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Per quanto concerne la forma grafica, le virgolette che servono generalmente nel discorso diretto per

racchiudere le citazioni, sono: le francesi doppie e basse <<…>>, le inglesi doppie e alte “…”, le tedesche

semplici e alte ‘…’, le semplici e basse <…> o rovesciate.

Per esplicitare il significato di una parola o segnalarla come un’accezione particolare, si possono usare le

virgolette doppie, basse e alte. Per indicare che si fa una menzione, ossia che si fa riferimento alla forma

della parola e non al significato, si ricorre al corsivo o ci si serve delle virgolette doppie per il significato. Le

virgolette alte doppie segnalano citazioni all’interno di altre chiuse nelle francesi. Possono essere impiegate

sia per citare sia per segnalare che si prendono le distanze da ciò che si comunica (a tal proposito, nel

discorso diretto nel dialogo troviamo anche le lineette). A meno che le battute siano seguite dall’enunciato

che cita, verranno omesse in chiusura. Per i turni di parola basta il punto fermo, ma per le virgolette bisogna

osservare che in ogni caso chi apre chiuda.

La punteggiatura degli indicatori grafici nel discorso diretto si impiega nei due punti, quando l’enunciato

introduttore precede il discorso e la maiuscola per la prima lettera della parola citata (es. A chiede a B: <<B è

vero che…?>> e B risponde: <<…>>). Una prassi che può subire variazioni, nei due punti e nella maiuscola,

nel discorso a se stessi ad es. è possibile che A si domandi: <<…?>>, e <<…?>>. Sono parole supposte che

non si danno come realmente pronunciate, una convenzione che si osserva per i discorsi pensati o per

quelle ctazioni di pensieri in orme di discorso diretto (es. A voleva dire: <<…>>, o anche: <<…>>).

Usi del trattino.

Un trattino breve unisce le parole fra cui si trova, mentre una lineetta o trattino lungo ha la funzione di

separare.

Le parentesi.

Le parentesi tonde che si ritrovano nelle didascalie, nei rinvii ad altri testi, nelle bibliografie, etc., si usano in

alternativa alle virgolette e alle lineette. Le parentesi quadre, a parte negli usi scientifici, si trovano nelle

incidentali inserite in altre tonde, per intendere il senso di passi che si citano estrapolandoli dal loro contesto,

per segnalare le omissioni.

Barre e asterischi.

Le barre oblique hanno la funzione divisoria, hanno valore oppositivo negli aspetti del contrasto e

dell’alternativa tra soluzioni ugualmente ammissibili.

L’asterisco nelle trattazioni di linguistica si antepone ad una qualsiasi entità lessicale per indicare che si tratta

di una forma ricostruita (es. <<arrivare>>: dal lat. Parlato * adripare <<portare a riva>>) oppure può segnalar

che il costrutto preposto è agrammaticale (es. * une bello libro). Inoltre, sono precedute da asterisco le frasi

che contengono una virgola in posizione inaccettabile. Tutt’altra storia del caso dei Salmi biblici dove

l’asterisco segnala le pause della voce a metà di ogni versetto.

Il punto nelle abbreviazioni.

Questo punto nelle abbreviazioni può trovarsi all’interno o alla fine della parola abbreviata, come in f.lli

<<fratelli>>, nei titoli professionali come in porf./dott., nelle espressioni convenzionali come op. cit. <<opera

citata>>, cap./capp <<capitolo/-i>> o di una sola lettera raddoppiata se al plurale come v./vv. <<verso/-i>>.

Poi, le abbreviazioni composte i espressioni formate da più parole, gli acronimi e le sigle infine che omettono

il punto.

Punteggiatura nel testo.

La punteggiatura orale che utilizziamo per parlare è differente se la trascriviamo, nel principio le pause

possono essere associate in modo erroneo a certi segni di interpunzione come le virgole o i punti fermi.

Il progetto testuale.

Oltre al senso degli enunciati, chiunque si trovi a mettere la punteggiatura in scritti altri, deve cercare di

ricostruire l’ordine che l’autore dello scritto intendeva dare alle sue idee nel momento in cui le esprimeva. La

mappa mentale che si crea attraverso relazione sintattiche, semantiche e pragmatiche, lascia congetture nei

modi e nei momenti della pianificazione del testo e nei suoi principi organizzativi.

Una punteggiatura anche solo elementare riesce a sottolineare le lacune sintattiche o la mancanza di

connessione.

Il punto di vista cognitivo, nel principio studiato dalla psicolinguistica, è importante per precisare il ruolo

dell’interpungere sul piano della testualità. I segni di interpunzione sono spie della padronanza della

testualità da parte di chi li usa.

Categorie semantico – pragmatiche basilari.

Come si è scritto, prima del discorso vi è la pianificazione che risponde a criteri pragmatici che ne

determinano l’ordine, delle parole e delle frasi. Questi criteri si regolano sul fatto che deve esserci un tema o

argomento rispetto al quale si dice qualcosa: si va dal ‘dato noto’ al nuovo, ossia da ciò che si assume come

‘dato da condizioni esterne al testo’ alle informazioni che si presentano come nuove.

Nelle scienze del linguaggio ritroviamo la Scuola di Praga che, basandosi sul ‘dinamismo comunicativo,’ ha

sostenuto: “Purché comunichi un significato, ogni elemento linguistico contribuisce

allo sviluppo, vale a dire alla dinamica, della comunicazione.”

Nella loro terminologia ciò di cui si parla è il ‘tema – argomento (topic)’ e ciò che si dice del tema è il ‘rema –

commento (comment)’. La parte tematica coincide con il dato noto e vi appartengono informazioni dette di

‘setting’ come le determinazioni di tempo e luogo; alla parte rematica, invece, corrisponde il nuovo e tende

ad occupare la fine degli enunciati o dei loro stessi segmenti.

Negli enunciati IT costituiti dalla proposizione ‘soggetto – verbo – oggetto’: il soggetto grammaticale tenderà

a funzionare come topic, mentre la parte successiva ‘verbo – oggetto’ si configurerà come comment.

Riferita all’ordine delle parole, la marcatezza può riguardare l’intonazione, la sintassi, le dimensioni testuali e

la pragmatica degli enunciati. E’ non marcata e quindi neutrale, la disposizione delle parole che si riveli

appropriata al maggior numero di contesti. Per questo motivo, è importante far convergere il focus

dell’informazione su uno dei componenti della frase o per mezzo dell’interpunzione o anche dell’intonazione.

Pause e demarcazioni.

Riferendola alla scrittura, la pausa orale perde la sua fisicità. A differenza di come accade nella partitura, le

interpunzioni linguistiche sono ‘pause ideali’ come lo è la loro durata, perché valgono anche se nella lettura

non si fanno soste corrispondenti alla segmentazione.

Il valore demarcativo, cioè la capacità di indicare un confine linguistico, sussiste indipendentemente

dall’effettiva esecuzione della pausa. Spostare i confini tra parti di frasi, vuol dire cambiare con la scrittura

anche il senso.questo spostamento è detto ‘anfibologia’.

Il punto nello specifico.

E’ un segno antico e basilare, fra tutti i segni interpuntivi e ostenta una flessibilità particolare sia negli usi che

nel suo valore: di chiusura. Il punto rappresenta il limite tra parola e silenzio.

Secondo i criteri della normalità sintattica il punto sancisce la conclusione di una frase, di un periodo e di un

intero testo. in prospettiva si configura come ‘elemento di divisione’ e di forte connessione quando

interrompe una sequenza segnando una pausa significativa.

Nella pratica giornalistica vi è la tendenza a sovra estendere fino all’esasperazione l’uso del punto, perché si

crede che frasi e periodi brevi risultino al lettore più incisivi. In una qualsiasi frase, se ci sono più punti di

quelli che si aspetta trovare, nell’intera sequenza si istituisce una ‘doppia focalizzazione’.

Si parla di ‘valore testuale’ quando è chiamato in causa l’implicito che il punto separa e allo stesso tempo

unisce: una funzione di un’entità linguistica di qualsiasi dimensione comporta legami semantici o pragmatici

con qualcosa che non è stato esplicitato e si può, da quanto è stato o sarà detto, stabilire connessioni la cui

portata eccede l’ambito delle relazioni sintattiche perché investe la sfera di quei legami.

Il valore intrinseco del punto consiste nel richiedere di totalizzare i risultati dell’operazione interpretativa

eseguita sino a quel momento. Il punto che frantuma l’enunciato riducendolo in frammenti troppo minuti,

costringe chi legge a concludere e ricominciare ad interpretare dopo ogni minima informazione.

Punto e virgola nello specifico.

Alle volte entra in gioco una sorta di estremismo interpunto rio: si vede nel punto e virgola solo una ‘pausa

intermedia’ tra segni e si pensa che elimina dolo, si azzerino le mezze misure.

Si ritiene che il punto e virgola sia preferibile quando i membri della serie hanno una certa lunghezza e

complessità, ma sembra anche intercambiabile con la virgola.

Il punto e virgola ‘seriale’ tra unità segmentate al loro interno da una o più virgole, diventa necessario su

base di sintassi testuale. E’ possibile sostituire la virgola con il punto e virgola perché segno di precisazione

(es. quelli di A; di tutte le A) e si opposizione (es. prima A:x; ora invece…).

Altra possibilità nell’uso del punto e virgola, sono identificate in costruzioni che la retorica classica ha definito

‘anadiplosi’ o riprese di un’espressione contenuta in un enunciato precedente o contiguo, mediante una

ripetizione o sinonimo. L’esattezza di punteggiare si addice alla scrittura come strumento di elegante

precisione e con effetti di senso moltiplicati quando ‘l’esprit de géométrie’ e ‘l’esprit de finesse’ si

compongono su mirabile unità.

La virgola nello specifico.

Una virgola nella scrittura è come il prezzemolo in cucina. La funzione che ha come ‘marca di confine

sintagmatico’ è forte, perché può cambiare radicalmente il senso degli enunciati. Può essere utile l’esempio:

“Non seguo i programmi TV che mi sembrano scadenti. / Non seguo i programmi TV, che mi sembrano

scadenti”.

Se non è preceduta da una virgola la relativa è restrittiva (è lo stesso anche se è determinativa o

specificativa). In questo caso l’enunciato significa: <<Non seguo (fra i programmi televisivi) solo quelli che…

>> (e non: <<tutti i programmi>>). Anteponendole una virgola, la relativa acquista valore non restrittivo –

oppositivo e fa intendere che tutti i programmi TV appaiono scadenti.

Dunque, una virgola può impedire ambiguità di riferimenti e collegamenti tra parti ed enunciati. Come può

accadere con le ‘anafore’ che, come riferimento testuale, rinvia a qualcosa che è già stato menzionato. La

‘ripresa anaforica’ a sua volta, mediante un qualsiasi sintagma, si fa rispetto ad un antecedente qualsiasi

espressione capace di istituire un riferimento. Dal punto di vista strutturale, esistono due tipi di virgole: la

virgola che apre e che chiude e la virgola seriale. Quest’ultima è particolare nel caso della sua assenza in

posizione in cui virtualmente si dovrebbe trovare.

Tra le interpunzioni esiste una ‘gerarchia di forze’, dove i segni più forti sostituiscono neutralizzandoli, quelli

più deboli. Nel principio, il punto è più forte del punto e virgola che lo è della virgola. Non c’è niente più forte

del punto.

Quando il confine segnato da una virgola cade tra soggetto e verbo o tra il verbo e uno dei suoi argomenti, le

spiegazioni potrebbero essere:

- La volontà di rimediare alla distanza del soggetto con il predicato,

frapponendo una pausa che avrebbe l’effetto pratico di <<dare respiro>>

al periodo e a chi lo legge.

- La sovra estensione dei valori intonativi attribuiti ai segni e in particolare alle

virgole:

quando mettiamo nero su bianco le nostre idee, il discorso organizzato si forma

attraverso la lettura e le sue coloriture. Pause, cambi di intonazione, etc. dunque,

può accadere benissimo che scrivendo, si ometta di segnare una virgola, ad es. che

per ragioni sintattiche, racchiude nel testo il dato segmento. Può trattarsi di

dimenticanza, oppure che la virgola mancante non corrisponde ad una pausa

effettiva di lettura.

- La struttura tematica degli enunciati, in cui la virgola ha la funzione di isolare il

tema e

di metterlo in evidenza, serve ad assegnare al soggetto il ruolo di tema dato.

Marche di intonazione.

Generalmente i punti esclamativi ed interrogativi.

Quando si qualifica un segno di punteggiatura come ‘marca di intonazione’, ci si riferisce a schemi ideali.

Basti pensare ai molti modi in cui una domanda può essere realmente pronunciata: Constatazione (.),

domanda (?), ordine (!), domanda incredula o espressione di sorpresa (?!) non sono indicatori univoci, dal

momento che una domanda può valere come un invito, un consiglio, un comando, etc.

Nello specifico il punto interrogativo di domanda si deve intendere nella forma grammaticale dell’atto

linguistico relativo. L’unica difficoltà di questa interpunzione risponde al quesito: nell’enunciato che segue un

punto interrogativo la lettera iniziale della prima parola che segue sarà minuscola o maiuscola?

Ebbene, se l’espressione interrogativa è o può essere integrata nella frase, l’iniziale sarà minuscola (es.

Cosa le è rimasto? di una vita); se, invece, l’interrogazione chiude una frase o un periodo, al punto

interrogativo si attribuiscono le stesse forze del punto fermo che impone l’iniziale successiva maiuscola (es.

Com’è andata? Cosa ne pensi?).

Altrimenti, inserito tra parentesi come da commento del testo, il punto interrogativo può segnalare dubbi,

distanze, ironia etc. (es. E’ indubbio che… per quanto essa (?)… fosse cambiata).


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DETTAGLI
Esame: Linguistica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Pompei Anna
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ValentinaTT di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Pompei Anna.

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