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L'italiano contemporaneo e le sue varietà

L'italiano e la variazione linguistica

Non esiste un solo italiano

L'italiano in quanto lingua storico-naturale (ossia una lingua che esprime in modo naturale la facoltà dell'uomo di comunicare per mezzo di lingue verbali) è mutevole e non univoca; diversa è la situazione per le lingue artificiali, l'esperanto ad esempio, che non tollerano differenziazioni che andrebbero a pregiudicare la comprensione reciproca per il quale sono state create.

Si chiama italiano standard, italiano comune o italiano senza aggettivi quella varietà di lingua indicata come corretta e normalizzata dalle grammatiche ed insegnata agli stranieri.

Per repertorio linguistico si intende l'insieme delle varietà linguistiche utilizzate da una comunità di parlanti, o se riferito ad un singolo individuo si intende come l'insieme delle varietà che rientrano nella sua competenza specifica. Il repertorio linguistico dell'Italia attuale comprende: l'italiano standard e le sue varietà, i dialetti, le lingue immigrate e le alloglotte (che si trovano nelle zone di bilinguismo: in Valle d'Aosta, dove coesistono francese e italiano, nella provincia di Bolzano, dove sono presenti due comunità differenti che parlano una italiano, una tedesco).

I parametri della variazione linguistica

Le varietà dell'italiano contemporaneo dipendono da cinque fondamentali parametri, che intervengono e si intrecciano in ogni produzione linguistica:

Diamesia

La diamesia indica la variazione della lingua relativamente al mezzo di espressione; individua primariamente le due varietà dello scritto e del parlato.

Scrittura Parlato
Alta pianificazione Minore pianificazione
Correzione, l'errore viene totalmente cancellato Autocorrezione, l'errore viene corretto dopo essere stato enunciato
Punteggiatura Mezzi prosodici (es. intonazione, pause...)
Descrizione indiretta dei gesti Mezzi paralinguistici (es. gestualità)
Fruizione iterata Fruizione istantanea e lineare (può solo nell'ordine scelto del parlante)
Compresenza necessaria degli interlocutori Alternanza non programmata fra gli interlocutori
Retroazione o feedback: autocorrezione, correzione degli errori altrui, interventi sugli enunciati dell'interlocutore

In parte diverso è lo statuto di quelle forme di parlato che sono maggiormente formalizzate e legate ad un testo scritto, come ad esempio il testo teatrale o radiofonico o televisivo (trasmesso) o dei mezzi tecnologici di comunicazione (trasmesso scritto); perciò si parlerà individuare scritto e parlato in forma pura di scritto-scritto e parlato-parlato.

Diastratia

La diastratia indica le variazioni della lingua legate allo status socio-economico del parlante (le varianti prese in considerazione anche per il grado di istruzione e cultura dei parlanti oltre al reddito), all'età o al sesso (le donne sono più rispettose della norma e meno inclini all'improperio/insulto).

  • Parlanti che padroneggiano l'italiano standard o forme più elevate
  • Parlanti che utilizzano un italiano standard svilito da dialettismi e popolarismi
  • Parlanti che hanno una competenza attiva solo del dialetto
  • Varietà diastratica degli stranieri immigrati

Diafasia

La diafasia indica il rapporto fra la varietà linguistica e la situazione comunicativa; delinea una scala di registri della lingua che va da un minimo ad un massimo di elaborazione formale. Rientrano nel parametro della diafasia anche i sottocodici legati all'argomento della comunicazione, si deve notare che tale concetto è strettamente legato anche a quello di diastratia.

Se le varietà diastratiche che un parlante può utilizzare naturalmente è solo quella del ceto di appartenenza, viceversa può articolare la sua lingua in molte varietà diafasiche.

Diacronia

La diacronia indica la variazione della lingua legata al tempo, inteso in senso storico o generazionale, anche se il giovanilese ha una caratterizzazione per lo più diafasica.

Diatopia

La diatopia indica la variazione linguistica legata allo spazio; la variabilità diatopica dell'italiano è data dall'influsso che i dialetti esercitano sulla nostra lingua, si configurano così diverse varietà regionali di italiano; a sua volta lì l'italiano influisce sui dialetti creando dei dialetti italianizzati.

  • Emergono soprattutto nel parlato, ma potrebbero affiorare anche nello scritto;
  • Sono percepibili in tutti i registri della diafasia;
  • Sono più evidenti nei gradini più bassi della scala diastratica, ma presenti anche in quelli alti.

Lingua, dialetti, italiani regionali

Lingua e dialetti a confronto

Non vi è differenza tra dialetto e lingua da un punto di vista scientifico. Le differenze sono di carattere storico-sociale e culturale.

  • Dialetto è usato in un'area limitata;
  • Codificazione descrittiva meno raffinata;
  • Escluso il vocabolario scientifico;
  • Prestigio inferiore di quello della lingua.

L'italiano si fonda sul fiorentino.

L'Italia dialettale

L'Italia dialettale si ripartisce in tre grandi aree delimitate da due fasci di isoglosse noti come:

  • Linea La Spezia-Rimini: confine meridionale dei dialetti del Nord;
  • Linea Ancona-Roma: limite tra parlate Centrali e quelle del Mezzogiorno.

Dialetti settentrionali

  • Riduzione delle consonanti rafforzate [spala] [mama];
  • Caduta delle vocali finali diverse da "a";
  • Sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche;
  • L'indebolimento delle occlusive delle occlusive può giungere fino alla loro caduta;

Dialetti meridionali

  • Sviluppo della vocale "ə" in posizione atona [Napulə];
  • Assimilazioni nd>nn, mb>mm;
  • Sonorizzazione delle consonanti sorde dopo nasale;
  • Posposizione del pronome;
  • "Tenere" per "avere";

Dialetti centrali

  • Più conservativi rispetto le basi latine (il toscano primeggia).

Suddivisioni dialettali

Nord

  • Dialetti gallo-italici (piemontesi, liguri, lombardi, emiliani e romagnoli) ----> caduta vocale atona e presenza delle vocali turbate "o" e "y";
  • Dialetti veneti----> conservazione delle vocali atone all'interno e a fine parola.

Sud

  • Dialetti aree continentali;
  • Dialetti della Puglia Salentina e della Calabria peninsulare---> caratteristiche del siciliano.

Sardo e Friulano sono contrassegnati da fenomeni che ne designano la fisionomia di due veri e propri codici autonomi. Sardo (articoli formati a partire dal latino ipsum/ipsam) e ladino (si conserva la –s finale "feminas") rientrano nelle lingue di minoranza.

I dialetti italianizzati

Dialetti italianizzati: risultato dell'influsso dell'italiano sulle parlate locali in una reazione di superstrato.

  • Si assiste alla nascita di nuove parole, dialettali per i tratti fonetici ma introdotte a partire dalla lingua (come televisioni nel siciliano);
  • Si affermano parole locali più vicine ai modelli offerti dalla lingua comune, a scapito di quelle tradizionali del dialetto.

Le varietà regionali di italiano

Italiano regionale: varietà di italiano che mostra a tutti i livelli del codice caratteristiche peculiari di un'area geografica. Non si deve pensare ai confini delle regioni amministrative, poiché essi non coincidono sempre con quelli linguistici.

Varietà settentrionale

  • Distribuzione dei timbri vocalici di "e" e "o" toniche diverse dallo standard [fio. E lom. bosko]
  • Sonorizzazione della fricativa alveolare intervocalica [kaza]
  • Consonanti rafforzate realizzate come scempie
  • Passato prossimo anche per il passato remoto
  • Articolo determinativo+ nome di persona
  • Lessico ["Anguria" per "cocomero"]

Varietà romana (centro)

  • Affricazione della fricativa alveolare s>ts [bortsa]
  • Rafforzamento di "b" e "d" [abbile]
  • Indicativo per esprimere opinione [credo che viene alle 8]
  • Lessico [caciara e pedalini]

Varietà toscana (centro)

  • Gorgia [ostaholo]
  • Monottongazione di uo [le ova]
  • Consonantismo [spegnere ---> spengere]
  • Questo, codesto, quello
  • Formula impersonale della prima persona plurale [noi si usava andare in Versilia]
  • Lessico [cencio]

Varietà meridionale

  • E aperte nelle suffissanti di –etto e –mente [ultimamεnte]
  • Sicilia, Calabria, Puglia: vocali intermedie toniche sempre aperte [ε]
  • Sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione post nasale [bianco>biango]
  • Fricativa alveolare intervocalica come sorda
  • Passato remoto per eventi presenti [mi scusi per il ritardo, persi il treno]
  • A+ complemento oggetto [Giovanni, aiuta a mamma]
  • Verbo in fondo alla frase e copula dopo il nome dopo il nome del predicato
  • Lessico [faticare, ciuccio e imparare]

L'italiano regionale: meccanismo per il quale la lingua che si afferma in una determinata area geografica subisce l'influenza della lingua dominante in precedenza nello stesso territorio, ma ormai in declino (dialetti). Le varietà regionali sono percepibili nella cantilena, pronuncia e lessico.

Geosinonimi

Geosinonimi: perfetti sinonimi marcati in diatopia ["marinare la scuola" "far filone" "far vela"].

Apprezzata la centralità delle varietà diatopiche

  • Presente nel parlato ma a volte anche nello scritto.
  • In tutti i registri, più nell'informale.
  • Riconoscibili in tutti gli ambiti [anche politico].

A causa dei mass-media le sfumature regionali si neutralizzano fatta eccezione per le opere letterarie che ne fanno leva [Camilleri].

Parole locali diffuse a livello internazionale

Nord

  • Milano--->bigino, balera, barbone;
  • Veneto--->giocattolo.

Centro

  • Toscana--->imbranato, balocco;
  • Roma---->burino, fregarsene, fasullo, tintarella, dritto.

Sud

  • Napoli---->malocchio, vongola, carrozzella, scantinato;
  • Puglia---->cozza;
  • Sicilia----> abbuffarsi, netturbino, rimpatriata.

Il lessico dell'italiano si arricchisce di continuo non solo con neologismi formati a partire da materiali indigeni, con latinismi e forestierismi ma anche con i nostri dialetti.

Le minoranze linguistiche

Bisogna considerare le lingue diverse dall'italiano presenti nel territorio nazionale, in uso presso le minoranze linguistiche (o alloglotte):

  • Sardo.
  • Friulano.
  • Parlate provenzali: del Piemonte confinante con la Francia, nella Francia Meridionale.
  • Dialetti franco-provenzali: Torino, Valle d'Aosta, dove il patois locale convive con i dialetti piemontesi, con l'italiano e con il Francese.
  • Parlate ladine: Trento, Bolzano (tutelato da anni al pari di tedesco e italiano) e Belluno, Cantone Svizzero dei Grigioni (latino si chiama Romancio) e nel Friuli.
  • Parlate Bavaro-Tirolesi: Alto Adige.
  • Dialetti Sloveni: Trieste, Gorizia, Udine.
  • Croato: emigrati provenienti dalla Dalmazia del XV secolo.
  • Parlate Albanesi: importate da movimenti migratori. A Pescara, in Calabria e a Palermo (piana degli albanesi).
  • Dialetti di origine greca: Puglia e Calabria.
  • Catalano: Alghero provincia di Sassari ad opera di Pietro IV d'Aragona.
  • Parlate di origine tedesca: Trentino e nel Veneto.
  • Parlate Galloromanze: Foggia.
  • Parlate Provenzali: Cosenza.
  • Parlate delle comunità zingare: dialetti Rom nell'Italia centro-meridionale e dei Sinti in quella settentrionale.

Categorie linguistiche

Dal punto di vista linguistico si distinguono:

  • Parlate neolatine: provenzale, franco-provenzale, catalano e ladino;
  • Parlate di altri ceppi: germanico, slavo, albanese e greco.

Dal punto di vista sociolinguistico si distinguono:

  • Comunità che parlano varietà dialettali di espressioni che, nei rispettivi stati hanno dignità di lingue nazionali: tedesco, sloveno, croato, greco e albanese;
  • Comunità che parlano lingue minoritarie: il provenzale e il franco-provenzale in Francia, il catalano in Spagna.

Dal punto di vista storico si distinguono:

  • Minoranze autoctone: valdostani e ladini;
  • Minoranze insediate in seguito a movimenti migratori (terzo mondo, paesi dell'est e del mondo slavo).

Caratteristiche dell'italiano verbale degli immigrati

  • Uso dell'infinito (tu comprare);
  • Uso della terza persona (io no parla italiano);
  • Uso del participio (dopo entrato in Italia) e di altri tempi.

L'Italiano parlato - caratteri generali dell'oralità

Nel parlato dialogico locutore e ascoltatore sono compresenti e hanno possibilità di intervenire liberamente secondo la retroazione (o feed-back: autocorrezione, correzione degli errori altrui).

Caratteristiche dell'italiano più canonico

  • Linearità e immediatezza nella produzione e ricezione del messaggio;
  • Evanescenza del messaggio;
  • Uso dei tratti prosodici e di quelli paralinguistici;
  • Compresenza di parlante e interlocutore nello stesso spazio;
  • Interazione tra parlante e ascoltatore.

Sintassi e testualità

Si accampa in particolare nell'oralità una serie di costrutti che obbediscono al fine di mettere a fuoco un elemento della frase attraverso la sua collocazione in prima sede, nella posizione di tema.

Dislocazione a sinistra

  • L'elemento anticipato e posto in evidenza è integrato sintatticamente nella frase, ripreso da un elemento anaforico. [Il giornale lo compra Mario]. [A me mi piace] altra dislocazione a sinistra nella quale è posto a tema un pronome personale, ripreso da un clitico deputato a indicare il caso [mi];
  • Topicalizzazione contrastiva: l'elemento dislocato a sinistra, sottolineato anche da un picco intonativo, ha invece nel parlato funzione di rema, veicola cioè un'informazione nuova. [il giornale compra Mario].
  • Tema sospeso o nominativo assoluto: altro caso di dislocazione a sinistra. L'elemento dislocato a sinistra non è preceduto da preposizione ed è sempre separato da una pausa. [la mamma, le ho regalato uno scialle]
  • Anacoluto: stessa tipologia del tema sospeso, usato per indicare una frattura della per lasciare incompiuto il costrutto di apertura. L'anacoluto riconoscibile anche dal cambio del soggetto grammaticale. [il più svelto a finire, gli darò un premio].

Dislocazione a destra

  • L'elemento a destra è già un dato nel discorso (o tema) che è anticipato da un pronome cataforico che rinvia a ciò che segue a destra ed è preceduto nella pronuncia da una breve pausa. Ciò che viene spostato è il predicato verbale.

Frase scissa

  • Verbo essere+ elemento focalizzato [è Mario] seguita da una falsa relativa introdotta per lo più da che [che compra il giornale]

C'è presentativo

  • Non ci sono dati o presupposti già noti all'atto della comunicazione, che è tutta costituita da elementi di novità rematici. Lo scopo è di spezzare l'informazione in due momenti distinti e più semplici [c'è, che]

Coordinazione

  • [c'era la televisione ad un volume altissimo e non ho sentito il telefono] più della subordinazione lineare con costrutti più ristretti dello scritto.

Verbi

Contraddizione con l'osservanza temporale. Si estende l'imperfetto:

  • L'imperfetto fantastico---> accadimento immaginario del passato, possibilità che non si è poi attuata [avremmo potuto far senza biglietto- poi magari saliva il controllore e ci toccava pagare la multa]
  • L'imperfetto ipotetico----> sostituisce il congiuntivo imperfetto nella protasi e il condizionale composto nell'apodosi della norma grammaticale [se lo sapevo, non ci venivo]
  • L'imperfetto potenziale------> esprime una forma di supposizione [non capisco cos'è successo, doveva essere qui alle 8]
  • L'imperfetto ludico----> quello dei giochi infantili [giochiamo: tu eri il capo degli indiani e io ero il capo dei cow-boy]
  • L'imperfetto di modestia----> vuole rendere meno categorico il tenore di una richiesta che è invece attuale [volevo un chilo di pere]
  • L'imperfetto epistemico-----> richiama in previsioni del futuro, presupposti o conoscenze o credenze precedenti [partivano stasera, ma gli si è rotta la macchina]

Il futuro soffre di una forte contrazione.

  • Il presente pro futuro---> sostituzione del futuro con il presente in eventi che occorrono in un futuro non lontano [lunedì mi fermo fuori a mangiare]

La perifrasi con valore di futuro in concorrenza col futuro:

  • Andare o stare o venire+ a+ infinito.
  • Stare per +infinito.
  • Stare +gerundio.

Viene accentuata l'imminenza dell'azione.

  • Il futuro epistemico-----> esprime congetture in riferimento al presente, dunque con valore modale [quanti anni ha Mario? Ma sarà sui 53].

L'indicativo guadagna più terreno a scapito del congiuntivo. Le subordinate che vedono il congiuntivo più facilmente sostituito dall'indicativo appaiono:

  • Completive soggettive [mi pare che il raffreddore è diminuito]
  • Completive oggettive----> soprattutto quelle dipendenti da verba putandi [penso che vengono domani]
  • Interrogative indirette [non ho capito bene cosa voleva dire]
  • Ipotetiche[se volevo, riuscivo a superarti]
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescacaropreso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Dell'Anna Maria Vittoria.
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