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Etnolinguistica

Etnolinguistica studia il rapporto complesso fra lingua e cultura.

Cos'è la cultura?

1. La cultura di una società è tutto ciò che si deve conoscere o in cui bisogna credere per agire in modo accettabile all'interno di una certa comunità.

2. La cultura è un sapere socialmente condiviso da un gruppo sociale e non è solo un sapere ma anche un saper fare. Ad esempio, l'appartenenza alla cultura appenninica o alpina non può prescindere dal sapere di caccia. Il gruppo dei salesiani è caratterizzato dal sapere la Messa in latino e sapere anche cosa dice. Essere gentili in un posto può essere diverso dall'essere gentili in un altro, anche se si usa la stessa lingua: a Napoli, per essere cortesi si dà del “voi”, a Milano del “lei”.

3. La cultura inoltre è largamente condivisa e socialmente trasmessa, tuttavia l'attribuzione a fattori genetici di fattori culturali non è rara. Ad esempio, si è pensato che i rom avessero la voce più profonda per un fattore genetico. In realtà ciò non è vero, ma è dovuto alla cattiva abitudine di iniziare a fumare molto presto, alla vita all'aperto e all'intonazione della loro lingua.

4. All'interno della cultura ci sono saperi religiosi e morali. Ad esempio, nell'Africa Sub sahariana, è pratica condivisa l'infibulazione e per celebrarla celebrano una grande festa. Nella nostra cultura ciò è impensabile, ma nella loro è socialmente accettato. Quindi le comunità danno dei giudizi diversi: quello che non è accettato in una lo può essere nell'altra.

5. La cultura si trasmette di generazione in generazione in modo diretto e conscio (“Vieni qua che ti faccio vedere come si fanno i tortelli”) oppure in modo indiretto e inconscio (come il linguaggio, oppure l'inchinarsi per portare rispetto). Se la generazione più anziana ha controllo su quella più giovane, allora la trasmissione culturale è più forte → molto comune quindi nelle comunità isolate. Se invece esse non hanno il controllo, allora la trasmissione è orizzontale (non da parte degli anziani ma da parte dei giovani, a volte nemmeno appartenenti alla comunità) → innovazioni per diffusione.

Ad esempio, John Smith vive a Dallas, parla l'inglese → lingua che viene dall'Inghilterra – è cristiano → religione proveniente dall'area greco-giudaica – sa andare a cavallo → animale che non esisteva nel continente americano – tuttavia egli ritiene questi elementi parti integranti della sua cultura, quando in realtà essi sono innovazioni per diffusione di generazioni fa, che sono arrivate da persone al di fuori della sua comunità. Ma anche nelle culture più isolate ci sono innovazioni, anche se esse sono più rare e più lente.

6. La cultura del singolo è frutto della continua negoziazione di varie culture.

E la lingua?

1. È di per sé cultura e ne è un segmento essenziale perché necessaria allo sviluppo umano.

2. La lingua è anche veicolo di comunicazione e di apprendimento di altre conoscenze extra linguistiche.

3. È uno strumento per costruire, confermare e mutare i rapporti sociali. Ad esempio, dire la stessa cosa in modo diverso non ha lo stesso valore sociale: “L'uomo con cui ho parlato ieri era mio fratello” e “L'uomo che c'ho parlato ieri era mio fratello” non sono la stessa cosa. NB: se una lingua non ha uno standard, allora non ci sarà nemmeno un giudizio di adeguatezza.

4. La lingua non è solo un “saper parlare” ma anche un “sapere su come e quanto parlare”: non è quindi solo applicare delle regole grammaticali, ma anche organizzare enunciati e sapere quando tacere.

L'etnolinguistica studia tutto ciò che appartiene alla lingua come cultura. Essa nasce quando si inizia a fare esperienza del diverso e si alimenta della comparazione delle diverse esperienze. L'esperienza della diversità si classifica in tre parti:

Diversità culturale

Per vivere fra gli eschimesi non si ha bisogno di sapere come si usa una vanga, ma per vivere nelle comunità rurali sì. Le diversità valgono anche su elementi extralinguistici, ad esempio la famiglia. Culture diverse hanno un'idea e un'organizzazione diversa della famiglia.

  • Famiglie nucleari: La più comune poiché è la più vantaggiosa: soddisfa i bisogni sessuali di uomo e donna e riduce la forza distruttiva della loro competizione, poiché lo stato di conflittualità permanente è nocivo all'individuo e alla società. Protegge le femmine nel momento dell'allattamento e della gravidanza, perché c'è qualcun altro che bada alle altre cose (rapporto 1 :1) e favorisce il massimo incontro fra le generazioni e i sessi (maggior probabilità di adeguatezza e trasmissione culturale). Date le differenze anatomiche e fisiologiche fra uomo e donna, l'unirsi in famiglia rende più efficienti le attività di sussistenza mediante la divisione dei compiti.
  • Modello di famiglia dove la coppia di sposi non vive insieme: I Saho dell'Eritrea hanno la casa divisa e l'unico momento di condivisione è l'andare a letto insieme. Fra i Fur del Sudan anche il dormire insieme è rarissimo. Negli Ashanti del Ghana, i mariti non mangiano con le mogli, ma con la mamma e la sorella, mentre il cibo è portato dalla moglie. Nei Nayar dell'India, marito e moglie non vivono mai insieme e non si conoscono neppure: la donna fa figli con altri uomini, ma la potestà di essi risulta essere del marito ufficiale.
  • Famiglie con più membri: La poligamia è più frequente. Un uomo sposa più donne. In Senegal un uomo può avere fino a 4 mogli, lo stesso vale per gli Indigeni americani. Questo perché in questi luoghi era necessaria un'abbondanza di lavoro femminile per garantire la sopravvivenza del focolare. La poliandria è più rara. Una donna sposa più uomini. In Tibet è molto diffusa la poliandria adelfica, ovvero una donna sposa 2 fratelli, questo perché questa comunità vive a 3500 km di quota e perciò le risorse sono limitate.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valsfm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scala Andrea.
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