Estratto del documento

Dalle parole ai dizionari

Marcello Aprile

Una parola è una sequenza di suoni (o fonemi) o di lettere isolabile all'interno di una frase. Se è una sequenza di suoni si chiama parola fonologica, se è di lettere si chiama parola grafica. Quest’ultima si vede maggiormente nello scritto poiché siamo abituati dalle scuole elementari a lasciare lo spazio tra una parola e l’altra; nel parlato, invece, si vede di meno perché stacchiamo le parole solo quando prendiamo fiato. Le parole sono dotate di un significato proprio (semanticamente piene), tranne per un piccolo gruppo di parole che comprende preposizioni, congiunzioni, ecc. (semanticamente vuote), che sono indispensabili per parlare ma non hanno un vero significato.

Il lessema dare viene definito con le altre differenti manifestazioni di dare come diedi, darò, ecc. che sono definite forme flesse. Le parole sono fondamentali per parlare una lingua almeno quanto lo sono le regole di grammatica, sono collegati. La differenza sta nel fatto che il lessico è un insieme aperto, cioè arricchibile all’infinito, mentre le regole di grammatica sono un insieme chiuso. Si possono aggiungere regole di grammatica ma molto lentamente.

Elementi del lessico e dei dizionari

Ci sono alcuni elementi del lessico con funzione grammaticale, come le locuzioni preposizionali o congiunzionali, cioè insiemi fissi di parole. Si tratta di elementi grammaticali che hanno subito un processo di lessicalizzazione e viceversa. Es.: mediante, durante, ecc. Le parole non hanno tutte la stessa importanza e frequenza. Grazie alla statistica possiamo comprendere quante parole deve esattamente sapere un italiano per imparare una lingua straniera e viceversa, e per formare i dizionari di base (acqua è più frequente di meccanoterapia). Le parole del lessico fondamentale sono in genere anche le più antiche.

Secondo il Grand Robert (importante vocabolario francese contemporaneo), un adulto dovrebbe conoscere circa 10.000-12.000 parole. Il tasso di frequenza va ovviamente anche legato alle famiglie lessicali. Es.: per conoscere estate, bisogna conoscere anche le altre stagioni.

Significato e significante

Il significato è sempre in rapporto con il significante, vale a dire con la sequenza di suoni da cui è costituita una parola. Il significante di tavolo è la sua forma, cioè T a v o l o. Saussure, padre dello strutturalismo, oltre ai concetti di cui ha parlato, bisogna aggiungere che il referente è l’oggetto extralinguistico (realtà situata fuori dal linguaggio).

Le parole sono arbitrarie (secondo la scuola di Saussure) o convenzionali (secondo la scuola di Ullmann). Sono il frutto di una convenzione che noi come parlanti in italiano abbiamo stabilito. Non c’è motivo per cui il muro si debba chiamare muro. Es.: parole che suonano uguali ma che hanno un significato diverso in base alla lingua (muro in italiano e muro in spagnolo che significa somaro, sono 2 parole completamente diverse e hanno lo stesso suono, nella convenzione stabilita dagli spagnoli significa asino, in quella stabilita dagli italiani no).

Onomatopee e spiegazioni linguistiche

C’è un gruppo di parole che invece non sono convenzionali o arbitrarie ma motivate, le onomatopee, perché rappresentano la riproduzione di suoni nella realtà. Non sono proprio riproduzioni perfette perché altrimenti sarebbero uguali in tutte le lingue. Es.: il cane in inglese fa woof woof e il cane in italiano fa bau.

L’uomo sapiens tende a darsi una spiegazione delle cose anche quando una spiegazione non c’è e rischia a volte di costruirsi delle spiegazioni errate per fatti che non capisce. Gli esseri umani, a volte, rimangono quasi vittime della loro lingua. Es.: per i greci Afrodite nasce dalla spuma del mare. Per affermare ciò, i greci si facevano condizionare dal fatto che il nome della spuma del mare in greco fosse afros, che centra con la prima parte del nome di Afrodite.

Oppure: il protettore della vista è Santa Lucia in Italia, in Francia è Pietro, in Germania è Sant’Agostino (Sankt Augustin). In tedesco occhi si dice Augen che guarda caso comincia come Augustin, in Italia Santa Lucia comincia con luce. Ancora: Nei Sepolcri di Foscolo ad un certo punto viene citato un animale chiamato upupa, che lui crede sia un animale notturno, probabilmente lo immaginava simile alle civette, gufi e altro. L’upupa, invece, è un animale diurno, grande quanto un gallo che di giorno canta e quant’altro. Fa quest’errore perché il suono è cupo e la sequenza di suoni piena di u gli ricorda un animale triste come gufo, si fa condizionare dalla lingua che parla.

Ancora: nei canoni della bellezza occidentale, il bello è da sempre rappresentato dai capelli biondi e dagli occhi chiari, gli occhi verdi, però, non esistono. Siamo convinti essi esistano in base ad un gigantesco scambio linguistico che risale ad uno scambio di 2 aggettivi in francese antico. Il francese inizialmente era la lingua guida in Europa, dopo è stata sostituita dall’inglese. L’aggettivo scritto vairs in francese occitanico antico era associato agli occhi, ma voleva dire grigio-blu. Nel 300 cominciò ad essere letto e ad essere confuso con verts che vuol dire verde.

Toponomastica e spiegazioni linguistiche

Questa accade anche con la toponomastica, cioè l’insieme dei nomi di luogo. I nomi di luogo hanno avuto tutti un significato perché altrimenti non sarebbero nati, per alcuni è trasparente (Calimera), per altri no. In alcuni casi, sempre per la volontà dell’uomo sapiens di darsi una spiegazione, si tende a mettere delle lettere su alcuni nomi di luogo che danno loro un senso. Es.: Aspromonte, aspro vuol dire bianco e non impenetrabile, difficile da scalare. La spiegazione ha un senso perché le cime dell’Aspromonte hanno la neve almeno per 5 mesi l’anno. A Roca c’è la Grotta della poesia chiamata così dai tempi moderni, prima veniva chiamata da tutti posia. Quando la zona si è italianizzata, chi è venuto dopo ha capito male e l’ha chiamata poesia. Posia in greco vuol dire acqua potabile perché lì c’erano sorgenti di acqua potabile.

Ancora: il nome della città di Milano in tedesco è Mailand. La seconda parte è chiara, land è come Ireland, England, ecc. Mai, in tedesco, significa maggio, quindi terra di maggio, non lo capivano e hanno rifatto la spiegazione con una cosa non vera.

Le parole e i concetti complessi

Ci sono degli aspetti nel reale che sono molto problematici perché sono una linea continua, i colori e il tempo. Il tempo è un concetto complicato: passato, presente, futuro, giorno, ecc. Se fossimo soli su un’isola deserta avremmo problemi a stabilire perché mercoledì dovrebbe essere diverso da giovedì. Noi lo distinguiamo per convenzione perché facciamo un lavoro, lezione, ecc. Fuori da questa routine no. È una linea continua che bisogna tagliare perché non esiste momento preciso in cui arriva l’estate, l’abbiamo solo stabilito convenzionalmente. I colori, invece, sono percepiti diversamente a seconda della civiltà che li genera.

Polisemia, omonimia e sinonimia

La polisemia è la possibilità di sviluppare più di un significato (acqua, liquido inodore, incolore e insapore; nel linguaggio religioso è acqua benedetta, in una frase come: l’acqua viene giù a dirotto, la parola significa pioggia, ecc.).

L’omonimia è il fattore per cui 2 parole diverse, che hanno etimologia diversa, finiscono per avere la stessa sequenza di suoni (Sale voce del verbo salire, sale cloruro di sodio, parto voce del verbo partire e parto partorire). Ci sono dei casi controversi in cui non è chiaro se si abbia a che fare con omonimia o polisemia. Es.: bolla, documento e bolla di sapone. Imposta della finestra e imposta come tassa, hanno un’etimologia latina, quindi viene chiamata omonimia storica.

La sinonimia è la proprietà di 2 parole di avere lo stesso significato, condividere una parte o il tutto del significato. Se ne condividono una parte si chiama sinonimia relativa (quasi sempre relativa), se lo condividono completamente si chiama sinonimia assoluta. Es.: Equità e giustizia sono sinonimi relativi, tra e fra sono sinonimi assoluti. Sinonimia assoluta è un concetto puramente teorico perché una differenza c’è sempre.

Antonomi, sinonimi e geosinonimi

Gli antonimi o contrari sono, invece, le parole che hanno un significato divergente. Esistono contrari graduabili e contrari non graduabili. Quelli graduabili ammettono tra loro un ventaglio di possibilità intermedie, es.: caldo e freddo sono contrari graduabili, non c’è il caldo assoluto e il freddo assoluto, chiaro e scuro, dolce e amaro. Vivo e morto sono contrari non graduabili. Non tutti gli aggettivi, non in tutti i significati hanno un contrario. I contrari non graduabili utilizzati in senso metaforico diventano graduabili come tutti gli altri. In particolari situazioni gli antonimi si neutralizzano. Es.: bello o bravo, possono diventare equivalenti dei loro contrari se usati in contesti come "hai avuto proprio una bella pensata". Esistono anche aggettivi privi di contrario, es.: freddoloso, profondo ha un antonimo (superficiale) se applicato a una ferita, ma non ne ha se riferito a un corso d’acqua.

Il contraddittorio è una negazione. Es.: non buono è contraddittorio di buono, veloce è contraddittorio di non veloce. Esistono anche coppie di sinonimi come adesso/ora, prendere/pigliare, porta/uscio che in realtà sono provenienti da vari dialetti. Per via della loro origine geografica diversa si può anche parlare di geosinonimi. Es.: anguria proveniente dal nord e cocomero dal centro-sud.

Iperonimi e iponimi

Gli iperonimi sono insiemi di concetti più grandi che comprendono al loro interno concetti più limitati. Es.: felino è un iperonimo, gatto è un iponimo (tutti gatti sono felini ma non viceversa). Il rapporto tra una parola e il suo significato può essere visto anche da un altro punto di vista: quello dell’estensione e dell’intensione. Es.: mobile ha maggiore estensione di armadio ma armadio ha più intensione di mobile. La realtà è una varietà infinita e si presenta in primo luogo il problema fondamentale di come stabilire i confini (mentali e poi linguistici) al suo interno. Ogni lingua impone ai suoi parlanti un modo diverso di vedere il mondo. Es.: per quanto riguarda i colori, il coreano non ha il verde e non perché siano daltonici. La divisione dell’anno in 4 stagioni è una convenzione, i nostri progenitori non concepivano 4 stagioni ma solo 2, la calda e la fredda.

Nomi concreti e nomi astratti

Nei nomi concreti il referente è accessibile ai sensi (letto, sedia, auto), nei nomi astratti il referente non è accessibile ai sensi (allegria, solitudine). Va specificato, però, che un nome può essere concreto o astratto a seconda del suo significato. Es.: colore è concreto, ma colore politico è astratto, cosa può essere concreto ma non se lo applichiamo a una frase come "una cosa è il pane e una cosa è la libertà". Bisogna stabilire una gradualità tra nomi più o meno astratti o concreti. Gli iperonimi sono più astratti degli iponimi, es.: pianta è più astratto di albero, che a sua volta è più astratto di pino.

Modi di dire, nessi fissi e locuzioni

Nei modi di dire, nessi fissi e locuzioni, la parola non è un’unità isolata, il suo uso e significato si può cogliere solo all’interno del contesto. Un proverbio o modo di dire non ha mai semplicemente il significato della somma delle sue parole, bisogna guardare la globalità del significato. Es.: essere un osso duro, non è la somma di essere un osso + duro, vuol dire essere una persona difficile da sconfiggere.

A furia di utilizzare abitualmente i modi di dire, abbiamo perso il loro significato originario non ricordando che in realtà sono nati secoli fa e fanno parte di una cultura ormai tramontata, pratiche medievali che vigevano nel Medioevo. Es.: fare fiasco, fare le corna, rimanere al verde, essere in bolletta.

Fare/mettere le corna deriva da una pratica di giustizia in uso nel Medioevo, in cui i mariti che tolleravano una condotta immorale della moglie, venivano costretti a fare sfilate di scherno con delle corna mostrandoli al paese in segno di disprezzo. Stesso dicasi per fare fiasco, che deriva dall’antico modo di dire appiccare un fiasco a qualcuno.

Essere/finire al verde deriva dall’abitudine di far indossare un berretto verde ai falliti in segno di pubblico scherno e essere/finire in bolletta deriva dall’abitudine di esporre pubblicamente la lista dei falliti, avere la scimmia veniva sempre dalle sfilate, si faceva portare o cavalcare un animale in segno di scherno. In ambito religioso: è un bacchettone deriva dal fatto che nelle processioni c’era un confratello con una bacchetta in mano che aveva il compito di badare ai partecipanti e farli comportare bene, il gioco non vale la candela è una rivisitazione della formula il santo non vale la candela, che fa riferimento a un santo incapace di soddisfare le richieste e a cui, quindi, era inutile accendere una candela.

Parole estinte

Ci sono parole che si sarebbero estinte se non fossero state inglobate in determinati modi di dire. Es.: entrare/scendere in lizza, che significa prendere parte a una gara, a una discussione. Lizza, presa da sola, è un arcaismo, fino al 300 era il recinto entro cui venivano combattute le gare cavalleresche. Dare retta a qualcuno vuol dire dare ascolto, la parola retta intesa come orecchio teso, drizzato (deriva da un’espressione latina) si sarebbe estinta perché non esiste più. Mancia in francese vuol dire manica, era il premio che il vincitore delle gare cavalleresche riceveva da una damigella e si sarebbe estinta.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Aprile, libro consigliato Dalle parole ai dizionari, Marcello Aprile Pag. 1 Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Aprile, libro consigliato Dalle parole ai dizionari, Marcello Aprile Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Aprile, libro consigliato Dalle parole ai dizionari, Marcello Aprile Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Aprile, libro consigliato Dalle parole ai dizionari, Marcello Aprile Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Aprile Marcello.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community