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ritenuta accettabile specialmente quando è soggettiva e non universale, se la legge che

collegherebbe i dati alla tesi sia poi applicabile al dato primario di partenza, se alla persuasione

collaborino fattori esterni all’ARG come prestigio, paura, pietà, etc., se la strategia adottata sia

pragmatica o linguistica (qualità del ragionamento e validità de comportamento).

Una discussione a più voci è più spesso un’ARG (dominandovi la deduzione), mentre un testo

narrativo può presentarsi anche sotto forma di monologo (dominandovi la dimensione spaziale e

temporale). Infatti, il testo narrativo (NARR) non prende quasi mai la forma di dibattito, oltre che

verticale come l’ARG (la verticalità può implicare la subordinazione; è basato sul principio di

espansione) può essere anche orizzontale (coordinazione, ed implica la relazione di disponibilità;

basato sulla parità e il dinamismo) ossia gli elementi sono messi ognuno sullo stesso livello

dell’altro e succedendosi, creano una catena narrativa che può creare una storia. Lo studio delle

anafore temporali e spaziali permette di scoprire nel testo le regole che governano i legamenti

temporali, ora argomentativi, a distanza. Servono a capire come riusciamo a collegare, attraverso

l’info linguistica, eventi ed info con altre date molto tempo prima, anche nello stesso testo. dunque,

codificare un testo significa organizzare un messaggio in modo tale che possa rientrare nelle forme

linguistiche, negli abiti, nei profili, disponibili nella lingua che si adotta per comunicare (facile il

riferimento a Stuart Hall e al suo econding-decoding).

Luoghi e protagonisti.

L’ARG ha il fine di definire la posizione di un parlante rispetto ad un possibile problema, per

scoprire e formulare un’opinione che può essere resa esplicita oppure mirando a comunicare agli

altri un proprio giudizio, corredato di argomenti che ne possano provare la validità. Un testo che

abbia carattere argomentativo è un grande atto linguistico (macroatto), oggi è ritenuto più

importante saper trasmettere messaggi, anziché parlare correttamente secondo la norma

linguistica (anche qui, facile il rif. a Stuart Hall sulla validità della tesi egemonica, negoziale oppure

oppositiva).

Ritroviamo gli atti linguistici di Searle: l’atto illocutorio (atto d argomentare) indica l’azione che noi

facciamo per ottenere una reazione nell’interlocutore, mentre l’atto perlocutorio (atto di

accettazione o rifiuto) è l’azione che provochiamo e otteniamo nell’interlocutore.

Altre forme linguistiche che permettono di individuare il tipo di atto linguistico che si compie o vuole

essere compiuto è denominato dagli indicatori di forza (IF).

La tipologia dei testi può essere definita in basa alla struttura predominante (ovvero se narrativo,

descrittivo, argomentativo), in base alla funzione (ovvero se annuncio pubblicitario, lettera,

domanda di assunzione, racconto, istruzione, dibattito, conferenza, manuale, saggio, decreto, etc.)

ed in base al contenuto (se economico, politico, scientifico, etc.)

Argomentare per convincere significa dunque fare un atto illocutivo per spingere un parlante o

interlocutore a fare un atto perlocutivo e accettare, mettere in discussione o respingere l’opinione o

la tesi che gli viene presentata. Gli atti indiretti sono suddivisi in sottocategorie o classi: atti

convenzionali o enunciati che si è abituati a decodificare come richieste e non come domande

sulle capacità di qualcuno di eseguire un’azione, atti semiconvenzionali dove è menzionato

l’oggetto tema dell’enunciato, atti non convenzionali o l’interpretazione che solo il contesto, la

situazione o l’intuizione del destinatario possono individuare.

Nella procedura di analisi e formazione di un qualsiasi atto linguistico, deve essere definito

l’andamento della discussione e cioè quali fasi la compongono: inizio, fasi intermedie ed epilogo.

Cornice e scenario dell’argomentazione (rif. Goffman, frame e contesto).

Il tema viene stabilito all’inizio di una discussione, quando è richiesto che venga formulata

un’opinione su un quesito o problema comune. Ogni ragionamento si volge in un contesto

specifico o luogo testuale che definisce la situazione comunicativa, luoghi canonici possono essere

considerati una conversazione, una discussione orale, un’intervista, etc. L’elocuzione scritta è la

più precisa, quella del dibattito è affidata alla recitazione. Produttori dell’ARG sono almeno un

emittente e un possibile interlocutore antagonista (certo non così statici, poiché può capitare che

essi ruotino cambiandosi di ruolo).

Un parlante nel momento in cui decide di portare argomenti a favore di una tesi, prevede che il suo

interlocutore non si dichiari subito convinto della tesi posta e che possa assumere un

atteggiamento negativo o di incertezza e perplessità. Per questo, l’emittente cerca argomenti che

sembrino convincenti.

Un testo ARG può avere il fine di presentare la tesi con argomenti a favore o contro. A volte, si

hanno argomentazioni a cui partecipano più protagonisti, senza che si crei una disputa, i quali

invece di essere l’un l’altro discordi, concordano sulle tesi tra loro sostenute.

Il soggetto che argomenta può prevedere le obbiezioni del suo interlocutore e anzi, può formularle

lui stesso, per poterle prevenire e incanalare, poi, la discussione come desidera, anche quando lo

stesso P2 è presente: in questo modo, continua a tenere in mano la discussione e può evitare di

passare il turno al proprio avversario, cosa che altrimenti lo esporrebbe a pericolosi imprevisti.

L’argomentazione orale, a differenza di quella scritta più esplicita (le forme devono essere marcate

per essere comprese), non si è costretti a rendere tutti i componenti linguistici chiari, man mano

che vien svolto il ragionamento si possono scegliere strade diverse a seconda dell’andamento

della situazione e delle reazioni avute.

Per discorso suasivo, Eco intende “che metta in opera tecniche di persuasione che non si

presentino come tali”, nell’es. di un abito indossato da una modella molto desiderabile che spinge

ad immaginare che chiunque lo indossi potrà divenire desiderabile.

Inoltre, nella comunicazione scritta, come nei manuali, gli argomenti e i contro-argomenti se

previsti, sono già presenti nel testo e non c’è possibilità di introdurvi delle variabili. Un libro di storia

spesso dà una visione delle cose che il lettore generico non è in grado di confutare. Questo, può

definirsi pericoloso, dato che può diffondere con autorità un’interpretazione dei fatti unilaterale,

all’interno di una società che diventa luogo ideale per manipolare un’intera generazione.

Diversa è la situazione per i testi scientifici o tecnici che sono spesso destinati agli addetti ai lavori,

per cui ha l’intento di provocare adesioni o rifiuti (e non interpretazione): il suo interlocutore non è

presente, nel tempo, ma ha la possibilità di ribattere e contro-argomentare a distanza. Il

destinatario di un articolo scientifico può dichiararsi soddisfatto e senza intervenire adottare nel

proprio lavoro la teoria proposta, oppure può dichiarasi perplesso e scartare o modificare la teoria,

senza per questo stabilire un rapporto argomentativo diretto con l’autore. Spesso avviene che il

lettore non accetti tutti i componenti della teoria ma approvi genericamente l’articolo, servendosene

in modo parziale per lavori futuri.

Anche l’autrice può ammettere che ci sia qualche difetto nella propria tesi, può portare nuovi

argomenti per chiarirne il pensiero. Un modo garbato di discussione scientifica è di ‘urbana

cordialità’: un modo che caratterizza il codice retorico accademico italiano che preferisce che certe

critiche e contrasti si leggano solo tra le righe.

L’intervista ha sempre l’apparenza di una discussione in cui si stabilisce un tema da affrontare e

l’intervistato, con il quale si possono prendere accordi precisi, deve esprimere un’opinione oppure,

addirittura, argomentare una tesi. Ogni domanda serve ad entrambi come scaletta, poiché

l’intervistato non è più qualcuno da dover convincere, ma gli si da modo di esporre il proprio parere

su un problema specifico. A volte, si possono formulare le domande a posteriori, solo dopo mentre

si redige il pezzo. Tuttavia può accadere che l’intervistatore cerchi di mettere in difficoltà il suo

intervistato ponendo domande come fosse un interlocutore (che può accettare, confutare o negare

la tesi). Perciò l’intervistatore può essere un antagonista, nell’ultimo caso, oppure un suggeritore in

un’amabile conversazione.

Esistono testi argomentativi che non prevedono repliche ma solo atti perlocutivi. Un testo

pubblicitario, ad es. richiede dal destinatario solo capacità di interpretazione e valutazione, o atto

perlocutivo (rifiuto, accettazione, curiosità, disinteresse, etc.) senza necessità di difesa. Diversa è

la posizione di chi produce il messaggio pubblicitario.

Nel dibattito tra politici e avversari, in una campagna elettorale, il vero pubblico quale interlocutore

per eccellenza (e non quello nella ripresa televisiva) è chiamato a fare l’atto perlocutorio e deve

essere persuaso. Una discussione richiede non solo che si capisca l’argomentazione, ma esige

continuamente da parte dei protagonisti una presa di posizione, sia in termini positivi che negativi,

e in seguito di proporre tesi contrapposte. A volte, le dispute sono difficili,poiché è possibile che

non ci sia la fine; e se non c’è fine, la discussione viene automaticamente interrotta. Sono diverse,

le situazioni dei discorsi politici davanti alle telecamere: il messaggio che i politici trasmettono

nell’etere, deve riuscire il più delle volte a convincere gli incerti per non dire gli oppositori. Un

messaggio di pochi minuti, seguito in una rubrica breve e a più voci, non si ricorda facilmente, negli

argomenti e nella forma argomentativa adottata. Si notano soprattutto i modi in cui il politico si

presenta e il ruolo che egli assume anche rispetto agli altri. I meccanismi di adesione sono dettati

da una generica simpatia: pertanto la persuasione non si ottiene con il ragionamento, ma con il

fascino della regia.

Una situazione impari e asimmetrica è quella che si viene a creare in una classe, tra professore e

studente. Alle opinioni proposte dal docente, gli allievi si trovano in posizione inferiore, poiché

poche volte gli è permesso di controbattere.

Parlando poi di conferenze, generalmente il pubblico non interrompe l’oratore, il giudizio su quello

che è presentato può essere espresso solo alla fine. A meno che non lo si faccia nella propria

mente, in cui ognuno può affermare e negare anche illimitatamente.

Particolare è la situazione in cui si trova un oratore, dinanzi ad interlocutori che intenzionalmente

ha voluto trovarsi lì, di cui ha già ottenuto l’adesione ed è a priori favorevole alle tesi che proporrà:

l’emittente deve mettere a fuoco i suoi argomenti che tutti i presenti, dovrebbero condividere

intuitivamente.

Indipendentemente da qualche sia l’argomento proposto, la buona riuscita del messaggio, dipende

molto dall’immaginazione dell’ascoltatore.

Lo scopo dell’atto argomentativo è avere successo e quindi provocare nell’interlocutore, se non

consenso, perlomeno una reazione. Van Eemeren & Grootendorst hanno cercato di individuare

come si possa articolare ‘una discussione critica razionale ideale’, per la quale intendono una

discussione che si svolge tra un protagonista e un antagonista rispetto a un particolare punto di

vista su un’opinione espressa, permettendo di enunciare tutti i passaggi in contrasto e la cui

posizione possa essere giudicata da un giudice razionale ideale. Per essi, l’argomentazione è un

atto linguistico forato da affermazioni destinate a giustificare o respingere un’opinione a proposito

dell’accettabilità o meno della stessa. Hanno proposto di suddividere le condizioni essenziali (o di

felicità) dell’atto in condizioni di riconoscimento (che saranno soddisfatte se l’interlocutore potrà

riconoscere che si trova dinanzi a un’ARG e possa predisporsi a prendere posizione), in condizioni

di correttezza (in cui un atto ARG è felice se il soggetto argomentante lo ha eseguito in modo

corretto [atto illocutorio, che argomenta] e che sia impregnato di sincerità e, l’atto di convincimento

è felice se l’interlocutore ha riconosciuto l’ARG rendendo manifesta la sua posizione, favorevole o

contraria, [atto perlocutorio]; a loro volta suddivise in condizioni preparatorie, le quali stabiliscono

che ci sia la necessità di difendere la suddetta opinione e che possono ad es. essere infrante se si

difende una tesi davanti ad un interlocutore che ne ha già accettato la validità, in più crede che

siano presenti le condizioni perché sia opportuno che nello specifico si portino argomenti a favore

o contro la tesi, per es. è bene difendere o confutare una tesi se l’interlocutore è disponibile a

discuterla, inoltre si stabilisce che un soggetto ritenga che il suo ascoltatore non accetti senza

giustificazioni una determinata tesi. L’argomentazione volta a confutare una tesi od opinione

soddisferà le condizioni se il parlante riterrà che il suo ascoltatore sia a favore, mentre per il

soggetto ricevente occorre che egli effettivamente non accetti la validità dell’opinione. Condizioni

che valgono per un atto richiestivo: un soggetto può richiedere un atto da un suo interlocutore, ad

es. che gli venga passata una penna, solo se effettivamente il soggetto non possegga già la

penna. Le condizioni di correttezza sono suddivise anche in condizioni di sincerità che mirano a

stabilire la buona fede secondo cui agiscono i protagonisti ad una disputa, che risulta poi onesta se

è sostenuta l’opinione in cui realmente si crede; quando gli argomenti e contro-argomenti, validi

per chiunque partecipi, nella realtà risultano non validi o falsi, dovrebbero esserlo all’insaputa

dell’emittente: io credevo, sapevo che, etc. l’argomentazione ideale si ha quando vengono

osservate queste due condizioni, preparatorie e di sincerità. Per convincere nella realtà si può

ricorrere ad argomenti non onesti, fittizi rispetto a quelli che hanno determinato la nascita della tesi

sostenuta e scelti perché garantiscono di più il successo: dunque, la realtà ci mette di fronte a due

tipi di ARG, ossia quella ideale e quella reale, impostate su principi cooperativi (Grice): rendere il

contributo il più informativo possibile (quantità), non dire ciò che non si creda vero (qualità), essere

pertinente al tema (relazione), evitare ambiguità e discorsi oscuri (modo). Riassumendo le

condizioni di correttezza:

Argomentazione con argomenti a favore: condizioni preparatorie (P1 crede che P2 non accetti

l’opinione che egli ha espresso, P1 si sente così obbligato a portare argomenti a favore

dell’opinione; P1 crede che P2 accetterà le proposizioni espresse e così l’insieme delle

affermazioni contenute (egemonica). Condizioni di sincerità (P1 crede l’opinione sia accettabile,

che le proposizioni espresse nelle affermazioni siano accettabili e che questo insieme costituisca

una giustificazione accettabile per l’opinione espressa).

Argomentazione con argomenti contro una tesi: Condizioni preparatorie (P1 crede che P2 accetti o

sostenga l’opinione e che accetterà le proposizioni espresse nelle affermazioni quale confutazione

dell’opinione). Condizione di sincerità (P2 crede che l’opinione non

sia accettabile, parzialmente o totalmente, crede inoltre che gli argomenti portati a favore

dell’opinione siano discutibili e che i suoi argomenti dimostrino la non validità dell’opinione

[oppositiva, negoziale].

Le condizioni essenziali di un atto argomentativo sono anche di successo in cui lo si ha avuto

raggiungendo il suo scopo o atto perlocutorio: le condizioni sono soddisfatte se l’interlocutore

reagisce, in negativo o positivo all’ARG, indipendentemente dal fatto che la natura di esso

risponda a quello che il soggetto avrebbe desiderato. Ad ogni modo, l’atto non ha l’unico scopo di

provocare reazioni, ma anche di far capire che si sta argomentando e convincere così

l’interlocutore dell’accettabilità e della non validità dell’opinione (Lo Cascio).

Sul piano della codificazione si ha un’ARG con carattere ‘dialettico retorico’ basata sul tipo di

pubblico, sulle circostanze servendosi di argomenti soggettivi. Un’ARG ‘apodittica’ fondata, invece,

su argomenti oggettivi e deduzioni logiche che debbono essere valide in principio per qualsiasi tipo

di pubblico non essendoci il bisogno di soddisfare condizioni felici.

Che cosa permettere di far cambiare idea all’interlocutore? Ciò che nel processo di convincimento

è definito ‘fenomeno della risonanza’ o adesione emotiva. Fenomeni che sono da esempio,

(Gardner): Le sette ‘r’ come l’uso del raziocinio, della ricerca, della risonanza, la ridefinizione delle

immagini mentali, le risorse e ricompense, la realtà o i fattori esterni, la resistenza o l’opposizione

alle modifiche.

Nel processo di decodificazione se ne ha una linguistica nel testo e una delle valutazioni per le

argomentazioni addotte. Non sempre nella realtà si trovano gli atteggiamenti di onestà qui citati,

perché ci si trova davanti ad un tentativo di manipolazione, speculando su quello a cui può credere

l’interlocutore. Si può distinguere tra una manipolazione interna all’ARG, ad es. quando si fa

credere che gli enunciati sono appropriati alla tesi, mentre in realtà non lo sono. Formulando

affermazioni e riportando argomenti che nella realtà risultano falsi, è la manipolazione dei dati

esterni. A livello pragmatico e logico, è importante stabilire quale comportamento sia opportuno

adottare innanzi a premesse lasciate implicite. Talvolta l’omissione, non è per forza indice di

manipolazione o trascuratezza, ma solo di economia ed essenzialità.

Per non capire fischi per fiaschi, un es. del tipo Gianni è palermitano quindi mafioso, e Gianni è

mafioso perché palermitano, può essere accettato solo se si crede che tutti i palermitani siano

mafiosi e che una legge della logica vuole che se tutti i palermitani sono mafiosi, allora anche

Gianni automaticamente dovrebbe esserlo. Manipolare non è solo modificare e organizzare

diversamente i dati linguistici per ottenere un successo, ma può significare usare in modo

strategico delle informazioni. Negativa se vuole indurre il destinatario ad accettare senza riserve

una tesi.

Tipi di argomentazione: una semplice è formata da un’opinione e una argomento (O+A) es. il

giardino botanico (O) deve rimanere perché rende bella la città (A).

Un’argomentazione complessa è formata da un’opinione con più argomenti, es. il giardino botanico

(O) deve rimanere perché rende bella la città (A1) e vivibile (A2), anche detta argomentazione

multipla se gli argomenti dello stesso livello sono a favore o contro l’opinione sostenuta.

Un’argomentazione a grappolo (spesso si usa il verbo al gerundio o gli indicatori di forza) è

formata da un’opinione e una serie di argomenti che a loro volta sono affermazioni risultanti da

un’argomentazione sottostante in cui essi costituiscano l’opinione, formando come una scala ad

albero a più livelli, es. il giardino botanico deve rimanere perché rende bella la città e anche

perché la rende vivibile, infatti le fornisce molta frescura, dato che le sue piante fanno ombra e

provocano umidità.

Dal punto di vista del contenuto, gli argomenti possono trovarsi contro o a favore dell’opinione:

quelli oggettivi rispondono a leggi indiscutibili e spesso universali (li troviamo nelle scienze

empiriche esatte come la matematica), quelli soggettivi sono basati su criteri individuali (si trovano

nella politica, nella sociologia, nella psicologia, nelle discussioni morali). Per introdurli, ci serviamo

degli indicatori di forza. E sono determinanti, perché scegliendo di marcare un argomento con un

IF si scelgono automaticamente quelli che dovranno marcare gli altri (non tutti possono sopportare

un argomento). Inoltre, ci sono indicatori che possono essere ripetuti nella frase e altri per cui

questo non è possibile.

Le procedure riguardano l’organizzazione del testo, mentre il comportamento chi vi agisce, ed è

possibile individuare una fase iniziale o preambolo in cui si definisce il tema e la posizione dei

personaggi, una seconda fase o di apertura in cui si decide di avviare la discussione, una terza in

cui vengono introdotti gli argomenti e i contro-argomenti e una quarta, infine, conclusiva.

Non che bisogni prendere a tutti i costi una decisione (come ad es. la giuria in un processo penale,

può riservarsi di rimanere del dubbio e di sciogliere l’impegno senza scegliere).

Dunque, nel confronto P1 esprime un’opinione di tipo positivo o negativo, P2 ha dei dubbi sulla sua

validità. Nell’apertura P2 sfida P1 a difendere l’opinione presentata e l’emittente accetta la sfida,

così decidono di discutere ed assumere un ruolo nella controversia e secondo le regole della

cooperazione ideale come protagonista ed antagonista. Nell’argomentazione P1 porta argomenti a

favore dell’opinione e P2 reagisce accettando come validi i suoi argomenti. P2 ora può decidere di

proporre contro-argomenti o formulare opinioni del tutto contrarie. Nella chiusura la disputa si può

concludere sia a favore di P1 che di P2 e uno dei due di risposta deve cambiare la propria

opinione, oppure la conclusione li deve portare ad un compromesso perché altrimenti rimane

irrisolta.

Dagli atti argomentativi sarebbero esclusi gli atti espressivi o quelli che esprimono sentimenti e

dichiarativi che esprimono autorità. Propri di un’ARG sono invece quelli commissivi che si

assumono impegni per fornire argomenti e analizzare un problema per cercare di risolverlo,

assertivi che suppongono o propongono e direttivi che servono richiedere ulteriori spiegazioni.

Toulmin: tutti i tipi di argomentazione possono essere considerati razionali e le norme

riguardo alla loro validità o meno dipendono da specifiche regole a seconda del tema di

discussione.

Secondo questo, sono sei le categorie che possono comporre un’ARG:

Argomenti (A – Data) cioè i fatti, le prove che giustificano un fatto o un’asserzione;

Opinione (O – Claim) le tesi, le opinioni proprie e le ipotesi, le pretese;

Regola Generale (RG – Warrant) le garanzie sulla base delle quali possono sostenere e

giustificare tesi;

Fonte (F – Backing) a fondamento delle garanzie;

Qualifica (Q – Qualifier) che caratterizza gli argomenti proposti, campo dei termini modali;

Riserva (R – Rebuttal) informazioni che spingono a conclusioni diverse da quelle a cui si è

pervenuti.

Esempio pratico delle categorie messe in atto:

(A) Guarda la casa è tutta al buio!

(RG) Quando è al buio generalmente in casa non c’è nessuno.

(F) Paolo mi ha detto che quando escono spengono le luci,

(O) Dunque suppongo che ora in casa non ci sia nessuno.

(Q) Anche se però non è sicuro,

(R) Infatti, può darsi che in casa ci sia buio perchè c’è caldo e non si vogliono fare entrare le

zanzare.

Il metodo tecnico riguarda le ARG che sono dimostrazioni retoriche o entimema che è un dato di

sillogismo e che studia la dialettica. A proposito dei tre generi che si possono distinguere nella

retorica, Aristotele specifica che è evidente che sia necessario possedere le premesse di questi

generi (deliberativo che consiglia o meno, giudiziario nell’accusa e difesa, epidittico nella lode e

nel biasimo), perché le premesse retoriche sono le prove, i verosimili, i segni. Dato che i sillogismi

si traggono dalle premesse, l’entimema è un sillogismo che si deduce dalle premesse suddette.

Se la RG ha valore soggettivo, la sua generalità dipende dalla quantità di persone che aderisce ad

essa o dal prestigio di chi la propone. In una disputa l’interlocutore o l’uditorio accettano la regola,

altrimenti di per sé l’atto argomentativo risulta inadeguato (sincerità e successo potrebbero essere

in contrapposizione e annullarsi a vicenda), ed è difficile che i protagonisti condividano lo stesso

universo ideologico (operazione culturale). E’ la fonte che dovrebbe fornire la garanzia che gli

argomenti portati rispondano a verità essendo dunque accettabili. Un parlante Px per saper

valutare l’argomentazione in atto (se opinabile o verificabile) deve saper svolgere

contemporaneamente in ruoli di P1 e P2.

La grammatica argomentativa.

La struttura ad albero ci dice che un testo definito ARG è composto da elementi obbligatori come

Opinione, Regola Generale e Argomento. La RG permette di giustificare (GS) il passaggio

dall’argomento all’opinione/tesi. Per giustificare una opinione ci possono essere più argomenti

come più regole, proprio perché ogni A porta una RG a seguirla. L’ARG multipla dovrebbe essere

considerata come la somma di almeno due argomentazioni, diverse ma indipendenti che portano

alla stessa conclusione.

Per co-testo si intendono le informazioni esplicite presenti in un testo linguistico, mentre il contesto

è l’enciclopedia specifica dove le info necessarie sono reperibili ed evocate.

Ad esprimere la necessità e l’obbligo su qualcosa, è il quantificatore che serve ad indicare la

probabilità in cui un enunciato può essere vero o falso.

Un ‘verbo stativo’ indica il carattere e la proprietà dell’oggetto, in contrapposizione ai verbi di

attività che indicano azioni o processi attorno alle cose.

La chiarezza o lessicalizzazione dell’IF caratterizza una delle categorie (O, RG, A) ed è in genere

facoltativa. Dal punto di vista semantico va ritenuto comunque presente, si deve sempre

assegnargli un posto nella grammatica, anche se vuoto, al fine di indicare il ruolo argomentativo

dell’enunciato.

Quanto alla fonte F, la sua posizione è simile a quella del qualificatore, aggiungendosi ad un nuovo

A e una nuova RG. Altra forma di ARG è la riserva (R) che si presenta come una coordinata ed

implica un rapporto, dato che ne condivide i dati (D) ma non le RG. Un elemento determinante è

anche la situazione che fa optare per l’uno o l’altro percorso argomentativo. Il ragionamento deve

essere congruente alla situazione. La sua posizione in un enunciato è relativamente libera: segue

o precede tutta l’ARG; Solo alle volte può trovarsi al suo interno: usata come sequenza di frasi è

del tipo A – O, oppure A – O –IF – R.

Nell’analisi di alcuni tesi si trova anche la rinforzo (RI) marcato da indicatori di forza come se si

tiene conto che, nonostante, benché, sebbene, etc. introduce un enunciato che serve da rinforzo

dell’argomento decisivo portato a favore della tesi. Mentre la riserva non serve a rinforzare

l’opinione sostenuta ma a proporre un’opinione alternativa, il rinforzo mostra che l’argomento

scelto è tanto potente da giustificare l’opinione difesa o la tesi avanzata, perché sottolinea che

esiste un dato molto importante che indurrebbe a trarre una conclusione diversa da quella

adottata. Una relazione tra rinforzo e riserva esiste e il rinforzo può precedere, seguire o trovarsi

dentro un’ARG, come: RI – ARG, ARG –RI, O – RI perché A.

Proposta dallo stesso parlante che valuta contemporaneamente più ARG basate su argomenti

diversi è la contro-opinione che sembra scegliere l’opinione meno attesa e meno evidente.

Riassumendo, il rinforzo serve ad indicare un dato che potrebbe essere preso in considerazione

portando ad una conclusione non privilegiata, la riserva serve a citare un’opinione che costituisca

un’alternativa possibile al ragionamento e alle conclusioni avanzate soprattutto in certe circostanze

e, l’alternativa (AL) serve a presentare una contro-opinione come privilegiata, nonostante fosse

possibile adottarne una più prevedibile (sempre in seconda posizione rispetto all’ARG centrale)

chiamando un’altra conclusione. Gli IF che marcano l’alternativa possono essere: tuttavia, ma,

però, nonostante ciò, malgrado ciò, ciò nondimeno, e comunque. Questi indicatori non possono far

iniziare un testo, perché presuppongono un discorso precedente a cui l’enunciato marcato da essi

si contrappone.

Tutte le categorie aggiunte hanno l’obbligo di un indicatore. Queste altre, pur non avendo un

preciso ruolo, servono a precisare e definire meglio il pensiero e la strategia argomentativa,

avendo funzione esplicativa.

Enunciati che servono a fornire alternanze e parafrasi in modo da chiarire meglio un concetto,

sono le precisazioni (PREC), marcate da indicatori come in altre parole, ovvero, per esempio,

ossia, vale a dire, etc. Definendo, invece, in modo più appropriato il pensiero e dando

l’impressione di graduare il messaggio nella forma della perfezione, è appunto la gradazione (GR)

marcata da soprattutto, almeno, perfino, anzi, etc.

Per condizionare il pensiero ci serviamo della condizione (COND) proponendo restrizioni sulla

formulazione con purché, finché, una volta che, se … allora (struttura che vale per la matematica),

nel caso che, etc. (o anche l’indicatore sempre che non che ha valore di purché).

Dove la tesi viene prevenuta da un’AL negata, dandole maggiore forza, è la sostituzione (SOST)

analogica con invece di, in luogo di, piuttosto che/di, non che, al posto di, etc., propria con

viceversa, invece, di preferenza con piuttosto, più che altro, antipodale con lontano da, senza. (es.

non sostengo a, meglio ancora b, però c). Serve a negare la validità e la funzione di quello che

marca, oppure come nel caso di invece quello che contrappone alla validità dell’enunciato e a

quello che lo precede.

A.Naess fa una distinzione tra ragioni (ratio) e cause. In psicologia si sostiene che i motivi e le

cause dei nostri atti ci rimangono nascosti e che le diverse ragioni o motivi che diamo a

giustificazione non sono altro che una razionalizzazione delle cause reali. Ciò che lo psicologo

vede come ‘cause’ del nostro atto, viene da noi razionalizzato come ‘motivo’. Diversi tipi di

relazione:

Argomentativa: A – O E’ ammalata, non penso che verrà

O – A Penso che non verrà, dato che è ammalata

Dimostrativa: D – C Paolo parla bene le lingue, quindi è un linguista

Causale: Causa - Effetto Ho comprato delle scarpe troppo piccole, perciò mi fanno male i piedi

Dimostrativo - ARG: Dato

(Se ne deduce che) conclusione/opinione

(Perché) argomento:

Dato che è ammalata, penso che non verrà, infatti se lo facesse

potrebbe peggiorare/perché non vuole peggiorare.

ARG – Dimostrativa: Argomento

(Quindi) opinione/(per cui) conclusione:

E’ ammalata, penso che non verrà, per cui credo che dovremo

andare soli.

Il dato è in genere la situazione di partenza (sia data la situazione x) da cui, applicando alcune RG

(in base all’esperienza y/poiché esiste la legge abitudine y), si arriva per induzione ad una

conclusione (se ne deduce che z) e a sua volta permette o si alterna con la formulazione della

tesi/opinione/ipotesi (per cui suppongo che, ritengo che, credo che j). Non si inizia un

ragionamento con un enunciato che abbia la funzione di concludere, poiché si può iniziarlo

formulando un’opinione. La conclusione può trovarsi combinata ad un’opinione e costituire una

struttura del tipo ‘ARG - dimostrativa’.

Nella sintassi della frase vengono distinte categorie funzionali come soggetto, predicato e

complemento, e categorie grammaticali come sintagma nominale e verbale, sintagma

preposizionale. Per la grammatica argomentativa possiamo anche supporre che ci siano delle

categorie funzionali come l’opinione, la giustificazione, l’argomento, etc.

Sono categorie che hanno la loro realizzazione sintattica attraverso gli enunciati, introdotti o meno

da connettivi, che stabiliscono un loro ordine reciproco anche in termini di coordinazione e

subordinazione. Ogni categoria potrebbe esser rappresentata con la somma di categorie più

semplici: cominciando dal nodo più complesso consistendo in un’ARG e una Contro -

argomentazione (CARG). Quest’ultima potrebbe essere formata a sua vota dal rinforzo e

dall’alternativa: l’argomentazione iniziale verrà annullata a favore di una opposta o da una tesi

diversa portata dalla riserva. L’argomentazione fondamentale (ARG’) è composta di una ARG

semplice che a sua volta è formata di un’opinione e di una contro – opinione e da almeno una

giustificazione. Questo tipo di grammatica serve formulare ipotesi sui modi in cui costruiamo un

testo che sia ordinato e funzionale rispetto al messaggio che si vuole trasmettere.

La categoria dell’opinione è formata dalla O e dal qualificatore ed è rappresentata da un IF che

indica che l’enunciato ha propria la funzione di opinione. Il connettivo non può essere lessicalizzato

se l’O apre il testo, ed è facoltativo se l’O si trova dopo la giustificazione. Questa può essere più di

una, perché l’ordine tra le due è libera (GS – O, O – GS).

La categoria dell’argomento può contenere un livello inferiore di rinforzo che la caratterizza. Il nodo

fondamentale dell’argomento (A’’) può contenere la fonte dell’argomento A, ossia essere

caratterizzato dalla citazione di una F che contribuisce a stabilirne la validità. Può essere riscritto e

accompagnato dal nodo del qualificatore che caratterizza A ed è composto di IF.

La categoria della regola generale RG’’ è composta di una categoria sottostante RG’ che può

essere accompagnata da una fonte, può contenere un qualificatore che ne definisce le modalità e

può essere marcata da un IF che ne definisce la funzione all’interno dell’enunciato.

Soggetta a regole di successione è la categoria del rinforzo che non si può interporre tra

argomento, qualificatore e fonte.

Cambiando l’ordine dei componenti, possiamo formulare frasi sempre diverse, es.

La casa è tutta al buio (D) Dato

Evidentemente non c’è nessuno (C) Conclusione

È loro abitudine che quando escono

spengono le luci (RG) Regola Generale

me l’ha detto Paolo (F) Fonte

almeno penso! (Q) Qualificatore

Può anche darsi però/tranne che (R) Riserva

Sia buio per altre ragioni (O) Opinione

Perché fa caldo (A) Argomento

Chiaramente la quantità di combinazioni ammesse è legata al rigore logico e alla disponibilità

dell’ARG soprattutto se scritta, dove non c’è spazio per le esitazioni.

Per tema o topic si intende l’argomento di cui si parla, nella frase italiana occupa il posto iniziale

dato che riprende un’info del testo precedente, il rema o comment porta info nuove ed è relegato

alla fine.

Una ricerca più avanzata sulle caratteristiche argomentative del parlato potrebbero rivelare la

funzione dell’intonazione, quale IF, al posto di altre marche linguistiche per marcare l’enunciato che

funge da argomento o da opinione.

Nell’argomentazione formale e nell’ambito dei ragionamenti che hanno un carattere dimostrativo, si

possono presentare leggi di natura, di scienze, etc. o d’abitudine per porre un problema come

possibile caso e tentare di trarre le necessarie conclusioni; formulare una legge, enunciare una

conclusione che vi parta da un dato applicata alla legge; partire da alcuni dati ed evocando alcune

regole generali in base a quelle pervenire a conclusioni; affermare una legge RGx e dimostrarla

con dei dati Dn, evocare una RGy che conclude C equipollente l’affermazione z risulta RG

(l’opinione e i dati in un testo devono sempre essere resi espliciti, mentre non detta può rimanere

la premessa); per provare la validità di un teorema si usa un’argomentazione dimostrativa: lo si

formula, lo si dimostra con i dati, le RG, e la deduzione di una conclusione che dovrebbe essere

uguale alla conferma del teorema stesso.

Per l’argomentazione non formale il testo inizia con un’opinione: affermare qualcosa e giustificarlo

con argomenti accettabili ma non necessariamente espliciti (es. vedrai che vincerà alla lotteria

perché ho sognato una tavola imbandita; qui la RG è che un sogno del genere assicuri fortuna);

affermare e giustificare qualcosa in base a una RG applicata ad un dato o argomento (es. Hai mal

di testa? Avrai preso un colpo di sole, qui la RG è che quando si sta troppo al sole si prenda

un’insolazione e che poi faccia male la testa); presentare una legge e porre un problema come

possibile/probabile e vedere come, dalla legge e dal problema, si possibile porre alcuni quesiti;

enunciare un problema, formulare un’O di un altro soggetto e i suoi argomenti che poi dovranno

essere confutati con l’O, proporne una propria sul problema e portare argomenti alla nuova O.

Molti testi presentano un’ARG nascosta o indiretta, nel senso che si riporta un discorso da cui però

è possibile dedurre solo indirettamente l’argomento a favore o contrario alla tesi.

L’argomentazione cooperativa è quella a favore di un’O espressa da altri ma giustificata attraverso

argomenti diversi da quelli che inizialmente ha usato chi la espressa.

Inoltre, si hanno tipi di argomentazione in cui si sostiene un’O evidenziando che non si ricorre a

quegli argomenti a favore che qualunque uditore si aspetterebbe, ma ad argomenti a cui non è

pensato o che addirittura non sono conosciuti, per non essere forti che si aggiungono a quelli più

ovvi: argomentazione con A imprevisti. È una strategia molto efficace dato che l’enumerazione di

quegli argomenti forti, ricordati con l’annuncio che tanto non verranno usati, crea una mappa di

convincimento negli interlocutori, orientati verso la tesi ad assicurare il dovuto successo.

Un’argomentazione a catena si trova nell’es. una volta chiarito che x, risulta y (A – O) è ovvio infatti

(A) di conseguenza (C) poiché (A) inoltre (A) dunque (C).

Mentre, un’argomentazione libera si definisce nell’ordine dei componenti, il modo in cui essa si

svolge dipende dalle reazioni dell’interlocutore, riscontrandosi soprattutto nel dialogo. Ogni

parlante deve stabilire quali degli schemi sia necessario seguire nelle occasioni. La grammatica in

questo caso serve a descrivere l’organizzazione di un testo e la sua realizzazione (elocutio),

perché questa analisi non serve a descrivere la procedura del ragionamento che ha condotto a

sviluppare la tesi o a risolvere il problema (inventio). Un testo pubblicitario, ad es., potrebbe

presentarsi con un oggetto, con delle affermazioni attinenti all’oggetto e che sono provate in base

alle sue caratteristiche e, da un destinatario che sarebbe naturalmente portato ad acquistare

l’oggetto ed entrarne in possesso. Il ragionamento eseguito dal produttore di un simile messaggio,

avrà scelto un particolare profilo testuale, basato su una proceduta ad inventio come ‘creare un

messaggio pubblicitario efficace’ seguendo le indicazioni di cui sopra, oppure a dispositivo per

presentare, scegliere, affermare, sostenere, evidenziare ed enunciare, ad elocutio presentando ed

enunciando, mettendo in evidenza i dati.

Sull’ordine degli elementi argomentativi è possibile stabilire regole e condizioni, con:

La regola della catena argomentativa se si inizia un discorso con uno speciale IF si stabilisce

automaticamente una condizione sulla successione di altri componenti;

La regola per la conclusione quando non si può enunciare l’argomento a favore dell’O dopo aver

enunciato la conclusione che l’argomentazione costituita dall’O e dall’A permette di formulare;

La regola distributiva con l’ordine dei costituenti dominati dall’ordine ARG ed O e GS’ può essere

libero;

La regola distributiva della riserva la quale può interrompere la catena dei componenti dell’ARG

suddetta solo se presentata come una incidentale perché altrimenti non può interferire all’interno

del nodo;

La regola distributiva per ARG’ per cui l’enunciato che esprime la conclusione quale estensione di

una ARG non può intromettersi tra l’enunciato che indica l’A e lo stesso che indica l’O;

La regola della soggiacenza in cui un componente non può spezzare la catena dei costituenti

dominati dal nodo pari o inferiore, la libertà distributiva è permessa tra componenti di pari grado;

La regola del controllo argomentativo in un A è controllato da O che lo domina in modo che non

possa essere supportato da altri appartenenti a nodi diversi;

La regola distributiva del rinforzo in cui la posizione della categoria è libera, può precedere, seguire

ed essere dominata dall’ARG;

La regola distributiva dell’alternativa è una categoria aggiunta ad ARG’ stando solo alla fine. La

presenza del rinforzo, della riserva o dell’alternativa in una struttura argomentativa permette di

sottacere alcuni componenti: se una ARGx è accompagnata da R, RI, AL presentate come

argomentazioni collegate alla principale, possono esser lasciati impliciti alcuni elementi.

Gli indicatori di forza sono esponenti linguistici che servono a collegare gli enunciati e ad

indicarne il ruolo all’interno di un discorso, fungono da connettivi testuali. Per una corretta ma non

obbligatoria lessicalizzazione esistono altre regole, la prima sua propria, nel rapporto O – A – RG

non è possibile chiarire contemporaneamente più IF, ma solo uno e in questo caso la RG o l’A. La

seconda, sua propria, nel rapporto D – RG – C in cui si possono chiarire al massimo due

esponenti, la scelta di uno dei due dalla catena sarà determinante per la scelta di quelli successivi.

Nel messaggio scritto, ad assegnare i ruoli argomentativi sono l’ordine degli enunciati, il sistema

logico – semantico e le conoscenze empiriche del mondo: una frase causale (es. Gianni non può

muoversi, si è rotta una gamba) e una frase argomentativa (es. Gianni non può muoversi. Si è

rotta probabilmente un gamba). Le cognizioni del mondo (nelle due frasi opposte: Gianni beve un

aperitivo/digestivo, tra qualche minuto ci metteremo a tavola) ci dicono che prima di pranzo si

prende un aperitivo e che solo dopo un digestivo, quindi mentre la prima (dell’aperitivo) può essere

una frase argomentativa, quella del digestivo potrebbe essere la composizione di due messaggi

indipendenti tra loro (ovvero, l’informazione che Gianni stia bevendo un digestivo e che ci

metteremo poi a tavola, sono tra loro separate). Pertanto la cognizione del mondo può rendere

chiari i rapporti tra gli enunciati e le funzioni del testo, a volte più delle indicazioni linguistiche.

Alcuni esponenti appartengono alla categoria dei verbi performativi come affermo che, ho i miei

dubbi, mi domando se, etc. volti a definire la posizione e il grado di sicurezza dei protagonisti (a

quanto pare, secondo me). Dato che non esiste una forma verbale per dire io argomento ci sono

forme generiche, discorsive e conversazionali come ora lo dimostro, lo spiego, ragioniamo un

momento, etc.

I connettivi possono essere classificati e distinti perché introducono il macro-argomento,

argomentatori come ora mi spiego, il ragionamento è questo, si dimostra perché (e sopra); quando

introducono un argomento e la sua giustificazione come poiché/perché, infatti/difatti, dato che,

siccome, tanto è vero che, anche perché, considerato che, in base al fatto che, ora e l’uso del

gerundio; che introducono la tesi o la conclusione, conclusivi come quindi, dunque, pertanto, ecco

perché, se ne conclude che, per cui si può sostenere, ne consegue, perciò, allora; che introducono

la RG, generalizzanti come in base a, dato che, secondo la regola che dice; che introducono la

modalità (un verbo modale come dovere, potere, etc.) o un qualificatore, modali come forse,

probabilmente, necessariamente, è probabile che, potere e dove più l’infinito, etc.; che introducono

la fonte e l’autorità come garanti del tipo come dice, secondo; i relativizzanti che introducono una

riserva come se non che, a meno che, tranne che, se non; i rafforzanti negativi che introducono un

rinforzo per la giustificazione fornita come nonostante, seppure, sebbene, a dispetto di, benché,

etc. e i rafforzanti positivi come senza contare che, se si tiene conto anche del fatto che, e

badiamo che, etc.; se introducono una contro-opinione essendo alternativi come tuttavia, malgrado

ciò, eppure, ma, etc.; sono di precisazione in altre parole, per esempio, ovvero, vale a dire,

appunto, etc.; se introducono un elenco come anzitutto, in primo luogo … e in secondo, e poi, etc.;

che introducono una gradazione come anzi, o meglio, almeno, quantomeno, perfino; che

introducono una condizione come finché, purché, sempre che, se … allora, nel caso che; che

introducono una sostituzione analogica come anziché, invece che/di, nonché, al posto di, piuttosto

che/di, etc. o propria viceversa, invece o preferenziale piuttosto, più che altro o antipodali lungi da,

lontano da, senza.

Nel principio poiché è una forma usata anche nel parlato, pur essendo stilisticamente più ricercata

nella forma sinonimica ‘perché’, non è sottoposto a condizioni di posizioni anche se si preferisce

usarlo all’inizio. Siccome è forse l’unico indicatore che deve stare in prima posizione introduce un

argomento all’inizio del ragionamento. Se nella struttura l’A è in seconda posizione si dovrebbe

inserire l’IF ‘perché’ il quale ha valore argomentativo o causativo (a meno che non risponda ad una

domanda). ‘Poiché’ esige esclusività, accettando il coordinatore ‘e’ ma rifiuta ‘anche’; risulta

grammatica la struttura O infatti A. Infatti non è sinonimo di ‘perché’ e non ha il significato di causa

mentre il ‘perché’ è in questo senso neutro, serve a confermare la verità dell’enunciato matrice

spiegandone i fondamenti piuttosto che fornire argomenti neutrali e indipendenti per la difesa della

tesi contenuta nella frase. Se si usa ‘perché’ si viene a dare una motivazione della frase

precedente e non una conferma che spieghi l’origine dell’affermazione. ‘Infatti’ si distingue dagli

altri IF per la posizione distributiva che può assumere rispetto alla frase che esso marca, può

trovarsi all’inizio e in questo modo controllare tutto l’enunciato, ma anche dinanzi o dentro il

sintagma verbale, ma non in finale (a differenza degli avverbi temporali, come ieri).

Un sinonimo di infatti con le stesse limitazioni, è difatti che può servire a marcare un enunciato che

si presenta come argomento ma anche una conclusione, serve a ribadire un’opinione già espressa

e argomentata/giustificata dall’enunciato che segue, servendo a dire ‘precisamente/esattamente’.

Nella stessa area semantica, l’indicatore dato che, può marcare sia un argomento in posizione

iniziale che uno in seconda posizione.

Siccome è un IF che si trova all’inizio del ragionamento che introduce l’argomento (A – O), ha però

una posizione più rigida: figurare in seconda posizione e intuitivamente sembrerebbe che introduca

una causa.

Dà un senso marcato all’A che introduce, il tanto è vero che (IF) prova indiscutibile per la

conclusione o l’opinione proposta, sinonimo di ‘infatti’ e parafrasabile con ‘è dimostrato dal fatto

che ’, mette a fuoco con forza l’argomento, appartiene ad un stile dialogico e colloquiale.

Quindi e dunque sono sinonimi e marcano l’opinione/tesi se questa è presentata in seconda

posizione considerata come conclusione a cui bisogna arrivare a partire dalle premesse, A – O, nel

ragionamento induttivo. Precedendo l’enunciazione dell’argomento/dato, possono marcare la

conclusione, data la RG in finale, è marcato dall’indicatore ‘se’ o da ‘nel caso in cui’ (es. so che

quando escono spengono le luci, quindi ora non ci dovrebbe essere nessuno, se/dato che la casa

è al buio o nel caso in cui la casa fosse al buio).

Ad introdurre una conclusione è pertanto, è usato in un profilo A – O/ARG – C che marca la

conclusione o l’opinione. Non ci sono avverbi o connettivi che possono marcare l’O se si trova

prima, infatti non si può iniziare dicendo ‘possiamo concludere che ’, a meno che non si narri al

contrario.

Altro modo per introdurre un’O, dopo aver presentato gli argomenti che la giustificano, ci viene da

ecco perché (IF) opponendosi a ‘perché’ il quale non potrebbe introdurre un’opinione essendo

indicatore di argomenti.

Tranne che, a meno che, anche se sono indicatori della riserva tra cui non ci sono differenze

semantiche o sintattiche, tutte e tre debbono stare all’inizio della componente sia che il testo

cominci con una nuova tesi sia che inizi con l’enunciazione della nuova RG.

Sebbene, nonostante, benché, seppure sono indicatori del rinforzo e servono a dare

un’indicazione opposta a quella che danno i connettivi della riserva. ‘Seppure’ sembra un sinonimo

di ‘nonostante/sebbene/anche se ’ marca il rinforzo e deve essere posto all’inizio dell’enunciato. A

dispetto di è una locuzione che serve a presentare il rinforzo in quanto avvalora meglio la tesi

negando la forza dell’argomento/contro – argomento che esso marca. Il rinforzo può precedere o

seguire la tesi o anche tutta l’ARG.

Tuttavia ed eppure sono alternative, vengono privilegiate opinioni x inattese rispetto alle

conclusioni (inizialmente deboli ma che vanno preferite), o che i dati a disposizione avrebbero

indotto a scegliere. Inoltre si introduce un argomento che, se non porta a concludere l’opposto,

mette un elemento di dubbio che potrebbe far concludere diversamente da quanto sostenuto,

inserendo contro-tesi e contro-argomenti.

La parte dell’oppositore viene recitata nello stesso modo in cui la recita colui che argomenta, solo

che ai vari indicatori si aggiungono indicatori modali al negativo come non penso che, non mi pare,

non sono d’accordo, non mi convince la tua tesi, potresti dire perché?, etc. insomma, se P2 deve

compiere atti linguistici richiestivi (che cosa vuoi dire?, spiegati), commissivi ( [non] sono

d’accordo, dubito della validità di questo, etc.) la contro-argomentazione può mettere in evidenza

che il ragionamento di P1 non è adeguato e presenta un vizio logico, o P2 perviene ad una tesi

problematica o contraria rispetto a quella sostenuta da P1 perché argomenti diversi inducono ad

altre conclusioni, o gli argomenti di P1 sono inaccettabili e l’opinione sostenuta non convince

affatto.

L’argomentazione può servirsi di categorie aggiunte che servono a precisare ciò che già viene

detto nella struttura principale. La precisazione in altre parole introduce un enunciato o una serie

che servono a parafrasare o tradurre, quello che precede e che vuole chiarire dove la tesi viene

riformulata per renderla più comprensibile. L’indicatore, così, riformula la categoria che lo precede

e nel precisare aggiunge nuove informazioni, dato che non sempre è evidente al destinatario cosa

un enunciato implica e comporta.

Vale a dire introduce con valore di specificazione di un pensiero formulato precedentemente.

Anzitutto introduce un elenco e può essere sinonimo di ‘in primo luogo’, seguito da ‘in secondo

luogo’ o da ‘e poi’ , può trovarsi all’inizio o dopo il sintagma nominale/verbale.

O meglio nella gradazione ha valore di ‘piuttosto’ e precisa il messaggio come meglio può.

Anzi serve a precisare alcune parti dell’ARG: o la tesi, o l’argomento, o il contro-argomento o la

contro-tesi, fornisce una gradazione, deve seguire una delle componenti del testo assumendo la

forza illocutiva da cui dipendono, sottolinea e mette il focus sull’enunciato che marca, può essere


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DETTAGLI
Esame: Linguistica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Pompei Anna
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ValentinaTT di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Pompei Anna.

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