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a cura di

PASQUALE MIELE

Scienza

Scienza delle Finanze

delle

finanze RIMA

P

E

T

AR

P

FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE

CORSO DI LAUREA IN SCIENZA GIURIDICHE

ANNO ACCADEMICO 2014-2015

II ANNO – 1 SEMESTRE

O

indice

Introduzione: che cos’è la scienza delle finanze? pag. i

PARTE PRIMA

Efficienza allocativa pag. 4

Giustizia sociale pag. 13

I fallimenti di mercato pag. 24

Note a piè di pagina pag. 39

Acquista la seconda parte del corso per ave-

re anche: PARTE SECONDA

Introduzione al sistema tributario pag. 40

L’efficienza delle imposte pag. 42

L’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) pag. 54

L’imposta sul reddito delle società (IRES) pag. 71

L’imposta indiretta pag. 75

Le politiche di contrasto alla povertà pag. 79

40

Introd!ione: che cos’è la scienza delle finanze?

La è quella branca del sapere, di stampo prettamente economico, che studia

scienza delle finanze

tutti gli aspetti che interessano l’economia del settore pubblico (pubblic Questa nel corso

economics).

del tempo ha avuto una grande evoluzione, perché semplicemente è cambiato il settore pubblico:

modificando gli ambiti di intervento, il settore pubblico ha mutato la sua forma funzionale e

quindi la scienza che la studia ha dovuto adeguarsi.

Gli aspetti legati alla fiscalità sono presenti sin dalla dei popoli dell’antichità. Nel

res pubblica

corso del XVI e XVII secolo – con gli scolastici e i mercantilisti – si da nuovo vigore allo studio di

questi aspetti finanziari legati all’attività degli Stati. Nel ‘700, e poi nell’’800, i (cameralisti)

Kammel

iniziarono a ragionare su un insieme di precetti e di regole che dovevano accompagnare il sovrano

nell’emanare norme di carattere economico per i consociati. La vera espansione dell’economia

pubblica avviene nel momento in cui si iniziano a separare i patrimoni dei sovrani (ovvero le casse

private dei regnanti) rispetto al patrimonio pubblico. Dunque, con la separazione degli interessi dei

regnanti e della collettività, emerge l’esigenza di approfondire gli interessi delle scelte pubbliche (o

scelte economiche sociali). È ovvio che con la nascita degli Stati moderni occidentali e con

l’incremento dell’attività pubblica – negli ambiti di influenza del settore pubblico – la scienza delle

finanze ha accompagnato questi processi di ulteriore arricchimento da parte degli Stati.

Chi sono in termini storici i primi studiosi dell’economia pubblica e delle scienze delle finanze?

Già quando scrive “La (1786) si iniziava a ventilare una

Adam Smith ricchezza delle Nazioni”

esigenza di definire in modo metodologicamente rigoroso quelle che erano le tecniche e le

modalità di intervento dello Stato all’interno dell’economia; per non parlare di tutta una serie di

economisti – che fanno parte di tutto un filone che si è sviluppato prima in Inghilterra, poi in

e

Germania, in Austria e in Svezia – che hanno veramente tracciato il campo ed hanno aiutato a

el

definire i contorni del settore pubblico (tra questi ricordiamo Vixel, Betti, Ricardo). Tra la fine

dell’’800 e gli inizi del ‘900, l’Italia dettava legge nell’economia pubblica delle scienze delle finanze

Mi

(ricordiamo Barone, Mazzola, De Marco, Pantaleoni). le

Oggi l’economista più fidato è che, con il ha definito in

Richard Musgrave, three-branch model,

modo rigoroso sia gli ambiti di interesse di studio che quelli possibili di intervento pubblico. Egli

ua

distingue tre branchie fondamentali chiamandole funzioni: sq

Fa riferimento alla produzione dei beni e servizi pubblici (che sono un

funzione allocativa.

‣ fallimento del mercato: il mercato non li produrrebbe spontaneamente perché hanno delle

Pa

caratteristiche economiche particolari). Nella funzione allocativa l’ambito di studio è capire

perché e come lo Stato - in modo efficiente ed efficace - deve procedere alla produzione di

di

questi servizi pubblici. Qui entra in modo importante il primo principio fondamentale dei

sistemi tributari moderni: la cioè il

controprestazione, principio dell’imposta-prezzo.

Per quanto riguarda la produzione di beni e servizi pubblici, lo Stato si trova in un rapporto di

i

controprestazione rispetto ai consociati: mette a disposizione un bene o un servizio ed esige in

nt

cambio il prezzo, il quale, essendo un flusso monetario dal cittadino allo Stato, viene definito

pu

Questa è una delle giustificazioni per cui è possibile introdurre una tassa. In questo

imposta.

tema la scienza delle finanze si è espansa in un campo scientifico che si chiama, in un modo più

Ap

ampio, .

economia pubblica

Facendo riferimento all’ampliamento degli ambiti dell’operatività della nostra materia ci si

riferisce in particolar modo alle nuove esigenze delle attività di regolazione (ex ed dei

ante ex post)

1

i

mercati.

In realtà, l’evoluzione tecnologica - e quindi l’evoluzione dei mercati - ha reso necessarie altre

forme di intervento, che hanno sempre a che fare con questa dinamica legata alla allocazione

efficiente delle risorse.

Ci delimita il tema della giustizia sociale. Lo Stato interviene nell’economia

funzione redistributiva.

‣ per promuovere attività di redistribuzione del reddito e di ricchezze, perseguendo degli obiettivi

che non sono insiti, impliciti negli andamenti del mercato (è anche possibile che il mercato

porti a degli equilibri che siano equi, ma vanno verificati). Ci sono dei giudizi soggettivi in capo

al Governo (in termini di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato), ma in questo ambito ci

occuperemo della redistribuzione attraverso la Qui si afferma il principio,

tassazione.

comune a tutte le costituzioni moderne, secondo cui lo Stato, per finanziare la spesa pubblica, è

giustificato a prelevare coercitivamente dai cittadini delle porzioni di reddito che sono collegate,

basate sulla capacità contributiva (art. 53 Cost. italiana). Questo è il secondo principio cardine

che contraddistingue i sistemi tributari moderni (controprestazione imposta-prezzo).

Tale discorso vale se si rispetta il lo Stato si deve assicurare che

principio della progressività:

l’imposta sia crescente (in termini percentuali) al crescere del reddito. Bisogna creare, dunque,

un meccanismo per cui l’aliquota sia crescente a tassi crescenti (la regressività dell’imposta non

è accettata dalla nostra Costituzione).

(non trattata nel nostro corso). Ha a che fare con la funzione di

funzione di stabilizzazione

‣ intervento pubblico volta a garantire stabilità di crescita economica o di equilibro economico

tra gli Stati (macrofondata).

dunque, ci definisce i tre ambiti più pregnanti, più importanti dell’intervento pubblico

Musgrave,

(c.d. filoni di ricerca).

La legge di è importante perché ci fa capire come il settore pubblico cresce,

Adolf Wagner e

el

ovvero ci spiega le determinanti di quest’ultimo e la reazione che c’è tra settore pubblico e quello

privato. Questa dice che, nel momento in cui ci sarà crescita economica, il settore pubblico

Mi

crescerà sempre a tassi percentuali più elevati del settore privato. Quindi se l’economia cresce, vuol

dire che contemporaneamente il settore pubblico è cresciuto con percentuali più elevate di quello

privato. Ciò avviene perché, in termini molto sintetici, questo fenomeno deriva da una

le

complementarietà tra beni e servizi pubblici e beni e servizi privati. Per questi motivi gli

ua

investimenti infrastrutturali, che hanno così tante esternalità positive per tutti i settori

dell’economia (sia al pubblico che al privato), hanno un coefficiente di moltiplicatore sul PIL molto

sq

elevato.

Per promuovere la crescita, lo Stato dovrebbe investire in campi in cui il privato non può

Pa

intervenire ottimamente (es. lo sviluppo industriale, i processi di urbanizzazione, le reti stradali,

etc.), determinano una crescita della spesa pubblica che genererà esternalità positive anche nel

di

privato. i

nt

pu

Ap 2 ii Parte

Prima

3

Efficienza allocativa

1. Come può funzionare un sistema economico generale?

Ci occuperemo delle giustificazioni dell’intervento pubblico per riuscire a capire dove

lo Stato, al margine, è giustificato ad intervenire. Bisogna partire dalla situazione in cui

il sistema economico generale funziona, ovvero permette il raggiungimento delle

condizioni di efficienza allocativa. Questa esposizione del sistema di equilibrio

economico generale va a cristallizzare il così detto primo teorema dell’economia

del benessere:

Ogni sistema economico generale, se funziona in concorrenza perfetta, genera degli equilibri efficienti.

Definiremo questo equilibrio come ottimo paretiano.

Il modello di equilibrio economico generale è molto semplice in termini di contesto

in cui ci muoviamo. Hp:

- (x, y) {

due imprese isoquanti e isocosti

- (K, L)

due fattori produttivi { sono beni privati, dunque c’è

interdipendenza nelle scelte

- (a, b)

due categorie di consumatori { tutti gli “a” sono uguali e tutti i “b” sono

uguali (curve di indifferenza e retta di

e

bilancio) el

- (X, Y)

due beni di consumo { sono privati e dunque rivali nel consumo

Assumiamo che siamo in concorrenza perfetta, quindi c’è simmetria di informazione

Mi

da parte degli agenti economici. Le imprese sono la tecnologia è data (è

price taker,

accessibile a tutti), i beni sono privati, non ci sono variabili di forza contrattuale tra i

le

consumatori (i consumatori sono uguali in termini di potere contrattuale), etc.

ua

Il problema che noi affrontiamo nel modellizzare un qualche cosa che deve

esprimere un equilibrio di più operatori economici (sia sul versante della produzione

sq

che su quello del consumo) è che dobbiamo usare isoquanti e isocosti di due imprese

contemporaneamente. Non solo. Pa

Sul versante della produzione, essendo K e L input scarsi in natura e rivali, se una

delle due imprese consuma una porzione di K l’altra avrà il K restante (c.d.

di

la scelta di una influenza quella dell’altra). Sul

interdipendenza nelle scelte:

versante del consumo abbiamo due operatori (a, b) che hanno dei gusti e delle

i

preferenze ed il loro obiettivo è quello di massimizzare la propria utilità. Dunque il

nt

problema è analogo a quello delle imprese: se uno dei due consuma una porzione di x o

pu

di y, all’altro rimane il restante (beni privati, ossia rivali nel consumo).

In tutto questo sappiamo che dovremmo utilizzare isoquanti-isocosti e curve di

Ap

indifferenza-retta di bilancio. L’unica cosa che manca è capire qual è il contesto

4

matematico in cui ci dobbiamo muovere per prendere in considerazione queste scelte in

modo simultaneo.

Per giungere alle condizioni di efficienza analitica, ovvero all’efficienza del sistema

economico, dobbiamo fare tre tappe intermedie:

1)Ottimo (o bisogna

di produzione efficienza allocativa della produzione):

mettere insieme produzione e consumo, calcolando tutte le infinite possibilità di

allocazione dei due beni K e L per capire qual è l’ottimo della produzione (come

fanno le due imprese, dati K e L, a produrre i beni in modo da non creare

inefficienze allocative nella produzione).

2)Ottimo di scambio.

3)Condizione 1 2.

di equilibrio generale: ⋃

Tutti e tre questi passaggi comportano la fissazione di una regola che consente di

individuare l’efficienza allocativa.

1.1 Ottimo di produzione

Ciò che ci permette di analizzate tutti e due i fattori è la scatola di Edgeworth.

Nella i limiti sono fissati dalla combinazione di e

scatola di Edgeworth della produzione K

L. e

el

Mi

le

ua

sq

Pa

Dentro la ci sono le possibili combinazioni di ed dato il limite fisico del

E.Box K L,

100K e 800L a disposizione del sistema economico generale. La è una “magata”,

E.Box

di

perché ci consente di comprendere le interdipendenze delle possibili scelte che fanno le

imprese in modo di comprenderne la reciproca influenza che generano nell’impiego

i

delle risorse. nt

I punti α e γ si chiamano “corner solution”.

Siccome ci sono infinite combinazioni di e di nella noi dobbiamo capire

K L scatola,

pu

quali sono quelle efficienti, ossia dobbiamo individuare la condizione di ottimalità della

Ap

produzione che spiega come le imprese possono produrre la torta da immettere sul

mercato in modo efficiente (senza sprechi). 5

Noi sappiamo che all’interno della le combinazioni di e che stanno in

E.Box, K L

prossimità di comportano un sottostante che ci dice che la maggior parte di e le

O K L

y

sta impiegando l’impresa Tracciando mappe di isoquanti di x sappiamo che

x.

allontanandosi via via da avremo valori della produzione sempre più grandi.

O x

Analogamente si ottengono gli isoquanti dell’impresa y.

Nella si possono produrre combinazioni alternative di e di ma quelle

scatola x y,

efficienti si trovano in tutti i punti di tangenza tra gli isoquanti. Dunque è un ottimo

E

*

di produzione con riferimento specifico ai livelli di produzione (x ,y ). Per individuare la

1 3

condizione generale dell’ottimo della produzione in tutta la scatola, cioè per tutte le n

combinazioni possibili, si deve esprimere questa relazione in termini (non

aspecifici

contestualizzandoli agli specifici isoquanti): e

el

Qual è la frontiera che mi fa vedere tutti i punti di ottimo della produzione? È la

funzione che congiunge tutti i punti di tangenza, ossia quelli che rispettano la prima

Mi

legge dell’economia del benessere, e si chiama curva di trasformazione. Essa, quindi, è

l’insieme dei punti che soddisfano il requisito dell’efficienza della produzione.

le

ua

sq

Pa

di

i

nt

pu

Gli economisti usano l’espressione “curva per esprimere un concetto,

di trasformazione”

Ap

ovvero quello di individuare e delimitare i punti in cui la trasformazione da beni

strumentali a beni finiti (da input ad output) avviene in modo efficiente.

6

La prima condizione è stata soddisfatta e sappiamo esattamente la regola che rende

vera l’ottimo della produzione. Ulteriormente diciamo che tale regola è endogena, cioè

che a prescindere da dove si parte e dai prezzi il mercato arriva a quella distribuzione

che soddisfa questi requisiti. Il problema è che ora abbiamo individuato tutti i punti

ottimi della produzione, ossia “torte alternative”. Quindi ed sono porzioni di questa

x y

torta variabile. La questione sta nel capire come queste quantità vengono introdotte sul

mercato dei beni del consumo.

Sul consumo noi utilizziamo curve di indifferenza e retta di bilancio. C’è bisogno di

un ulteriore passaggio per introdurre le quantità al posto di e Come si fa a tener

K L.

fermo questo concetto ed a inserirci dentro la tematica dello scambio? La curva di

trasformazione tiene ferma la condizione di ottimo della produzione. Possiamo

“plottare” quelle che sono le quantità che si raggiungono nei punti di ottimo in un altro

grafico in cui utilizzeremo le quantità sugli assi per esprimere i punti efficienti.

Sugli assi in questo caso mettiamo ed

X Y. e

el

Mi

La frontiera di produzione garantisce l’ottimalità di produzione in ogni suo punto,

le

perché esprime delle combinazioni alternative dei beni che rispettano la scelta ottimale

ua

sottostante dell’uguaglianza tra i saggi marginali. Il ci dice esattamente quanto

TMT

all’aumentare di un bene bisogna diminuire l’altro per preservare la condizione di

sq

ottimalità della produzione. Pa

1.2. Ottimo di scambio di

Siccome nel consumo abbiamo sempre due soggetti che hanno il limite della

finitezza della torta e che si influenzano reciprocamente nel consumo dei pezzi di quella

torta, avremo bisogno della In questo caso i limiti

scatola di Edgeworth dello scambio.

i

nt

funzionali della sono fissati dalle imprese, poiché dipendono dalla

E.Box dello scambio

quantità dei beni che le imprese immettono sul mercato. Ogni punto della curva di

pu

trasformazione indica un paniere e per questo motivo avremo infinite E.Box dello

Ap

φ.

Prendiamo la torta

scambio. 7

Il ci dice quanto al diminuire di un bene devo incrementare l’altro per restare

TMT

sulla frontiera di produzione (per restare efficiente).

Come funziona la Ipotizziamo che le categorie di consumatori e

E.Box dello scambio? a

possono consumare e .

b y x

0 0 e

el

Mi

le

ua

Il luogo dei punti in cui si verifica l’uguaglianza tra i saggi di sostituzione rappresenta

sq

la curva dei contratti. La curva dei contratti contiene e ci indica le n combinazioni

efficienti dello scambio. Pa

Per ogni punto di scelta produttiva efficiente ci sono infinite combinazioni

“efficientissime” dello scambio. di

i

nt

pu

Ap 8

1.3. Condizione di equilibrio generale

In questo processo logico, noi abbiamo il problema che ci troviamo di fronte ad un

punto di ottimo della produzione infiniti punti di ottimo dello scambio, ossia non

vs

abbiamo una soluzione definita del pr

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pasQuiino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Castaldo Angelo.
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