Storia del teatro e dello spettacolo
Il teatro dell'Elfo
Il gruppo
Nel 1973 un gruppo di ragazzi sui vent'anni crearono un’associazione culturale; tra i fondatori si ricordano Elio de Capitani, Cristina Crippa, Fernando Bruni e Gabriele Salvatores. Disponevano dei nostri stessi mezzi: costumi, scene e trasporto erano rimediati, i luoghi per provare erano cantine e sale di ritrovo come oratori ecc. Questi giovani usavano le radio libere, radio che stavano nascendo in quegli anni (ex. Canale 96); sono tra i fondatori di Radio Popolare.
Non venivano tutti da scuole teatrali e non avevano mai fatto teatro insieme. Alla base del gruppo vi sono attori che non vengono tutti da scuole di teatro; Ferdinando Bruni viene dalla Scuola Civica di Teatro, unica scuola di teatro esistente prima. Molti venivano da una “non scuola”, come De Capitani. Lo stesso concetto vale per il teatro ma anche per la danza. Diversamente da adesso, negli anni '70 erano più numerosi i teatranti che non avevano una preparazione accademica teatrale alle spalle.
Nella Milano degli anni '70, attraversata da grandi problemi sociali, vi erano spazi alternativi come luoghi di diffusione della cultura (centri sociali, piazze…); si trattava di luoghi alternativi a quelli di divulgazione della cultura ufficiale.
L'idea
Il teatro può inferire sulla società, essendo un mezzo di comunicazione e non solo un momento di svago. Questi giovani iniziano ad avere un successo crescente e sono seguiti sempre più continuamente da un pubblico non solo giovane, perché proponevano rappresentazioni per tutti. Si trattò di una partenza alternativa, in luoghi teatrali da non teatranti, ma con un’immediata presa sul pubblico (200.000 spettatori). Attraverso un passaparola generale, tra il 1973 ed il 1974, la compagnia inizia ad acquisire spessore; tuttavia recitavano ma non erano attori, avevano pochi mezzi scenici a loro disposizione e così via.
Il nome "Elfo"
Il nome è nato per caso, per l’urgenza del manifesto; è poi diventato un modo di attraversare il tempo. L’artista è visto come individualista in un’epoca in cui ci si è illusi di vivere in comunità. Elfo vuol dire attraversare il tempo insieme; stare insieme è difficile perché si dice che il gruppo appiattiscano gli artisti nel loro individualismo perché va al passo del più lento. L’evoluzione del ruolo della donna attraverso la sua emancipazione è uno dei valori focali della produzione del gruppo: la donna era da sempre considerata un’eterna minorenne e su tale base il gruppo prende il nome di "Elfo" in quanto stava per il carattere giovane che avevano i componenti del gruppo, ma divenne poi una sorta d’insulto per loro in quanto non sono né allievi né figli di nessuno. Dunque nasce il principio d’emancipazione dei giovani che è alla base della loro produzione.
Il teatro italiano si divise in due filoni ed uno era il teatro di ricerca (scrittura, scientifica e d’avanguardia) come autonomia dell’arte teatrale dall’autore. Il nome "Puccini" non centra nulla con la storia del teatro dell’Elfo, ma ha significato per l’edificio.
Il successo
Cosa facevano per avere successo? Il gruppo metteva in scena testi creati da loro per un “teatro festa” caratterizzato da un contatto diretto col pubblico, diversamente da altri teatri legati alla tradizione classica delle tragedie e drammi. Uno degli spettacoli iniziali più noti fu “1789: Scene della Rivoluzione Francese”; non si trattava di un testo teatrale, ma di uno spettacolo che propagavano con un elemento che rimase poi costante: la musica. Tra le band del periodo, che collaborarono col gruppo, si ricordano gli Stormi 6.
Sono dunque tutti elementi molto vicini al pubblico che permettono di creare momenti di coesione sociale. A Milano ed in altre regioni, per esempio Toscana, il gruppo acquisì velocemente una propria dignità artistica ed un pubblico sempre più numeroso; ciò comportò che subito dopo, nel 1975, si pose il problema della struttura. Nacque così la Cooperativa del Teatro dell’Elfo, forma societaria ancora attuale.
Nel 1979, dopo sei anni d’attività e successo, venne creato il teatro grazie al comune che mette a disposizione una sala; si tratta di un teatro in Via Ciro Menotti, usato fino a pochi anni fa. Negli anni '80 l’attività diventa stabile nella sede e viene in parte abbandonato il principio di “teatro festa” per altri tipi di spettacoli; cambia anche la cooperativa (ex. Paolo Rossi, Claudio Bisio) e Salvatores si dà al cinema. In questi anni il teatro attiva varie iniziative come l’adesione al Festival Milanoltre, oggi 27ª edizione, con la sua prima edizione del 1986 organizzata proprio dal Teatro dell’Elfo che si occupa soprattutto di danza contemporanea/moderna dove la fisicità dei danzatori viene messa in evidenza. Negli anni '80 dunque si spazia e non vi è più solo una produzione drammaturgica. Il Festival è tra settembre ed ottobre.
Il teatro era una collaborazione con ciò che c’era prima in Porta Romana e questo fa nascere nel 1992 un’unione col gruppo dell’Elfo e danno vita ad una nuova forma teatrale che è “Teatro d’Hitalìa, gioco di parole (teatri d’Italia e Talìa, musa).
Negli anni '90 il teatro raddoppia la sua produzione, mista tra classicità e modernità. In quel periodo la sala di Porta Romana viene dichiarata da demolire. Questo provoca un grosso problema in quanto il pubblico è numeroso e non ci stava nella sala di Via Menotti, ma anche per una questione di meno posti di lavoro. Viene dunque cercata una sala provvisoria e Grassi, che inizia a porsi il problema di trovare una sala adatta, trova la soluzione: il Comune mette a disposizione un vecchissimo cinema-teatro in Corso Buenos Aires, arteria commerciale della città, e questa divenne poi la grande multisala di adesso nota come Teatro Elfo-Puccini, prendendo il nome dall’ex teatro che aveva lì sede. Nel marzo 2010 viene inaugurata la sapa, dopo aver ristrutturato: 3 sale da 500 (Sala Shakespeare), 200 e 100 (per sperimentazioni) posti; ciò crea un cambio d’attività e vengono ospitate anche altre compagnie teatrali.
La cooperativa prende poi, dal 2010 ad adesso, la qualifica d’ “impresa sociale”: la differenza è che la cooperativa può avere degli utili mentre l’impresa sociale è obbligata, per statuto, a rinvestire i guadagni nell’oggetto sociale; si tratta dunque di una no profit.
La recitazione
Vi erano due grandi scuole/metodi di recitazione: metodo Stanislawskij e metodo Brecht. Il metodo Stanislawskij, detto anche “dell’immedesimazione”, prende il nome da un attore attivo in Russia tra la fine dell'800 e l'inizio del 900; tale metodo prevede che l’attore entri nel personaggio attraverso una psicotecnica, nello stesso tempo anche ad uscirne.
Stanislawskij fu anche attore e per tale motivo parlava anche di cose tecniche nel suo metodo. Impose un percorso fisso: T (leggere il TESTO integrale), I (sollecitare la propria IMMAGINAZIONE, prima a se stesso e poi quella degli spettatori, dall’esperienza personale a quella generale), IP (IMMAGINAZIONE PERSONALE), IG (IMMAGINAZIONE GENERALE), ST (SOTTOTESTO = qualcosa di non scritto che racconta il personaggio creato con ip e ig; questo permette di tornare al testo con una visione nuova dove l’opera è letta con l’immaginazione) e T (TESTO). Stanislawskij dà altre due indicazioni: circostanze date (=insieme di fatti e situazioni che si possono ricostruire a partire dal testo ex, epoca, luoghi ecc.) e “magico se” (=personaggio che fa porre delle domande all’attore ex. Se fossi Amleto in questa situazione come mi comporterei? ecc.).
Per l’immedesimazione serve inoltre l’aiuto esterno e dunque scenografia, costumi ecc. affinché l’attore si cali nel personaggio nel modo migliore. Tale metodo è usato dall’Actor Studio di New York, scuola notissima per personaggi come Marilyn Monroe.
Il metodo Brecht nacque nel periodo delle Avanguardie dove vennero fondate altre modalità di fare teatro e la più affermata fu questa. Prende il nome da un autore di teatro (non attore come Stanislawskij) che si basa sull’espressionismo e creò un metodo di recitazione mettendo in secondo piano il significato politico delle opere ed in primo quello emotivo e l’umanità. Tuttavia non è importante il sentimento come coinvolgimento emotivo, ma l’attenzione è sul risultato dello sfruttamento e dei fattori esterni che subisce il personaggio.
Dunque Brecht affermò che gli attori devono essere capaci di estraniarsi (“teoria dello straniamento”) dal personaggio per far sì che il pubblico capisca che quel che sta vedendo è qualcosa su cui riflettere. Si tratta dunque di un teatro per educare le masse. Brecht fondò anche lui un percorso per far sì che il pubblico stesse attento al messaggio: l’attore deve mostrare d’esser finto, d’esser esterno alla storia parlando in terza persona (=recitazione straniera, come se si facessero delle citazioni ex. Egli disse ecc.); vengono usati elementi che non fanno immedesimare il pubblico (ex. Scenografia non realistica, cartelli per indicare i luoghi) così che l’attenzione ricada sul significato sociale; anche l’illuminazione dev’essere proiettata ad occhio di bue sul personaggio (no atmosfera = no immedesimazione). Anche le nuove tecnologie aiutano in quanto danno un senso diverso al dialogo fatto sulla scena, ricordando che non è realtà, ma teatro.
Si tratta dunque di un teatro didattico e non “digestivo”. Il metodo Brecht è difficilmente usato al cinema in quanto considerato noioso; ha però il merito di trasmettere messaggi secondo l’idea con cui nacque il teatro nell’antica Grecia, come strumento di partecipazione collettiva e di comunicazione/educazione sociale in quanto luogo di incontro e discussione.
Il teatro dell’Elfo applica entrambi i metodi e rappresenta dunque le opere con uno stile misto, sia immedesimazione sia estraniamento. Questo suo sperimentalismo di entrambi i metodi è stato uno dei fattori principali del successo della compagnia.
Le professioni del teatro
Le professioni teatrali principali sono attori (alcuni si occupano anche della regia, delle scene e dei costumi) e scenografo; s'identificano poi le “professioni artistiche” ovvero quelle legate alla creatività: il regista, che guida il disegno generale dello spettacolo (a volte è anche scenografo e costumista al tempo stesso); il “dottore luci”, che prima era detto elettricista ed adesso light designer, è in bilico tra una professione artistica ed una tecnica; i musicisti, che possono scrivere e/o eseguire.
Vi sono poi le professioni tecniche, a volte svolte da un'unica persona, che sono i macchinisti, ovvero gruppi o singoli che si occupano dello spostamento degli ingombri sul palcoscenico; quelli che si occupano delle attrezzature; quelli che si occupano di luci e suoni sulla graticcia ed a volte può farlo una persona sola.
Infine vi sono le professioni organizzative che sono comunicative (pubblicità ecc.), dell'organizzazione lavorativa (capo personale ecc.) e della tournée.
Nella compagnia dell'Elfo il teatro è stato studiato per la sua specificità: ha una compagnia stabile con professioni che rimangono legate al gruppo per quasi tutta la loro carriera. È importante questa sua caratteristica in quanto non c'è un'altra compagnia con tale principio di base, ma le altre si univano solo per brevi periodi o tournée. La base della famiglia è il fattore principale.
Vi furono degli abbandoni per altre occasioni lavorative (ex. Salvatores, Bisio ecc.), ma il nucleo storico, l'artigianalità della compagnia originale e la voglia di lavorare nel territorio sono rimaste e sono state l'arma vincente.
Il teatro a Milano negli anni '70
Dal punto di vista dei luoghi di spettacolo non era molto diversa da oggi. Due grandi istituzioni teatrali: La Scala, la cui programmazione era dedicata all'opera e al balletto. Soggetto a forti contestazioni alla fine degli anni '60. All'inizio degli anni '70: 1972 era stato diretto da Paolo Grassi, il quale era venuto via dal Piccolo Teatro. A seguito delle grandi contestazioni, La Scala ha bisogno di modificare il suo ruolo. È la prima istituzione milanese.
Il Piccolo Teatro fondato nel 1947 da Giorgio Strehler e Paolo Grassi, fede socialista. Primo teatro pubblico a Milano e in Italia, aperto a tutti. È l'istituzione centrale di Milano tutt'oggi. Giorgio Strehler rimane da solo alla guida del Piccolo Teatro, dopo alcune vicende dovute al '68. Punto di riferimento artistico: Strehler fu uno dei più grandi registi del '900, era un grande maestro, il numero uno. Piccolo teatro che ha tre sale. Il Piccolo Teatro era un punto di riferimento per la sperimentazione sociale, per i modi nuovi che venivano messi in cantiere per allargare il teatro.
Queste iniziative diventano sempre più numerose guidate per lo più da Paolo Grassi, che mette in cantiere iniziative che saranno presenti per tutti gli anni '70. Sperimentazioni sociali di Paolo Grassi: inizia a parlare di un tema caro anche all'Elfo: decentramento. La Milano degli anni '70 era composta dal centro città e dai quartieri dormitorio che erano nati da un abusivismo edilizio nel nulla, no comunicazioni e luoghi di cultura. Coloro che abitano in questi quartieri come fanno a venire al Piccolo Teatro? Grassi affitta un tendone del circo e porta gli spettacoli nelle piazze di questi quartieri.
Che spettacoli portavano? Le stesse produzioni che si potevano vedere nella città, non surrogati di serie B, con la stessa qualità. Spettacoli di grandi livelli, con grandi attori per un pubblico che mai aveva visto uno spettacolo teatrale. Propone con molta fatica organizzativa una qualità molto alta. Nel tendone si ospitano anche altri eventi: assemblee di quartiere, spettacoli che non sono del Piccolo, arrivano dei gruppi giovanili come gli Elfi. Tendone che ospita spettacoli di gruppi nascenti che giravano per Milano.
TQ: teatro quartiere (tendone). Politica di prezzi: spettacoli che costano poco, biglietto ridotto, fruibile da tutti. "Un teatro d'arte per tutti": la qualità teatrale per tutti. Idea culturale molto forte che i giovani assorbono. Teatro con una formazione culturale molto forte. Il Piccolo di quegli anni era un teatro che sperimentava molto, spettacoli originali, criticati che però dava molto spazio ai giovani e alla loro creatività.
I registi dovevano avere 50 anni, attori già formati... Al Piccolo questo però non succedeva, Grassi aveva aperto la porta a giovani registi come Patrice Chéreau che oggi è uno dei registi maggiori. Idea di apertura, di sperimentare che influenza i giovani di tutta la città e anche quelli dell'Elfo che assorbono culturalmente dal Piccolo Teatro. Idea del nome Elfo: creature dispettose, malefiche, di inquietudine, creativi, con la voglia di dire qualcosa di nuovo. Fondamenta culturali che ci sono nel Piccolo Teatro all'inizio degli anni '70. Anche nel nome c'è una radice di creatività e inquietudine. Punti di riferimento legati all'attività del Piccolo che ha visto un grande stimolo di curiosità culturale grazie ai tre punti: 1. decentramento, 2. politica prezzi, 3. apertura ai giovani. Modello che gli Elfi condividono.
Milano non era solo composta da due luoghi di teatro, c'erano molti altri spazi teatrali. Due categorie: 1. sale del teatro di tradizione, dove veniva rappresentato uno spettacolo di ottimo livello che si rifaceva alla tradizione. Goldoni, Pirandello... spettacoli di coloro che hanno fatto la storia del teatro. Le sale dove erano? Piazza S. Babila: Teatro Nuovo, Teatro Leggero. Teatro di evasione, legato al piacere, borghese. Teatro Excelsio: vicino alla Rinascente, grande sala teatrale all'insegna della tradizione. Modello di riferimento lontano dalla mentalità dell'Elfo.
2. Ambito di ricerca e sperimentazione, sale teatrali che mettevano in scena spettacoli di ricerca, non appartenenti alla tradizione, simili a quelli che facevano nel teatro dell'Elfo, teatro legato alla fisicità, contemporaneità, contestazione politica. Un personaggio importante è Dario Fo! Teatro del movimento femminista che stava nascendo. Ricerca teatrale legata anche a Carmelo Bene, rileggeva i classici attraverso la sua voce per sperimentare nuove modalità di recitazione. Teatro che veniva ospitato in luoghi diversi dal teatro. Il Piccolo teatro di quegli anni e quello di ricerca e di sperimentazione erano i punti di riferimento dei giovani dell'Elfo, si faceva teatro ma non solo, dibattiti, mostre, assemblee, musica. Musica connaturata agli spettacoli, l'Elfo fa parti musicali molto lunghe negli spettacoli.
Interessi esterni all'Italia, esempi stranieri: 1. Germania, il teatro, l'arte, musica, viveva in modo particolare per via del muro. Grande teatro Shaubühne, il primo teatro pubblico diretto da Peter Stein, molto vicino ideologicamente parlando come il Piccolo. Teatro democratico, aperto al pubblico. 2. Parigi, idea simile al teatro festa, diretto da Ariane Mnouchkine. Lo spettacolo più importante di questo teatro: “1789” che fu portato a Milano da Paolo Grassi.
Il Teatro dell'Elfo
Si tratta di un teatro serio ma non serioso, si prende anche in giro. Ha tre sale diverse: sala Shakesperare, molto classica e tradizionale, Baush per la sperimentazione teatrale, sala Fassbinder è una via di mezzo tra le due sale, sala di 200 posti, non ha palcoscenico, gli attori agiscono sul rasoterra in stretta vicinanza con il pubblico, ciò crea vicinanza fisica e poi emotiva (caposaldo dell'Elfo), non ci sono le quinte (tendina per razionalizzare spazio scenico e nascondere le parti tecniche). Fassbinder è un autore, regista teatrale.
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