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Libia coloniale

Storia del colonialismo italiano in Libia:
1551-1911: dominazione dell’impero ottomano, che si manteneva soprattutto grazie ai proventi della pirateria;
Territorio diviso in tre regioni geografiche distinte: la Tripolitania, la cirenaica e il Fezzan; economia agro-pastorale; eterogeneità delle popolazioni (arabi, berberi, cologhli);
1711-1835: dinastia dei... Vedi di più

Esame di politiche e società coloniali e post-coloniali docente Prof. A. Morone

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Anche Enrico Corradini incitava l’impresa libica, principalmente per due

motivi:

La Libia sarebbe potuta diventare tanto una colonia di popolamento

1. quanto di sfruttamento

L’impresa avrebbe significato assecondare il richiamo della roma

2. imperiale, che aveva fatto della Libia il granaio dell’impero.

Il Banco di Roma e le illusioni

di Giolitti

Oltre alla preparazione diplomatica e alla mobilitazione dell’opinione pubblica,

l’italia svolgeva in Libia anche un’attività segreta per:

Raccogliere informazionimilitari

• Prendere contatto con I capi arabi

• Attuare una penetrazione economica nel Paese

Di questa “penetrazione pacifica” venne incaricato nel 1907 il Banco di Roma, il

quale aprì succursali e agenzie commerciali in 17 città e varò attività industriali.

L’attivismo del Banco di Roma suscitò però sospetti e diffidenze nelle autorità

ottomane

Enrico Insabato, in un rapporto del 12 agosto 1911 inviato al Presidente del

Consiglio, si esprimeva così: “Secondo i turchi e molti arabi, il Banco di Roma è

un’organismo creato e sovvenzionato dal governo italiano per preparare l’occupazione della

Tripolitania e non per fare operazioni bancarie […]. La prima prova di ciò, dicono i turchi,

è che i Consolati sono stati finora gli avvocati del Banco anche contro i loro stessi sudditi.

La seconda prova è che il Banco cerca di invadere, impadronirsi, sostituirsi a tutte le

iniziative, a tutte le imprese, a tutti gli affari. La sua attività è stata diretta specialmente

ad assorbire e distruggere il piccolo commercio e le piccole imprese, fossero esse di arabi o

italiani”

Pur avendo raccolto, alla vigilia dello sbarco, un gran numero di informazioni,

à

Giolitti in realtà disponeva di notizie incerte e talvolta errate pensava che gli

arabi odiassero i turchi e che vedessero l’Italia come colei che li avrebbe liberati.

Con l’amara sorpresa di Sciara Siat che sanciva la perfetta unione tra arabi e

turchi, però, giolitti capì che quella di Tripoli non sarebbe stata una semplice

“passeggiata militare”.

1911: “La grande proletaria s’è

mossa”

28 settembre 1911: il governo Giolitti invia un ultimatum alla Sublime

v Porta, ma nonostante la disponibilità dell'Impero Ottomano a trattare per

scongiurare il pericolo di un conflitto, il governo italiano rifiutò ogni

proposta e il 29 settembre annunciò di "aver deciso di procedere all'occupazione

militare della Tripolitania e della Cirenaica" e presentò la sua dichiarazione di

guerra.

3 ottobre, Tripoli: alle 15:30 iniziano i bombardamenti dei forti Sultaniè e

v Hamidiè

4 ottobre: presa della città di Tobruk

v 5 ottobre: sbarco a Tripoli di una forza di quasi 2000 uomini della marina,

v al comando del Capitano di Vascello Umberto Cagni

dopo Tipoli e Tobruk è la volta di Derna, Bengasi e Homs

v 23 ottobre: sconfitta italiana a Sciara

v Sciat, dove persero la vita più di 500

à

bersaglieri violenta reazione delle

milizie italiane

5 novembre 1911: Vittorio Emanuele

v III proclama l’annessione all’Italia della

Tripolitania e della Cirenaica

Guerra nell’Egeo per bloccare le coste turche nel Mediterraneo orientale

v ed assicurare all’Italia un elemento di scambio nelle future trattative di

pace

26 aprile 1912: occupazione dell’isola di Stampalia

v 17 maggio : le forze di sbarco del generale Ameglio costringono i Turchi

v alla resa di Rodi, mentre le forze della marina completano l’occupazione

del resto del Dodecaneso

18 luglio: siluranti italiane al comando di E.Millo penetrano per

v un’azione dimostrativa nei Dardanelli

18 ottobre 1912: con la Pace di Losanna viene riconosciuta la sovranità

v “piena e intera” dell’Italia sulla Cirenaica e sulla Tripolitania

Un anno di guerra costò all’Italia più di un miliardo, 4000 morti e 5000

v feriti Dopo la Pace di Losanna:

l’occupazione del Fezzan e la Prima

Guerra Mondiale

L’occupazione italiana prosegue a fasi alterne

v Continuano anche gli attacchi dei ribelli e le molestie di questi ultimi alle

v popolazioni che si erano sottomesse all’Italia

Le truppe italiane sconfiggono ad Assaba i berberi capeggiati da Sulīmān

v Bāsā al-Bārūnī ( !8ور9:&ا 9;9+ ن9-=(" )

Il governo italiano organizza una spedizione comandata dal colonnello

v Miani per occupare il Fezzan; l’impresa si conclude positivamente nel

marzo del 1914

28 novembre 1914 : la grande rivolta araba obbligò tutti gli italiani a

v ritirarsi dall’interno del paese, con gravissime perdite (circa 5000 uomini,

tra morti, dispersi e prigionieri). Cosa ancora più grave, i ribelli si

impadronirono di moltissime armi (tra cui 37 cannoni, 20 mitragliatrici e

9000 fucili) e munizioni.

Prima Guerra Mondiale: la presenza in Libia degli italiani si riduce ai porti

v à

di Tripoli e Al-Khums ( 3->&أ ) austriaci e tedeschi appoggiano la

resistenza libica costringendo gli italiani ad arroccarsi sulle località costiere

in posizione di difesa

Il pericolo di perdere i possedimenti spinse gli italiani in Cirenaica a

v stringere accordi con la confraternita Senussa che controllava ormail il

territorio oltre la linea della costa

Gli italiani in Libia durante il

regime fascista

Quando sale al potere, Mussolini sapeva ben poco in materia di politica

v coloniale, ma aveva capito che la posizione dell’Italia nel Mediterraneo,

settore di capitale importanza, era troppo fragile

Giuseppe Volpi di Misurata dichiarò in proposito: “ Ricordo con emozione il

v primo incontro che, governatore della Tripolitania, ebbi con lui alla Consulta, tre

giorni dopo la Marcia su Roma. Il suo pensiero era già chiaro. Occorreva

innanzitutto ‘riconquistare la Libia e dare conveniente assetto alle vecchie nostre

colonie dell’Africa Orientale”. Nel ricordare la decisione del duce di portare

avanti la riconquista della Libia senza più un attimo di indugio, Volpi si

chiede: “Qual’è stata, in Africa, la linea inaugurata da Benito Mussolini? E’ stata

quella che noi coloniali siamo soliti chiamare ‘politica di prestigio’. Con tale

espressione va intesa quell’azione di governo che dia alle popolazioni soggette –chiara

ed inequivocabile- non solo la sensazione della nostra superiorità militare […], ma

anche e soprattutto una superiorità morale che ci deriva dal valore e dalla forza

delle nostre tradizioni storiche e dalla grandezza dl compito di civiltà che da secoli

l’Italia ha assolto”

Aggiunge infine Volpi: “ una civiltà come la nostra non può piegarsi, nei confronti

dell’indigeno, ad alcuna transazione, né adattarsi a tortuosi accomodamenti, ma deve

tendere alla sua affermazione, senza che nulla possa arrestarla,[…] implacabile così per

à

punire come per premiare” svolta decisiva: Mussolini intende adottare metodi

diversi da quelli usati in precedenza: l’Italia fascista non cerca più di accattivarsi

gli avversari, ma è decisa a stroncarli.

Cambiano il modus operandi e i mezzi bellici

v Giuseppe Volpi, in 36 mesi di governato, conquista Misurata, la Jifarah, il

v Jebel Nefusa e Gharian con una spesa abbastanza contenuta un bilncio di

perdite non particolarmente pesante: 620 morti, 1924 feriti e 38 dispersi

Ad ogni conquista di volpi, si va consolidando anche la fama del giovane

v colonnello Rodolfo Graziani

Il genocidio italiano in

Cirenaica

Gennaio 1930: il generale Graziani viene nominato vicegovernatore della

v Cirenaica e insieme a Badoglio diventa uno dei personaggi chiave della fase

à

finale Graziani diede vita ai "tribunali volanti" con diritto di morte per

reati quali possesso di arma da fuoco o pagamento di tributi ai ribelli;

Badoglio propose l'utilizzo di strumenti terroristici quali le bombe ad

aggressivi chimici per stroncare la resistenza libica.

Il fronte opposto era occupato dalla Sanūssiyya. I fascisti compresero che per

v rompere i legami organizzativi della resistenza dovevano eliminarle la

Sanūssiyya come fattore di mantenimento dell'ordine feudale

L'invasione fu vista come annientamento delle proprie risorse e della propria

v esistenza. Resistere significava tentare di sopravvivereà forte attaccamento

per l'indipendenza che portò tutta la popolazione a collaborare coi ribelli,

ʿOmar

capeggiati da al-Mukhtār (ر9@>Aا B-) )


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AvaMoore

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DESCRIZIONE APPUNTO

Storia del colonialismo italiano in Libia:
1551-1911: dominazione dell’impero ottomano, che si manteneva soprattutto grazie ai proventi della pirateria;
Territorio diviso in tre regioni geografiche distinte: la Tripolitania, la cirenaica e il Fezzan; economia agro-pastorale; eterogeneità delle popolazioni (arabi, berberi, cologhli);
1711-1835: dinastia dei Karamanli in Tripolitania;
1835: mutamento del regime; l’impero ottomano ristabilisce il suo potere nonostante le opposizioni delle popolazioni berbere, ma le rivolte interne, l’amministrazione corrotta e la scarsità degli introiti rendono sempre più difficile il controllo della regione;
1837: nascita della Sanūssiyya;
Storia dell'occupazione italiana della Libia;
Il colonialismo italiano durante la prima guerra mondiale;
La politica fascista nei confronti della Libia e il ruolo di Graziani;
L'indipendenza della Libia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in studi dell'africa e dell'asia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AvaMoore di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di politiche e società coloniali e post-coloniali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Morone Antonio Maria.

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