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RIASSUNTO “ITINERARI COSTITUZIONALI A CONFRONTO – TURCHIA, LIBIA, AFGHANISTAN” (DECARO)

Consiglio dei Ministri; il governo poteva essere sfiduciato, ma non aveva il potere di sciogliere l’Assemblea;

vennero inoltre istituiti tribunali indipendenti, sancita l’autonomia della magistratura e proclamata

l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Negli anni successivi furono approvate una serie di riforme nel

nome della modernizzazione dello Stato e del principio di laicità: abolizione del califfato e della poligamia,

divieto di uso di alcuni indumenti tradizionali, abrogazione dell’Islam come religione di Stato, traduzione

del Corano in turco e sostituzione del turco all’arabo nelle funzioni religiose; fu così integrato la formula che

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definiva lo Stato turco come “repubblicano, nazionale, populista, statalista, riformista e laico” (1937).

L’assenza di un sistema di pesi e contrappesi non dette particolari problemi finché durò il monopartitismo

kemalista, ma iniziò a manifestarsi dopo la morte di Ataturk (1938) e dopo la fine della WWII, durante la

quale la T. era rimasta neutrale. Tra il 1946 e il 1950, anche grazie al sistema di strette relazioni

internazionali che la T. andò allacciando (ONU, Nato, Consiglio d’Europa, Bretton Woods…), nacquero 25

nuovi partiti politici; il decennio successivo fu tuttavia dominato politicamente dal Partito democratico di

Menderes, primo vero partito di massa turco.

La grave crisi economica e una serie di misure autoritarie provocarono nuovamente un intervento delle forze

armate (27 maggio 1960), che destituirono e arrestarono tutti i parlamentari e i membri del governo di

Menderes. I poteri passarono ad un Comitato di unità nazionale composto da 38 ufficiali “rivoluzionari”, i

quali assegnarono fin da subito ad un gruppo di professori universitari (la cd “Commissione di Istanbul”) il

compito di preparare una nuova Costituzione, promulgata e sottoposta a referendum nel luglio 1961; la

Carta, da un lato delineò una forma di governo parlamentare classica, introducendo anche la giustizia

costituzionale, dall’altro riconobbe per la prima volta un ruolo costituzionale alle forze armate, attraverso

l’istituzione del Consiglio di sicurezza nazionale, che assisteva l’esecutiva nelle questioni di sicurezza

interna es esterna e che assunse immediata centralità politica; la Carta fu emendata ben 7 volte, due delle

quali in corrispondenza dei governi militari provvisori nel 1971 e nel 1973, fino al colpo di Stato militare del

12 settembre 1980, ennesima risposta militare a istituzioni civili incapaci di governare: il Consiglio di

sicurezza nazionale, guidato dal generale Evren, assunse il potere, pur mantenendo in vigore la Carta del 61

fino all’approvazione di una nuova Costituzione il 7 novembre 1982; il Consiglio venne quindi sciolto e

sostituito da un Consiglio di presidenza, che sarebbe rimasto in carica per un periodo di “normalizzazione

costituzionale” di 6 anni (rispettato).

Con la Costituzione del 1982, formalmente ancora in vigore, si apre la fase del moderno costituzionalismo

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turco ; essa ricalca il testo del 61, ma con alcune rilevanti novità: il ritorno alla tradizione monocamerale, il

rafforzamento dei poteri dell’esecutivo e del Consiglio di sicurezza nazionale, una maggior tutela

nell’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali. Dal punto di vista politico, gli anni ’80 videro la

leadership di Ozal, primo presidente non appartenente al ceto militare e di dichiarate origini curde. Con il

crollo dell’URSS, gli USA incoraggiarono la T. a colmare il vuoto, facendo prevalere nella regione un

modello laico, pluralista e ad economia di mercato in antitesi al modello iraniano: il tema del panturchismo

fu così rilanciato, ma senza particolari successi.

Negli anni ’90, in linea con la richiesta di adesione all’allora CEE (14 aprile 1987), ebbe avvio un processo

di riforma profonda dell’ordinamento giuridico, attraverso ripetuti cicli di interventi sul testo costituzionale;

sono anche gli anni dell’insorgere della questione curda e dell’avvento delle forze islamiste, con il Refah

Partisi (Partito della prosperità) di Erbakan che resta al potere dal 1996 al 1998, fino alla sentenza con cui la

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Corte costituzionale scioglie lo stesso RP per violazione del principio costituzionale di laicità . Un ulteriore

8 Questi principi rappresentano le cd “sei frecce”, tra le quali nazionalismo, populismo e statalismo sono considerati strumenti per

resistere alle ingerenze straniere, per realizzare la coesione sociale e per affermare l’interesse generale della comunità.

9 I primi tre articoli, immodificabili ai sensi dell’art. 4, definiscono la T. come “una Repubblica” (art. 1) “democratica, laica,

sociale, governata secondo i principi dello Stato di diritto, della pace sociale, della solidarietà nazionale e della giustizia; nel

rispetto dei diritti umani, fedele al nazionalismo di Ataturk e basata sui principi fondamentali indicati nel Preambolo (art. 2),

“indivisibile nel suo territorio e nella sua nazione. La sua lingua è il turco” (art. 3): questi elementi, per quanto controversi,

testimoniano l’appartenenza della T. al costituzionalismo occidentale sia nel lessico che nei contenuti.

10 Lo stesso Erdoğan, allora sindaco di Istanbul, era un esponente di spicco del RP, e fu giudicato colpevole di incitamento

all’odio religioso per aver declamato pubblicamente i versi del poeta Gokalp: “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i

nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati. Nel 2002 un emendamento all’art. 78 modifica i requisiti di

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pacchetto di riforme (1999) fu finalizzato a riforme di politica economica e a innovazioni nella pubblica

amministrazione, ma quello più massiccio, riguardante ben 34 artt. della Carta, entro in vigore nel 2001,

interessando la tutela dei diritti e il rapporto tra potere civile e militare, con particolare riferimento alla

composizione del Consiglio di sicurezza nazionale. Nel 2007 è stata invece approvata l’elezione diretta del

presidente della Repubblica, con mandato ridotto da 7 a 5 anni, rinnovabile per due volte;

corrispondentemente il mandato parlamentare è stato ridotto da 5 a 4 anni. L’ultimo sostanziale pacchetto di

riforme costituzionali (26 emendamenti) è stato approvato nel 2010 e confermato da referendum popolare:

oltre ad ampliare la tutela costituzionale dei diritti, si è tornato a disciplinare il rapporto fra potere di

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governo e potere militare e il ruolo delle Corti di garanzia . Il referendum del 2010, accolto positivamente

dall’UE e dagli USA, ha fatto tuttavia emergere la debolezza simbolica e identitaria della vigente

Costituzione; l’indubbio rafforzamento dell’AKP ha indotto Erdoğan, da un lato ad avviare trattative

politiche per una revisione del divieto dell’uso del velo nelle università e negli uffici pubblici, dall’altro a

porre al centro del proprio programma politico il progetto di una nuova Costituzione: ancora una volta,

quindi, si avverte la necessità di affidare ad una nuova svolta costituente la formalizzazione di un grande

progetto innovatore, a conferma della “febbre costituzionale” che caratterizza la storia della T.

LA COSTITUZIONE DEI POTERI:

La Grande Assemblea Nazionale di Turchia, unica Camera del Parlamento, è composta da 550 membri

eletti ogni 4 anni con sistema proporzionale, corretto con metodo d’Hondt, a liste bloccate e con soglia di

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sbarramento al 10% sia a livello locale che nazionale ; il Consiglio elettorale supremo vigila sulla regolarità

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delle elezioni. Sono previsti divieto di mandato imperativo, le classiche immunità e prerogative ,

incompatibilità con lo status di giudice, professore universitario o militare. Funzioni, struttura e

“regolamento permanente” ricalcano il modello classico del costituzionalismo occidentale (presidente,

gruppi, Commissioni…). La procedura di revisione costituzionale è particolarmente garantista: proposta

presentata da 1/3 dei componente; doppia deliberazione a maggioranza qualificata dei 3/5 dei membri e a

scrutinio segreto; se non si raggiunge il quorum dei 2/3 (necessario anche per superare un eventuale rinvio

da parte del PdR) occorre sottoporla a referendum. L’assemblea può inoltre votare, a maggioranza assoluta,

una mozione di sfiducia nei confronti del governo; il PdR può sciogliere l’Assemblea dopo consultazioni

con il presidente e Parlamento o su decisione del Parlamento stesso.

Il presidente della Repubblica “è il Capo dello Stato e il rappresentante della Rep. di T. e dell’unità

nazionale turca. Garantisce l’attuazione della Costituzione e il regolare e armonioso funzionamento degli

organi di Stato” (art. 104); la carica è incompatibile con quella di parlamentare e con l’appartenenza a un

partito politico. Dal 2007 il PdR è eletto direttamente dai cittadini per un mandato di 5 anni, rinnovabile una

sola volta. Egli non è politicamente responsabile degli atti posti in essere nell’esercizio delle sue funzioni e i

provvedimenti soggetti alla firma presidenziale sono sottoposti a controfirma ministeriale. Il PdR nomina e

riceve le dimissioni del Primo Ministro e, su proposta di questo, dei Ministri; può inoltre presiedere il CdM

“quando lo ritiene necessario”; nomina 14 dei 17 giudici della Corte costituzionale e buona parte dei

componenti delle più alte magistrature turche.

Il Consiglio dei Ministri è formato dal Primo Ministro e dai singoli ministri, che a differenza del primo,

non devono necessariamente essere membri della Grande Assemblea. La forma di governo è parlamentare,

con voto di fiducia inziale. Il PM, leader del partito di maggioranza, sovrintende l’attuazione del programma

di governo, assicura che i ministri esercitino le loro funzioni in linea con la Costituzione e la legge e può

chiedere al PdR di revocare singoli ministri; dopo l’analisi in sede di CdM può porre la questione di fiducia.

Risulta dunque formalmente più potente di un primus inter pares.

eleggibilità alla Grande Assemblea al fine di consentirgli l’ingresso in Parlamento nonostante la condanna.

11 Processabilità dei responsabili del colpo di Stato del 1980 e riduzione ulteriore dei poteri del Consiglio di sicurezza nazionale.

12 Composizione della Corte costituzionale, dell’organo di autogoverno della magistratura e modalità di nomina dei loro membri.

13 Il territorio è suddiviso in 79 circoscrizioni, all’incirca coincidenti con le 81 province.

14 È passata alla prima votazione una riforma costituzionale che rende processabile il 21% dei parlamentari, ma non con la

maggioranza dei 2/3: se la seconda votazione confermerà i numeri della prima sarà necessario ricorrere al referendum. 4

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Il Consiglio di sicurezza nazionale è composto dal PM, dal suo vice, dai Minsitri della Giustizia, Difesa,

Interni ed Esteri e da tutti i vertici delle Forze armate; è presieduto dal PdR, che ne fissa l’ordine del giorno

sulla base delle proposte del PM e del comandante dei corpi d’armata. La Costituzione disciplina

attentamente anche le varie “procedure di emergenza” (stato di emergenza, legge marziale, mobilitazione,

stato di guerra).

Per quanto riguarda l’amministrazione dello Stato: a) il rapporto centro-periferie è conforme al modello

francese, col territorio diviso in province (81), distretti e municipalità, amministrate da “governatori”

nominati (non eletti) dal CdM con l’approvazione del PdR e posti sotto il controllo del ministro dell’Interno;

b) la funzione pubblica è affidata a funzionari statali in base ai principi generali della pubblica

amministrazione; c) i rettori delle università, istituite “sotto il controllo dello Stato” in base al principio

dell’uniforme presenza sul territorio nazionale, sono nominati anch’essi dal PdR.

Il potere giudiziario è dichiaratamente indipendente e libero da influenze da parte di altri organi dello Stato;

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qualsiasi provvedimento relativo allo status di giudice o di pubblico ministero è riservato al Consiglio

supremo dei giudici e dei pubblici ministeri, composto da 22 membri, 4 nominati direttamente dal PdR e gli

altri dalle alte magistrature (i cui vertici sono anch’essi nominati dal PdR). La Costituzione distingue tra

magistratura: i) ordinaria, con al vertice l’Alta Corte d’appello; ii) militare, con al vertice l’Alta Corte

militare d’appello e l’Alta Corte amministrativa militare d’appello; iii) amministrativa, con al vertice il

Consiglio di Stato; iv) contabile, ossia la Corte dei conti; è prevista anche un’apposita Corte per i conflitti di

giurisdizione.

Alla Corte costituzionale, istituita nel 1962 sui modelli italiano e tedesco, spetta il sindacato di legittimità

costituzionale per ragioni di forma e di merito “delle leggi, dei decreti aventi forza di legge e del

regolamento della Grande Assemblea”, escluso in caso di stato di emergenza; la revisione del 2010 ha

introdotto il ricorso individuale e ha portato il numero dei membri da 11 a 17, 14 dei quali nominati dal PdR

sulla base di liste presentate da diversi organi, con mandato non rinnovabile di 12 anni. In base alla

Costituzione, la CC deve accordare precedenza ai ricorsi per ragioni di forma, richiesti in via principale dal

PdR o da 1/5 dei parlamentari, mentre il ricorso per ragioni di merito possono essere presentati anche dal

gruppo parlamentare di maggioranza e dal partito di opposizione; anche il giudice a quo può ricorrervi in via

incidentale. Le pronunce della Corte sono definitive e, in caso di rigetto, per 10 anni la stessa norma è

esclusa da ulteriori rilievi di costituzionalità, con inevitabili conseguenze sul piano dei diritti. Alla CC spetta

anche il giudizio sui ricorsi di legittimità sui partiti e sulla messa in stato di accusa del PdR, dei Ministri o

dei funzionari pubblici.

FRA COSTITUZIONE DEI POTERI E COSTITUZIONE DEI DIRITTI: LA LAICITÀ

La laicità si pone alla base della Costituzione dei diritti. MK la considera uno dei pilastri fondamentali e

tuttavia ne utilizza una versione ambigua, quella dell’Islam turco-ottomano, caratterizzato dall’accentuato

pluralismo: la religione musulmana, in particolare la scuola sunnita hanafita, è un elemento costitutivo

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dell’identità turca . L’obiettivo kemalista non fu quello di sradicarlo dalla società turca, ma di escluderlo

dagli affari politici, riformandolo e mettendolo sotto il diretto controllo delle istituzioni civili, così da

conformarlo ai principi fondamentali della nazione e al tempo stesso distaccarsi con forza dal passato

ottomano. La Carta del 61, istitutiva dell’Ufficio per gli Affari religiosi, divenuto Dipartimento nell’82, è la

prima a non contenere riferimenti espliciti alla religione: si aggiunga che il giuramento del PdR include la

difesa del principio di laicità dello Stato, non suscettibile di riforma costituzionale in base all’art. 4 della

Costituzione del 1982. Con Erdoğan non mancano tuttavia segnali di “rottura”: ad es., dal forte valore

simbolico, la partecipazione di sua moglie alla cerimonia di inizio legislatura all’Assemblea con il velo.

Anche la giurisprudenza è sempre stata in difesa della laicità: basti pensare alla sentenza dell’89 sull’uso del

velo o alle varie sentenze di scioglimento di partiti contrari al carattere secolare dello Stato, sentenze

sistematicamente appoggiate dalla Corte EDU; nel 2008 si è fatto ricorso anche contro l’AKP, ma è fallito.

15 Inamovibili fino al raggiungimento dei 65 anni di età. Tale status è incompatibile con altri incarichi di natura pubblica.

16 “Un no musulmano in T. può essere chiamato cittadino turco, ma mai un turco” – Bernard Lewis. 5


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frazor_1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Decaro Carmela.

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