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Persuadere e convincere oggi - Nuovo manuale dell’argomentazione

0 - Premessa e introduzione

•• La lingua è uno dei componenti fondamentali della nostra vita comunicativa e dell’espressione del nostro

pensiero. Narrare significa organizzare fatti e cose in ordine di spazio e tempo. Argomentare significa

disporre idee e conoscenze in un rapporto di logica interazione e opportuna successione, così da produrre

adesione o confutazione rispetto a certe asserzioni. È l’attività che ci permette di produrre e capire

ragionamenti per chiarire le nostre posizioni. Narrare e argomentare sono le basi del nostro

comportamento linguistico. La strategia del convincimento e quella della narrazione sono entrambe

legate alla retorica. Ancora non sappiamo come i bambini imparino la lingua, e non si sa ancora se

apprendiamo ogni elemento della grammatica una sola volta o se dobbiamo apprenderlo due volte, una per

parlare e una per capire ciò che dicono gli altri. Secondo Cicerone, l’invenzione e la disposizione sono

proprie della persona giudiziosa, ma l’eloquenza è possesso dell’oratore. Narrare e persuadere è il nostro

primo fine, convincere però è il fine massimo: riuscire a ottenere una adesione razionale e assoluta valida

per tutti.

•• La narrazione di un avvenimento può essere presentata sotto profili diversi, e tutto dipende dalle nostre

conoscenze linguistiche, dal funzionamento della nostra memoria, dal nostro sistema emotivo, dalle

reazioni dei nostri interlocutori, dal fine che ci proponiamo, dalle condizioni in cui comunichiamo. Quando

dobbiamo dare una informazione precisa, la diamo in maniera lineare, iconica, in cui tutti gli eventi sono

disposti in maniera cronologica oppure per causa-effetto. Quando raccontiamo una storia, invece, la

cronologia può anche venire meno, e possiamo aggiungere alla storia delle divagazioni, delle sottostorie,

appartenenti a un altro asse temporale, diverso da quello principale. Quando narriamo e quando dobbiamo

presentare un ragionamento, dobbiamo argomentare per persuadere qualcuno della validità della nostra

opinione. In base al contesto noi scegliamo il profilo linguistico più adeguato per comunicare. Ogni lingua

ha a disposizione un insieme di profili linguistici. Il parlante sa riconoscere e decifrare quasi tutti i profili

disponibili nella lingua che parla, ma quando comunica sa usarne solo alcuni. Il grado di conoscenza dei

profili dipende dal grado di cultura, dalle abitudini comunicative, dallo sviluppo cognitivo. I bambini si

servono di profili quantitativamente e qualitativamente diversi da quelli che usano gli adulti. Tra le lingue

bisogna fare il resoconto sulle similarità e le differenze nei profili. Può darsi anche una struttura in una

lingua sia adatta a una situazione, mentre nell’altra lingua nella stessa situazione non lo sia. Nella fase

dell’interpretazione dei messaggi a volte ci serve scoprire qual è l’organizzazione globale del testo che

dobbiamo interpretare piuttosto che il significato di una singola parola o di un particolare enunciato.

Capire quali siano i profili argomentativi è importante per capire come vengono appresi.

1 - Il testo argomentativo

1.1 - L’argomentazione

•• Non tutti i testi contengono ragionamenti. Alcuni contengono solo una narrazione di fatti (che si

succedono lungo una o più assi temporali) o l’espressione di sentimenti. Esistono dunque testi

argomentativi e testi narrativi, ma anche testi narrativi e argomentativi insieme.

1.2 - Il testo argomentativo

•• Nei testi argomentativi la validità delle tesi sostenute (e quindi la possibilità di raggiungere il fine di

convincere o almeno di persuadere gli altri) dipende molto dalla natura degli argomenti portati, ma anche

dal modo in cui si è organizzato il messaggio, quindi anche dalla forma linguistica in cui viene trasmesso.

•• La persuasione si ha quando si aderisce a un ragionamento, accettandolo a prescindere dall’obiettività

degli argomenti portati. Convincere è qualcosa di più, è il risultato di un ragionamento obiettivo, basato su

argomentazioni inconfutabili e razionali, e su una analisi basata su principi generali.

•• Per attuare strategie di persuasione-convincimento, è opportuno prima confutare l’argomentazione altrui

e poi proporre una contro-argomentazione, che sia negli stessi termini dell’argomentazione primaria, però

“corretta”, insomma più convincente (esempio: la bidella scopa le aule e il maestro scopa il cervello).

1.3 - Strutture e categorie del testo argomentativo

•• Il contesto in cui si svolge l’argomentazione è importante ed è importante il tipo di interlocutore che deve

essere persuaso. Importante è anche il prestigio di chi argomenta. Ci sono insomma delle componenti

situazionali e culturali che sono determinanti.

•• Le caratteristiche di un testo argomentativo: un tema intorno a cui si discute; un protagonista (chi

argomenta e vuole convincere) e un antagonista (chi deve essere convinto); un ragionamento (per

convincere, formato da almeno una opinione e uno o più argomenti; gli argomenti sono scelti in base agli

interlocutori, quindi sono marcati culturalmente e contestualmente; nelle fasi intermedie le opinioni

cambiano o si consolidano; alla fine si dovrebbe arrivare a una conclusione - non è comunque detto). Una

opinione senza argomenti non è una argomentazione. Non per forza gli argomenti devono essere espliciti.

si può persuadere o convincere anche con la forza, con i gesti, con lo sguardo, con la strategia del silenzio,

della deduzione implicita… Un testo però è argomentativo solo se contiene una tesi esplicitamente

formulata e un dato che la giustifichi.

•• Gli elementi necessari per formare una argomentazione non sono solo un argomento e una tesi, ma

anche delle regole generali (abitudini diffuse, argomenti taciuti e presupposti). Esempio: l’esperienza

insegna che una persona, quando esce, prende un ombrello solo se piove. Quindi, se dico “Probabilmente

pioverà perché il nostro vicino ha con sé l’ombrello”, è una argomentazione valida per via della regola

generale “potrebbe piovere/sta piovendo -> esco con l’ombrello”. L’argomentazione convincerà solo se agli

interlocutori è nota l’abitudine generale. In sintesi, un ragionamento ha almeno tre elementi: (1) un dato o

un argomento; (2) una regola generale che permette a partire dal dato/argomento di proporre (3) una tesi o

una opinione. I tre elementi possono essere disposti in ordini diversi, così come diversi possono essere i

profili che si possono dare a un testo.

•• Non si dovrebbe rivelare la propria opinione prima di fare accettare le premesse, perché potrebbe

predisporre l’antagonista in modo negativo all’accettazione del ragionamento. Lo si dovrebbe fare solo se

l’opinione (tesi) è popolare e condivisa.

1.4 - La natura degli argomenti

•• I dati e le regole generali devono essere pertinenti al tema e alla situazione comunicativa.

1.5 - La struttura argomentativa

•• Due componenti nell’organizzazione strutturale e formale: la cornice, che riguarda le situazioni

pragmatiche in cui si svolge l’argomentazione (tema, tipi di interlocutori, inizio e fine, stati intermedi, scopi,

condizioni, situazioni sociolinguistiche e culturali, tempo e spazio, tipo di testo, precedenti della

discussione…) e il nucleo fondamentale (la composizione effettiva dell’argomentazione, come

l’argomentazione si articola, cioè la grammatica interna e testuale dell’argomentazione, le categorie

funzionali di questa, ovvero tesi, argomenti e regole generali, così come le forme linguistiche che servono a

esprimerli).

1.6 - La valutazione

•• Per accettare la validità del ragionamento, bisogna valutare: se i dati siano veri o attendibili; se i dati

siano pertinenti alla tesi sostenuta; se la regola generale che collega i dati alla tesi sia applicabile al dato di

partenza; se la regola generale possa essere ritenuta accettabile, soprattutto se soggettiva e non

universale; se la persuasione-convincimento dipenda anche da fattori esterni all’argomentazione, come

prestigio, paura, pietà, fede, simpatia, amicizia, timidezza…; la strategia linguistica e pragmatica adottata.

In questa fase soprattutto la cultura e l’ideologia dei protagonisti sono in gioco. Due sottofasi per valutare:

(1) valutare la qualità del ragionamento; (2) valutare la qualità del comportamento. Non si dovrebbero

usare modi di argomentare tipici di un ambiente o di un tema per un ambiente o un tema diverso. Non

possiamo usare profili argomentativi che vengono usati per esempio in matematica per convincere su cose

che riguardano la vita quotidiana.

1.7 - Dimensioni, modi, organizzazione

•• Nel testo narrativo domina la dimensione temporale e quella spaziale. Nel testo argomentativo domina

l’inferenzialità e la deduzione o induzione. Di solito un testo argomentativo si fa attraverso la forma della

discussione, ma anche nella forma del monologo. Il testo narrativo invece quasi mai prende la forma del

dibattito e si sviluppa spesso monodirezionalmente, in forma di monologo, anche se può essere stimolato

con un dialogo. Il testo argomentativo è verticale e basato sulla subordinazione, mentre quello narrativo è

orizzontale (condizione per creare una storia) e basato sulle coordinate. Anche una argomentazione può

apparentemente presentarsi come formata da due coordinate dal punto di vista sintattico, anche se è

implicita la subordinazione (“il tempo si mette male: ci sono nuvole dappertutto”).

1.8 - Parametri e moduli

•• Categorie essenziali nel testo sono quelle di legamento e coesione delle parti, aspetti che hanno a che

fare sia con la semantica sia con la pragmatica. La sequenzialità delle informazioni è centrale nel

procedimento di interpretazione dell’ipotesi.

•• Un testo può essere il risultato dell’intreccio di diversi tipi di testi (un testo narrativo può anche contenere

parti argomentative o contro-argomentative).

Un testo va valutato in base al tema e alla sua coerenza. Si articola su un livello verticale (espansione e

ricorsività categoriale) e su uno orizzontale (parità e dinamismo). Gli elementi del testo su questi due assi

sono legati insieme. Ogni testo ha almeno una dimensione temporale-situazionale o una dimensione

logica-relazionale (o entrambe). L’elemento fondamentale per la comprensione e l’accettazione è

l’adesione ideologica, cioè il possesso dell’universo di conoscenze e di opinioni e idee che permettono di

capire e di valutare le intenzioni di chi parla.

2 - I luoghi e i protagonisti

2.1 - Argomentazione come atto linguistico

•• L’argomentazione: (1) definisce la posizione di un parlante rispetto a un possibile problema; (2) serve da

metodo di ricerca per scoprire e formulare, analizzando certi dati, una opinione personale che in questo

modo viene resa esplicita a se stessi; (3) mira a comunicare agli altri un proprio giudizio corredato dagli

argomenti che ne possono provare la validità. Negli ultimi casi, dietro l’atto argomentativo non vi è solo il

fine di comunicare la propria opinione su un fatto, ma anche il fine di convincere o almeno persuadere

l’interlocutore della validità della propria opinione. Un testo argomentativo è un “grande atto” linguistico (un

macro-atto linguistico) che un parlante produce per convincere se stesso o un interlocutore della validità di

una tesi. Oggi si punta più sul saper trasmettere messaggi per ottenere risultati con questi, piuttosto che sul

parlare in modo corretto, secondo la norma linguistica.

•• Gli atti linguistici sono forme comunicative che puntano a rivelare le intenzioni del parlante e in molti casi

a provocare specifiche reazioni nell’ascoltatore. L’atto linguistico si compone infatti sia dell’atto illocutorio

(azione che il parlante fa per ottenere una reazione nell’ascoltatore) sia dell’atto perlocutorio (la reazione

che il parlante provoca nell’ascoltatore con l’atto illocutorio). Nel nostro caso: l’atto illocutorio è l’atto di

argomentare, mentre l’atto perlocutorio è la persuasione o il convincimento che l’argomentazione provoca o

non provoca nell’ascoltatore. La mancanza di atto perlocutorio indica un fallimento del parlante. Verbi

perforativi (ordino, domando, prego, affermo, nego), intonazione della frase, punto interrogativo, verbi

modali (dovere, potere), enfasi, avverbi e locuzioni avverbiali, gesti che marcano l’enunciazione dell’atto

comunicativo sono i cosiddetti indicatori della forza illocutoria (“Perché non stai studiando?” = “Studia!”).

L’atto linguistico può essere espresso anche attraverso un intero testo, non per forza da una frase singola.

In questo caso si dice che il testo sia un macro-atto linguistico. È chiaro che la capacità di formulare atti

linguistici sia più importante della competenza grammaticale: è più importante farsi capire e riuscire a

ottenere ciò che si desidera piuttosto che preoccuparsi di formulare il messaggio secondo le norme formali

accettate. La tipologia dei testi può essere definita: (1) in base alla struttura predominante - narrativo,

descrittivo, argomentativo; (2) in base alla funzione - annuncio pubblicitario, lettera, domanda, racconto,

istruzione, discussione, dibattito, conferenza, comizio, saggio, manuale, legge, decreto…; (3) in base al

contenuto - economico, politico, filosofico, medico…

2.2 - Che cos’è l’argomentazione: una nuova prospettiva

•• In sintesi: argomentare per convincere significa fare un atto illocutivo per spingere un ascoltatore a fare

un atto perlocutivo, cioè accettare, mettere in discussione o respingere l’opinione che gli viene presentata

attraverso l’atto linguistico. L’argomentazione è formata dalla tesi e da almeno un argomento a favore,

quindi da due atti linguistici. L’argomentazione è in questo senso un macro-atto linguistico volto a

convincere. Bisogna allora analizzare il contesto. Tre livelli per gli atti linguistici indiretti: (1) atti

convenzionali (“puoi passarmi la penna?” per dire “passami la penna”), ovvero enunciato che si è abituati a

decodificare come richieste e non come domande sulla capacità di qualcuno a eseguire una azione; (2) atti

semi-convenzionali (“ci sarebbe bisogno di una penna” per dire “passami la penna”) in cui è menzionato in

qualche modo il tema dell’enunciato; (3) atti non convenzionali (“avrei voglia di scrivere” per dire “passami

la penna”) individuabili solo grazie al contesto e all’intuizione dell’ascoltatore. Non è detto che sia possibile

ricorrere ad atti linguistici indiretti per presentare una argomentazione, ma è vero che a volte si presentano

argomenti in modo ambiguo, magari anche con un sapiente uso del silenzio.

2.3 - Componenti dell’argomentazione: la cornice o lo scenario

•• Nella formazione di un atto argomentativo sono necessari il tema, il luogo (contesto), i protagonisti, le fasi

della discussione (inizio, fasi intermedie, epilogo), il rapporto tra la posizione iniziale e quella finale dei

protagonisti, le leggi che bisogna osservare, l’effetto che l’atto argomentativo provoca nell’interlocutore

(cioè se provoca persuasione o no), in quale misura il successo comunicativo dell’argomentazione

corrisponde ai principi di sincerità del protagonista.

•• Tema: ciò di cui si parla è il tema e viene stabilito all’inizio di una discussione.

•• Contesto: ogni ragionamento si svolge in un contesto specifico, in un “luogo testuale” che definisce la

situazione comunicativa (luoghi testuali possono essere conversazioni, discussioni, dispute, interviste,

articoli, comizi… e ogni luogo testuale ha un codice proprio).

•• Protagonisti: sono almeno un emittente (P1) e un possibile interlocutore antagonista (P2), anche

immaginario o assente (la sua esistenza è però necessaria per l’atto argomentativo). Sull’andamento

dell’atto argomentativo influiscono il comportamento e la vicinanza culturale dei protagonisti.

•• Procedura argomentativa e sue fasi: l’argomentazione portata in luoghi testuali che prevedono l’assenza

dell’interlocutore è diversa da quella portata in luoghi che prevedono la co-presenza dei due protagonisti. Il

punto di partenza di un testo argomentativo è una opinione positiva o negativa su un fatto o su una frase.

Da questo punto, in base al grado di convincimento, si potranno avere diversi tipi di evoluzione. Dunque:

nella fase iniziale i protagonisti assumono una posizione positiva, negativa o neutra rispetto a una tesi e

qui definiscono quindi il loro ruolo, diventando antagonisti o collaboratori; nella fase intermedia, ogni

partecipante definisce la propria posizione e la giustifica, o chiede precisazioni e giustificazioni

all’avversario; la disputa argomentativa può concludersi a vantaggio dell’uno o dell’altro o con un nulla di

fatto.

2.4 - Forme argomentative

•• Siccome ci sono diversi luoghi formali e contesti argomentativi, allora ci sono diversi tipi di

argomentazione: orale o scritta, colloquiale o formale, testo argomentativo volto a dimostrare o a

persuadere. Non sempre le categorie argomentative sono rese esplicite.

•• Nel testo scritto, in cui i due protagonisti non sono co-presenti, si può simulare la presenza di un finto

interlocutore a cui si dà il compito di presentare obiezioni fittizie. In realtà, anche le finte obiezioni fanno

parte della strategia argomentativa del protagonista.

2.5 - La cooperazione argomentativa

•&bull

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e persuasione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Pompei Anna.
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