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Appunti di storia contemporanea

Lezione uno: 04/03/2015

Lo scritto comprende 4 domande, dobbiamo rispondere a 3, domande aperte su grandi questioni della storia contemporanea, di argomenti che affrontiamo a lezione. Il manuale è il Gozzini oppure, il Donzelli. Detti, G. Gozzini, Storia contemporanea, Milano, Bruno Mondadori, 2000 Vol. I L'Ottocento Esclusi i cap. 3,4, 6 e 9; del cap. 14 solo par.4 e del 16 i par. 1 e 4; leggere cap. 5 (concetto di nazione), e Vol II: Il Novecento Fino al cap. 15, escluso il cap. 9.

Un approccio molto importante è quello della storia sociale, che prevede l’analisi della vita delle persone, il rapporto ricorso all’evocazione fra le classi, le strutture politiche, i modi di pensare eccetera. Uso pubblico della Storia: è il far di un determinato avvenimento della storia decontestualizzandolo e usandolo ai propri fini politici. La Resistenza è stata strumentalizzata moltissimo, ed è il fenomeno storico su cui c’è stato maggior revisionismo. È stata presentata come l’elemento fondante della nuova Italia repubblicana, cosa che non è stata. La Resistenza non unì ma spaccò gli Italiani, come dice Pavone nel suo libro sulla Resistenza. Non viene mai usata la locuzione “guerra civile”, sia per la divisione fra fascisti e partigiani, sia per le diverse esperienze belliche (il Sud non ha avuto la Resistenza, fu liberato dagli Americani, infatti nel 1946 il Sud votò soprattutto per la Monarchia). Ogni fonte e ogni documento deve essere decostruito, letto in maniera critica, perché non contiene mai la verità di per sé.

Lezione tre: 06/03/2015

Il concetto di durata è uno dei più complessi della Storia, infatti i soggetti della storia devono essere declinati al plurale, e le visuali vanno allargate il più possibile. Per soggetti si intendono, ovviamente, le classi sociali, che spesso si risolvono in stereotipi (l’operaio, il borghese self made man ecc…). Esistono grandi differenze sullo storicamente stile di vita fra una classe e l’altra, e soprattutto ci sono coscienze di classe diverse, che si sviluppano differentemente.

La coscienza di classe è uno dei grandi problemi della storia contemporanea, molti storici dissentono sui termini della nascita della coscienza di classe, e del suo sviluppo. Anche i metodi di approccio della storia sono cambiati, al giorno d’oggi si tende molto all’interdisciplinarietà. La periodizzazione della storia è un problema sempre aperto, perché la scientificità totale in Storia è irraggiungibile, per la varietà di documenti che si prendono in considerazione. Negli anni ’60 si è cercato di ancorare alla dimensione demografica la scientificità dei dati: la scuola del Cambridge Group di Peter Lasley cercava soprattutto attraverso i libri di famiglia e parrocchiali, una base quantitativa di certezza per la storia britannica.

Il progetto è stato però deludente, perché i dati statistici non risolvono le certezze, perché rappresentano solo una parte del passato, l’apporto quantitativo non è infatti decisivo. I libri parrocchiali dipendono poi dalla valutazione dei parroci, che spesso non coincidono con i documenti catastali (nelle ricerche a Firenze della Prof. Un parroco chiama “pesciaiolo” uno dei più ricchi commercianti di pesce di Firenze e “possidente” un piccolissimo proprietario). Le rilevazioni sono sempre costruite sulla base di vari requisiti, dobbiamo sempre dubitare delle stesse, mettere un documento a confronto dell’altro, si può e deve essere scettici sulla statistica: essa è un mezzo, non un fine.

L’antropologia è una branca degli studi umanistici che ha influenzato moltissimo la Storia, per l’analisi della politicizzazione dell’Europa Ottocentesca (studi di Le Barr). La particolarmente interessante popolazione del Sud della Francia, studiata da Le Barr, si dimostra molto accesa politicamente, molto più di altre per cui Le Barr ha coniato il termine “sociabilità” per indicare zone politicamente attive, tratto evidenziato dalla zona, grande presenza di osterie dove veniva letto il giornale e si commentavano le notizie. Influenza di elementi di cultura, degli elementi folkloristici.

Da questo avvicinamento storia/antropologia è nato il movimento del culturalismo, nato dall’Inglese Thompson, che dibatté con Hobbsbawm sul rapporto politica/masse. Ci sono grandi tentativi di sintesi per quanto riguarda la storia contemporanea, cui si contrappone un approccio metodologico alla storia opposto, quello della “microstoria”, termine proposto da Ginzburg. Secondo lui lo storico deve seguire un paradigma indiziale, se cioè si riesce ad individuare un caso significativo e rappresentativo di un contesto più ampio, trovando i documenti e scavando a fondo, possiamo arrivare a capire molto di più rispetto a se cerchiamo di seguire un panorama più ampio.

Ginzburg propone un metodo poliziesco, che porta grandi risultati, poiché lo storico, dice G., se vuol arrivare a cogliere l’essenza della questione che sta indagando, deve andare a cercare gli elementi nascosti e rivelatori, proprio come Sherlock Holmes lo usa anche Freud, perché andava nell’inconscio, nel profondo, a cercare i nodi della psiche.

Storia contemporanea

Il nome può apparire un ossimoro, ma non è così, per fare storia, infatti, serve un distacco temporale significativo fra gli avvenimenti trascorsi e l’indagine storiografica. La diffidenza verso la disciplina può essere contestata sotto vari punti di vista. Bloch sostiene che la ricostruzione storica è indifferentemente applicabile a un avvenimento lontano nel tempo come a uno vicino. Uno storico laico può affrontare con lo stesso atteggiamento le crociate e le attuali guerre di religione (Croce “tutta la storia è contemporanea”) è con gli atteggiamenti di oggi che ci volgiamo indietro, è molto difficile oggi fare storia di quello che stiamo vivendo, come storici vediamo convenzionalmente affermarsi negli anni ’70 la storia contemporanea.

Noyman scrive “Il Beehmot” nel 1942, una storia del nazismo prima ancora che il nazismo cada; lo scrive mentre era rifugiato negli USA. Il regime nazista, apparentemente così organizzato, nasconde elementi di caos, di vari centri di potere, ci sono opposizioni interne al Führer. È un libro che nel 1942 raggiunge le stesse conclusioni dei libri scritti molto dopo, come quello di Kirshoff. Elemento di soggettività presente, ma tamponato da solide basi scientifiche. Ci sono aneddoti famosi, un esperimento che aveva tentato Charbot il quale, per convincere gli studenti e le studentesse che l’osservazione è diversa da persona a persona, portava in classe personaggi strani, mascherati, e faceva esercitare gli studenti su di loro. Gli studenti dovevano poi descrivere il personaggio strano, nessuna descrizione era uguale all’altra.

In Italia è sopravvissuta tanto, purtroppo, la visione crociana e politica della storia, che è però limitante, infatti la storia non può legarsi alla connotazione politica, anche se pretende l’oggettività.

Quando inizia la storia contemporanea?

La storia contemporanea ha inizio dal momento in cui si innescano connotazioni che continuano nel presente. Storia contemporanea a geometria variabile (Lanaro): se vorremmo essere più obiettivi possibile, vediamo che determinate connotazioni della contemporaneità hanno le loro radici in un periodo storico diverso. Il concetto di Nazione inizia a nascere nella Rivoluzione francese, quello di fascismo affonda le radici nella prima guerra mondiale.

Leonardo Paggi sostiene che la storia contemporanea deve essere breve, cioè iniziare nel 1945, poiché, dopo la seconda guerra mondiale si evidenziano fasi importanti come l’eurocentrismo e la guerra fredda, nonché c’è una grande trasformazione dei costumi e degli usi. Non è possibile scindere la valutazione delle conseguenze della seconda guerra mondiale dallo studio di quegli anni. Sotto molti punti di vista la seconda guerra mondiale è la risoluzione di questioni non risolte dalla prima.

Meyer invece dice che il Novecento è un secolo lungo, che si conclude idealmente negli anni ’70, con la crisi economica. La prima guerra mondiale può essere un momento di cesura ancora più significativo rispetto alla seconda. Non c’è dubbio che già dopo la fine della prima guerra mondiale gli USA si erano proposti come leader mondiali e, dopo la seconda guerra mondiale, in Europa e soprattutto Germania ci sarà interdipendenza con essi.

C’è anche un altro grande avvenimento che percorre la prima guerra mondiale: la nascita del primo stato socialista, l’Unione Sovietica, con un grande impatto sul mondo di allora, e una grande paura nelle classi borghesi mondiali. La paura del contagio del comunismo causerà le agitazioni del “biennio rosso” 1919-1920, che aprì le porte al Fascismo. La seconda guerra mondiale è considerata una guerra totale, spesso la si identifica con la totale mobilitazione della nazione intorno all’esercito combattente. Tutta la vita di una nazione è convogliata sulla guerra.

Lezione quattro: 12/03/2015

Ci sono varie periodizzazioni possibili e per convenzione è stata adottata la periodizzazione lunga, la storia contemporanea ha inizio con la duplice rivoluzione, industriale e francese, 1789, viene fuori un elemento di discrasia, perché spesso i manuali iniziano la contemporaneità col congresso di Vienna, ma l’aver posto prima la duplice rivoluzione ha un forte segno storico.

Il congresso di Vienna segna la restaurazione dell’impero, una fase di stasi e normalizzazione dell’impero, sancendo l’aspetto politico-istituzionale, che si riuniscono per rimettere a posto l’Europa dopo l’esperienza napoleonica. C’è l’idea di allargamento della storia alla prospettiva politica ed economica, per questo la prospettiva della doppia rivoluzione è così forte.

Gli elementi di trasformazione sono diversi: dal punto di vista economico il perno cambia dall’agricoltura (spesso di sussistenza) all’industria. Il valore dei prodotti non sarà più d’uso, ma ci sarà un valore di scambio. Dal punto di vista politico la rivoluzione francese segna diversi cambiamenti: c’è un distacco della politica dalla religione, cade l’idea di monarchia per diritto divino, la politica inizia a basarsi sul consenso nazionale. Con la rivoluzione francese c’è una nuova proiezione mentale, e la rivoluzione inizia ad avere un valore ecumenico.

La stessa parola rivoluzione, che aveva in sé un significato di ritorno all’ordine, adesso assume un significato diverso, quello di cambiamento. Detto questo dobbiamo premettere alcune postille: queste trasformazioni di fine settecento si ripercuotono ancora nella realtà odierna. Meier parla della sopravvivenza dell’ancien regime fino alla prima guerra mondiale.

Ci sono forti elementi di dinamicità, col 1848 c’è un governo di popolo forte, permangono elementi di corporativismo. Ci sono varie interpretazioni revisioniste di entrambe le rivoluzioni. La rivoluzione francese, ci chiediamo, afferma veramente per prima il protagonismo popolare nella costituzione dell’entità statale della nazione? È la prima volta che si affermano principi di democrazia e uguaglianza? No, perché poco prima c’era stata la rivoluzione americana, dove si richiama il principio di sovranità popolare nella Dichiarazione d’indipendenza, ma che nel tempo non manterrà lo stesso valore simbolico rimasto nella rivoluzione francese.

Il modello è francese e non americano perché in America all’epoca della dichiarazione di indipendenza è ancora compresa la schiavitù, mentre la costituzione francese proclama l’uguaglianza, anche se poi non era realmente rispettata.

Con la rivoluzione industriale si afferma il sistema di fabbrica, che nasce in Gran Bretagna, paese che per primo cambia il suo fenomeno produttivo: il resto dell’Europa arriverà all’industrializzazione a partire dagli anni ’40 del XIX secolo, e si fonda sulla circolazione del capitale. Il benessere del regno unito si traduce in un generalizzato aumento della popolazione per il generale aumento del benessere e il calo della mortalità, un aumento demografico che si traduce in disponibilità di manodopera per l’industria nascente.

In “Prometeo liberato” di Lance si insiste sulla tecnologia come strumento scatenante dell’economia inglese e mondiale. Hobbsbawm paragona le due rivoluzioni a due vulcani che esplodono vigorosamente. Lo strumento tecnico che permette lo sviluppo dell’industria è la macchina a vapore, una scoperta che innesca il rinnovamento tecnologico in vari settori (fenomeni dello spionaggio industriale).

Se si analizza lo stile di vita britannico, Toniolo dice che c’è una graduale crescita dello stile di vita, a cui Lancerisponde negli anni ‘90 con “la fuga del cavallo morto, ovvero la riv.industriale rivisitata” dicendo che, al di là della reale incidenza dell’industria nella società inglese, essa viene percepita come una frattura storica epocale. In realtà anche la storiografia recente afferma che dal punto di vista sociale la nascita dell’industria comporta la nascita della nuova figura sociale, l’operaio di fabbrica, definito proletario, cioè colui o colei che non possiedono i mezzi di produzione.

Il settore da cui inizia la rivoluzione industriale è il tessile cotoniero: la materia grezza veniva dall’America, Il Sud voleva un rapporto liberista con l’Uk perché gli vendeva il cotone a buon prezzo, una politica che si scontrava con gli stati industrializzati del Nord, che volevano una politica protezionista (motivo della guerra civile). La produzione di tessuti di cotone era quella che chiedeva minor investimento per comprare le macchine. I primi industriali inglesi non sono necessariamente molto benestanti, spesso le macchine tessili sono un investimento di famiglie o piccoli gruppi di persone.

Il caso inglese è particolare: vi riscontriamo che lo sviluppo dell’industrializzazione è sempre costante, ma si verifica il fenomeno del “collo di bottiglia” cioè lo scarto fra lo sviluppo della tessitura (1733 invenzione della navetta volante) e della filatura più arretrata: è solo nel 1779 che verrà inventata la new spinning jenny, che accrescerà la velocità della produzione del filato (il prezzo scese di ben 4 volte).

Una differenza della teorizzazione di Bloch e Gloche tra i paesi first comers e second comers, la cui tipologia di sviluppo industriale è completamente diversa. L’Uk diventa una specie di gigante stanco che ha del tutto esaurito le sue caratteristiche propulsive. La seconda rivoluzione industriale prende inizio dalla crisi degli anni ’70, che porta a una trasformazione radicale del capitalismo e della produzione industriale. Sono modelli estremamente diversi: un altro momento da tener presente è quello che è stato individuato da Pollard, economista, che ha mappato l’evoluzione del periodo industriale europeo come uno sviluppo a macchia di leopardo.

In nessuno stato avviene un omogeneo stato di industrializzazione (in Italia essa è relativa al triangolo industriale, in Germania alla Saar e la Ruhr). Saar e Ruhr sono grandi produttrici di carbone, combustibile principale della macchina a vapore. A seguito del primo sviluppo del tessile ebbero impulso le industrie minerarie e siderurgiche, le quali richiesero un implemento delle infrastrutture e i trasporti.

L’invenzione della locomotiva è importante, perché la ferrovia ha uno sviluppo incredibile in questi anni, portando nel 1840 28 mln di £ impiegati nelle ferrovie, che diventeranno 240 mln nei dieci anni successivi. Ha inizio la diffusione del capitale azionario, c’è un forte sviluppo della siderurgia. Ricordiamo un’altra forma di sviluppo industriale possibile, la proto-industria: questa è l’insieme del lavoro domestico e delle prime manifatture. In questa fase l’industria vede nelle campagne la progressiva comparsa dei telai, ma l’imprenditore era più un mercante, e i contadini arrotondavano così i proventi dei campi.

La proto-industria ha aperto la ricerca sulla famiglia contadina, su come viveva, e sulla pluralità dei mestieri che svolgeva (Italia: presenza di filande nelle fattorie); c’era una divisione fra mansioni maschili e femminili all’interno della famiglia. Furono le donne le prime ad andare a lavorare in fabbrica, poi furono gli uomini a lavorare in fabbrica e le donne nei poderi. Negli anni ’80 del XVIII secolo si aprono le manifatture. Nei momenti in cui c’è meno bisogno di lavoro nei campi gli uomini italiani andavano in fabbrica, poi tornavano nei campi.

Rivoluzione francese: sancisce una trasformazione enorme dal punto di vista politico, al di là della contingenza dello svolgimento reale della rivoluzione, Hobbsbawn mette in evidenza che con essa si delinea l’epoca della rivoluzione, cioè una fase in cui si susseguono diverse rivoluzioni borghesi, che incoraggiano la democrazia, almeno fino al 1848, anno del trionfo della borghesia, il cui centro propulsivo resta in Francia. Essa apre la strada alle rivolte che seguono la rivoluzione, un periodo storico travagliato e convulso, dopo la restaurazione Luigi XVIII concede la carta octroyee. Nel 1830 Carlo X cerca di reintrodurre il feudalesimo, inutilmente, ormai esso è troppo antistorico, un tentativo che causa la rivolta di Parigi. Ci sono molte interpretazioni sulla rivoluzione francese: anche sullo scoppio della stessa ci sono varie teorie. Dal punto di vista economico ci sono le interpretazioni opposte di Michelet.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Casalini Maria.
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