solo graduale tra

sintassi (vagamente riflessa nella distinzione fra dipendenze paradigmatiche – sistema – e

morfologia e Æ

sintagmatiche – riflesso) la glossematica usa per entrambe lo stesso apparato funzionale di analisi. La

grammatica assume l’aspetto di un costrutto teorico complesso di natura formale; non ci sono dipendenze

stessa parola, per cui ogni fatto di sintassi è un fatto di

solo fra parole, ma anche all’interno della

morfologia e viceversa.

LA GRAMMATICA. Alcuni caratteri della grammatica sono comuni alla glossematica di Hjelmslev e alla

linguistica generativa di Chomsky: entrambe sono teorie forti (deduttive), formali e dinamiche, ma una

intende la morfologia come teoria della forma, con vari livelli di analisi, mentre l’altra è una teoria a base

sintattica e un sistema a base naturale di regole che predetermina le interrelazioni tra i vari piani del segno;

una ha taglio semiotico e si rivolge a sistemi diversi, mentre l’altra si concentra sulla lingua orale; una

ricerca la generalità astraendola dalle differenze tra le lingue, l’altra i principi universali delle lingue; una si

applica a tutti i livelli di analisi, l’altra si limita allo studio della comunicazione. Un limite dell’analisi per

Æ

costituenti immediati (fondata sul riconoscimento di classi paradigmatiche sintassi senza morfologia) è

la morfologia fa luce sulla sintassi e la governa, ma non viceversa.

che in alcuni casi

Per la sintassi non sono da trascurare gli apporti di Tesniere che evidenzia la connessione tra i costituenti

della frase come fanno i concetti di giunzione, anafora, reggenza e subordinazione; tramite la valenza il

vincolare a sé gli argomenti e il organizza accanto a sé il nucleo della frase

verbo ha la capacità di

determinando anche il legame con ciascuno dei suoi argomenti; la traslazione è il passaggio da una

posizione funzionale a un’altra (da sostantivo all’aggettivo scuola/scolastico come dal sostantivo alla frase

lo scolaro ha detto ciò/lo scolaro ha detto che il libro è difficile).

Per Guillaume i costituenti della frase possono avere un’incidenza interna o esterna a seconda che

necessitino o meno di un supporto esterno: la lingua darebbe espressione a una concettualizzazione dei

dati dell’esperienza (ideogenesi) o a condizioni di funzionamento (morfogenesi).

GRAMMATICA GENERATIVA. La grammatica di Chomsky è un sistema di regole a base naturale in stretta

relazione mente‐linguaggio, non tiene conto della prospettiva evoluzionistica trascurando anche la specie‐

specificità del linguaggio umano a tutti i livelli di analisi. Il numero degli enunciati‐frasi di una lingua non è

una procedura ricorsiva è possibile generare, dato un insieme finito di enunciati

inventariabile, ma secondo

e regole, un insieme infinito di enunciati grammaticali (frasi). La distinzione fra competenza e esecuzione

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richiama quella fra langue/parole: diversa dalla competenza del parlante, quella del linguista è un

procedimento esplicito, algoritmico, algebrico e meccanico mentre l’esecuzione è un atto linguistico

individuale nell’attuazione pratica di una lingua. È in discussione la centralità e autonomia del costituente

sintattico rispetto ai due costituenti interpretativi (fonologico e semantico) in grado di interpretare la

struttura profonda degli enunciati.

La distinzione fra competenza ed esecuzione si riflette nei due sottolivelli della sintassi: la struttura

profonda (matrice da cui sono generati gli enunciati) e la struttura superficiale (rapporto sintagmatico

osservabile nell’esecuzione degli enunciati): alla struttura superficiale Paolo ha visto l’amico con il binocolo

sono sottese le due strutture profonde chi ha il binocolo? Paolo o l’amico?.

Il modello sintagmatico che ordina l’enunciato nei suoi costituenti immediati è stato reso più adeguato

tramite la formulazione di un modello trasformazionale che converte strutture profonde in superficiali

(una frase attiva in una passiva, due frasi semplici in una composta); la comparazione tra le lingue evidenzia

la scarsa generalità delle categorie che presiedono a questi modelli, l’ipotesi che le trasformazioni

mantengano il tratto cognitivo (denotativo) delle frasi è contraddetta, motivo per cui è prevalsa la rinuncia

diverso da dire qualcuno è amato da

a una giustificazione sintattica indipendente (tutti amano qualcuno è

tutti): la struttura linguistica non collima esattamente con quella logica e un’inferenza logica non è

riconducibile a una costruzione linguistica definita da specifiche regole.

Due sottocomponenti importanti della grammatica sono la reggenza (definisce la relazione tra due

costituenti vicini dominati da uno stesso nodo in un sintagma) e il legamento (determinato da una co‐

refernzialità con gli antecedenti come le anafore). Tra due nodi (un sintagma nominale SN e uno verbale SV)

si può cogliere una relazione reciproca di c‐comando (constituent‐command), ossia preminenza di un

ma ci sono comunque restrizioni con la pronominalizzazione (comprai

costituente su altri dello stesso tipo,

un libro e lo lessi ma non lo lessi e comprai un libro), la coordinabilità (la donna mangia a casa dell’amica e

la donna mangia il tiramisù non possono essere coordinate in la donna mangia a casa dell’amica e il

tiramisù). Un caso di controllo è l’assegnazione obbligatoria del riferimento a un soggetto nullo di

costruzioni infinitivali (in l’uomo promise all’amico di impegnarsi il soggetto sottinteso è l’uomo). Nella

regola muovi alfa (unica trasformazione rimasta da strutture profonde a superficiali) la permutazione del

al suo posto una categoria vuota (traccia): chi pensi che io abbia

costituente wh (what, where, who) lascia

visto (traccia)?.

La recente teoria di principi e parametri vede nel linguaggio una più complessa miscela di natura e cultura:

i principi della grammatica universale sono parte della struttura fissa mente‐cervello e qualificano gli

universali come più biologici che linguistici, l’ambiente determina il modo nel quale i parametri della

Æ

grammatica si configurano differenziando le lingue i principi includono possibilità di variazione o

parametrizzazione: una grammatica universale è definita un sistema parametrizzato per cui partendo da un

centrale.

numero finito di parametri si può arrivare ad una grammatica

ANALISI COMPONENZIALE FONOLOGICA. La lingua è un sistema di segni, ma anche emanazione di un

sistema di non‐segni; ogni lingua consiste in un numero limitato di figure, ma di potenzialità illimitate:

l’analisi componenziale fonologica (terza articolazione) scompone i fonemi in tratti fonici simultanei

Æ

(concorrenti) secondo il principio binario sviluppato da Jakobson ogni opposizione fonologica può essere

ricondotta alla scelta dicotomica presenza/assenza di un tratto distintivo, ogni norma fonematica può

essere quindi rappresentata da una matrice e ogni tratto distintivo ha valore metodologico: il carattere

19

metodologico di diversi tratti è il risultato dello sdoppiamento‐triplicazione di tre soli tratti che sono

Æ

suddivisi in tre classi sonorità, protensione, tonalità che riflettono i tre fondamentali parametri di

durata ,intensità e frequenza.

L’impostazione binaria risponde a un criterio generale di pertinenza: ogni pertinentizzazione divide

l’universo in due casi (oggetti pertinenti e non); anche il concetto di marcatezza (scuola di Praga) ipotizza

per ogni tratto distintivo un tratto marcato in opposizione a uno non‐marcato, cosa che si può leggere in

qualsiasi altra forma di opposizione (complesso/non complesso, preciso/vago).

Allontanandosi da Jakobson la fonologia generativa ha messo in discussione il carattere binaristico delle

opposizioni e il concetto di tratto marcato: ai 12 tratti di Jakobson (velare, nasale, sonoro, stridulo, etc) se

ne sono sostituiti 11 di cui 8 nuovi: la base fonetica considerata è stata quella genetica più che naturale,

e appaiono quindi in contraddizione con la

alcuni tratti hanno come in Jakobson valore metodologico

richiesta avanzata di maggiore naturalezza (molti nascono dalla triplicazione‐sdoppiamento di due soli

tratti).

ANALISI COMPONENZIALE SEMANTICA. È la quarta articolazione e inizialmente è ricalcata sul modello

dell’analisi componenziale fonologica (terza articolazione) e scompone i significati dei segni lessicali o

semantici simultanei (concorrenti); è meno rigorosa di un’analisi fonologica e

grammaticali in tratti

morfologica perché spesso legata a valutazioni soggettive o a riferimenti ambientali; non si possono

riconoscere strutture comuni sul piano dell’espressione e su quello del contenuto perché solidali ma

eterogenei. Incontra minore difficoltà invece la scomposizione del contenuto in segni grammaticali

(desinenze us, um, os scomponibili in due serie di morfemi monimativo+singolare, accusativo+singolare,

Æ

accusativo+plurale). L’esistenza di semi (allofemi) ricalca quella di foni l’archisemema è la

neutralizzazione di significati (sememi) o di un sottoinsieme di tratti semantici (semi) appartenenti a tratti

forma di archi lessema (piccolo è riferito

lessicali diversi e suscettibili di realizzazione diversa sotto

all’altezza o all’età), così come un archifonema è la neutralizzazione di fonemi appartenenti a classi diverse.

Esistono caselle vuote nel lessico come in fonologia, anche se colmabili con perifrasi ed esiste la possibilità

rispetto a genero/nuora) e famiglie

di termini correlativi secondo vari tipi di correlazione (suocero

semantiche in senso paradigmatico (cane/bassotto) e sintagmatico (cane/abbaiare).

TEORIA DEL CAMPO LINGUISTICO. Creata da Trier e ampliata da Weisgerber: il lessico è articolato in campi

lessicali (campi semantici in rapporto con una parola guida) o famiglie semantiche (parole in rapporto a

un’altra da cui derivano), all’interno dei quali campi il significato di ogni parola dipende nella sua

collocazione dal significato delle altre parole. Sui domini lessicali privilegiati (parti del corpo, piante,

animali) hanno lavorato linguisti e antropologi: il punto di partenza è un campo concettuale dal quale si

in evidenza all’interno di un campo lessicale le diverse

elaborano procedure linguistiche che mettano

correlazioni di significato:

‐ iponimia e iperonimia: cipresso e albero

‐ sinonimia: forte e robusto, non sinonimi in senso assoluto, ma interscambiabili

‐ omonimia: polifunzionalità

‐ polisemia: equivalenza funzionale, distinzione spesso arbitraria 20

‐ antonimia: forte e debole

‐ complementarietà: entrare e uscire

‐ simmetria: giallo e giallastro

‐ gradazione: gelido, freddo, caldo, bollente

Ai due campi lessicale e concettuale Weisgerber ha aggiunto il campo sintattico con il presupposto che gli

usi sintattici delle unità lessicali svolgano un importante ruolo nella definizione delle somiglianze e

differenze semantiche e che alla delimitazione della sfera semantica concorrano condizioni intralinguistiche

ed extralinguistiche. La paradigmatica dell’unità semantica sangue mette fuoco inizialmente le

denominazioni di base che ne sono espressione come sanguis, cruor; successivamente la sintagmatica

verifica gli usi combinati delle denominazioni nei contesti specifici partendo da derivati e composti,

Æ

espressioni anche di unità semantiche correlate e alternative come crudeltà, valore, flusso in questo

modo l’analisi sui testi porterà a una progressiva integrazione dei due assi.

L’analisi componenziale semantica opera su diverse concezioni del significato (nodo di tratti distintivi

semantici, immagine mentale, cognizione, presupposizione, referenza, dimensione sociale) e sono diverse

anche le definizioni di semantica (linguistica, cognitiva, logico‐referenzialista, culturale). Occorre

distinguere fra significazione e designazione (il vincitore di Jena e il vinto di Waterloo hanno diversa

significazione pur designando entrambe Napoleone). L’approccio al significato può essere intrinseco

chiusa) o estrinseco (che riconduce il fatto linguistico a strumento del

(inerente a una struttura inizialmente

pensiero logico razionale) al fatto linguistico: un significato linguistico non può però essere equiparato a un

significato logico; c’è tensione fra significati virtuali (potenziali) e sensi (realizzati concretamente nei testi e

sono stabilite da prerequisiti biosemiotici e

circoscritti a specifici contesti) dove le opposizioni di contenuto

da convenzioni culturali: i sensi si determinano da situazioni comunicative concrete che li arricchiscono di

sfumature diverse.

La semantica strutturale di Greimas fa un’analisi componenziale non strettamente linguistica individuando

unità soggiacenti (semi) alla base dei lessemi: semi figurativi o esterocettivi, astratti o interocettivi, timico

passionali o propriocettivi; in ogni lessema si riconosce un sema generico (nucleare, che ha un carattere

tipico) e vari semi specifici (classemi, attivati dal contesto). Ogni produzione di senso può avere carattere

intersemiotico, può trovare applicazione anche in semiotiche non verbali.

CAPITOLO SESTO. LA TESTUALITA’

Il testo (metafora di textus, tessuto) è l’unità massimale di prima articolazione, non inventariabile e

rispondente a un numero finito di regole astratte che definiscono la testualità; può essere manifestazione

sia di un sistema semiotico verbale sia non verbale. Da un testo a un altro può esserci un macrotesto che

più o meno autonomi rendendoli più omogenei per una loro nuova fruizione (la

allarga i confini di testi

Bibbia si legge come riferita a se stessi e non al passato). La diversa tipologia dei testi è in rapporto alla

compresenza di strumentalità o linguaggi diversi, alle relazioni che legano i testi fra loro (originali o che

derivano da altri), alle funzioni (argomentativa, descrittiva): ogni testo può svolgere più funzioni che

possono a loro volta essere comuni a diversi testi. Per definire una tipologia testuale si sono individuati 21

criteri relazionali che accertano come le occorrenze sono relazionate all’interno di un testo e fra testi

diversi, le dipendenze di ordine grammaticale e concettuale, l’atteggiamento nei suoi confronti,

l’inserimento di ciò che è nuovo in ciò che è noto: ogni testo sfugge a una definizione verbale, ma ha

fondamenti intersemiotici.

Non si è ancora data una definizione unica del settore che si occupa dell’analisi testuale (linguistica del

testo, grammatica del testo, analisi del discorso, pragmatica testuale) e ciò riflette un pluralismo di metodi,

teorie e tradizioni e si avverte la necessità di una teoria che armonizzi un’analisi intrinseca (la forma

linguistico‐semiotica del testo: segno autonomo) e una estrinseca (senza il richiamo al mondo reale: segno

comunicativo).

Si può definire linguistica‐semiotica del testo un settore di carattere strutturale e di ispirazione

antropologica che assume l’analisi testuale in una concezione allargata non solo di testi verbali, ma di

prodotti dell’interazione dell’uomo con l’ambiente: si mettono in evidenza le costanti

strumentalità diverse

o invarianti strutturali di testi dello stesso tipo. Il riferimento ai generi del discorso non deve essere

estremizzato anche se nessun testo è estraneo a un sistema culturale noto al lettore: i testi sono complessi,

c’è quindi uno spostamento dal testo alla testualità, dalla comunicazione

un misto di generi e

all’interpretazione: un testo come concreta realizzazione linguistica della testualità.

I richiami al contesto sono disputa fra contestualisti e anticontestualisti: se lo studio del contesto ha un

Æ

ruolo essenziale bisogna però evitare un elenco all’infinito di tratti contestuali per Greimas i semi

contestuali, cioè specifici classemi, si fondono con un nucleo semico, generico e invariabile (sema nucleare)

nell’unità che è il semema. È problematica la ricerca delle condizioni extrasemiotiche dei testi e la formula

governato da quello

vincente è una teoria a pasta sfoglia in cui ogni livello di analisi è controllato e

superiore; sempre per Greimas il linguaggio non è rappresentazione della realtà, ma effetto di senso e

illusione referenziale; una volta definito il testo il contesto risulta un contorno già iscritto in quella

definizione. La linguistica‐semiotica del testo cerca di risolvere la dicotomia testo‐contesto elaborando

un’analisi a tre livelli:

‐ livello antropo‐semiotico delle situazioni di contorno al testo: esse emergono chiaramente qualsiasi

siano le strumentalità (parlato, scritto) del testo e vanno messe in relazione ai confini con gli altri

Æ è il

testi ogni testo è testo d’arrivo (ipertesto) generato da testi precedenti (ipotesti); una soglia

paratesto che avvolge il pubblico con criteri irrazionali ed emotivi, ma ci sono anche il peritesto

(sottotitoli e titoli all’interno del testo) e l’epitesto come recensioni o interviste sul testo

‐ livello dei fatti inscritti in un testo che rinviano a un’istanza di enunciazione

‐ livello delle strutture discorsive e narrative di un testo

SEMIOTICA STRUTTURALE E DISCORSO. La distinzione fra discorso e narrazione è tra due modalità di

discorso entrambe narrative (per Benveniste fra un discorso in prima‐seconda persona (discorso non

narrativo) e uno in terza (narrativo); Genette definisce il discorso narrativo come espansione di un verbo

che include le categorie della grammatica:

‐ tempo: ordine, durata, frequenza

‐ modo: distanza, prospettiva, focalizzazione 22

‐ voce: il modo di implicazione della narrazione

ci sono ritmi (pause, digressioni, ellissi) e molta importanza ha l’attore, unione fra discorso narrativo e non‐

narrativo: a sottolineare lo stretto rapporto fra i due discorsi sfuma anche la distinzione platonico‐

artistotelica fra mimesi (discorso di parole con le parole stesse del personaggio) e diegesi (discorso dei fatti

Æ

con la presenza minima del narratore) è possibile ipotizzare tre gradi di distanza narrativa:

‐ discorso narrativizzato (distanza massima) a cui corrisponde la focalizzazione zero di Genette

(narratore onniscente)

‐ discorso indiretto o trasposto: focalizzazione interna (narratore=personaggio)

‐ discorso mimetico, dialoghi interiori e monologhi (distanza minima): focalizzazione esterna

(narratore che ne sa meno dei personaggi)

Ogni testo come discorso può nascondere una fitta sovrapposizione semiotica di percorsi fonici e semantici

(ipodiscorsi) per una continua ricodifica e decodifica dal linguaggio al semiotico e viceversa; il discorso è

equiparabile a una semiotica e coinvolge la totalità dei fatti semiotici: la discorsivizzazione è la

trasformazione di un discorso in un altro. L’efficacia di una semiotica strutturale si manifesta nelle sue

Æ

modalità di analisi (riferite alle dicotomie e alle parti della linguistica) per il Cantico dei Cantici se il testo

sintagma, viene illuminato anche dal paradigma e alla fine la creazione opera sempre al

è un grande

confine fra i due assi.

L’ordinamento dell’informazione nel discorso si focalizza su centri di controllo: lo sono anche le metafore

poiché stabiliscono una continuità di senso e anche i procedimenti metaforizzanti (mimologismi secondari)

che si manifestano come correlazioni doppie, di senso e di suono (Monsignor Airoldi s’imporporò). Una

meta discorsività è un discorso nel e sul discorso e in essa gli elementi del discorso si significano

reciprocamente. Per Lacan, interprete della metodologia strutturalista e dell’antropologia strutturale, il

ai significanti e non è l’uomo che

discorso primario è quello dell’inconscio, quando il rimosso appartiene

pensa il linguaggio, ma viceversa (Freud attribuisce all’inconscio la formazione dei motti di spirito). La

semiotica interpretativa dà molta importanza al lettore nella costruzione del significato di un testo, in un

fuori della distinzione tra reale e

lavoro di cooperazione fra testo e destinatari. Un’analisi strutturale è al di

inventato, il problema della verosimiglianza va collocato all’interno del discorso; l’interpretazione del

discorso è messa in moto dalla sua veridicità, specialmente dalla stretta relazione delle parole con altre

parole del testo e con il testo.

Il modello di analisi testuale di Dressler parte dai fondamentali requisiti della testualità per definire il testo

nella sua concreta manifestazione; si distinguono nella testualità:

‐ principi regolativi: appropiatezza che fa da cornice ad altri requisiti della testualità che avvalorano

la definizione di un testo in quanto tale; efficienza risiede nella facilità dell’elaborazione e ricezione

del testo; effettività è l’incertezza, intensificazione e modificazione che caratterizzano il testo

‐ principi costitutivi: coesione, coerenza, intertestualità, intenzionalità, accettabilità, informatività,

Æ

situazionalità l’analisi va da un approccio intrinseco ad uno estrinseco 23

COESIONE. È definita dai connettivi e dai legamenti, dipendenze grammaticali di un testo, organizzati nella

struttura di superficie del testo: concordanze morfologiche, desinenze, preposizioni, giunzioni,

commutatori, deittici con funzione di coreferenza (pronomi, particelle avverbiali), clausole coordinative o

subordinative, legamenti di significato (ripetizione, sinonimia, parafrasi, ellissi)Æ tra i legamenti di

significato sono ellittici quelli non manifestati nella struttura superficiale del testo (soggetto sottinteso nelle

lingue a soggetto non obbligatorio).

Ci sono problematiche legate alla coesione:

‐ sono esofore i commutatori sottoposti a restrizioni pragmatiche in assenza di una vera coreferenza

del discorso, ma con richiami a un contesto extralinguistico

‐ dalla continuità/discontinuità delle occorrenze dipende la maggiore/minore stabilità del testo

Un’occorrenza dà accesso a un’altra e l’aggancio procedurale è una concordanza tra il materiale attuale e

quello già memorizzato; le informazioni problematiche sono anche quelle che motivano alla lettura e che

qualificano il testo come più effettivo.

COERENZA. È la continuità di senso nella combinazione di concetti e relazioni all’interno di un testo ed è

una relazione (ordine di causa/effetto) e non una non‐contraddizione; le inferenze sono relazioni o concetti

che colmano un vuoto nel testo; sostegno alla coerenza sono le cornici, pacchetti di conoscenze nella

che consentono di dire molte cose con poche parole. È legata per lo più

memoria comune

all’organizzazione semantica del testo; la coerenza globale è sostenuta da isotopie

(permanenza/ridondanza di sensi astratti o concreti: nel primo caso isotopie tematiche e nel secondo

Æ astratto). Un tema ricorrente o topos

figurative cuore figurativizza a un livello concreto l’amore a livello

deriva dalla nostra percezione del mondo e può essere articolata lungo il testo in vari percorsi figurativi.

INTERTESTUALITA’. È il requisito testuale che lascia più spazio alla considerazione di fattori extrasemiotici,

fungendo da tramite tra un approccio intrinseco e uno estrinseco; può coinvolgere diversi rapporti fra testi:

trasposizione (traduzione endo o intralinguistica), traduzione (parafrasi, traduzione interlinguistica)

imitazione (traduzione intersemiotica). Eteroglossia indica i discorsi presenti in un testo e implica una

concezione non monologica del testo (dialogismo), molte voci, un discorso a focalizzazione multipla.

statuto esplicito di alterità

L’intratestualità è invece caratterizzata dalla presenza di più testi in uno

all’interno di un testo (citazione, parabolizzazione, commentario).

INTENZIONALITA’. Atteggiamento del producente testuale: l’approccio può essere rivolto ad altri agenti del

testo (i fruitori‐destinatari) e considerare la compatibilità fra l’intentio auctoris/lectoris e l’intentio operis.

ACCETTABILITA’. Dressler individua in questo principio l’intentio operis ed è l’atteggiamento di chi riceve un

testo tenuto conto della sua buona formazione/esecuzione più che della sua grammaticalità.

INFORMATIVITA’. Fa riferimento a una nuova informazione (commento) che si aggiunge a una precedente

(argomento); le occorrenze ripetute svalutano l’informazione e sono ridondanti.

per una situazione comunicativa

SITUAZIONALITA’. È l’insieme di fattori che rendono rilevante un testo

tenuto conto dei contesti linguistici ed extralinguistici; riflette un modello sociale dominante. 24


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DETTAGLI
Esame: Linguistica
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gerson Maceri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Rapallo Umberto.

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