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Introduzione e debito pubblico

«Public Economics is an exciting topic. It deals with key issues facing governments all around the world. The subject matter – taxes, government spending, and the national debt – is very much in the minds of citizens and their elected representatives. What is more, it draws on the whole range of economics. To understand public policy, it is necessary to consider how households and firms make decisions, how they interact in a market economy, and how an economy develops over time.»

Introduzione

La scienza delle finanze riguarda lo studio del ruolo dello Stato in un sistema economico basato sul mercato privato.

Le quattro domande della scienza delle finanze

  • Quando lo Stato dovrebbe intervenire nel sistema economico di mercato?

Secondo la teoria economica, l’equilibrio di mercato concorrenziale è efficiente. Il primo teorema dell’economia del benessere afferma che ogni equilibrio di mercato è efficiente se sono verificate alcune condizioni:

  • Concorrenza perfetta
  • Assenza di beni pubblici
  • Assenza di esternalità
  • Informazione completa

Tuttavia, secondo la teoria economica, l’equilibrio di mercato concorrenziale è l’esito più efficiente. Ma allora perché lo Stato dovrebbe intervenire? Per due motivi:

  • L’esistenza di fallimenti del mercato -> problemi a causa dei quali l’economia di mercato non massimizza l’efficienza; questi si verificano quando non sono realizzate le condizioni del primo teorema, ossia quando:
    • I mercati non sono concorrenziali
    • Beni di cui la collettività ha bisogno sono «beni pubblici»
    • Sono presenti esternalità (esempio: vaccinazioni)
    • Sono presenti asimmetrie informative
  • Anche se il mercato funziona bene, un esito efficiente non è necessariamente sempre socialmente desiderabile.

La redistribuzione -> il trasferimento di risorse da un gruppo all’altro all’interno della società. Di solito, la redistribuzione comporta perdite di efficienza (redistribuzione spinge individui a modificare il proprio comportamento e discostarsi dal punto di massimizzazione dell’efficienza): trade-off equità/efficienza. Se si tassano più i ricchi per dare ai poveri -> i ricchi lavorano di meno perché non ricavano più la stessa quantità di denaro dal lavoro, poveri lavorano di meno perché possono permettersi di lavorare meno assiduamente per mantenere lo stesso tenore di vita.

  • Come lo Stato dovrebbe intervenire nel sistema economico di mercato?

Lo Stato può sostituirsi al mercato privato oppure regolamentarlo. Tra gli strumenti a disposizione dello Stato per svolgere il suo ruolo nelle economie di mercato ci sono:

  • Spese pubbliche
  • Entrate pubbliche

Ci sono diversi interventi possibili:

  • Tassare o sussidiare le vendite o gli acquisti privati, usare il meccanismo dei prezzi, variando il prezzo di un bene per incoraggiarne o scoraggiarne l’uso, attraverso due strumenti:
    • Le tasse/imposte aumentano il prezzo praticato nelle vendite o negli acquisti privati che sono sovraprodotti
    • I sussidi abbassano il prezzo praticato nelle vendite o negli acquisti privati di beni che sono sottoprodotti
  • Limitare o imporre le vendite o gli acquisti privati
  • Fornitura pubblica
  • Finanziamento pubblico di fornitura privata

Beni pubblici puri e impuri

I beni pubblici puri sono identificati da due caratteristiche: sono non rivali nel consumo (il mio consumo non influisce sul consumo degli altri) e non escludibili. La maggior parte dei beni a cui ci riferiamo parlando di beni pubblici sono in realtà impuri, che soddisfano le due condizioni in qualche misura, ma non pienamente. Beni sia escludibili che rivali sono privati puri.

Due tipi di beni pubblici impuri:

  • Escludibili, ma non rivali (es. tv via cavo, uso di altri non diminuisce mia possibilità di uso)
  • Rivali ma non escludibili (es. passeggiare su marciapiede affollato riduce fruizione per altri cittadini). Sono noti come beni comuni.

Beni pubblici puri invece sono rari. Es: difesa nazionale: non è rivale, non è escludibile. Sono dotati di grandi esternalità positive.

  • Quali sono gli effetti di ciascun intervento?

1. Effetti diretti: gli effetti degli interventi pubblici che si potrebbero prevedere se gli individui non cambiassero il proprio comportamento in risposta a tali interventi.

2. Effetti indiretti: gli effetti degli interventi pubblici che si manifestano solo perché le persone cambiano il proprio comportamento in risposta agli interventi. Es. rinuncio alla mia assicurazione privata perché lo stato ne mette a disposizione una pubblica. Esempi (ripresi in seguito): istruzione pubblica gratuita; sistema pensionistico pubblico.

  • Perché lo Stato interviene nel sistema economico in un certo modo e non in un altro?

Perché si osservano interventi pubblici inappropriati? Anche lo Stato può andare incontro a fallimenti. Ad esempio, difficoltà informative e problemi di cattura da parte di lobby e gruppi di interesse potrebbero allontanare l’intervento pubblico dagli obiettivi dell’efficienza e dell’equità distributiva.

Gli Stati non sempre scelgono esiti efficienti o socialmente desiderabili. Esistono anche i fallimenti dello Stato:

  • Esistono anche i vincoli politici.
  • Gli Stati incontrano enormi difficoltà nel comprendere che cosa vogliono i cittadini e nell’elaborare politiche che soddisfino quei desideri.

Political economy: teoria che studia il processo politico che porta lo Stato a scegliere politiche che influenzano gli individui e il sistema economico nel suo complesso.

Le entrate pubbliche

Tasse -> corrispettivi di alcuni servizi erogati dallo Stato che sono specificatamente richiesti dai cittadini (principio del beneficio); ad esempio le tasse scolastiche, universitarie, ecc.

Imposte -> prelievi coattivi di denaro senza vincoli di destinazione (principio della capacità contributiva), ossia l’ammontare è legato alla mia capacità di contribuire.

Esempio: Pensiamo di essere in un paese dove vi è una flat tax -> aliquota unica del 20% che viene applicata al reddito; X1 che ha reddito 100 e X2 che ne guadagna 200; quanto devono pagare? X1 pagherà 20$, mentre X2 pagherà 40$. Ma potrebbe esserci un altro tipo di imposta, es. se guadagni meno di 100 allora paghi il 20%, mentre se guadagni più di 100 allora paghi il 30%; quindi X1 pagherebbe 20, mentre X2 pagherà sui primi 100 di reddito pagherà 20% (20$) mentre sugli altri pagherà 30% (30$).

Contributi sociali -> prelievi commisurati al reddito dei lavoratori dipendenti e autonomi finalizzati al finanziamento delle prestazioni sociali (es. pensioni).

Debito pubblico

Deficit e debito pubblico

In una famiglia le spese devono essere finanziate da entrate. Ogni eccesso è un surplus che può essere risparmiato. Viceversa, ogni eccesso di spese rispetto alle entrate è un deficit. Così vale anche per lo stato. Se le entrate pubbliche superano le spese pubbliche si crea un surplus di bilancio, altrimenti un deficit o disavanzo di bilancio. Per finanziare il deficit, lo stato si deve indebitare. Ogni euro di deficit pubblico contribuisce a creare lo stock di debito pubblico. Il debito pubblico misura l’accumulazione dei deficit nel tempo.

  • Deficit (o Disavanzo)/PIL: spese totali - entrate totali = deficit; spese totali/PIL - entrate totali/PIL = deficit/PIL. “Indica quanta parte della ricchezza nazionale dovrebbe essere utilizzata per coprire le spese dello Stato (interessi passivi inclusivi) eccedenti rispetto alle entrate”. Se si guadagna meno di quanto si spende si è in disavanzo, sennò in avanzo.
  • Deficit (o Disavanzo) primario/PIL: spese totali - entrate totali - interessi = deficit primario; deficit- spesa per interessi = deficit primario. Indica l’attitudine a creare debiti (se positivo) o la capacità dello Stato di risparmiare (se negativo).
  • Debito/PIL: accumulazione del deficit nel tempo.

Deficit e disavanzo primario rappresentano due principali indici di misurazione delle variazioni del debito pubblico.

Le determinanti della crescita del debito pubblico/PIL

Gt -> spesa primaria, ovvero la spesa totale al netto della spesa per interessi, dello Stato in t;

  • Tt -> entrate totali nell’anno t;
  • Bt -> debito contratto nell’anno t;
  • i -> tasso d’interesse sul debito.

Immaginiamo di essere in un anno 0, e immaginiamo che: Do = Go-To > 0. quindi parliamo di disavanzo o deficit primario. La presenza di un deficit crea la necessità di contrarre un debito, Bo; che sarà gravato da interessi da pagare nei periodi successivi al tasso i.

Immaginiamo quindi di arrivare all’istante di tempo t, il disavanzo o deficit al momento t sarà:

(1) Dt = Gt-Tt + iBt-1 (spesa per interessi dal momento che Gt è al netto di tale).

Se Dt > 0 anche questo deficit andrà coperto con un ulteriore debito o con l’emissione di moneta (non più concesso dal 1990), quindi: (2) Dt = Bt - Bt-1 + Mt - Mt-1 Assumendo che il deficit NON possa essere finanziato con l’emissione di moneta (accordi di Maastricht) combinando la (1) e (2) si ottiene: (3) Bt - Bt-1 = Gt - Tt + iBt-1 incremento dello stock del debito.

Ancora avremo che:

  • Yt = PIL nell’anno t
  • n = tasso di crescita del PIL: Yt = (1+n) Yt-1 oppure Yt-1/Yt = 1/(1+n)
  • gt = Gt/Yt
  • tt = Tt/Yt
  • bt = Bt/Yt = rapporto debito/PIL

Dalla (3) si ottiene il vincolo di bilancio dinamico dello Stato:

(4) Bt/Yt - Bt-1/Yt x (Yt-1/Yt-1) = Gt/Yt - Tt/Yt + iBt-1/Yt x (Yt-1/Yt-1) bt-Bt-1/Yt-1 x (Yt-1/Yt) = gt- τ + iBt-1/Yt-1 x (Yt-1/Yt) tbt-bt-1 x 1/(1+n) = gt- τ + ibt-1 x 1/(1+n) tbt = gt - τ + bt-1 x (1+i)/(1+n) t

Quindi il rapporto debito/PIL in un determinato anno è maggiore:

  • Più elevato è il disavanzo primario, gt - τ
  • Più elevato è il rapporto debito/PIL di partenza, bt-1
  • Più elevato è il tasso di interesse sul debito, i
  • Minore è il tasso di crescita del PIL, n.

La differenza del rapporto da un anno all’altro è pari a:

(5) bt-bt-1 = gt-τ + bt-1 x (1+i)/(1+n) - bt-1t bt-bt-1 = gt-τ + x (i-n)/(1+n) t In particolare, se si vuole stabilizzare il rapporto debito/PIL si deve fare in modo che bt-bt-1 = 0 e quindi:

(6) gt-τ + bt-1 x (i-n)/(1+n) = 0 t τ t-gt = bt-1 x (i-n)/(1+n) l’avanzo primario (τ t-gt) necessario per stabilizzare il rapporto debito/PIL da un anno all’altro deve crescere:

  • Al crescere del rapporto debito/PIL di partenza, bt-1
  • Al crescere del tasso di interesse sul debito, i
  • Al decrescere del tasso di crescita del PIL, n.

Se vogliamo far diminuire il rapporto debito PIL cosa dobbiamo fare? Vogliamo che bt-bt-1<0. Potremmo avere diverse situazioni:

  • gt-Tt>0
  • gt-Tt<0
  • i>n
  • i<n

Il rapporto diminuirà in due casi:

  • Se gt-Tt<0, ciò vuol dire che c’è un avanzo primario;
  • i<n, il tasso di interesse più basso del tasso di crescita del PIL.

Il rapporto aumenterà in due casi:

  • gt-Tt>0
  • i>n

Situazioni intermedie:

  • gt-Tt>0 + i<n, quindi il primo termine positivo e il secondo negativo; il cambiamento dipenderà dal peso che tali termini hanno nell’equazione
  • gt-Tt<0 + i>n, quindi il primo termine negativo e il secondo positivo

N.B. Mentre la relazione tra i ed n dipende principalmente dal mercato, l’operatore pubblico non può far altro che lavorare maggiormente sul secondo termine. Il rapporto rimarrà invariato, ovvero non aumenterà o diminuirà nel tempo; mettendo quindi bt-bt-1=0 -> gt-Tt+ i-n/i+n x bt-1=0; Tt-gt= i-n/i+n x bt-1.

  • Se ci troviamo in una situazione per cui: i>n allora ho bisogno che
  • Se i<n, allora devo creare un disavanzo

Deficit, debito e regole fiscali europee

I Paesi possono decidere di introdurre regole fiscali per cercare di evitare di introdurre politiche fiscali non responsabili che portano ad aumenti di spese esagerati rispetto a quanto un paese possa sostenere; questo diventa particolarmente importante in UE quando si è data alla BCE la politica monetaria, ma a ogni paese è rimasta quella fiscale. I vincoli esterni servono per disciplinare le entrate e le uscite degli stati membri.

Le prime regole fiscali le troviamo negli anni ’90 con il Trattato di Maastricht (1992) e la conseguente formazione dell’unione monetaria, con due vincoli:

  • Deficit o disavanzo complessivo (non può superare il 3% del PIL); con il tempo tali politiche sono state aggiornate, ad esempio è stato stabilita la necessita di un saldo strutturale di pareggio, vero non basta più il 3%, ma le entrate e le spese in rapporto al PIL devono essere uguali a 0 o almeno deve esserci una ragione determinata da situazione legate al mercato per giustificare -> il deficit deve quindi essere pari a 0 -> entrate totali 0 spese totali. In caso di recessione, l’effetto negativo del ciclo economico rende ammissibile un deficit pubblico che comunque non deve superare il tetto del 3 per cento.
  • Debito pubblico (non può superare il 60% del PIL); viene richiesto che il rapporto debito/PIL, la dove sia > del 60% deve essere ridotto di 1/20 dell’eccedenza rispetto al 60% (con una certa flessibilità).

Per raggiungere obiettivo del bilancio europeo a partire dal 2014 in Italia vengono apportate delle aggiunte alla Costituzione affinché il vincolo europeo diventasse anche nazionale:

  • Art. 81, commi 1 e 2, della Costituzione (in vigore dal 2014):
    “1. Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. 2. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.”
  • Art. 97, comma 1, della Costituzione:
    “1. Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell'Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.”

Conclusioni

Lo Stato svolge un ruolo centrale nella vita di tutti i cittadini, c’è un dibattito su se questo ruolo debba restare immutato, ampliato o ridotto.

Istruzione

L’istruzione è un tema molto dibattuto nell’ambito delle politiche pubbliche. In tutti i paesi avanzati l’istruzione è tra le più importanti voci di spesa pubblica. In Italia nel 2015 l'istruzione rappresentava il 7,9% del totale della spesa pubblica. I risultati in termini di apprendimento sono vicini alla media OCSE, ma altri paesi ottengono risultati simili o anche migliori con una spesa per istruzione inferiore.

Il finanziamento pubblico dell’istruzione: trade-off?

Qual è il livello «ottimale» dell’investimento in istruzione? C’è un trade-off tra:

  • Garantire autonomia a scuole e famiglie; ovvero fare delle scelte autonome su che tipo di istruzione portare avanti per i propri figli
  • Assicurare risultati scolastici omogenei sia rispetto alla dimensione geografica sia rispetto alla provenienza sociale

Come possiamo misurare questi risultati in termini di apprendimento (ipotesi)?

  • Test standardizzato (es. test invalsi o PISA)
  • Voto diploma
  • Produttività sul lavoro
  • Numero laureati, chi ha solo scuola primaria o secondaria

Perché lo Stato dovrebbe occuparsi di istruzione?

Come giustificazioni possiamo per prima cosa considerare che:

  • Non è un bene pubblico puro: è sia escludibile che rivale (il fatto che io abbia accesso a un’istruzione può impedire a qualcun altro di accedervi)
  • Genera esternalità positive che possono giustificare un ruolo dello Stato nella sua fornitura; ci sono due tipi di esternalità:
    • Produttività -> L’istruzione aumenta la produttività e questa crea un vantaggio per la società attraverso “l’effetto spillover” sulla produttività complessiva e/o le maggiori imposte (i nostri salari saranno più elevati laureandoci piuttosto che se ci fermassimo alla maturità, questo allo stesso tempo vuol dure che nel tempo saremo chiamati a pagare maggiori imposte). Spillover: fenomeno per cui un’attività volta a beneficiare un determinato individuo produce effetti positivi anche su altri individui.
    • Cittadinanza - L’istruzione può rendere i cittadini elettori più informati e attivi, migliorando la qualità del processo democratico; meno criminalità e più sicurezza, più integrazione (Lochner e Moretti 2004); miglior integrazione degli immigrati nel paese d’arrivo; miglior stato di salute, meno fumo e alcol
  • Fallimento del mercato del credito per l’istruzione: alcune famiglie non possono affrontare i costi dell’istruzione privata, anche se hanno figli di talento che, se istruiti, aumenterebbero il surplus sociale totale. Senza istruzione pubblica, molte famiglie dovrebbero indebitarsi per pagare l’istruzione dei loro figli (prestiti); questo mercato non funziona bene, in particolare per l’istruzione primaria e secondaria (infatti chi sarebbe disposto a prestarmi tali soldi per una scuola primaria e secondaria? Non esistono istituzioni che ci facciano ottenere un prestito per tali livelli scolastici, perché non vi sono garanzie di ritorno economico immediato).
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bocconi08 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Casarico Alessandra.
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