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264- Prima guerra punica

241

241 I cartaginesi vengono sconfitti nella battaglia navale presso le isole Egadi; la Sicilia diventa

provincia romana

238- Sardegna e Corsica vengono occupate dai Romani.

237

225- L’Italia sett., con la sottomissione dei Galli Boi ( stanziati tra Modena e Bologna) e Insubri

222 (Lombardia), passa sotto il controllo dei Romani;

218- Seconda guerra punica: discesa di Annibale in Italia attraverso le alpi, sconfitta definitiva di

201 Cartagine a Zama, perdita da parte di Cartagine di tutti i possedimenti al di fuori dell’Africa.

200- Guerra contro la Macedonia, inizio dell’espansione verso Oriente ai danni dei regni

196 ellenistici, sottrazione della Grecia al dominio macedone e proclamazione della sua libertà.

192- Guerra contro il regno ellenistico di Siria e smembramento dello stesso.

189

173 Istituzione delle feste popolari chiamate Floralia, dal 30 aprile al 3 maggio, in onore della

dea Flora, caratterizzate da giochi nel circo e dalla rappresentazione di mimi.

167 Polibio giunge a Roma come ostaggio.

155 Vengono a Roma i filosofi Carneade, Diogene e Critolao; Catone ne ottiene l’espulsione.

149 La Macedonia diviene provincia romana

149- Terza guerra punica, distruzione di Cartagine ad opera di Scipione Emiliano.

146

146 La Grecia diviene provincia romana

133 La Spagna diventa territorio romano in seguito alla espugnazione di Numanzia da parte di

Scipione Emiliano; viene divisa in due province: Spagna Citeriore e Spagna Ulteriore;

133 Inizio dei contrasti sociali. Tiberio Gracco, tribuno della plebe, si rende interprete del

disagio sociale e fa approvare una legge agraria tendente a ridistribuire più equamente i

frutti delle conquiste;

129 Viene ucciso Scipione Emiliano

123- Primo e secondo tribunato della plebe di Gaio Gracco, fratello di Tiberio: riproposizione

121 della riforma agraria, distribuzioni di grano alla plebe e affidamento dei tribunali agli

Equites, il ceto più elevato della plebe; assassinio di Gaio Gracco.

111- Guerra contro Giugurta, re della Numidia, condotta prima da Mario e poi da Silla

105

102- Guerra contro i Cimbri e i Teutoni ( popolazioni germaniche) sconfitti da Mario

101

90- Guerra sociale, rivolta cioè dei socii o alleati italici. Gli italici sono sottomessi, ma in cambio

88 ottengono la cittadinanza romana.

88- Silla console doma la rivolta contro Roma di Mitridate, re del Ponto, mentre a Roma in

87 contrapposizione a Silla vengono eletti consoli Mario e Cinna

86- Dominio sillano e dittatura: eliminato i mariani e conquistato il potere assoluto Silla elimina i

78 suoi avversari con le proscrizioni, riforma lo stato in senso reazionario e aristocratico, i

tribunali ritornano ai senatori, sono eliminate le distribuzioni di grano alla plebe, è annullato

il potere dei tribuni.

78 Morte di Silla

POLITICO

La storia romana nei secoli III-II a.C. sono episodi di guerre continue e vittorie che producono

un’enorme espansione territoriale. Dietro a questa politica espansionistica vi è un insieme

eterogeneo di aristocratici progressisti e rappresentanti della categoria in continua crescita degli

equites, dediti ai commerci e alle speculazioni finanziarie. Il potere di questa categoria aumenta e

si rafforza ulteriormente con la LEX CLAUDIA, approvata dopo la prima guerra punica, che vieta

l’esercizio del commercio ai senatori. La politica di espansione è caratterizzata da due tendenze: la

creazione di stati satelliti e amici; la riduzione dei territori dei vinti a province rette da governatori

romani. La prima linea è rappresentata dal partito degli Scipioni, in particolare da Scipione

l’Africano, il vincitore di Zama e si impone fino alla fine del III secolo inizi del II; l’altra è

rappresentata da Catone, portavoce di ceti e gruppi socialmente eterogenei, tra latifondisti e piccoli

e medi proprietari terrieri o commercianti, i primi alla ricerca di manodopera schiavile a buon

mercato, i secondi di sicurezza e libertà di commerci per i prodotti orientali e di lusso. Questo

periodo è però anche caratterizzato da una sistemazione legislativa e organizzativa dello stato:

guerra sociale, con la sconfitta dei socii, ma in compenso la concessione agli stessi della

cittadinanza romana, una serie di successi della plebe ( + equa ripartizione delle terre, distribuzioni

di grano..), rivincita degli aristocratici con Silla ( tribunali di nuovo al senato, soppressione delle

distribuzioni alimentari alla plebe urbana).

CULTURALE

Il fenomeno più vistoso è forse il FILELLENISMO= interesse per l’arte, la letteratura, la lingua e il

modo di vivere greci, dei regni ellenistici. Sono +’ gli Scipioni a dare lo stimolo in questa apertura

culturale nei confronti del mondo greco. I fenomeni culturali per lo + correlati al filellenismo:

- introduzione di culti greci ed orientali ( Dioniso, dea frigia Cibele x i romani Magna Mater) e

partecipazione popolare al culto che si esprime in processioni, cortei e giochi o rappresentazioni

teatrali;

- istruzione della classe dirigente, affidata ad un pedagogo greco, in genere uno schiavo colto, che

trasmette ai giovani un gusto letterario e artistico;

- la nascita delle scuole pubbliche, non finanziate dallo stato ma dalle famiglie, che stipendiano un

maestro; il pater familias rinuncia all’istruzione dei figli prima a lui affidata;

- il contenuto bilingue dei programmi scolastici; i testi di scuola sono greci;

- introduzione delle tecniche e della medicina ellenistiche;

- abbellimento delle grandi ville dei magnati con opere d’arte importate in grande quantità

dall’Oriente;

- l’introduzione di generi letterari originariamente greci prima ignoti, come la tragedia, la commedia

e l’epica;

- senso di inferiorità di alcuni letterati romani nei confronti della letteratura greca;

- l’utilizzo di un materiale scrittorio greco, il papiro, più pratico e meno ingombrante, dunque più

adatto alla diffusione della cultura;

- l’accostamento dell’elite dirigente, +’ del circolo scipionico, oltre che alla letteratura greca anche

alla sua filosofia, in particolare con l’arrivo a Roma di tre filosofi illustri: il peripatetico Critolao,

l’accademico Carneade e il stoico Diogene;

- una politica culturale vera e propria portata avanti +’ dagli Scipioni, grazie ad intellettuali a loro

legati da un rapporto mecenatistico, funzionale anche alla ricerca di consenso;

- la committenza nel settore delle arti figurative di modelli ellenistici asiatici;

- la reazione al filellenismo si manifesta anche in atteggiamenti di rifiuto e criminalizzazione della

cultura greca: Catone. Al nascere e crescere del filellenismo può aver contribuito la sconfitta di

Pirro, in conseguenza della quale Roma assume anche agli occhi della Magna Grecia il ruolo di

unica antagonista di Cartagine, prima attribuito alla Grecia.

Altro fenomeno culturale di quest’epoca anche nei suoi effetti sulla lingua è l’assimilazione

culturale del mondo italico, o meglio l’acculturazione di esso da parte dei Romani. Processo che

giunge a compimento nella fase finale di questo periodo, con la guerra sociale o dei socii, con il

coinvolgimento degli Italici nell’economia e nella milizia romane.

Letteratura e documenti: la letteratura di quest’epoca è costituita da una quantità rilevante di opere

( +’ in frammenti di tradizione indiretta). Molte sono anche le iscrizioni di carattere pubblico con una

qualche pretesa di letterarietà che si manifesta nella volontà arcaizzante. Le uniche opere che

possediamo intere sono le 21 commedie di Plauto, 6 di Terenzio, e il De Agricoltura di Catone. In

frammenti troviamo: per l’epica: l’”Odusia” di Livio Andronico, il “Bellum Poenicum” di Nevio, gli

“Annales” di Ennio; per la tragedia: Andronico, Nevio, Ennio, Pacuvio, Accio; per la commedia:

Andronico, Nevio, Cecilio Stazio, Afranio; per l’epigramma Ennio; per la satira Ennio e Lucillio; per

l’oratoria le “Orationes” di Catone; per la storiografia +’ le “Origines” di Catone; per l’autobiografia i

“Commentarii” di Silla e altri; per l’enciclopedia i “Libri ad Marcum filium” di Catone; per la culinaria

gli “Hedifagetica” di Ennio; per la critica e filologia i “Didascalica” di Accio. Tra le iscrizioni di

maggior estensione caratterizzate da volontà arcaizzante: gli elogi degli Scipioni; il cippo di Spoleto

posto a protezione di un bosco sacro ; il SENATUS CONSULTUM DE BACCHANALIBUS del 186.

I caratteri salienti della letteratura di questo periodo sembrano essere almeno 2: la grande

presenza di modelli greci e un’incipiente volontà di assimilarli e latinizzarli. -> Modelli greci: la loro

presenza è evidente nelle commedie, nelle tragedia ( +’ derivate da corrispondenti greche di cui

conservano intreccio, ambientazione, tecnica compositiva), nell’epica ( Odusia di Livio Andronico),

nella trattatistica tecnica come il De Agricoltura di Catone e gli Hedyphagetica di Ennio. Il modello

greco è presente anche in opere di contenuto latino, almeno a livello di tecnica e di strumenti

stilistici, come gli Annales di Ennio. Questa presenza ha un peso diverso a seconda dei diversi

generi, e che comunque non esclude mai l’originalità e la rielaborazione da parte latina.

-> Latinizzazione dei

modelli: volontà di appropriarsi dei modelli e di adattarli alla cultura e alla realtà romana, che si

manifesta in due modi: nell’inserimento, all’interno di una tematica greca di un intreccio greco, di

situazioni culturali, giuridiche romane ( spesso nella commedia plautina); nell’introduzione di

termini latini, qualificanti per la cultura, la religione, e la tradizione letteraria romana, in sostituzione

dei corrispondenti greci ( es. Livio Andronico sostituisce a Musa, Camena).

Lingua: la lingua letteraria latina dell’età degli Scipioni o di Plauto, in quanto prodotto e specchio di

un’epoca di grande espansione territoriale, di mutamenti sul piano sociale ed economico, di

tentativi di consolidamento delle strutture e dell’organizzazione, sociali, economiche e politiche si

caratterizza per un arricchimento senza precedenti con apporti dai vari livelli sociali e dalla varie

lingue, e per i primi passi verso la definizione e la codificazione dell’ortografia, della struttura del

periodo, del lessico, frutto anche della riflessione linguistica, la quale riguarda +’ l’introduzione dei

criteri e delle regole relativi alla grafia ed alla pronuncia, non slegata dal nascere di una coscienza

linguistica, intesa come consapevolezza dell’autonomia del latino rispetto alle altre lingue.

Avvengono alcune riforme ortografiche: ad Ennio è attribuita l’introduzione delle consonanti doppie

o geminazione consonantica ( si deve pensare a un ruolo di esempio e di stimolo esercitato da

Ennio su un costume che probabilmente si era già diffuso, nel quadro dell’atmosfera ellenizzante

dell’epoca). Così si deve interpretare l’attribuzione ad Accio dell’innovazione ortografica di scrivere

doppie le vocali lunghe: questa geminazione va intesa come costume italico (osco-umbro), che

cessa dopo la guerre sociali, quando viene meno anche da parte degli Italici ormai divenuti cittadini

romani la volontà di differenziazione. La geminazione vocalica è attestata solo nelle iscrizioni

italiche ed entro un arco di tempo ben delimitato, cioè dal 134 al 74. Lucilio nel libro 9 delle Satire

contesta proposte di scrittura, documenta usi grafici e fonetici e comunque riflette una diffusa

sensibilità in fatto di problemi linguistici; sembra essere in linea su quella volontà puristica di

rivalutazione di una pronuncia urbis propria che sarà l’ideale dell’aristocrazia dell’epoca

successiva. Stando alla testimonianza di Quintiliano nella Institutio oratoria Scipione Emiliano

rivela una sensibilità particolare per problemi di ortografia. Le riflessioni linguistiche e le varie

proposte, che tendono a dare stabilità fonetica e grafica, sono lo specchio di una serie di

necessità: - coinè linguistica

all’interno di uno spazio geografico che ormai comprende tutta l’Italia e le isole, all’interno di una

“città” sempre + cosmopolita quale è Roma;

- stabilità fonetica per un teatro che si fonda sui ritmi quantitativi, in definitiva sulla metrica greca,

che necessità una fissità nella quantità ( =durata di emissione di un suono) sillabica e una

pronuncia costante; - regole certe per una scuola (privata) in costante crescita, basata su

testi scritti la cui lettura deve essere sicura, dove si insegna lingua greca e latina. Il greco e la sua

letteratura, anche grammaticale, esercitano un condizionamento sulla scuola romana anche in

quest’ambito;

Queste riflessioni linguistiche sono coerenti con il nascere di una coscienza linguistica dei Romani

o meglio dei loro intellettuali proprio in questo periodo storico. Per coscienza linguistica si intende

la consapevolezza del fatto che il latino è lingua autonoma nei confronti di altre lingue, come rivela

Ennio, che affermava di avere tre cuori, perché consapevole di parlare tre lingue (greco, osco,

latino) – cos’ riporta Aulo Gellio nelle “Noctes Atticae”- ma cor ha valore metaforico per “realtà

autonoma”. Coscienza di autonomia del latino emerge anche in Plauto, affiancata a quella di

inferiorità ( Maccus vortit barbare = Macco traduce in lingua barbara). Invece emerge orgoglio della

propria lingua letteraria nell’epitafio che Nevio scrive per sé stesso “ dopo che Nevio è stato

consegnato al patrimonio degli Inferi a Roma si sono dimenticati di parlare in lingua latina”.

Verso la metà del III secolo Carvilio Ruga, liberto di Massimo Carvilio Ruga, sembra aver introdotto

la lettera G ( così riferisce Plutarco) come segno della velare sonora, prima rappresentata dal

segno C. Si incontravano vari esempi di pronuncia e grafia propri del periodo precedente, non

sistematici, nel senso che si alternano a pronunce e grafie che saranno poi proprie ed uniche del

periodo successivo. Più frequenti e sistematici sono i casi forniti dalle iscrizioni ufficiali che di

norma sono arcaizzanti: alcuni esempi: - la “o” tematica dei temi in “O” rimane talora

davanti ai morfemi –s ed –m, del nom. e acc. (mare saevom – tuos sum);

- conservazione del dittongo

“OI” sia nella parola che alla fine ( quoi vs qui – comoinem vs comunem); - il suono

intermedio i/u ancora non ha trovato una sua definitiva grafia e quindi si alternano davanti a labiale

le grafie i/u un po’ in tutti gli autori dell’epoca e nelle iscrizioni (maxum-maxim , optum-optim);

- il gruppo vo-, ove seguito da rt, rs, rr, st, t nel corpo della parola o meno, si conserva, pur

tendendo a divenire ve- ( adVOrsus – adVOrtit);

- le consonanti doppie ( secondo la tradizione a partire da una proposta di

Ennio) iniziano ad essere scritte. Le iscrizioni per loro natura conservatrici mantengono molti casi

di scempiamento consonantico; - si registrano alcuni fenomeni fonetico-grafici che si

possono dire estinti già nella fase delle origini e che in quest’epoca sopravvivono solo a livello di

iscrizioni particolarmente conservatrici (gruppo fonico DW seguito da vocale che si conserva in

talune iscrizioni : DUonoro = BUonorum.

La morfologia è caratterizzata da una serie di fatti che sono eredità dell’epoca precedente, e che in

questo periodo sono in via di sparizione, usati per alcuni generi letterari, o per varietà stilistica o

per esigenza metrica. Alcuni esempi:

- esiti in –ad – od dell’ablativo singolare;

- morfema del genitivo singolare in –s in luogo del classico –e nei

temi in a-lungo tranne nelle espressioni filius, mater, pater familias;

- morfema del genitivo singolare in –i dei temi in –a;

- morfema del genitivo plurale –um/-om anziché

–orum; - forma pronominale ollo- sostituita poi,anche in

analogia con i pronomi iste,ipse,is, da ILLE; - morfema della 3° pers.plurale in –nont/-nunt

da cui il classico –nt; - tre morfemi per la 3° pers. pl. del perfetto –

erunt ( e breve), - erunt ( e lunga) ed –ere; - infinito passivo o medio in – ier : perfundier >

perfundi; - forme ottative in – ssim/-im;

- frequenti sono i suffissati verbali greci in –isso,

+’ in Plauto (atticisso = parlo come un ateniese / graecisso= mi comporto come un greco);

La sintassi o struttura del periodo in questa fase della storia della lingua latina è +’ paratattica, e

dunque prevale l’uso dell’indicativo. Nel Senatus Consultum de Bacchanalibus, ove il testo è

abbastanza complesso però, si registra anche l’adozione del discorso indiretto, quindi con il

congiuntivo indiretto e rispettando la consequtio temporum. Il lessico molto ricco e

documentato riguarda tutti i settori del reale, dalla vita politica, all’economica, alla sociale. È

rilevante l’uso di una serie di elementi provenienti dalle varie lingue parlate in Italia ( ormai tutta a

partire dall’ultimo quarto del III secolo sotto il dominio e controllo di Roma), segnalati dagli autori

antichi, +’ da Varrone, e una serie ricchissima di elementi greci. Essi sono conseguenza diretta

dell’incontro-scontro, e dell’inculturazione ( scambio e assimilazione culturale) con i popoli

assoggettati dell’Italia mer. e sett. E della Magna Grecia; un incontro-scontro che si verifica non

solo tra i popoli, ma anche nelle stesse figure degli scrittori dell’epoca ( Livio Andronico di Taranto,

Nevio campano, Plauto Sarsina, Terenzio è africano..). A partire da questa fase della storia della

lingua latina una quantità di termini provenienti dalle varie lingue parlate in Italia ricorre, in contesti

latini, anche in documenti che non hanno alcun carattere di letterarietà, come tabulae defixionum,

leggi locali, epigrafi funerarie. Rimangono anche in questo ambito alcuni arcaismi. Significativa

appare la creatività dei letterati, che dispongono di una lingua ancora molto povera per le nuove

esigenze di esprimere “cose” non documentate né nella tradizione letteraria precedente né nell’uso

tradizionale: consistente appare dunque la quantità di neologismi. Gli elementi provenienti dalla

lingue italiche si possono riconoscere per alcuni tratti caratteristici della fonetica italica. Questi

elementi italici a volte diventano esclusivi in latini altre volte convivono con le corrispondenti forme

latine ( es. in Plauto rufus italico = rossiccio, ruber latino = rosso). I grecismi sono invece numerosi

e designano per lo + cose della realtà quotidiana, +’ quella delle scienze e delle arti, del

divertimento, dell’alimentazione, del vestiario, della cucina, della criminalità, pur non mancando

grecismi che designano cose appartenenti al mondo della cultura e della letteratura, introdotti

questi ultimi +’ da Ennio. Sono l’effetto e il segno dell’impatto della civiltà latina, più austera e

povera, con quella greco-ellenistica più ricca e più avanzata sul piano tecnologico e sociale,

culturale, letterario. Moltissimi furono i prigionieri di lingua greca portati a Roma come schiavi dopo

la conquista di Taranto del 272. I grecismi del vocabolario possono essere semantici o lessicali,

integrali o adattati, e introdotti in due modi, modellando termini su corrispondenti greci ( CALCO) o

scrivendo parole greche in lettere latine ( traslitterazione). Calco semantico = parola latina esisteva

già ma con significato diverso e su di essa è stato caricato anche il significato greco; calco

lessicale = significato della forma greca è passato su quella latina, che però, a sua volta, è stata

creata ad imitazione di quella greca. Non è facile dire come un grecismo semantico sia stato

introdotto, per l’esiguità del vocabolario latino anteriore all’età di Plauto, e nemmeno dargli una

collocazione cronologica. In questo periodo la traslitterazione non è integrale: le aspirate greche

vengono trascritte con le sorde corrispondenti ( th con t ) e la y almeno nel III e II secolo con la “U”.

Esempi di grecismi calchi semantici/lessicali: “quinquertio”(gr.

Pentathlos)- Atleta del pentatlon, Andronico, “dicti studiosus” (gr. Fhilologos) – filologo, Ennio ;

esempi di grecismi costituiti da semplici traslitterazioni adattate morfologicamente: “sophia” (gr.

Sophia) – saggezza, Ennio, “poesis” (gr, poiesis) – poesia, Lucilio; esempi di grecismi integrali,

non adattati al sistema flessionale latino, tali dunque che conservano all’interno del contesto latino

la flessione greca, sono meno numerosi: per es. melos ( nom. o acc. neutro singolare secondo la

flessione greca), gr. Melos = canto, melodia: “suavisonum melos = “ canto dal dolce suono” –

Nevio. La maggior quantità di grecismi, sia lessicali o semantici, sia traslitterazioni integrate, o no,

nel sistema flessionale latino, è documentata da Plauto, Catone e Lucilio, sia a causa dei modelli,

+’ quelli plautini, sia per gli argomenti trattati: piacere, divertimento, malavita, commercio,

tecnologia, medicina.. tutti concetti di importazione greco-ellenistica. Plauto fa ricorso anche ad

una serie di grecismi lessicali e persino frasi greche inserite del tutto nel contesto latino, per

cambio di registro per ragioni emotive, sociali ecc. dei personaggi. Questo è specchio di un

bilinguismo diffuso, importato dalla massa di schivi arrivati dalle regioni di madre lingua greca.

Nelle satire luciliane, invece, l’introduzione del greco è funzionale alla creazione di una specifica

atmosfera greca, alla ridicolizzazione della diffusa tendenza a grecizzare allora alla moda. I

grecismi luciliani sono di carattere dotto, colloquiale, tratti dalla tradizione epica, grammaticale,

filosofica greca: anche i grecismi riflettono l’ampiezza tematica e la complessità artistica di Lucilio e

del suo mondo; sono un metro della crescente presenza della cultura e della civiltà greca a Roma.

Per quanto riguarda i punicismi, nel Poenulus plautino si leggono 19 versi scritti in punico. Questo

dimostra la facilità del ricorso a lingue straniere da parte di Plauto e +’ il fatto della penetrazione

più o meno profonda tra il pubblico plautino di linguaggi stranieri diversi. L’arcaismo lessicale,

eredità della ricercata poesia ellenistica, caratterizza anche i poeti dell’età degli Scipioni e di

Plauto, +’ gli epici e i tragici, che attingono al patrimonio della perduta poesia celebrativa a loro

anteriore, come anche dal linguaggio giuridico e sacrale. Vi sono anche, però, neologismi lessicali

e semantici, creazioni dei vari autori, che rispondono alle esigenze dei rispettivi generi letterari

( generi del tutto nuovi per la tradizione romana devono costruire il proprio linguaggio – la società

di questo periodo si trasforma molto rapidamente nella sua vita sociale, economica e culturale e

dunque ha bisogno di forme nuove per designare situazioni e concetti nuovi. Il più grande creatore

di parole di questo periodo è Plauto, e toccano i più svariati campi del vivere, con +’ una funzione

comica ( stultiloquentia = parlare da stolti ; amatio = storia d’amore). La creazione plautina della

neoformazione tocca talora anche il vocabolario greco, eseguita +’ con elementi che dovevano

essere usuali, facilmente comprensibili e/o in combinazione con altre parole greche ( sycophanta =

delatore). Sono probabilmente creazioni enniane una serie di termini composti, altisonanti, per lo +

imitati o calcati sul greco, adatti al genere epico o tragico: es. altisonus = altisonante, bellipotens =

potente in guerra. I neologismi lessicali o semantici attestati da Catone sono molti e si riferiscono

+’ a realtà tecniche e politiche. Sono forse neoformazioni terenziane una serie di aggettivi che

ricorrono in contesti di accumulo con chiara funzione espressiva come cadaverosus = cadaverico,

o termini che nel verso svolgono una qualche funzione di suono, come convasare= mettere nel

bagaglio, o alcuni astratti che bene si adattano all’aristocratica ideologia di comprensione e

tolleranza che caratterizza le commedie di Terenzio ( lenitas = mitezza, liberalitas = magnanimità).

Molto ricca appare la creatività di Lucilio, funzionale alla varietà delle situazioni che descrive, come

anche all’ampiezza dello spettro sociale all’interno del quale si realizzano; creatività che si esplica

con composti o derivati inusuali, espressivi, per l’effetto comico o satirico che producono

( deargentare= sottrarre il denaro ; cibicida = che uccide i cibi). – Il verso caratteristico della

letteratura dell’età di Plauto è il SATURNIO: ne fanno uso Livio Andronico nella Odusia e Nevio nel

Bellum Poenicum, e sembra presentarsi come tipico della poesia epica più antica. Si tratta di verso

autoctono. Il suo ritmo sembra essere integrato da una serie di figure di suono particolarmente

insistenti, come parallelismi, allitterazioni, omoteleuti (uguali terminazioni di parole in sequenza).

Poi avranno la meglio i versi importati dai modelli greci, in particolare l’esametro dattilico per la

poesia epica ( Annales di Ennio) e la satira ( Lucilio), il senario giambico per la poesia scenica

( commedia e tragedia) nelle parti recitate ma senza accompagnamento musicale, ma anche nella

satira, il settenario trocaico, anch’esso usato nella poesia scenica sia nelle parti recitate che in

quelle cantate e anche nella satira. Una caratteristica della metrica di questo periodo è la grande

varietà di versi basati su metri lirici nelle parti cantate (cantica) della palliata, +’ plautina. A livello di

prosodia si segnala la possibilità di elidere la –s finale che segue vocale breve e precede una

parola iniziante in consonante ( fenomeno della –s caduca). La letteratura dell’età di Plauto rivela

già una certa maturità nella gestione dei registri linguistici, sia in funzione della differenziazione di

un genere letterario dall’altro, sia in funzione della differenziazione dei contesti anche all’interno

dello stesso genere o della stessa opera. Differenziazione in cui agisce l’arcaismo, il popolarismo, i

linguaggi considerati alti come il religioso e il giuridico. Alcuni elementi di stile alto e arcaico sono

la tmesi, l’omissione della preposizione per i complementi di moto; la presenza dell’elemento

popolare latino nel teatro è un fatto tipicamente latino, se si pensa che il modello è la commedia

ellenistica, incentrata +’ sullo studio dei caratteri, dallo stile fine ed educato del perbenismo

borghese. Sono popolarismi frequenti nella commedia i passi che rispecchiano situazioni materiali

e/o concezioni etiche che presuppongono basse condizioni sociali; gli insulti, numerosi +' nelle

commedie plautine; i diminutivi + o – banalizzati. +’ nella commedia si assiste ad un

accostamento dei vari generi, o meglio degli stilemi che li caratterizzano, e ciò in funzione comica.

Ma non si può ancora parlare di una marcata differenziazione di livelli in rapporto al genere, anche

perché i generi e le loro caratteristiche sono ancora in formazione. Già in questa fase incomincia a

manifestarsi l’idea di costruire un linguaggio d’arte, autoctono, in linea con l’orgoglio e la

consapevolezza della superiorità politica e militare in continua crescita, +’ per l’epica, genere più

vicino ai gusti del ceto aristocratico. Segni di questa volontà possono essere l’uso del saturnio da

Andronico e Nevio e la sostituzione di nomi propri del linguaggio sacrale greco con i corrispondenti

latini.

Storia, letteratura, lingua :

connessioni tra le tendenze linguistiche più vistose dell’età in questione ed i principali fatti storici e

letterari:

- problematiche e soluzioni linguistiche funzionali ad evidenziare la quantità delle sillabe; scrivere

la gutturale sonora; vasto utilizzo di parole greche sotto forma di calco lessicale o semantico, o

sotto forma di traslitterazione -> sono in linea con l’espansione romana, prima nella Magna Grecia

(III sec.a.C.) poi verso la Grecia e i regni ellenistici (II – I sec.a.C.) dunque con l’incontro con la

civiltà, economia, tecnica e letteratura greche; con l’introduzione di generi letterari fino ad allora

ignoti ai Romani, come la commedia, la tragedia, il poema epico;

- ingresso nel latino di elementi italici è in linea con i

rapporti sempre più intensi con le popolazioni italiche, fino alla loro completa acculturazione;

- la persistenza di elementi

linguistici propri dell’età precedente dovuta forse a una sorta di reazione conservatrice,

rappresentata dal partito catoniano di fronte all’invadenza della civiltà, della cultura e della lingua

greche;

- elementi volgari dovuti anche all’urbanesimo in continua crescita, o meglio il crescente peso dei

ceti medi urbani, costituiti da commercianti, artigiani, banchieri, ma anche ceti più bassi come glie

x agricoltori urbanizzati che fanno sentire sempre + il loro peso politico e la loro domanda di

divertimento; - il nazionalismo linguistico che si manifesta anche nell’uso del

saturnio, nel recupero di nomi propri del linguaggio sacrale latino, nella flessione latina di alcuni

nomi greci può essere in linea con il crescente orgoglio dei conquistatori, con la coscienza della

superiorità militare ed economica.

3. ETA’ DI CESARE E DI CICERONE ( 78-31 A.C.)

Sul piano storico caratterizzano quest’epoca la repressione sociale , la personalizzazione del

potere e dello stato, la disaffezione della politica da parte di taluni intellettuali e il conseguente

ripiegamento sul privato ed anticonvenzionale, il consolidamento delle conquiste in Oriente e

l’espansione ulteriore in Occidente. Sul piano linguistico sono proprie di questo periodo le

riflessioni linguistiche sul tema della lingua ideale, la selezione e formazione di una lingua letteraria

aristocratica ( tendente ad eliminare o ridurre l’imprestito, l’arcaismo, il provincialismo, il

popolarismo), la creazione di linguaggi colti ( retorica, astronomia, fisica, filosofia), l’utilizzazione

della letteratura e della sua lingua come strumenti di propaganda, in qualche modo specchi e

prodotto delle posizioni politiche. Passiamo ai contesti:

STORICO

78 Morte di Silla

a.C.

74- Mitridate invade la Bitinia e contro di lui viene mandato il console Lucullo che lo sconfigge.

72

73 Rivolta degli schiavi guidati da Spartaco

71 Pompeo vince la rivolta; morte di Spartaco

70 Consolato di Pompeo e Crasso che riformano la costituzione Sillana e ripristinano l’autorità

dei tribuni

63 Consolato di Cicerone; rivolta di Catilina che non è stato eletto console; repressione della

rivolta di Catilina da parte di Cicerone

60 Cesare, Pompeo e Crasso costituiscono il triumvirato

59 Cesare console ottiene il governo della Gallia per 5 anni; da in sposa la figlia Giulia a

Pompeo e fa approvare una “lex agraria” favore dei veterani

58 Cicerone è cacciato in esilio, per l’azione di Clodio tribuno che, a sua volta, ha il sostegno di

Cesare

56 Incontro di Lucca; Cesare ottiene il proconsolato della Gallia per altri 5 anni, Pompeo quello

della Spagna e Crasso quello della Siria

55 Secondo consolato di Pompeo e Crasso; Cesare invade la Britannia

52 Disordini a Roma: Milone uccide Clodio; Pompeo è eletto consul sine collega; decisiva

vittoria di Cesare su Vercingetorige, capo dei Galli

49 Cesare torna in armi in Italia, dopo aver cercato un accordo con il senato ed aver ricevuto

l’ordine di abbandonare la Gallia ed il suo esercito: guerra civile

48- Cesare console; sconfitta di Pompeo e sua morte con definitiva sconfitta dei pompeiani;

45 elezione di Cesare dittatore per 10 anni e poi a vita con grandi poteri; realizzazione da parte

di Cesare di grandi riforme costituzionali e sociali tendenti ad allargare la base di accesso

alle cariche ed ai diritti di cittadinanza: aumento del numero dei senatori fino a 900,

fondazione di colonie romane e latine fuori d’Italia, grandi opere pubbliche, alleggerimento

dei debiti

44- Assassinio di Cesare; accordo tra Marco Antonio ed Ottaviano, eliminazione di Cicerone;

42 fine a Filippi degli anticesariani

37- Antonio costituisce una specie di monarchia personale nei territori romani di Oriente; viene

32 dichiarato dal Senato “NEMICO DI ROMA”

32 Ottaviano viene incaricato di combattere Antonio

31 Battaglia di Azio: finisce il sogno orientale di Antonio e Cleopatra, finiscono le guerre civili;

Augusto riceve ogni onore e potere

POLITICO

Caratterizzato dal crescente potere personale ( già da Mario e Silla) di uomini sostenuti da eserciti,

fedeli più ai loro capi che alla repubblica; potere personale legittimato dagli organi di governo

costituzionali, che diventano sempre più deboli. Un limite alla crescita di questo potere personale

può essere rappresentato dall’accordo del 60 tra Cesare Pompeo e Crasso, che regge fino al 53,

quando Crasso viene sconfitto e ucciso dai Parti. Tra il crescente potere dei singoli, forti

dell’appoggio degli eserciti e della plebe romana, c’è un senato sempre più debole, in cui si

arroccano elementi conservatori ed aristocratici, che si appoggiano all’uomo forte del momento.

Questo quadro politico è la conseguenza delle forti tensioni e contrapposizioni sociali e delle

profonde trasformazioni economiche.

SOCIALE

Le categorie sociali che si contrappongono si contendono il potere, reclamano un miglioramento

delle loro condizioni e dinamizzano la vita sociale generando contrasti violenti, fino a mettere a

repentaglio lo stesso stato, affrettano e preparano la fine della repubblica e l’inizio dell’Impero

sono: - la NOBILITAS senatoria, che detiene il potere e tende a

conservarlo; - i nuovi ricchi cresciuti in secoli di guerre e di

espansione territoriale, grazie ai commerci, usura, appalti delle imposte, spesso notabili di

provincia, che detengono le cariche locali, e i grandi proprietari terrieri, NOVI CIVES ( in seguito

alla guerra sociale) che aspirano a sostituirsi alla vecchia oligarchia senatoria; - gli

artigiani organizzati in COLLEGIA;

- i militari, praticamente di professione, per lo più ex contadini impoveriti, alla ricerca di terre e

ricompense al termine del servizio, che costituivano il vero collante che li legava più ai loro capi

che alla res publica - le masse proletarie, sempre pronte a vendersi e a sostenere chi

promette loro distribuzione di terre, di cibo e attenuazione dei debiti ( piaga sociale negli anni 60 e

50); - schiavi spesso maltrattati che arrivano ad

organizzare rivolte violente e sanguinose. Il contrasto sociale tende a

risolversi nell’allargamento della elite dirigente, nell’ascesa al potere dei ceti arricchiti, equites,

nella continuazione del parassitismo e dell’emarginazione dei ceti poveri, in un progressivo

miglioramento delle condizioni degli schiavi. L’aumento numerico dei ceti proletari di provenienza

esterna rispetto a Roma, comunque di quelli che rimangono esclusi dalla nuova aristocrazia, rende

più marcata la separazione sociale anche sotto il profilo della lingua, che diviene elemento di

status symbol: di qui il rifiuto da parte aristocratica, in questo periodo, della peregrinitas e della

rusticitas. La contrapposizione tra vecchia e nuova aristocrazia, vecchia e nuova plebe, è fonte di

violenze continue e permette a personaggi ambiziosi di nutrire sogni di un potere sempre più

personale.

ECONOMICO

L’economia si caratterizza sempre più per una produzione destinata non solo all’uso, ma anche e

+’ alla vendita: emergono quindi grandi fabbriche che producono lo stesso oggetto, in serie, ed

anonimo e lo esportano in tutto il bacino del Mediterraneo, x lo + in quello occidentale. Nelle

campagne nascono aziende in cui lavorano centinaia e centinaia di persone, x lo + schiavi ( sono

le VILLAE RUSTICAE) e favorisce la progressiva specializzazione delle coltivazioni sempre più

finalizzate a prodotti di lusso.

CULTURALE

Appare differente da quello dell’età precedente almeno per alcuni aspetti:

- > autonomia nei confronti della cultura greca: è evidente nel trasferimento a Roma dei dibattiti

teorici, per opera +’ di Cicerone. L’autonomia nei confronti della cultura greca nasce con la sua

appropriazione, che avviene nel I secolo da parte dei giovani rampolli dell’aristocrazia, che grazie

ai pedagoghi greci, ai viaggi ed ai soggiorni in Grecia e nel mondo ellenistico, si impadroniscono

del mestiere del letterato e dell’erudito; - affermazione della superiorità della lingua latina

quanto meno a livello di atti e manifestazioni ufficiali, ma anche di alcuni generi letterari e/o

tematiche; - interessi nuovi

verso il privato ed il quotidiano, per la storia interiore: si manifestano +’ nella poesia neoterica,

nelle problematiche psichiatriche ( Asclepiade medico). L’esaltazione che Cicerone fa del negotium

( attività politica) nei confronti dell’otium ( studio), costituisce un elemento di conservatorismo

culturale e una tendenza degli intellettuali al ripiegamento sul privato ;

- > indipendenza dell’intellettuale nei confronti del politico: l’intellettuale non è più schiavo o liberto,

ma appartiene a famiglie romane aristocratiche;

- ricerca di consenso da parte del politico anche attraverso la produzione letteraria: +’ Cesare, ma

già Silla, comprende l’importanza della produzione letteraria come mezzo di propaganda politica,

come strumento di consenso da ricercare ( Cesare scrive i Commentarii DE BELLO GALLICO e

DE BELLO CIVILI, perdona Cicerone, nel 44 sostiene il progetto di accordare la cittadinanza a tutti

i rappresentanti della cultura greca; - aumento

della fascia dei potenziali lettori, tra cui le donne ( sempre più numerose, conoscitrici del greco,

della letteratura sia romana sia greca, capaci di scrivere versi..): non più solo l’aristocrazia

senatoria, ma anche i nuovi arricchiti, le elites locali, artigiani-industriali;

- moltiplicazione delle scuole di retorica, anche a indirizzo latino: boom avvenuto a seguito della

pubblicazione all’inizio del I secolo a.C. di 2 manuali tecnici: il De Inventione di Cicerone e la

Rhetorica ad Herennium;

- diffondersi del mercato librario, e quindi la facilità di procurarsi un libro a Roma.

La letteratura: In questo periodo ampia e ricca di novità: molti generi tradizionali presentano

innovazioni. Epica: “De rerum natura” di Lucrezio, “De consulatu suo” e “De temporibus suis” di

Cicerone; lirica: “Carmina” di Catullo e di vari neoterici; epigramma; atellana di Pomponio, Novio;

storiografia: Commentarii di Cesare, De bello igurthino, De coniuratione Catilinae, Historie di

Sallustio; biografia De viris illustribus di Cornelio Nepote; Oratoria: Orationes di Cicerone; satira:

saturae Menippae di Varrone; lettertura tecnica: De re rustica di Varrone; produzione

grammaticale: De lingua latina di Varrone. Nascono generi nuovi come l’epillio: carmi 63-64 di

Catullo; la trattatistica filosofica e retorica: De finibus, disputationes di Cicerone, rethorica ad

herennium; l’epistolografia: Cicerone. Queste innovazioni, sui temi, sul rapporto con i modelli greci

e sul linguaggio sono dovute +’ alla diversificazione sociale che si accresce, ma anche al quadro

politico che diviene più violento, instabile, e frazionato che spinge all’individualismo e spinge alla

ricerca di consenso verso i ceti in ascesa. E non vi è più dipendenza dalla produzione greca ma

concorrenza con essa. Relativamente ai temi e agli argomenti la novità è la nascita di una

letteratura anticonvenzionale, non legata ai valori tradizionali, all’impegno civico; si rilevano in

questa direzione almeno due filoni: uno più individualistico, che pone al centro l’amore, la donna e

l’adulterio, e uno filosofico, che pone in crisi i valori della religione, in nome del riscatto dalla paura

della morte e dalla superstizione, in nome della verità. Un’altra grande novità è la consapevolezza

del letterato di poter disporre di un mezzo di espressione e comunicazione valido, indipendente dal

greco. Ogni genere può essere rappresentato e scritto in latino: quindi non si traducono più copioni

greci, né si scrive più la storia in greco. Le novità principali sul piano del linguaggio letterario sono

la consapevolezza e la teorizzazione dei registri e del loro uso intenzionale.

La lingua: La lingua latina letteraria di quest’epoca presenta peculiarità proprie sul versante della

speculazione teorica e su quello del suo concreto realizzarsi nelle opere scritte dell’epoca. Sul

primo troviamo: la definizione o individuazione di alcuni caratteri ideali della lingua di taluni generi,

o scrittori, o personaggi degli stessi: oratoria, storiografia, poesia epico-scientifica, epillio; la

discussione sulle questioni dell’origine della lingua, dell’etimologia, dell’analogia e dell’anomalia.

Sul secondo : il crescente normativismo o selettività dei registri, del lessico, della morfologia; la

creazione di linguaggi o meglio vocabolari tecnici ignoti al latino. La riflessione teorica tocca

particolari punti ed è ricavabile da una serie di luoghi o riflessioni sparsi. È il frutto di quella nuova

situazione culturale per cui l’aristocratico romano, non più succube dei modelli greci, si propone

non più solo come fruitore del prodotto letterario greco, ma anche come produttore autonomo, ed

insieme elabora una propria base teorica, che affonda le sue radici in quella greco-ellenistica. Le

riflessione sulla lingua dell’Oratore appartengono +’ a Cicerone, e riguardano +’ la pronuncia

dell’oratore, la sintassi ed il suo vocabolario. A proposito della pronuncia (vox) essa deve

possedere i requisiti della lenitas-dolcezza, levitas-leggerezza, suavitas=soavità, dell’oris pressus

= articolazione controllata dalla bocca; deve evitare i difetti della peregrinitas, cioè della pronuncia

degli stranieri, , della rusticitas, ovvero della pronuncia tipica dei contadini e dell’antiquitas, ossia

della pronuncia degli antichi, accostata da Cicerone a quella dei rustici che avrebbero “ suoni

strascicati delle lettere e pesantezza e durezza dei suoni stessi. Quindi la pronuncia dell’oratore

deve essere quella dei Romani autentici e della città di Roma. Questi concetti sono elaborati da

Cicerone in vari punti della sua opera retorica del “DE ORATORE”. Quindi la pronuncia dell’oratore

per lui si deve differenziare sia dal latino provinciale e straniero sia da quello dei ceti inferiori, e

l’elemento differenziatore principale è l’accento musicale o tonale, che produce appunto levitas e

suavitas. Tale pronuncia è quella dei ceti aristocratici. A ciò deve seguire un rispetto delle regole

della morfologia e della sintassi. Per il lessico cui l’oratore deve attingere si profilano due

tendenze, una riconducibile a Cesare, +’ all’opera perduta DE ANALOGIA ed una riconducibile alla

RHETORICA AD HERENNIUM e per altro condivisa anche da Cicerone. Il passo di Cesare è

giunto a noi per tradizione indiretta grazie +’ alle NOCTES ATTICAE di Aulo Gellio, inserito nel

contesto di un’esortazione rivolta ad un giovane a vivere secondo i costumi antichi ma a parlare

secondo l’uso corrente. La posizione di Cesare appare chiara: tutto quanto sia innovazione o

inusuale va evitato. Non è detto si parli del vocabolario ideale dell’oratore ma molto probabile;

sicuro che lo sia è nella RHETORICA AD HERENNIUM dove, nel contesto degli ornamenti verbali

a cui l’oratore può far ricorso, menziona la creazione di parole nuove che può essere efficace a

patto che vi si faccia ricorso con moderazione ed in casi ben precisi, quando cioè una determinata

cosa non possiede un nome, o quello che possiede non è idoneo. Sull’uso moderato di parole

nuove o inusuali a scopo di abbellimento o di parole poetiche concorda anche Cicerone. Cicerone

inoltre per arricchire il vocabolario esorta ad evitare l’asperitas, rozzezza.

Lucrezio è il primo a trattare nel mondo latino problematiche FILOSOFICO-SCIENTIFICHE, in

poesia. Giustifica con la povertà della lingua la necessità di questa innovazione di fare ricorso a

parole nuove, con soprattutto grecismi lessicali e semantici.

Una delle novità della letteratura romana di questo periodo è

l’EPILLIO, rappresentato + dai carmina docta di Catullo, ma anche da molta della produzione

neoterica. Solo nel carme 95 di Catullo emergono alcuni caratteri di questo genere: aristocraticità,

brevità, labor lime ( = ZMYRNA poemetto elaborato e raffinato di Cinna). È + Varrone

che si pone il problema dell’origine della lingua, come presupposto necessario ed implicito della

questione dell’etimologia. Non è la prima volta che viene sollevata la questione: da secoli viene

trattata dai grammatici alessandrini. La posizione di Varrone, come emerge nel “De lingua latina”

suppone che ad un primo nucleo di denominazioni imposte alle cose per utilità da

ONOMATURGHI, e costruite con il criterio dell’onomatopea, si aggiunga una serie di forme simili

costruite in base alla somiglianza delle cose significate con l’introduzione di flessioni e

coniugazioni. Questa teoria sposa la convinzione che la lingua sia il risultato di un lavoro di

creazione e imposizione di nomi alle cose, secondo criteri di razionalità. Anche Lucrezio affronta il

tema dell’origine del linguaggio e individua nell’utilitas il motore che spinge a produrre i nomi delle

cose, che all’inizio non sono opera di un onomaturgo, ma prodotto della natura che induce a

reagire con suoni alle varie circostanze e situazioni. Anche per l’etimologia, la riflessione romana

dipende da quella greca, connessa alla concezione dell’origine della lingua: se la denominazione

delle cose sia il risultato di una imposizione di nomi alle cose per utilità secondo determinati criteri

da parte di un numero imprecisato di onomaturghi; oppure essa sia dovuta ratio naturalis, dunque

un fenomeno riconducibile alla natura e consuetudine. Nel caso della prima risposta la ricerca

etimologica, intesa come arte, porterà a scoprire le concezioni che hanno guidato gli onomaturghi

alla creazione di una parola. Per la seconda risposta porterà a scoprire l’essenza stessa della cosa

denominata – la denominazione stessa sarebbe opera della stessa Sapienza che le cose ha

creato, e si perpetuerebbe nella consuetudine. La posizione di Varrone è la prima, che è propria

dei grammatici. Per lui lo scopo dell’etimologia è quello della spiegazione dell’origine della singola

parola e la sua utilizzazione appropriata. I concetti di

anomali e analogia rappresentano due opposte visioni dell’evoluzione o del governo della lingua:

regolata dalla grammatica secondo gli analogisti della norma; regolata dall’uso secondo gli

anomalisti nell’eccezione. Sono il frutto di riflessioni e discussioni iniziate ancora nel mondo

ellenistico: è riconducibile alla scuola grammaticale di Alessandria la dottrina dell’analogia

( Aristofane di Bisanzio), mentre a quella di Pergamo ( Cratete di Mallo e filosofi stoici come

Crisippo) quella dell’anomalia. Il problema della questione è se alla base dei fatti linguistici ci

debba essere la consuetudo-uso ( anomalia) o la ratio-regola ( analogia). A Roma il problema

suscita interesse e ne scrivono a riguardo personaggi come Cesare (analogia), e Varrone

(anomalia- come anche sembrerebbe intuire Cicerone e l’autore della Rhetorica ad Herennium).

La lingua letteraria nel suo insieme si rivela piuttosto innovativa rispetto a quella dell’epoca

precedente a vari livelli, grafico, sintattico, morfologico. La tendenza comune ai vari livelli, in linea

con i quadri culturali ( formazione lett. e filologica dei discendenti dell’aristocrazia) e sociale

( accentramento del potere nelle categorie aristocratiche ed emarginazione masse proletarie)

appare rappresentata da un > rigore normativo per cui si tende ad eliminare le variabili volgari,

arcaiche, provinciali, straniere della lingua scritta, da una “aristocratizzazione nazionalistica”.

Esistono cmq ambiti culturali, ideologici e linguistici, in cui trova una qualche resistenza, + a livello

di lessico, con ricorso ad arcaismi e volgarismi in autori che contestano la struttura ideologica e

sociale che tentava di imporsi ( Catullo, Lucrezio, Sallustio, Pomponio, Novio). Dal I secolo a.C.

per trascrivere le parole greche vengono utilizzate regolarmente le due lettere greche Y e Z.

Alcuni dei principali fenomeni fonetici e grafici di questo periodo:

- alcune variabili già minoritarie nell’epoca precedente come la o tematica dei temi in o davanti ai

morfemi –s ed –m, il dittongo OI sia nel corpo della parola, che alla fine, il gruppo VO dove seguito

da –rt, - rs, -rr scompaiono del tutto;

- la monottongazione di AE, AU, EI in E,O,E è biasimata perché

considerata propria dei ceti inferiori ( atteggiamento che emerge anche in Lucilio);

- l’oscillazione i/u in vocale atona davanti a

labiale, tende a cedere il posto a I ( prevalenza di i su u sembra ricondursi a Giulio Cesare);

- accanto alle

consonanti sorde in parole di origine greca si introducono e vengono pronunciate anche le

corrispondenti aspirate, come emerge dall’Orator di Cicerone.

Anche sul piano morfologico si assiste ad una semplificazione e normalizzazione notevoli. Una

serie di morfemi sembra ridursi o scomparire; i pochi esempi che di registrano appartengono al

linguaggio poetico ove assumono il valore di elemento esornativo. Esempi :

- tendenza all’eliminazione del genere neutro che si

avverte in alcuni nome dell’età precedente sembra arrestarsi;

- il caso locativo sembra uscire d’uso,

perciò locativi dell’età precedente, con morfema in –i, diventano ablativi ( luci=di giorno sostituito

da luce); - una serie di

morfemi di alcuni casi delle 5 declinazioni tendono a scomparire o a conservarsi solo in formule

rituali o in contesti intenzionalmente arcaizzanti. Ecco alcuni esempi di morfemi che escono

dall’uso: 1) il morfema del genitivo singolare in –s per i temi in –a; 2) il morfema in –i dei temi in –a

si apre in E determinando il genitivo –a-e; 3) il genitivo singolare in –i per i temi in –u ; 4) la vocale

tematica nei temi in –o ( si chiude definitivamente in –u nei nom. e acc. singolari); 5) il nominativo

plurale –e-i dei temi in –o/e ( diviene definitivamente –i); 6) il genitivo plurale dei temi in –o, -om/-

um, cede definitivamente il posto a –orum; - l’originaria –s tematica dei nomi della terza

declinazione, in analogia al genitivo ove la s tematica grazie al fenomeno del rotacismo era

divenuta r, tende a trasformarsi in –r; - nel caso di

forme nominali, pluritematiche nell’età precedente, si finisce con il preferire un tema sull’altro o

altri;

- anche nei pronomi si verifica una serie di normalizzazioni: i dativi singolari femminili del pronome

is o ille, rispettivamente eae e illae, documentati da Platone e da Plauto, cedono definitivamente

alle forme ei ed illi; così la forma del dativo plurale –ibus del pronome is cede il posto ad is/eis; nel

nominativo plurale maschile e femminile del pronome relativo e interrogativo la forma “qui” si

impone sulle forme ques o quei; - per quanto riguarda il verbo si possono considerare esempi di

normalizzazione: l’uso prevalente della desinenza –ris per la 2° persona singolare del presente

passivo in luogo di quella arcaica –re; - l’eliminazione quasi sistematica della desinenza –ont

alternantesi con –unt; quasi esclusione dall’uso di congiuntivi in –i; la preferenza accordata al

morfema dell’infinito presente –i/-ri rispetto a –ier/-rier; la scomparsa definitiva di forme passive di

un verbo transitivo; la drastica riduzione del ricorso all’imperativo futuro in –to.

Anche nella sintassi si rivela

la medesima tendenza alla semplificazione, normalizzazione, che conduce alla eliminazione o

riduzione di quelle strutture equivalenti sul piano semantico, ma minoritarie nell’uso e/o sentire

come proprie di registri inferiori. Relativamente alla concordanza, ai comparativi e superlativi, alla

sintassi, alcuni esempi:

- participi in contesti di ablativi assoluti non concordati con il nome non se ne trovano

in questo periodo;

- il rafforzamento del superlativo e comparativo mediante “multo” e “multum” tende ad essere

riservato unicamente al comparativo;

- per quanto riguarda la sintassi dei casi, dove la preposizione nell’epoca

precedente appare pleonastica rispetto al caso finisce per essere eliminata ( ad+acc. per dat.

semplice; de + abl. Al posto del genitivo; abl. Modale che in Plauto può essere rafforzato dalla

preposizione cum; predilezione per la struttura casuale in luogo di quella preposizionale sono le

riduzioni o eliminazioni delle preposizioni in, cum, a/ab e il prevalente impiego dell’ablativo

semplice); - molte

normalizzazioni alche in relazione al verbo: il congiuntivo tende ad espandersi; l’imperativo

concorrente alla 2° del congiuntivo tende ad imporsi; alcuni verbi si definiscono in base alle

reggenze; dopo i verbi che significano promettere e sperare tende a generalizzarsi l’infinito futuro; -

relativamente alla sintassi delle proposizioni: una serie di congiunzioni assumono funzione

subordinante.

Per ciò che riguarda il lessico appaiono in questo periodo + tre fenomeni: il non uso di alcuni

termini diffusi nell’età precedente; la creazione di vocabolari e linguaggi tecnici; l’accettazione di

arcaismi, grecismi e volgarismi solo in determinati scrittori o generi. L’incremento del lessico

dunque appare limitato, + alle parole che designano concetti astratti ( linguaggi speciali della

filosofia, grammatica e fisica). Queste tre tendenze fanno emergere una contraddizione:

arricchimento ( lessico astronomico; filosofico- + Cicerone ha contribuito alla formazione del

vocabolario latino; della fisica è + a Lucrezio che si deve la latinizzazione del vocabolario della

fisica democriteo- epicurea) e impoverimento ( termini considerati inferiori, o troppo lunghe e

svuotate di significato) del lessico. Si nota la tendenza a selezionare o specializzare determinate

forme prima usate indifferentemente con altre aventi la stessa radice, ma diversamente suffissate (

aeternabilis e aeternus). La selezione risponde a delle finalità o esigenze ben precise, come

evitare parole troppo lunghe o semanticamente svuotate, con un prefisso o suffisso ormai privato

della sua specifica valenza: non comporta l’eliminazione del termine non scelto ma solo l’uso

esclusivo di quel termine in determinati contesti o con un determinato significato. Si hanno poi casi

di esclusione dall’uso di forme correnti nelle epoche precedenti e seguenti, che spesso

sopravvivono nelle lingue romanze; la loro eliminazione è da spiegare con la loro appartenenza a

registri considerati inferiori, come il volgare, il rustico, il dialettale.

Si assiste anche ad una creazione di linguaggi e vocabolari tecnici latini, oppure arricchiti

semanticamente, per discipline poco o per nulla praticate dai Romani in epoca anteriore

( astronomia, fisica, filosofia, politica). Cicerone ad esempio nelle opere filosofiche crea un

vocabolario filosofico latino, con la creazione ex novo e con operazione di calco semantico ( prima

volta assumono significato nuovo) o lessicale ( + dal greco). A volte possono anche essere

espressioni di più parole messe assieme. A volte quando il concetto filosofico greco è più

complesso e le esigenze espressive e retoriche lo richiedono, Cicerone rende il termine greco con

una serie di sinonimi, tra loro in endiadi o meno ( demiurgos= artifex, fabricator). Tutto ciò ha

arricchito la lingua latina. Per quanto riguarda il lessico della fisica è + a Lucrezio che si deve la

latinizzazione del vocabolario della fisica democriteo-epicurea ( moltissimi termini unicamente per il

termine greco atomoi). Vi sono anche linguaggi di parte politica: ad esempio Cicerone, Cesare e

Sallustio tendono a modificare e innovare la lingua a favore delle proprie aspirazioni. Gli scrittori di

questo periodo che si distinguono di più per la ricerca dell’arcaismo lessicale o semantico, e pure

fonetico-grafico e morfologico sono Sallustio e Lucrezio. La motivazione di fondo di Lucrezio è

quella di ricorre ad un modello di lingua grandioso ( epica arcaica+ Ennio) per la nobile impresa di

spiegare l’universo liberando gli uomini dalla paura. Questa funzione dell’arcaismo di trasmettere

grandiosità è testimoniata anche da Catullo, + nei carmina docta. Per Sallustio invece possono

esserci più motivazioni: dalla contestazione del presente, alla volontà di riproporre il passato a cui

guarda in modo nostalgico, all’intenzione di imitare lo stile tucidideo. Differenti sono le posizioni nei

confronti del greco: vi è comunque una tendenza a usare quanto più possibile la lingua latina, e

solo quando essa fosse insufficiente fare ricorso al greco. Un esempio di duplice atteggiamento del

greco si riscontra nelle EPISTOLE di Cicerone: il greco è bandito dalle epistole che rivestono una

qualche ufficialità, o toccano argomenti suscettibili di essere oggetto di interesse e lettura in

ambienti colti e potenti per temi di rilevanza giuridica, politica, con uno stile alto. Si ritrova invece

l’uso del greco ricorrente nelle epistole di carattere familiare, con citazioni di autori, + poeti ,

proverbi, locuzioni. In queste epistole il greco risponde a tutta una serie di esigenze e finalità. Così

Lucrezio reticente nell’uso del greco per la fisica, ne ricorre per argomenti più leggeri come il

linguaggio degli innamorati. Anche in Catullo vi è un uso ricorrente nelle nugae con termini legati al

vestire, alle suppellettili, a personaggi del piacere. I volgarismi scompaiono dai generi colti e

entrano in quelli legati alla quotidianità ( esempi sono i diminuitivi di Catullo, Lucrezio, Cicerone).

Molti ve ne sono nelle atellane e nei mimi, generi con fortuna notevole nel I sec. a.C.

Storia Letteratura Lingua:

1) Volontà di creare una letteratura retorica, grammaticale, filosofica che non avesse

nulla da invidiare a quella greca, e lingue specifiche autoctone, eliminazione o

limitazione del ricorso al greco, e a elementi volgari e arcaici ( x volontà del ceto

dominante di consolidare le conquiste territoriali e sociali, di mettere un freno alle

rivendicazioni sociali ed economiche die ceti inferiori, di non sentirsi inferiore in

cultura e civiltà e popolazioni ellenofone sottomesse;

2) Rifiuto del greco a livello ufficiale, ma accettazione nei linguaggi informali per

sempre presente ammirazione per il mondo greco ( ellenistico + nei ceti emergenti

homines novi);

3) Contrapposizione tra lingua letteraria che accetta volgarismi, arcaismi ecc. ed una

che li rifiuta, costituisce un po’ lo specchio di una classe dirigente che al di là

dell’immagine di forza e armonia che vuole dare di sé rivela debolezze al suo

interno; si affida a uomini carismatici che le sottraggono potere e ricchezza come

Pompeo e Cesare; vi sono all’intenro anche uomini che rifiutano l’impegno politico

ripiegando sul privato ( Catullo e neoterici) che contestano le direzioni intraprese;

4) Domanda deriva da un pubblico sempre più vasto con gusti sempre più variegati;

5) I linguaggi politici di parte che si vengono a formare sono da ricondurre alla ricerca

di consenso da parte di poteri personali e di fazioni in lotta tra loro.

1. ETA’ DI AUGUSTO E DI VIRGILIO ( 31 A.C. – 14 D.C.)

In questi anni si stabilisce una stretta connessione e collaborazione tra potere politico identificato

in una sola persona e nei suoi collaboratori da un lato, e negli artisti e letterati dall’altro. Ciò

comporta una condivisione di temi e obiettivi, producendo mezzi espressivi comuni e in parte tipici

del periodo. La letteratura a noi giunta da questo periodo è molto vasta e ampiamente trattata. In

questo periodo si trova lo snodo tra il periodo repubblicano e quello imperiale, con elementi anche

linguistici che sono propri dell’epoca repubblicana e anticipatori di quella imperiale.

CONTESTO STORICO

31 Battaglia di Azio, sconfitta di Antonio e Cleopatra

a.C.

27 Ottaviano assume il titolo di Augusto e il potere proconsolare per 10 anni

23 Ottaviano assume la tribunicia potesta “ insieme dei potere dei tribuni della

plebe”

20 Trattato di pace con i Parti

12 Augusto pontifex maximus

9 Inaugurazione dell’ara pacis

4 d.C. Augusto adotta Tiberio e gli impone l’adozione di Germanico, figlio di Druso

14 Muore Augusto a Nola

POLITICO

Il quadro storico-politico è dominato da Augusto e dal suo programma:

- consolidamento del potere personale nei vari ambiti della vita pubblica

dell’impero, dal civile, al militare, al religioso, con la legittimazione dagli organi costituzionali, dal

senato ai comizi, nel rispetto formale delle loro funzioni = la realizzazione dell’impero sul terreno

della repubblica; - difesa delle frontiere con

guerre di consolidamento e trattati di pace e convivenza; -

pacificazione interna facilitata dal prestigio di Augusto e dal consenso generale;

- vari provvedimenti ideologici come il recupero dei valori antichi: condanna del lusso sfrenato,

moralizzazione dei costumi, esaltazione della vita dei campi, rispetto almeno formale della

costituzione repubblicana e delle sue magistrature; leggi a favore della famiglia e del matrimonio;

mantenimento delle strutture di governo repubblicane che permettono alla nobilitas di collaborare

con il nuovo regime; recupero della religione indigena e dei suoi culti; inserimento nel senato di

italici e provinciali; ricostruzione delle città e dei municipi; innalzamento del livello culturale

generale anche attraverso la costruzione di pubbliche biblioteche; estensione della cittadinanza a

comunità e province alche al di fuori dell’Italia; favoreggiamento delle autonomie locali; ricorso

all’arte e alla letteratura come strumenti di diffusione delle idee e conseguimento del consenso.

ECONOMICO

Situazione economica favorevole, grazie alla pax augustea che permette di impegnare grandi

risorse finanziarie e uomini nella produzione, e garantisce libertà di traffici in un’area ampia

comprendente tutte le terre che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Vi è una notevole crescita del

commercio e della grande produzione.

SOCIALE

Il quadro sociale si caratterizza a differenza del passato per una certa concordia delle classi sociali

nell’accettazione della supremazia e garanzia esercitata e fornita dal princeps, in grado di offrire un

arbitrato per così dire produttivo e coinvolgente. Le lotte feroci delle epoche precedenti avevano

finito per impoverire tutti. Altro elemento non totalmente nuovo è il formarsi dell’ordine di

transizione dei liberti, fonte di arricchimento per altri ordini ma anche di nuove personalità e

cittadini nella comunità. Personalità appunto attive, motivate, culturalmente aperte, operanti nelle

grandi imprese degli ordini superiori , e nell’amministrazione pubblica e anche in quella del

patrimonio del princeps. Altra novità, che contribuisce all’innalzamento culturale della popolazione

dell’Impero, alla creazione di una coscienza di appartenenza all’Impero, anche per i provinciale, è

la costituzione di un esercito professionale, per la custodia delle frontiere e la repressione dei vari

moti insurrezionali e tentativi di invasione. Rilevante appare essere anche l’avanzata delle donne:

la presenza influente nella vita sociale e pubblica, la loro cultura, la loro libertà. Nella famiglia del

princeps sono loro che consolidano i legami, alleanze, e avanzano i loro figli ( Ottavia sorella di

Augusto data in sposa ad Antonio; Giulia figlia di Augusto e Livia, moglie di Marcello, nipote di

Augusto ed erede designato; Livia Drusilla, seconda moglie di Augusto e madre di Tiberio). Il peso

politico della donna emerge anche nei monumenti ufficiale: nell’ara pacis figurano donne e bambini

della famiglia di Augusto. La crescita culturale e di libertà della donna è rivelata anche dalle donne

della poesia elegiaca ( Corinna): donne colte, amanti delle arti, simbolo di un sesso in forte

crescita. Stessa impressione si ricava dalle lettrici a cui Ovidio rivolge il terzo libro dell’Ars

amatoria, e i Medicamina faciei feminae e dalle autrici delle Heroides. Dall’ars amatoria si ottiene

un’indicazione su quella che doveva essere la cultura letteraria delle fanciulle, se vi si raccomanda

loro la lettura dei lirici greci da Saffo a Callimaco, oltre i poeti romani del periodo. Un segno della

libertà amorosa della donna può scaturire dagli adulteri della figlia e della nipote di Augusto

( Giulie), segno in realtà di un costume che si andava diffondendo.

CULTURALE

Emergono +: omogeneità di temi e forme, l’ampiezza e la profondità della penetrazione della

cultura programmata, la crescita dell’alfabetizzazione, e quindi dell’interesse culturale in strati

sociali sempre più vasti, la graduale introduzione nelle scuole degli autori moderni che vanno a

sostituire quello arcaici. Augusto allo scopo di dominare e utilizzare la cultura, si lascia influenzare

da Mecenate, che accoglie attorno a lui, protegge e stimola, letterati ed artisti. In questo periodo il

letterato accolto e protetto non ripiega più solo su temi privati ma + su temi rivolti ad esaltare il

princeps, la situazione da lui creata di pace, di una vita a contatto con la natura, il sentimento della

pietas, il coinvolgimento della cultura, lingua e letteratura greca. Un monumento di particolare

significato ideologico come l’ara pacis, che illustra tematiche tipicamente romane, si ispira all’altare

di Zeus a Pergamo e diviene modello di opere simili in Italia e nelle province. Il messaggio

culturale e ideologico augusteo è universale volutamente, rivolgendosi a tutti i sudditi dell’Impero.

A dimostrazione del crescente livello di alfabetizzazione e interesse per le lettere, iniziato già

nell’epoca precedente, abbiamo: la produzione in funzione del commercio, che implica contabilità e

scambi epistolari, nascita di un ceto manageriale, + liberti; le autonomie locali che implicano la

partecipazione alla vita cittadina a livello attivo e passivo mediata anche attraverso la parola

scritta, comportano anche la formazione di una classe dirigente relativamente colta; la accresciuta

importanza nella vita politica e sociale delle donne e la loro alfabetizzazione; l’aumento costante

delle scritture esposte, cioè delle epigrafi pubbliche e private; la creazione di biblioteche pubbliche;

la ritrattistica e le rappresentazioni pittoriche in crescita di giovani e donne con in mano materiale

scrittorio; l’interesse della gente comune per le persone dei grandi poeti; la diffusa passione di

scrivere e recitare versi; la cittadinanza romana offerta da Cesare nel 49 a medici e dottori di arti

liberali e aumento delle scuole, dove subentrano autori contemporanei Virgilio e Orazio per la

poesia, Sallustio Cicerone e Livio per la prosa, che finiscono per rappresentare + Virglio la

letteratura nazionale.

Letteratura:

in questo periodo è ricca e di un elevatissimo valore artistico, con uno sguardo sempre rivolto al

mondo greco. Oltre a generi letterari già presenti entrano nella letteratura latina l’elegia: gli Amores

perduti di Cornelio Gallo, le Elegiae di Properzio e Tibullo, gli Amores e i Tristia di Ovidio; e la

poesia bucolica, con le Bucoliche di Virgilio. Questa grande quantità e varietà è segno della

vivacità culturale dell’epoca. Alcune caratteristiche della lingua sono determinate dal legame con il

potere, la volontà e la capacità di raggiungere un pubblico più vasto, la forte presenza dei modelli

greci, la dignità poetica assegnata a opere di carattere didascalico, la centralità del tema

dell’amore. La collaborazione dei letterati e la loro

condivisione del programma politico di Augusto emerge da: punti salienti del programma di

governo di Augusto ( ritorno al passato, moralizzazione dei costumi) sono ricorrenti in Virgilio,

Orazio, Ovidio, Tibullo, Properzio, Livio e altri; l’esaltazione e l’omaggio tributati alla gens Iulia

traspaiono ben evidenti dalle opere di Virgilio e di Orazio; alcune opere o componimenti sono

dedicati o rivolti ad Augusto, o ai suoi collaboratori più stretti; alcuni uomini importanti del potere

esprimono giudizi sui letterati del tempo, condizionandone le scelte tematiche e linguistiche. Per

quanto riguarda il pubblico che ne fruisce, è molto vasto quello che raggiungono + l’epica virgiliana

e la poesia civile di Orazio, anche grazie alla larghissima condivisione delle loro tematiche private (

+ l’elegia) o la vita dei sentimenti, presentandoli come casistica umana, attira gli amanti della

letteratura del privato. L’attenzione generalmente rivolta ad un pubblico medio, vasto, esterno al

poeta, determina la scelta del tema e condiziona il modo di presentare gli argomenti, in modo che

tocchi sentimenti, esperienze diffusi, e attiri l’attenzione del lettore attraverso il quadro mimico, la

situazione coinvolgente. A questo scopo sono subordinate anche le scelte linguistiche.

La presenza dei modelli greci ( grecismi +

nell’elegia, e nel poema didascalico) è teorizzata da Orazio nell’Ars poetica “sfogliate i modelli

greci di giorno e di notte”. Vari poeti latini si vantano di aver portato la poesia greca a Roma:

Orazio in primis che si vanta di esser stato il primo a portare agli Italici il carme Eolio, cioè di Alceo.

In quest’opera di trasferimento della poesia greca a Roma si sviluppa anche un notevole orgoglio

nazionale, quasi reazione ad un complesso di inferiorità. La letteratura didascalica in versi ( già

iniziata con gli Hedyphagetica di Ennio) sembra essere ora un genere di moda, con una vasta

gamma di tematiche, che vanno dall’agricoltura, alla vulcanologia, alle erbe salutari, ai veleni degli

animali. L’ampiezza degli argomenti tecnici e la dignità poetica loro concessa sono segno dell’alto

grado di conoscenze tecnologiche e scientifiche, comunque di curiosità e di formazione e gusto

letterario poetici. Il tema amoroso occupa però un ruolo importante e centrale nella produzione

letteraria di questo periodo, e non solo nella poesia d’amore per eccellenza, quella elegiaca, ma

anche in un poema epico come l’Eneide, nelle Odi e negli Epodi di Orazio, nelle Metamorfosi di

Ovidio. Anche la poesia erotica romana è debitrice di quella greca, da Mimnermo a Callimaco, +

nel suo carattere di poesia dotta; è comunque originale nei modelli di rapporto e comportamento

erotico che descrive: la schiavitù d’amore, la milizia d’amore, il coinvolgimento totale della persona

nella vicenda erotica, il patto di amore al di là delle convenzioni sociali, le reazioni violente che

seguono la rottura del patto, l’approfondimento delle reazioni psichiche dell’innamorato. A ciò

corrisponde anche un linguaggio erotico nuovo.

Lingua: il carattere fondamentale dell’età di Augusto e Virgilio relativamente alla lingua

letteraria, appare essere un certo ammorbidimento rispetto all’età precedente ma + a livello

lessicale, con l’emarginazione degli arcaismi, volgarismi, neologismi e grecismi. La lingua letteraria

nel suo insieme tende a concedere sempre di più alla lingua viva di un pubblico di lettori che

costantemente cresce di numero e sempre di più condiziona lo scrittore. Si tratta di una tendenza

in aumento in tutto il periodo imperiale. Riflessione sulla lingua: + Orazio si

occupa nell’Ars poetica di riflessioni su problematiche linguistiche relative sia alla lingua in sé sia a

quella poetica. Secondo Orazio la lingua come tutte le imprese umane è destinata a perire e

mutare. Il motore e fondamento del cambiamento è il suo uso. A proposito della lingua poetica,

sottolineando l’importanza di ciò che è conveniente in base alle diverse situazioni, sentimenti, temi,

personaggi e pubblico, Orazio rivendica per essa il diritto di fare ricorso a combinazioni particolari

nel caso di parole comuni, o a creazioni nuove, sapendo che le parole invecchiano e perdono il

vigore che possiedono quelle nuove, e che sono necessarie per descrivere concetti e cose prima

ignoti; e convinceranno se saranno tratte da fonte greca ( Orazio sulla posizione degli anomalisti

vs analogisti). Complessivamente si può dire che la lingua letteraria di questo periodo sia più

aperta rispetto al precedente, più creativa, meno rigida, con un avvicinamento dei vari registri,

creando anche linguaggi originali in genere nuovi come nella tematica erotica. Per quanto riguarda

gli arcaismi Quintiliano nell’Institutio Oratoria ( parlando dell’atteggiamento di Virgilio in proposito)

dice che parole di senso proprio ricevono dignità e decoro dall’antichità. Anche Livio rivela un uso

dell’arcaismo moderato, + limitato a contesti sacrali o giuridici, più esteso nella prima parte della

sua opera dedicata alle fasi più antiche della storia romana. L’arcaismo in epoca augustea è

rilevabile anche a livello morfologico: + nell’epica, già ripresi nell’epoca precedente, e diventati una

specie di marchio del genere poetico in questione, come il genitivo in –ai dei temi in –a, il genitivo

in –om e non –orum in alcuni temi in –o, gli infiniti –ier. Si incontrano arcaismi morfologici che in

effetti potevano appartenere alla lingua viva, come i morfemi in –is per il nominativo e l’accusativo

plurale dei temi in –i ( civis per cives). Ma in questo periodo si tratta comunque di un uso

moderato. Per i volgarismi esistono produzioni letterarie in cui entrano naturalmente, come anche

nell’età precedente, dove il contesto, la destinazione, gli argomenti lo richiedono: come le Epistole

di Cicerone o alcune nugae di Catullo, ora le Satire di Orazio, il D e Architectura di Vitruvio.

Possono sorprendere i volgarismi presenti nell’Eneide, nelle Storie di Livio o nei Fasti di Ovidio: ma

potrebbero essere voluti arcaismi. In effetti però può essere significativo per la ricezione del parlato

nella lingua scritta dell’epoca il comportamento di Augusto come risulta dalla Vita di Augusto. Si

possono accertare essere volgarismi e non arcaismi: sincope, corposità, sonorità, espressività,

immediatezza (preposizioni prima non necessarie che avranno seguito nelle lingue romanze, il “si”

per introdurre le interrogative, pleonasmi, ridondanze nei significati, periodare breve, molti

sostantivi aggettivi verbi di carattere volgare poi adottati dalle lingue romanze che sembravano

esclusi dalla lingua letteraria alta dell’epoca precedente. Esempio di neoformazioni di Orazio, che

riprende + dal greco: iuvenescere ( neanìzein) = diventare grande; per Virgilio oltre a neologismi

ripresi dal greco, troviamo devrbativi o denominativi: conifer ( konophòros) = frutti a cono. I

grecismo si può dire che trovino cittadinanza nell’attuale epoca e sempre di più nelle successive

fasi della lingua latina di epoca imperiale. Comincia in quest’epoca una vera e propria confluenza

tra le due lingue ( apice nell’età di Settimio Severo, Costantino, Tertulliano e Ambrogio). Grecismi

morfologici sono frequenti + tra i poeti e + in Properzio e Ovidio, rappresentando una sorta di

rimando al mondo, alla poesia e alla cultura greci, anche se nomi già presenti nella forma

latinizzata ( ZACYNTHOS e non ZACYNTHUS). Grecismi sintattici sono alcuni accusativi

etimolgici o di contenuto, o l’uso atemporale dell’infinito perfetto + dopo i verbi possum, volo. Per i

poetismi invece è + la lingua di Livio che possiede moltissimi termini dell’uso poetico, a volte

creazioni virgiliane, che alterna con i corrispondenti termini più comuni in prosa. La tendenza a

superare diversità tra prosa e poesia diventa sempre maggiore nel proseguire dei secoli. Non solo

termini poetici ma intere espressioni, a pure procedimenti stilistici come l’allitterazione, le

espressioni enfatiche, l’anafora. Vi sono anche espressioni proprie del linguaggio storiografico in

Virgilio. Innovativo è però + il linguaggio amoroso: grazie + a Tibullo, Properzio e Ovidio nascono

nuove metafore: l’amore come servizio militare ( militia amoris, militare nel senso di amare e

combattere per amore, per Venere), amore come schiavitù ( servus amoris, Veneris vinclis

subdere colla), patto d’onore privato tra amanti ( foedus amoris, pactum, fides = promessa), amore

come malattia sicuramente idea non nuova, basta pensare alle tragedie di Euripide, ma la novità

consiste nell’approfondimento di questa patologia sul piano della sintomatologia e fisiopatologia,

nuovo senza precedenti, dove non sono esclusi la ricerca medica, né il senso del malessere

dell’anima che si diffonde tra i ceti più benestanti e nei periodi di benessere più diffuso, né la

sensibilità e l’interesse degli intellettuali per le problematiche scientifiche e mediche ( es.

aeger=malato, furens, furor, insanus).

Storia Letteratura Lingua: connessioni: maggiore apertura nei confronti dell’arcaismo, volgarismo,

neologismo, grecismo, accettazione di poetismi nella prosa e viceversa -> obiettivi di una

letteratura legata al potere, che vuole conquistare il consenso di ceti eterogenei per livello sociale,

culturale e provenienza geografica; la presenza del greco per il maggior contatto tra le due lingue

che finiscono per confluire; l’intersecarsi dei livelli o registri, così che elementi del parlato

confluiscono nella lingua letteraria e i poetismi entrano nella lingua della prosa è in linea con ceti

sociali in crescita economicamente e socialmente, che nella loro ascesa si portano dietro il proprio

registro e lo adeguano; la novità e la ricchezza della lingua erotica è in linea con la nuova

concezione dell’amore, prodotto dell’ascesa sociale di ceti non aristocratici come anche delle

donne. 2. ETA’ DI NERONE E DOMIZIANO. DI SENECA E MARZIALE ( 14-96)

CONTESTO STORICO

14 Morte di Augusto, successione di Tiberio

17 Germanico trionfa sui Germani e si prepara la guerra contro i Parti

27 Tiberio si ritira a Capri e lascia a Roma il liberto Seiano

33 Condanna a morte di Gesù. Inizio della predicazione di Paolo

37 Muore Tiberio, gli succede Caligola

41 Uccisione di Caligola e successione di Claudio

44 Conquista definitiva della Britannia

48 Claudio divorzia e fa uccidere Messalina, sposa Agrippina e adotta Nerone

49 Agrippina richiama Seneca dall’esilio e gli affida l’educazione di Nerone

53 Nozze tra Nerone e Ottavia, figlia di Claudio

54 Avvelenamento di Claudio, successione di Nerone

55 Avvelenamento di Britannico figlio di Claudio e Messalina

59 Nerone fa uccidere la madre Agrippina

60 Nerone istituisce i ludi poetici Neronia

62 Muore Burro, esce di scena Seneca, Tigellino diventa uomo di fiducia di Nerone, che sposa

Poppea

64 Incendio di Roma. Costruzione della domus aurea. Persecuzione dei cristiani

65 Scoperta della congiura di Pisone contro Nerone. Suicidio di Seneca, Lucano e Petronio

67 Viaggio di Nerone in Grecia. Proclamazione della libertà della Grecia

68 Ritorno di Nerone a Roma. Insurrezione di Galba, suicidio di Nerone dichiarato dal senato

publicus hostis

68- Lotte civili: tre imperatori che si combattono: Galba, Otone, Vitellio: si impone Vespasiano

69

70 Costruzione del colosseo. Revoca della libertà alla Grecia concessa da Nerone

71 Vespasiano caccia da Roma filosofi e astrologi

79 A Vespasiano succede il figlio Tito

81 A Tito succede il fratello Domiziano

89 Domiziano bandisce da Roma i filosofi

90 Iniziano anni di terrore per processi ed esecuzioni capitali

96 Assassinio di Domiziano

POLITICO

Sul fronte dei rapporti esterni è ormai piuttosto tranquillo: due fronti rimangono caldi, ma sotto

controllo: quello sul Reno con i Germani e quello armeno con i Parti. Le novità sul piano storico-

politico riguardano l’interno: 1) l’accentuarsi progressivo dell’autocrazia degli imperatori ( vedi la

propaganda degli imperatori per presentare potenza e sicurezza) e della loro gens, che tendono ad

amministrare l’Impero come cosa di famiglia attraverso i liberti; 2) la crescita dell’opposizione

senatoria ( dove il senato è costituito dai nuovi ceti provenienti dal mondo degli equites e introdotti

grazie agli imperatori) e una serie di congiure e successive eliminazioni mirate di nemici esterni ed

interni alla famiglia regnante; 3) consolidamento e rafforzamento della politica di romanizzazione

delle varie province e dei provinciali: in questa direzione il discorso tenuto da Claudio in senato a

sostegno dell’accesso alle cariche pubbliche a Roma dei maggiorenti della Gallia comata; 4)

rafforzamento del processo di urbanizzazione o sviluppo delle città, + Roma, e non solo in Italia; 5)

concessione della cittadinanza romana a famiglie emergenti sia dell’Italia che delle province e

agevolazione del loro ingresso in senato.

ECONOMICO

Esso appare molto vivace, grazie anche alle grandi opere pubbliche, all’intensificarsi dell’economia

di mercato e all’industrializzazione dell’agricoltura. I vari progetti sono frutto dell’autocratismo e

mania di grandezza degli imperatori e da un lato comportano il dispendio di enormi somme di

denaro pubblico, dall’altro stimolano la produzione “industriale”, favorendo la crescita di una serie

di professioni e attività. La crescita di una mentalità agricola imprenditoriale che considera normale

la commercializzazione del prodotto agricolo ai fini del profitto monetario è ben documentata, ad

esempio nel trattato di agricoltura di Columella. Ciò comporta innovazioni non solo economiche ma

anche culturali e sociali, come la specializzazione delle produzione e del personale con relativa

formazione, organizzazione e valorizzazione degli addetti, l’estensione delle aree coltivate e una

qualche ricerca di innovazione tecnologica. Sono segno di ricchezza dell’epoca la diffusione del

vasellame d’argento .

SOCIALE

Appare rilevante + la ulteriore ascesa in potere di donne e equites ( Agrippina Maggiore: figlia di

Agrippa e Giulia figlia di Augusto), Messalina, Ottavia figlia di Claudio, Poppea amante e poi

moglie di Nerone e altre. Esse sono strumento di alleanza e di guerra tra famiglie nobili più o meno

imparentate con la gens regnante, sono al centro di intrighi di corte e di potere. Sono donne colte

ed emancipate. Tra quelle colte vi è Sulpicia di cui ci parla Marziale, la moglie di Pompeo

Saturnino, autrice di una raccolta di lettere. Sempre da Marziale si deduce che frequentassero le

scuole superiori, del grammaticus, anche le donne. Continua l’asecsa dell’ordine equestre

nell’amministrazione della giustizia, nella carriera militare e amministrativa, + nelle province. Il

numero di famiglie equestri è in continuo aumento, con distribuzione in tutto il territorio dell’Impero,

non solo in Italia.

CULTURALE

Si assiste a: 1) il nascere della scuola pubblica; 2) l’ingresso nel canone scolastico degli autori

augustei, il ritorno degli arcaici e l’introduzione dei Greci; 3) diffusione della conoscenza del greco,

almeno tra i ceti benestanti e colti; 4) le recitationes pubbliche; 5) un’alfabetizzazione senza

precedenti; 6) il successo di modelli culturali di massa; 7) crescita immensa del mercato librario; 8)

l’imporsi crescete delle filosofie dell’interiorizzazione. I pubblici poteri cominciano ad interessarsi

all’istruzione. Nerone esonera dalle tasse retori e grammatici. Vespasiano passa uno stipendio a

Quintiliano come pubblico professore di retorica. Anche i municipi cominciano a sovvenzionare con

pubblico denaro scuole di grammatica e retorica. Si va diffondendo un curriculum scolastico

articolato in 3 fasi: istruzione elementare curata dal maestro ( ludi magister), un’istruzione

secondaria, grammatica, tenuta dal grammaticus e una sorta di istruzione universitaria, scuola di

retorica, tenuta dal rethor ( terza fase che si raggiunge a 16-17 anni). Quintiliano nella Institutio

Oratoria sembra riammettere tra gli autori da studiare gli arcaici, accantonati in epoca augustea = i

veteres latini, per arricchimento lessicale e studio specialistico; affiancati da quelli greci ( che per

Q. deve essere la prima lingua studiata dai fanciulli) e quelli augustei. In effetti Q. fa emergere che

lo studio della lignua greca dovesse avvenire prima dei 10 anni, che tale studio era ritenuto

fondamentale per l’apprendimento delle artes indispensabili per l’oratore, e che si potesse arrivare

ad eccessi di grecofilia per cui a scuola si parlava e si apprendeva solo il greco, cosa che però era

da evitare. Un fenomeno culturale che in questo periodo si diffonde molto e

condizione lo scrittore è quello delle recitationes ( letture di brani letterari) fatte in luoghi pubblici, di

cui ci parlano Petronio, Persio, Giovenale e Plinio il Giovane. Vanno anche di moda le letture

conviviali, che potevano essere eseguite, ovviamente nelle case dei ricchi, da uno schiavo o

liberto, il lector. Dal I secolo si registra un decisivo aumento delle persone in grado di leggere,

testimoniato da: 1) frequenza molto alta di scene di lettura e scrittura; 2) la crescente diffusione di

scuole elementari tenute dal ludi magister, anche in luoghi pubblici; 3) il moltiplicarsi delle

biblioteche pubbliche e private; 4) crescente richiesta di un’attività economica di eprsonale in grado

di far di conto. Si segnala anche una standardizzazione di massa dell’immagine che si vuol dare di

sé, basata sull’immagine dell’imperatore e della sua famiglia. Si nota ad esempio nell’arte

funeraria, quando si riportano scene di guerra nei monumenti dedicati a personaggi che non

avevano mai impugnato la spada, proprio perché scena militare o di caccia è segno di virtus. E

l’immagine imperiale rappresenta a sua volta un po’ la sintesi del suo programma politico culturale

e morale. Il modello imperiale diviene un modello di massa anche nella moda. Il commercio librario


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia della lingua latina, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dalla docente Mordeglia, Storia della lingua latina e del suo contesto, Mazzini. Gli argomenti trattati sono: le fonti antiche per la storia della lingua latina e strumenti di ricerca moderni, le opere scritte a fini d’arte, la preistoria e protostoria della lingua latina.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bonsy91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Mordeglia Caterina.

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