John Austin: frasi constative e performative
Introduzione alla distinzione tra frasi
Nelle prime sei lezioni ad Harvard (1955), John Austin introduce una distinzione fondamentale:
- “Oggi piove” ⇒ Vera o falsa ⇒ Dice qualcosa di una realtà.
- “Ti regalo un libro” ⇒ Né vera né falsa ⇒ Non dice qualcosa di una realtà (è una promessa).
Si tratta della distinzione tra:
- Frasi constative (statements, detti anche enunciati assertivi): Vertono sulla realtà, possono essere vere o false.
- Frasi performative (performatives): Fanno qualcosa, non possono essere vere o false.
Quando si dice, per esempio: “Io prometto”, “Io inauguro”, “Io battezzo”, non si afferma qualcosa su quello che si sta facendo, ma si realizza, invece, tramite l’espressione linguistica, l’azione di promettere, inaugurare, battezzare. In questo caso, quindi, il dire diventa un fare (=dicendo parole compio un’azione).
Il padre di Austin era un giudice, quindi probabilmente egli arrivò a questo concetto analizzando il linguaggio giuridico (Ti condanno/Ti assolvo ⇒ Non è semplicemente un dire, ma è un fare che ha conseguenze ben precise).
Le regole di felicità
Non sempre le frasi performative fanno qualcosa, a volte vanno a buon fine, a volte no. Se vanno a buon fine vengono chiamate felici, mentre se non vanno a buon fine vengono dette infelici. A questo proposito Austin introduce le regole di felicità, per valutare gli enunciati performativi. Esse sono 6, raggruppate in 3 gruppi: A (A’, A’’), B (B’, B’’), Γ (Γ’, Γ’’).
Regole del gruppo A
A1: Perché ci sia una proposizione performativa ci deve essere anche una procedura convenzionale (cioè un modo di procedere, di fare che è stato stabilito, regolamentato, non inventato) che prevede la presenza di un atto linguistico, di determinate persone che lo pongono in essere e di determinate circostanze.
A2: Le persone e le circostanze devono essere appropriate (=devono esserci effettivamente).
Regole del gruppo B
B1: La procedura deve essere seguita da tutti correttamente.
B2: E completamente.
Regole del gruppo Γ
Γ1: Se la procedura prevede che le persone partecipanti abbiano certi pensieri, sentimenti, comportamenti, allora le persone devono avere certi/quei pensieri, sentimenti, comportamenti.
Γ2: E (le persone partecipanti) devono in seguito comportarsi di conseguenza.
Se mancano le regole A e B, l’atto performativo è infelice perché non c’è non si fa nulla (misfires, cioè “colpi a vuoto”). Le regole Γ sono quelle più delicate perché con esse si compie l’azione.