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sinonimia assoluta: si parla dunque di sinonimia relativa, preferendo ammettere che le parole,

anche quelle più vicine, possono condividere lo stesso fondamentale significato.

I contrari invece vengono detti anche antonimi, diversi a loro volta dai contraddittori. Questi

ultimi, infatti, rappresentano una negazione (il contraddittorio di “veloce” è “non veloce”, mentre il

suo contrario è “lento”). Inoltre i contrari possono essere graduabili e non graduabili: mentre i primi

possono esprimere una comparazione (“tu sei più veloce di me”), i secondi esprimono una scelta

netta (“Iolanda è viva”), ma resta il fatto che se i contrari non graduabili sono usati in senso

metaforico diventano anch’essi graduabili (“Milano è viva città” implica che è più viva di altre

città). Esistono inoltre aggettivi privi di un contrario come “freddoloso”.

7. Iperonimia e iponimia, estensione e intensione

Un sottotipo di sinonimia è costituita dal rapporto tra iperonimi (parole di significato più esteso e

generico con una maggiore estensione: per esempio “mammifero”) ed iponimi (parole di significato

più ristretto e specifico con una maggiore intensione: “mucca”).

8. Realtà e oggetto mentale

La realtà è una verità infinità i cui confini sono inesplicabili, dunque occorre immaginare una zona-

limite, un’area di transizione, ovviamente inimmaginabile all’interno dell’idea di realtà

extralinguistica, dunque è la lingua a delimitare questa linea continua, e ogni lingua si crea questi

limiti e questi tagli per proprio conto nella massa del contenuto, che provvedono a rendere ogni

lingua diversa dalle altre. Dunque noi riceviamo l’immagine del mondo con la nostra lingua

materna e i concetti che si incontrano in tutte le lingue, vengono “tagliati” differentemente in base

al gruppo linguistico a cui appartengono. Infatti quando cerchiamo di applicare i nostri schemi

mentali a realtà che non corrispondono esattamente ad essi, si verificano difficoltà: la nostra

incertezza viene soprattutto dal fatto che abbiamo un’immagine mentale un po’ troppo precisa di

quello che devono essere.

9. La definizione degli oggetti mentali

Riguardo all’oggetto mentale esistono vari studi per i quali si ricorre all’analisi componenziale, che

è la scomposizione di domande complesse in elementi di base, i quali saranno chiamati semi. Pottier

fece uno studio sull’oggetto mentale “sedia”, per il quale esistono diversi modelli e vari semi (con

schienale, su piedi, per una sola persona, per sedersi,); sono nati a riguardo dunque cari dibattiti

come il quesito secondo il quale una sedia senza piedi probabilmente non potrebbe più dirsi

propriamente “sedia” e vari altri esempi.

In ogni caso un’analisi impostata in questo modo è sostanzialmente corretta quando si passa dalla

riflessione teorica alla concreta prassi lessicografica, cioè quando si fa un vocabolario e si deve

definire un oggetto mentale individuandone le caratteristiche distintive ed essenziali.

10. Nomi astratti e nomi concreti

La differenza tra nomi concreti e nomi astratti sta nel fatto che nei primi il referente è accessibile ai

sensi, mentre per i secondi il referente è immateriale e non è accessibile ad essi.

Spesso non sono i nomi ad essere astratti o concreti di per sé, ma è astratto o concreto il senso in cui

sono impiegati: per esempio il “colore” si vede ed è concreto, ma nel senso di colore politico è

un’astrazione. Anche le malattie propongono queste differenziazioni: alcune sono chiaramente

percepibili dai sensi (l’acne), altre sono immateriali di per sé (l’ansia).

Un altro aspetto consiste nella concretizzazione degli astratti, che consiste nella coesistenza

all’interno della stessa parola di un senso astratto ed uno concreto, come per esempio il verbo

“costruire” che esprime l’astratta azione del costruire, ma anche il concreto oggetto che viene

costruito.

11. La definizione di una parola

L’importanza della definizione del significato è stata riconosciuta come un’operazione

propriamente linguistica, quindi scientifica, e come la via di passaggio, di collegamento tra la

semantica e la logica. Ogni dizionario ha dovuto inventare le forme e i tipi di ciascuna parola: parte

generalmente da unità più generiche per aggiungere semi sempre più specifici: quindi è presente

innanzitutto la menzione di una parola più astratta e più generale di quella da definire e subito dopo

c’è l’indicazione di una differenza specifica (analisi per iperonimi). Esiste anche l’analisi per

negazione costituita dalla definizione attraverso antonimi e contrari (“lasciare”= “non portare con

sé”), e il rinvio ad un sinonimo o ad una serie di sinonimi. In questo caso non c’è analisi.

Capitolo 3: La fraseologia

1. Caratteri funzionali e strutturali delle locuzioni

I dizionari descrivono le parole isolandole, quindi estraendole dai singoli contesti in cui ricorrono,

anche se questi ultimi sono indispensabili per inquadrare la parola considerata, perché non esiste

segno linguistico che non sia inquadrato in una combinazione con altri segni nell'ottica di formare

un enunciato. Esiste a questo proposito l'idea di globalità del significato, il quale non può essere

considerato come la somma dei significati delle singole parole ma deve essere estrapolato da un

concetto più ampio.

2. Modi di dire e sistemi sociali

I modi di dire sono diventati, attraverso l'uso, elementi fissi, cristallizzati nella lingua dato il loro

largo uso e l'importanza dal punto di vista storico (quindi antropologico) perché inquadrano

esperienze che furono incisive per la comunità. Molti di essi nascono da prassi giudiziarie cadute in

disuso da molti secoli: per esempio l'espressione "mettere le corna" è un modo di dire che si usa

continuamente nel linguaggio comune, ma che apparentemente non ha nessun legame con il

tradimento: esso era una pratica giudiziaria elementare in uso nel Medioevo, quando era abitudine

imporre delle corna di scherno ai mariti che tolleravano una condotta immorale della moglie; "finire

al verde" deriva dall'abitudine di far portare un berretto verde ai falliti in segno di pubblico scherno.

Un altro campo fertilissimo per i modi di dire è costituito dai riferimenti agli animali: "avere, dare

la scimmia" risale ad abitudini giudiziarie del passato, e cioè all'uso di un animale come simbolo di

punizione; altro campo è quello dei riferimenti ai vestiti in quanto rappresentanti dello status

sociale ("nascere con la camicia"); o anche riferimenti alla religione ("è un bacchettone", che

deriva dal fatto che nelle processioni di un tempo c'era un confratello con una bacchetta in mano

che badava a che i partecipanti alle funzioni si comportassero in modo adeguato).

3. Modi di dire e tradizioni regionali

I dialetti settentrionali e soprattutto quelli lombardi, forniscono un carico notevole di modi di dire,

molti derivati da antiche pratiche di scherno. Per esempio "per modo di dire" è un'espressione di

origine lombarda tramandataci attraversi i "Promessi sposi".

Anche l'apporto romanesco è evidente come ad esempio nell'espressione "scapparci il morto" o

"tirare a campare".. del filone meridionale ricordiamo: "cose da pazzi", "fare una rimpatriata".

Alcuni modi di dire sono addirittura provenienti da altre nazioni come "colpo di stato" che deriva

dal francese "coup d'etat".

4. Modi di dire e persistenza delle parole

Ci sono alcune parole, che se non fossero state presenti nei modi di dire, sarebbero sicuramente

finite nel dimenticatoio. Per esempio l'espressione "scendere in lizza" che significa "prendere parte

ad una gara/discussione" contiene la parola "lizza" che è un arcaismo dal valore di

"palizzata,steccato" da cui "spazio recintato entro cui si svolgevano le giostre all'epoca della

cavalleria"; anche l'espressione "dare retta", contiene una parola ignota alla maggioranza delle

persone che la pronunciano: essa ha infatti una derivazione latina da "arrectam auream" (orecchio

teso).

5. Locuzioni e modi di dire oggi

La formazione dei modi di dire continua anche oggi: il paternalismo con cui era trattata la

condizione femminile ottocentesca è forse espressa meglio dai modi di dire correnti che dai manuali

di storia: per esempio il "sesso debole" o "il gentil sesso" o "l'angelo del focolare", oppure il

famigerato "principe azzurro" che è l'aspirazione per le ragazze di buona famiglia; anche se la

maggior parte dei modi di dire è frutto dell'influenza dei media e della politica come "conflitto di

interessi".

6. Il meccanismo dell'analogia

Con il ricorso all'analogia i modi di dire vengono spesso coniati sulla base di altre parole o di altre

sequenze di parole già esistenti e memorizzate dai parlanti. Per esempio l'espressione "madre di

tutte le battaglie" ha prodotto per analogia una serie di espressioni simili "madre di tutte le partite,

di tutte le cause", ecc..

Capitolo 4: Lessico e società

1. I linguaggi settoriali

I linguaggi settoriali rappresentano le varietà dell'italiano utilizzate in ambiti specifici della vita

sociale e professionale, e, grazie alla specializzazione sempre crescente dei saperi, della tecnica e

degli aspetti di vita, rappresentano una forza espansiva portante dell'italiano di oggi. Ciascuna

specializzazione ha un proprio vocabolario e una proprio lessico specialistico, il quale si costituisce

attraverso due vie:

1) si coniano, o si prendono in prestito da altre lingue, parole o unità polirematiche che la lingua

comune non possiede e che sono proprie di quel determinato settore.

2)si usano parole che sono già della lingua comune, ma le si specializza attraverso una

rideterminazione semantica, quindi dell'acquisizione di un nuovo significato, proprio di quel settore.

Come per esempio la parola "scivolata", che nella lingua comune consiste in un banale scivolone,

mentre nelle cronache sportive si intende un intervento con le gambe in avanti mirato a colpire il

pallone. La polisemia nei linguaggi settoriali deve essere ridotta al minimo o scomparire in favore

della monogamia, dato che introdurrebbe ambiguità, la quale rappresenta una negazione della

comunicazione scientifica.

Bisogna quindi ricordare che ad una tecnica superata corrisponde una terminologia superata: i

mestieri del lattoniere o del fontaniere non esistono più perché il mestiere, da artigianale che era, ha

cominciato ad organizzarsi su piano aziendale.

Inoltre le conoscenze del lessico non sono omogenee nella comunità linguistica ma "mutano nei

diversi strati sociali in rapporto al grado di conoscenza e alla divisione del lavoro", infatti una

parola che ad uno specialista può sembrare di uso comune, ad un normale parlante può apparire

come specifica.

2. Persistenza del lessico e progresso delle conoscenze

Ci sono casi in cui il nome dell'oggetto sopravvive anche se la tecnica è stata resa obsoleta

dall'evoluzione delle conoscenze: ad esempio nessuno ricorre più all'uso della carrozza nei propri

spostamenti, eppure tutti sanno cosa quest'oggetto rappresenti, anche perché esso ha per così dire

modificato la propria corrispondenza, identificandola con il vagone ( o carrozza) del treno dove

siamo posizionati.

A parte questa tipologia, importante ma minoritaria, l'evoluzione del lessico segue quella sistemi

sociali.

3. I neologismi

La neologia è la possibilità di ogni lingua di formare nuove unità di lessico, è un meccanismo che

consente alla lingua di rimanere viva: le lingue "fissate" in un particolare momento della loro storia

sono quelle morte come il latino classico. Un neologismo si forma in due modi:

1) con la produzione di una vera e propria parola nuova (neologismo lessicale: resettare);

2) con la nascita di un significato nuovo di una parola già esistente (neologismo

semantico: chiocciola, nell'informatica) .

Possono poi essere considerati neologismi anche gli elementi del lessico che nascono come termini

specialistici di un determinato ambito settoriale e poi si diffondono presso la generalità dei parlanti.

In alcuni casi il creatore di una parola (onomaturgo) è individuabile, e quindi il neologismo viene

datato con esattezza: D'annunzio per esempio, ha creato la parola "velivolo", in vece di "aeroplano".

Tuttavia questi sono casi isolati: in genere è difficile risalire al creatore di una parola.

Ci sono tipi diversi di neologismi:

1) neologismi stilistici: neologismi usati in funzione espressiva e stilistica da giornalisti in

particolari contesti, tra essi si annida la maggioranza delle parole nuove che non attecchiscono

stabilmente (i cosiddetti "neologismi capricciosi");

2) neologismi denominativi: quelli che servono a dare un nome nuovo a nuovi oggetti o nuove

tecniche. Rispondono a un problema di difettività lessicale, cioè colmano un vuoto del sistema.

4. Gli arcaismi

Il movimento della lingua si manifesta anche dall'invecchiamento di una parte del vocabolario e di

una parte di significati e dalla loro progressiva scomparsa: gli arcaismi.

Oltre agli arcaismi morfologici e sintattici, ci sono gli arcaismi lessicali, costituiti dalle parole

uscite fuori dall'uso, che non esistono più nell'italiano di oggi come "pelago" in vece di "mare".

Alcune parole della "Divina commedia" esistono ancora oggi in italiano esistono ancora oggi in

italiano, ma con significati diversi da quelli che avevano nel Trecento. Si tratta degli arcaismi

semantici, come "volume" inteso come "raccolta delle opere".

5. L'uso delle parole: la correttezza politica

La correttezza politica è l'esigenza di usare parole secondo caratteri non sessisti e non offensivi

verso minoranze politiche, etniche o religiose; essa ha determinato negli ultimi anni un consistente

cambio di mentalità e di comportamenti linguistici. Nei confronti di alcune situazioni di disagio per

esempio, si è scelto con nettezza di preferire denominazioni come "portatore di handicap" o

"disabile" ad "handicappato" considerata volgare e offensiva.

Capitolo 5: Il latino come matrice: trafila ereditaria e trafila dotta

1. Premessa

Il patrimonio lessicale, dal punto di vista dell'origine delle parole può essere suddiviso in:

1) parole di tradizione ininterrotta dal latino fino ad ogni;

2) parole anch'esse di tradizione latina (o greca) ma giunte all'italiano per via dotta (cultismi);

3) prestiti e calchi da lingue straniere o dai dialetti locali e regionali;

4) neoformazioni (suffissati, prefissati, composti)

2. Trafila ereditaria e trafila dotta

Il patrimonio lessicale dell'italiano è formato principalmente da parole usate ininterrottamente

dall'età latina fino ad oggi (trafila ereditaria) e da parole una volta estinte ma poi riprese dagli

intellettuali (trafila dotta).

Il passaggio dal latino alle lingue neolatine è stato il risultato di un processo progressivo, lento,

graduale e ininterrotto, la cui documentazione inizialmente è molto esigua, ma che con il passare

del tempo si fa tuttavia più abbondante finchè la nuova lingua non acquista anche una sua

autonomia e dignità scritta: siamo dopo l'anno Mille e il passaggio dal latino alla nuova lingua si è

già compiuto nel parlato da molto tempo. Essa, presenta due condizioni: deriva dal latino parlato ed

è stata usata ininterrottamente.

Le parole di tradizione ininterrotta si concentrano ininterrottamente in campi dell'attività umana di

grande importanza per la vita di tutti i giorni, come per esempio la designazione delle parti del

corpo.

Anche parole come "ala", "dare" "acqua" erano ugualmente usate dai latini; ma il processo in alcuni

casi coinvolge il cambiamento di significato: la parola "casa" era usata dai latini per indicare una

casa di campagna, mentre per designare le abitazioni vi era la parola "domus", quest'ultima ormai è

caduta in disuso e viene utilizzata solo la prima per indicare tutti i tipi di abitazioni.

3. I cultismi

Accanto alle parole che si sono conservate, c'è un grosso gruppo che si è estinto. Tuttavia vari

uomini dotti (di Chiesa, di diritto o di lettere) hanno ripescato alcuni termini dal serbatoio del

dimenticatoio, per potervi attingere in caso di necessità particolari. Grazie a questo processo di

"ripescaggio" alcuni di questi cosiddetti cultismi hanno a poco a poco attecchito nella inguai

comune dei parlanti di qualunque estrazione sociale e in qualunque contesto.

Per esempio il latino "ignis", che vuol dire fuoco, è stato utilizzato da molti autori latini di grande

prestigio e quindi rimaneva lì a disposizione per un eventuale riutilizzo come è in effetti è avvenuto:

la parola "ignifugo" (che impedisce o ritarda la combustione) infatti, è una ripresa dotta di "ignis".

Per l'individuazione di questi cultismi ci avvaliamo degli strumenti della fonetica, della morfologia

e della semantica.

4. Gli allotropi

Gli allotropi sono quelle parole quelle in italiano (o in altre lingue), si rifanno alla stessa parola

latina, ma si presentano in forma diversa. L'allotropo dotto è più vicino alla forma latina di quello

popolare, che ha subito un processo di alterazione più accentuato: ad esempio la parola latina

"circulum" ha come derivato di trafila popolare "cerchio" e come derivato di trafila dotta "circolo"..

è evidente che le due parole hanno significati molto diversi: "figura geometrica piana racchiusa in

una circonferenza" contro "associazione di persone".

Un altro tipo di allotropia è quella in cui si producono due parole che risalgono alla stessa base

latina, una attraverso la trafila ereditaria e una come prestito, attraverso un'altra lingua romanza:

voci latine giunte a noi una prima volta direttamente dal latino, e una seconda volta attraverso il

francese.

5. L'altra lingua dell'antichità: il greco

Delle lingue classiche, anche il greco ha fornito un enorme contributo alla cultura moderna. La

presenza di grecismi, come diceva anche Leopardi, sottolineava "il ruolo fondamentale per la

diffusione in tutte le lingue di voci comuni giocato dalla comune organizzazione del sapere e dalla

sua circolarità continentale". Dall'ambito umanistico e rinascimentale ricordiamo "catastrofe" e

"catarsi". Ma soprattutto il greco ha un'importanza fondamentale negli ambiti specialistici della

medicina o della chimica.. Tra gli pseudo-grecismi, cioè le parole inesistenti in greco antico o

esistenti in un altro significato, ricordiamo "antologia".

6. Ampliamento e cambiamento dei significati

La lingua si è arricchita di nuove parole e di nuovi significati in corrispondenza con l'aumento della

complessità e con la trasformazione del mondo moderno. I fattori decisivi per l'ampliamento o il

cambiamento di un significato sembrano essere la metafora e l'analogia.

La prima consiste nel fatto che una parola viene usata, "trasportata", in un contesto diverso rispetto

a quello abituale in base alla somiglianza del significato letterale. Ci sono invece parecchi casi in

cui la metafora è talmente consolidata e ripetuta da non essere più neanche percepita come tale

(metafore spente): come l'esempio di "gamba del tavolo", la quale è nata come metafora, anche se

nel linguaggio comune è un'espressione così consolidata da non ricordarci più la gamba come parte

del corpo umano.

La contiguità, quindi la vicinanza, tra due o più parti di un oggetto, di un corpo, di un elemento

naturale determina spesso il cambiamento del significato di una parola, con l'estinzione del

significato precedente, dopo un periodo più o meno lungo di convivenza tra i due: il fenomeno è

dettometonimia, da una parola greca che vuol dire "scambio di nome". Nell'ambito del corpo

umano il latino "coxa" designava l'"anca", con il passare del tempo la destinazione si è trasformata

in "coscia", per la vicinanza delle due parti del corpo.

Capitolo 6: I prestiti

1. Premessa

I prestiti sono le parole straniere che entrano in una lingua in seguito a fenomeni di interferenza tra

sistemi linguistici. In fondo anche i cultismi, dunque, non sono altro che prestiti da lingue però

estinte, non viventi.

Il fenomeno chiama in campo fattori extralinguistici, vale a dire fenomeni sociali, economici,

culturali, storici e di costume. Il bilinguismo ha influito tantissimo in questo campo, non a caso

nell'informatica sono stati diffusi in Italia tantissimi neologismi inglesi: il gruppo sociale che si

occupa di informatica nel nostro paese è di fatto bilingue così come nella fisica, nella genetica, nella

biologia e vari altri campi.

Un ruolo fondamentale è inoltre giocato dai mass media in cui l'interazione tra i parlanti non è più

necessaria e inoltre la corrispondenza via e-mail.

E' indispensabile anche il prestigio: la lingua sentita dal parlante come più prestigiosa è quella che

dà più prestiti alla lingua sentita come meno prestigiosa, anche se il rapporto è fondamentalmente

reciproco; è inoltre essenziale la somiglianza lessicale e strutturale tra la lingua donatrice e la lingua

ricevente cosicché è possibile il riconoscimento di moltissime parole che nelle varie lingue

differiscono solo per dettagli minimi. In ogni caso i sostantivi hanno la maggioranza sugli aggettivi

e sui verbi dato che, tra quello che si prende all'estero, sono molto più frequenti nuovi fenomeni che

non qualità, procedimenti o azioni nuove.

2. Prestiti adattati e non adattati

Si istituisce la differenza tra prestiti adattati alla fonetica dell'italiano (come il francese "béchamel",

che in italiano viene adattato in "besciamella") e iprestiti non adattati (come il francese "creme

caramel"). L'ostilità della nostra lingua a contemplare parole che terminassero per consonante è

stata, fino all'Ottocento inoltrato, una potente spinta verso l'integrazione dei prestiti nelle strutture

fonetiche e morfologiche dell'italiano. Ma la tendenza si è poi invertita nel corso del Novecento, e

in modo sempre più veloce, tanto che l'italiano contemporaneo non integra quasi più i prestiti, che

quindi entrano in forma non adattata.

I prestiti vengono generalmente assunti al singolare; possono contenere inoltre, suoni non supportati

dalla lingua originaria.

3. Prestiti che entrano attraverso la lingua scritta

Il principale veicolo non è più tanto il contatto diretto tra le persone quanto il parlato televisivo e

radiofonico. L'altro canale è lo scritto: per esempio nel dialetto veneziano le monetine vengono

scherzosamente chiamate "schei", che deriva dalle monete ottocentesche dei dominatori austriaci,

su cui era scritto "schei-demunze", cioè moneta divisionale, la cui pronuncia è ovviamente diversa e

dunque, tramandata in via orale, sarebbe stata "sciai" o qualcosa di simile.

4. Prestiti di necessità e prestiti di lusso

I prestiti di necessità riguardano l'acquisizione di nuovi oggetti o di nuovi concetti prima ignoti.

Come per esempio il "computer". I prestiti di lusso sono quelli per cui l'italiano ha già un

corrispondente, almeno approssimativo: l'inglese "week end" corrisponde al nostro concetto di "fine

settimana".

5. Prestiti definitivi e prestiti non riusciti

Ci sono prestiti che si sono ambientati perfettamente nell'italiano da secoli, di cui magari oggi il

parlante ignora la provenienza credendo che la parola in questione sia italiana: essi sono i

cosiddetti prestiti definitivi , ormai radicati da più di un millennio. Per esempio il verbo "mangiare"

deriva dal francese "mangier".

Ma esistono anche prestiti non riusciti, che non attecchiscono in italiano, o che vengono utilizzati

per un periodo brevissimo e poi cadono in disuso. Anche questi prestiti di vita effimera sono

culturalmente significativi perché rivelano il fatto che tra due lingue ci sono, in un dato momento,

scambi e contatti intensi. Ad esempio l'italiano delSettecento era pieno di francesismi, in modo così

capillare da sovrastare l'importanza attribuita oggi all'inglese.

6. I calchi

Una parola italiana può anche cambiare sotto l'influsso di una lingua straniera, sviluppando forme e

significati non originari: abbiamo dunque un calco osostituzione lessematica. Esso presuppone un

grado di bilinguismo molto più avanzato del prestito ed ha quindi carattere generalmente colto.

Esistono vari tipo di calco, in particolare:

1) il calco strutturale rappresenta una traduzione letterale, con parole italiane, di una

corrispondente espressione straniera. Ad esempio "grattacielo" corrisponde all'inglese "skyscraper";

2) il calco semantico si ha quando una parola già esistente sviluppa un nuovo significato per effetto

dell'influsso di una corrispondente espressione straniera. Ad esempio il verbo "indossare" oggi si

adopera, grazie all'influenza dell'inglese "to wear", oltre che in riferimento all'abbigliamento, anche

agli accessori come le lenti a contatto.

7. La semantica dei prestiti

Raramente c'è una perfetta corrispondenza di significato tra la lingua di partenza e la lingua

d'arrivo: di norma il significato presenta restringimenti o allargamenti, dato che esso è condizionato

da un complesso di relazioni che non possono ritornare identiche nella lingua mutuante. Come ad

esempio il francese "lapin" che vuol dire "coniglio" in italiano si restringe fino ad indicare la

pelliccia di alcuni conigli.

8. I prestiti nel quadro dell'europeizzazione del lessico delle singole lingue

Le lingue europee subiscono da secoli un processo di europeizzazione e il fenomeno di affinità più

evidente tra le lingue d'Europa è costituito dal lessico intellettuale, dai termini astratti costruiti con

varie tecniche sul modello greco-latino. Questo fenomeno conosce varie tappe:

1) innanzitutto il Cristianesimo, poiché attraverso di esso si diffonde il lessico dell'esperienza

religiosa;

2) la seconda è la diffusione del modello della poesia cortese, proveniente dalla Francia:

3) la terza è la cultura rinascimentale proveniente dall'Italia, che diffonde presso tutte le lingue

molte creazioni linguistiche greco-latine, rinnovate con prefissoidi e suffissoidi ;

4) la quarta è l'Illuminismo, in cui agisce il modello francese, o francolatino e francogreco.

9. La stratigrafia dei prestiti

Non tutte le lingue hanno pesato allo stesso modo: innanzitutto le lingue parlate in aree più vicine a

noi hanno storicamente pesato di più. Molto rilevante è l'apporto germanico dei secoli compresi tra

il tardo Impero romano e l'alto Medio Evo. In questo caso i rapporti erano ravvicinatissimi dato che

le popolazioni germaniche avevo invaso la penisola. Ma l'influsso più importante è stato quello

francese, che non a caso è un paese che confina con il nostro.. man mano che ci si allontana in linea

geografica, i contatti sono minori e i prestiti diminuiscono. Anche se oggi lo sviluppo della

comunicazione ha avvicinato le distanze: l'influsso culturale dell'inglese è ad esempio oggi

sviluppatissimo in tutti i campi. Ma la questione dei prestiti ha anche un aspetto storico-diacronico.

Ci sono lingue che hanno pesato moltissimo, ma per un arco di tempo molto ristretto e altre che

hanno proiettato la loro influenza in modo piuttosto costante, infatti l'influsso delle lingue

germaniche è stato importantissimo per tutto l'Alto Medioevo, ma poi si è prosciugato.

9.1 I francesismi

I rapporti tra la penisola italiana e la Francia sono antichi e profondamente intrecciati si dal Medio

Evo, in cui tutto contribuisce a determinare un influsso profondo. Il bagaglio più interessante viene

dai contatti commerciali tra i mercanti francesi e quelli della penisola.

Nel periodo compreso tra il 300 e il 500 l'afflusso dei francesismi conosce una diminuzione, ma non

si arresta neanche nella dominazione spagnola e continua a rappresentare il contingente dei prestiti

più numeroso. Ma il momento di massimo grado di afflusso di francesismi è il 700, in cui nasce il

cosiddetto fenomeno della gallomania, verso il quale forte è la resistenza da parte dei difensori

della purezza della lingua, contro l'ingresso dei francesismi. In questo secolo esce l'opera francese

"Enciclopedia o dizionario ragionato delle scienze delle arti e dei mestieri", la quale circola in

originale per tutta l'Italia: un segno tra i tanti del fatto che il francese era noto a quasi tutte le

persone di cultura medio-alta. Segno di questa presenza capillare è l'introduzione delle parole

astratte: parole come "fanatismo" entrano in questo periodo nella lingua italiana, mostrandoci tra

l'altro, anche il dislivello di prestigio tra le due culture.

Anche l'influenza di un esercito di musicisti, cuochi, parrucchieri e stilisti contribuisce in modo

determinante al radicamento della lingua non solo in ambienti dotti, ma anche in quelli popolari. La

francesizzazione riguarda anche il pubblico femminile , considerato per la prima volta come una

possibile area di consumatori.

L'influenza del francese è destinato a continuare fino alla metà del 900.

9.2 Gli anglicismi

La tendenza alla scoperta della cultura inglese, comincia a diventare consistente nel 700, anche se

gli anglicismi continuano ad essere pochi. Gli intellettuali italiani ammirano la struttura sociale,

l'amministrazione della giustizia e il sistema politico della più antica democrazia del mondo:

dunque vi erano, concentrati nei prestiti lessicali, i fondamentali del funzionamento della

democrazia moderna.

Nel caso dei nostri prestiti rimane aperta, e in molti casi irrisolvibile, la questione se il passaggio sia

avvenuto direttamente dall'inglese all'italiano o se il francese abbia fatto da tramite.

Nell'800 l'inglese si conquista una posizione più stabile, la stampa quotidiana si caratterizza per la

tendenza ad accoglierlo massicciamente anche in forma non adattata.

Ma quel che è cambiato strutturalmente è il passaggio dal prestito occasionale nelle relazioni di

viaggio a una serie di prestiti definitivamente riusciti che hanno una larghissima diffusione

nell'italiano attuale. Importante è il campo degli sport, il quale si consolida nel 900 (il calcio nasce

in Inghilterra e fonda la sua terminologia nella compresenza tra italiano e inglese).

Dopo gli anni Trenta e Quaranta, l'ascesa dell'inglese riprende. L'ondata dell'ultimo quarto di secolo

ha visto un deciso sorpasso sul francese tanto che non solo abbiamo prestiti adattati e soprattutto

non adattati, calchi, ma anche processi di derivazione che dimostrano il radicamento del prestito e

l'acclimatazione della nostra lingua con l'aggiunta di suffissi (ad esempio da "film" abbiamo

"filmato"). Inoltre sono presenti gli pseudoanglicismi: una serie di vocaboli molto comuni che un

inglese o un americano non capirebbero, almeno nell'accezione in cui sono usati in Italia (come

"autostop").

9.3 Gli iberismi

Gli iberismi sono le parole provenienti dalle tre lingue principali che si parlano nella penisola

iberica: lo spagnolo, il catalano e il portoghese. L'influsso spagnolo ha cominciato ad esercitarsi in

un'età relativamente recente: il primo strato è rappresentato da un gruppo di ispanismi che sono

entrati nel solo regno di Napoli nel Quattrocento durante la dominazione della dinastia aragonese e

sono rimasti confinati nell'Italia meridionale, dove poi si sono in maggioranza estinti. Le direttrici

di diffusione dello spagnolo sono molteplici: dalla burocrazia, all'azione dei mercanti e banchieri

italiani in Spagna, dalla religione, all'arte e alla cultura. Ad esempio, dobbiamo agli spagnoli vari

nomi di danze come il "flamenco", il "tango", la "rumba" e il cha cha cha" e tra i prestiti recenti

ricordiamo quelli legati alla tormentata storia latinoamericana degli ultimi decenni: "guerriglia",

"miliziano" o "pronunciamento".

9.4 I germanismi

A causa delle invasioni germaniche di gruppi etnici nell'ultimo periodo dell'Impero romano

d'Occidente, durante tutto il Medio Evo, le lingue germaniche sono vere e proprie fornitrici fisse di

parole ed elementi strutturali. Vi era anche un grosso numero di germani arruolato nell'esercito

romano e in più i numerosi scambi commerciali.

Molte parole sono importanti anche nella nostra lingua quotidiana (nel campo dei colori il nostro

"blu" deriva da "blavus", e l'altra è "brunus" da cui "bruno").

Nei secoli successivi al Medioevo, i contatti con i popoli germanici si affievoliscono, senza però

scomparire.

Nel Novecento troviamo i primi prestiti non adattati (come "würstel" e i prodotti della gastronomia,

ma anche una parte della terminologia filosofica, termini storici in riferimento alla seconda guarda

mondiale, come "Fuhrer"); tra le parole che hanno cambiato significato ricordiamo "lager", che in

tedesco vuol dire propriamente campo, ma per effetto di Primo Levi in "se questo è un uomo" il

significato i tramuta in "campo di sterminio".

9.5 I grecismi bizantini

Amministratori, soldati marinai, mercanti, pellegrini e crociati, hanno contribuito ad assicurare

durante l'Alto Medioevo e oltre la continuità dell'influsso tardo-greco. La capillarità della diffusione

della cultura bizantina è testimoniata ad esempio dall'ingresso di "thio" nell'italiano, da cui deriva il

nostro "zio".

Al tempo delle repubbliche marinare il mondo greco raggiunge il suo culmine a livello di rapporti

con l'Occidente ed è così che entrano nel nostro vocabolario anche parole per il diritto al commercio

e alla navigazione come "catasto", "anagrafe" e per la stessa terminologia marinaresca ( "pilota").

9.6 Gli islamismi ( l'arabo, il turco, il persiano)

L'influenza dell'arabo sull'italiano e sui suoi dialetti è stata fortissima all'apice della civiltà islamica

e si è ridotta quasi a zero nei secoli successivi, quando il mondo arabo si è chiuso su se stesso in

maniera involutiva nei confronti dell'Occidente.

Gli ambiti di scambio di prestiti sono sostanzialmente due: quello legato al commercio e alla

navigazione e quello legato alle scienze e alla medicina. Tra i nomi di piante ricordiamo:

"albicocco", "limone", "melanzana" o "carciofo"; per la navigazione ricordiamo: "arsenale",

"dogana", "ammiraglio"

Anche la lingua della matematica deve molto all'arabo ("algebra", "algoritmo", "zero"), come anche

quella della chimica ("alchimia", "alcol", "sciroppo").

Il punto di svolta è da individuare nella rivoluzione islamica iraniana del 1979 guidata da Khomeini.

In seguito ad essa, abbiamo: "sharia" (legge coranica); "shahid" (martire); "mullah" (titolare di un

rango religioso) e vari altri.

L'influsso turco è molto più debole di quello arabo e si esercita in parte, grazie alla mediazione

dell'arabo stesso. Ricordiamo: "caffè", "sorbetto", "caviale", "chiosco".

L'influsso persiano si esercita anch'esso in parte, per tramite dell'arabo, come nel caso degli

"spinaci" e di "scacco matto". Ricordiamo inoltre, tra le parole persiane, "bazar" e "azzurro".


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Linguistica Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Dalle Parole ai Dizionari, Aprile. Gli argomenti trattati con particolare attenzione sono: le parole dal punto di vista linguistico, la parola come unità minima isolata all'interno della frase, la parola fonologica, la parola grafica, il lessema.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Porro Marzio.

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