Seneca – De Clementia
Introduzione
La figura di Seneca è indissolubilmente collegata alla filosofia storica dello Stoicismo, corrente di pensiero dal taglio etico, che imposta il suo essere secondo il sostenimento delle virtù, dell'autocontrollo e dal distacco dalle pulsioni terrene, inteso come la mancanza di brama e desiderio. Eppure lo stoico, pur figura apparentemente eremitica, almeno da quanto emerge in questa brevissima descrizione, non rifugge la compagnia altrui, anzi, semmai aiuta il prossimo, il bisognoso, e lo consiglia ove possibile.
E proprio all'interno di questa visione che si colloca l'opera della quale ci accingiamo a scrivere: il De Clementia. Questo trattato filosofico e politico viene scritto tra il 55 e il 56 d.C., quando il Principato di un giovane Nerone si affacciava sulla Roma lasciatagli dallo zio Claudio, morto prematuramente, in misteriose circostanze. Roma si trova in un periodo ambiguo, pieno di novità, e Seneca vuole essere d'ottimo esempio per Nerone, al quale dedica questo importante scritto, dove racchiude tutti i suoi pensieri di moderazione e le sue impressioni su come dovrebbe comportarsi un buon sovrano. Seneca tenta dunque di istruire il Princeps alla moderazione e al buon governo, se pur con scarsi risultati.
Il contesto storico
Nel 54 d.C. Nerone sale al potere, come nuovo Princeps di Roma, come successore del defunto Claudio, la cui morte fu forse architettata dalla stessa Agrippina Minore, madre stessa di Nerone, moglie di Claudio. Il regno del giovane Princeps nasce, dunque, in maniera molto ambigua, in una Roma che per la prima volta, sotto Claudio, si era discostata dalle indicazioni Augustee.
Le innovazioni volute da Claudio stavano lentamente mutando il contesto sociale di una Roma non più solo dei romani, ma anche aperta, anche per cariche di un certo rilievo, a coloro che senza ombra di dubbio potevano considerarsi “Stranieri”, come appunto i Galli che vivevano oltre le Alpi. Ricordiamo, infatti, la famosa orazione in senato del 48 d.C. ove Claudio utilizza tutte le sue capacità retoriche per concedere l'accesso al Senato agli abitanti della Gallia Transalpina.
I primi anni del Principato di Nerone furono, comunque, estremamente sereni, tanto da essere definiti “quinquennio felice”, proprio perché Roma non era ancora amministrata dal controverso Princeps, ma dallo stesso Seneca, che era stato voluto come Precettore da Agrippina, alla ricerca della migliore educazione possibile per il figlio. Seneca era considerato uno dei maggiori intellettuali del suo tempo, tanto che Agrippina minore utilizzò la sua figura per potersi accaparrare le simpatie e la benevolenza degli aristocratici romani.
Nei cinque anni di governo, lo Stoico accumulò enormi ricchezze e potere politico, mentre Nerone sviluppava una crescente insofferenza per gli insegnamenti del precettore e di S.A. Burro, prefetto del Pretorio, amico e compagno di Seneca in questo periodo di governo. Ma il momento di rottura si affacciò sulla vita dello...
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Lingua e letteratura latina - De ira
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