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seconda parte del poema è ispirata al modello dell’Iliade e alle tradizioni storico-

leggendari nazionali che la documentano.

In questa prima parte del saggio di Heinze, egli dimostra la capacità di Virgilio di

selezionare e ridurre gli argomenti mitici e letterari in vista di una solida coerenza

narrativa e costruttiva per l’affermazione dei valori etici romani. Heinze dichiara che

Virgilio è rispettoso del materiale documentario raccolto, e interviene su di esso solo per

prone in luce o inventarne le motivazioni, tentando di dare al racconto continuità e

credibilità agli occhi del lettore evoluto. Gli interventi di Virgilio su questo materiale di

base sono circoscritti e prudenti, Virgilio mira soprattutto all’unità del poema,

all’omogeneità interna della materia narrata e la coerenza dell’interesse.

Per Heinze l’Eneide è la prima opera della letteratura antica ad avere caratteri moderni,

anche se egli non afferma esplicitamente, tende ad indicare le differenze con l’epos

omerico e i punti di congiunzione con i caratteri degli attuali romanzi. Il poema romano,

sentimentale, nasce dalla fatica del poeta verso la conoscenza, dal doloroso pensiero della

responsabilità, dall’enigma della morte. L’originalità di Virgilio sta nel tono emotivo e

patetico che viene riflesso nel lettore tramite lo specchio dei personaggi, con

un’emozione adeguata e lirica, che non tradisce mai la dignità necessaria all’epos.

Negli atteggiamenti interiori dei personaggi vi è sempre un tono dignitoso e virile

sofferenza, come ad esempio nell’episodio della morte di Polite e Priamo nel II libro,

oppure nel IV libro dove troviamo Didone, quest’ultimo libro è ispirato dal dramma

attico, in particolare quello di Euripide, ove però l’equilibrio tra esempi poetici teatrali

alti, sentimentali ellenistici e lo stile severo giunge ad un risultato complesso e

ammirevole.

Anche nel V libro, quello de giochi funebri per Anchise, vi sono tutti i principi estetici

propri di Virgilio, cioè l’unità del racconto, la consequenzialità sentimentale nella varietà

dei fatti, l’ordinamento della materia secondo tensioni e progressioni dell’interesse,

l’evidenza drammatica.

Gli ultimi 6 libri dell’Eneide sono analizzati da Heinze con carattere sistematico, egli

asserisce che Virgilio ha rispettato il materiale per quello che gli era possibile, rispetta le

leggende preistoriche italiche e laziali, selezionarle e disponendoli secondo il principio

dell’unità continuità, nell’azione dei tempi, della concentrazione della tensione narrativa.

E’ naturale che il modello primo e quasi unico per i libri guerreschi sia stato Omero, ma

la rappresentazione degli scontri e dei duelli dipende da Omero, il carattere è comunque

virgiliano, infatti Virgilio pone in luce l’individualità dei vari personaggi duellanti e cerca

la ragione delle loro azioni e reazioni, così facendo il poeta riesce a raggiungere una

varietà in episodi che potrebbero scadere nella monotonia.

Virgilio da forma ad una sensibilità del tutto nuova nella letteratura, da forma ad una

nuova coscienza della comunicazione colta, delle attese, degli interessi, dei gusti

dell’uomo urbano che vuole confrontare.

2) La seconda parte del saggio di Heinze, è quella veramente innovativa nello studio

dell’Eneide, i materiali della prima parte d’analisi sono riordinati seguendo categorie

generali, secondo il metodo della creazione poetica, l’invenzione, le maniere della

rappresentazione, la composizione e gli obbiettivi. Heinze analizza la tecnica di Virgilio

con rigore filologico. Heinze fa notare in primo luogo che Virgilio era poeta di una

viviltà delle tradizioni e dell’imitazione, e nonostante questo Virgilio instaura un rapporto

dinamico tra l’individuazionale invenzione e ciò che è stato tramandato. Viriglio come

tutti poeti epici si ritiene un interprete della saga eroica, nella quale però egli ammette

una forte energia patetica, fatta di sentimento personale e di sentimento etico-religioso

nazionale. Nell’invenzione dei caratteri dei personaggi Virgilio segue la poesia seria

ellenistica, evitando le individualità e mirando al tipico. Ciò che è chiaro è che in Enea

abbiamo un eroe stoico, un romano esemplare, sottomesso al destino e padrone delle

passioni. L’idea stoica del sapiente si trova in questo eroe, e oscilla tra immutabilità del

personaggio tipico ed evoluzione interiore.

Quanto agli altri personaggi, Virgilio tende sempre a dare la motivazione delle azioni,

interiore o divina, e questa attenzione ai moti dell’anima ha l’inconfondibile indole

affettiva e passione di Virgilio, che come già detto non offende la superiore norma

dell’epos, il continuo progresso dell’azione.

Anche nell’elemento religioso l’immaginazione di Virgilio si attiene al principio

dell’elevatezza e della gravità, per cui le idee stoiche, ben dissimulate, arricchiscono i

valori, le leggende tradizionali e gli usi culturali romani: Giove sembra essere la

personificazione del dio stoico, al cui volontà si identifica in tutto col futuro predestinato.

Tre elementi caratterizzano il modo di rappresentare nell’epos di Virgilio:

dei personaggi;

-l’economia

-la concentrazione degli eventi nel tempo;

-la riduzione del già noto minimo.

La tendenza alla parsimonia dei mezzi e al condensamento mira a tener viva l’attenzione

del lettore romano (diverso dall’ascoltatore dell’età omerica appassionato a sentir ripetere

argomenti conosciuti) ma anche a porre in risalto la natura sentimentale della narrazione.

Più che dirci cosa fanno i personaggi, Virgilio ci dice ciò che essi vogliono e sentono e

patetica dell’ascoltatore. Virgilio comunque rispetta la

questo coinvolge la partecipazione

norma dell’epos dell’oggettività e della dignità, davanti ai fati rimane osservatore, rimane

coerente nei toni, e restringe all’indispensabile le descrizioni e i discorsi.

Heinze dopo aver analizzato i mezzi espressivi di Virgilio si concentra sulla

composizione e sull’obbiettivo dell’opera.

Nella composizione dell’Eneide Virgilio si è attenuto con massima coerenza alla legge

superiore dell’unità. In ciò si vede l’aderenza del poeta alla teoria aristotelica, infatti

l’unità dell’Eneide non è solo conformità di contenuti, ma anche aristotelicamente, unità

dell’azione e cioè principio interno della narrazione, nella quale ogni elemento è

concepito come inscritto nella salda funzionalità del tutto. Concorrono a questa unità vari

elementi come la linearità interna delle singole parti ricomposta nella maggiore coerenza

del tutto, l’unità del personaggio, e i princìpi della semplificazione materiale , della

concisione della tensione della perspicuità del racconto.

Per quanto concerne gli obbiettivi, Virgilio si è proposto di suscitare nel lettore

impressione (èkplexis) e partecipazione emotiva (pathos), certo per suggestione delle

teorie estetiche di Aristotele sugli effetti della tragedia e di idee post aristoteliche e

ellenistiche. Ma più che un sentimentalismo alessandrino di tipo dispersivo, Virgilio

intende elevare psicologicamente il lettore, in una posizione di vicinanza con la scuola

stoica peripatetica.

Altro obbiettivo è quello politico-morale o meglio nazionale, ma Virgilio non è il

portavoce di Augusto così come l’Eneide non è un’opera nazionalistica, la natura

dell’opera più che politica è etica, e Virgilio spera che il lettore tragga un’idea elevata e

severa dell’azione umana e della vita in generale, un’idea in cui si congiungevano il

principio etico-artistico greco del sublime ed il concetto della virtus civile romana:

Virgilio spera che dall’esperienza della passione e del dolore virilmente vissuta egli

d dell’altezza morale.

ottenesse il valore della dignità formale

I meriti dell’opera di Heinze stanno nel rigore analitico, nella chiarezza del metodo, e dei metodi

concettuali, la novità della sua visione critica sono nel sottolineare il carattere soggettivo e

patetico dell’epos virgiliano, la responsabilità del significato è affidata al mondo interiore.

Heinze tralascia alcune questioni, intorno a Virgilio, ma comunque apre le porte ad una nuova

strada di lettura che avrà forte eco negli studi successivi:

“L’evoluzione dell’arte di Virgilio” che è

- 1927, Prescott in America pubblica

un’esposizione divulgativa delle teorie di Heinze. I due studiosi si differenziano solo per

un punto, Prescott ritiene che il fondo dell’Eneide sia uno spirito nazionalista,

l’entusiastica concezione di Roma, che doveva trovare attuazione nell’Eneide.

1963 Joseph Worstbrock pubblica “Elementi di una poetica dell’Eneide” testo ancora più

- tecnico di quello di Heinze. Lo studioso lavora con due criteri di analisi antichi

(rinascimentali e illuministi), quello della dispositio, cioè la norma della ripartizione

equilibrata e persuasiva del contenuto, e della elocutio, cioè la competenza

dell’espressione, l’uso consapevole e adeguato delle figura retoriche e dei caratteri

stilistici.

LA RICERCA MATEMATICO FORMALE

L’opera poetica di Virgilio è caratterizzata da una forma quilibrata e un progetto compositivo

stabile. L’organismo delle opere e i suoiu principi costruttivi sono stati a lungo studiati, e accanto

alle interpretazioni si tipo simbolico e immaginifico troviamo le analisi di tipo numerico, le

misurazione della poesia, che tentano di dimostrare l’essenza raziocinante della poesia trovando

un principio chiave di tipo matematico.

In molte di questo tipo di ricerche vi è uno stimolo originale alla conoscenza di Virgilio, ma

molti concetti sono astratti e fuorvianti.

In area francese, propensa all’esoterismo troviamo studiosi come Guy Le Grelle, ma soprattutto

George Duckworth:

- 1960 pubblica un articolo in una rivista americana, esponendo la sua tesi fondamentale,

cioè che l’Eneide sarebbe governata da un0aurea proporzione che aveva già ossessionato

La Grelle per le Georgiche. Al fine di accordare tutto il testo a questa sezione aurea,

Duckworth però è costretto a fare non poche aggiustature e approssimazioni per sostenere

la sua filologia numerica.

- Thomas Halter, nel 1963 pubblica in altro saggio su questa scia di lettura e trova

nell’Eneide il canone compositivo del numero 7, desunto da alcuni procedimenti di

architettura letteraria di Catullo, giungendo ad un formalismo esoterico presente

nell’opera virgiliana.

NEOUMANESIMO E SPIRITUALISMO

Theodor Haecker nel 1931 pubblica “Virgilio padre dell’Occidente” opera che ebbe una fama

enorme. Haecker fu uomo di fede salda e austera e di grande coerenza in anni assai difficili, il

libro che propone è però deludente oggi, già allora Walter Benjamin fu ostile a questo testo che

però ebbe grande successo. Il testo di Haeker delude perché propone la posizione di un teologico

umanesimo universale, perché Virgilio appare nel testo un appiglio alla requisitoria contro il

secolo e le sue attuazioni sociali, contro il materialismo metropolitano e democratico, contro la

civiltà tecnica. Il libro propone una nuova teodicea, e volge l’analisi in una sfera estranea ala

così un’interpretazione brutale. Hacker ed il suo Virgil fanno capire in che

filologia, rendendosi

sento un classicismo cristianeggiante può farsi ideologia antimodernista. Nell’interpretazione

religiosa di Heker i poemi di Virgilio sono quasi la stazione intermedia del disegno

provvidenziale che va dalla Bibbia alla Civitas Dei di sant’Agostino. Mentre per gli intellettuali

umanisti borghesi, Virgilio è il primo modello di lirismo colto e patetico, l’archetipo della

categoria del sentimentale nell’arte.

I saggi di Curtis, di Bochardt e di Eliot si completano a vicenda, perché raggiungono lo stesso

fine per vie diverse, e dimostrano l’universalità culturale di Virgilio per scorci di storia del gusto

(curtis), nei sentimenti esistenziali del poeta (borchardt), nel suo stile mentale ed artistico, che è

problematico e consapevole quindi maturo e non provinciale, dunque universale e classico

(eliot).

IL VERGIL DI FRIEDERICH KLINGNER

Pubblicato nel 1967, e raccoglie una vita di studi sulle opere di Virgilio, e appare un libro

una premessa intellettuale diversa, ma nell’insieme

disorganico, ogni brano presenta il Vergil di

è per la filologia virgiliana del nostro secolo, l’espressione più ricca e più intelligente

Klingner

del metodo di lettura letteraria e poetica del testo e di esegesi delle cultura e della spiritualità di

Virgilio.

Heinze non aveva indagato sul rapporto tra forma letteraria e contenuti spirituali, cosa che invece

fa Kligner, il cui libro è completamento di quello di Heinze.

Kligner ritiene che la forma, l’arte di Virgilio sono espressione ed immagine del suo modo di

essere, del suo carattere morale, l’interpretazione condotta sul sentimento della vita e sulle idee

religiose nella poesia non era, certo un metodo nuovo, ma non era stato ancora usato sulle opere

di Virgilio; al centro dell’esegesi di Klingner c’è l’idea religiosa e filosofica della vita.

Klingner si propone l’apprezzamento della bellezza poetica, del valore estetico dell’arte, la

scoperta ed il commento di valori spirituali universali, primo fra tutti il valore della vita come

idea di completezza e totalità, come energia religiosa assoluta che trascende i limiti di ogni epoca

storica.

Secondo Kligner Virgilio intuisce i valori della vita, e questa intuizione pervade l’opera

garantendo una unità interiore. La coerenza del carattere ideale e la costanza della disposizione

litica dalla Bucoliche all’Eneide non escludono l’approfondimento dei pensieri e della

conoscenza del mondo e la maturazione della capacità. Per Klingner le Bucoliche sono

l’idealizzazione della vita estetica, l’immagine della pace dell’anima conquistata contro le forze

della convivenza sociale; sono, insomma la trasfigurazione artistica dell’arte e delle sue energie

catartiche.

Il processo di trasformazione dei valori dell’arte in valori della vita è più deciso e maturo nelle

Georgiche, già i modelli poetico filosofici come Lucrezio in primo luogo, poi Empedocle,

imposero la realizzazione di un’opera di verità. Virgilio crea un poema filosofico rigiso e

al suo diritto del piacere estetico, dell’invenzione, del gioco

arcaizzante perché non ha rinunciato

poetico. Nella dinamica tra diletto e verità, tra fantasia e proposito morale, tra i particolari e il

tutto Kligner coglie l’originalità del poema: la somma dei particolari costituisce il tutto, non ci dà

il suo significato. Il soggetto del poema non sta nei pratici insegnamenti di agricoltura, ma

piuttosto è importante che ai semplici arnesi e lavori si rivelano nel loro pieno significato di

saggezza di natura religiosa e dell’amore sincero per la semplicità. Quindi anche i particolari

irradiano dignità e valore. La fisionomia esterna delle Geporgiche è quella di un raffianto poema

ellenistico, fatto di imitazioni, allusioni, calchi, descrizioni, digressioni ma concepito seriamente

da una filosofia coerente che ne costituisce lìunità intima. Nelle Georgiche l’antitesi

e sostenuto

tra sventura e salvezza-felicità è trasferita in uan dimensione cosmica di morte e vita, di

distruzione e fecondità.

Per Kligner l’Eneide è il culmine della creatività di Virgilio perché essa in rapporto con la storia

e gli eventi politici, è padroneggiato sapientemente e matura la concezione del mondo già

presente nelle oepre precedenti.

Per questo l’Eneide nella rinnovata considerazione di carattere religioso e civile, appare l’opera

più romana più carica di responsabilità ideali e morali. Nell’Eneide anziché sventura e

consolazione personale come nelle bucoliche e georgiche, abbiamo una volontà di conclusione

positiva tra un senso della storia e concezione provvidenziale del mondo. Una solida persuasione

teologica è l’impianto unificante di tutto il poema che per essa si presenta come qualcosa di

assolutamente nuovo nella tradizione letteraria occidentale.

Senza rinunciare a nulla dell’epica romana, egli l’ha mutata fin nell’intimo, ha raggiunto un

nuovo stadio nella tradizione omerica e in ciò ha scoperto qualcosa che ne Omero ne gli omeridi

ne Nevio o Ennio con i loro successori avevano presagito.

VIRGILIO: LA COSCIENZA DEI PROBLEMI DELLA ZEITENWENDE E IL

ROMANZO DI H. BORCH

Tutta la critica virgiliana della prima metà del secolo, la critica filologia e quella ideologica pur

nelle differenze di propositi e di risulatati appartiene alla cultura neoumanistica. Cultura

neoumanista cioè cultura antipositivista, liberarle antisocialista, che complessivamente intende

affermare l’efficacia perenne dell’educazione classica e del gusto e dello spirito etico formatisi

sui classici, dopo le diverse crisi dell’arte, dell’estetismo tardo romantico e delle prime

avanguardie europee, e la crisi degli ideali scientifici, storicistici, oggettivi.

La cultura neoumanistica è nutrita di principi e di valori, e in sostanza si regge di valori, è perciò

una cultura antistorica, ma in essa si incontrano ideologi conservatori, cattolici antinazisti,

filologi.

Interrogarsi oggi sul posto che hanno nella nostra cultura la conoscenza delle opere di Virgilio,

significa valutare il nesso tra l’idea culturale neoumanistica e spiritualista e i nostri studi e

convincimenti di oggi.

L’utopia della cultura generale classica, si è ormai dissolta, perché altre idee e modelli culturali

l’hanno sostituita (i criteri scientifici, le organizzazioni di massa ecc..) e certo non si può dare un

ruolo centrale agli studi di antichità greca e romana nella moderna società industriale e tecnica,

ma nel sistema generale delle scienze dell’uomo questi studi sono importanti per una loro

efficacia. Efficacia concernente la critica e la confutazione della società, o anche stimolo al

confronto con altri modi di esistenza.

Nella cultura letteraria dell’Europa moderna Virgilio continua ad avere una posizione di spicco,

come nessun altro autore antico: la storia della critica letteraria, muta secondo la disposizione

interpretativa, i criteri di lettura che sono relazionati alla situazione oggettiva sociale, ideologica,

storica, e anche alle disposizioni estetiche che ne derivano. Il testo di Virgilio, e la nostra

comuni di vita sociale, nell’Eneide si cerca si

attitudine alla sua lettura dipendono da concetti

l’arte poetica, ma soprattutto i contenuti ideali e morali ed alcune idee generali della nostra

esistenza. Virgilio non è un filosofo dell’esistenza, né un politico, né un sociologo, ma c’è

qualcosa che si può relazionare a noi uomini occidentali moderni.

Le interpretazioni antiche e quelle neoumanistiche, con la nostra attuale lettura storica e

oggettiva condividono un principio, quello della Zeitenwende, cioè della svolta dei tempi, che è

contenuto primario di tutta la poesia virgiliana. Qui è la traccia di continuità tra la nostra e le

interpretazioni umanistiche, qui si nasconde l’impulso dell’interpretazione civile occidentale di

Virgilio. E’ un problema di metodi e di ideologia della cultura ancora non risolto, di fatto

Virgilio visse un mutamento dei tempi, una poderosa trasformazione dell’assetto politico del

mondo e delle idee esistenziali, e tutto ciò il suo genio seppe intendere e la sua forza morale

interpretare. E quel “mutamento” ancora ci riguarda.

Che cosa cambia tra l’esegesi umanistica e spirituale di Virgilio e la nostra, che vuol essere

storica, critica individuante?

L’ordine classico e cristiano, come valore politico ed esistenziale, appariva realtà oggettiva del

verità provvidenziale. L’interpretazione moderna muove da altre intenzioni

testo di Virgilio e sua

e conclusioni. Infatti nei poemi noi non cerchiamo le verità, ma la coscienza dei problemi della

Zeitenwende e le forme concettuali, le reazioni psicologiche, le idealizzazioni di quei problemi,

in sé per sé, e anche per quel che di essi ancora concerne. I principi esegetici delle varie scuole

critiche sono:

la critica storica e sociologica i poemi sono l’espressione di un’intelligenza delle attese,

-Per

delle angosce comuni trasfigurate, poi dei concreti propositi attinenti al superamento sulla lunga

crisi civile e al nuovo assetto nazionale e politico;

- i semiologi indagano le relazioni tra coscienza dei fatti, consapevolezza politica, sensibilità

esistenziale e forme sovrindividuali, della psicologia sociale e delle istituzioni letterarie, in cui i

singoli contenuti hanno trovano voce.

-la critica simbolica è più complicata e varia, è però comune nel proposito di raggiungere unità

concettuali e sentimentali che appaiono nel testo poetico in invenzioni metaforiche e

trasposizioni simboliche: la decifrazione delle immagini e delle relazioni garantirebbe la

coerenza dei significati e l’adeguatezza dell’interpretazione.

I principi esegetici qui sommariamente descritti sono diversi e reciprocamente ostili, ma a noi

importa constatare che la filologia classica dei nostri decenni sta conoscendo un periodo di non

comune produttività critica e di rinnovamento metodico grazie anche alle attuali teorie letterarie

e interpretative.

siano i criteri estetici di ognuno di noi, oggi dominano in tutti l’incertezza sulla natura

Quali che

dell’arte e sulla sua efficacia; la consapevolezza assai acuta delle contraddizioni nei nessi tra

soggetto artistico individuale e antecedenti sociali dell’arte; la propensione a privilegiare nel

fenomeno artistico il linguaggio, il mezzo espressivo, sui contenuti e sulle idee. E’ noto che in

ogni epoca i criteri per giudicare l’arte in generale dipendono dalle capacità creative e dalle

forme dell’espressione e del gusto in quell’epoca.

L’arte del Novecento è sempre contestazione delle attese, avanguardia, arbitrio linguistico,

eccezione, eppure è, tende ad essere impersonale prodotto e merce di consumo. Nella tradizione

letteraria l’arte di Virgilio, sorveglia, plasma con classica scienza formale una soggettività

sensibile, problematica, inquieta. E’ un’arte che sfida le nostre abitudini e sollecita la nostra

dialettica critica.

Dunque i poemi di Virgilio sono l’esempio autorevolissimo di una soluzione del problema

in una società colta, socialmente differenziata ma controllata da un’ideologia politica

dell’arte

forte; su questa soluzione i moderni metodi di indagine critica si allontanano reciprocamente,

ognuno giudicando secondo le sue promesse teoriche.

Ricapitolando: in noi uomini del 900, il fondamento di ogni processo conoscitivo è la

consapevolezza delle individualità storicamente percepire e della relatività dei valori, solo con

questa capacità storica possiamo conoscere e giudicare i maestri e i padri fondatori. Ma tra

l’immagine umanistica e antistorica di Virgilio profeta dell’Occidente e il nostro giudizio storico

e analitico dove si trova il nesso?

Il libro intermedio tra noi ed il passato è il grande romanzo di Hermann Broch “La morte di

Virgilio”, lettura ardua e affaticante, che esplora la coscienza di un genio morente.

In tutta l’opera è presente l’anima sfinita del poeta morente, non più il poeta augusteo, ma

l’uomo solo e infelice, senza guida, senza dèi, senza eroi, l’uomo compie la sua catabasi nella

cripta del destino di tutti: Virgilio sente di morire, privo del senso della vita e privo della nobiltà

della morte, perché il suo genio ha esaltato un presente effimero, superbo.

Nella critica virgiliana di questo secolo è fondamentale il concetto della svolta del tempo, della

Zeitenwende,…

il morente Virgilio di Broch è un eroe dell’attesa, un profeta che ignora il futuro ma

religiosamente lo attende, e ad esso sacrifica se e la sua opera. Quel futuro porta in sé la pace, la

augustee, ma porta soprattutto la nuova creazione, l’uomo

felicità, la salvezza, tutte le premesse

rigenerato, la sconosciuta figura del compimento umano. Nel romanzo il tema della

Zeitenwende, concepito ed elaborato da solide premesse storico-culturali, è arricchito di

suggestioni e di invenzioni, e con immaginazione metafisica Broch pone le ore di agonia del

poeta nella svolta; secondo Broch il primo uomo dei nostri tempi non è il glorioso poeta

dell’Eneide ma un moribondo estenuato dal terrore e dalla speranza delusa. In punto di morte

Virgilio vuole bruciare l’Eneide non perché il poema sia incompiuto, ma perché esso è

sconsacrato, senza amore e senza religione, quindi è indegno di ciò che il destino promette.

L’Eneide per un tragico paradosso non conosce verità, è nata presso la verità, tende ad essa, ma

resta al di qua, nel mondo illusorio delle parole parziali.

L’Eneide non è il poema dell’umanità nuova, perché è il grande epos glorioso di una società

superba e morente, ma il suo valore è nella segreta consapevolezza del proprio fallimento.

Il problema del dualismo tra linguaggio e realtà rimane, Broch nel suo romanzo sente questo

dualismo come dolore e colpa. Broch ripete la tesi secondo cui non esiste epos, cioè poesia

popolare e religiosa di impianto narrativo e dai valori comuni, in una società regolata dal potere


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Lingua e letteratura latina su Virgilio per l'esame della professoressa Maria Teresa Scotti, con analisi dei seguenti argomenti: il punto su Virgilio, la critica di autori come Richard Heinze, la raccolta sulle opere di Virgilio fatta da Friedrich Klingner, la critica sull'autore latino da parte della cultura neoumanistica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scotti Maria Teresa.

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