Istituzioni di regia 2013/2014
Cos'è il teatro e l'arte?
Arthur Rimbaud, poeta francese, si domanda a cosa serve il suo mestiere e a cosa serve l'arte. Essendo il teatro una forma d'arte si chiede se serve a qualcosa o è un semplice passatempo, si chiede per quale fine nasce l'arte. Le cose che riguardano l'uomo nascono da una necessità dell'uomo. Arte: appartenenza ad una specie.
Il teatro secondo Roland Barthes
Roland Barthes definisce il teatro uno spazio acustico dove risuona la voce dell'uomo. Il teatro è prima di tutto un'attività sensoriale che passa attraverso l'udito e la vista, con la distinzione che:
- La vista è creata sulla dialettica → guardare-vedere (possono guardare ma non vedere)
- L'ascolto → ascoltare-sentire (noi ascoltiamo ma non è detto che riusciamo a sentire)
Vedere e sentire sono le tappe per conoscere e capire e può farlo solo l'uomo attraverso l'arte. L'arte è in bilico tra guardare e vedere / ascoltare e sentire.
Rorty e la percezione sensoriale
Richard Rorty, filosofo, afferma che tutto ciò che è attività sensoriale, attraverso l'arte diviene astratto, l'arte trasforma la nostra esperienza in pensieri astratti. Siamo condannati a percepire la percezione che termina solo con la morte. La conoscenza si divide in cose che si sanno e non si sanno, dinanzi alle cose che si sanno si possono sempre sapere meglio, quelle che non si sanno si possono imparare.
La seconda condanna è quella comunicativa, siamo dotati di strumenti comunicativi, siamo fatti per comunicare. Dotati di 2 linguaggi:
- Numerico (ciò che trasforma in astratto)
- Analogico (tutto ciò che non è numerico, è verbale, gli animali sono dotati di questo linguaggio)
Quando l'uomo comunica è maggiore la percentuale di linguaggio analogico, 80% rispetto al 20% di linguaggio numerico. L'analogico influenza il numerico.
Oliver Sacks e la comunicazione
- L'uomo che prese sua moglie per un cappello
- Risveglio
"In un reparto del suo ospedale erano ricoverati pazienti con stesse problematiche, erano state private di linguaggio, non sapevano tradurre il suono in linguaggio. Imparano il linguaggio dei sordomuti."
Il dibattito tra Eco e Lyotard
Il dibattito tra Eco e Francois Lyotard verteva sul teatro, Eco sosteneva che ogni linguaggio è decodificabile, per quanto complesso. La comunicazione è fatta di segni, che passano attraverso i gesti, che possono essere trasformati in significato. Il mondo del teatro è fatto di segni decodificabili anche se complessi, hanno un significato. Ogni gesto può essere trasferibile da analogico a numerico.
Lyotard si opponeva affermando che ogni forma di comunicazione non può prescindere da un trasferimento di energia.
La scuola di Watzlawick
La scuola di Paul Watzlawick (austriaco) afferma che l'immaginazione paradossale è impensabile proibire la percezione e la comunicazione. "Anche non comunicando si comunica di non voler comunicare". Il lavoro dell'uomo è preoccuparsi dell'altro, per il teatro l'importante è la realtà e gli altri.
La storia di Edipo
Spesso non ci si spinge di comprendere la realtà perché ostacolati dalla morte, l'uomo dovrebbe interrogarsi come fa Edipo (chi siamo, da dove veniamo). La storia di Edipo è quella di un uomo che, fuggendo da Corinto, subisce un incidente, uccide tutti perché perde il lume della ragione. Giunge a Tebe che è sottomessa alla sfinge → interrogativo che Edipo vuole risolvere, comincia la pestilenza e si rivolge all'oracolo di Delfi e Apollo. Si prefigge di scoprire l'assassino di re Laio.
Teatro e verità
Il primo gesto che l'uomo fa per capire chi è, è interessarsi della religione. Dalla religione nasce l'esigenza della verità, attraverso una realtà precettistica e comunicativa è possibile giungere alla verità. La ricerca porta Edipo a capire che i suoi genitori sono adottivi, ed è lui l'assassino di Laio suo padre. Sposa la madre e fa dei figli a cui è padre e fratello. A questa scoperta la moglie si uccide e lui si cava gli occhi con le spille della moglie. È condannato a non conoscere e vedere, conosce la sua verità biologica ma non capisce il perché di quello che gli è successo. Il teatro verte su questo dualismo.
Il teatro e la ricerca della verità
Uno dei più grandi artisti del '900 è Brook, afferma che il teatro è quella strana cosa dove un'attività di ceramica è un'attività artigianale. La scoperta del male e del bene sono due categorie della verità e della condizione umana, una verità misurabile. La verità che cerca l'arte è una verità di natura differente: arte e teatro interessano ciò che non è misurabile.
Holderlin, poeta impazzito a 37 anni, testo drammatico è l'Empedocle, due traduzioni dal greco, una riguarda l'Antigone e Edipo. Nell'Antigone vi è il Deion, che lui traduce come smisurato, l'uomo è condannato alla sua smisurabilità. La questione tra misurato e smisurato è antica e il teatro si trova tra l'uno e l'altro. Lui è il primo a notare che Eraclito aveva affermato che la verità non si trova nella religione ma nell'arte.
Realtà e finzione
Montaigne, pensatore francese, talvolta l'uomo respira altre scorreggia, è sempre aria umana. Problematica: realtà e altri. Gli altri e la realtà spesso coincidono. Si ritiene che quando è in gioco la realtà, è interesse solo della storia e della religione in quanto qualcosa di complesso che è indagabile solo dal punto di vista scientifico e che l'arte non può occuparsi della realtà poiché la deturpa, la falsifica.
Rousseau afferma che il teatro non è in grado di occuparsi di realtà perché la maschera. Il teatro teme il confine tra visibile e invisibile. Non c'è distinzione tra arte e realtà. Rothko, pittore astratto, si suicida nel 1970, figlio di ebrei, riesce a fuggire in America, divenendo un importante pittore nel dopoguerra (contemporaneo alla pop art) diviene famoso perché dipinge tele monocromatiche, che non hanno niente a che fare con la realtà. Lui si definiva un realista, perché ogni tipo di arte è realista. L'80% dell'arte è fatta da chi la guarda, lui affermava: sedetevi davanti i miei quadri e osservateli. Credeva nella necessità dell'arte. Urla il suo essere realista. Tutte le sue opere cercano di rappresentare la realtà. Tra arte e realtà non c'è nessun limite qualitativo.
Todorov e l'arte
- L'arte è la forma più densa ed eloquente della realtà
- L'arte, il teatro, e la letteratura ci rendono migliori conoscitori della nostra specie
Peter Brook afferma che il teatro non va dimenticato, è una forma della realtà che espelle ciò che è scarsamente insignificante. Tra le tele di Rothko e i Girasoli di Van Gogh non c'è differenza, entrambi devono vedere la realtà per rappresentarla nella loro versione.
Giornalismo e realtà
Il giornalismo è un modo per raccontare la realtà. L'unico modo per raccontare la realtà mutabile, è essere freddi uscire dalla propria personalità. Il teatro per rappresentare la notizia tragica o qualsiasi altra realtà si trasforma. Il giornalismo si fonda sulla realtà per raccontare un fatto accaduto, da più punti di vista, da storici si deve osservare da lontano.
Perché si piange nella rappresentazione della realtà nel film e non nella realtà? Amleto, principe di Danimarca, fa una profonda riflessione tra realtà e teatro, nel suo monologo. Centrale per il teatro è essere bravi in modo tale da suscitare reazioni. Aristotele si interessa dell'estetica del teatro, parla della catarsi comica, si interroga sul significato del teatro e la finzione teatrale. Afferma: Meglio una cosa verosimile e non vera di una cosa vera e non verosimile.
Pearce → "l'esercito della salvezza", tratta di un'organizzazione religiosa, formata da laici che svolge un'attività di sostegno, esiste ancora oggi. Basa la propria attività sul teatralismo (canti balli suoni tipici) si batte contro l'alcolismo. Pearce racconta che a Londra l'esercito battendosi contro l'alcolismo organizza uno spettacolo teatrale contro l'alcolismo, con un attore che fa finta di essere ubriaco. Spettacolo che ha molto successo. Una sera l'attore non si trova e l'esercito trova il sostituto in un sobborgo, un vero ubriaco. Lo spettacolo non avrà successo. La verità del vero ubriaco sulla scena non è efficace (parla a vanvera, non è udibile). La sua voce non risuona nello spazio acustico e quindi non è comunicativo. Nel finto ubriaco c'è molta verità. Ogni forma d'arte si forma sulla radicale falsificazione. Non importa se una cosa sia vera o non sia successo, l'importante è che quando viene raccontato sembri vera.
Langhoff e il teatro di Berlino
Langhoff e la moglie Margarite appena tornano a Berlino riaprono il teatro. Perché? Perché proporre il dolore a teatro quando già esiste nel mondo? (GUERRA) L'attrice che nel teatro di Berlino recita la parte di Ecuba → viene interrotta perché non rappresenta a teatro quel dolore che lei stessa ha provato nella vita. Margarite afferma che quell'attrice non è sincera, richiamando il principio aristotelico. Non è lei fa finta di essere lei. Se ho visto il vero come posso credere al falso?
Personaggio e attore
Otomar Krejca → regista praghese: per quanto possa essere una sola persona, l'attore sarà sempre più morale di lui. Il personaggio non sopporta né il ruffiano né lo stupratore. Il personaggio è di più di un essere umano vero, il personaggio li rappresenta tutti. Todorov: il terreno della letteratura non è il terreno della verità, ma dell'esperienza degli altri, il fine non è la conoscenza della verità ma la comunicazione. Krejca → afferma che visto che il personaggio non si conosce, bisogna rispettarlo e raccontarlo nella sua ricchezza.
- Essere morali nei confronti di un personaggio è più importante che esserlo, nei confronti di un essere umano.
- Il ruffiano sfrutta il personaggio, lo racconta mandando avanti lui, forma di insincerità che turba il teatro di Berlino.
- Lo stupratore è il contrario, l'attore che raffigura il personaggio per sbrodolare la propria emotività. Il paradosso dell'attore oscilla tra il massimo rispetto della confessione di se e nel massimo del rispetto dell'altro → il personaggio.
Jean Cocteau definisce l'attore un mostro sacro. Mostro perché finge e dovrà essere scontato che sia un mostro per puntare tutto sul sacro, per amplificare le capacità sensoriali della conoscenza degli altri. Posso commuovermi di fronte ad una tragedia anche senza aver mai incontrato il dolore nella mia vita.
Todorov: incontrare l'esperienza di altri individui, personaggi nuovi è come incontrare nuovi volti, con la differenza che possiamo scoprirli dall'interno, attraverso il loro autore, non si tratta di elementi astratti, per questo è difficile descriverli, incontriamo un modo nuovo di essere. L'incontro non cambia l'essere noi stessi ma il nostro modo percettivo. I romanzi non forniscono una nuova forma di sapere, ma una capacità di comunicare con esseri diversi da noi, per questo l'arte riguarda più la moralità e la filosofia e non la scienza. Non c'è bisogno della verità per capire i sentimenti. Il compito ultimo del teatro/arte è darci un senso di appartenenza alla nostra specie, e il fine ultimo dell'arte è l'amore.
Kant e l'arte
Kant non riflette sul teatro, afferma, non c'è dignità umana se non c'è la capacità di pensare, mettendosi al posto di ogni altro. Nella critica della ragion pura afferma: essere uomini significa sviluppare la capacità di pensare al posto di ogni altro.
La metafora di Henry Fonda
Henry Fonda: attore hollywoodiano utilizza la metafora: ogni volta che faccio un nuovo personaggio, ho un'unica possibilità, svitarmi gli occhi e sostituirli con quelli di un altro, per guardare il mondo. Richiamando in primo piano non l'io ma l'altro. Arthur Rimbaud, per sintetizzare la sua esperienza percettiva degli altri scrive un verso: IO è UN ALTRO. L'esperienza non è io, non un altro, sono la terza persona già nel verbo. L'arte dell'attore e del teatro si fonda su questo paradosso, trasformare l'esperienza individuale in esperienza altra. Ciò che è soggettivo diventa oggettivo.
La figura del regista
La figura del regista nasce quando vengono dimenticati i titoli di comunicazione. Il teatro si fonda su un concetto fondamentale che Walter Benjamin definisce sospensione dell'incredulità. Il teatro è quel mondo dove smettiamo di essere increduli. L'incredulità è il non vedere, non sentire. È quel momento che caratterizza l'infanzia. Il teatro è quel luogo che ci consente di credere a babbo natale pur sapendo della sua inesistenza. So che la tragedia che colpisce Romeo e Giulietta non esiste ma ci credo, se l'attore è bravo ed è in grado di farcelo credere.
È vero ciò che non è vero. Se sospendiamo l'incredulità entriamo nel territorio, è più vero ciò che non è vero. Il teatro è un luogo in grado di farci tornare bambini. Voltaire diceva: quando guardo un essere umano e non riesco a vedere com'era da bambino diffido di lui. Se vedo un vecchio di 60 anni che ancora si meraviglia di fronte al mondo, e riesco a vedere il suo essere bambino mi fido di lui, perché non ha perso le sue capacità percettive. Il mondo ha bisogno di essere narrato, non spiegarlo ma percepirlo e farsi commuovere.
Favola persiana
Favola persiana 1150: un re regnava in pace da anni nel suo regno. Dopo anni di pace, il regno vicino dichiara guerra, nonostante il re cercasse di evitarla si ritrova a doverla combattere. Quando sta per partire in battaglia, il piccolo principe correndo verso il padre gli domanda dove stava andando. E gli domanda cosa sia la guerra. Il re allora capisce che pur non essendoci tempo doveva trovare un tempo per spiegare il mondo al figlio. Si siede su un tappetto e con il figlio tra le braccia racconta la guerra, il passato e i suoi antenati. Si fa sera il padre finisce il suo racconto si alza saluta il figlio e parte. Nonostante il pericolo della guerra il re trova il tempo per fare del teatro, il tempo si ferma per quel racconto. Ogni volta che entriamo in un teatro, ci illudiamo di essere quel bambino. Non esiste il finale del racconto. La favola non racconta la storia di una guerra ma quanto sia necessario per l'uomo raccontarsi. Il regista prima di ogni altro, è uno spettatore.
Peter Brook e il teatro indiano
Lo spettacolo di Peter Brook - Mahabaratha - poema indiano che tratta della guerra religiosa dell'oriente, mette in gioco le varie divinità indiane. Lo spettacolo che PB ne trae dura 9 ore e mezzo. Il teatro è una cava con posti a sedere su gradoni. All'interno dello spettacolo, il narratore riesce a far credere al bambino che la divinità dell'elefante sta ovunque, a quel punto anche il bambino vedrà la divinità nel narratore. Nonostante le 9 ore lo spettacolo è in grado di fermare il tempo.
Majerchold e il tempo
Majerchold: è vero che il tempo non si può fermare ma quando sono a teatro il tempo non c'è più. Per questo gli attori sognano di morire a teatro, morire fuori dal tempo. Il lavoro del teatro è trasformare il mostruoso in sacro, parlando degli altri → sospendere il tempo e trovare il tempo per il bambino. Creare credulità → tutto questo è mestiere, tecnica, l'artigianato di cui parla PB. Non si può prescindere il lavoro del regista da quello dei suoi due interlocutori:
- Attore
- Pubblico
Fumaroli si scaglia contro la concezione utilitaristica del sapere. Il sapere umanistico, proprio perché parte dell'accettazione della falsificazione delle cose, ha un carattere universale. Il teatro è il principio di falsificazione, cerca di rendere le verità del vero attraverso la sua falsificazione. Nel mondo contemporaneo non c'è forma d'arte più primitiva del teatro, nonostante l'ipertecnologizzazione del mondo contemporaneo il teatro è ancora vivo. Il teatro si ribella contro la semplificazione della comunicazione moderna. Non accetta che la comunicazione si privi del suo aspetto analogico.
Il teatro ha due fondamenti centrali:
- Racconto (narrazione)
- Imitazione
Su questi due elementi nasce la coscienza e l'identità umana. Imitando si apprende. Il teatro è l'imitazione di un'azione. L'uomo è condannato ad agire anche quando non agisce. Il narratore possiede un testo anche quando il testo non è prestabilito. All'inizio c'è una coincidenza tra narrazione e testo. Es: Omero → nasce narratore, dalla tradizione orale, successivamente qualcuno trascrive le sue opere e ci sono giunte a noi.
Dall'altra parte del teatro c'è l'imitazione che produce anche la danza. Tutte le forme della danza contemporanea ricercano l'imitazione. Pina Bausch → coreografa → ci sono momenti della vita umana in cui entra l'ineffabile, in quel momento il corpo comincia a danzare. Narrazione/imitazione sono forme di comunicazione che lentamente cominciano a fondersi. Narratore e testo sono la stessa cosa, si comincia a narrare per se stessi e a ballare per se stessi, da qui nasce una forma di insoddisfazione e nasce l'esigenza del pubblico.
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