Rivoluzione americana
La genesi delle colonie
La nascita delle colonie inglesi nel Nord America si è sviluppata dai primissimi anni del '600 fino a tutta la metà del secolo successivo. La prima colonia inglese è stata la Virginia, in onore alla Regina Vergine, Elisabetta, alla fine del cui regno risalgono i primi tentativi di colonizzazione di questo territorio. Obiettivo compiuto dalla Virginia Company in seguito alla morte della sovrana. L'origine delle 13 colonie segue modalità differenti, riconducibili a due ordini di motivi:
- Nate per iniziative di compagnie commerciali o singoli speculatori, collocate nella fascia meridionale della costa atlantica. La prima fondata fu il Maryland, grazie a una concessione territoriale fatta da Carlo I Stuart a Lord Baltimore, e che in seguito diverrà luogo di attrazione per l'emigrazione politica cattolica. Da analoghe concessioni di Carlo II avranno origine la Carolina del Nord e del Sud; Carlo II fece una concessione territoriale a suo fratello, il duca di York, lungo la foce del fiume Hudson ove alcuni coloni olandesi avevano creato il porto di New Amsterdam: nel 1664 le truppe di Giacomo di York irrupperanno e muterà il nome in New York, che diverrà capitale dell'omonima colonia. Nasceranno anche il New Jersey e il Delaware e la Pennsylvania, che nasce per iniziativa di un banchiere quacchero William Penn, il quale fonderà la capitale di questa nuova colonia, Philadelphia (Città dell'amore fraterno). Nel 1730 si istituisce la Georgia, l'ultima colonia, tra la Florida e la Carolina del Sud, e diventerà un luogo ove verranno inviati i condannati.
- Nate per l'emigrazione politica e religiosa dalla Gran Bretagna, molto più piccole e situate nel nordest del continente. La prima ad essere fondata fu il Massachusetts. Intorno al 1620 cominciano gli sbarchi dei puritani perseguitati da Laud durante il regno di Carlo I Stuart. Nasceranno altre colonie autonome, piccolissime come il Rhode Island, Connecticut e il New Hampshire che occupano la regione del New England. Caratterizzate dal rifiuto della gerarchia e forte egualitarismo, l'ideale religioso dei puritani ebbe conseguenze sul piano dell'ideologia politica e si riuscì a sperimentare nel nuovo continente delle forme di governo rappresentativo e di democrazia politica sconosciute in Europa. Il Connecticut fu la prima a dotarsi di una costituzione scritta nel 1639.
Fino alla metà del XVIII i rapporti tra le colonie e la madrepatria saranno relativamente buoni, perché si era creato una sorta di equilibrio: l'Inghilterra esercitò un forte controllo economico sulla vita delle colonie imponendo relazioni commerciali esclusive e dazi sulle merci locali; dall'altro le colonie avevano notevole autonomia politica. Ogni colonia aveva un governatore e un consiglio di nomina regia, ma vi erano assemblee legislative elette dai cittadini. Nelle colonie del New England votavano il 70% dei cittadini maschi.
Lo scontro con la madrepatria
Gli eventi precipiteranno dopo la guerra dei 7 anni, tra Inghilterra e Francia, che si concluse con netta vittoria inglese che accentuerà sua presenza in Nord America trovandosi in possesso di un territorio che si espandeva dal Canada alla Florida. Nel 1763 l'Inghilterra ha un ruolo egemone in Nord America.
L'Inghilterra aveva speso ingenti somme per vincere la guerra contro la Francia e inoltre per poter controllare il territorio così ampio comportava necessità economiche maggiori. Per reperire queste somme l'Inghilterra, già all'indomani della pace con la Francia, inizia una politica di imposizioni fiscali nei confronti dei coloni, introducendo nel 1764 una nuova tassa sullo zucchero (Sugar Act), seguita nel 1765 dallo Stamp Act (imposta di bollo) che si aggiunsero al preesistente controllo economico dell'Inghilterra sulle colonie. Si diffuse un forte malcontento tra i coloni e le proteste furono tali che il parlamento inglese revocò lo Stamp Act, ma nel 1767 verranno varati una serie di nuovi provvedimenti di natura fiscale:
- Townshend Acts, che consistevano nell'imposizione di una serie di alti dazi doganali sulle merci delle colonie con conseguente danno economico per i commercianti locali.
Proteste e malcontento cominciano, dopo questo provvedimento, ad assumere una forma organizzata:
- Nascono società segrete, la più famosa si chiamava Sons of Liberty;
- Intellettuali e giornalisti americani cominciarono a scrivere opuscoli e articoli (Franklin, Jefferson) in cui contestavano l'adozione di queste misure appellandosi al principio cardine del parlamentarismo britannico espresso nella forma “No taxation without representation”, il motivo scatenante della prima rivoluzione inglese. Il parlamento che approvava questi atti non aveva al suo interno rappresentanti delle colonie e per questo tali autori li considerarono illegittimi.
Il parlamento inglese revocherà parzialmente i Townshend Act, lasciando però l'imposta sul Tè, aggravò tale norma e nell'anno successivo introdusse un nuovo vincolo monopolistico affidando la vendita del tè americano in maniera esclusiva alla Compagnia delle Indie. Ciò fece traboccare il vaso e darà luogo nel 1773 ad una protesta eclatante nel porto di Boston allorché alcuni coloni assalgono alcune navi inglesi e gettandone in mare il carico di tè. È questo il cosiddetto Boston Tea Party.
Il governo inglese adottò misure repressive e autoritarie:
- Chiusura del porto di Boston;
- Scioglimento dell'assemblea del Massachusetts;
- Sostituzione di alcuni giudici americani con funzionari britannici.
I coloni reagiranno organizzando una grande conferenza chiamata “I Congresso Continentale” che avrà luogo a Philadelphia nel 1774 e nella quale i rappresentanti delle colonie decidono di portare avanti le politiche di boicottaggio nei confronti del governo inglese, e seguiranno degli scontri militari a Boston. Nel 1775 un II congresso continentale deciderà di formare un esercito regolare delle colonie affidandolo a George Washington. È la data di inizio della guerra di indipendenza americana. La guerra durerà 8 anni e sarà un evento centrale per la storia moderna:
- Primo esempio di lotta di liberazione condotta da un paese extraeuropeo contro una potenza del vecchio continente;
- Momento che determina la nascita di una potenza politica di primo piano nella scena mondiale;
- Inaugura la stagione delle rivoluzioni borghesi che avranno poi luogo in Europa;
- Fu anche una guerra civile.
La rivoluzione americana contiene comunque elementi di specificità rispetto la cultura europea e illuminista di cui pure assorbe molto nei propri ideali politici espressi nei due fondamentali documenti: la dichiarazione di indipendenza e la costituzione.
I coloni non erano tutti d'accordo riguardo il conflitto con la madrepatria, e possiamo distinguere 3 posizioni:
- Una posizione lealista tra i ceti più agiati, molti coloni combatterono al fianco della madrepatria;
- Una posizione indipendentista, diffusa tra gli intellettuali e i ceti inferiori;
- Una posizione moderata, che voleva ritornare all'equilibrio preesistente.
Dal punto di vista militare la guerra sembrava segnata: un esercito regolare di una potenza europea contro un esercito di volontari, ma la causa dei coloni americani suscitò simpatia in Europa, e furono moltissimi i volontari a combattere al fianco dei coloni. Il grosso dei volontari partiti dal vecchio continente furono francesi, fra cui il Marchese La Fayette e questa vasta presenza francese avrà dei contraccolpi nella storia francese.
La dichiarazione di indipendenza americana
Tra Francia e Nord America ci fu un processo di osmosi:
- I coloni americani assorbirono molto dall'illuminismo francese;
- I francesi assorbirono ideali rivoluzionari e istituzioni rivoluzionarie.
Ciò che determinò gli esiti del conflitto fu, però, l'atteggiamento di alcune potenze politiche europee rivali dell'Inghilterra, cioè la Spagna, Francia e Olanda.
Redatta dal Congresso continentale del 1775, fu approvata il 4 luglio 1776 la dichiarazione di indipendenza redatta da Thomas Jefferson. Il documento trae ispirazione dalle teorie illuministiche ma anche dai principi del giusnaturalismo e del contrattualismo, quindi una cultura politica di stampo europeo. I principi cardine del documento sono la definizione dei diritti inalienabili dell'uomo:
- Diritto alla vita;
- Diritto alla libertà;
- Diritto alla ricerca della felicità.
La tutela di questi principi deve essere lo scopo dei governi, che devono fondarsi sul consenso del popolo. Nel 1777 il Congresso continentale approva gli articoli di Confederazione, una sorta di bozza costituzionale delle colonie in conflitto con la madrepatria: il vincolo tra le colonie all'inizio della guerra di indipendenza viene definito quindi confederale. L'approvazione del documento fu contrastata per una ragione fondamentale: vero era che le colonie avessero degli istituti politici di tipo rappresentativo, ma avevano legislazioni interne molto differenti, a causa della loro diversissima genesi; ad esempio nel New England era già stata abolita la schiavitù, che invece era parte integrante dell'economia di molte colonie del sud.
Dopo la conquista dell'indipendenza, i delegati delle ex colonie dovettero riunirsi nuovamente per decidere l'assetto politico istituzionale dei neonati Stati americani: questa è la ragione per cui nel maggio del 1787 viene riunita a Philadelphia una convenzione alla quale furono invitati i delegati degli Stati indipendenti, con l'obiettivo dichiarato di emendare gli articoli di confederazione, ma in realtà l'azione dei delegati finì col redigere un testo costituzionale inedito, la cui struttura istituzionale era talmente congeniata con abilità da rappresentare il più antico testo istituzionale oggi in vigore. La costituzione redatta nel 1787 prevede forti organi federali: l'ipotesi federalista fu sostenuta soprattutto dai grandi proprietari legati al commercio e all'industria mentre l'ipotesi opposta era maggiormente apprezzata dai ceti medio bassi e piccoli coltivatori preoccupati dell'eventualità di un potere centralizzato forte e invadente.
Articolazione dei poteri dello stato previsti dalla costituzione americana
Il potere legislativo è affidato ad un parlamento bicamerale che prende il nome di Congresso. Non si tratta di un bicameralismo perfetto viste le differenze sia in relazione alle funzioni sia relative alle modalità elettive. Una è la Camera dei rappresentanti, l'altra è il Senato. La prima è eletta ogni due anni, l'elezione dei membri della camera dei rappresentanti segue modalità differenti a seconda della legislazione statale ma il diritto di voto è dato in base al censo cioè in base alla loro contribuzione fiscale. Per il Senato si stabilì che ogni Stato avrebbe eletto 2 senatori e l'elezione diretta dei senatori si avrà solo nel 1913 con un emendamento alla Costituzione. La Costituzione delineò l'assetto federale degli USA ma ogni singolo stato mantenne un proprio assetto politico-istituzionale. La Costituzione creò una Unione Federale e non una Confederazione. Il Senato non si rinnova contemporaneamente alla Camera: il mandato di un senatore dura 6 anni ma ogni 2 anni c'è l'elezione per 1/3 dei senatori. Spesso ci si trova in presenza di maggioranze diverse tra un ramo e un altro del congresso. Per controbilanciare il potere del parlamento la costituzione prevede un forte potere esecutivo. Il potere esecutivo non è affidato ad un potere collegiale ma ad una singola personalità. Quali sono i poteri del presidente dell'unione? Non solo il potere di nomina di molti organi federali ma anche la nomina dei membri della corte suprema, il potere esecutivo in via esclusiva (la nomina dei ministri) ma anche un potere di notevole rilevanza nei confronti dell'attività legislativa del congresso con la possibilità di esercitare un potere di veto per le leggi approvate dal congresso. Per superare e vanificare il veto presidenziale la costituzione stabilisce che quel determinato atto legislativo deve essere votato dai due rami del congresso con maggioranza qualificata di 2/3.
Viceversa il potere legislativo del congresso non ha alcun ruolo nella elezione del presidente ma ha un potere di messa in stato di accusa nel caso di violazione della legge. Chi elegge il presidente? Originariamente i delegati non decisero per una elezione diretta ma stabilirono una elezione di secondo grado. C'è stata una evoluzione dell'elezione indiretta prevista dalla costituzione, che originariamente era diversa da quella ora vigente.
Il potere giudiziario, fermo restando l'autonomia dei singoli stati in materia giurisdizionale, è sottoposto ad un organo federale che prende il nome di Corte Suprema i cui membri vengono scelti dal presidente con l'assenso del Senato. Il Senato è competente in politica estera mentre la Camera dei rappresentanti è competente in materia finanziaria. Una volta redatto il testo costituzionale si creò il problema della ratifica per l'entrata in vigore. A New York e in Virginia era forte l'opposizione a questa costituzione, e per aggirare l'opposizione di questi due importanti stati, Hamilton propose a due intellettuali, Madison e Jay di scrivere e pubblicare su alcuni giornali una serie di saggi finalizzati a far conoscere la costituzione. Tra il 1787 e 1788 la Costituzione verrà ratificata. Questi 85 articoli pubblicati furono riuniti in un volume (il Federalism) rappresentano un testo di notevole spessore politico in quanto non si limita a descrivere la politica ma tratta della natura umana e della psicologia umana nel suo complesso tanto da essere considerato come uno dei classici del pensiero politico moderno.
Gli autori del Federalism assegnano alla Corte Suprema il fondamentale potere di controllo di costituzionalità delle leggi, tassello di quel sistema di freni e contrappesi definito nella costituzione americana. Il Federalism è il primo testo politico che fa riferimento al sistema dei freni e dei contrappesi che diverrà un argomento cardine per gli europei: un sistema dove il potere riuscisse a bilanciare il potere, garantendo la stabilità e garanzie per i cittadini. Tuttavia i timori di alcuni non si esaurirono con la pubblicazione del Federalism e con la ratifica unanime della costituzione. Nel 1791 il testo della costituzione fu completato dai cosiddetti 10 emendamenti definiti come una sorta di Bill of Rights americano poiché le finalità e il senso politico degli emendamenti della costituzione erano proprio quello di assicurare i diritti dei cittadini contro l'invadenza del potere federale, rispondendo così ad una logica di tipo liberale. Il contenuto del primo emendamento è quello che maggiormente corrisponde a questa cultura politica possiamo vedere nel suo contenuto la quinta essenza del liberalismo americano: il governo non può porre in essere alcuna legge volta a imporre il culto di una determinata religione così come altresì non può introdurre una legge volta a proibire il culto di una qualsiasi religione. Il principio della tolleranza e libertà di coscienza viene recepito in tutta la sua pienezza. Tale principio in Europa tarderà ad affermarsi e molte costituzioni saranno lontanissime dallo spirito del 1 emendamento. Si riconosce inoltre la libertà di stampa, di parola e il diritto di proporre petizioni al governo per i torti subiti. Il secondo emendamento riconosce i cittadini il diritto di tenere e portare armi. Dal 5 all'8 emendamento si parla di ordinamento giudiziario e si introduce un principio di garantismo: in particolare il 6 emendamento riconosce il diritto dei cittadini ad essere giudicati sollecitamente e pubblicamente. Ma la caratteristica della costituzione Americana è quella di non porre limiti temporali per l'introduzione di nuovi emendamenti: se alla fine del '700 erano stati individuati in questi emendamenti il nucleo originale, nei secoli successivi il numero è cresciuto ed è destinato a crescere ancora. Il 13esimo emendamento nel 1865 abolì la schiavitù e nel 1920 il 17esimo emendamento riconobbe il diritto di voto delle donne. Altri se ne aggiunsero fino ai tempi più recenti abbassando il diritto di voto a 18 anni.
La rivoluzione francese
A partire dall'estate del 1786 c'è un ennesimo braccio di ferro tra parlamento e governo sulla questione dell'esenzione fiscale di cui godevano i ceti privilegiati. L'arcivescovo Loménie de Brienne ripropose la stessa riforma del suo predecessore Charles Alexandre de Calonne, fondata sull'abolizione dei privilegi in materia fiscale, mediante l'assoggettamento di tutte le terre al pagamento delle imposte sulla proprietà. Le proposte dell'arcivescovo incontrano l'opposizione di tutte le istituzioni preposte a dare il loro parere in merito, cioè l'assemblea dei notabili, il Parlamento di Parigi e i parlamenti provinciali e infine anche la Cour des Aides, ma la situazione finanziaria francese era così grave che l'arcivescovo impose un prestito forzoso, quei contributi una tantum richiesti dalla Corona ai ceti privilegiati. Luigi XVI impone l'approvazione di questo prestito forzoso mediante un Lit de Justice: il parlamento di Parigi dichiara nulla la registrazione ottenuta mediante il Lit de Justice, esprimendo un'opposizione netta nei confronti di qualunque tentativo di mediazione e compromesso sul tema dei privilegi fiscali. Il sovrano, su proposta del ministro della giustizia Lamoignon, modifica radicalmente la prassi della registrazione delle ordennance sottraendola alla competenza del parlamento e affidandola ad una corte plenaria nominata a vita dal Re. Siamo nel gennaio nel 1788.
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