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Autori latini, Lingua e letteratura latina Appunti scolastici Premium

Schemi sulla vita e le opere dei maggiori autori della letteratura latina per l'esame della professoressa Marchetti. Gli autori presi in esame sono: Ennio, Catone, Plauto, Terenzio, il teatro latino, la poesia neoterica, Catullo, Sallustio, Lucrezio, Virgilio,Orazio, Petronio, Tacito, Seneca, Apuleio.

Esame di Lingua e letteratura latina docente Prof. S. Marchetti

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troviamo accenni alla vita di Virgilio o menzionati personaggi del tempo che potevano essere poeti, amici,

protettori .Mentre Teocrito guarda i pastori da lontano e con distacco, quasi come se si considerasse superiore,

Virgilio si immedesima in loro. Teocrito fa leva sull’ironia mentre in Virgilio vi è partecipazione; i pastori

virginiani partecipano di più alle vicende, sentono maggiormente ciò che accade loro, sono sempre

caratterizzati da un'ombra di malinconia, che trova collocazione anche nel paesaggio.

 LO STILE: lo stile delle bucoliche è molto elaborato. I toni sono malinconici in quanto rispecchiamo la

malinconia presente nell’opera. Lo stile viene definito umile rispecchiando quello che può essere il linguaggio

pastorale. Dal punto della vista della metrica viene utilizzato l’esametro che riesce ad essere modellato sui

diversi livelli espressivi e da un tono di eleganza. Virgilio fa ricorso a vari artifici metrici e retorico-stilistici,

come le censure, le anafore, le antitesi, i chiasmi, le assonanze e le allitterazioni.

LE GEORGICHE

 COME NASCE: E' l'opera di Virgilio più importante per comprendere il suo pensiero, ed è l'opera più in linea

con gli ideali augustei ("il pius colonus") Scritta fra il 37 e il 30, su invito di Mecenate "Haud mollia iussa

Mecenatis". Lo sfondo non è più idealizzato come nelle Bucoliche perchè il sogno si è già avverato in parte,

con la predominanza di Ottaviano a Roma. Il titolo molto probabilmente deriva da un'opera del poeta greco

didascalico Nicandro di Colofone. L’opera fu "orientata" da Mecenate seguendo le ispirazioni ideologiche

augustee: venne composta proprio nel periodo relativo all’affermazione di Ottaviano a Roma e nello stesso

periodo in cui Virgilio entrò a far parte del circolo di Mecenate. Lo stile è più ricco e ricercato rispetto alle

Bucoliche, anche se segue sempre i canoni dell’alessandrinismo.

 MODELLO LETTERARIO: poema didascalico, in particolare le "Opere e i Giorni" di Esiodo (dice che scrive con

carme "Ascreo" ed Ascra è la città natale di Esiodo).

 TEMA: l'idea di fondo è che la ricchezza vera e sana è quella proveniente dall'agricoltura.

 STRUTTURA: divisa in quattro libri. Il primo parla dell'agricoltura e di come influiscano gli astri sulle

coltivazioni. Il secondo è sull'arboricoltura (vite e ulivo) , il terzo sull'allevamento (bovino e ovino) l'ultimo

è sull'apicoltura. Come in Lucrezio ogni libro ha un proemio e un epilogo. I quattro libri che lo compongono

possiedono una chiara autonomia tematica, ma sono collegati da un piano complessivo e da sottili riferimenti

interni: il primo e il terzo terminano in modo pessimistico, il secondo e il quarto in modo ottimistico. I primi

due libri parlano di una natura inanimata (cioè campi e alberi), mentre gli ultimi due si riferiscono ad una

natura viva (il bestiame e le api). I proemi, inoltre, si alternano tra lunghi, nei libri dispari, e brevi, nei libri pari:

i più importanti sono quelli del I e del III libro, in cui ricorrono anche inni di lode ad Ottaviano. Anche per

quanto riguarda le digressioni conclusive, si possono notare corrispondenze simmetriche. La descrizione delle

guerre civili, nel libro I, si lega a quella del libro III sulla peste che colpisce gli animali del Norico (gli orrori

della storia e gli orrori della natura); l'elogio della vita campestre, nel libro II, si oppone agli orrori della guerra

e la rinascita prodigiosa delle api, nel libro IV, risponde alla morte per pestilenza.

 IL MITO DI ORFEO, EURIDICE ED ARISTEO La conclusione dell'opera doveva essere la lode di Cornelio

Gallo, suicidatosi nel 26 dopo essere caduto in disgrazia. E' certo che questo non è un finale scritto per

rimpiazzarlo, per la sua altezza poetica. Narra, riprendendo la poesia alessandrina, due miti insieme

intrecciandoli: è la storia di Aristeo, che aveva perso le api per aver causato involontariamente la morte di

Euridice e quella di Orfeo. Entrambi sono portatori di civiltà (agricola l'uno, culturale l'altro) e tutti e due

fanno la katabasis (Orfeo negli Inferi, Aristeo nel mare, per parlare con l'indovino multiforme Proteo, che

vince legandolo)ma, mentre la missione di Orfeo fallisce, quella di Aristeo ha successo, perchè segue i precetti

divini( dalle carcasse dei buoi sacrificati rinascono le api-bougonia)

 IL LAVORO La digressione sulle origini del lavoro presenta quest'ultimo come dono di Giove all'uomo

affinché egli, spinto dalla necessità, acuisse l'ingegno ideando le varie attività e perseguendo il progresso. In

questo mito Virgilio fuse due opposte concezioni del lavoro, una di Esiodo e l'altra di Lucrezio. Del primo

mantenne il valore sacrale del lavoro eliminandone il carattere punitivo (per Esiodo era una condanna di

Giove), del secondo mantenne il valore positivo ed eliminò i tratti laici e razionalistici (per Lucrezio erano

stati la fatica e l'ingegno dell'uomo a segnare la sua evoluzione dall'età primitiva all'età civile). Il lavoro visto

non più come una condanna, ma come dono divino, viene rivalutato dal punto di vista etico e culturale. Da

questo punto di vista assume una particolare importanza la figura delle api nella digressione del IV libro.

L'autore mostra le api riprendendo la metafora sociale di Cicerone: esse hanno un’organizzazione

comunitaria, caratterizzata dalla fedeltà alla casa e alle leggi, dalla condivisione delle risorse e dalla dedizione al

lavoro, in una tipica visione stoica della società. Le api, inoltre, sono disposte anche al sacrificio personale per il

bene comune e mantengono l’assoluta dedizione al capo: tutti elementi del più puro idealismo augusteo. Con

le Georgiche, Virgilio abbandonò la dolcezza consolatoria della natura presente nelle Bucoliche per

trasformare la natura in cultura, grazie al lavoro dell'uomo.

ENEIDE

 GENESI: poema epico scritto tra il 29 a.C. e il 19 a.C, che narra la leggendaria storia di Enea, eroe troiano figlio

di Anchise, fuggito dopo la caduta della città di Troia, che viaggiò per il Mediterraneo fino ad approdare nel

Lazio, diventando il progenitore del popolo romano. Alla morte di Virgilio il poema, scritto in esametri

dattilici e composto da dodici libri, rimase privo degli ultimi ritocchi e revisioni dell'autore; perciò nel suo

testamento il poeta fece richiesta di farlo bruciare, nel caso in cui non fosse riuscito a completarlo, ma l'amico

Vario Rufo, non rispettando le volontà del defunto, salvaguardò il manoscritto dell'opera e successivamente

l'imperatore Ottaviano Augusto ordinò di pubblicarlo così com'era stato lasciato.

 STRUTTURA:I primi sei libri (Odissea) raccontano la storia del viaggio di Enea da Troia all'Italia, mentre la

seconda parte del poema (Iliade) narra la guerra, dall'esito vittorioso, dei Troiani - alleati con i Liguri, alcuni

gruppi locali di Etruschi e con i Greci provenienti dall'Arcadia - contro i Rutuli, i Latini e le popolazioni

italiche in loro appoggio, tra cui altri Etruschi; sotto il nome di Latini finiranno per essere conosciuti in

seguito Enea e i suoi seguaci. L'ordine delle vicende, rispetto ad Omero, viene rovesciato e l'avventura viene

trattata prima della guerra. Col suo modello Virgilio instaura un rapporto di raffinata competizione

innovativa. Il viaggio di Ulisse era un viaggio di ritorno, quello di Enea un viaggio di rifondazione proiettato

verso l'ignoto; la guerra nell'Iliade era una guerra di distruzione, quella di Enea è rivolta alla costruzione di

una nuova città e di una nuova civiltà; l'Iliade si concludeva con la disfatta troiana, l'Eneide con la vittoria del

troiano Enea, che risarcisce il suo popolo della patria perduta.

 ENEA: Enea è una figura già presente nelle leggende e nella mitologia greca e romana, e compare spesso

anche nell'Iliade; Virgilio mise insieme i singoli e sparsi racconti dei viaggi di Enea, la sua vaga associazione con

la fondazione di Roma e soprattutto un personaggio dalle caratteristiche non ben definite tranne una grande

religiosità (pietas in latino), e ne trasse un avvincente e convincente "mito della fondazione", oltre ad un'epica

nazionale che allo stesso tempo legava Roma ai miti omerici, glorificava i valori romani tradizionali e

legittimava la dinastia Giulia come discendenti dei fondatori comuni, eroi e dei, di Roma e Troia. Enea è un

capo maturo e responsabile. Si sottomette completamente al volere degli dei, rispetta e venera il padre, è

attento verso il figlio, è leale ma ha momenti di incertezza e di dubbio. Per il resto Enea incarna le virtù dei

grandi personaggi romani.

 IL CONTESTO: Il poema è stato composto in un periodo in cui a Roma stavano avvenendo grandi

cambiamenti politici e sociali: la Repubblica era caduta, la guerra civile aveva squassato la società e l'inaspettato

ritorno ad un periodo di pace e prosperità, dopo parecchi anni durante i quali aveva regnato il caos, stava

considerevolmente mutando il modo di rapportarsi alle tradizionali categorie sociali e consuetudini culturali.

Per reagire a questo fenomeno, l'imperatore Augusto stava tentando di riportare la società verso i valori

morali tradizionali di Roma e si ritiene che la composizione dell'Eneide sia specchio di questo intento.

Quando Enea compie il proprio viaggio nel mondo sotterraneo dei morti riceve una profezia riguardo alla

futura grandezza dei suoi imperiali discendenti. Più in là avrà in dono da Vulcano un'armatura e delle armi.

Tra le quali uno scudo decorato con immagini dei personaggi che daranno lustro a Roma, primo fra tutti

Augusto. Simili anticipazioni possono essere trovate anche nell'onomastica dei personaggi secondari: il

miglior amico di Ascanio, Ati, è l'avo di Azia, madre di Ottaviano Augusto; da tre dei luogotenenti troiani di

Enea che partecipano alla gara navale, Cloanto Mnesteo Sergesto, traggono la loro origine altrettante famiglie

romane (i Cluenzi, i Memmi e i Sergi); in campo italico il principe sabino Clauso diventerà il progenitore della

gens Claudia (destinata a fondersi con quella Giulia tramite il matrimonio che unirà Livia Drusilla, ovvero Livia

Drusilla Claudia, ad Augusto); mentre non lasciano figli, ma sono destinati anch'essi a entrare in qualche

modo nella storicità per il perpetuarsi della memoria dei loro nomi, Remo, Lamiro e Lamo, Serrano - i

quattro giovani rutuli decapitati nel sonno da Niso - con Remo fratello di Romolo, la gens Lamia, il

soprannome Serranus per un membro degli Attilii. In questo il poeta non fa distinzioni tra vincitori e

sconfitti. Si può inoltre rivolgere l'attenzione al rapporto tra Troiani e Greci che si riscontra all'interno

dell'Eneide. I Troiani secondo il poema furono gli antenati dei Romani, mentre gli eserciti greci, che avevano

assediato e saccheggiato Troia, erano i loro nemici: tuttavia, all'epoca in cui l'Eneide è stata scritta, i Greci

facevano parte dell'Impero romano e, pur essendo un popolo rispettato e considerato per la sua cultura e

civiltà, erano di fatto un popolo sottomesso. Virgilio risolve questo problema sostenendo che i Greci avevano

battuto i Troiani solo grazie ad un trucco, il cavallo di legno, e non con una battaglia in campo aperto: in

questo modo l'onore e la dignità dei Romani restavano salvi.

 I TEMI: l testo dell'Eneide è quasi interamente dedicato alla presentazione del concetto filosofico della

contrapposizione. La più facile da riscontrare è quella tra Enea che, guidato da Giove, rappresenta la pietas

intesa come devozione e capacità di ragionare con calma, e Didone e Turno che, guidati da Giunone,

incarnano il furor, ovvero un modo di agire abbandonandosi alle emozioni senza ragionare. Altre

contrapposizioni possono essere facilmente individuate: il Fato contro l'Azione, Roma contro Cartagine, il

maschile contro il femminile, l'Enea simile ad Ulisse dei libri I-VI contro quello simile ad Achille dei libri VII-

XII. Molta rilevanza nel poema ha anche il sentimento dell'amicizia al maschile tra commilitoni ; che talora

può sconfinare nell'eros. Il poema riflette evidentemente gli intenti della riforma morale intrapresa da

Augusto e quindi intende presentare degli edificanti esempi alla gioventù romana. Il principale insegnamento

dell'Eneide è che, per mezzo della pietas, si deve accettare l'operato degli dei come parte del destino. Virgilio

tratteggiando il personaggio di Enea allude chiaramente ad Augusto e suggerisce che gli dei realizzano i loro

piani attraverso gli uomini: Enea doveva fondare Roma, Augusto deve guidarla, ed entrambi devono

sottostare a quello che è il loro destino.

 SPUNTI FILOSOFICI: Virgilio per la stesura dell'Eneide si ispira alla teoria orfico-pitagorica, la quale affermava

che l'anima è immortale. Questa si fonda a sua volta sulla dottrina della metempsicosi, che consiste nella

trasmigrazione dell'anima dopo la morte in un altro corpo. L'autore rifiuta quindi l'epicureismo, una filosofia

elaborata da Epicuro che si basa sulla credenza che gli uomini siano formati da atomi, che con la morte si

disgregano. Secondo questa teoria quindi non bisognerebbe aver timore della morte. La prova di questo può

essere facilmente riscontrata nel libro sesto, con la catabasi di Enea accompagnato dalla Sibilla.

ORAZIO

 LA VITA (65 a.C/ 8 d.C) nasce a Venosa, da una famiglia umile 8il padre era un liberto), che però gli

garantisce un'educazione elevata, prima grammatica e retorica, poi filosofica ( è epicureo, ma conosce

bene la diatriba stoico-cinica). A vent'anni fa un viaggio in Grecia, dove ascolta lezioni sia al Liceo che

all'Accademia. Lo colpiscono gli ideali dei cesaricidi e si arruola nel loro esercito, dove raggiunge il grado

di tribuno militare (genera stupore il fatto che un ruolo così importante venga affidato al figlio di un

liberto). Nel 41 torna a Roma grazie a un'amnistia e viene a contatto col circolo di Mecenate (il quale, per

garantirgli la tranquillità economica, gli donerà un terreno in Sabina) e con Augusto. Muore poco dopo

Mecenate, nell' 8 a.C.

 LE SATIRE (33/30 aC): opera importante di Orazio, in 2 libri, nel primo prevale l'idea di tracciare un

sentiero morale e predominano i temi autobiografici, nel secondo la convinzione di poter riformare i

costumi romani si affievolisce, e dà spazio a più ottiche e verità (spesso in questa seconda parte i

protagonisti sono gli interlocutori).

1. IL GENERE DELLA SATIRA: Quintiliano nell' "Institutio Oratoriae" dice che la satira è un genere tututo latino,

ovvero che non trovava modelli greci a cui ricondurre il genre. Anche Orazio si pronuncia al riguardo nella satira

1,4, dove dichiara che essa deriva direttamente dalla commedia "arcaica" ateniese, quella di Eupoli, Cratino ed

Aristofane, soprattutto per quanto riguarda la componente irriverente. Né Orazio né Quintiliano fanno

riferimento alle satire composte da Ennio e Pacuvio, indicando come inventor del genere satirico Lucilio: fu lui

infatti ad introdurre come metro l'esametro, a fare una poesia d'invettiva e ad affidare al verso i suoi ricordi.

2. L'ETIMOLOGIA: E' piuttosto incerta; alcuni la riconducono all' aggettivo 2"atur,a,um" ovvero "pieno", altri ai

satiri del dramma greco, calcando la componente comica, altri ancora alla "lanx satura", una pietanza votiva a

carattere miscellaneo.

3. LE FONTI DI ORAZIO: sicuramente la commedia arcaica e Lucilio, poi la diatriba stoico-cinica (infatti Orazio

chiama quest'opera Saturae, vel Sermones Bionei").

4.ORAZIO E LUCILIO: il primo usa l'esametro, i temi sono principalmente autobiografici, indica una via morale,

attacca gli umili con critiche bonarie, ha uno stile raffinato. Lucilio invece usa anche lui l'esametro e i temi

autobiografici, ma non indica una via morale, attacca gli aristocratici con critiche pesanti e mordaci, ha uno stile

"limaccioso" e talvolta volgare.

5. LA MORALE IN ORAZIO: non attacca gratuitamente una persona, ma con l'intento di analizzare un vizio

preciso. La sua morale si basa sugli insegnamenti del padre, espressione del buonsenso contadino, il quale gli

faceva capire vizi e virtù con esempi pratici, che filtra nell' autarcheia e metriotes epicuree. Il messaggio morale è

rivolto agli amici del circolo.

6. LO STILE: Orazio dice che la satira non è vera e propria poesia, ma "prosa con un metro". La narrazione è vivace

e movimentata, come prevede la diatriba: infatti l'argomentazione viene bloccata, anticipata e confutata varie

volte dall'interlocutore. Le parole sono prese dal linguaggio semplice, parlato, ma sottoposte a un "labor limae"

pignolo.

 LE ODI: opera composta da quattro libri, tre pubblicati nel 23 a.C e uno nel 13 a.C. si dividono in:

1.ODI FILOSOFICHE: si può dire che le odi sono la continuazione più raffinata delle satire, dove i temi morali non

sono più affrontati con l'exemplum, ma con la meditazione personale. Riflette sulla fugacità del tempo, la brevità

della vita, il distacco dalle passioni, la consapevolezza che la saggezza non può eliminare i mali, ma solo insegnare

a sopportarli. L'unica arma contro i dolori è il "carpe diem" e l'unico stile di vita adatto è l' "aurea mediocritas".

2.ODI CIVILI: il modello della poesia celebrativa alessandrina decade, poiché la celebrazione di Augusto non è

adulatoria, ma sincera, ed esprime talvolta ansie e preoccupazioni, esprimendo il pensiero del popolo. Celebra la

strenua virtus, anche dei nemici (Cleopatra). Molto ricorrente è il tema morale, soprattutto la critica del lusso.

3.ODI AMOROSE: guarda con ironico distacco alla passione, ma rimpiange la speranza giovanile nell'amore, che

vorrebbe provare ancora.

4. ODI RELIGIOSE (INNI): a parte il "Carmen saeculare" sono scissi da occasioni pubbliche. Conserva il formulario

e l'andamento tradizionale, con una nuova sensibilità. Orazio però spesso mescola nella stessa ode generi diversi.

I MODELLI GRECI: vuol tradurre le liriche dei poeti lirici, ma lo fa molto liberamente, imitandoli. Il modello

greco è una componente linguistica, non un ostacolo alla composizione. le situazioni e i topoi li riprende dalla

letteratura greca, ma l'ambientazione è latina. motivo del "Primus ego". Talvolta riproduce in latino lo stesso

"motto" greco (Nunc est bibendum).

1 .ARCHILOCO: ne riprende lo stile mordace, soprattutto negli Epodi.

2. SAFFO: prende alcuni spunti da lei per la poesia amorosa.

3 .ANACREONTE: ne riprende il tema della malinconia per la giovinezza perduta.

4. PINDARO: riprende la brillantezza delle sue sentenze nella poesia civile, con andamento impetuoso e periodi

ampi. Grande influenza nel IV libro.

5. POESIA ALESSANDRINA: non ne traduce i temi, come aveva fatto Catullo, ma ne emula l'accuratezza dello

stile e il labor limae. SENECA

 LA VITA (1a.C-65 d.C)Nasce a Cordova, nella parte più latinizzata della Spagna, da padre cavaliere e

scrittore(Seneca il vecchio), amante delle lettere. La sua famiglia è facoltosa e il padre stesso non aveva

ricoperto cariche pubbliche, come invece faranno i figli Seneca e Anneo. Studia a Roma fin da bambino, prima

alle scuole grammatiche e retoriche, poi a quelle filosofiche di Sozione e Papirio Fabiano, che lo introduce allo

stoicismo all'interesse scientifico e all'ascetismo(inizia ad essere vegetariano e a farsi il processo ogni sera). La

sua salute precaria lo costringe a trasferirsi in Egitto da una zia, moglie del prefetto, il quale morì nel 31 in un

naufragio da cui Seneca si salvò. Tornato a Roma diventa questore e inizia la sua attività forense, ma Caligola

vuole condannarlo a morte per aver partecipato insieme alle sue sorelle Livilla e Agrippina a una congiura, ma

viene convinto a lasciar perdere. Viene però falsamente accusato di adulterio con Livilla e relegato in esilio in

Corsica negli anni 41-49, dove scriverà e invierà a Roma scritti filosofici.Agrippina, divenuta moglie di

Claudio, lo fa rientrare come istitutore del figlio Nerone,e, quando prenderà il potere, lo guiderà insieme al

capo dei pretoriani Afranio Burro verso un governo illuminato, entrando in conflitto con le mire di

Agrippina, la quale morirà proprio grazie alle decisioni di Seneca. Nel 62 Burro muore,e Seneca inizia ad

allontanarsi da Nerone, il quale lo inviterà spesso a riprendere il suo posto nella società, ma lui continuerà a

vivere chiuso in casa. Nerone recepisce questo comportamento come aperta opposizione e , quando scoppia la

congiura di Pisone (65), Seneca risulta implicato e si suicida tagliandosi le vene.

 LO STILE : molto caratteristico ed incisivo, piacque molto ai giovani, ma non fu apprezzato da Quintiliano

(Institutiones Oratoriae), classicista, il quale lo giudica un prosatore pessimo quanto un filosofo eccezionale.

Non utilizza l'ipotassi, il periodo non è al centro della sua prosa, bensì la "minutissima sententia", una frase

breve, lapidaria e ricercatissima. Si ispira sia alla retorica, soprattutto all'asianesimo, sia alla diatriba cinico-

stoica. Elementi ricorrenti:

• PARTICIPIO FUTURO: svaluta il presente, ne denuncia la precarietà e occupa poco spazio.

• LITOTE: soprattutto dei pronomi negativi "nemo non" non c'è nessuno che non…

• FIGURA ETIMOLOGICA,OSSIMORO, CHIASMO, CLIMAX: potenziano l'incisività della frase, la rendono

più speculare.

• ITERAZIONE, ANTITESI: introduzione dell'"immo" avversativo.

• ANAFORA: la usa spesso con gli imperativi.

• FULMEN IN CLAUSOLA: chiusa a effetto.

 LE OPERE

1. DIALOGI: nome sotto cui vanno 10 opere di Seneca per un totale di 12 libri(3 sono del "De ira"). Non sono

veri dialoghi, il titolo probabilmente non l'ha scelto Seneca stesso, ma sono dei discorsi sull'orma della

diatriba, dove l'autore si rivolge spesso a un interlocutore generico o al dedicatario dell'opera.

 "CONSOLATIO AD MARCIAM": dedicata alla figlia di Cremuzio Cordo, senatore ucciso da Seiano nel 25

d.C., la quale aveva perso un figlio tre anni prima. La consolatio, seppur tarda, è scritta nel momento in

cui viene pubblicata l'opera di Cordo, e quindi è un omaggio anche a lui. A parte la notizia di quella di

Cicerone e quella di Plutarco, le tre senecane sono le più antiche(questa è stata scritta sotto Caligola).

Tratta gli argomenti topici, come l'impossibilità di vincere il dolore, e la necessità (stoica) di sopportarlo

strenuamente. Il fatto che la vita è fonte di dolori, indi meno vita=meno dolori,l'accettazione del destino,

il ringraziamento per quello che il Fato ci ha donato. Si ispira al "Somnum Scipionis" e ritrae il figlio di

Marcia con Cordo in cielo, che ammira la perfezione del Cosmo.

 DE IRA REPRESSA: scritto dopo la morte di Caligola, dedicato al fratello Novato, tratta di come

reprimere filosoficamente l'ira(negativa a prescindere x gli stoici, accettabile in tribunale o in battaglia x i

peripatetici), quasi coem un ammonimento all'imperatore Claudio. All'analisi della nascita dell'ira e dei

suoi effetti, segue una "terapia" per bloccarla.

 CONSOLATIO AD HELVIAM MATREM: scritta nel 41, durante l'esilio in Corsica, è sia una consolazione

che un'autoconsolazione, ha anche funzione propagandistica a Roma per il suo ritorno. L'opera è

permeata dai ricordi di vita familiare, dalla convinzione stoica per cui al saggio basta avere il necessario per

vivere.

 CONSOLATIO AD POLYBIUM: scritto nel 44 è una consolazione al liberto Polibio per la morte del

fratello, ma contiene suppliche per farlo rientrare a Roma per vedere il trionfo di quel "buon imperatore"

che lo ha esiliato. Si occupava sia delle attività culturali che delle domande di grazia. Alcuni hanno visto in

quest'opera adulatoria un falso, altri un gioco per denigrare Claudio,ma ora gli studiosi confermano

l'autenticità dell'autore.

 DE BREVITATE VITAE: scritta nel 49, dedicata al funzionario Paolino(il suocero o un cavaliere di Arles?)

è un protrettico all'uso del tempo e al dedicarsi agli studi filosofici. Decade l'ideale di impegno civile, in

favore di un otium filosofico.

 DE CONSTANTIA SAPIENTIS: dedicata al funzionario Anneo Sereno, simpatizzante epicureo, pone

come modello il sapiens stoico, imperturbabile e atarassico. Gli esempi sono quelli di Stilbone e di Catone

Uticense.

 DE TRANQUILLITATE ANIMI: dedicata a Sereno, ormai adepto stoico, sul bilanciamento tra impegno

civile e ozio intellettuale. Un altro tema è il "mal de vivre" oraziano e lucreziano, analizzato qua da

Seneca. E'l'unica opera veramente dialogica.

 DE OTIO: mutila e dedicata anch'essa a Sereno, tratta della dignità dell'ozio filosofico, poco anteriore al

ritiro di Seneca dalla vita pubblica (62)

 DE VITA BEATA: dedicato al fratello Novato, mutila e scritta nel 56-62, è una difesa dall'accusa di

predicare in un modo e vivere in un altro(nonostante predicasse la frugalità, era uno degli uomini più

ricchi di Roma). Si difende dicendo che il saggio ha il diritto di professare ciò che è giusto, al di là di

quanto poi gli riesca vivere seguendo il modello che ha predicato. La vera vita felice è quella vissuta

secondo la VIRTU'.

 DE PROVIDENTIA: dedicato a Lucilio, è un trattatello sulla provvidenza divina, la quale, ordina e regola il

mondo. Immagina un dialogo fittizio fra la divinità e il sapiens, che giudica ogni sofferenza un

incremento alla virtù, con un certo compiacimento sadico. Il dio ricorda che, se il sapiens non può

riuscire a superare una prova, può SUICIDARSI.

2. DE CLEMENTIA: scritto nel 55, in tre libri(ne abbiamo solo due) e dedicato al diciottenne Nerone, è un

invito alla clemenza e una dichiarazione politica. Infatti, secondo Seneca (che rispecchia sì una nuova figura

sociale, ma è anche vicino al pensiero del senato) il principato è l'unico sistema di governo possibile e

filosoficamente accettabile, purché il rex sia clemente e giusto(propaganda per Nerone). Il II libro finisce con

la descrizione di cosa porta la crudeltà dei tiranni(ammonimento implicito a Nerone, che aveva già ucciso

Britannico). Compara il ruolo che ah il princeps nello Stato a quello che ha la divinità nel Cosmo. Cerca di

rendere la monarchia assoluta vicina allo stoicismo.

3. DE BENEFICIIS: scritto dopo il 56, dedicata all'amico Liberale, in 7 libri, tratta il tema della clientela e del

favoritismo, accettati dallo stoicismo come segni di bontà della persona. L'amicizia, e quindi i favori, non si

basano sull'utilitarismo(come in Epicureismo), ma sull'amore e sulla virtù personale. Ciò assimila il saggio alla

divinità; entrambi danno senza chiedere indietro gratitudine.

4. NATURALES QUAESTIONES: scritto prima del 64, in sette libri, dedicato a Lucilio. Seneca riprende i suoi

interessi giovanili scientifici e li approfondisce in questo trattato, dove, insieme alla tematica scientifica c'è

anche quella etica. I fenomeni studiati sono quelli dell'antica meteorologia: fulmini, piogge, terremoti,

incendi, arcobaleni ecc. Vede nella scienza un modo per avvicinarsi alla divinità, e quindi, a vivere meglio. La

natura va rispettata: non bisogna scavare miniere, fare specchi, uccidere sadicamente gli animali di cui ci

nutriamo.

5. EPISTULAE AD LUCILIUM: capolavoro di Seneca, 124 lettere indirizzate all'amico Lucilio( funzionario

amministrativo, di rango equestre, in Sicilia). C'è stata una discussione fra studiosi se si trattano di lettere

reali(riferimenti alle risposte, fatti avvenuti realmente) o fittizie(spesso il contenuto della lettera è una lezione

di filosofia, non destinata al già saggio filosofo Lucilio. I modelli sono Platone, Epicuro e l'epistolario

Cicerone-Attico. Lo stile è indisciplinato, i temi, soprattutto filosofici, volti alla ricerca della libertà interiore,

sotto il motto "Vindica te tibi". L'importanza della nobiltà d'animo, del controllo delle passioni,

otium/negotium, la malattia del corpo e dell'anima, la morte, il valore del tempo.

PETRONIO

 LA VITA: Non sappiamo con precisione chi sia l'autore di quest'unicum nella letteratura latina, tuttavia il

fatto che i codici riportino come autore un "Petronius arbiter" ci fa supporre che sia lui il Petronio di cui parla

Tacito negli Annales, cortigiano di Nerone e fatto suicidare nel 62 per l'invidia del prefetto del pretorio

Tigellino. Siamo sicuri che l'autore era d'epoca neroniana perché Trimalcione parafrasa le epistulae ad Lucilium

di Seneca, Eumolpo canta la presa di Troia (forse è quella famosa scritta da Nerone) e un "Bellum civile".

 OPERE

• Satyricon: opera unica in tutta la letteratura latina.

• Priapea: raccolta anonima, ma attribuita a Petronio. Sono 80 componimenti a carattere goliardico,

parodia in chiave sessuale dell'Odissea.

 IL SATYRICON: Il titolo viene da saturae + il suffisso greco ikon, ovvero "cose satiriche". Abbiamo, secondo i

grammatici, i libri 14(parte)-15(tutto)-16. Quest'opera viene definita un romanzo, come le "Metamorfosi" di

Apuleio, ma non è che sia un romanzo modernamente inteso. Tuttavia Petronio fa la parodia del romanzo

conosciuto all'epoca: il ROMANZO ELLENISTICO (temi e situazioni standard, peripezie di una coppia di

innamorati casti e puri fino al matrimonio finale). Infatti i due protagonisti sono uomini, Encolpio e Gitone,

e non sono affatto casti, anzi, i loro incontri sessuali vengono minutamente descritti. Un altro genere

presente nel Satyricon è la cosiddetta FABULA MILESIA( dai milesikà di Aristide) storielle boccaccesche a

sfondo erotico, che Petronio riprende nell'excursus sulla matrona di Efeso. La forma è una prosa narrativa

unita a passi in poesia. Il prosimetro richiama l'apokolokuntosis senecana e la SATIRA MENIPPEA, che

prevedeva proprio il prosimetro. Seneca aveva però diretto l'attacco satirico a Claudio, in Petronio non c'è un

vero e proprio bersaglio.

SATIRA E SATYRICON: la satira tradizionale era moralistica, mentre Petronio non dà connotazione morale alla

sua opera, che è finalizzata all'intrattenimento. Il centro del satyricon è la PARODIA disincantata della vita e

dell'amore. Forse c'è la denuncia dei vizi della corte neroniana o forse no, perché Petronio, se era veramente

l'arbiter elegantiae, era il primo dei corrotti, e la corte stessa era il pubblico. E'interessante notare l'ironia sulla

letteratura, ormai diventata convenzionale, a imitazione di Virgilio. Lui stesso ironizza sull'epica (Odisseo ha

contro Poseidone come Eumolpo ha contro Priapo). L'Odissea è infatti la storia di un viaggio, topos del romanzo

ellenistico.

LINGUA E REALISMO: Sono presenti diversi registri linguistici, da seconda del personaggio che parla. Tuttavia

alcuni volgarismi, più che del I secolo dC, sono del II o del III, eppure Petronio li usa per i personaggi di

condizione umile. Si parla di realismo petroniano perché è molto realista nell'uso della lingua, ma non ha la

serietà e l'impersonalità "verghiana", anzi riguardo ai subalterni li descrive dall'"alto", e non ha vicinanza ideologica

ai personaggi.

TRAMA: Molto difficile da descrivere. All'inizio siamo a Marsiglia. Encolpio ed il retore Agamennone parlano

della decadenza dell'oratoria, le cui cause sono i maestri corrotti e degradazione dei costumi. Siamo in una greca

urbs, campana probabilmente. Quartilla, sacerdotessa di Priapo, fa un "sacrificio" insieme al protagonista,

Encolpio, il suo amico e rivale Asclito e il loro puer amasius Gitone. La cena del parvenu Trimalcione, a cui i tre

sono invitatati da Agamennone. Litigio fra Encolpio e l'amico Asclito, anche lui amante di Gitone, per il possesso

del ragazzo e incontro con Eumolpo (=bel canto) che si invaghisce anche lui di Gitone. Encolpio, seminato

Asclito, si imbarca su una nave con Eumolpo e Gitone, dove conoscono Trifena, una donna dai costumi piuttosto

corrotti. Excursus sulla matrona di Efeso. Tuttavia la nave appartiene a Lica, nemico di Encolpio. Dopo il naufragio

( in cui Lica muore e Trifena si salva) i tre si trovano a Crotone: città famosa per i cacciatori di eredità. Là

Agamennone si finge ricchissimo e malato e pone nel testamento la clausola che, qualora qualcuno voglia

ereditare i suoi averi dovrà mangiare il suo corpo. TACITO

 LA VITA (55/117 dC): nato nella Gallia narbonense oppure a Terni da una famiglia di rango equestre compie

gli studi a Roma, ha una formazione prevalentemente retorica (forse fu allievo di Quintiliano). Nel 78 sposa

la figlia del condottiero Agricola, grazie a cui inizi la carriera politica, prima sotto Vespasiano, poi Tito e

Domiziano. Durante il principato di nerva nel 97 diventa consul suffectus. Sappiamo che fu amico di Plinio il

giovane, e che visse fino ai primi anni dell'impero di Adriano.

 LE OPERE:

AGRICOLA: pubblicato nel 98, diviso in 46 capitoli. E' un genere misto fra la "laudatio funebris", l'elogio, il

trattato storico e geo-etnografico. Il suocero, morto nel 93, è il prototipo dell'uomo retto, condottiero valoroso

e governatore capace in Britannia (elogio del ceto provinciale rispetto all'aristocrazia romana), che ha saputo far

politica senza compromettersi con le scelleratezze del regime di Domiziano, e comportandosi né con "abrupta

contumacia" né con "deforme obsequiuum" nei confronti del tiranno. La morte stoica è ambitiosa, inutile allo

stato. I capitoli più significativi sono quelli dall' 1 al 3, sulla condizione degli intellettuali sotto Domiziano, e dal

10 al 17, che è l'excursus sulla Britannia.

GERMANIA: scritto parallelamente all'Agricola, è un'opera geo- etnografica, sugli usi e i costumi del popolo

germanico. Rivalca trattati latini precedenti, andati, nella maggior parte dei casi, perduti. Il confronto fra i

Germani (presentati come guerrieri valorosi e incontaminati interpretazione in chiave razzista) e i Romani

(corrotti e dimentichi del valoroso passato) è fortissimo.

DIALOGUS DE ORATORIBUS:. Non si conosce la data della sua stesura, anche se la dedica a Fabius Iustus la pone

attorno al 102. Il dialogo stesso, ambientato nella decade dell'anno 70, segue la tradizione dei discorsi di Cicerone

sugli argomenti filosofici e retorici. L'inizio dell'opera è un discorso in difesa dell'eloquenza e della poesia. Quindi

passa a descrivere la decadenza dell'oratoria, la cui causa sarebbe il declino dell'istruzione, sia familiare che

scolastica, del futuro oratore. Dopo una sezione incompleta, il dialogus termina con un discorso di Maternus che

secondo alcuni sarebbe l'opinione di Tacito. Maternus pensa che la grande oratoria sia possibile con la libertà da

ogni potere, più precisamente nell'anarchia che caratterizzò la repubblica romana durante le guerre civili. Diventa

anacronistica ed impraticabile nella società calma ed ordinata che risultò dalla creazione dell'impero romano. La

pace, garantita dall'impero, dovrebbe essere accettata senza nostalgia per l'epoca precedente, più favorevole alla

diffusione della letteratura ed alla nascita di grandi personalità. Alcuni credono che alla base dell'opera di Tacito vi

sia l'accettazione dell'impero come solo potere in grado di salvare lo stato dal caos delle guerre civili. L'impero

ridusse lo spazio dedicato ad oratori e politici, ma non esiste una praticabile alternativa. Nondimeno, Tacito non

accetta apaticamente il governo imperiale, e mostra ad esempio nel De vita et moribus Iulii Agricolae la possibilità

rimasta di fare scelte dignitose ed utili per lo stato. Molte caratteristiche sono diverse da quelle di altre opere di

Tacito, tanto che la sua autenticità potrebbe essere messa in discussione, anche se spesso viene accomunato a

Agricola e Germania nella tradizione dei manoscritti. Il modo di parlare del dialogus sembra più vicino allo stile di

Cicerone, raffinato ma non prolisso, che ispirò gli insegnamenti di Quintiliano. Manca delle incongruenze tipiche

delle maggiori opere storiche di Tacito. Potrebbe essere stato scritto quando Tacito era giovane. Più

probabilmente, lo strano stile classico potrebbe essere spiegato dal fatto che il dialogus è un'opera di retorica. Per

questo genere la struttura, il linguaggio e lo stile di Cicerone erano quelli classici.

HISTORIAE: Nel terzo capitolo dell'Agricol, Tacito aveva dichiarato il suo desiderio di comporre una "memoria

della precedente servitù" (ossia il regno di Domiziano) e una "testimonianza dei beni presenti" (il regno di Nerva e

di Traiano); nelle Historiae il progetto è però differente: nell'introduzione, Tacito rimanda la sua opera su Nerva e

Traiano e decide di occuparsi prima del periodo compreso tra le guerre civili del 68-69 d.C. e il regno dei Flavii.Del

testo originale sono rimasti conservati soltanto i primi quattro libri, insieme a ventisei capitoli del quinto libro,

concernenti gli anni 69 (inizio del regno di Galba) e la prima parte del 70 (rivolta giudaica). Secondo le

ricostruzioni, il lavoro avrebbe dovuto proseguire fino alla morte di Domiziano, avvenuta il 18 settembre 96. Il

quinto libro contiene, come preludio alla narrazione della repressione della rivolta ebrea durante il principato di

Tito, un excursus etnografico sugli ebrei, importante testimonianza dell'atteggiamento dei Romani verso quel

popolo. Tacito coglie nell'anno 69 un nodo fondamentale nella storia dell'impero: quello della successione alla

dinastia giulio-claudia, con il seguito di guerre civili e intrighi politici, il succedersi rapido dei tre imperatori Servio

Sulpicio Galba, Otone, Vitellio, e, infine, l'insediamento della dinastia flavia con Vespasiano. Galba prende atto,

nel suo celebre discorso per la scelta del successore, dell'impossibilità di fare ritorno alla repubblica, afferma la

necessità del principato e presenta il principio dell'adozione come scelta del migliore: argomenti che dovevano

essere tornati d'attualità nel 97, quando Nerva, con l'adozione di Traiano, aveva trovato un rimedio alla sua

debolezza scongiurando una nuova guerra civile. Nella designazione di Pisone come successore di Galba, così

come quella di Traiano successore di Nerva, solo apparentemente la scelta del principe dipendeva dal senato: il

potere supremo era di fatto succube della volontà degli eserciti, di fronte al quale il rispetto del mos maiorum

professato da Galba risultava incapace di controllare gli avvenimenti. L'attenzione allo scandaglio psicologico

trova riscontro nello stile franto e sallustianamente disarticolato, ma capace di profonda suggestione artistica.

ANNALES: gli Annales furono l'ultima opera storiografica di Tacito, e per sua esplicita ammissione gli Annales

seguono cronologicamente la composizione delle Historiae e risalgono con verosomiglianza agli anni seguenti il

suo proconsolato d'Asia (112-113). L'opera copre il periodo che va dalla morte di Augusto (il funerale

dell'imperatore è il brano di apertura degli Annales e chiarisce subito il ruolo dell'autore nell'opera) avvenuta nel

14, fino a quella dell'imperatore Nerone, nel 68. L'opera era composta di almeno sedici libri, possibilmente

diciotto, ma ci sono pervenuti soltanto i primi quattro, l'inizio del quinto e il sesto privo dei capitoli iniziali (oltre

ai libri XI-XVI con alcune lacune nella prima parte dell'XI e nella seconda parte del sedicesimo libro (regni di

Claudio e Nerone), che avrebbe dovuto terminare con l'intero resoconto degli eventi dell'anno 66, mentre si

interrompe al suicidio di Trasea Peto. Si presume che i libri dal settimo al dodicesimo parlassero dei regni di

Caligola e Claudio. I restanti libri dovrebbero trattare del regno di Nerone, forse fino alla sua morte nel giugno

del 68. Non è noto se Tacito abbia completato l'opera o se si sia dedicato alle opere che aveva pianificato di fare: è

morto prima che potesse finire le biografie di Nerva e Traiano e non esistono prove che il lavoro su Augusto e sui

primi anni dell'Impero (con cui Tacito intendeva concludere il suo lavoro da storiografo) sia stato effettivamente

espletato. In confronto alle Historiae, che favorivano il movimento di eserciti e masse, gli Annales si focalizzano

sui meccanismi dell'Impero e sulla sua corruzione: i protagonisti sono dunque i singoli imperatori, opposti al

senato, erede della libertas repubblicana, ormai solo mero nome senza peso politico. Interessante notare come le

figure dei principi siano indagate con introspezione psicologica: Tiberio è descritto come un esempio di falsità e

dissimulazione nel presentare il proprio potere come rassicurante continuazione della legalità repubblicana;

Claudio invece appare come un inetto privo di volontà, manovrato dai liberti e dalle donne di corte, mentre

Nerone è il tiranno privo di scrupoli, la cui follia sanguinaria non risparmia nè la madre Agrippina nè il suo antico

consigliere Seneca. Nonostante ciò, Tacito rimane convinto della necessità storica del principato, ma coglie

l'ambiguità sulla quale è stato fondato da Augusto, che svuotando le magistrature repubblicane da ogni potere ha

lasciato terreno fertile per la corruzione, l'intrigo e la decadenza morale; complice di una politica di degrado, dove

l'avidità di potere regna sovrana, è anche il senato, diviso fra succube servilismo e sterili atteggiamenti di

opposizione. Concordemente all'incupirsi della visione storica di Tacito, lo stile degli Annales accentua le

disarmonie, riflettendo l'ambiguità degli avvenimenti e un moralismo sempre più pessimistico in un periodo

nervoso e spezzato. APULEIO

 LA VITA: (125-170 circa) nato in Africa, a Madaura, da una famiglia agiata che gli permette di studiare a

Cartagine, e poi ad Atene. Di sicuro fece molti viaggi, sia a Roma che in oriente, Facendo tappa a Oea (Tripoli)

fu incoraggiato dall'amico Ponziano a sposare sua madre, ricca vedova, Pudentilla, ma nel 158 affronta un

processo, perché i parenti della moglie lo accusano di averla sedotta con un filtro e di aver tolto di mezzo

Ponziano con la magia. Vinse il processo e visse a Cartegine per il resto della sua vita. Apuleio si dichiarava

filosofo platonico, ma era bel lontano dall'ortodossia del maestro ateniese: infatti ai suoi tempi era in voga il

neoplatonismo di Plotino, che propugnava il sincretismo fra religioni orientali, filosofia e occultismo, e la

cosiddetta seconda sofistica, una retorica che si proponeva come centro della cultura, rifacendosi a Protagora e

Gorgia, ma interessata al mondo dell'occulto e capace di formare grandi conferenzieri. Apuleio scelse proprio

questa carriera, oltre alla forense, ma era anche un esperto di alchimia e magia bianca, di fisionomica e di

onirocritica. A lui vengono attribuiti diversi trattati naturalistici e filosofici: sul De deo Socratis, De Mundo, De

Platone et eius dogmate non abbiamo dubbi che siano suoi, come invece per il Peri ermeneias (sul sillogismo

aristotelico, testo molto letto nel medioevo).

 OPERE:

DE MUNDO: rifacimento di uno pseudoaristotelico "Peri kosmou", non è molto ortodosso perché esprime la

convinzione stoica della provvidenza del logos. Si sforza di tradurre in latino il linguaggio specifico greco delle

scienze naturali.

DE PLATONE ET EIUS DOGMATE: due libri di fisica ed etica platonica, testimonia il lungo lavoro esegetico

compiuto sulle dottrine del maestro.

DE DEO SOCRATIS: trattazione della dottrina dei demoni, impianto tripartito in: esame dei mondi separati degli

dei e degli uomini, posizione dei demoni nella gerarchia ontologica, funzione di intermediari fra mondo umano e

divino(garanti del progetto provvidenziale degli dei).

FLORIDA: trovato nello stesso codice dell' asino d'oro e dell'apologia, sono 23 brani oratori di argomento

disparato, che mostrano la ricercatezza retorica vicina al funambolismo e l'eccessivo barocchismo del suo stile.

APOLOGIA: probabilmente fu la sua orazione di difesa (l'unica giudiziaria che abbiamo d'età imperiale) ma non è

detto perché se l'avesse recitata sarebbe durata troppo e poi non ha i classici riferimenti alle prove, ai testimoni

eccetera. Appare più probabile che fosse una conferenza in sua difesa. Il processo comunque gli andò bene, perché

seppe abbindolare la giuria con la sua erudizione e mostrare al momento giusto la prova decisiva: il testamento di

Pudentilla, che indicava come erede principale non Apuleio, ma il figlio minore Pudente. La fama di Apuleio

continuò tuttavia ad essere legata alla magia: innanzitutto era nato in Getulia, regione famosa per la magia, poi

durante il discorso fa precisi riferimenti all'arte magica. Inoltre lui non si dichiara mago, ma filosofo platonico,

anche se tutti sanno l'interesse per l'occultismo di quella dottrina così eclettica.

 LE METAMORFOSI:

IL ROMANZO: scritto sicuramente dopo il processo (c'è così tanta magia dentro che nel processo sarebbe stato

sicuramente citato) è l'altro romanzo romano che abbiamo, insieme al satyricon, e l'unico intero. Il fatto che un

filosofo si fosse dedicato a un romanzo d'intrattenimento, e basato su avventure erotiche e licenziose, suscitava

dubbi già negli antichi (Macrobio). Il titolo viene tramandato sia come metamorfosi, sia come asino aureo ( o per

il valore dell'opera o per il colore del mantello). In 11 libri (giorni per l'iniziazione al culto di Iside), il romanzo

(genere che comunque non ha, in ambito latino, una forma definita) si interseca al genere della fabula milesia, ed

è probabile che la trama derivi proprio da una di esse (eccetto l'elemento magico), soprattutto per il carattere

erotico del racconto .

STRUTTURA:

LIBRI 1-3. Lucio arriva in Tessaglia (terra di maghi e streghe) e viene ospitato da Milone, la cui moglie Panfila è

una strega. Lucio diventa amante della loro schiava, Fotide, che lo fa assistere a una trasformazione di Panfila in

gufo. Lucio lo vuol fare anche lui, ma Fotide sbaglia filtro e lui diventa un asino.

LIBRI 4-7: Lucio viene catturato dai briganti e si trova in una grotta insieme a una bella ragazza (il cui fidanzato li

libererà) rapita, e la vecchia serva dei briganti le racconta la favola d Eros e Psiche.


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Tardis

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Marchetti Sandra.

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