Cahiers du cinéma e Hitchcock
Nei primi due numeri dei Cahiers, i giovanissimi della redazione si danno il compito di fornire a Hitchcock il passaporto di autore → provocazione difficile da intendere per Bazin. Per contrasto, si tendeva a supervalutare Hitchcock a livello di contenuti. Dal 1953, Truffaut inizia a sostenere il cinema hollywoodiano.
Il riconoscimento di Hitchcock
Numero 26 → Rohmer colloca Hitch, in virtù del suo realismo spirituale, al fianco di Renoir e Rossellini, collocandolo fra i grandi autori. 1954 → un intero numero dei Cahiers dedicato a Hitchcock in occasione dell'uscita di “Delitto perfetto”.
Hitchcock merita di essere considerato un autore perché da trent'anni e in più di 50 film tratta sempre lo stesso tema - un'anima alle prese con il male - e mantiene uno stile che spoglia i personaggi e li immerge in un universo astratto delle loro passioni. Il numero contiene anche l'ennesimo articolo contro Bazin, che aveva intervistato due volte Hitchcock e non vi aveva ravvisato nessuna traccia di consapevolezza nel regista.
Politique des auteurs
Febbraio 1955 → viene lanciata la politique des auteurs: Truffaut teorizza questa figura di regista-autore la cui personalità stilistica è talmente forte da plasmare l'intera opera. Lo sceneggiatore deve solo fornire la materia prima per far sì che il regista-autore possa esprimere attraverso le immagini la sua personalità.
Politique des auteurs → modo di guardare il cinema finalizzato alla valorizzazione di una serie di registi consacrati ad autori. Elaborato un metodo formalista per riconoscere il valore nella regia (sede dei significati profondi). Era un rischio sostenere la politica degli autori per un regista “commerciale” come Hitchcock.
Interpretazioni e critiche
I Cahiers avevano esagerato affibbiando a Hitchcock delle interpretazioni che lui nemmeno aveva pensato, soprattutto l'idea che Hitchcock fosse un autore cattolico, poiché l'educazione cattolica aveva avuto molto peso sulle inibizioni di Hitchcock, soprattutto quelle sessuali. Ma Hitchcock non smentiva mai, anzi assecondava, perché il dibattito su di lui arrivava in un momento in cui la sua carriera non andava proprio a gonfie vele.
La pubblicazione del “Cinema secondo Hitchcock”, pubblicata nel 1966, consacra definitivamente Hitchcock come autore. Dal '68 in poi i Cahiers iniziano a essere troppo politicizzati: solo Truffaut continuava a fare film d'amore e gli stessi Cahiers smettono di recensirlo. Di conseguenza, smisero anche di recensire Hitchcock.
Hitchcock e la rappresentazione delle donne
Hitchcock misogino? Secondo la feminist film industry i film di Hitchcock favorirebbero l'identificazione nel personaggio maschile come agente della visione e utilizzerebbero il personaggio femminile come oggetto passivo della visione. Tutto ciò riduceva il rapporto identificativo dello spettatore a un gioco di sadismo o masochismo seconda che si trattasse di uno spettatore maschio o femmina. De Lauretis sostiene che il pubblico femminile si identificasse invece sia con il personaggio maschile sia con quello femminile, e quindi esso non sperimenta solo la posizione passivo-masochista.
Successivamente si pensò che questa visione della donna non fosse solo da ascrivere al regista ma in generale alla società, per cui si iniziò a considerare Hitchcock come misogino ma anche come rappresentatore della realtà. Dialettica trasgressione/punizione → le donne di Hitchcock sono tutte bionde algide che nascondono sotto la superficie un'esuberanza vulcanica. Questa esuberanza però viene punita (vedi Blackmail, dove Alice trasgredisce e vive una bruttissima esperienza). La lettura di Flaubert non ha contribuito solo alla dialettica trasgressione/punizione ma anche a Vertigo.
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