Gli autori della letteratura latina
Ennio
La vita (239/169)
Nasce a Rudiae, presso Taranto, zona alquanto grecizzata, dove avrà luogo la sua formazione. Nel 204 giunse a Roma, portato là da Catone, secondo la tradizione, personaggio dalle cui idee culturali dissenterà in seguito. Negli anni dal 189 al 187 è in Grecia con Nobiliore, comandante delle truppe in Siria, in qualità di suo segretario, e fu con lui che nacque la tradizione di narrare per iscritto le imprese di guerra. Tornato a Roma sarà premiato con la cittadinanza per la grandezza delle sue opere, e là morirà nel 169, senza figli. Per rimarcare la sua grande versatilità artistica diceva di avere tre cuori: uno latino, uno greco e uno osco.
Le opere
Ennio è uno dei tanti autori dell'età arcaica di cui non ci restano testimonianze scritte, se non indirette, e titoli delle sue opere. Lo sappiamo autore teatrale proficuo, autore di praetextae ("Ambracia", "Sabinae") e cothurnatae e di due palliate ("L'ostessa", "Il lottatore"). La sua produzione poetica tocca l'elegia (ne conosciamo quattro, di cui due dedicate a Scipione l'Africano), le Satire, di cui scrisse quattro o sei libri, un poemetto in esametri a tema gastronomico "Il mangiar bene" e i "Sota" versi osceni. Come prosatore scrisse delle operette filosofiche sul pensiero di Evemero da Messina e il "Protrettico", insieme di precetti morali.
Il teatro
Si ispira sostanzialmente a Euripide, di cui "tradusse" un ciclo troiano e a Sofocle, di cui riprese l'Aiace. Il suo fine è coinvolgere pateticamente il pubblico, e per ciò ripristinò il coro (che lo spettatore doveva vedere come uno stuolo di ideali cittadini in cui immedesimarsi). I giudizi su di lui come autore teatrale sono contrastanti: Sedigito lo sbeffeggia per la mediocrità comica, Cicerone lo esalta Orazio gli rimprovera la pesantezza.
Annales
È il secondo poema latino per importanza storica, dopo l'Eneide, si ispira ad Omero e ai poeti ellenistici "cortigiani". È diviso in 18 libri, e tratta gli argomenti in successione cronologica, privilegiandone però alcuni e riassumendone altri. Il fulcro dell'opera sono le vicende belliche, messe più in luce rispetto alle politiche. L'opera è introdotta da due proemi, il primo all'incipit del primo libro, dove Ennio dichiara di essersi addormentato e aver sognato Omero, che gli assicurava di essersi reincarnato in lui (Esiodo), il secondo nel settimo libro, dove incontra le Muse. Gli Annales possono essere divisi in sei macrosequenze:
- Da Enea ai sette re
- Le conquiste in Grecia
- La guerra contro Pirro
- Le conquiste in Siria
- Le guerre puniche
- Le campagne recenti
Lo stile
È il primo a scrivere in esametri anziché in versi saturni, e la sua sperimentazione si amplia anche all'invenzione degli "aggettivi doppi" sulla base dei dùpla onòmata. Inventa il genitivo in suffissi -oeo, per riprendere l'omerico -oio. Esalta i valori della classe aristocratica, per la quale questo testo vuol essere una summa formativa, non dà giudizi sull'imperialismo.
Catone
Vita (234/149)
Nacque nel 234 a.C. a Tusculum, da un'antica famiglia plebea che si era fatta notare per qualche servizio militare, ma non nobilitata dal fatto di aver rifiutato le più importanti cariche civili. Fu allevato, secondo la tradizione dei suoi antenati latini, perché divenisse agricoltore, attività alla quale egli si dedicò costantemente quando non fu impegnato nel servizio militare. Ma, avendo attirato l'attenzione di Lucio Valerio Flacco, fu condotto a Roma, e divenne successivamente questore (204), edile (199), pretore (198) e console nel 195 percorrendo tutte le tappe del "cursus honorum" assieme al suo vecchio protettore; nel 184 divenne infine censore.
Durante i suoi primi anni di carriera si oppose all'abrogazione della lex Oppia, emanata durante la seconda guerra punica per contenere il lusso e la stravaganza da parte delle donne. Nel 204 a.C. prestò servizio in Africa, come questore con Scipione l'Africano ma lo abbandonò dopo un litigio a causa della sua presunta stravaganza. Egli comandò invece in Sardegna, dove per la prima volta mostrò la sua rigidissima moralità pubblica, e in Spagna, che egli assoggettò spietatamente, guadagnando di conseguenza la fama di trionfatore (194).
Nel 191 a.C. ricoprì il ruolo di tribuno militare nell'esercito di Manio Acilio Glabrione nella guerra contro Antioco III il Grande di Siria, giocò un ruolo importante nella battaglia delle Termopili e attaccando alle spalle Antioco permise la vittoria dei romani, che segnò la fine dell'invasione seleucide della Grecia. Marco Porcio Catone è considerato il fondatore della Gens Porcia. Ebbe due mogli. La prima fu Licinia, un'aristocratica della Gens Licinia, da cui ebbe come figlio Marco Porcio Catone Liciniano. La seconda, Salonia, figlia di un suo liberto, sposata in tarda età dopo la morte di Licinia, da cui ebbe Marco Porcio Catone Saloniano, nato quando Porcio Catone aveva 80 anni.
Pensiero
Catone si oppose all'ellenizzazione, che egli riteneva minacciasse di distruggere la sobrietà dei costumi del vero romano, sostituendo l'idea di collettività con l'esaltazione del singolo individuo. Fu nell'esercizio della carica di censore che questa sua determinazione fu più duramente esibita, e il motivo dal quale gli derivò il suo celebre soprannome. Revisionò con inflessibile severità la lista dei senatori e degli equites, cacciando da ogni ordine coloro che riteneva indegni, sia per quanto riguarda la moralità sia per la mancanza dei requisiti economici previsti.
Fu assai disgustato, assieme a molti altri dei romani più conservatori, dalla diffusione dei riti misterici dei Baccanali, che egli attribuì all'influenza negativa dei costumi greci; e perciò sollecitò con veemenza l'espulsione dei filosofi greci (Carneade, Diogene lo Stoico e Critolao), che erano giunti come ambasciatori da Atene, sulla base della pericolosa influenza che avevano le idee diffuse da questi. Per Porcio Catone la vita individuale era un continuo auto-disciplinarsi, e la vita pubblica era la disciplina dei molti. Egli riteneva il singolo pater come il principio della famiglia, e la famiglia come il principio dello stato. Attraverso una rigida organizzazione del suo tempo egli realizzò un'enorme quantità di lavoro; pretese inoltre la medesima applicazione dai suoi dipendenti, e si dimostrò un marito e un padre severo, un inflessibile e crudele padrone. Ci fu apparentemente poca differenza, nel modo in cui trattava sua moglie e i suoi schiavi; il suo orgoglio soltanto lo indusse a prestare una più calorosa attenzione verso i figli.
Le opere
La sua produzione è molteplice, ma ci è stato tramandato ben poco. Sappiamo di 80 Orationes, sebbene Cicerone dice che fossero 160, abbiamo dei frammenti dei "Praecepta ad filium" una specie di enciclopedia morale, il "Carmen de moribus", che è in prosa nonostante il titolo, e gli Apoftèg-mata, un elenco di suoi aforismi.
Origines
È una storia di Roma in sette libri, dalle origini alle guerre puniche, dove Catone mostra il suo disprezzo per gli annalisti, proponendo invece un'opera storica più lineare. Non menziona quasi mai gesta di singoli, ma dell'intero popolo romano, di cui denuncia i costumi corrotti.
De agri cultura
È l'opera più famosa, un trattatello molto tecnico, dove giustifica la schiavitù e dà il suo modello di civis ideale: il pater familias contadino. Non perde occasione per rimarcare il suo disprezzo per il modo di vivere dei Greci, dei cui strumenti stilistici tuttavia si serve.
Il teatro latino
Origini
Nel mondo greco-italico si assiste alla fioritura di spettacoli teatrali fin dal VI secolo a.C. nei quali prevale l'aspetto buffonesco. In Magna Grecia e Sicilia dalla fine del V al III secolo a.C. si diffonde la farsa fliacica, commedia popolare, in gran parte improvvisata in cui gli attori-mimi erano provvisti di costumi e maschere caricaturali. Fissata in forma letteraria da Rintone di Siracusa, tutto quello che ne è rimasto sono le raffigurazioni su vasi, ritrovate nei pressi di Taranto, il cui studio ha permesso solo una parziale ricostruzione del genere.
L'atellana, farsa popolaresca di origine osca, proveniente dalla città campana di Atella, fu importata a Roma nel 391 a.C.: prevedeva maschere ed era caratterizzata dall’improvvisazione degli attori su un canovaccio; quattro erano i personaggi fissi dell'atellana: Maccus, Pappus, Bucco e Dossennus. Un'altra forma proto-teatrale esistente in Italia sono i Fescennini. Delle origini di questa rudimentale forma di dramma si sa poco. Pur non raggiungendo mai la forma di un compiuto lavoro teatrale, fu comunque uno spunto importante che portò allo sviluppo della drammaturgia latina. Lo spettacolo era costituito da un dialogo di tipo sboccato e licenzioso, forse per ingraziarsi la divinità fallica da loro adorata, e si svolgeva in un clima coinvolgente e molto sanguigno con personaggi mascherati che danzavano in preda ai fumi delle abbondanti libagioni. Solitamente erano i contadini che "agivano" lanciandosi battute salaci; non vi erano copioni prestabiliti ma si "recitava" all'improvviso, spesso prendendo in giro anche gli spettatori, facendo sì che le rappresentazioni spesso finissero in veri e propri alterchi. A causa degli eccessi che si andarono via via sviluppando dovettero intervenire le autorità per regolamentare i limiti di quanto fosse lecito e per vietare che si dicessero delle cose che potessero suonare offensive ai cittadini romani. Tali rappresentazioni vennero bandite da parte del Senato. Ma nonostante queste limitazioni, il carattere sboccato dei dialoghi rimase immutato dovuto alla rozzezza del popolo e ad una vena satirica che lo caratterizzava.
Luoghi, tempi e tipologie
Le rappresentazioni teatrali avvenivano soprattutto durante i ludi, in cui erano presenti anche gare sportive e corse con le bighe, eseguiti per ingraziarsi gli Dei. Essi erano di diversa natura: dai ludi saeculari ai ludi plebei, megalenses, apollinares, circenses, funebres, e duravano dai tre ai sedici giorni. Prima le strutture teatrali erano palinsesti, dotati di un palco e di palchetti di legno per ospitare i nobili, e nel 55 a.C si ha il primo teatro in muratura. Tacito racconta che la scena era sempre un esterno, con una quinta rivolta verso il foro e una verso il porto, con alcune facciate di case. Solo in un secondo momento viene introdotto il sipario, che viene azionato per i cambiamenti di scena, e solo nel teatro imperiale inizieranno ad apparire macchinari per gli "effetti speciali". Gli attori rappresentavano diversi tipi di spettacoli: la cothurnata (dai cothurni, i calzari alti della tragedia) ispirata e ambientata in Grecia, la palliata, la commedia greca, la togata, tragedia latina, e la praetexta, commedia latina.
Le maschere
Esse sono usatissime nel teatro greco, che prevedeva l'ingresso di tre soli attori sul palco, che interpretavano ruoli diversi, benché fossero coadiuvati dal coro, dalle comparse, dai musicisti e dai ballerini. Conseguentemente gli attori dovevano essere molto versatili e una parte veniva interpretata da più attori, rendendo la recitazione stilizzata e innaturale. La grande innovazione portata da Plauto è che un attore interpreta un solo personaggio per tutta la durata dello spettacolo e dà volto a un altro personaggio solo se questi agisce in tempi diversi ed è molto diverso dal "personaggio A". La maschera viene via via abbandonata per privilegiare il cambio d'abito (l'abbiamo capito osservando le entrate e uscite di scena), e ciò portò ad accentuare l'attenzione sul tono di voce e sulla mimica facciale.
I personaggi
Per gli uomini sono: il senex (pater familias o senex lepidus), l'adulescens, il leno, il servus callidus, il miles gloriosus, il sicofante e il cuoco. Per le donne le parti sono meno, ma sempre presenti: la matrona, la meretrix, due ancillae (una della Matrona, l'altra della meretrix) e una suonatrice di cetra. Talvolta in scena comparivano anche i lari domestici.
Plauto
La vita (255/184)
Tito Maccius (da Maccus, personaggio dell'Atellana, Marcus Accius, ma non c'era una gens marca) Plauto nacque a Sarsina, in Romagna, area non grecizzata, era un uomo libero, ma non cittadino romano. Certamente falsa la notizia che fosse stato schiavo in un mulino, vista dalla critica come un'assimilazione ai suoi servi callidi, spesso minacciati di questo.
Le opere
Varrone ci riporta 21 titoli, di attribuzione certa, ma ne abbiamo altre dubbie, alcune commedie furono raccolte in una specie di edizioni, e se ne può azzardare la cronologia.
- Amphitruo: tipica commedia degli equivoci, fra Giove e Mercurio che prendono le sembianze di Anfitrione e del servo Sosia.
- Aulularia: parla di una pentola d'oro custodita gelosamente dal vecchio Euclione che ha il terrore di perderla, e che verrà rubata da un giovane che ne vuole sposare la figlia.
- Bacchides: due gemelle sono corteggiate da due giovani, è il prototipo del dis expaton (doppio inganno) unica commedia in cui si può fare confronti con la Neà.
- Casina: il senex e l'adulescens desiderano l'amore della trovatella che hanno in casa, e vogliono farla sposare entrambi ai propri "uomini di paglia". Il servus interviene e fa trovare nel letto al senex un uomo e si scopre che la ragazza è di nascita libera e che quindi può sposare il giovane.
- Miles gloriosus: è la più lunga commedia, dove il miles Pirgopolinice, aiutato dal servo Palestrione, vuole conquistare una donna.
- Maenechmi: due gemelli, separati alla nascita, uno col padre in città (corrotta), uno collo zio in campagna (non corrotta) si ritrovano nella stessa città.
- Pseudolus: un servus callidus combatte contro il lenone Ballione, a cui ruba soldi e donna.
Caratteristiche del teatro plautino
La trama viene narrata all'inizio nel prologo, compreso il finale, perché alla fine le trame erano sempre le stesse e l'importante era la battuta salace al momento giusto. A differenza del collega Terenzio Plauto non dichiara mai quali siano le sue fonti, ma le sue commedie sono da ricondurre alla neà greca (Menandro, Alessi, Demofilo), ma il pubblico previsto non era così ellenizzato da percepire le somiglianze. Il "Vertere" nel caso di Plauto è fantasioso, si ispira alla trama, ma i nomi dei personaggi sono diversi dai greci. Per di più Plauto dà un ritmo tutto suo ai versi i "Numeri innumeri", che sono la sua personale ristrutturazione della metrica, toglie la divisione in atti.
Terenzio
La vita (185/159)
Originario di Cartagine, giunto a Roma come schiavo, protetto da Lelio e da Scipione l'Emiliano, forse morì in Grecia durante un viaggio a scopi culturali. Le nostre uniche fonti sono Svetonio ("De viris illustribus") e Donato, che ne apprezza gli aspetti tecnici del teatro. Non fu mai popolare come Plauto, dal momento che dopo la battaglia di Pidna molti Romani si grecizzano, indi il pubblico è più attento, diviso fra grecizzati e non. La sua impopolarità è causata dal fatto che si ispira sì anche lui alla neà, ma più che la comicità cura l'introspezione psicologica.
Opere
Caratterizzate da una comicità più raffinata di quella di Plauto, più poetico e regolare nella metrica, ma il linguaggio è piatto. I personaggi sono censurati, nemmeno i personaggi di bassa estrazione sono volgari.
- Andria: relazione amorosa contrastata fra Panfilo, fidanzato a Filomena, e Glicerio, cortigiana, risolta con l'agnizione della ragazza.
- Hecyra: una suocera poco comicamente benevola aiuta la nuora a riconciliarsi con suo figlio.
- Eauton Timoroumenos: Menedemo è pentito di aver mandato il figlio a combattere in Asia minore e non facendolo sposare con l'amata, di origini umili. Quando il figlio torna il padre acconsente al matrimonio.
- Eunuchus: commedia degli equivoci su due coppie innamorate.
- Phormio: un parassita aiuta due cugini a sposare le ragazze amate.
Sallustio
La vita
(Amiternum, 86 a.C. – Roma, 34 a.C.). Nato presso l'Aquila e proveniente da una famiglia facoltosa. legata alla nobilitas municipale, studiò a Roma, e là compì il cursus honorum, parteggiando per la fazione dei populares, divenendo prima questore, poi tribuno della plebe ed infine senatore della res publica. Dopo esser stato cacciato dal Senato per indegnità morale, partecipò alla guerra civile del 49 a.C. tra Cesare e Pompeo, schierato tra le file cesariane. Dopo la sconfitta di Pompeo, Cesare lo ricompensò per la sua fedeltà conferendogli la pretura, riammettendolo in Senato e nominandolo governatore della provincia dell'Africa Nova, dove diede prova di ruberie e malgoverno. Dopo la fallimentare esperienza di governo e a seguito dell'uccisione di Cesare, si ritirò dalla vita politica, nella tenuta coi famosi Horti Sallustiani; in questo momento si diede alla stesura di opere a carattere storico, in particolare le due monografie De Catilinae coniuratione e Bellum Iugurthinum, le prime della storiografia latina, e delle Historiae, un'opera di tipo annalistico. La nostra fonte principale è Gerolamo e lo stesso Sallustio, per quanto riguarda il suo ritiro dalla vita pubblica.
Le monografie
Entrambe le monografie sono introdotte da un lungo proemio, dove l'autore sembra giustificare il suo ritiro dalla vita pubblica, e nobilitare l'attività intellettuale, presentandola come parimenti utile alla res publica. La storiografia è, secondo lui, l'altra faccia della politica, ed è proprio sulla crisi della politica e dei costumi di Roma che si concentr
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