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Case e abitanti a Roma

Si possiede un insieme di diversi tipi di testimonianze, anche se estremamente frammentarie.

(si cerca qui di cogliere il tessuto urbano della metropoli e il senso delle sue trasformazioni)

Le caratteristiche:

- straordinaria continuità dell’abitato in un area concentrata, per un periodo di quasi tre

millenni.

- Ma ogni periodo possiede un tratto che è fondamentalmente differente da quello che lo

precede causa di ampi mutamenti degli imperativi politici.

a

La Roma più antica

L’età Augustea è caratterizzata da edifici di marmo splendente che richiamavano la gloria antica

delle origini della città.

ES. la capanna di Romolo era accuratamente conservata come reliquia storica.

ES. la casa del suo successore, Numa, fu una reliquia.

ES. Cosi per tutti gli altri sette re.

Ciascuna di queste case era situata dove in seguito sorgerà un luogo sacro.

Ecco la Roma antica:

Quattro principali fasi di costruzione, tra la fine del VII e la fine del VI secolo, hanno in comune un

modello caratterizzato da un gruppo di tre stanze che si aprono su un irregolare cortile colonnato:

- Case di forma rettangolare .

(classiche ad atrium)

- Dimensioni notevoli .

(ca. 900 metriquadri)

- Sembrano essere utilizzate fino alla tarda Repubblica.

- Stretto ingresso fiancheggiato da negozi che si apre su un ampio cortile con disposizione cruciforme.

- Fondazioni in pietra vulcanica che sostenevano, presumibilmente, muri di fango e argilla fino alla

fine del III secolo, quando si avrà una ricostruzione in cemento.

Questo quadro ci è offerto sia dagli scavi che dagli scrittori del I secolo a.C., che consideravano la

casa ad atrium come una struttura tradizionale (ed attribuivano la sua forma alla diretta influenza

.

etrusca)

Un quadro della strutture sociali e familiari:

si associa la forma della casa ad atrium ad alcuni aspetti caratteristici di strutture sociali.

1. La familia: la figura dominate è il paterfamilias che domina i figli, gli schiavi e la moglie. La stretta

connessione di domus (casa ad atrium) e familia trova espressione simbolica per esempio nella

posizione del letto matrimoniale, posto nell’atrium centrale di fronte all’ingresso. La domus di sesto o

quinto secolo esprimeva l’indipendenza e l’autosufficienza dell’unità familiare. Non vi sono invece

prove che una gens vivesse in comune in una singola struttura (come si vorrebbe dimostrare

evidenziando la presenza di ritratti di famiglia tutti collegati in linea di discendenza, in alcune

abitazioni).

2. La clintela: è evidente che la disposizione dello spazio della casa ad atrium facilitasse i rapporti

rituali tra patrono-cliente (enorme spazio dedicato alle “aree aperte”). Era facilitato il ricevimento

pubblico di massa.

Diviene evidente come queste strutture, che nella tarda Repubblica avevano una funzione sociale

(clientela), risposero invece in passato ad altre finalità (familia): è questo l’elemento della continuità

tra la Roma arcaica e quella imperiale: non solo la capanna di Romolo e la Regia di Numa in tutta

la loro singolarità, ma anche le domus.

Ma questa supposizione potrebbe essere ingannevole: l’insistenza romana sul fatto che le forme tradizionali

dell’architettura abbiano funzioni sociali tradizionali è retorica: come nelle loro storie essi fecero a propria

immagine e somiglianza i propri antenati così fecero forse con le proprie strutture materiali.

Roma repubblicana

Dalle fonti scritte emerge un quadro più chiaro riguardo anche all’intero tessuto urbano.

Dalla fine del III secolo si nota l’inizio di un processo che cerca di fare del centro della città una

zona di pura esibizione, in un’ ideologia che indusse alla progressiva espulsione del commercio e

delle abitazioni private dal centro che si completa con il

(e alla sostituzione con sontuosi edifici pubblici)

I secolo a.C.

Anche se è ricorrente l’idea che l’immagine urbana di Roma repubblicana fosse in qualche modo

indegna di una capitale:

- mancanza di supervisione e pianificazione urbanistica

- assenza di strade rettilinee

- mancanza di connessione tra sistema viario e sistema fognario

Già nel III secolo le case che si elevano su più piani (Sappiamo di un prodigio avvenuto all’inizio della

. I piani

guerra annibalica, quando un bue nel Foro Boario salì al terzo piano di un edificio e si lanciò giù)

superiori sono in legno, ci descrive Vitruvio.

L’ESIBIZIONE DELLE CASE DELL’ÉLITE

L’obbligo degli uffici pubblici richiedeva al romano in vista:

- una ragguardevole dimora

- posta in una posizione centrale vicino al foro

- una struttura che doveva accrescerne l’accessibilità (le porte della casa nobiliare completamente aperte

per accogliere il pubblico era un segno e una garanzia di questa visibilità)

- Stanze di piccole dimensioni, ma gigantesche proporzioni dell’atrium (si consideri che si potevano

erano la priorità

raggiungere i 18x26 mt per l’atrium) .

ES. l’uomo politico soppesa la propria popolarità con la densità della folla presente nel suo

atrium.

ES. Scrive Cicerone: nella casa di un uomo famoso si dovrebbe fare attenzione alla

spaziosità.

L’aspetto da sottolineare è che vi era perfetta intercambiabilità tra pubblico e privato.

Vi era una vera e propria gara per stabilire chi fosse il proprietario della casa più costosa, e cosi i

prezzi degli immobili andarono alle stelle:

- 92 a.C. 1 milione di sesterzi

- Cicerone pagò 3,5 milioni la sua casa

- 65 a.C. 13- 14 milioni è il record dell’epoca

Tutte queste case è ovviamente difficile trovarle lontano dal Palatino, la zona di Roma dei romani

in vista.

È l’immagine del potere e del successo che svolge il ruolo da protagonista in questo

periodo.

GLI HORTI

Accanto all’estrema esibizione si pone il fenomeno dei lussuosi horti, luoghi appartati all’interno

della città: essi divengono luoghi per ville urbane in cui ci si ritirava una volta abbandonata la vita

pubblica.

Dal Palatino al Palazzo

Il palazzo è l’immagine rovesciata della casa nobile con le sue porte aperte, simbolo del

potere del tiranno.

(Ogni aspirante tiranno della leggenda vide segnata la propria disgrazia dalla distruzione della

propria casa)

La casa del tiranno è una roccaforte inespugnabile che incombe sul Foro. Ovviamente categorie di

questo genere sono manipolabili retoricamente (dalla stessa retorica che ritrova nella “casa con le porte

.

aperte” parole come “spazio sacro”)

La linea di svolta è segnata dall’affissione del fastigium, nel 44 a.C. sulla porta della casa di

Cesare da parte del corpo senatorio.

Non a caso, anche Augusto continuò a vivere come un nobile della tarda Repubblica, senza però

preoccuparsi troppo di abbellire lussuosamente la propria abitazione.

LE CARATTERISTICHE DEL PALAZZO

- Gli onori sulla porta di casa

- Estensione sempre crescente (che spesso va ad invadere le proprietà limitrofi)

ES. Scrisse Flavio Giuseppe, nel suo racconto dell’uccisione di Caligola: gli assassini

scappano attraverso la casa di Germanico, padre di Caligola, che comunicava con il palazzo

principale, “perché il palazzo che prima era un unico complesso, era stato ampliato con

continue aggiunte ad opera di coloro che, di volta in volta, giungevano al potere, il che fece

si che si desse a queste parti dell’edificio il nome di coloro che le avevano fatte costruire o

avevano dato inizio ad esse”. Ecco la domus moltiplicata .

- Incorporazione del sacro: combinazione di palazzo reale e santuario (dai modelli ellenistici).

ES. Scrisse Ovidio: l’Olimpo è lo specchio del Palatino.

IL MODELLO PALAZIALE

La costituzione di un vero e proprio complesso architettonico di eccezionale potenza è opera

soprattutto di Nerone. Siamo ormai ben lontani dalle tradizioni della casa ad atrium.

Ma il più grande costruttore sul Palatino fu senz’altro Domiziano:

- Fulgido marmo nero rivestiva i muri nei corridoi perché riflettesse un eventuale assassino in

agguato.

- L’edificio doveva, almeno sembrerebbe, essere diviso in due parti principali. Il primo spazio serviva

per ricevere un pubblico numeroso; il secondo (Domus Augustana) era un complesso di stanze più

piccole e di sequenza di stanze su vari livelli (la parte privata del palazzo).

Ecco la fusione del rifugio di un tiranno e il tema repubblicano dell’uomo pubblico che deve

usare la propria dimora per esporre se stesso alla vista comune.

La città imperiale

Era nell’interesse degli imperatori migliorare le condizioni della gente in città.

CONOSCERE LA PROPRIA CITTÀ

- Cesare introdusse una novità nella procedura del censo della città tramite i proprietari dei

caseggiati.

- Augusto suddivise la città in 14 regiones (la definizione dei confini locali favorisce per esempio la

sicurezza; pensiamo alle 7 coorti di vigiles, distribuite in modo sistematico; o all’esperienza dei

comandanti locali dei vigile che hanno potere legale nella loro zona, che implica necessariamente

l’approfondita conoscenza degli agglomerati abitativi).

- Da qui nasce la necessità della pianta marmorea e dei Cataloghi Regionari (prodotti del

.

continuo lavoro di rilevazione per opera, con ogni probabilità, dei militari)

Liste a nostra disposizione elencano vari edifici e varie strutture di servizio della regione:

- Insulae (moltissime) (insula deve avere, qui,il significato di “unità di proprietà”)

- Domus (meno)

- Horrea (depositi per l’immagazzinamento del grano)

- Pistrina (panifici)

- Lacus (punti distribuzione acqua)

- Balinea (bagni)

- Thermae (terme)

questa non è però un’analisi dell’uso dello spazio, ma delle unità di proprietà: nel nostro elenco

mancano imprese e manifatture perché non sono distinguibili come categoria e sé stante. Abbiamo a

che fare con le unità di proprietà che venivano dichiarate dal proprietario all’apparato amministrativo

dello stato.

- con la regolamentazione dell’attività edilizia.

(si corre ai ripari considerati i numerosi incendi)

I MODULI ABITATIVI

Le tracce sopravvissute delle abitazioni di età imperiale sono sufficienti a darci qualche

esemplificazione riguardo alla gamma dei moduli abitativi:

- costruzioni a più piani di laterizi e conglomerato cementizio sono la norma nel I secolo d.C. (su

base rettangolare).

- Il piano terra ospita file di negozi con portici ad arcate.

- emerge l’ingegnosità degli architetti nel tentare di dare un’apparenza di regolarità.

- I casi presenti del Digesto mostrano che era comune per un affittuario prendere in affitto un’intera

insula ad un unico prezzo e poi subaffittare le singole parti che la componevano per trarne profitto.

- dal punto di vista sociale, l’affitto era un fenomeno pluristratificato.

- L’attico era visto come la soluzione meno desiderabile (per via dei piccioni, le interminabili scale e gli

.

incendi molto frequenti)

- Il mondo dei cenacula (appartamento) sta a gomito-gomito con quello elegante delle domus;

dobbiamo guardarci dall’immaginare una qualsiasi zona come destinata esclusivamente o anche

solo prevalentemente o ad abitazioni dei ricchi o ad abitazioni dei poveri.

- Le fistulae di piombo riportano i nomi dei proprietari.

Il tardo antico

Il III secolo rappresenta un periodo in cui la città viveva, per così dire, sugli allori. Anche se non

mancano i forti contrasti:

- Le tracce visibili sono indicative del fatto che l’importanza di attrarre ampie folle di dipendenti e

visitatori non è mai cessata.

- Il modello continua a rimanere quello della trasformazione di insulae in edifici pubblici o in palazzi

- Rapporto ambivalente con le strutture cristiane: lo stile architettonico delle chiese del IV secolo ha

origine direttamente dallo stile contemporaneo pagano.

Gli spazi della vita sociale

La distinzione tra sociale e politico si realizza solo tramite un processo di lungo periodo data la

scarsa distinzione degli spazi della vita politica, economica e sociale della città.

ES. l’ambito di utilizzazione di un edificio come la basilica era destinato a una molteplicità di

impieghi.

ES. i mercati specializzati, come i macella e i venalicia (di schiavi), appaiono solo relativamente

tardi.

Non siamo quasi mai in grado di identificare gli edifici destinati ad ospitare, per esempio, la

macchina dell’amministrazione imperiale (considerando anche le forme, diverse da quelle a noi familiari,

.

in cui tali edifici si presentano)

Se la documentazione in nostro possesso ci attesta l’esistenza a Roma di una complessa

infrastruttura amministrativa e di servizi, quali luoghi e in quali condizioni vi si lavorava?

Non si è dato risposta. Ma pare fondamentale un riesame di strutture monumentali, perfettamente

note e studiate che a un esame più

(ritenute in genere edifici di pura rappresentanza e intrattenimento)

attento si rivelano come la facciata visibile di strutture profonde invisibili.

Stationes e amministrazione a Roma

C’è uno stretto collegamento tra il culto e l’organizzazione amministrativa (sedi ufficiali si trovano in

):

alcuni templi e basiliche

ES. Il tempio di Saturno nel Foro venne molto dopo la sua costruzione dotato di un secondo edificio

adiacente, probabilmente proprio soddisfare le richieste di spazio di un ambiente lavorativo.

ES. il tempio di Giuturna, sede della statio acquarum

ES. il tempio di Vulcano, sede della prefettura dei vigili

ES. il tempio delle Ninfe, sede delle frumentationes

ES. la Basilica Fulvia o poi il Tempio della Pace (realizzato da Vespasiano), sedi della prefettura

urbana.

Accanto a questi templi, utilizzati in genere come archivi, doveva trovarsi un edificio più modesto,

destinato ad ospitare il personale amministrativo.

L’AREA DEL CAMPO MARZIO

- Comizi elettorali: avevano luogo in una sede particolare, i Saepta, un’estesa piazza

suddivisa in corsie per ospitare i cittadini divisi per circoscrizioni elettorali.

- Operazioni del censo: avevano luogo presso la villa Publica.

- le frumentationes e le altre distribuzioni si aggiunsero in seguito (lo stesso tempio delle Ninfe

era situato in questa zona)

- Sede dell’organizzazione della posta imperiale e l’ufficio dei trasporti pesanti.

- Sede della prima coorte dei vigiles e delle coorti urbane.

IL FORO

l’area del Foro venne distinta in due parti:

1. Lo spazio destinato all’attività politica e giudiziaria (meno ampio)

2. Lo spazio riservato alle attività sociali ed economiche (più ampio)

- I lati lunghi della piazza vengono occupati dalle botteghe dei macellai e degli altri rivenditori

di generi alimentari.

- Alcuni templi, con funzioni politiche e amministrative, si inseriscono negli spazi residui.

- A partire dalla seconda metà del IV secolo a.C., le botteghe dei generi alimentari cedono il

posto ad attività più “nobili” (come i negozi dei cambiavalute) . Poco più tardi appariranno le

basiliche destinate ad ospitare le attività forensi (processi, operazioni finanziarie).

Il Foro, per gran parte dell’età repubblicana, è il luogo principale della vita sociale (vanno nominati

però anche altri luoghi: il Foro Boario, il Foro Olitario e il Circo Flaminio)

I VICI

Sono i quartieri, intesi come unità autonoma. Ma la vita che si svolgeva a livello di quartiere in

gran parte ci sfugge:

- Sappiamo della frequenza di feste e spettacoli di carattere teatrale, o della festività dei Compitalia

(occasione per giochi molto popolari).

- Di questa struttura capillare di quartieri hanno approfittato i tribuni rivoluzionari della fine della

Repubblica per tentare l’inquadramento della plebe (vedi Clodio) in una vera e propria

organizzazione politica di massa in cui si è riconosciuto qualcosa di simile a un moderno partito

politico, ovvero quei collegia che vennero infine sciolti e poi solo con Augusto ricostituiti.

- Con Augusto, a partire dal 12 a. C. , la città venne divisa in quattordici regioni, a loro volta ripartite

proprio in vici (265 totali secondo Plinio il Vecchio), ognuno dotato di un sacello dove si veneravano i

Lari di Augusto (gli spiriti protettori)

- un modello, questo delle regioni, che mirava a istituire un controllo capillare dello spazio urbano

(pensiamo alla funzione dei magistri vici creati da Augusto, i quali dovevano esercitare un’oculata

sorveglianza, per conto proprio del governo, su quanto avvenisse nel quartiere). Si può dire che, in

un certo senso, Augusto riprese il progetto di Clodio, ma in segno opposto, dirigendolo non

all’eversione politica, ma al controllo sociale.

GLI EDIFICI PER LO SPETTACOLO

Lo spettacolo a Roma (come in Grecia) è in origine una funzione del culto, per questo, tempo e

spazio dello spettacolo sono essenzialmente gli stessi del culto:

ES. i ludi sono vere e proprie cerimonie religiose, e gli edifici in cui essi si svolgevano sono spesso

semplici appendice dei templi (si consideri che anche le lotte tra gladiatori fanno parte in origine della

cerimonia funeraria).

La celebrazione di questi spettacoli più tardi troverà sede in appositi edifici, gli anfiteatri, la cui

apparizione non è più antica del I secolo a.C.:

- Le più antiche strutture sono i circhi, fin da età arcaica .

(il Circo Massimo per esempio)

- I teatri appariranno con l’introduzione dei ludi scenici nel 240 a.C.

ES. i templi di Apollo e di Cibele.

C’è da dire che una tenace opposizione senatoria riuscì ad impedire la costruzione a Roma

di teatri stabili in muratura fino alla fine della Repubblica (è del 55 a.C. il primo teatro stabile,

. Dopotutto la pratica teatrale era ritenuta un pericolo

costruito da Pompeo nel Campo Marzio)

per il costume tradizionale e un potenziale focolaio di sedizione (per usare le parole di

.

Cicerone)

La differenza rispetto alla concezione moderna del teatro emerge dalla distribuzione del pubblico:

- Collegata ai nostri giorni a un concetto meramente economico (sedere nei posti migliori

.

dipende esclusivamente dal denaro che si è disposti a spendere per il biglietto)

- Nella società romana i valori costitutivi non sono quelli economici: la gerarchia dei posti a

sedere riflette la gerarchia sociale, soprattutto a partire dalla tarda repubblica (si contano

posti riservati ai magistrati, ai sacerdoti, ai senatori, all’ordine equestre. Per non parlare della

.

discriminazione delle donne relegate sui gradini più alti)

Il periodo più fecondo per quanto riguarda la costruzione di teatri è quello che va dalla metà del I

secolo a.C. e la metà del I secolo d.C.

TERME, PORTICI E GIARDINI

Spazi di grande qualità accessibili a tutti.

Al campo marzio la plebe romana trovava gli spazi aperti e il verde del tutto assenti nei vecchi

quartieri entro le mura.

ES. Strabone ci parla di corse di carri, esercizi con la palla, lotte. Opere d’arte disposte tutt’intorno, il

suolo erboso per tutto l’anno. Boschetti, teatri e un anfiteatro, templi suntuosi: tutto il resto della città,

a confronto, sembra quasi una sua appendice.

D’inverno, le folle rifluivano negli impianti termali (gli otto più grandi impianti ricoprivano un’area pari a

:

quella che occupa una città medio-grande, ovvero 47 ettari)

ES. le terme di Caracalla avevano una portata d’acqua in grado di soddisfare una moderna città di

circa 70.000 persone (erano circa 10.000 gli ingressi quotidiani; Circa 150.00 gli ingressi in tutti i complessi

.

insieme)

tutt’intorno al corpo centrale si trovavano giardini, luoghi per lo spettacolo, biblioteche e santuari: si

tratta strutture polivalenti.

L’edilizia pubblica e sacra

La “grande Roma dei Tarquini” e la definizione dello spazio urbano

A partire dagli ultimi decenni del VII secolo a.C. Roma si va organizzando come città, secondo il

modello della polis di colonizzazione greca. L’influenza dell’architettura delle città greche

d’Occidente trova conferma (si è addirittura ipotizzato, senza troppo fondamento, l’intervento diretto di

.

manodopera magno-greca)

È una città aperta verso il commercio greco e il mondo etrusco. E quando la costruzione delle

mura, verso la metà del VI secolo, venne a precisarne l’estensione urbana, Roma, con circa 300

ettari di superficie rivaleggiava con le maggiori città etrusche della Magna Grecia e della Sicilia.

LA CINTA SERVIANA

Risale alla prima metà del IV secolo (cioè alla ricostruzione realizzata frettolosamente nel periodo

.

successivo al saccheggio gallico)

Nulla conosciamo delle porte della fase arcaica, se non per la Carmentale: unica doppia della

cinta, che prendeva il nome dalla dea Carmenta (Era da qui che aveva inizio la processione del trionfo,

un’istituzione di cui la tradizione sottolineava l’origine etrusca e della cui introduzione a Roma accreditava i

.

Tarquini)

IL FORO

- Il Foro come sede delle attività cittadine, era in parzialmente praticabile e solo le bonifiche

successive consentiranno di utilizzarlo pienamente anche sul lato meridionale.

- In età arcaica troviamo il tempio di Giove Capitolino: nasce così quella che Vitruvio

definirà come la forma templare romana , la nuova

(con elementi propri di matrice greca)

tipologia architettonica che costituirà modello per il futuro.

GLI EDIFICI TEMPLARI

- Nei primi decenni della Repubblica la distribuzione dei nuovi edifici templari

significativamente evita le sommità dei colli (potenziale “acropoli” cariche di reminescenze

. I nuovi templi sorgono dunque soprattutto al piede dei colli e nelle zone

tiranniche)

pianeggianti della città. Quanto al famoso colle Palatino, le costruzione templari

cominceranno solo verso la fine del IV secolo.

Il tempio di Concordia e la città medio repubblicana

IL FORO

- Il processo edilizio riprende nell’età di Camillo col tempio della Concordia (poi per

trecento anni il foro non conoscerà altri edifici sacri architettonicamente rilevanti, fino a

quando cioè la grande edilizia riprenderà coi templi degli imperatori divinizzati).

- Per dare alla piazza un aspetto più nobile, si eliminano i commerci minuti (il primo vero

.

edificio da mercato, il Macellum data 209 a.C.)

IL CAMPO MARZIO

- L’attenzione della Roma medio repubblicana si sposta all’ampia pianura del Campo Marzio,

dove vengono costruiti magnifici edifici templari di iniziativa individuale, volti a

sorpassare in magnificenza quello costruito nel momento immediatamente precedente (è

noto come la rivalità tra protagonisti della vita politica si estrinsecasse anche in una competizione a

colpi di edifici di sempre maggiore sontuosità) .

Il Circo Flaminio e l’architettura trionfale

il 223, segna una svolta: l’area circostante al Circo Flaminio finisce per

(opera dell’omonimo censore)

attrarre quasi tutte le principali costruzioni templari del tempo, tanto da dare vita ad un’autonoma

denominazione comprensoriale che col tempo soverchierà quella

(in Circo Flaminio, appunto)

originaria di Campo Marzio.

- avevano luogo i preparativi per i cortei trionfali

- di qui si muoveva per l’ingresso in città.

- La maggior parte degli edifici del Circo Flaminio, come ora li conosciamo, ci appaiono nella forma

acquisita in seguito ai rifacimenti imperiali.

- il complesso di edifici appare di un tipo architettonico mutuato dal mondo ellenistico (grande

ricercatezza e altissima qualità estetica). Questi sono glia anni delle guerre in Grecia, e gli artisti

che, giunti al seguito dei trionfatori romani, trapiantano a Roma esperienze puramente greche.

Questo fenomeno almeno fino a quando avverrà quella che viene definita come “disaffezzione”

dell’aristocrazia nei confronti di un filoellenismo senza barriere (siamo oltre la metà del II secolo a.C.)

La porticus, edificio plurifunzionale

La porticus domina il paesaggio urbano a partire dal II secolo aC.

(è il tipo edilizio che più)

È una trasposizione della stoà il cui carattere

(presente nell’architettura greca fin dalle origini)

principale è la fronte a colonne .

(rifiuto delle possibilità offerte dall’arco e dalla volta)

- La prima attestazione di porticus a Roma risale al 193 a.C. (porticus Aemilia), che aveva con molta

probabilità solamente un carattere utilitario: collegata com’era con un’area portuale (probabilmente

serviva per favorire l’agibilità dell’area).

- La prima testimonianza di una porticus monumentale a Roma risale al 166 a.C. con la porticus

Octavia, eretta da Ottavio per celebrare la vittoria navale su Perseo di Macedonia.

- La porticus Metelli rappresentò al suo tempo il modello più sontuoso. Costruita nel Circo Flaminio

nel 148 a.C.

- Verso la fine del II secolo a.C. sorgerà la porticus Minucia, forse ancora più grandiosa.

- Grande novità presentano, invece, i portici di Pompeo nel Campo Marzio, un complesso che

comprendeva anche il primo teatro in muratura di Roma (con un altezza di ben 45 m). Inoltre, al

sommo della cavea sorgeva il tempio di Venus Victrix, e dominavano le colossali statue

rappresentanti le 14 genti sottomesse da Pompeo.

La ”Roma degli Emilii”

Si può proporre la formula “Roma degli Emilii” per indicare lo sviluppo della città nel periodo delle

guerre d’oriente .

ORGANIZZAZIONE PORTUARIA E COMMERCIALE

Da sempre il sistema si era imperniato su una struttura portuale alla foce del Tevere .

(Ostia)

Tuttavia questi non poteva più sopperire all’ampliamento dei mercati e alle necessità di una

capitale mediterranea .

(in particolare riguardo all’approdo di navi di grandi dimensioni)

La soluzione allora trovata fu un “progetto d’insieme” imperniato su due poli

(164-193 a.C.)

operativi: Roma, cioè Ostia, e la colonia di Pozzuoli. così, agli inizi del II secolo a.C., si dava avvio

a quel sistema portuario che nonostante i suoi inconvenienti soddisferà le esigenze di Roma per

250 anni.

Le basiliche e l’edilizia forense

Tra i più importanti edifici civili della vita pubblica romana:

- Prima spazi dove si svolgevano al coperto attività giudiziarie, economico-commerciali.

- Poi magazzini ed empori.

CARATTERISTICHE

- Grande sala centrale fiancheggiata da navate minori (Il nome è che la trascrizione del greco

basiliké, cioè “regale”, ed è stato a lungo ricondotto alla stoà basileios, portico dell’agorà di Atene del

VI secolo a.C. che tuttavia non ha analogie planimetriche e architettoniche con le basiliche).


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luacab

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luacab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Civiltà bizantina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Basema Hamarneh.

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