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emotivo, ma l’attenzione è sul risultato dello sfruttamento e dei fattori esterni che subisce il personaggio.

Dunque Brecht affermò che gli attori devono essere capaci di estraniarsi (“teoria dello straniamento”) dal

personaggio per far si che il pubblico capisca che quel che sta vedendo è qualcosa su cui riflettere. Si tratta

dunque di un teatro per educare le masse. Brecht fondò anche lui un persorso per far si che il pubblico stesse

attento al messaggio: l’attore deve mostrare d’esser finto, d’esser esterno alla storia parlando in terza persona

(=recitazione straniera, come se si facessero delle citazioni ex. Egli disse ecc.); vengono usati elementi che

non fanno immedesimare il pubblico (ex. Scenografia non realistica, cartelli per indicare i luoghi) così che

l’attenzione ricade sul significato sociale; anche l’illuminazione dev’essere proiettata ad occhio di bue sul

personaggio (no atmosfera=no immedesimazione). Anche le nuove tenologie aiutano in quanto danno un

senso diverso al dialogo fatto sulla scena, ricordando che non è realtà, ma teatro.

Si tratta dunque di un teatro didattico e non “digestivo”.

Il metodo Brecht è difficilmente usato al cinema in quanto considerato noioso; ha però il merito di

trasmettere messaggi secondo l’idea con cui nacque il teatro nell’antica Grecia, come strumento di

partecipazione collettivo e di comunicazione/educazione sociale in quanto luogo di incontro e discussione.

Il teatro dell’Elfo applica entrambi i metodi e rappresenta dunque le opere con uno stile misto, sia

immedesimazione sia estraniamento, Questo suo sperimentalismo di entrambi i metodi è stato uno dei fattori

principali del successo della compagnia.

Le professioni del teatro

Le professioni teatrali principali sono attori (alcuni si occupano anche della regia, delle scene e dei costumi)

e scenografo; s'identificano poi le “professioni artistiche” ovvero quelle legate alla creatività:il regista, che

guida il disegno generale dello spettacolo (a volte è anche scenografo e costumista al tempo stesso); il

“dottore luci”, che prima era detto elettricista ed adesso lightdesigner, è in bilico tra una professione artistica

ed una tecnica; i musicisti, che possono scrivere e/o eseguire. Vi sono poi le professioni tecniche, a volte

svolte da un'unica persona, che sono i macchinisti, ovvero gruppi o singoli che si occupano dello

spostamento degli ingombri sul palcoscenico; quelli che si occupano delle attrezzature; quelli che si

occupano di luci e suoni sulla graticcia ed a volte può farlo una persona sola. Infine vi sono le professioni

organizzative che sono comunicative (pubblicità ecc.), dell'organizzazione lavorativa (capo personale ecc.) e

della tournée.

Nella compagnia dell'Elfo il teatro è stato studiato per la sua specificità: ha una compagnia stabile con

professioni che rimangono legate al gruppo per quasi tutta la loro carriera. E' importante questa sua

caratteristica in quanto non c'è un'altra compagnia con tale principio di base, ma le altre si univano solo per

brevi periodi o tournée. La base della famiglia è il fattore principale.

Vi furono degli abbandoni per altre occasioni lavorative (ex. Salvatores, Bisio ecc.), ma il nucleo storico,

l'artigianalità della compagnia originale e la voglia di lavorare nel territoio sono rimaste e sono state l'arma

vincente.

Il teatro a Milano negli anni 70

Dal punto di vista dei luoghi di spettacolo non era molto diversa da oggi. 2 grandi istituzioni teatrali: La

Scala, la cui programmazione era dedicata all'opera e al balletto. Soggetto a forti contestazioni alla fine degli

anni 60. All'inizio degli anni 70: 1972 era stato diretto da Paolo Grassi, il quale era venuto via dal Piccolo

Teatro. A seguito delle grandi contestazioni, La Scala ha bisogno di modificare il suo ruolo. È la prima

istituzione milanese. Il piccolo teatro fondato nel 1947 da Giorgio Strehler e Paolo Grassi, fede socialista.

Primo teatro pubblico a Milano e in Italia, aperto a tutti. E' l'istituzione centrale di Milano tutt'oggi. Giorgio

Strehler rimane da solo alla guida del Piccolo Teatro, dopo alcune vicende dovute al 68. Punto di

riferimento artistico: Strehler fu uno dei più grandi registi del 900, era un grande maestro, il numero uno.

Piccolo teatro che ha 3 sale. Il Piccolo Teatro era un punto di riferimento per la sperimentazione sociale, per i

modi nuovi che venivano messi in cantiere per allargare il teatro. Queste iniziative diventano sempre più

numerose guidate per lo più da Paolo Grassi, che mette in cantiere iniziative che saranno presenti per tutti gli

anni 70. Sperimentazioni sociali di Paolo Grassi: inizia a parlare di un tema caro anche all'Elfo:

decentramento. La Milano degli anni 70 era composta dal centro città e dai quartieri dormitorio che erano

nati da un abusivismo edilizio nel nulla, no comunicazioni e luoghi di cultura. Coloro che abitano in questi

quartieri come fanno a venire al Piccolo Teatro? Grassi affitta un tendone del circo e porta gli spettacoli nelle

piazze di questi quartieri. Che spettacoli portavano? Le stesse produzioni che si potevano vedere nella città,

non surrogati di serie b, con la stessa qualità. Spettacoli di grandi livelli, con grandi attori per un pubblico

che mai aveva visto uno spettacolo teatrale. Propone con molta fatica organizzativa una qualità molto alta.

Nel tendone si ospitano anche altri eventi: assemblee di quartiere, spettacoli che non sono del Piccolo,

arrivano dei gruppi giovanili come gli Elfi. Tendone che ospita spettacoli di gruppi nascenti che giravano per

Milano. TQ: teatro quartiere (tendone). Politica di prezzi: spettacoli che costano poco, biglietto ridotto,

fruibile da tutti. “Un teatro d'arte per tutti” : la qualità teatrale per tutti. Idea culturale molto forte che i

giovani assorbono. Teatro con una formazione culturale molto forte. Il Piccolo di quegli anni era un teatro

che sperimentava molto, spettacoli originali, criticati che però dava molto spazio ai giovani e alla loro

creatività. I registi dovevano avere 50 anni, attori già formati... Al Piccolo questo però non succedeva, Grassi

aveva aperto la porta a giovani registi come Patrice Cherau che oggi è uno dei registi maggiori. Idea di

apertura, di sperimentare che influenza i giovani di tutta la città e anche quelli dell'Elfo che assorbono

culturalmente dal Piccolo Teatro. Idea del nome Elfo: creature dispettose, malefiche, di inquietudine,

creativi, con la voglia di dire qualcosa di nuovo. Fondamenta culturali che ci sono nel Piccolo Teatro

all'inizio degli anni 70. Anche nel nome c'è una radice di creatività e inquietudine. Punti di riferimento legati

all'attività del Piccolo che ha visto un grande stimolo di curiosità culturale grazie ai 3 punti 1. decentramento

2. politica prezzi 3. apertura ai giovani. Modello che gli Elfi condividono. Milano non era solo composta da

2 luoghi di teatro, c'erano molti altri spazi teatrali. 2 categorie: 1. sale del teatro di tradizione, dove veniva

rappresentato uno spettacolo di ottimo livello che si rifaceva alla tradizione. Goldoni, Pirandello... spettacoli

di coloro che hanno fatto la storia del teatro. Le sale dove erano? Piazza S. Babila: Teatro Nuovo, Teatro

Leggero. Teatro di evasione, legato al piacere, borghese. Teatro Excelsio: vicino alla Rinascente, grande sala

teatrale all'insegna della tradizione. Modello di riferimento lontano dalla mentalità dell' Elfo. 2. ambito di

ricerca e sperimentazione, sale teatrali che mettevano in scena spettacoli di ricerca, non appartenenti alla

tradizione, simili a quelli che facevano nel teatro dell' Elfo, teatro legato alla fisicità, contemporaneità,

contestazione politica. Un personaggio importante è Dario Fo! Teatro del movimento femminista che stava

nascendo. Ricerca teatrale legata anche a Carmelo Bene, rileggeva i classici attraverso la sua voce per

sperimentare nuove modalità di recitazione. Teatro che veniva ospitato in luoghi diversi dal teatro. Il Piccolo

teatro di quegli anni e quello di ricerca e di sperimentazione erano i punti di riferimento dei giovani dell'Elfo,

si faceva teatro ma non solo, dibattiti, mostre, assemblee, musica. Musica connaturata agli spettacoli, l'Elfo

fa parti musicali molto lunghe negli spettacoli. Interessi esterni all'Italia, esempi stranieri: 1. Germania, il

teatro, l'arte, musica, viveva in modo particolare per via del muro. Grande teatro Shaubune, il primo teatro

pubblico diretto da Peter Stain, molto vicino ideologicamente parlando come il Piccolo. Teatro democratico,

aperto al pubblico. 2. Parigi, idea simile al teatro festa, diretto da Arianne Mnouchkine. Lo spettacolo più

importante di questo teatro: “1789” che fu portato a Milano da Paolo Grassi.

Il Teatro dell'Elfo

Si tratta di un teatro serio ma non serioso, si prende anche in giro. Ha 3 sale diverse: sala Shakesperare,

molto classica e tradizionale, Baush per la sperimentazione teatrale, sala Fassbinder è una via di mezzo tra le

2 sale, sala di 200 posti, non ha palcoscenico, gli attori agiscono sul rasoterra in stretta vicinanza con il

pubblico, ciò crea vicinanza fisica e poi emotiva (caposaldo dell'Elfo), non ci sono le quinte (tendina per

razionalizzare spazio scenico e nascondere le parti tecniche). Fassbinder è un autore, regista teatrale,

cinematografico e attore. “dormire posso farlo da morto”: questo mostra il modo in cui affronta la vita. Nato

31 Maggio 1945 e muore nell' 82. adolescenza negli anni 70, egli supera i limiti anche all'interno della

contestazione degli anni 70, va controcorrente, vita sregolata con alcool e droga, personaggio borderline.

Fassbinder modifica la produzione successiva, è un autore che incide. Nel 1965 entra a far parte del teatro

azione di Monaco, ha 20 anni è un momento in cui i teatri privati non hanno sovvenzioni, ciò comportava il

dover fare molti spettacoli, ciò crea un impegno notevole. Il target di riferimento non è il pubblico borghese,

la sede è all'interno di un quartiere operaio, ma agli operai non interessa il suo teatro. Teatro del quale non

abbiamo paragoni oggi, si parla di un teatro rivoluzionario, sporco e ubriaco. In uno spettacolo accoglieva gli

spettatori ubriaco, sdraiato con una birra in mano e leggeva il copione. Attori non professionisti, nemmeno

lui lo era, cercano uno stile alternativo proprio per questo motivo, ciò comporta un modo diverso dal punto di

vista recitativo, parole frammentate, che perdono il senso semantico, movimenti lenti, coreografati. Tutto in

una direzione opposta al naturalismo. È reale il contenuto, ma la forma che propone è artificioso, distante da

noi. Durante le contestazioni degli anni 70, veniva gettata acqua fredda sui manifestanti, e Fassbinder lo fa in

sala. La autorità fanno chiudere il teatro. 1968: Fassbinder crea l'antiteatro, nel retro di una locanda per

studenti. Lo spazio per il pubblico è posizionato sopra a una bocciofila. Sala rettangolare, all'interno della

quale c'erano dei tavoli, spazio minuscolo, c'era anche una cameriera che portava da bere agli spettatori.

Componenti che rendono il teatro famoso. Agli attori viene imposto di stare curvi e rigidi, fisicità che

permette di concentrarsi di più sulla scena. Linguaggio artificioso. Fassbinder trovava terribile il fatto che

degli attori al cinema recitassero come nella vita normale, per lui l'antinaturalismo era necessario per

consentire di aumentare il suo pubblico. Un linguaggio artefatto, fruibile in quella circostanza/opera. Dal

1969 all'82 si dedica alla produzione di 40 film. La somma delle opere d'arte di Fassbinder costituisce uno

spaccato di vita degli anni 70. nel 1969 ha 24 anni, ha un'attività enorme. Fassbinder ha dei temi, sente

l'urgenza di comunicare e gli affronta. Non indaga sulla psicologia dei personaggi. A lui non interessava dar

vita a un'opera completa che fosse la somma dei suoi pensieri, voleva fornire più punti di vista. Spazia

tantissimo, dal grottesco a temi difficilissimi. Temi: 1.uomo e le relazioni che ha con i suoi simili, relazioni

amorose, e come l'uomo si rapporta. Lui era un provocatore, non un regista elitario, richiedeva una

partecipazione forte per lo spettatore, richiede un'attenzione molto forte. Vuole che lo spettatore facesse uno

sforzo come lui aveva fatto con la sua produzione. Vita privata e artistica mischiate, creando un microcosmo

che gli consente di analizzare l'uomo e le sue relazioni di amore, odio... dalle sue esperienze trae argomenti

universali. Fassbinder e l'Elfo: 2002, Elfo con la triennale di Milano organizzano un festival su Fassbinder

“L'anarchia dell'immaginazione 20 anni dopo Fassbinder 2002” ciclo di incontri, conferenze, spettacoli

teatrali sulla figura di fassbinder. Lo si vuole rivalutare dal punto di vista di drammaturgo, questa è la scelta

dell'Elfo, si vogliono discostare dalla sua figura di regista. 1. “Le amare lacrime di Petra Von Kant”, 25

Novembre 1988 anno di debutto. Lo spazio per lo spettacolo, ha obbligato a recitare in un determinato

modo. La storia è girata in un contesto claustrofobico (film), la compagnia dell'Elfo ha fatto l'opposto,

pubblico messo in una condizione di claustrofobia. Petra è una stilista all'apice del successo, con vita

sentimentale travagliata, reduce da un divorzio. Si pone in maniera pura nei confronti dell'amore, dove non

esistono dinamiche di dominio (servo-padrone), secondo Fassbinder il rapporto c'è. Marlene figura muta, ha

un rapporto con Petra ambiguo è una serva e segretaria. Nel film c'è una relazione amorosa tra le 2. Petra è

molto dura con lei, non la considera come persona. Marlene esiste come suo surrogato. Questo è un elemento

su cui Fassbinder lavora. Irrompe Karin una ragazza bella, incapace, rozza, non preparata, appartiene a un

livello più basso, dislivello comunicativo. Petra si innamora e perde il controllo, amore che la logora. Karin

la sfrutta, vuole fare la modella e Petra glielo consente. Petra si dispera, questa disperazione le consente di

fare un passaggio. Tenta di impostare una relazione diversa con Marlene, si rivolge a lei come un essere

vivente. L'elfo sceglie un finale diverso, anche Fassbinder sceglie un finale diverso da quello che aveva

scritto. Nel testo: Petra si scusa con Marlene. Film: Petra tenta un contatto con Marlene che reagisce

alzandosi, prendendo una valigia e la riempie con bambola, pistola, indumenti.. e se ne va. Spettacolo Elfo:

Petra ha una nuova consapevolezza emotiva, si riappacifica con Karin con se e con la madre. Spettacolo di

Bruni e De Capitani. Finale: urlo disperato di Marlene, non riesce probabilmente ad accettare il nuovo

rapporto che sta per nascere. Marlene non sa come o può accettare questo rapporto di non sudditanza. Urlo

muto: repressioni che escono, ma non riesce a uscire da questa dinamica. Rapporto servo-padrone: c'è

sempre qualcuno che ama di più ed esso è più vulnerabile. 2. “La bottega del caffè” 3. “i rifiuti, la città e la

morte”.

Barbara Caldarini (addetta stampa)

L'addetta stampa di una compagnia teatrale si occupa di svariate attività organizzative-divulgative.

I rapporti con i media consistono nella mediazione tra quello che avviene all'interno del teatro; avviene una

scelta degli eventi che possono interessare maggiormente alla stampa ed il modo di comunicarlo per una

reazione positiva col fine di chiamare maggior pubblico. Si occupa poi dela cura della redazione degli

stampati e della newsletter; avviene un approfondimento delle nozioni sull'autore e sulle opere. Si occupa poi

di offrire informazioni sugli eventi nella città e nella regione in modo da collegarle sempre al teatro.

Interpella iI media quali radio, tv, internet ecc. Mette luce sui punti di forza degli spettacoli, si occupa del

taglio grafico coordinato al messaggio dello spettacolo. Tutto questo deve farlo in anticipo, ovvero deve

parlare anticipatamente della messa in scena di un'opera teatrale (prima conferenze stampa e comunicati, poi

circa 2 mesi prima la mail list di massimo una pagina e mezza con le informazioni principali, poi manda ai

media il tutto massimo un mese prima, invita alle prove e propone interviste, infine vi è la prima).

L' impresa sociale

Nel 2011, un anno dopo la stabilizzazione nella sede dell'Elfo Puccini, fu cambiato lo statuto ad “Impresa

Sociale”: questo non ha abbandonato l'abbandono dell'idea di cooperativa, ma ha portato a dei cambiamenti.

Secondo il decreto legislativo 155 del 2006 “Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le

organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice civile, che esercitano in via stabile e

principale un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di

utilità sociale, diretta a realizzare finalità d'interesse generale, e che hanno I requisiti di cui agli articoli 2, 3 e

4.”; si tratta di una forma giuridica che disciplina le attività delle imprese con finalità diverse dal lucro.

Prima i profitti venivano suddivisi tra i soci, ora devono essere per forza rinvestiti nell'attività. Questo non

significa lavorare gratis, ma gli stipendi non possono essere incrementati dai profitti; la fine è di dare un

servizio sociale ed il teatro riesce al meglio in tale scopo essendo un'impresa culturale.

L'Impresa sociale si impone tre obiettivi:

1) Essere un teatro d'arte che sia guidato da una poetica artistica precisa e riconoscibile che sia garanzia di

una libertà ed indipendenza di espressione. E' una caratteristica di ordine artistico, in quanto il teatro d'Elfo

vuole fare un teatro d'arte, ovvero un teatro che sia lontano dalle caratteristiche commerciali, fatto

esclusivamente per vendere un prodotto. Ad esempio il musical è uno spettacolo di grande qualità, ma

commerciale. Il teatro d'arte vuole dire qualcosa, vuole smuovere le coscienze, dire qualcosa anche

d'inquietante, di scomodo facendo divertire.

2) Il teatro è legato ai grandi maestri. Due padri del teatro, Paolo Grassi e Strehler, inventano il motto: teatro

d'arte per tutti. Altra frase di Bergman: "Il teatro dovrebbe essere soltanto un incotro tra essere umani, tutto il

resto serve solo a confondere". Il teatro non deve avere delle sovrastutture che confondono, come una scena

staordinaria, con luci, effetti.... Tutto questo confonde. Si deve andare alla radice, tutto il resto è solo

sovrastuttura.

Inoltre importante è Camus: "saparare la libertà dalla giustizia, comporta separare la cultura dal lavoro, il

peccato sociale per eccelenza. Camus dice che la libertà non può essere seoarata dalla giustizia e la giustizia

non può essere separata dalla cultura del lavoro: tutti devono lavorare, essere quindi liberi ed esprimere i

propri pensieri. L'elfo vuole tutelare le minoranze, vuole rifarsi all'idea di libertà, giustizia e cultura del

lavoro per tutti.

3) E' un punto più tecnico: l'Elfo vuole coniugare il teatro d'autore, d'attore, di regia.Il teatro d'autore è il

teatro dei testi: Pirandello, Shakespeare, Goldoni. Il teatro d'attore: al drammaturgo si sovrappone la figura

dell'attore. Si va a vedere il teatro dell'attore. Es: Gassman, Melato.. Il teatro di regia: teatro nato in Italia

nell'immediato dopoguerra il cui principale motivo d'interesse e dell'acquisto del biglietto è il regista. Es:

Ronconi.

L'Elfo vuole mettere insieme queste tre cose e vuole offrire al pubblico l'insieme delle tre: non ci vuole

essere la celebrità solo del testo, dell'autore e dell'attore. Es: Frost Nixon. Il testo non è famosissimo, gli

attori non famosi e la regia coincide anche con gli attori. Il teatro vuole essere al servizio del pubblico.

Nel teatro c'è una serie di settori. Il primo è quello della biglietteria, che si occupa della vendita dei biglietti

anche online, si occupa anche della pianta, della distribuzione posti; c'è l'ufficio stampa; uno per i rapporti

con scuole e università, un quarto è dedicato alla pubblicità; l'allestimento; ufficio dell'amministrazione;

ufficio di produzione, che realizza concretamente le idee che vengono dai soci. C'è un ufficio che si occupa

degli eventi collaterali, come gli affitti delle sale per altri eventi. Ufficio che riguarda le ospitalità. E un

ultimo ufficio di marketing che si occupa a vendere-comunciare lo spettacolo, ricerca fondi, e sponsorizza. In

tutto sono 10 settori che poi sono suddivisi in altri sottosettori.

Il teatro dell'Elfo si rivolge molto al pubblico: l'Elfo mostra da sempr eil desiderio di avere un pubblico il più

largo possibile. Perciò cerca di coinvolgere molto, e crea il pubblico attraverso anni di lavoro sfruttando la

biglietteria, markenting, pubblicità...

Publico dell'elfo del 2012: c'è un pubblico di abbonati: 26%. L'abbonamento è una forma di fidelizzazione

del pubblico che garantisce dei vantaggi, inventata da poco nel 1947: invenzione del Piccolo.Ci sono diverse

modalità di abbonamento.

17% del pubblico è legata alla scuole e alle università.

12% pubblico aggevolato: es: giovani sotto i 18, gli anziani, pubblico che va a teatro grazie alle convenzioni

con sponsor.

29% pubblico fidelizzato per un singolo testo attraverso ad attività promozionali.

16% pubblico dello sbigliettamento serale che è venuto a conoscenza dello spettacolo casualemente.

E' una composizione del pubblico interessante: attirato soprattutto dal grande lavoro dei settori. La diffusione

e la pubblicità è avvenuta grazie anche ai giornali, alla radio e ai siti internet e blog, campagne pubblicitarie.

Elena Russo Arman

Elena Russo Arman arriva all'Elfo 20 anni fa, diplomata alla scuola del teatro stabile a Torino nel 93. da

diversi anni andava a vedere spettacoli, primi spettacoli uno spettacolo di Mariangela Melato (1987) “Anna

dei miracoli”. Teatro stabile quindi classico. Si occupa di costumi e scenografia, amava il teatro ma era

timida. Al liceo avevano una compagnia “Goto”, seguivano le avanguardie storiche, non avevano tecnica, si

basavano sull'improvvisazione. Elena va a Milano con i suoi amici vedono uno spettacolo dell'Elfo “Le

lacrime amare di Petra Von Kant”, lei rimane folgorata. Pubblico seduto intorno alla grande scacchiera,

ambiente sofisticato dal punto di vista estetico. Inizia a seguire la compagnia, fece poi il provino e passò.

Elena però voleva incontrare il teatro dell'Elfo, a un certo punto fa i provini e lei partecipa. Incontri

finalizzati per fare “Amleto”, provino per fare Ofelia, non viene presa. Lei prosegue con la sua carriera con

altre compagnie. La compagnia dell'Elfo rappresentata ciò che lei desiderava al liceo con la sua compagnia.

Continua quindi a seguirli e chiede se può assistere alle prove di “Amleto”. A Elio De Capitani viene in

mente di farla partecipare al provino del 1994 per un altro spettacolo. Parti minuscole, con poche battute,

mentre all'Elfo ha avuto ruoli più importanti. Ogni componente del gruppo ha una personalità precisa che

non viene schiacciata, cancellata. Mariangela Melato fu la 1' attrice che vide, debuttò in un suo spettacolo,

seguiva gli spettacoli dell'Elfo. Ruolo importante nei “Rifiuti, la città e la morte”, ruolo di una prostituta che

si accolla alle sofferenze della società marcia, ottiene anche un riconoscimento nel 1999, Mariangela Melato

premiò lei come migliore attrice emergente dell'anno. “Lo zoo di vetro” dove lavora con Ida Marinelli che fa

la madre disperata che cerca di sistemare la famiglia e lei fa la ragazza con problemi psicologici, timida, ed è

zoppa. Il protagonista è il figlio che cerca di uscire da questa situazione triste, personaggio autobiografico di

Williams. Con il teatro si possono tirare fuori cose... alice underground: spettacolo semplice, scenografia

fatta dai disegni di Bruni proiettati. Spettacolo bidimensionale, attori che vengono integrati in una scena

disegnata. Lei fa Alice.

“La mia vita era un fucile carico”

Vi è un'unica protagonista, spettacolo con una musicista. Emily Dikinson: molto affezionata a lei. Attrazione

verso la morte, mistero nei rapporti con l'esistenza. Gusto gotico. Occasione di fare un progetto su questa

scrittrice, realizzare performance, azioni sceniche. 2 performance 15 Maggio. Emily Dikinson ha una storia

molto particolare, intorno ai 30 anni non esce più di casa, volontariamente, decide di non sposarsi, si dedica

alla scrittura e poesia con un punto di vista femminile, tipico dell'epoca. Osservazione che riguardano la

natura, e un immaginario interiore forte, violento in contrasto con l'immagine che si ha di lei. Altra

performance a Dicembre. Poesia che all'inizio è comprensibile man mano diventa rumore metallico, si

sfalda, questo è l'effetto della performance. Performance fatta nella casa di Emily Dikinson, contesto

originale. 1775 poesie lasciate da lei, tantissime lettere. Lei non ha mai pubblicato opere per la paura di

confrontarsi e anche perchè non era facilmente comprensibile ai contemporanei. Era affetta forse da

epilessia. Passione e affetto nei confronti della cognata Susie, alla quale ha dedicato poesie d'amore.

Esistenza pronta a colpire, ma ancora in un angolo. Elena è una regista e drammaturga e attrice. I testi di

Emily non sono teatrali ma di poesia. “Elena” : regia di Alessia Gennari, storia del mito di Elena di Sparta in

chiave contemporanea negli anni del boom economico del dopo guerra. Donna borghese, piccola madame

Bovary, che attraversa le fasi del mito di Elena. Scenografia misteriosa, coro di 8 cantanti che creano una

specie di dialogo con gli attori in scena, suoni contemporanei mescolati alla musica popolare degli anni 50.

“Alice underground” spettacolo dal vivo, musica dal vivo, immagini fortissime, interpretazione della favola

non cupa (=Percorso di Alice verso l'età adulta).

Cristina Crippa

Il suo primo debutto fu a 4/5 anni nella poesia; il primo teatrale fu con un testo di Lorca. Frequentò

l'Accademia dei Filodrammatici. Ebbe una crisi nella scelta universitaria, medicina o psicologia; un

professore aveva a lezione un suo paziente, Pino Frantosi, che mette in scena una storia assurda su una

“storia amorosa” di elementi geometrici: Salvatores lo aveva aiutato e chiese a Cristina ed altri se volessero

collaborare con lui ad un progetto. Lei rifiutò ma la seconda volta che glielo chiese accettò e mollò medicina.

E' sposata con Elio de Capitani. Nel suo stile è importante è il gioco col pubblico.

Il teatro cercava di instaurare un rapporto continuo con le città: “!789...” pone l'idea del teatro festa con la

presa della Bastiglia che coinvolgeva il pubblico. Vennero usate maschere riconoscibili con ruoli sociali

attuali nell'opera “Pinocchio Bazar”.

“Satiricon” fu l'opera che pose lo spazio in modo simile alla corrida; usa stile e comunicazione nuovi che

costituiscono il primo spiazzamento in quanto viene a mancare il clima di festa delle sceneggiature

precedenti della compagnia. Il filo rosso conduttore non viene mai a mancare anche se cambiavano stile.

Pia Fontana, attrice di romanzi, mise in scena “Bambola”, testo acido e sgradevole, con la regia di R. Valerio

e anche “La numero 13”, racconto di una donna in visita alla statua #13 di Lucio Fontana nel cimitero

monumentale di Milano: parla del lutto della figlia (il rapporto tra donna casalinga contro donna

indipendente è la divisione che permette di elaborare il lutto); per combattere il lutto dipinge di giallo una

parete bianca. Il pubblico era sul palco ed il muro di fondo non era di carta, ma vero-, con gli spettatori, circa

70, vi era un rapporto strettamente diretto poiché erano sul palco con l'attrice. Per Cristina questo è

l'elemento fondamentale nel teatro, il rapporto stretto col pubblico. Fu anche regista di “Lola che dilati la

camicia”, titolo preso dall'inizio di “Cavalleria Rusticana” di Mascagni e canto che Tirito fa all'amata: il

titolo storpia il verso originale e la protagonista è interpretata da Alda Merini.

“Gentilissimo sig. Dottore, questa è la mia vita”

Lo spettacolo è nato da un libro del 1979, “Gentilissimo Signor Dottore questa è la mia vita. Manicomio

1914”, e l'improvvisazione che Cristina fa su alcuni frammenti di questo testo. Nel 1975 nell'ospedale di

Arezzo arriva Agostino Pirello con nuovi metodi di cura e rapporto coi pazienti; Luciano della Mea riceve

l'incarico di spulciare le cartelle mediche di donne che erano lì da tanto tempo in quanto lo scopo era di dar

loro un'identità. In una di queste trova delle lettere del 1914 scritte da una donna ricoverata, sposata con un

uomo piuttosto assente e che piaceva molto nel paese; durante gli anni di matrimonio lei ebbe un momento di

crisi, ma poi gioisce e vuole uscire dal manicomio. E' alfabeta, caratteristica rara data la sua provenienza

dalla campagna e dal periodo, ma aveva la madre maestra. Il dottore le chiede di scrivere e lei lo fa in modo

seduttivo per convincerlo a farla uscire, ma solo per tre mesi perchè non riesce nel suo intento. Adalgisa

Conti è il suo nome. Il testo viene pubblicato con i commenti degli specialisti psichiatrici ecc.

Vi è un linguaggio di doppia natura: Adalgisa racconta la sua vita per uscire, narra di una realtà di privazione

nell'ospedale e la sua condizione è difficile per assumersi la colpa. Cerca dunque di essere sincera, ma cerca

allo stesso modo di capire cosa vogliono che lei dica affinché la facciano uscire. Parla molto esplicitamente

del suo desiderio sessuale. E' una donna sposata che non ha figli e questo porta a farla considerare una poco

di buono; in tutto il suo recitato c'è questo tentativo di dire quello che serve per uscire, ma il suo corpo si

ribella (piange ecc.); è libera, ma si sente in colpa e s'immagina che il dottore le faccia delle domande;

nessuno può prendersi cura di lei, tanto meno il marito che ha avuto un'altra moglie e figli e fa dichiarare

Adalgisa inguaribile e quinti morta civilmente. Lei smette di scrivere, ma vive con questa cartella medica

come condanna che la fece impazzire. Ci sono 3 foto: una del giorno del ricovero, una intermedia ed una alla

fine che segnano il suo percorso e la sua testimonianza.

Nel teatro vengono scelti dei testi con l'indecifrabile che diventa indicibile; le viene poi data un'infermiera sia

per calmarla sia per aiutarla nel fare il suo racconto, ma soprattutto a suggerire quando si blocca o mima quel

che sta raccontando la protagonista. Quest'altro personaggio è anche un modo di creare azioni e non solo la

narrazione perchè questo da fisicità alla scena. Vi sono due trasformazioni: la prima vede la donna vestita

bene che viene portata nell'ospedale, viene poi spogliata e lavata per indossare poi un camice dello stesso

materiale dei muri (lenzuola) ed i capelli vengono arruffati. Tutto questo per far vedere il cambiamento che

avviene. Vi è poi una parte dove l'infermiera trucca la donna per farla diventare sempre più vecchia e chiude

così lo spettacolo.

E' uno spettacolo non incorniciabile in un genere; la prima messa in scena risale al 1996. Il modo in cui è

stato creato faceva si che non lo si potesse fare con un'altra attrice in quanto era sulla base delle sue

improvvisazioni.

L'unione con il Teatro di Porta Romana

Nel 1992 l'Elfo si unisce al teatro di Porta Romana che aveva un proprio ruolo nel panorama teatrale

milanese; raccoglieva esperienze teatrali d'avanguardia e ricerca mettendo in scena spettacoli legati alla

sperimentazione. Il Festival Milanoltre fu il momento d'unione dei due teatri.

L'unione fu per motivi economici e gestionali in quanto erano teatri finanziati dallo Stato, secondo parametri

di qualità e quantità; l'unione serviva ad avere fondi più consistenti.

L'unione fu possibile anche perchè i due pubblici erano equi visto che entrambi i teatri avevano un

linguaggio simile; anche le sale erano simili in ambito di capienza e dunque bisognava risolvere il problema

del contenimento.

Agli inizi degli anni 80 vi era una mappatura amplia di sale teatrali milanesi ed era difficile da gestire:

dunque il comune favoriva gli accorpamenti anche per ragioni organizzative.

L'unione in “Teatri d'Hitalia” fu concretizzata da Grassi e de Capitani; subito negli anni successivi si vede

come tale unione fu un'ottima strategia: dal 1992 la produzione aumentò ed i due teatri divennero anche

teatri ospiti di altre compagnie. Si alterna dunque la produzione all'ospitalità all'interno della medesima

struttura. Con “Teatri d'Hitalia” si solidifica l'idea di considerare il teatro come un'impresa capace di

produrre, distribuire ed ospitare.

Le ospitalità sono state maggiormente nazionali, ma anche internazionali; fu una scelta coraggiosa perchè

veniva premiata la qualità invece della quantità e la lingua rappresentava un fattore rischioso.

Dopo 10 anni d'attività, i dipendenti dell'area organizzativa sono 30, 120 artisti e personale tecnico per un

totale di 150 soggetti che stabilmente lavoravano nei “Teatri d'Hitalia”, questo da l'idea del successo

raggiunto.

Luca Turacca

Incontrò la nipote di Luchino Visconti e formarono il gruppo “Esperimento 1”; il “Teatro Uomo” è un teatro

politico nei confronti di quello borghese di allora; lo cercò Salvatores per formare una compagnia

presentandogli in “Samba” (sul genocidio di schiavi in Brasile); da qui iniziò l'avventura Elfo. Nel 1975

vennero messi in scena “Pinocchio Bazar” ed “Il Natale di Harry”.

“La Bottega del Caffè”

Fu riscritto da Fassbinder sull'originale di Goldoni (1750): il testo è tra le sue opere più note ed è una

“commedia di carattere” con al centro della vicenda la caratterizzazione psicologica del protagonista (il

fulcro non è la vicenda, ma la psicologia del soggetto) che è Don Marzio, gentiluomo napoletano, che “per

professione” è seduto nel Caffè per il pettegolezzo, la malizia e l'osservazione tendeziosa di que che gli sta

intoro. Vi è una doppia coppia, Eugenio e Flaminio e Placida e Vittoria, che non s'incontrano per casi fortuiti

organizzati in parte dalle cattive parole di Don Marzio. Si tratta di una commedia divertente in quanto il fine

di Goldoni era mettere in ridicolo il protagonista con sagacità e malizia. La commedia è una delle sue opere

più rappresentate che presentano un protagonista unico, l'altra è “La Locandiera”, e sono sui borghesi.

Fassbinder rilegge la commedia in modo diverso in quanto la trasforma in commedia nera, ovvero non

divertente,: l'originale finisce con la scoperta del pettegolo che viene scacciato da Venezia e permette così i

due amori, mentre nella rivisitazione viene ucciso.

I 3 atti sono di 3 diverse edizioni in quanto fu ripresa più volte dall'Elfo: l' ultima versione ha

un'ambientazione diversa dalle prime due di cui fanno parte e I primi due atti. Cambia inoltra il rapporto dei

personaggi.

Elio de Capitani

Il teatro è articolato in 3 sale: Fassbinder, Shakespeare e Bausch.

La sala Fassbinder è la sala intermedia; prende nome dall’autore di 100 e più testi scritti diventati poi teatrali,

cinematografici ecc. Negli anni in cui vi era una lettura politicizzata della realtà, Fassbinder analizza le

relazioni politiche all’interno di quelle umane, come una sorta d’antropologo, individuando i rapporti di

potere che si instaurano (a tal proposito si ricorda il film “Il diritto del più forte”); in una relazione amorosa è

più forte chi ama meno. Avviene dunque un processo di classificazione. Fassibinder risulta così essere

anarchico in quanto mette in scena personaggi mai apparsi prima: gay, bisex ecc. Fu scrittore, regista ed

autore di cinema. L’Elfo ha messo in scena non i suoi testi, ma l’autore in se. Inizialmente l’Elfo

privilegiava una recitazione più introversa ed i testi venivano messi in scena in modo più naturalistico.

Avvenne poi una mutazione: la necessità di prendere il microfono e parlare col pubblico. Si passò dunque

alla fase impressionista con una totale immedesimazione nel personaggio.

La sala Bausch prende il nome dalla famosa danzatrice ed è fondamentale perché l’arte è a contatto con la

realtà ed in quel momento la Germania era il culmine di questo principio nel teatro. Vennero fatti spettacoli

con repertorio di 12 anni prima. L’errore del teatro italiano era che gli spettacoli duravano 2 anni. La

ballerina ha portato nella danza gli stessi temi di Fassbinder sviluppando una violenza nel rapporto amoroso.

La sala Shakespeare è la più grande, con 600 posti, e sottolinea al meglio la rottura con la tradizione proprio

dando tale nome alla sala: il teatro ha un’idea diversa di tempo e l’artista mantiene il rapporto costante con

personaggio del passato e gli attori. Ha inventato la più grande innovazione del teatro: il montaggio

cinematografico prima dell’invenzione del cinema stesso, tralasciando l’unità di sazio e tempo sviluppando

una nuova concezione delle tre unità aristoteliche affermando che il tempo è la concezione personale dello

spettatore e si tratta dunque di tempo psicologico di chi ascolta/assiste. Egli anticipa la psicoanalisi con il

siloquio; smonta in continuazione il sentire comune della sua epoca e per tale motivo è contemporaneo

rappresentando il legame del presente con il lascito di cultura precedente. Il lascito del teatro, in quanto

patria antropologica, è reso vivo e più vicino a noi perché il tempo è accorciato. Dunque il teatro cambia la

concezione del tempo dato dai media che sviluppano un consumo di storia e cultura; noi siamo un flusso di

cultura e siamo staccati dal passato.

“Frost /Nixon” di Howard

Dal 1982 in poi venne messo in teatro il primo contemporaneo scritto pochi anni prima; da qui nacque il

principio di portare in scena autori detti “pugno in faccia”. Questo fu difficile all’inizio poiché era una

rottura con la tradizione teatrale fondata sui classici; in Italia vi era il conservatorismo teatrale. Il teatro si

focalizza sulla letteratura anglo-americana che hanno provato un nuovo modo di scrivere. Negli anni 70, ci

fu il primo presidente americano che rischiò di perdere l’incarico per uno scandalo politico: per vincere le

elezioni a tutti i costi, anche se aveva il 65%, diede incarico ad agenti della CIA di spiare quelli del partito

democratico; venne scoperto, ma non ammise il reato per due anni così che alla fine stava per esser destituito

per infamia, ma si dimise ed ottenne poi il perdono presidenziale prima di esser condannato (diverso dal

sistema italiano). Disse di esser innocente e d’essersi dismesso solo per non infangare la democrazia. Gli

americano considerarono vergognosa la faccenda; in Australia un giornalista fallito, Frost, che svolgeva

intrattenimento televisivo, vide le dimissioni del presidente e capisce che era tutta una questione di audience

che aveva messo in atto. Allora inizia ad immaginare di intervistarlo, il suo produttore Burth gli disse che il

mondo voleva soltanto la confessione così alla fine fece la trasmissione, ma venne boicottato. Il montaggio

venne allora autoprodotto fuori dai network e venne poi venduto; subì un altro boicottaggio. Nessuno lo

finanziò tranne due ditte insignificanti; alla fine venne fatta un’inchiesta da 3 suoi giornalisti ed uno scopre

delle registrazioni mai sentite.

Morgan a teatro scrisse un copione dove il presidente Nixon (emblema) dice di aver tradito amici, paese,

democrazia e giovani che non vogliono entrare in politica perché pensano che sia tutto corrotto. Disse che la

sua carriera politica era finita e lo disse davanti ad un giornalista, Frost.

Ambiguità politica e spettacolo vengono qui unite per l’audience; questo personaggio politico non sfugge ma

si confessa. Lo spettacolo di Morgan è diviso in 3 parti dove la prima è come una commedia dove sviluppa

uno stile televisivo con clima leggero; poi nelle interviste arriva la tragedia, un misto tra Shakespeare ed il

teatro greco. Questa forma di teatro contemporaneo vede gli attori sia come personaggi sia come narratori

rivolti al pubblico. Il teatro diventa dunque una narrazione epica che fa entrare dentro le scene.

Shakespeare

Si tratta di una drammaturgia classica considerata contemporanea per la mancata unità spazio-tempo; si

pensa che non esistesse, ma bensì una bottega di compositori che firmavano le loro opere a nome dell’autore

maggiore. “Sogno di una notte di mezz’estate” si presta ad un’interpretazione molto libera; è il testo che fece

emergere il gruppo dell’Elfo tant’è che ebbe tre edizioni diverse in 40 anni. La prima, nel 1981, fu diretta da

Salvatore ed in scena ci furono tutti i componenti giovani di quel periodo; questa prima edizione nasce con

alle spalle 8 anni d’esperienza. Si tratta di un musical rock che divenne subito un fenomeno sociale.

Interpreti furono Bruni, de Capitani, Cripta, Marinelli ed altri; l’allestimento ha coinvolto 200'000 spettatori

tanto da essere il loro primo grande successo. Fu un momento di svolta, dolorosa in quanto Salvatores da qui

si stacca e si dedicò al cinema facendo proprio un film di tale spettacolo.

La seconda edizione è del 1988, diretta da de Capitani e non su forma di musical. La terza nel 1997 ed è

quella alla quale assistiamo oggi. I soci dell’Elfo investono in continuità nei materiali, negli strumenti

musicali ecc. e varie attività in comune (ex. Doppia regia, ruoli scelti dal gruppo democraticamente ecc.).

Negli anni 70 Cristina Cripta fu regista per la prima volta.

Che tipo di teatro interessa all'Elfo

Frost Nixon è l'autore privilegiato dal gruppo in quanto ignora l'unità spazio-tempo ed unisce cinema e teatro

attraverso una semplicità di mezzi ed un'agilità di visione/movimento sulla scena; John Logan, russo,

sviluppa un'abilità di costruzione di personaggi e il passaggio di contenuti storici ed artistici in un'azione

drammaturgica. L'idea di Paolo Grassi, di un luogo per l'attività artistica sulla realtà, si basa su questo tipo di

teatro. Aveva creato un circuito per far si che il teatro arrivasse anche nei quartieri periferici: facevano una

sorta di tour e questo necessitava spettacoli agili in grado di coinvolgere. Questo concetto di circuito si

allargò poi su scala italiana, europea e mondiale. La musica è un elemento imprescindibile nell'attività

teatrale che sviluppa l'Elfo; nel dopoguerra la città era nera e cupa, ma contemporaneamente luccicante e

colorata nei centri sociali, in quelli artistici e nell'ambito musicale (radio ecc.). Il secondo spettacolo presso il

Teatro di Porta Romana fu “Amleto” con Bruni come protagonista; sviluppa un testo di snodo della società

medievale e rinascimentale dove viene messo in risalto il progresso barbarico. L'allestimento dell'Elfo

comprendette una grande scenografia ed un linguaggio più connesso alla realtà invece che al tempo/luogo

dell'opera. Si trattava di monologhi che creavano un intimo rapporto col pubblico in quanto erano dei

sineloqui.

Virgilio Sieni

Lavora con bambini, adulti, anziani, ciechi ecc. dunque non solo con i suoi danzatori. Oggi i è una visione

diversa di quel che è la danza come “scienza” che da forma al corpo. La sua improvvisazione parte da una

ricerca e scelta spaziale.

Rino de Pace

L'Elfo e il teatro di porta Romana si facevano concorrenza, esigenza di arricchire il proprio patrimonio

culturale. Decisero di fare un'alleanza: Milanoltre, volevano vedere oltre il tradizionale, il consueto, per

arricchire il patrimonio culturale e personale. Progetto sostenuto dal comune di Milano,contributo di 400

milioni di allora. Altri enti: regione Lombardia. Nascita di questo festival molto importante, si sente parlare

di contaminazione (le arti stavano già cominciando a mischiarsi con altre attività) e multidisciplinarità, per la

prima volta. Milanoltre è nato con l'intento di proporre quelle cose che non erano solo teatro di parole, ma

forme di spettacolo che raccoglievano diverse possiibilità di comunicazione (danza, musica, moda..).

Proporre novità in una città che cominciava a guardare l'arte a 360° . Altri incarichi dalla Provincia per

Milanoltre: Adda Danza, trampolino di lancio di compagnie. “Polaroid molto esplicite”, Rubini, Radio

popolare. Fura del des baus: gruppo catalano e societas Rafafello Sanzio non fanno solo danza. “Moving

Target”, spettacolo di 18 anni fa, pezzo forte. Miniclip di farmaci inventati per mali psicologici, proiettato

come se fosse una pubblicità. Dialogo tra individuo e società. Tema della costrizione e dei modelli di

omologazione che la società impone sia a livello fisico che comportamentale. Danza: il balletto classico è

simbolo della costrizione, bisogna entrare in una forma. Danza lavora con lo spazio, con l'immagine. Danza

classica: bellezza, armonia. Contemporanea: sofferenza. Pina Bausch: danzatrice, una delle sale dell'Elfo

porta il suo nome. Studia alla scuola di Essen, inizia studiando con Kurt Joss. In Italia non si è mai

consolidato un insegnamento continuativo della danza. Borsa studio negli Usa e studia danza moderna.

Tornata mette su una compagnia, che prende lezione ogni giorno. “Pina” di Vim Venders. Lei costruiva i

suoi spettacoli chiedendo pareri ai suoi danzatori. Danza contemporanea era un biglietto da visita per la

Francia. Influsso dell'oriente (arti marziali) e americano, danza contemporanea americana più drammatica e

narrativa. Il ballet national de Marseille: base neoclassica. In collaborazione con architetti. Tanti coreografi

chiamati per arricchire la compagnia. Il rapporto con la musica, nell'800 balli sulla musica. Attenzione a una

varietà.

Il Festival Milanoltre voleva andare oltre il tradizionale ed il consueto. De Capitani, Bruni e Salvatores erano

le teste pensanti del periodo e costituirono il primo progetto di “rete”: unione di due realtà teatrali in antitesi

per un progetto comune. Il manifesto del festival prevedeva “contaminazione” (=danza con arti visive, moda,

scultura ecc., fenomeno in aumento in quel periodo); lo scopo era di unire forme di spettacolo a forme di

comunicazione a 360°. Venne fondato il festival “Dadanza” totalmente italiano che si svolse dal 1996 al

2009 (15 anni). Oggi, dopo 27 anni, è cambiata la preparazione del pubblico grazie ai messi di

comunicazione che prima non c’erano; a tal proposito si sviluppò l’articolo di Radio Popolare “Polaroid

Nell’ambito della danza, importante è il corpo fisico del danzatore in quanto è

molto esplicite”.

soggetto della ricerca della danza dove il corpo è continuamente in trasformazione.

Il corpo naturalmente ha la possibilità di prepararsi prima dell’azione (ex. Prima di sollevare qualcosa di

pesante o meno) e su questo si basa Nicolais con la metafora sasso-piuma. Il danzatore usa tale sensazione in

tutta la sua attività; questo porta ad un rapporto continuo del danzatore con l’ambiente esterno.

Nei primi anni del 900 nacque la danza moderna, basata sul concetto che ogni danzatore dovesse trovare la

sua propria danza perché il balletto classico raccontava grandi storie, ma con movimenti codificati in

partenza. Così ogni personaggio ha la stessa tipologia di passi ma che usa in modo diverso e personale. Il

questo periodo si afferma il concetto di differenziazione di movimento per ogni azione. Dunque, da una parte

un codice di movimenti prefissati e dall’altra una ricerca che parte dall’interiorità all’esteriorità; tuttavia

molti coreografi utilizzavano anche passi più accademici in alcune parti.

Tra la fine degli anni 70 ed i primi anni 80 in Italia si sviluppa la danza moderna con la figura dei danzatori

che diventarono coreografi (idea di danzatore-autore-coreografo) che vogliono creare compagnie con


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaChiariello93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bentoglio Alberto.

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