Estratto del documento

Dal sistema di dominio feudale allo stato moderno

Quattro tipologie organizzative del potere

Si susseguono a partire dall'800 alla fine del XIX secolo:

  • Sistema di dominio feudale (800-1150/1200);
  • Ständestaat (XIII-XV sec);
  • Stato assoluto (XVI-XVIII sec);
  • Stato costituzionale parlamentare.

Sistema di dominio feudale

Il sistema feudale fu istituzionalizzato nell'800 dalla monarchia di Carlo Magno in un periodo in cui ciò che restava della civiltà europea era stato spazzato via dalle invasioni barbariche, cui seguirono secoli di povertà e pandemie. Questo periodo, detto dei “secoli bui”, viene a rischiararsi con Carlo Magno che fonda il suo potere imperiale servendosi di alcune istituzioni tardo-romane e dello stretto rapporto con la Chiesa, caratteristica tipica del sistema di dominio feudale, insieme alla Gefolgschaft.

Dal punto di vista istituzionale, il dominio di Carlo Magno si istituzionalizza, verticalmente, con due cariche a livello locale preposte al controllo dell’ordine pubblico: i comites e i missi dominici. I comites erano i funzionari del re che dovevano estendere il sistema di dominio; i missi dominici erano una sorta di ispettori che il sovrano inviava per controllare che i suoi ordini fossero stati fedelmente eseguiti. In virtù dello stretto rapporto con la chiesa, il dominio si strutturava anche orizzontalmente attraverso vescovadi e abbazie.

L’elemento caratterizzante di questo periodo è la Gefolgschaft (seguito) → rapporto personale di fedeltà, devozione, amicizia, in un contesto di semiparità tra il signore e i suoi cavalieri, all’interno della stessa condizione sociale. Al signore, primus inter pares, i cavalieri volontariamente si impegnavano a fornire l’aiuto in tutta una serie di azioni.

Le fondamenta giuridiche del sistema di dominio feudale furono:

  • Commendatio → atto con cui una parte libera si affidava ad un’altra per averne la protezione, in cambio della sottomissione e di una serie di servigi;
  • Immunitas → essere esentati dal pagamento di determinate prestazioni sia di carattere lavorativo, sia militare;
  • Beneficium → cessione dei diritti da parte del signore su un territorio, a vantaggio di un individuo, una famiglia o una collettività.

I motivi per cui, verso il 1200-1250, il feudalesimo ha dato vita ad altre forme di organizzazione del potere sono da imputare, principalmente, alla trasformazione della Gefolgschaft che acquistava una connotazione sempre più militare; ciò portò come conseguenza che i singoli feudatari si sentissero forti del fatto di avere un piccolo esercito personale, tanto che all’interno dei feudi si crearono situazioni completamente autonome rispetto al signore e sorsero delle corti di vassalli, valvassini e valvassori, ossia tutta una serie di “sub-infeudazioni”. Tutte queste situazioni porteranno poi alla cosiddetta “anarchia feudale”.

In tale contesto, la stragrande maggioranza della popolazione era poverissima e la figura del Papa rivestiva un’enorme importanza poiché ad egli era affidata la difesa dei deboli e dei poveri. Il feudalesimo aveva al vertice un signore che faceva riferimento ad uno specifico territorio; dalla fine dell’impero carolingio però questo sistema inizia ad autodistruggersi poiché, accanto alla mutazione della Gefolgschaft, si inserisce la volontà dei vassalli minori di mutare la condizione giuridica della concessione feudale. Mentre all’inizio si trattava di una sorta di affitto temporaneo, spostandosi il potere sempre più in basso, questa forma tendeva a divenire una concessione perpetua e quindi una vera e propria proprietà che ogni vassallo, oltre a gestire in vita, voleva trasmettere in eredità. Ne derivò una grande confusione in cui la chiesa cercò più volte di intervenire per cercare di sanare lo squilibrio.

Tuttavia il sistema feudale ha lasciato anche eredità positive; viene creato, per la prima volta, un apparato di dominio comune e la figura dell’imperatore rimane sempre punto di riferimento giuridico-politico. I feudali, avendo l’obbligo di risiedere nel territorio loro assegnato, divennero stanziali cosicché le singole casate iniziarono ad assumersi responsabilità verso la popolazione e iniziò la nascita della nobiltà europea. Infine, poiché le controversie sull’attribuzione dei territori erano continue e confuse, sia i signori sia la borghesia cominciarono a studiare per impratichirsi delle conoscenze giuridiche necessarie.

Ständestaat

Tra la fine del 1100 e l’inizio del 1200 si assiste, in Europa, alla nascita delle città. Anche le corporazioni sorgono in questo periodo, come agglomerati di individui dediti ad attività di produzione diverse. Questi agglomerati di persone costituiscono la Genossenschaft (comunanza); una continua convergenza di voleri tiene insieme queste comunità i cui interessi tendevano sempre più ad essere rappresentati di fronte all’ex signore territoriale, che possiamo definire ora princeps o rex. Il rapporto individualistico feudale si capovolge in favore di una gestione collettiva degli interessi economici e politici, mentre l’aspetto militare man mano si sgretola; naturalmente poiché le guerre non cessarono, il compito di difesa del territorio venne demandato allo stesso princeps.

Risolte le incombenze militari, si rese necessario dare vita a istituzioni più ampie di quelle cittadine, come le Assemblee di stati o ceti o ordini; questi erano tre: ecclesiastici, ex-feudali e il nascente ceto proto-borghese. Possiamo definire il ceto, l’ordine o lo stato come un insieme di individui aventi lo stesso status, cioè gli stessi diritti e doveri, privilegi e obblighi, capacità e incapacità giuridiche, pubblicamente riconosciute e fatte valere dalle pubbliche autorità. Da ciò deriva che tali assemblee operarono con riferimento al territorio e in un rapporto che definiamo dualistico. Per rapporti dualistico si intende che le assemblee si pongono a confronto con il principe rappresentando davanti a lui il territorio e dando vita a due centri di potere distinti e contrapposti. Nasceva così il concetto della rappresentanza e, col passare del tempo, queste assemblee acquistano una maggiore rilevanza politica.

In questo stesso periodo assistiamo all’emergere di aspetti nuovi anche in relazione alla figura del principe il quale comincia a contornarsi di consiglieri laici e borghesi con varie competenze e funzioni, mentre diminuiva l’importanza della nobiltà. Il principe, inoltre, ha bisogno che il diritto diventi sempre più certo: il suo esercizio non è più lasciato all’arbitro feudale ma alla legge del principe, unica e sottoposta a norme valide per tutto il territorio.

Gli aspetti negativi dello Ständestaat riguardano soprattutto il sistema delle alleanze: nella maggior parte dei casi, il principe si schierava con le città contro il ceto feudale, ma qualche volta avveniva anche il contrario. Inoltre le corporazioni aumenteranno in importanza diventando anche molto ricche, pertanto il concetto iniziale di comunanza e uguaglianza comincerà a sbilanciarsi dalla parte dei ricchi; parallelamente aumenta anche il distacco del principe dalla chiesa e dal Papa.

Metodologia della storia delle istituzioni parlamentari

Il percorso di questa materia può essere datato 1933, quando lo studioso Emile Lousse iniziò a porsi il problema delle origini delle assemblee rappresentative, presentando la sua teoria con il nome di “costituzionale-corporativa”.

Egli vede nella costituzione dei ceti il riflesso della società del tempo in cui coloro che possedevano determinati privilegi e funzioni erano rappresentati nei vari ordini. Tale costituzione cetuale si articolava in tre gradi successivi l’uno all’altro:

  • Gerarchia territoriale → faceva riferimento a parti del territorio inglobate;
  • Gerarchia amministrativa → prevedeva la nomina da parte del princeps dei funzionari più importanti;
  • Gerarchia politica → di carattere corporativo, stabiliva che a determinate funzioni corrispondessero determinati privilegi.

L’assemblea degli ordini assume la rappresentanza degli interessi e la difesa dei privilegi degli individui contro gli eventuali abusi del sovrano. Ci troviamo dunque dinanzi ad un assetto di tipo dualistico ove entrambi i soggetti di diritto pubblico- stati e principe- reggono concretamente l’apparato statale. Il Lousse sosteneva che le assemblee di stati erano il riflesso fedele della società basso-medievale intesa nella sua organizzazione cetuale e corporativa; esse diventano l’inevitabile punto d’arrivo di una divisione che, all’interno del territorio, rifletteva esattamente l’organizzazione in ordini. Secondo lo studioso questa gerarchia era esistita in tutta Europa a partire dal declino della feudalità.

La prima critica alla teoria del Lousse venne nel 1949 dalla studiosa inglese Helen Cam, secondo la quale questa non poteva essere valida per l’Inghilterra dove non si era mai avuta una divisione in ordini all’interno del parlamento. Successivamente, nel 1955, Marongiu formulò la sua teoria; egli partiva da una tripartizione relativa alle varie assemblee più o meno allargate che, dal basso Medioevo, erano giunte fino agli inizi dell’assolutismo:

  • Assemblee di avvenimento o di parata → convocate nelle occasioni più importanti del regno;
  • Assemblee consultivo-recettive → acclamavano alcune decisioni del sovrano, non disponendo però di capacità deliberativa;
  • Assemblee rappresentativo-deliberative → esprimevano la volontà dei partecipanti e godevano, oltre che di un voto consultivo, anche di quello deliberativo.

Secondo Marongiu i componenti di quest’ultima tipologia assembleare erano convinti di essere soggetti diversi rispetto alle precedenti e, a suo avviso, ciò trasformava tale istituzione in un potere effettivo dello stato e portatore di una nuova dimensione storico-politica che prima non esisteva. Essa, pur connessa alle prime due tipologie di assemblea, non ne era l’automatica evoluzione, in quanto si trattava di una nuova creazione, derivante da una nuova e più matura volontà e convinzione dei singoli membri di aver dato vita ad una istituzione con personalità, capacità e poteri propri.

Il Marongiu sintetizza la sua originale teoria semplificando le tre forme assembleari in due ampie tipologie: quella dei pre-parlamenti e quella dei parlamenti. Pertanto all’interno di un tale tipo di assemblea anche la differenziazione in stati diventava irrilevante; ciò che risultava invece fondamentale era la convinzione di far parte di un consesso nuovo, con caratteristiche giuridiche tali da farlo ritenere e considerare responsabile politicamente e rappresentante giuridicamente dell’intera collettività. Egli, dunque, riteneva che l’agire delle assemblee non fosse sufficiente a ritenerle tali (come invece sosteneva il Lousse), poiché l’agire senza la consapevolezza di essere una nuova assemblea non costituisce un vero e proprio parlamento.

Marongiu evidenzia quattro tipi di modalità attraverso le quali l’assemblea diventa parlamento:

  • Presa di coscienza di sé;
  • Attribuzione di poteri unilaterali che prima non aveva;
  • Pretesa di esercitare tali poteri;
  • Far valere questi poteri di fronte al sovrano.

Tale evoluzione poteva essere, a volte, sollecitata dallo stesso sovrano; altre volte il passaggio veniva chiesto e attuato dalle forze politiche nei periodi storici più turbolenti. Lo studioso sostiene che da questo rapporto bilaterale chi trasse vantaggio non furono solo le assemblee rappresentative, ma anche il sovrano che, con l’aiuto di esse, riuscirà a far conoscere i suoi voleri alla popolazione. Il rapporto tra le assemblee e il sovrano vide la sua decadenza con l’affermazione dello Stato assoluto.

Caratteristiche comuni dell’assolutizzazione degli Stati moderni

In generale nel corso XVI secolo comune sarà la tendenza dei sovrani europei ad accrescere sempre di più il proprio prestigio in modo da esaltare l’importanza del proprio ruolo, non trascurando una certa attenzione nei confronti delle formi esteriori del potere. Il sovrano in età moderna cesserà di essere il primus inter pares che aveva rappresentato nel medioevo e diventerà qualcosa di molto differente, più magnifico e sfarzoso. E questo a partire da alcune manifestazioni esteriori del potere: ad esempio il Re di Francia Carlo VIII nel corso della sua impresa italiana vorrà farsi ritrarre a Napoli in vesti imperiali; alcuni anni più tardi Enrico II adotterà un nuovo modello di corona simile a quella del Sacro romano impero, molto più ricca di oro e pietre preziose; non è estraneo a questo fenomeno l’inglese Enrico VIII che in un atto di governo del 1533 definirà l’Inghilterra un impero. Questo fenomeno riguarderà anche l’Europa Orientale, con l’utilizzo dell’appellativo Zar.

Sempre nei primi decenni del 1500 diventa prassi comune l’utilizzo di appellativi come Sua Maestà, e i re di Spagna si autodefiniranno re cattolici mentre il re di Francia si dichiarerà cristianissimo: si diffonde l’idea che i sovrani avessero dei poteri taumaturgici. Non è questa una caratteristica dell’assolutismo, ma in questo periodo i sovrani la utilizzarono con uno scopo diverso dal passato: l’idea dei poteri taumaturgici ha origine remota in Europa, con analogia sorprendente fra la Corona inglese e quella Francese; l’origine storica di questa credenza risale all’XI e XII secolo in Inghilterra al regno di Edoardo il Confessore, in Francia a Luigi IX (XIII secolo) si fa risalire questa credenza. In seguito si riterrà usuale che i sovrani fossero in grado, mediante l’imposizione delle mani, di guarire alcune malattie, dando luogo a riti collettivi di significato molto rilevante.

L’incoronazione dei sovrani in età moderna sarà sempre di più un fenomeno carico di significati politici molto precisi: nel caso della monarchia francese l’incoronazione assume un significato particolarmente denso di risolti. Le incoronazioni francesi avvengono nella cattedrale di Reims e nell’unzione del sovrano con un olio santo ritenuto miracoloso si ritrova il culmine della sacralità. Tutto ciò contribuirà alla teorizzazione dell’origine divina del potere monarchico. Il risolvo politico di tutto questo è l’idea che il sovrano non debba rispondere del suo potere ad alcuna autorità a lui sottostante all’interno del regno.

Modelli ispiratori

I modelli di riferimento che influenzarono i monarchi europei furono due:

  • La Corte dell’antico Ducato di Borgogna, quattrocentesco, uno Stato dall’estensione territoriale notevole e abbracciava territori degli odierni Belgio, Olanda, Lussemburgo e regioni francesi. Alla fine del quattrocento fu oggetto delle mire del Regno di Francia uscito vittorioso dalla guerra dei 100 anni. Nel 1477 si avrà la fine di questo Ducato allorché l’ultimo dei duchi di Borgogna Carlo il Temerario resterà vittima nella Battaglia di Nancy. Fu un modello per lo sfarzo della sua corte e la raffinata etichetta, ultima erede degli ideali cavallereschi.
  • La cultura scientifica e umanistica, che nel ‘500 diventeranno sempre più prerogative irrinunciabili da parte del sovrano: si diffonde l’idea del sovrano mecenate, protettore della cultura. Ideale diffuso nei piccoli principati italiani del ‘400.

Nelle profonde differenze, quindi, sono presenti alcuni elementi di analogia delle diverse esperienze nel passaggio graduale dal medioevo all’età moderna.

Francia

In Francia, accanto a questi aspetti che esaltarono la figura del sovrano, la prima importante manifestazione di evoluzione giuridico-politico del ruolo del Monarca va ritrovata nell’uso che a partire dal ‘500 fa il monarca della funzione legislativa. Essere sovrano, dice Bodin, significa fare e abrogare le leggi: imporre delle leggi (diritto positivo) il riflesso e lo specchio della volontà del sovrano. Questo è un passaggio graduale ma anche netto e chiaro che rappresenterà una discontinuità con la tradizione medievale che vedeva nella consuetudine la principale fonte di diritto. Dal XVI il diritto è prevalentemente positivo la cui fonte è la volontà del sovrano: così vuole il re, così vuole la legge (detto Francese).

Francesco I è colui che in modo esplicito e chiaro per la prima volta teorizzerà come la funzione legislativa sia competenza esclusiva del sovrano. L’uso frequente della legge scritta farà cominciare il processo di assolutismo in Francia, la concentrazione del potere nelle mani del monarca. Tecnicamente le leggi del sovrano francese prendono il nome di ordonnance, ha un carattere di generalità ed astrattezza, mentre le lettere patenti, un tipo particolare di ordonnance, hanno la firma del re e la controfirma di un ministro e il nome dei funzionari a cui sono inviate per essere adottate.

L’evoluzione delle strutture di governo

Il consiglio, che nel medioevo si chiamava Curia Regis, era l’organo più vicino al sovrano, definito consiglio privato. Dal regno di Francesco I si tratteranno le questioni politiche più rilevanti solamente all’interno di un gruppo ristretto di membri del consiglio privato: nasce di fatto un nuovo organo composto da personalità di fiducia e prescelti personalmente dal sovrano. Questo consiglio ristretto prenderà varie denominazioni, ufficialmente il suo nome sarà quello di Consiglio degli Affari, e muterà il proprio nome per iniziativa di Richelieu: quello ristretto prenderà il nome di Consiglio Segreto degli Affari mentre quello allargato Consiglio degli Affari e dei Dispacci. Un ulteriore cambio di denominazione del consiglio riservato avverrà agli esordi del regno di Luigi XIV.

Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 29
Lezioni, Storia delle istituzioni politiche Pag. 1
1 su 29
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher renzwk di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle istituzioni politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ferrari Valeria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community