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Fonti antiche per la storia della lingua latina e strumenti di ricerca moderni

I documenti e i testi scritti dell'antichità giunti fino a noi possono essere di prima o seconda mano. Di prima mano, cioè risalenti direttamente all'autore o estensore o copista coevo, possediamo diversi documenti; i testi e le opere letterarie sono quasi esclusivamente di seconda mano.

Documenti di prima mano

I documenti di prima mano sono per lo più di estensione piuttosto breve, scritti su materiali vari: pietra, muri, coccio, metallo, tavolette, papiro. Le iscrizioni su pietra (epigrafi) sono molto numerose, molte migliaia; sono pubblicate nel Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), in varie raccolte e in riviste specialistiche. Possono essere sia di carattere pubblico (testi di legge, trattati, celebrazioni di vittorie, ringraziamenti e dediche a imperatori), sia privato (commemorazioni di defunti, maledizioni, ringraziamenti).

Sul piano della storia della lingua, essendo molto spesso databili con sicurezza, collocabili geograficamente e socialmente, coprendo tutto l’arco cronologico della storia della lingua latina antica, comunque dal VI a.C. fino all'VIII d.C., forniscono indicazioni precise sulle variazioni della lingua in rapporto ai tempi, allo spazio geografico, alle differenze sociali e culturali. Bisogna tener conto della natura e del pubblico dell'epigrafe stessa. Le epigrafi che tramandano testi religiosi riflettono un linguaggio sacrale e giuridico, che tende ad essere arcaico, rispetto all'epoca in cui viene scritto; mentre epigrafi che riportano testi poetici riflettono il livello del genere letterario, a cui appartengono, e le varianti locali.

Le scritte sui muri possono essere praticate con un oggetto acuminato, più spesso con carbone o vernice. Non sono molto numerose, e per lo più di breve estensione, di carattere principalmente privato, ma non mancano quelle di carattere pubblico (propaganda politica). In gran parte provengono da Pompei. Dato il loro carattere di messaggio immediato e spontaneo e il loro contenuto, riflettono un linguaggio, i graffiti, molto vicino al parlato dei ceti medi e inferiori ai vari livelli di lingua. Queste scritte murali (Pompei) rappresentano un importante terminus ante quem = 79 d.C. anno di eruzione del Vesuvio.

Gli scritti su coccio sono documenti privati (ostraka): sono una sorte di foglietti destinati ad una comunicazione informale legata il più delle volte a banalità varie del quotidiano, tra persone di livello medio basso (lettere del soldato Rustio Barbaro all'amico Pompeo, scritte in Egitto tra I e II secolo). Recentemente è stata rinvenuta una notevole quantità di conti di vasai, incisi con punta secca su piatti in argilla cruda, riconducibili all'età neroniana: si rileva il bilinguismo latino-celtico dell'epoca, il livello di penetrazione del latino in Gallia tra gli artigiani vasai e l'esistenza di una lingua mista ed in movimento. Quindi gli ostraka sono importanti come testimonianza della lingua parlata dalla gente comune, della realtà quotidiana.

I supporti metallici su cui si scriveva erano i più vari (bronzo, rame). Molti di questi documenti sono "tabellae defixionum" (tavolette di esecrazione), a carattere magico, in grande parte databili tra i secoli II e III della nostra era. In esse si invocano le divinità degli inferi, come pratiche di malocchio. Esse nascono in ambienti culturali bassi e riflettono sentimenti deteriori, vi si alternano "iuncturae" e vocabolario popolari, sia a livello di fonetica e morfologia, sia di lessico. Sui metalli più pregiati come le leghe sono scritti per lo più documenti di una certa rilevanza legale o giuridica, come trattati o leggi; ma anche diplomi militari e fogli di congedo.

Documenti di seconda mano

Sono arrivate fino a noi numerose tavolette di legno, cerate o no, con sopra scritti documenti commerciali, contratti di vendita, affitti, inventari di beni, ricevute di pagamenti, lettere di raccomandazione. I Papiri latini sono relativamente pochi, anche rispetto a quelli greci, per il fatto che le regioni ove il papiro meglio si poteva conservare era quelle di lingua greca (Egitto). Sono di prima mano le lettere, i contratti, come testamenti. Esistono papiri non di prima mano ma molto vicini all'originale o coevi rispetto all'autore del brano che riportano. Ad esempio un frammento in distici elegiaci di Cornelio Gallo databile alla fine del I sec. a.C.

Di seconda mano sono opere letterarie: vanno distinte le opere scritte a fini d'arte, la letteratura cristiana, e opere tecniche e i documenti veri e propri, come leggi e trattati.

  • Opere scritte a fini d'arte: la gran parte della letteratura giunta fino a noi può essere collocata in questa tipologia di fonti; all'interno di essa opere teatrali, orazioni, poemi epici, satire, epigrammi, elegie, romanzi ecc. Importante per la caratterizzazione della lingua letteraria in generale, delle varie epoche storiche, dei vari generi letterari e dei linguaggi dei singolo autori. Su questa letteratura, definita d'arte per distinguerla da quella tecnica, è in primis documento e fonte per la conoscenza della lingua letteraria, e preziosa per la conoscenza della lingua parlata, dei vari ceti o ambienti culturali. Per trarre da essa informazioni affidabili in rapporto ai vari registri linguistici o sottocodici, bisogna tener conto di alcuni fattori: il genere letterario, il pubblico, l'epoca storica, l'autore, fattori che possono determinare deviazioni di un registro.
  • Letteratura cristiana: opere prodotte a partire dal II secolo: opere apologetiche di Tertulliano, il De civitate dei di Agostino, il De mundi initio di Avito, i Romulea di Draconzio. Gran parte della produzione cristiana si differenzia dalla pagana, per volontà di raggiungere un pubblico molto ampio, anche i ceti medi e inferiori, pure a costo di scandalizzare i dotti ed i grammatici: sermoni o prediche, agiografie, gli Acta e le Passiones dei martiri, le regole monastiche. Questa letteratura è essenziale per la storia della lingua latina dei secoli del tardo Impero e dell'età romano-barbarica, perché documenta una lingua speciale (dal IV secolo tende a diventare lingua comune), perché rappresenta almeno a partire dal sec. IV quasi tutta la produzione letteraria a noi giunta, ma perché testimonia un latino veramente globale, nei suoi vari livelli, dal colto al rustico, dal letterario al volgare, dallo scritto al parlato.
  • Opere tecniche: per opere tecniche si intendono quelle dedicate alle arti e mestieri: i vari trattati di agricoltura (dal De agricoltura di Catone a quello di Palladio), gli scritti di architettura come quello di Vitruvio, la ricchissima trattatistica medica (Celso), le grammatiche e i lessici.
  • Trattati di arti e mestieri: genere di opere descritto come unitario, in realtà non lo è né dal punto di vista contenutistico, né da quello del pubblico, né da quello della lingua. Così mentre i vari De agricultura, scritti per un pubblico di proprietari terrieri, per lo più appartenenti all'aristocrazia rurale, non sono privi di una qualche attenzione formale e riflettono la lingua del loro pubblico (Varrone e Columella); i trattati medici (Celso) erano scritti per addetti all'arte, per lo più di livello culturale e sociale piuttosto basso, per nulla interessati al purismo della lingua. Sono testimonianza delle varianti verticali della lingua, cioè le lingue tecniche, in particolare i lessici specifici.
  • Grammatiche: la sensibilità e l'attenzione dei Romani ai problemi concreti e teorici legati alla lingua iniziano nel II sec. a.C., conseguenza del contatto diretto con il mondo ellenizzato, più con le scuole di Pergamo e di Alessandria. Elio Stilone (164-74 a.C.) è il primo grammatico latino. La prima grammatica giuntaci anche se non intera è il De lingua latina di Varrone. Tutta la produzione grammaticale dei primi secoli dell'Impero è andata perduta: ma il lavoro dei grammatici dei primi secoli è stato recuperato e rifuso nei trattati giunti cicollocabili dal sec. IV in poi, come le opere di Elio Donato, Carisio, Prisciano, prof. A Costantinopoli all'inizio del sec. VI. Le grammatiche giunte fino a noi sono di estremo interesse per lo storico della lingua, perché documentano una serie considerevole di singoli fenomeni di trasformazione e ne forniscono anche riferimenti cronologici e geografici.
  • Lessici: la più antica raccolta lessicografica giuntaci, seppure in forma indiretta, è quella di Verrio Flacco, il De verborum significatu, di età augustea. Viene epitomata da Festo nel II secolo e poi in parte da Paolo Diacono. Veri e propri vocabolari sono i glossari, opere medievali nella redazione in cui sono giunte fino a noi, ma in realtà risalenti nel loro nucleo a epoche molto più antiche, collocabili nei secoli del medio e tardo Impero. Un generale particolare di lessici spiega la differenza di significato esistente tra forme simili. Sono opere che possono documentare un persistere e un scomparire del vocabolario latino e il suo variare nel tempo.
  • Leggi: dal punto di vista della storia della lingua sono importanti le leggi romano-barbariche, come documento di una lingua che cerca di conservare formule e iuncturae della tradizione giuridica romana, ma introduce forme più o meno latinizzate, germanismi (tra queste l'editto di Rotari del 643, le leges wisigothorum 506-VIII, lex salica 507-596). Interessanti sono anche le Formulae una specie di moduli secondo cui devono essere formulati atti giudiziari.

Preistoria e protostoria della lingua latina

I primi documenti scritti in lingua latina giunti fino a noi si collocano nei secoli VII-VI a.C. È possibile tracciare le caratteristiche di questa lingua in fase anteriore alla prima documentazione scritta, grazie al metodo comparativo. Risalendo ad una fase molto antica delle lingue stesse, quando erano vicine e inseparate. L'indoeuropeo potrebbe essere definito come lingua preistorica, non originaria, parzialmente restituita e restituibile grazie al metodo comparativo, con patria d'origine, intorno al V millennio a.C. nelle steppe a Sud della Russia. Lingua preistorica perché non esistono documenti scritti; non originaria perché non nata dal nulla, ne la prima in assoluto; parzialmente restituita e restituibile perché una ricostruzione integrale di una lingua è impossibile a causa delle infinite variabili che la possono comporre. Il metodo comparativo applicato all'inizio dell'Ottocento, tra i primi Bopp e Rask, che misero a confronto il sistema della coniugazione del sanscrito con quello del latino, del greco, del persiano e del germanico, portò alla convinzione che tali lingue appartenessero ad un'unica famiglia. Studi successivi estesi a lingue indiane, armeno, germanico, celtico, lituano rafforzarono la convinzione. Nel sec. XX sono poi venute alla luce documentazioni di altre lingue morte appartenenti alla medesima famiglia indoeuropea e precisamente l'ittito, trattato da documenti scritti in caratteri cuneiformi dei secoli XIV-XIII a.C. in Cappadocia, e il tocarico. Lingue indoeuropee antiche: italico, celtico, germanico, slavo, greco, baltico, armeno, indiano, iranico. I caratteri linguistici dell'indoeuropeo vengono ricavati con il metodo comparativo, applicato agli inizi del sec. XIX.

Situazione linguistica dell'Italia preistorica

Fino all'VIII sec. nel territorio italico non è dimostrabile l'esistenza di un alfabeto; fino a tale data non sembra essere esistita una grande civiltà in grado di esprimere un potere centralizzato con volontà di omogeneizzazione linguistica. La documentazione scritta più antica risale ai secoli VII-VI, quando a nord da ovest ad est vi erano Liguri, Galli, Leopontici, Reti e Veneti; al centro-nord, sempre da ovest ad est, Etruschi, Umbri, Piceni; al centro-sud da ovest a est, Falisci, Latini, Volsci, Sabini, Equi, Marsi, Peligni, Marrucini, Vestini; a sud da ovest Sanniti Irpini Lucani Frentani Bruzi (tutti parlanti osco); nel tacco dello stivale i Messapi; in Sicilia da ovest a est Elimi Sicani e Siculi. Sono considerate lingue non indoeuropee l'etrusco, il retico e il piceno settentrionale (stele di Novilara). Per italico si intende un insieme di fatti linguistici predocumentari caratterizzati da un indubbio livello di coesione, comuni alle lingue parlate nell'Italia centrale e meridionale in epoca anteriore al predominio del latino. Sono ritenute parte dell'Italico: falisco, latino, sabino, piceno, umbro, osco, marso, peligno, vestino, marrucino. Latino ed italico non sono due blocchi contrapposti: il concetto di isoglossa applicato alle varie lingue italiche mostra come esse costituiscano realtà in continua osmosi. All'interno dell'area italica il latino sembra rappresentare un'area marginale, mentre centrale appare quella dell'osco. Il rapporto tra le lingue italiche ed il latino, l'influsso di queste sul latino aumenta ulteriormente nei secoli IV-III a.C. parallelamente all'ampliarsi del rapporto politico di incontro e scontro.

Età dei re, delle leggi delle XII tavole e di Appio Claudio Cieco (753-275 a.C.)

Quanto è possibile affermare a proposito dei caratteri del latino di questo periodo si fonda sui documenti epigrafici e di prima mano: 753 fondazione di Roma, 275 sconfitta di Pirro re dell'Epiro. Questa periodizzazione è dovuta a fatti storici e culturali non influenti sulla lingua dell'epoca: la mancanza di una vera e propria letteratura scritta, la scarsità di documenti epigrafici, l'assenza di un'apolitica culturale e letteraria, un contesto storico, geografico e culturale ancora provinciale. In tale contesto si verifica un intenso rapporto di scambio e ricezione con i popoli e le lingue etrusco ed italiche, destinati ad essere rispettivamente dominati e soppiantate da Roma e dal latino. Il fenomeno linguistico si produce sempre in un determinato contesto:

Storico

  • 753 Fondazione di Roma secondo la cronologia verroniana
  • 753-510 Periodo monarchico
  • 509 Inizio della Repubblica
  • Sec V Inizio Introduzione dei culti dei Dioscuri, di Demetria, Dioniso, Apollo ed Hermes
  • 496-354 Susseguirsi di guerre con Latini, Etruschi. Roma stabilisce un definitivo dominio sul Lazio e mette le premesse per l'espansione in Campania e in tutta l'Italia meridionale
  • 494 Inizio delle lotte dei plebei per la parificazione dei diritti con i patrizi
  • 451-450 Leggi delle XII tavole volute e ottenute dai plebei
  • 445 Cancellazione della Lex Canuleia che vietava il matrimonio tra patrizi e plebei
  • 367-366 Le leges Liciniae Sextiae limitano il possesso dell'ager publicus e consentono che uno dei due coloni sia plebeo
  • 343-295 Tre guerre sannitiche con definitiva affermazione di Roma e suo predominio nell'Italia centro-meridionale, fino a Taranto
  • 293 Introduzione del culto di Asclepio, dio medico
  • 282-275 Guerra contro Taranto ed il suo alleato Pirro, con sconfitta definitiva di quest'ultimo e sottomissione di tutta la Magna Grecia fino a Reggio.

Politico

Nell'epoca regia l'obiettivo principale della politica sembra quello di gettare le basi costituzionali e religiose dello stato all'interno, e quelle commerciali ed economiche con i popoli vicini all'esterno. In una prima fase dell'epoca repubblicana (tutto il sec. V) il problema principale sembra essere il rapporto tra le componenti della società ed i rispettivi diritti e doveri. Il IV secolo vede una sistemazione dell'assetto politico istituzionale con l'accesso dei plebei al consolato; della struttura della città-stato, con la creazione di tribù, per cui tutto il Lazio e parte delle terre meridionali formano un insieme territoriale e civico compatto, base delle successive conquiste. Vi è una crescente velocità di espansione, che si conclude con il predominio romano su tutta l'Italia centro-meridionale fino a Reggio. Le tecniche di controllo del territorio: insediamenti di coloni, incorporazioni, trattati di alleanza, costruzione di strade.

Sociale

La società è organizzata sulla base della parentela, che riunisce in una gens più familiae, discendenti da un solo antenato, con riti e tradizioni proprie. A capo della familia c'è il paterfamilias. La popolazione è divisa in patrizi e plebei: i patrizi possiedono le terre, formano il senato ed al primo quarto del V fino alla metà del IV prevalgono nell'occupazione delle cariche pubbliche (Repubblica Patrizia, o a guida patrizia). Dalla metà del IV emerge sempre più una nuova nobilitas patrizio-plebea, avendo le famiglie plebee acquistato ricchezze con i traffici e essendo riuscite ad accedere alle alte cariche pubbliche.

Economico

Il quadro economico è in epoca regia principalmente agricolo; il lavoro dei campi è funzionale all'autoconsumo e incentrato sulla coltura di pochi cereali inferiori come il farro. Il commercio e l'artigianato cominciano a svilupparsi nell'ultima fase dell'epoca regia ed all'inizio di quella repubblicana, grazie all'influsso degli Etruschi, alle guerre e all'espansione verso sud. Il commercio avviene principalmente con gli Etruschi e con i Greci, che portano a Roma, già nei secoli di epoca regia, i manufatti di Pitecusa (Ischia) e Cuma. I ceti dei commercianti e artigiani, in costante crescita, ai quali si aggiungono gli schiavi liberati e i loro discendenti, costituiscono la plebe urbana, destinata a svolgere un ruolo sociale e politico crescente.

Culturale

Sembra essere caratterizzato dalla convivenza di tre componenti etniche e culturali: greca, etrusca, latina. L'elemento etrusco, in una prima fase, è quello mediatore tra il latino-italico e quello greco. La presenza dell'elemento culturale greco appare evidente in tutta quest'epoca, con un incremento a partire dal IV. Testimoniano la presenza di cultura e civiltà greca le statuine di bronzo offerte in voto nei vari santuari dell'epoca, dal IV l'introduzione in architettura.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bonsy91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Mordeglia Caterina.
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