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9.1 I francesismi

I rapporti tra la penisola italiana e la Francia sono antichi e profondamente intrecciati si dal Medio

Evo, in cui tutto contribuisce a determinare un influsso profondo. Il bagaglio più interessante viene

dai contatti commerciali tra i mercanti francesi e quelli della penisola.

Nel periodo compreso tra il 300 e il 500 l'afflusso dei francesismi conosce una diminuzione, ma non

si arresta neanche nella dominazione spagnola e continua a rappresentare il contingente dei prestiti

più numeroso. Ma il momento di massimo grado di afflusso di francesismi è il 700, in cui nasce il

cosiddetto fenomeno della gallomania, verso il quale forte è la resistenza da parte dei difensori

della purezza della lingua, contro l'ingresso dei francesismi. In questo secolo esce l'opera francese

"Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze delle arti e dei mestieri", la quale circola in

originale per tutta l'Italia: un segno tra i tanti del fatto che il francese era noto a quasi tutte le

persone di cultura medio-alta. Segno di questa presenza capillare è l'introduzione delle parole

astratte: parole come "fanatismo" entrano in questo periodo nella lingua italiana, mostrandoci tra

l'altro, anche il dislivello di prestigio tra le due culture.

Anche l'influenza di un esercito di musicisti, cuochi, parrucchieri e stilisti contribuisce in modo

determinante al radicamento della lingua non solo in ambienti dotti, ma anche in quelli popolari. La

francesizzazione riguarda anche il pubblico femminile , considerato per la prima volta come una

possibile area di consumatori.

L'influenza del francese è destinato a continuare fino alla metà del 900.

9.2 Gli anglicismi

La tendenza alla scoperta della cultura inglese, comincia a diventare consistente nel 700, anche se

gli anglicismi continuano ad essere pochi. Gli intellettuali italiani ammirano la struttura sociale,

l'amministrazione della giustizia e il sistema politico della più antica democrazia del mondo:

dunque vi erano, concentrati nei prestiti lessicali, i fondamentali del funzionamento della

democrazia moderna.

Nel caso dei nostri prestiti rimane aperta, e in molti casi irrisolvibile, la questione se il passaggio sia

avvenuto direttamente dall'inglese all'italiano o se il francese abbia fatto da tramite.

Nell'800 l'inglese si conquista una posizione più stabile, la stampa quotidiana si caratterizza per la

tendenza ad accoglierlo massicciamente anche in forma non adattata.

Ma quel che è cambiato strutturalmente è il passaggio dal prestito occasionale nelle relazioni di

viaggio a una serie di prestiti definitivamente riusciti che hanno una larghissima diffusione

nell'italiano attuale. Importante è il campo degli sport, il quale si consolida nel 900 (il calcio nasce

in Inghilterra e fonda la sua terminologia nella compresenza tra italiano e inglese).

Dopo gli anni Trenta e Quaranta, l'ascesa dell'inglese riprende. L'ondata dell'ultimo quarto di secolo

ha visto un deciso sorpasso sul francese tanto che non solo abbiamo prestiti adattati e soprattutto

non adattati, calchi, ma anche processi di derivazione che dimostrano il radicamento del prestito e

l'acclimatazione della nostra lingua con l'aggiunta di suffissi (ad esempio da "film" abbiamo

"filmato"). Inoltre sono presenti gli pseudoanglicismi: una serie di vocaboli molto comuni che un

inglese o un americano non capirebbero, almeno nell'accezione in cui sono usati in Italia (come

"autostop").

9.3 Gli iberismi

Gli iberismi sono le parole provenienti dalle tre lingue principali che si parlano nella penisola

iberica: lo spagnolo, il catalano e il portoghese. L'influsso spagnolo ha cominciato ad esercitarsi in

un'età relativamente recente: il primo strato è rappresentato da un gruppo di ispanismi che sono

entrati nel solo regno di Napoli nel Quattrocento durante la dominazione della dinastia aragonese e

sono rimasti confinati nell'Italia meridionale, dove poi si sono in maggioranza estinti. Le direttrici

di diffusione dello spagnolo sono molteplici: dalla burocrazia, all'azione dei mercanti e banchieri

italiani in Spagna, dalla religione, all'arte e alla cultura. Ad esempio, dobbiamo agli spagnoli vari

nomi di danze come il "flamenco", il "tango", la "rumba" e il cha cha cha" e tra i prestiti recenti

ricordiamo quelli legati alla tormentata storia latinoamericana degli ultimi decenni: "guerriglia",

"miliziano" o "pronunciamento".

9.4 I germanismi

A causa delle invasioni germaniche di gruppi etnici nell'ultimo periodo dell'Impero romano

d'Occidente, durante tutto il Medio Evo, le lingue germaniche sono vere e proprie fornitrici fisse di

parole ed elementi strutturali. Vi era anche un grosso numero di germani arruolato nell'esercito

romano e in più i numerosi scambi commerciali.

Molte parole sono importanti anche nella nostra lingua quotidiana (nel campo dei colori il nostro

"blu" deriva da "blavus", e l'altra è "brunus" da cui "bruno").

Nei secoli successivi al Medioevo, i contatti con i popoli germanici si affievoliscono, senza però

scomparire.

Nel Novecento troviamo i primi prestiti non adattati (come "würstel" e i prodotti della gastronomia,

ma anche una parte della terminologia filosofica, termini storici in riferimento alla seconda guarda

mondiale, come "Fuhrer"); tra le parole che hanno cambiato significato ricordiamo "lager", che in

tedesco vuol dire propriamente campo, ma per effetto di Primo Levi in "se questo è un uomo" il

significato i tramuta in "campo di sterminio".

9.5 I grecismi bizantini

Amministratori, soldati marinai, mercanti, pellegrini e crociati, hanno contribuito ad assicurare

durante l'Alto Medioevo e oltre la continuità dell'influsso tardo-greco. La capillarità della diffusione

della cultura bizantina è testimoniata ad esempio dall'ingresso di "thio" nell'italiano, da cui deriva il

nostro "zio".

Al tempo delle repubbliche marinare il mondo greco raggiunge il suo culmine a livello di rapporti

con l'Occidente ed è così che entrano nel nostro vocabolario anche parole per il diritto al commercio

e alla navigazione come "catasto", "anagrafe" e per la stessa terminologia marinaresca ( "pilota").

9.6 Gli islamismi ( l'arabo, il turco, il persiano)

L'influenza dell'arabo sull'italiano e sui suoi dialetti è stata fortissima all'apice della civiltà islamica

e si è ridotta quasi a zero nei secoli successivi, quando il mondo arabo si è chiuso su se stesso in

maniera involutiva nei confronti dell'Occidente.

Gli ambiti di scambio di prestiti sono sostanzialmente due: quello legato al commercio e alla

navigazione e quello legato alle scienze e alla medicina. Tra i nomi di piante ricordiamo:

"albicocco", "limone", "melanzana" o "carciofo"; per la navigazione ricordiamo: "arsenale",

"dogana", "ammiraglio"

Anche la lingua della matematica deve molto all'arabo ("algebra", "algoritmo", "zero"), come anche

quella della chimica ("alchimia", "alcol", "sciroppo").

Il punto di svolta è da individuare nella rivoluzione islamica iraniana del 1979 guidata da Khomeini.

In seguito ad essa, abbiamo: "sharia" (legge coranica); "shahid" (martire); "mullah" (titolare di un

rango religioso) e vari altri.

L'influsso turco è molto più debole di quello arabo e si esercita in parte, grazie alla mediazione

dell'arabo stesso. Ricordiamo: "caffè", "sorbetto", "caviale", "chiosco".

L'influsso persiano si esercita anch'esso in parte, per tramite dell'arabo, come nel caso degli

"spinaci" e di "scacco matto". Ricordiamo inoltre, tra le parole persiane, "bazar" e "azzurro".

9.7 Gli ebraismi

Il contributo dell'ebraismo alla lingua italiana è raggruppabile in due filoni: quello biblico e quello

posteriore alla diaspora del popolo di Israele.

Quello biblico è un contributo indiretto, mediato dalle due lingue classiche: il latino e il greco. Le

traduzioni della Bibbia oggi circolanti dipendono in genere da un testo latino chiamato "Vulgata",

in cui compaiono alcuni ebraismi che poi sono entrati a far parte dell'italiano popolare ( "Messia",

"cherubino", "amen", "alleluia", e tra i giorni della settimana è ebraico il nome del "sabato").

Dopo la diaspora del popolo ebraico, le comunità italiane vivono in gruppi concentrati in alcune

città del Centro e del Nord. Alcune parole del loro gergo riescono a superare la cerci a ristretta dei

ghetti e ad entrare in italiano ("marachella, "fasullo").

9.8 Gli esotismi

Il lessico esotico comprende voci delle lingue dei nativi americani, da lingue africane, dall'Estremo

Oriente, dall'Oceania, per le quali il tramite è rappresentato dalle potenze coloniali. Nel caso che

una parola sia di origine esotica le vie d'ingresso nell'italiano possono essere molteplici:

1) per via diretta dalla stessa lingua esotica (fenomeno raro);

2) attraverso una lingua giudicata "universale" come il latino;

3) attraverso il tramite di un'altra lingua, che può essere una di quelle iberoromanze (spagnolo o

portoghese), il francese o una lingua germanica (di solito inglese o olandese).

Attraverso lo spagnolo giungono voci come "amaca", "uragano", "mais", cioccolata"; attraverso il

francese "mocassino"; attraverso il portoghese "cavia", samba"..

E' interessante inoltre leggere i romanzi di Emilio Salgari, dove abbandonano i prestiti, anche se

non adattati, da fauna, flora e prodotti locali.

9.9 Ancora il latino

Moltissime parole ed espressioni latine vere e proprie sono entrate nel linguaggio comune, ed in

vari casi anche nei dialetti attraverso la liturgia, il diritto e l'amministrazione, la scuola e tanti altri

tramiti. Si pensi che da una ricerca del 1994 è risultato che i prestiti dal latino raggiungono quasi la

soglia di quelli dal francese: fino al 1963 la messa era celebrata in latino e veniva ascoltata ogni

settimana da milioni di italiani, con effetti a volte paradossali. Il latino ecclesiastico stravolto dal

popolo romano è infatti un ingrediente fondamentale della poesia del Belli. Di queste parole, o frasi,

molte sono penetrate nei dialetti, il che conferma la loro popolarità: ad esempio la parola "lavabo" è

un futuro latino che significa "laverò" e non ha nulla a che vedere con il lavello delle nostre case.

Naturalmente non tutti i relitti latini nella nostra lingua hanno un'origine ecclesiastica: ci sono varie

vie di trasmissione che ci mostrano parole ed espressioni così radicate nella nostra lingua che sono

spesso occultate dall'abitudine e non ci permettono di vedere la vera origine.

10. I prestiti italiani nelle altre lingue

Le altre lingue europee sono raggiunte da vari italianismi che si dispiegano in relazione ai diversi

ambiti. Non è sempre possibile discriminare tra gli italianismi trasmessi direttamente dall'italiano ad

un'altra lingua e quelli irradiati attraverso altre lingue come intermediarie, la lingua più interessata

all'afflusso di prestiti italiani è senza dubbio il francese.

Dell'arte e della musica ricordiamo: "tenore", "violoncello", "adagio", "allegro"; dei termini bancari:

"banco", banca", "credito", "fattura"; sono italianismi diffusi in tutte le lingue "ciao" o "bravo".

Capitolo 7: La geografia del lessico: il contributo delle regioni

1. I prestiti dai dialetti

Mentre il contributo delle parole straniere è più facilmente individuabile, quello delle parole

dialettali lo è molto meno, perché quasi tutte si presentano in forma italianizzata e hanno perso la

loro natura "locale".

In genere, per accertare la dialettalità d'origine di una parola, bisogna dimostrare che questa è

attestata prima in un dialetto o in un'area dialettale e solo molto più tardi nell'italiano comune.

Una parte significativa delle parole dialettali prestate alla nostra lingua vi è entrata dopo l'Unità per

motivi politici e tecnologico-amministrativi. L'italiano ha assunto per tutti i cittadini del nuovo

stato, per quanto in origine dialettologi e analfabeti la funzione di lingua-tetto, il che ha provocato

l'italianizzazione dei dialetti, ma anche l'acquisizione di un certo numero di parole nell'italiano

nazionale; inoltre i mezzi di comunicazione di massa oltre a contribuire alla diffusione dell'italiano,

hanno anche accorciato notevolmente le distanze consentendo l'estensione dei regionalismi in tutta

la penisola. La diffusione delle parole dialettali ha fatto si che oggi, in qualunque angolo di Italia,

termini come "fusilli" o "tagliatelle" siano chiari ai parlanti di qualunque età e condizione socio-

culturale.

2. Dialettalismi non adattati e calchi dialettali

I dialettalismi non adattati sono davvero pochissimi. Nella politica gli unici dialettalismi di rilievo

entrati nell'uso si riferiscono non a caso ad un movimento localistico: ad esempio "nduia" e

"ndrangheta" sono due prestiti calabresi non adattati.

Parlando di calchi dialettali, ci riferiamo soprattutto all'uso di suffissi dialettali, come il romanesco

"-aro" e "-arolo" attraverso i quali si formano nuove parole, caratterizzate nel primo caso da una

connotazione negativa (rockettaro) e nel secondo caso da una connotazione ironica (bombarolo).

3. La gastronomia

Riguardo al campo della gastronomia, sono genericamente settentrionali gli amaretti e i

verbi pelare e trifolare. Riconosciuta universalmente è la provenienza ligure del pesto, che si

accompagna molto bene alle trenette.. del Piemonte ricordiamo gli agnolotti, la fontina e

i gianduiotti. La Lombardia fornisce un ricco contingente: innanzitutto è qui che nasce

il minestrone e il risotto, poi abbiamo la fesa, lo stracchino e il gorgonzola. Del Veneto da

menzionare è sicuramente il tiramisù. In Emilia Romagna sono famosi i tortellini, le tagliatelle e

anche lo zampone. In Toscana tipico è il passato di verdura e il panforte. Da Roma ci giungono le

forme espressive sbafare e a sbafo; tra i piatti: la stracciatelle, le fettuccine e gli spaghetti

alla matriciana. Napoli è indubbiamente la patria della pizza, del panzarotto e dei fusilli. L'apporto

siciliano offre il cannolo e la cassata come specialità pasticciere.

4. Le arti e i mestieri, la cultura materiale, il mare

Dai dialetti liguri proviene la parola abbaino, che vuol dire "piccolo abate" (la trasposizione

rimanda al colore grigio-scuro delle vesti degli abati, lo stesso colore della lastra di ardesia che è il

materiale che serve per le piastre necessarie a costruire gli abbaini.

Dalla Lombardia provengono le tapparelle e il lavandino.

Quanto alle voci marinaresche, il contributo di Venezia è

significativo: gondola, zattera, pontile e traghetto, ma anche darsena e arsenale, parole

originariamente arabe.

Tra i mestieri, mezzadro è un nome tipicamente emiliano; imbianchino e giornalaio hanno invece

origine toscana; sommozzatore e pizzaiolo provengono invece da Napoli.

5. Il settore militare, l'ambito giuridico-amministrativo

Dall'ambito militare provengono molte parole originariamente piemontesi, tra le parole più

significative ricordiamo: ramazza e passamontagna; dal Veneto proviene invece naia, il termine

dispregiativo che designa il servizio militare. Emiliana è invece la voce lavativo, che vuol dire

"scansafatiche".

L'apporto piemontese all'ambito giuridico-amministrativo è minimo; al contrario il contributo

lombardo è molto consistente: abbiamo fedina (certificato penale) scartoffia, e barbone.

Di larghissimo uso italiano, nell'ambito del diritto e dell'amministrazione

abbiamo lazzaretto, quarantena e ghetto.

Di origine veneziana sono contrabbando, scontrino, sopralluogo e grazie.

6. I fenomeni atmosferici e naturali, la conformazione del terreno, il sistema delle acque

Svariati termini indicanti fenomeni atmosferici sono stati accolti dalla lingua nazionale. Tra quelli

liguri ricordiamo piovasco; la bora è triestina. Un contributo lombardo è nella parola brughiera,

diffusa in italiano per via letteraria.

Quanto al sistema delle acque, laguna è di derivazione veneziana, come anche estuario.

Sono meridionali i faraglioni e la lava.

7. Gli astratti

Il contingente lombardo si apre con fifa, fifone, vecchio bacucco, schiappa..

Di area veneta pettegolo, grezzo, trombone (persona enfatica e vuota), ciao, che alla sua origine era

un saluto reverenziale, non confidenziale.

Da Firenze parte il ferragosto, le parole ganzo e striminzito.

Sono romanesche le parole burino, racchia, racchia, tintarella.

Di Napoli invece sono le parole inciucio, iettatura, malocchio e sfizio.

Alla Sicilia dobbiamo incazzarsi e rimpatriata.

La formazione delle parole

Capitolo 8:

1. Premessa

C’è un enorme numero di parole non esistenti in latino che si sono formate direttamente nella nostra

lingua sfruttando una serie di opportunità e di meccanismi offerti da essa: stiamo parlando di

neoformazioni.

Riguardo ad esse i processi più importanti sono tre:

1) la suffissazione;

2) la prefissazione:

3) la composizione.

In lessicologia, una base è una parola fornita di una categoria grammaticale che può subire

trasformazioni. Le parole italiane sono soprattutto nomi, aggettivi e verbi. Esistono poi alcuni

elementi che hanno il potere di modificare il valore della base, incorporandosi ad essa: gli elenti

aggiunti prima della base si chiamano prefissi, e quelli aggiunti dopo suffissi. Ai prefissi e ai

suffissi tradizionali, vanno aggiunti i prefissoidi e i suffissoidi, elementi che pur non essendo

propriamente prefissi e suffissi si comportano come tali (come tele nel caso di telecomando).

Non tutti i suffissi e i prefissi sono ugualmente presenti: in relazione alla “capacità” di un suffisso o

di un prefisso di dar vita a nuove formazioni parliamo di produttività (il suffisso –are è molto più

produttivo di –bando).

Riguardo inoltre al fenomeno secondo il quale una determinata parola, che secondo le regole di

formazione di parole della lingua, dovrebbe essere accettabile, è evitata o respinta dai parlanti a

causa di un sinonimo radicato nella lingua, ci riferiamo al cosiddetto blocco delle parole virtuali.

2. La suffissazione

La suffissazione consiste nell’aggiunta di un suffisso a destra di una base (se alla base –bianco

aggiungiamo –ezza otteniamo bianchezza).

Quando, una volta avvenuta la suffissazione, non c’è il cambiamento della categoria grammaticale,

siamo in presenza di un’alterazione, quando invece il cambiamento della categoria grammaticale si

attua abbiamo il fenomeno della trans categorizzazione (se al sostantivo rumore aggiungiamo il

suffisso –oso otteniamo rumoroso). Allora distinguiamo:

1) suffissato denominale: quello che si forma da un nome;

2) suffissato deaggettivale: quello che si forma da un aggettivo;

3) suffissato deverbale: quello che si forma da un verbo;

4) Suffissato deavverbiale: quello che si forma da un avverbio.

Il suffisso più produttivo nelle tre coniugazioni in italiano è senz’altro -are, a scapito dei suffissi –

are e –ire. Inoltre hanno più successo alcuni suffissi di origine dotta (-zione, -ista) , che suffissi di

trafila ereditaria e popolare come –tà, -ìa.

I suffissi di azione indicano appunto l’azione o le sue modalità (i suffissi più produttivi –zione, -

mento e -tura); questi suffissi non possono quindi essere usati indifferentemente l’uno al posto

dell’altro.

I suffissi d’agente indicano la persona o la cosa che compie un’azione e che utilizziamo con

particolare frequenza quando parliamo di nomi di mestiere (i suffissi più produttivi sono –tore, -

trice, ma anche –ista, -aio).

3. Gli infiniti sostantivati e altri tipi di passaggio di categoria grammaticale

Un certo numero di parole presenta un cambiamento di categoria grammaticale (conversione) senza

l’intervento di un suffisso o di un prefisso. Un particolare aspetto di questo fenomeno è la

nominalizzazione dell’infinito cioè la presenza dell’ infinito sostantivato: qualunque infinito può

diventare sostantivato e talvolta può persino essere accompagnato dall’articolo.

Esistono inoltre gli aggettivi sostantivati : essi derivano molto spesso dall’ellissi (cioè

dall’omissione del nome in una sequenza di “nome+aggettivo” infatti la metrolitana deriva dal

sintagma ferrovia metropolitana).

Anche i participi presenti sostantivati sono numerosi (badante).

Meno comuni sono i gerundi sostantivati (il crescendo).

4. I derivati a suffisso zero

I derivati a suffisso zero sono quelle basi la cui aggiunta di suffissi non produce nella parola un

innalzamento di grado morfologico, bensì una parola che presenta lo stesso grado di complessità o

addirittura una complessità inferiore (ad esempio apparecchiare produce apparecchio) , quindi essi

sono sostantivi che derivano da un verbo, ma senza suffissi, anzi con un’amputazione. Ad esempio:

delibera di una giunta (da deliberare).

C’è anche un caso in cui è scomparso il verbo da cui è nato il derivato, mentre quest’ultimo è vivo e

esatto come nel caso di divieto, il cui corrispondente divietare è estinto.

5. L’alterazione

L’alterazione è un caso particolare di suffissazione in cui il cambiamento avviene all’interno della

stessa categoria grammaticale, quindi non c’è transcategorizzazione.

Gli alterati possono essere analizzati in relazione alla quantità (piccola nel caso dei diminuitivi,

grande nel caso degli accrescitivi) o alla qualità (positiva o negativa). Quindi negli alterati

possiamo considerare due assi: quello oggettivo in cui alla grandezza si oppone la piccolezza, e

quello soggettivo, in cui agisce un fattore d’affetto, per cui si oppone qualcosa di buono e positivo a

qualcosa di brutto e negativo.

I suffissi più produttivi nei diminuitivi sono –ino/-ina, -etto, -etta, -ello, -ella. Quanto agli

accrescitivi il suffisso più produttivo è –one/-ona.

I peggiorativi sono ricavati da –accio e da –azzo. Con valore un po’ attenuato esiste anche –astro.

Alcuni di questi derivati si sono lessicalizzati, cioè sono diventati vere e proprie parole autonome

come figliastro. Quest’ultimo è definito alterato falso , quindi è una parola che gradualmente si è

staccata da quella da cui proveniva, per cui oggi è sentita come parola del tutto autonoma. Altri casi

sono minestrone da minestra, spaghetti da spago e tanti altri..

6. La prefissazione

La prefissazione consiste nell’aggiunta di un prefisso a sinistra di una base (cioè prima di essa).

Peculiarità di questo fenomeno è che non vi è cambiamento di categoria grammaticale; l’unica

eccezione a questa regola consiste nel prefissoide –anti , il quale in determinati casi da origine a

nomi che però si comportano come veri e propri aggettivi (decreto antipirateria).

Un prefisso a volte può essere usato anche autonomamente (“sto guardando le tele”).

7. I parasintetici

I parasintetici sono caratterizzati dall’aggiunta simultanea di un prefisso e di un suffisso a base

costituita da un nome o da un aggettivo (da acido ad in-acid-ire).

8. La composizione

La composizione è il procedimento con cui si uniscono due basi che ne formano una terza, che ha

un significato autonomo e che denota un concetto unico. Per la sua particolare produttività essa si

adatta alle esigenze di oggi più che a quelle del passato.

8.1 Composti con base verbale e base nominale

In italiano esistono composti con base verbale sono composti da un verbo transitivo e da un

sostantivo senza l’articolo (appendiabiti, fermacarte).

Sono un caso particolare i composti formati da due imperativi coordinati come saliscendi,

dormiveglia o lecca-lecca.

I composti con base nominale presentano varie strutture: la più comune è quella formata da un

nome+ un aggettivo (terrasanta, palcoscenico) oppure da un aggettivo e da un nome (mezzobusto,

mezzanotte).

Esiste inoltre l’accostamento di due sostantivi che cumulano due funzioni come studente-

lavoratore.

8.2 Composti di forme libere e di forme non libere

I composti con forme libere sono quelli in cui i due elementi da cui sono formati possono ricorrere

in una frase come elementi indipendenti: così per appendi e abiti.

I composti con forme non libere sono quelli in cui gli elementi costituenti non hanno alcun senso,

presi singolarmente, almeno in italiano (-ippo e –dromo).

8.3 Riduzione per troncamento

La riduzione per troncamento avviene quando vi è il troncamento uno degli elementi del composto

(cantante + autore = cantautore).

Vi sono anche formazioni in cui gli elementi coinvolti sono tre: autoferrotranvieri, lava

tergilunotto.

9. Le unità polirematiche

Le unità polirematiche sono delle combinazioni di parole percepite come un'unica unità lessicale,

assumendo un ordine fisso, non modificabile (ferro da stiro).

Vi sono numerosi sottotipi:

1) unità polirematiche nominali, che possono essere costituite in vario modo: innanzitutto

nome+aggettivo e viceversa (anima gemella, alte sfere); nome+di/del+nome (patente di

guida); nome+a+nome (occhi a mandorla); nome+da+nome (camera da letto);

2) Unità polirematiche verbali (dare retta);

3) Unità polirematiche aggettivali (ragazza acqua e sapone);

4) Unità polirematiche avverbiali (così così).

10. Formazione delle parole e significato

Va fatta una precisazione in merito alla relazione che corre tra il significato della base e quello dei

suffissi/prefissi o della seconda base.

Il significato composizionale è quello di mangiapatate, ad esempio, perché risulta dalla

composizione di più elementi.

Il significato lessicale invece, non è prevedibile dagli elementi del composto (persona che non vale

nulla).

11. Etimologia popolare, eufemismi e altre modificazioni inattese della base

Quando una parola entra in un sistema linguistico, può accadere che i parlanti la ritengano un corpo

estraneo e reagiscano cercando di adattarla ad un elemento del sistema già noto, familiare.

L'accostamento di una parola sentita come estranea ad un'altra già nota prende il nome di

paretimologia o etimologia popolare.

Esiste poi una serie di parole modificate intenzionalmente, per altri motivi, spesso di natura

tabuistica.

Ad esempio scattano nei parlanti meccanismi con cui si tende ad evitare di nominare direttamente

l'entità divina e il sacro: abbiamo così la trasformazione eufemistica di Dio in zio e Madonna in

Madosca.

12. I derivati per accorciamento

Nell'italiano comune esistono parole derivate dall'accorciamento di parole preesistenti ( da aereo,

aeroplano) .

Nelle abitudini giovanili lo scorciamento è diffusissimo nei nomi propri (Vale in luogo di

Valentina).

13. Le sigle

Nell'italiano si amplia progressivamente il ruolo delle sigle usate come vere e proprie parole fino al

punto che esse stesse diventano produttive di suffissati.

In qualche caso addirittura la sigla ha preso definitivamente il posto della locuzione che l'aveva

generata come nel caso di CISL; nella maggioranza dei casi però, si usano entrambe.

14. Onomatopee e voci espressive imitative

Esse sono un gruppo di parole che traggono origine da suoni che indicano o indicavano in origine

rumori, voci, grida, movimenti rapidi o lenti o ripetuti, azioni ripetute a lungo, cose che accadono

d'improvviso, operazioni o atti violenti, movimenti di va e vieni, o fenomeni atmosferici.

Il suono che tentano di riprodurre è piuttosto approssimativo, ma si tratta dell'unico gruppo di

parole in cui esiste una relazione tra la parola usata e la cosa.

15. Parole e nomi

15.1 I deonomastici

Una componente essenziale del lessico italiano è costituita da:

− nomi di persona o di luogo diventati essi stessi nomi comuni;

− nomi, aggettivi e verbi derivati da nomi di persona o da nomi geografici attraverso processi

di suffissazione e prefissazione.

15.2 I nomi di persona diventati nomi comuni

Questo fenomeno è un'estensione semantica di tipo metaforico o metonimico. Una guida turistica

non di rado viene chiamata cicerone, e una raccolta di carte geografiche è oggi comunemente

chiamata Atlante, dal nome del titano. Un fotografo di attualità mondana è un paparazzo, dal

cognome di un fotografo del film “La dolce vita” di Federico Fellini.

15.3 I nomi di luogo diventati nomi comuni

Anche i nomi di luogo offrono un repertorio molto vasto: basti pensare ai nomi di vini ( Chianti,

Prosecco, Barolo).

Dall'inglese abbiamo tra i tanti anche jeans, ricavato dal nome inglese della città di Genova.

Inoltre noi chiamiamo vulcano qualunque apertura naturale della crosta terrestre da cui fuoriesca

lava: abbiamo generalizzato come nome comune il nome di luogo Vulcano.

Alcuni nomi geografici sono divenuti simboli di disastri, veri o metaforici: la sconfitta italiana in

una famosa battaglia della prima guerra mondiale è all'origine di Caporetto come “grave sconfitta”.

La cattiva abitudine di attribuire difetti agli altri popoli ci porta a dare del portoghese a chi entra

senza pagare o senza essere invitato: comportamento che si spiega con l'abitudine, anch'essa

politicamente scorretta, di attribuire un significato negativo a tutte quelle parole collegate a quelle

popolazioni.

15.4 I marchionimi

Una serie di parole nasce in italiano da marchi registrati disponibili in commercio, cioè dai

marchionimi.

Essi finiscono per diventare nomi comuni: è il caso di aspirina, un marchio registrato che oggi

designa genericamente le compresse usate come antipiretico, antidolorifico e antireumatico.

16. Simmetrie e dissimmetrie

A causa della continua evoluzione dell'italiano troviamo i seguenti fenomeni:

-persistenza di parole derivate da parole a loro volta scomparse;

-mancanza di parallelismo all'interno di alcune famiglie di parole (dissimmetrie);

-persistenza di alcune forme arcaiche o desuete solo all'interno di formule fisse ormai cristallizzate;

-persistenza di parole solo nell'uso metaforico o in formule fisse, e non nel loro significato

originario.

17. Le parole nate per errore

Può accadere che una parola sia stata ad un certo punto della sua storia “letta male” e che questa

errata lettura si sia poi stabilizzata , dando origine ad un nuovo nato che poi si è conquistato il pieno

diritto di cittadinanza con l'uso. Ad esempio il nome del tulipano, in tutte le lingue d'Europa, nasce

dalla relazione di un ambasciatore che aveva confuso il nome di un fiore con quello di un copricapo.

Capitolo 9: I dizionari dell'uso

1. Premessa

I vocabolari sono strumenti di educazione permanente e, a seconda della loro tipologia, hanno lo

scopo di:

1) tradurre le parole di altre comunità linguistiche del presente o del passato (dizionari bilingui o

plurilingui);

2) transcodificare in una norma comune, all'interno della stessa comunità linguistica, le conoscenze

tecnico specialistiche di gruppi sociali o culturali (dizionari tecnici o specialistici);

3) padroneggiare i mezzi espressivi attraverso l'analisi semantica, sintattica, morfologica e fonetica

della lingua ( dizionari monolingui );

4) accrescere il sapere dei lettori attraverso l'intermediazione delle parole (dizionari enciclopedici ).

Il primo vero dizionario italiano risale alla fine dell'800 e si chiama Giorgini-Broglio, il quale però

si è dimostrato un fallimento commento commerciale, dunque è rimasto isolato.

Tra i dizionari più popolari abbiamo lo Zingarelli e il Devoto-Oli.

2. Natura e caratteristiche di un vocabolario moderno

Un dizionario è uno strumento la cui comprensione implica la conoscenza delle modalità di

presentazione di dati e definizioni, infatti esso si iscrive in una tradizione più o meno lunga. I

vocabolari dell'uso sono tre: il Sabatini-Coletti, lo Zingarelli e il Devoto-Oli, essi contengono tra le

100.000 e le 150.000 parole.


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Moses

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Riassunto per l'esame di Linguistica Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Dalle Parole ai Dizionari, Aprile. Gli argomenti trattati con particolare attenzione sono: le parole dal punto di vista linguistico, la parola come unità minima isolata all'interno della frase, la parola fonologica, la parola grafica, il lessema.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Porro Marzio.

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