Storia dell'arte contemporanea 2013/14
Zattera di Medusa
Parigi Louvre, Gericault (1721-1824) del 1818-1819 - riferimento del naufragio della regata Medusa nei pressi delle coste del Senegal. Completato quando l'artista aveva soltanto 27 anni, il dipinto rappresenta un momento degli avvenimenti successivi al naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto il 5 luglio 1816 davanti alle coste dell'attuale Mauritania, a causa di negligenze e decisioni affrettate da parte del comandante Hugues Duroy de Chaumareys che, oltre a non navigare da circa venticinque anni, non aveva una buona conoscenza di quelle acque, cosa che portò la fregata ad incagliarsi sul fondale sabbioso.
Oltre 250 persone si salvarono grazie alle scialuppe, le rimanenti 147, la ciurma, dovettero essere imbarcate su una zattera di fortuna e di queste soltanto 13 fecero ritorno a casa. L'evento generò uno scandalo internazionale, provocando la caduta del governo. L'opinione pubblica si schierò anche contro la monarchia francese, in particolare contro il re Luigi XVIII, reo di aver nominato a quell'incarico il capitano.
Il dipinto una volta esposto al Salon di Parigi del 1819 generò diverse controversie, attirando in misura uguale commenti positivi e feroci condanne. Solo in seguito venne rivalutato dalla critica, che lo riconobbe come uno dei lavori destinati ad incidere di più sulle tendenze romantiche all'interno della pittura francese. Géricault dipinse con pennelli molto piccoli e con colori ad olio particolarmente viscosi, che si asciugavano in una notte, dandogli pochissimo tempo per effettuare modifiche o ripensamenti. Per mantenere le tonalità di colore il più pure possibile, tenne i colori fisicamente separati l'uno dall'altro.
La zattera della Medusa segnò l'inizio dell'arte romantica e gettò le fondamenta per una rivoluzione estetica contro l'allora predominante stile neoclassico.
Monumento alle 5 giornate di Milano
Giuseppe Grandi 1881-1894 Milano. Opera scultorea in bronzo scuro, importante valore simbolico, dalla base si erge un grande obelisco con incisioni dei caduti durante le 5 giornate di Milano avvenute tra il 18 e il 22 marzo del 1848 contro il dominio austriaco. Milano riesce a liberarsi solo nel 1859. Lo scultore Giuseppe Grandi partecipò a un concorso per l’urbanistica Milano indetto negli ultimi anni dell’800.
Grandi morirà subito dopo aver sottoposto il bozzetto della sua opera alla commissione, presieduta da Beltrami. Il monumento è pervaso da intenti stilistici finalizzati ad un effetto naturalistico. Da quanto sappiamo Grandi, per lo studio degli animali, si rivolse a associazioni per studiarli dal vivo e non impagliati. Il 6 dicembre verrà scoperto il monumento per celebrare le esequie dell’architetto/scultore che tanto aveva dato alla città di Milano. Negli anni '30 si decise di dedicare un giardino allo scultore.
Il quarto stato
Giuseppe Pellizza da Volpedo - Milano 1898-1901, Museo del 900, olio su tela 293x545 cm. L’espressione è molto pacata e seria e si allontana dall’idea di melodrammaticità. Ciascuno dei personaggi si identifica con gli indumenti che indossa. L’unico nudo della composizione è quello dell’infante. La funzione naturalistica della composizione non esclude l’impianto naturalistico e allegorico. La tecnica utilizzata è basata sul puntinismo, e un’attenta separazione delle luci e delle ombre. Da qui partirà il divisionismo.
Il terreno bianco è protagonista della scena. Il quadro è composto da alberi e un muro di abitazione. I personaggi principali sono 3, mentre la folla costituisce una cornice, dando alla composizione un’impostazione architettonica. Solo apparentemente il quadro è aperto, in quanto racchiuso in una cornice naturale. Il titolo è stato impostato dallo stesso autore, fondamentale per la comprensione dell’opera. Il quarto stato è lo stato che è proprietario della sua sola prole. Del quadro esistono diverse copie preparatorie con nomi differenti tra cui: Fiumara.
La luce resta fondamentale, intrisa da un significato allegorico, rappresentando la luce del progresso e del futuro. Il quadro viene realizzato tra il 1898 e il 1901, una datazione importante, anno in cui a Milano viene sparato sulla folla.
Lusso, calma e voluttà
Henri Matisse 1904-05 Parigi, Musée d’Orsay. L’opera è composta da tessere colorate e non più puntini. Rispetto al quarto stato non c’è più la volontà di ricreare il reale. I colori sono vivi e contrastanti, perfetto uso delle luci e delle ombre marcate. Centrale è la figura del nudo femminile sdraiata con capelli rossi, in posa michelangiolesca. Il nudo non viene costruito sull’armonia della forma, gli elementi sono anatomicamente corretti, ma sintetizzati. La linea nera scura divide le forme, rendendole quasi astratte. Le figure femminili sono studiate dal vero. La composizione descrive le bagnanti che si asciugano ai raggi dell’ultimo sole.
La natura morta domina la scena, come se fosse stato appena apparecchiato. L’unica figura vestita della composizione è la donna con un grande vestito scuro, identificabile con madame Matisse e che attraverso la nascosta nudità rappresenta la borghesia, a cui non era concesso svestirsi in pubblico. Sullo sfondo un’imbarcazione in mare. La composizione è ben strutturata, composta da due ortogonali (mare e arbusti) che si intersecano.
Il pittore francese, con questa opera, inaugura quello che sarà l’espressionismo, rompendo l’idea che l’arte e la pittura debbano rappresentare solo il reale. L’opera venne esposta al Salon d’Automne, l’opera e i suoi appartenenti verrà considerata pittura da belve, dando origine al gruppo dei fauves, cioè coloro che fanno un uso violento del colore. Matisse nasce nel 1869, è allievo di Moreau, sarà impressionato dalla pittura post impressionista. Dall’arte di Matisse e dei fauves si forma l’espressionismo, la pittura non si basa sulla copia reale del vero ma percepisce l’essenza vera delle cose.
Il titolo del quadro non è casuale ma deriva da una poesia di Baudelaire, che invita al viaggio, non geograficamente ma culturalmente. Con Matisse non esiste più il mezzo tono, ma l’accostamento brutale del colore. Si assiste ad una scomposizione cromatica del colore denunciata quasi con noncuranza, infatti le pennellate non sono piccole e impercettibili come nel quarto stato ma grandi e ben visibili.
Les Demoiselles d'Avignon
Pablo Picasso, New York, Museum of Modern Art 1907. Le figure sono icone dell’arte contemporanea. I colori si fanno più forti, in modo antinaturalistico, la linea è molto più dura e marcata. Le figure sono composte da volti differenti, due delle quali hanno le sembianze di maschere primitive o africane con colori vivi. Al centro una composizione con frutta. Le figure sono avvolte da uno sfondo formato da un panneggio biancastro con riecheggi azzurri.
Vi è un uso più naturalistico del colore che rispetto a Matisse si avvicina all’incarnato della pelle, il colore dei capelli è simile a quello reale. Si assiste però ad una scomposizione della forma data da una costruzione anatomicamente scorretta data da una visione da più punti di vista (le figure sono frontali ma naso, bocca e occhi di profilo). Il titolo è evocativo, contiene cioè all’interno un significato nascosto con doppio senso voluto direttamente dall’artista. Le modelle infatti erano le prostitute di un borsello di Barcellona situato nell’omonima via D’Avignon.
Il quadro si innesta in un periodo compositivo importante, è l’anno 1907, l’anno dopo, nel 1908, Picasso e Braque fonderanno il cubismo. Sono posti nell’opera tutti i problemi compositivi che Picasso vuole risolvere: profondità e dinamismo. Problemi che si risolvono con la teorizzazione del cubismo che mette in luce la composizione da più punti di vista. Ogni forma non sembra essere stata costruita come piatta, ma attraverso una grande volumetria, non attraverso il tipico scorcio prospettico rinascimentale con le diagonali convergenti in un unico punto di fuga. La figura accovacciata presenta il dorso e il volto verso lo spettatore.
Picasso prende esempio da vari modelli antichi e ottocenteschi, come la testa d’uomo, arte iberica del II a.C. Scopre la scultura iberica a Parigi. Nella statua il volto è semplificato ridotto ai soli particolari importanti: capelli formati da semplici solchi, orecchie allungate. Picasso ha un’educazione tecnico stilistica eccellente data anche dal fatto che il padre ne era insegnante. Rifiuta l’arte di tradizione per abbracciare una pittura più brutale. Nelle figure centrali le pose mostrano analogie con quelle classiche, Afrodite che emerge dalle acque di Apelle, grande scultore greco.
Michelangelo Buonarroti, schiavo morente
1513-15 Parigi Louvre. Il soggetto presenta analogie con le pose de Les Demoiselles di Picasso, ciò prova che il pittore era a conoscenza dei modelli antichi e parigini. Sia Picasso che Braque si ispireranno ad un artista morto qualche anno prima: Cezanne.
Cezanne Le grandi bagnanti
1906 Filadelfia, Philadelphia Museum of Art. I toni scuri del quadro assumono una funzione quasi scultorea. Non usa il chiaroscuro tradizionale, con le varie tonalità dello stesso colore, ma utilizza tonalità cromatiche differenti e complementari (viola-arancio) tra viola e blu non esiste una tonalità più scura o più chiara, sono differenti, creando giochi cromatici analoghi a quelli chiaroscurali. La stessa volontà si trova in Picasso che utilizza la stessa tecnica.
Matisse sarà molto interessato all’arte proposta da Picasso, inoltre importante sarà anche l’appoggio di Derenne. Il quadro Les Demoiselles è il manifesto della nuova arte, supera i momenti artistici rosa e blu. Picasso non esporrà subito il quadro che verrà mostrato solo nel 1916, l’opera era visibile nel suo studio parigino. Molte saranno le critiche. Definita opera laboratorio, crea una nuova costruzione estetica volta alla soluzione di elementi stilistici. Nel 1910 l’immagine del quadro viene pubblicata nella rivista di Borges che parla già di cubismo. Le varie soluzioni stilistiche e costruttive si trovano in vari disegni preparatori.
P. Picasso studio per Les Demoiselles
1907 New York MOMA. Nello studio si nota la figura vestita a lato della composizione, le figure femminili sono 6 in lingerie. Le figure sono geometrizzate, rese quasi astratte le figure centrali guardano verso il cliente. L’opera gioca sul colore rosa, coerente al periodo stilistico. È un rosa spento, quasi cadaverico. Molti elementi sono simili al quadro ma siamo ancora lontani all’idea definitiva.
Studio con matite e pastello Picasso
1907 Basel, Kupferstichkabinett. 5 figure femminili, frutta al centro, più 2 figure vestite, le figure sono plastiche, più scultoree, vicine allo schiavo morente.
El Greco la visione di S. Giovanni
L’apertura del 5o sigillo 1608-14 New York, Metropolitan Museum of Art. Simile alla costruzione del Picasso. El Greco si forma sul manierismo veneto, muore in Spagna. Vive una rinascita simbolista nell’800. Il quadro apparteneva ad un pittore basco, Zuluaga, che lo conservava nella collezione della propria abitazione parigina. Sia le figure centrali che quelle di sinistra sono molto simili a quelle di Picasso.
Picasso Nù a la Deprière
1908 San Pietroburgo, Museo dell’Hermitage. Uno dei più grandi nudi di Picasso, figura femminile in posa Afrodite Anadyomene. Si tratta di una figura di bagnante nuda con drappeggio. Sul colore bruno è costruita l’anatomia della figura, il resto si basa su colori brillanti, bianco, azzurro e grigio. Il nudo è del tutto cubico, c’è una grande trasformazione geometrica delle forme, contorno nero e ingannevole creazione del chiaroscuro con tratteggio. Il volto ricorda una maschera primitiva come ne Les Demoiselles. La necessità di realizzare l’opera su un nudo femminile dal vero è del tutto inutile, parte invece dall’anatomia del corpo e dalla composizione de Les Demoiselles. Gli snodi tra le giunture del piede, gambe e braccia ricordano quelle del manichino in legno utilizzato dagli artisti. Si tratta di un nudo più scultoreo che pittorico.
Che cos’è la storia dell’arte contemporanea?
- La storia
- La storia dell’arte
La storia dell’arte è una disciplina storica, che studia l’espressione culturale. Si interessa dell’arte dal punto di vista della metodologia, della tecnica. Tende a ricostruire, comprendere e interpretare una successione di fatti e contesti culturali. La ricerca e la storia si basano su documenti originali, chiamate fonti primarie. Questo campo si distingue da tutte le altre discipline.
Per comprendere un’opera, non si può non considerare il suo contesto storico. Con la storia dell’arte non si decide cosa è arte e cosa non lo è, ma si occupa della storia di ciò che è stato considerato arte. La storia non è quella studiata sui manuali, che è una centrifuga dei fatti avvenuti, ma si studia su fonti primarie, anche attraverso i prodotti di quell’epoca. La storia dell’arte ha il privilegio di poter studiare in prima persona le fonti, e si basa sulla peculiarità.
La metodologia di studio si basa su:
- Oggetto, che passa sotto una conoscenza di tipo visivo
Nel 900 la divisione che viene fatta: pittura, scultura, architettura, non è più accettata oggi, perché si hanno una moltitudine di opere. Momento principale del 900 è la riqualificazione delle tecniche artistiche. Con le avanguardie si assiste ad una sintetizzazione dell’arte, una progressiva rinuncia a considerare arte, un oggetto creato da un artista con tecniche consolidate. Elemento principale per l’arte contemporanea è la presenza fisica dell’opera. Ogni artista sa che la sua opera un giorno non esisterà più, ma l’opera deve superare i limiti temporali dell’esistenza umana.
Le distinzioni delle 3 arti (medievale, moderna, contemporanea) si basano su periodi cronologici esistenti. L’arte contemporanea si fa iniziare con il periodo delle rivoluzioni, precisamente dalla seconda metà del 700, e si fa finire ad oggi. In questo periodo vi è la nascita di una scuola importantissima che è il neoclassicismo.
Henri Matisse, lo studio Rosso
1911 New York, MOMA. Presenza visiva dell’arte della natura ma eterna, cerca di interpretare la storia il tempo nell’arte. Il tempo è fermo come si può notare dalle lancette dell’orologio. In un tempo in continuo le opere sono una presenza costante.
Vermeer lo studio del pittore
1665-66 Vienna. Siamo fuori contesto cronologico ma il quadro ci interessa dal punto di vista visivo. Il pittore si rappresenta mentre dipinge, lo fa di spalle. Ritrae una donna, che è l’allegoria della storia.
Giulio Paolini, lo studio
1968. Paolini nel 68 realizza una serie di quadri dei classici Rizzoli, prende opere della pittura del passato, riprodotte su una tela quadrata. Si tratta di un quadro fotografico. Il pittore che dipinge → Vermeer e la pittura.
Giulio Paolini, giovane che guarda Lorenzo Lotto
1967. Rappresenta ritratto di un giovane di Lotto del 1505 agli uffizi in bianco e nero. Paolini coglie la contemporaneità dello sguardo, mentre Lotto dipingeva. Vi sono 3 presenze:
- Lotto, autore che dipinge il quadro, Paolini che riproduce il quadro
- Il soggetto ritratto
- Lo spettatore contemporaneo e futuro
Il termine moderno/contemporaneo hanno lo stesso significato etimologico. Moderno → ciò che sta nell’ora, Contemporaneo → ciò che sta succedendo adesso.
"Giovane che guarda Lorenzo Lotto" di Giulio Paolini, 1967: riprende la tavoletta di Lotto del 1505 "Ritratto di giovane". L'autore Giulio De Dominicis, era un autore molto provocatorio che morì nel 1998 e che non volle che le sue opere fossero riprodotte, quindi è molto difficile da studiare. "L'artista e il suo doppio" è una fotografia degli anni '80. Questo è un suo ritratto fotografico su cui c'è una figura con il volto giallo, una figura che è senza tempo. Ha sviluppato sviluppi pre e proto concettuali. Uno dei suoi aforismi riguarda il tempo paradossale del contemporaneo. Ogni storia muove dal presente visto e passato e non viceversa.
Giulio De Dominicis nel 1997 ha partecipato alla biennale di Venezia. "Le opere d'arte sono tutte contemporanee altrimenti sarebbe come se, se si vedesse arrivare un'auto del 1920 attraversassimo comunque la strada pensando di non poter essere investiti", c'è quindi il concetto della contemporaneità. Un concetto complementare è espresso da Maurizio Nannucci che, dall'inizio degli anni '60, lavora solo con la parola (corrente artistica della poesia concreta). Ad esempio c'è una grande scritta al neon posta al Museo di arte contemporanea di Torino: "All art has been contemporary", che vuol dire che tutta l'arte nel momento in cui è stata fatta può aver avuto lo stesso impatto di novità o continuità.
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