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Programma di Retorica. Libro 1.

Viviamo in un’epoca post-ideologica, i populismi. La comunicazione si fonda sulla conoscenza della Retorica

e chi la conosce bene ha un vantaggio.

Definizione di Retorica: La Retorica è l’arte della persuasione (Persuadere). Essa può avere un valore:

-Positivo o attivo (Un’argomentazione convincente, ad es. un discorso di laurea)

-Negativo (ad es. politica o pubblicità, in cui la retorica è dispiegata ma ha un valore passivo)

Platone riconosce un lato positivo della retorica definendola Psicagogia (trascinatrice degli animi) cioè una

retorica buona che ha per oggetto la verità e non si basa sulla verosimiglianza o l’allusione. Il ragionamento

su cui si basava tale retorica era quella della Politropia, ovvero la capacità di trovare tipi diversi di discorsi

per tipi diversi di pubblico (giovani, anziani, donne, uomini ecc…)

Esempio di Retorica cattiva invece è quella ad esempio di un dittatore (dicere, colui che detta, dictatore).

Viene definita retorica nera perché non risponde al giusto.

Platone considera la retorica come la nemica della verità, perché per lui la verità non è influenzabile e si

basa sul vero, mentre la Retorica è influenzabile e ovviamente si basa sul Verosimile, cioè ciò che potrebbe

realmente succedere.

La nascita della retorica si connette anche alla scoperta al riconoscimento del valore conoscitivo ed

educativo che ha la riflessione sulla lingua. Si riteneva che per conoscere la realtà fosse essenziale

conoscere i segni linguistici che la esprimevano. Di qui l’aspetto della retorica come scienza, oltre che come

pratica del linguaggio: l’aspetto che caratterizzò il pensiero di Gorgia.

L’opinione pubblica è facilmente usata dai mezzi di comunicazione che non sempre hanno a che fare con la

verità. Il Sofista Gorgia sosteneva che: “La verità non esiste, e anche se esistesse non la potrei conoscere, se

la conoscessi non potrei comunicarla.” (Incantesimo della parola). Infatti la retorica veniva definita magica

perché interviene sulla realtà modificando l’atteggiamento degli uomini.

Sedurre significa condurre da una parte, ed è ciò che attua la retorica. Fa leva sulle passioni e non sulla

ragione. Il potere magico della retorica consiste nello spingere all’azione (Ad esempio un bambino che vede

una pubblicità viene spinto maggiormente all’acquisto di un giocattolo)

Altra definizione di Retorica è Ars Bene Dicendi, cioè arte del “parlare bene”, come retorica stilistica, ed è

importantissima perché anche se la si conosce bene, se non la si sa raccontare o comunicare, non avrà

alcun successo. Essa si basa sul Pathos, cioè sulla passione o la compassione (soffro insieme a lui, condivido

le sue stesse passioni) e sull’Ethos (L’etica)

Modernità della retorica.

Può essere vista come una realtà retorica perché ogni volta che le ideologie vengono meno, la retorica

nasce. Ci sono state tre grandi epoche per la retorica, ovvero La Democrazia Ateniese, il Rinascimento

Italiano e la Contemporaneità.

Una rappresentazione esemplare della retorica potrebbe essere considerata la Metafora del navigare:

senza bussola nell’oceano della rete (web) ci si può perdere, senza mappe si possono incontrare scogli o

iceberg pericolosi. La competenza retorica è una bussola, che consente ad esempio di non lasciarsi

ingannare dalle fake news

La retorica per essere efficace bisogna saperla usare, ed essere quindi intelligente, ovvero la capacità di

leggere con profondità. Essa ci fornisce la bussola per essere intelligenti.

La Retorica nasce nel V sec. A.C in Magna Grecia, principalmente in Sicilia. Nel 464 a.C, due tiranni, Gelone e

Gerione I, fecero espropri massicci di terreni per distribuire i lotti ai propri soldati. Si aprì una lunga serie di

processi in cui entrambi i litiganti sapevano difendersi con efficacia e precisioni istintive. Mancavano solo

alcuni metodi per difendersi, ed è ciò che avrebbero fatto Corace ed il suo allievo Tisia, motivo per cui

vengono considerati loro i fondatori dell’arte Retorica. (Sembrare vero conta più dell’essere vero)

L’arte della persuasione nasce da chi possiede la capacità di comunicazione o scrivere un discorso, cioè da

un logografo (da logos, parola greca che significa scrittura). Nascono così i trattati per persuadere sulla

base di argomenti verosimili.

La retorica nasce come tecnica, cioè un insieme di regole che si possono apprendere. Il primo trattato

importante era la Retorica di Aristotele, che fornì la base della retorica classica per eccellenza. Egli

sosteneva che la vera funzione di retorica non era quella di persuadere, ma il vedere i mezzi di persuasione

che vi sono intorno a ciascun argomento. Occuparsi quindi degli argomenti probanti e non di quelli

extratecnici che si utilizzano come già pronti quali testimonianze, documenti scritti ecc.

La retorica di Aristotele, quella considerata “classica”, è contrapposta alle neoretoriche nate a partire dalla

prima metà del Novecento. Nucleo del corpus classico è la retorica antica, greca e romana, dove non si

trovano solo le strutture portanti dell’intera costruzione, ma anche tantissimi materiali adibiti. Le età

successive alla retorica classica, non hanno fatto altro che riprendere e rielaborare le antiche dottrine.

Paragonata ad i nostri tempi, la Scienze della comunicazione è l’equivalente delle scuole di retorica, così

come il Marketing, che potrebbe essere considerato come la retorica del commercio.

I Rapporti tra retorica e semantica, dialettica ed ermeneutica.

1. Tra retorica e dialettica: La dialettica è la scienza del dialogo. Essa viene contrapposta alla retorica

perché mentre La Retorica è contestuale perché si rivolge ad un pubblico specifico (la tecnica muta,

monologo) mentre la dialettica è acontestuale perché vi è uno scambio di idee tra due persone

(quindi NON persuade ma fa ragionare insieme). Senza la dialettica, non può esistere alcun tipo di

discorso che non sia futile o riprovevole. Alla base della dialettica, secondo Gorgia vi era l’Antitesi,

con l’individuazione di figure necessarie alla dialettica quali l’isocolo che è la corrispondenza fra i

membri di un periodo dovuta alla disposizione delle parole e l’omoteleuto cioè la terminazione

uguale di parole nelle varie parti dell’isocolo.

2. Tra Retorica e semantica: la semantica è il ramo della linguistica che studia il significato. C’è

bisogno della semantica per interpretare ciò che stiamo dicendo, attraverso la similitudine.

3. Tra retorica ed ermeneutica: L’ermeneutica è l’arte dell’interpretazione che nasce come esegesi,

cioè l’interpretazione dei testi sacri. L’interpretazione può essere di:

-Esecuzione (un attore che interpreta un personaggio)

-Traduzione (un traduttore da una lingua all’altra)

-Chiarimento (Ad esempio alcuni versi di Dante)

-Comprensione (Ad esempio la psicanalisi di Freud)

L’ermeneutica viene considerata il rovescio della retorica perché mentre la retorica insegna a

costruire un discorso, l’ermeneutica semplicemente lo interpreta.

Vi sono alcune premesse per capire al meglio il discorso persuasivo sul Reale, ovvero:

-Il fatto è un qualcosa di oggettivo su cui tutti siamo d’accordo.

-La verità è invece un legame tra fatti, non è oggettiva assoluta ed inconfutabile

-Le presunzioni sono ciò che l’uditorio può considerare verosimile (quindi presume)

Per quanto riguarda il preferibile invece:

-I valori, sono quelli che mettono in campo la cosa più preferibile e valgono solo per un uditorio

particolare.

La retorica per eccellenza, quella di Aristotele, è divisa in tre libri. Il primo riguarda il pathos, cioè le

passioni per convincere, l’insieme delle passioni da suscitare (la passione più importante è la

felicità, perché tutti i tentativi di persuasione si basano su tale emozione). Il secondo riguarda le

verità su cui fare riferimento, mentre il terzo riguarda le figure retoriche.

I GENERI DEL DISCORSO RETORICO.

Esistono tre generi del discorso retorico, secondo Aristotele:

-Genere Giudiziale, in cui l’oratore deve persuadere la giuria della colpevolezza o innocenza di un

imputato (Aristotele ne indica le finalità, quindi il giusto.)

-Genere Deliberativo, cioè un discorso politico al fine di convincere un’assemblea di cittadini o un

congresso di senatori che vengono persuasi (Si consiglia l’utile)

-Genere Epidittico, vi è una differenza con gli altri due: essi hanno un oratore che persuade il

pubblico. In questo genere invece, sia pubblico che oratore condividono lo stesso sistema di valori

(ad esempio una chiesa) e si occupa di ciò che è bello o è turpe.

Il continuatore diretto di Aristotele fu Teofrasto, tra gli ultimi decenni del IV sec. Ed i primi del III

sec.a.C. Teofrasto, introdusse anche la divisione tra i tre stili della retorica quali sublime, medio e

utile che ebbero enorme diffusione del precetto aristotelico dell’attenersi al “conveniente”, cioè di

trovare per ogni materia e situazione il modo di esprimersi più appropriato. Successivamente si

impose alla metà del II sec, il sistema retorico di Ermagora di Temno, che ebbe grande risonanza

specialmente sotto il profilo giuridico. Egli divise il campo di competenza della retorica tra le thesis

(tesi), questioni generali e ipotesi. I latini, che furono pronti ad accogliere l’innovazione

terminologica, tradussero il primo dei termini con “genus infinitum”, questione indefinita (riferita a

classi di individui a situazioni tipiche) ed il secondo terminie con genus definitum (questione

delimitata, cioè relativa a persone, circostanze luoghi e momenti). La dipartizione tra tesi ed

ipotesi, corrispondeva alla distinzione Aristotelica tra luoghi comuni e luoghi propri o specifici.

Altra innovazione di Ermagora fu una classificazione dei discorsi che interessò particolarmente il

campo giudiziario, in quanto era basata sulla nozione di stasis cioè la determinazione della

questione su cui verte la causa. Tale distinzione era tracciata tra genere razionale (che dipendeva

dal senso comune) e genere legale (che dipendeva dalla legislazione)

Il rapporto comunicativo della retorica può essere diretto o triangolare:

-Diretto, cioè solo tra l’oratore ed il pubblico

-Triangolare, cioè che si rivolge solo formalmente all’interlocutore, ma in realtà il discorso è rivolto

altrove (ad esempio quando due politici si confrontano in TV, parlano tra di loro solo formalmente

ma in realtà si stanno rivolgendo al pubblico che li ascolta, infatti il loro obiettivo è quello di

persuadere il pubblico.) Per questo si chiama triangolare perché vi è un rapporto a tre quindi

Oratore 1, oratore 2 e Pubblico.

ARTICOLAZIONI DELLA RETORICA.

La retorica è divisa in cinque categorie da seguire:

-Inventio: verbo invenire cioè trovare e NON inventare come molti credono (quindi trovare cosa

dire)

-Dispositio: una volta trovati gli argomenti, bisogna ordinarli (quindi esordio, narrazione

argomentazione ed epilogo.)

-Elocutio: Dopo averli ordinati, bisogna scegliere le parole (qui si scelgono anche le figure retoriche)

Gli oratori romani poi avevano conosciuto le tecniche retoriche dai greci, frequentandone le scuole

più celebrate; ma bisogna risalire al I sec. Per trovare un’opera retorica scritta in latino: la Retorica

ad herennium attribuita al nome di un retore di nome Cornificio (e non a Cicerone come si pensava

a causa di una traduzione sbagliata). Grazie a questo grande manuale, si è permesso di aggiungere

alle articolazioni della retorica altre due classificazioni, quali:

-Memoria: Il discorso andava imparato a memoria perché chi parla a memoria dimostra fiducia e

quindi persuade di più

-Actio/Pronuntatio: L’oratore deve preparare anche gesti e tono di voce rappresentando le

emozioni.

INVENTIO:

Per quanto riguarda l’Inventio, esso è una nozione estrattiva. Quindi alla domanda “Perché

l’inventio è una nozione estrattiva e NON creativa?” Si risponde che l’inventio è una nozione

estrattiva perché invenire significa trovare, non inventare. Secondo Aristotele, le parole già

esistono e non bisogna inventarle. L’inventio è quindi una ricerca degli argomenti idonei a rendere

attendibile una tesi.

Nell’inventio antico si parlava di quaestio (che è la questione, cioè il caso su cui verte la causa;) la

ratio (ragione o giustificazione del fatto commesso) e dalle probationes (argomenti probanti) e alle

allgeatio (allegazione o presentazione del fatto)

Gli argomenti che scelgo devono avere un fine che è la persuasione (ad esempio, se non c’è ascolto

non può esserci persuasione). Le vie che partono dall’inventio sono:

-La via logica, che parla alla ragione (convincere, ragionare). Ad esempio il dimostrare che alto

consumo di carne potrebbe causare il cancro

-La via psicologica, che commuove, tende a mobilitarsi come prove morali, quindi fa riflettere il

pubblico, commuove.

L’insieme delle prove della via logica è chiamata Probatio

Le prove possono essere tecniche o extratecniche.

-Le tecniche sono quelle che dipendono dall’oratore e si trovano nella techne che sostanzialmente

significa arte.

-Le extratecniche sono quelle che già esistono nella realtà, ad esempio la sentenza anteriore già

emessa dall’avvocato, o il contenuto di un contratto o ancor le citazioni in un discorso di laurea.

Le prove tecniche si dividono a loro volta in:

-Prove di fatto (degli indizi come impronte digitali che sono prove vere, o segni che però non sono

incontrovertibili, ad esempio se si trovano delle macchie di sangue su un vestito, non è detto che si

abbia compiuto necessariamente un omicidio, magari ci si è feriti tagliando un alimento.)

-Exemplum (è un procedimento induttivo, cioè da un caso si giunge ad una verità generale.

Exemplum significa narrazione addotta come dimostrazione). Gli esempi sono raccolte classiche di

fatti memorabili, sfruttate nell’oratoria religiosa di tutte le epoche. Per alcuni moralisti cristiani,

l’exemplum potrebbe essere visto come strumento di edificazione. Il “modello” da seguire con

eccellenza è Cristo, mentre i Santi sono paradigmi di comportamento da seguire nell’imitazione del

modello divino. La predicazione si presenta quindi come racconti di episodi che convincono il

pubblico mediante una lezione di vita.

-Entimema (è un procedimento deduttivo, cioè l’inverso dell’Exemplum. Definito da Aristotele,

l’Entimema è un sillogismo retorico che argomenta da premesse non assolutamente certe)

Un sillogismo è un’argomentazione logica su cui poste due premesse, si giunge ad una sola

conclusione che è necessariamente persuasiva e vera, ad esempio: “Gli Italiani sono Europei, i

siciliani sono Italiani, dunque i siciliani sono Europei.”

L’entimema è quindi verosimile (quindi il sillogismo retorico) o abbreviato, in cui manca qualcosa

nel sillogismo. Quando manca una parte del sillogismo si definisce ellittico.

L’entimema si basa sul pubblico ed è sempre verosimile, mentre il sillogismo è Vero.

Inventio come Nozione spaziale.

L’inventio fa riferimento ai luoghi che racchiudono tutti gli argomenti trovati e NON inventati. I luoghi sono

definiti come scomparti nella mente (si pensi alla conoscenza come un teatro, come il teatro della memoria

di Giulio Camilo).

I luoghi possono dividersi in comuni e speciali:

-I luoghi comuni non sono le frasi fatte e gli stereotipi, ma sono quelli che possono essere adoperati in tutti

e tre i generi (Giudiziale, Epidittico e Deliberativo) e sono comuni ad essi.

-I luoghi speciali invece riguardano un solo genere.

In greco luogo si dice topos, al plurale topoi. Costituiscono la cosiddetta topica. La Topica è l’insieme delle

categorie di topoi presenti per rendere persuasivo un discorso. Essa è un reticolo di forme vuote,

accompagna il soggetto attraverso un reticolo di etichette (Ad esempio genere, differenza etimologia,

effetti ecc; reagisce con un soggetto qualsiasi suggerendo cosa dire di quel determinato soggetto.)

Esistono diverse classificazioni di luoghi ad opera di Aristotele:

-Luogo del più e del meno: cioè se il prodotto funziona in un caso estremo, funzionerà sicuramente anche

in casi meno estremi.

-Luogo della quantità: ciò che è più durevole è più stabile e preferibile di ciò che non lo è.

-Luogo della qualità: si oppone alla virtù del numero, cioè è preferibile perché è unico, infatti tendiamo a

possedere più oggetti non facilmente comuni.

-Luoghi dell’ordine: affermano la superiorità dell’anteriore sul posteriore dei principi sui fatti, del fine sui

mezzi.

-Dell’esistente: ovvero ciò che è attuale che esiste, che è reale e concreto e vale più di ciò che è invece

considerato eventuale o impossibile (es. meglio un uovo oggi che una gallina domani)

-Della persona: quello che esalta la dignità, il merito della persona.

-Dell’essenza: viene riconosciuto un valore superiore agli individui che rappresentano l’essenza (ad

esempio un cavallo di razza che ha vinto numerosi premi è usato molto di più di un cavallo che ha trainato

una carrozza, incarna meglio l’essenza del cavallo, pur appartenendo allo stesso genere dell’altro.)

La topica di Quintiliano.

Quintiliano è uno scrittore latino de

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Roby_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Retorica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Genovese Gianluca.
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