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Storia e istituzioni dell’America Latina (prof. Zanatta)

SECONDO PARZIALE 22.03.2019

CRISI DELL’ETA’ LIBERALE:

Le cause della crisi dell’età liberale in America latina non sono molto diverse da quelle dell’EU. Ma

dobbiamo cercare di capire la natura dei regimi populisti che si imposero in quasi tutti i paesi

dell’America latina, ma non in tutti e non tutti con la stessa modalità.

I casi nazionali saranno differenziati sempre più netta, pur richiamandosi a elementi generali

comuni, il Dna di questa comune traccia che stiamo seguendo della storia è la tensione storica tra

le due tradizioni.

Modello economico:

Il primo punto è il modello economico. L’inserimento dell’AL nel mondo globale che sta nascendo

per effetto della rivoluzione industriale e per la capacità della Gb di plasmare un mondo nuovo e

globalizzato è questo il punto di partenza della trasformazione dei paesi latino americani. (forte

crescita economica + costruzione dello stato nazione). Era diventato convulso fino alla 1GM quasi

inalterato, tendenzialmente i 30-40 anni tra il 1870 e la guerra è stato di crescita. Era una stagione

dominata dal mito del progresso, della ideologia positivista, l’idea che la storia abbia un fine e

questo fine è il progresso. Era strettamente legato all’espansione dei commerci, i regimi politici

fecero dell’apertura dei commerci una specie di religione civile. Il miglioramento delle condizioni

di vita e il libero mercato portarono straordinari benefici.

Ma cosa si incrina? La prima guerra mondiale è un episodio così violento da parte delle potenze

che avevano prodotto la rivoluzione industriale ebbe un effetto devastante sul piano economico. I

commerci, che erano il segreto della trasformazione e della modernizzazione, finirono per

stagnare in tutto il mondo. I paesi europei, tra cui la Gb, finirono per dedicare tutte le proprie

risorse allo sforzo bellico, non al commercio, non al libero mercato. Si rivolsero verso l’interno.

Dalla prospettiva dell’America latina, essa veniva da decenni di crescita che era una crescita

vincolata al modello primario esportatore e al libero commercio. Se in Europa scoppia la guerra, è

ovvio che non possono più fare la propria parte in questo commercio. I paesi latini esportavano

materie prime in cambio di prodotti lavorati, ma ora le industrie non lavorano più per esportazioni

ma armi, indumenti alimenti per i soldati. Si torna ad un mercantilismo vecchio, le potenze in

guerre cercheranno di accaparrarsi tutto.

Il modello primario esportatore si inceppa con lo scoppio della guerra, si blocca perché l’America

latina continua a produrre materie prime ma in cambio i paesi europei non corrispondono più

nulla.

Gli effetti quindi? Dal punto di vista economico, come tutte le trasformazioni storiche importanti,

non portano solo effetti positivi o negativi, è una cosa più complessa. Cosa successe fu un mix di

effetti. Quelli negativi erano quelli più immediati ed evidenti, ovvero che non arrivavano più

prodotti e non avevano neanche più grandi capitali da investire in America latina. Avvenne quindi

negli anni della guerra, una carestia di molti beni che primi erano importanti e se c’è molta

domanda di beni lavorati, i prezzi salgono e quindi si crea una crisi inflazionistica e scarsità di beni.

Poiché i mercati europei non assorbivano più le materie prime, allora la crisi ebbe il riflesso di una

crescente disoccupazione perché nei settori delle materie prime vedono contrarsi il mercato,

quindi cala la produzione, assumono di meno, cessano la produzione di campi. Non a caso, scoppia

in molti paesi diversi fra loro di grandi conflitti sociali. L’effetto dal punto di vista politico-sociale fu

molto grande perché il mito del progresso crolla, non è vero che riesce a controllare i conflitti,

1

l’inceppamento del sistema produce dei conflitti non gestibili perché derivavano dalla vulnerabilità

alla quale il modello primario esportatore esponeva i paesi latini. L’idea della vulnerabilità non era

stata contemplata, l’idea del progresso era una continuazione ininterrotta, ma non è così. La

vulnerabilità che le élite iniziano a percepire è che questo modello era dipendente da fattori che le

élite controllavano, è vero che era un modello che aveva funzionato e aveva prodotto ricchezze,

ma poteva diventare un boomerang.

Le conseguenze di queste crisi furono un portentoso sviluppo dell’ideologia nazionalista, bisogna

prima proteggerci dalle varie minacce che prima sfuggivano al loro controllo.

L’idea che la storia abbia una finalità è tipica del pensiero religioso o del pensiero scientista (es:

positivismo).

Quando la prima guerra mondiale finì, negli anni 20 in molti si illusero che la crisi della guerra

mondiale potesse essere una breve parentesi, ma fu solo una breve primavera perché divenne

chiaro che il mondo correva verso una nuova guerra mondiale. La religione del libero mercato

aveva fatto il suo tempo.

Quale fu la crisi che mise tutti davanti al fatto compiuto? La crisi di Wall Street. L’ottobre nero del

1929 nasce con la crisi finanziaria, che diventa crisi produttiva, sociale, politica.

La reazione globale fu che si salvi chi può, ognuno voleva mettersi in salvo come poteva. Le

potenze che avevano zone di influenza (GB, FR) cercavano di proteggere ciò che avevano, con

delle tariffe doganali. Iniziarono con le tariffe protezionistiche, i commerci internazionali si

contrassero in maniera drastica negli anni 30.

Gli effetti in America latina furono drammatici e accadde come in Europa dove la risentirono quei

paesi più integrati all’economia internazionale. Come si manifestò? I paesi dell’America latina si

erano modernizzati attraverso l’esportazione di materie prime, ma nel momento in cui la crisi

colpisce i mercati di quest’esportazioni è ovvio che la domanda di queste crolla.

Negli anni compresi tra il 29-31, i prezzi si contrassero del 40-60-80%. Le conseguenze erano che

se bisogna fare il bilancio di una famiglia o di uno Stato e l’80% degli introiti deriva

dall’esportazione di un solo prodotto e quel prodotto vede il prezzo dimezzarsi, bisogna riadattare

il bilancio da un anno all’altro. Crolleranno i regimi liberali, civili, fondati su costituzioni liberali, e

vedremo nel 1930 tenersi colpi di stato militari. Ma la crisi economica non è l’unica responsabile.

Il grande sogno di un progresso ininterrotto in realtà finisce durante la prima guerra mondiale,

dopo c’è una prima speranza di rinascita e viene ri-colpito nel 1929. Per vedere rifiorire la speranza

nella diffusione dei mercati bisognerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale.

Ma se il modello del primario esportatore entra in crisi cosa nasce al suo posto? Gli effetti delle

crisi sono sempre dialettici, mai univoci, hanno diverse sfumature. La reazione dei paesi latini,

durante la prima guerra, non fu una reazione preparata ma furono le stesse forze economiche ad

indurre dei comportamenti reattive. Ovvero, se il meccanismo si è inceppato, cerchiamo di

costruire da soli le cose che non ci possono più inviare. Per fare ciò, servono capitali e tecnologia.

Per quanto riguarda i capitali, c’era nei paesi che si erano maggiormente integrati una grande

accumulazione di capitale tra investitori privati e anche lo Stato, iniziano ad investire nell’attività

industriale. In fondo, il fatto che ci fosse la guerra significava che per chi voleva produrre nel

mercato interno sparivano nel mercato i concorrenti, perché competere con un produttore

britannico per un imprenditore latinoamericano era difficile, ma ora c’è la possibilità di

conquistare il mercato. I nuovi nascenti industriali sono magari gli stessi che hanno accumulato

capitali comprando terra ed esportando le materie prime. I Nuclei della nascente industria sono

Sao Paolo, Città del Messico, dove c’era un’economia di esportazione.

Questo processo si chiama INDUSTRIALIZZAZIONE PER SOSTITUZIONE DI IMPORTAZIONE. Ciò che

prima si importava, lo sostituisco con la produzione nazionale. Non risolve molto a dire il vero,

perché una cosa è come fecero i paesi latinoamericani sostituire l’industria leggera, di beni

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semplici (alimentare o tessile), richiede una quantità di capitale limitata e una conoscenza

tecnologica non tanto elevato. Il problema sarà passare da i beni di consumi ai consumi di capitale

(industria chimica, metallurgica) ma verrà dopo la seconda guerra.

A maggior ragione, questa reazione avvenne negli anni 30 essendo la crisi molto maggiore, fu una

reazione molto unita. Le caratteristiche di questa reazione sono di un’economia statalista, che

pretende di amministrare il mercato, di sottoporre le leggi del mercato all’ideologia politica. Gran

parte dei regimi politici antiliberali, anche europei, sono regimi politici ostili alle forze di mercato,

dove vedono anarchia o disordine, mentre nello stato che incarna la comunità nel suo complesso

(in forma organica) vedono la razionalità, la pianificazione, la giustizia. Questo avviene negli anni

30.

In alcuni casi, all’interno di regimi che rimangono strutturalmente liberali ed altri di organico.

Le tre più importanti caratteristiche sono:

1. protezionismo se prima la religione civile era l’apertura dei mercati, basse tariffe doganali, il

commercio giova tutti i contraenti, ora no. Ognuno ha il proprio bersaglio. In America latina, gli

effetti della crisi sono effetti devastanti. Se vogliono diventare più indipendenti e meno vulnerabili,

devono crearsi un’industria nazionale capace di produrre per il mercato interno, riuscirà a

consolidarsi solo se è protetta da un’economia straniera. Iniziano a nascere delle misure

protezionistiche. All’inizio queste politiche, danno dei risultati molto positivi, creano occupazione,

ma solitamente la protezione disincentiva l’innovazione, quindi la crescita della produttività o la

innovazione tecnologica. Un’industria diventerà un’industria inefficiente che lavoreranno in

perdita. Gli stati sovvenzionano le industrie in perdita, ma per far questo si crea debito pubblico,

quindi inflazione o indebitamento, la depressione si riflette sui salari perché diminuisce il potere

d’acquisto, e quindi fino a tremende crisi iper-inflative.

2. statalismo o dirigismo dipende quale stato, e come. Sicuramente l’ideologia che si sviluppò

fu quella che le leggi del mercato devono essere gestite dallo stato perché è la definizione della

volontà generale. Questo significa che lo stato accresce enormemente il suo ruolo economico, ciò

avviene nei paesi liberali e nei paesi totalitari, lo stato diventa stato produttore, nazionalizza,

controlla grandi settori dell’economia, l’amministrazione gestisce i servizi quasi in monopolio, e

diventa produttore anche di industrie di produzione. Stiamo andando verso un modello stato

centrico. 

3. pianificazione andava molto di moda fino agli anni 60-70. Non era solo l’Urss, che è una

forma estremizzata di questo pensiero, a fare i piani quinquennali, anche nei regimi populisti

latinoamericani esistevano. (Vargas, Messico) L’idea era di razionalità.

Negli anni trenta, c’era quindi questo modello composto da questi 3 elementi.

+

Ma bisogna anche fare una grande aggiunta, LA DIMENSIONE CULTURALE. Si associa qualcosa di

molto più profondo, oltre all’economia, che è solo una scienza. Quello che venne a mancare dopo

la crisi del 29, fu proprio la fiducia, oltre alla fiducia nei meccanismi di mercato, ma soprattutto

iniziò a diffondersi non in modo universale, ma in modo tale da diventare il nutrimento della

corrente nazionalista ed organica, è la fine nella fiducia nei modelli europei. Il loro intento prima

era emulare i paesi europei, la svolta del 50 dell’800 porta i loro modelli ad aspirare alla grande

metropoli imbevute di liberalismo. Ma da fuori ora arriva la guerra, e quindi c’è un’inversione di

direzione ed ora si va “hacia adentro” e il nazionalismo è il principale sintomo. La Gb cessa di

essere un modello politico, la Francia uno culturale, la Germania un modello tecnologico per via

3

della guerra. In America latina, inizia a svilupparsi una ricerca di una via identitaria. Cosa vuol dire

cercare la propria identità? Anche i regimi totalitari europei, rispondevano alla modernizzazione

cercando un’identità nazionale. L’identità ha luogo di solito nel passato, si solito un luogo che

esiste ma mitizzato. La rinascita e lo sviluppo in America latina di una corrente nazionalista

andranno a cercare nel passato per costruire l’identità e questo vede la minaccia nei fattori che

hanno disgregato il principio di unità come il liberalismo, l’ideologia protestante, e alla fine si

vedrà risorgere la tradizione organica. E questo diventerà il loro DNA originario.

Le trasformazioni sociali:

Tutti i paesi latinoamericani arrivano ad un momento, il più delicato di passaggio da il modello

vecchio a quella nuova, cioè il passaggio da una politica di pochi a una politica di tanti, il passaggio

da regimi liberali a democratici, il passaggio alla politica e alla società di massa. Sono fenomeni

molto concreti. Il primo che si vedrà è il suffragio universale maschile e poi universale e basta.

Esser cittadini significa diventare elettori e soldati. Le leggi di obbligatorietà del servizio militari

vennero adottate o prima o dopo quelle del suffragio. Significa frequentare la scuola pubblica.

Nella scuola pubblica, lo stato cercherà di diffondere i simboli, i valori per forgiare il cittadino,

significa essere inclusi in istituzioni di massa. La società di massa significa anche inurbamento, la

nascita di grandi metropoli, creare posti di lavoro dove ci siano tantissimi operai. Ma il momento

clou della partecipazione politica è l’espressione della preferenza. Il passaggio in questi termini è

più delicato perché fin tanto che partecipano solo le élite sono grosso modo accumunate da una

visione del mondo e quindi hanno in mente un processo di sviluppo comune. Ma le masse sono

veicolo di un immaginario più antico, profondo, viscerale, che passa meno attraverso

intermediazioni culturali e l’ingresso delle masse spesso si accompagna alla nascita di grandi

ideologie, in qualunque forma (comunista, fascista) ma tendenzialmente tutte antiliberali. La

maggior parte di tutte le liberal-democrazie in Europa (Gb, Fra a stento, Paesi Scandinavi) era

rimaste in gran poche.

In America latina, succederanno dei casi (Cile, Uruguay e Costa Rica) dove il passaggio è potuto

avvenire almeno in quest’epoca in forma graduale e pacifica, ma in tutto il resto dei paesi

vedremo cadere i regimi liberal democratici e nascere regimi di tipo organico-nazionalista.

(Columbia, Messico)

Gli effetti negativi che vengono imputati alla modernizzazione sono:

1. La disgregazione di comunità tradizionali e di sistemi di valori, costumi. Poi comporta

delle nuove strutture. La modernizzazione è stato un processo molto differenziato e di

convulsa crescita, ma ora sempre più si sviluppa una domanda di re-integrazione. (ma in

questo caso si può definire come nostalgia di unanimità o di identità)

Contemporaneamente si sviluppa anche in Eu difronte alla crescente disgregazione, cioè la

rottura di un nucleo originario chiamato popolo, pueblo, Folk, l’ha spezzato nei processi di

modernizzazione perché accentuano le diseguaglianze non solo di reddito, ma etniche,

culturali. Le società aperte diventano molto più eterogenee da tanti punti di vista. (gli stili

di consumo, l’abitazione, il vestiario, la scala dei valori) Cresce la pluralità ma cresce anche

il conflitto. Il conflitto è fisiologico, ma va governato attraverso le istituzioni. In un

immaginario organico, è visto come qualcosa di patologico però e quindi le guerre civili, il

conflitto di classe, l’emancipazione femminile, vengono viste come delle grandi minacce

alla sopravvivenza dell’organismo. Si teme una crisi morale, una perdita di identità. alcuni

regimi pretenderanno di incarnare l’identità del popolo, inteso come una comunità

indistinta. Le forme di dissenso da quella identità vengono duramente represse. “il

contatto con lo straniero genera il contagio di un’infermità”

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Regimi politici:

Ora tutti sono diversi fra loro. Una considerazione generale si può fare. Se siamo in una fase di

passaggio economico e sociale da un mondo diversificato ad un mondo che cerca un’identità,

possiamo aspettarci un declino delle istituzioni tipiche del liberalismo, l’incarnazione della visione

cosmopolita proiettata verso l’esterno. Le istituzioni sono nate per governare il conflitto, che viene

visto come fisiologico ed esse sono il Parlamento, le costituzioni che tutelano i diritti individuali, la

separazione dei poteri, i partiti politici. Entrano in un cono di declino e i regimi politici che nascono

non saranno regimi liberal-democratici, le sedi del potere non saranno quelle ma risorgeranno i

corporativismi. È naturale in un continente che ha questi materiali nel suo passato, c’è la

tradizione organica ed è da lì che loro partono per costruire l’identità. Questo passato rappresenta

una contrapposizione alla tradizione liberale, ognuno si costruisce il proprio futuro ma non da

capo (path-dependence) si fabbrica con i materiali del passato, rielaborati, ma non si inventa nulla

da zero. Assistiamo ad un revival della società organica, come un organismo naturale.

Con la nascita del fenomeno nazionalista, la narrazione era che esisteva un popolo omogeneo,

felice, armo

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Scienze politiche e sociali SPS/05 Storia e istituzioni delle americhe

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariasolegotter di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e istituzioni dell'America latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Zanatta Loris.
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