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come il creditore ha l’obbligo di cooperare affinché sia agevolato l’adempimento dell’obbligazione. Se un’obbligazione

non viene effettuata dal debitore il creditore può rivolgersi alle autorità giuridiche, perché gli procurino coattivamente

ciò che gli spetta. Tale potere che garantisce il diritto di credito è l’azione. Se invece non esiste al causa e la

prestazione viene eseguita comunque, questa sarebbe ingiustificata e chi l’avesse ricevuta dovrebbe restituirla o

comunque restituirne il valore. Nei casi di obbligazioni imperfette, invece, non esiste l’azione nei confronti dei

debitori, ma se comunque il soggetto passivo estingue il debito il creditore non ha l’obbligo di restituirlo (debiti di

gioco). La distinzione fra i diritti reali e i diritti di credito consiste nella differenza che l’oggetto dei diritti reali sono

tutte le cose, il titolare di tale diritto lo esercita direttamente ed è solo necessario che la generalità dei terzi si astenga

dal frapporgli ostacoli. Il diritto reali è in relazione con la cosa, aderisce ad essa e la segue presso chiunque (diritto di

seguito). Per quanto riguarda i diritti di credito l’oggetto è una prestazione del debitore, tale azione po’ essere positiva

(pagare una somma, svolgere un lavoro) o negativa (astenersi dal fare concorrenza). Lo strumento con il quale viene

soddisfatto il diritto di credito è l’obbligazione. Tale diritto segue solo ed esclusivamente il debitore, e non come i diritti

reali la generalità dei terzi.

Il negozio giuridico è un atto o un insieme di atti rivolti a produrre effetti giuridici garantiti dall’ordinamento giuridico.

Gli atti negoziali consistono normalmente in dichiarazioni o in comportamenti che diano materialmente attuazione. In

taluni negozi vi è la possibilità di regolare gli interessi voluti tramite un’autonomia del singolo, tale possibilità si chiama

autonomia privata.tale esigenza viene limitata in casi in cui gli interessi particolari del singolo si trovino in contrasto

con quelli della società. Talvolta l’ordinamento consente ai privati la scelta fra vari contratti tipici e cioè gia determinati

e regolati dal codice (negozi patrimoniali, successioni, costituzione persone giuridiche). Mentre per una vasta area di

atti negoziali vale il principio di autonomia. Comunque tali contratti per produrre effetti ed essere garantiti

dall’ordinamento non dovranno essere illeciti. In molti casi all’interno dei contratti si possono trovare lacune del

regolamento negoziale, tali casi vengono colmati con disposizioni di legge. Affinché il contratto negoziale produca

effetti, tali effetti devono essere stati voluti dalle parti. Gli elementi essenziali del negozio giuridico (1329 c.c.)

sono: accordo tra le parti, la causa, l’oggetto, la forma. Il primo elemento va riferito alla manifestazione della volontà,

così da essere riferito non solo a negozi con due o più parti, ma anche a quelli che costituisco un comportamento

unilaterale. La causa è la ragione essenziale del negozio, occorre che sia lecita e degna di tutela. L’oggetto consiste

nella prestazione negoziale, deve essere possibile, lecito, determinato e determinabile. La forma è un requisito del

negozio e si riferisce a forme speciali e vincolanti da norme. Tali atti sono essenziali poiché la loro mancanza o i loro

difetti influiscono sulla validità del negozio. Vi sono poi elementi accidentali, la cui presenza è solo eventuale, e sono:

la condizione, il termine e il modo.

Le manifestazioni di volontà sono dichiarazioni. In un negozio giuridico le dichiarazioni sono sempre recettizie, e

tali atti producono affetto una volta che sono arrivate alla controparte. Mentre nei negozi unilaterali le dichiarazioni

possono essere sia recettizie che non recettizie (le prime sono i recessi unilaterali da società o associazioni, le

seconde sono i testamenti, le donazioni o l’eredità). La volontà si può manifestare anche in maniera tacita attraverso

un comportamento concludente o in casi particolari con il silenzio assumendo un valore dichiarativo (es. il presidente

di una associazione domanda chi sia contrario ad un data delibera, il silenzio in questo caso è l’espressione di un

voto favorevole), ma per vari negozi la legge prescrive che la volontà sia dichiarata espressamente. Il

comportamento concludente è un comportamento che non costituisce un mezzo di espressione o di

comunicazione, che presuppone e realizza una volontà, e così indirettamente la manifesta (es. un individuo entra in

un self-services e si serve di una cosa posta in vendita, egli conclude un contratto anche se non vi è stata una

particolare manifestazione di volontà, ma tale è dedotta dal comportamento adottato). Nella formazione del negozio

giuridico la manifestazione della volontà può essere viziata. Vi sono tre vizi della volontà: l’errore, il dolo, la violenza.

L’errore consiste in una falsa conoscenza o nell’ignoranza di situazioni, qualità, rapporti. L’errore può cadere sulla

dichiarazione (errore ostativo) è ciò accade quando per distrazione o per ignoranza del significato delle parole o dei

segni usati, si dichiara cosa diversa da quella che si vorrebbe (es. vorrei scrivere 650, ma per distrazione scrivo 560).

L’errore può cadere su circostanze che influenzano la formazione della volontà negoziale (errore vizio) (es. acquisto

u oggetto poiché credo che sia oro mentre in realtà è ottone). La giurisprudenza italiana risolve il problema dell’errore

distinguendo tra contratto a titolo oneroso tutelando l’affidamento, mentre facendo prevalere la tutela del dichiarante

per quei contratti a titolo gratuito. Comunque l’errore per essere tale e produrre un annullamento del contratto a titolo

oneroso dovrà essere riconoscibile dall’altro contraente, si considera riconoscibile quando in relazione al contenuto o

alle circostanze del contratto, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rivelarlo, ma anche essenziale,

intendendo con ciò un errore che cada sulla natura o sull’oggetto del contratto, sull’oggetto della prestazione, o

sull’identità o le qualità della persona dell’altro contraente. In ogni altro caso l’errore è irrilevante anche se è stato

determinate del consenso. L’errore nei contratti a titolo gratuito può essere causa di invalidità anche se non è

riconosciuto dall’altra parte ed anche se non è essenziale, ovviamente dovrà essere determinante. Vediamo più da

vicino gli errori essenziali del contratto oneroso: errore sulla natura o sull’oggetto del contratto ( es. voglio affittare

un appartamento, ma poiché non capisco la lingua in cui è scritto finisco per acquistare il fabbricato); errore

sull’identità e sulle qualità dell’oggetto della prestazione (es. credo di comprare olio di oliva invece compro olio di

semi. In questo caso la qualità dell’oggetto si riferiscono non solo alla forma o alla composizione chimica, ma a

qualsiasi altra circostanza che influenzi il valore economico ad es. l’antichità di un mobile); errore sull’identità o sulle

qualità della persona dell’altro contraente, in determinati contratti (appalto, mandato, contratti societari) l’identità e le

qualità del contraente sono sempre determinati del consenso (es. la compravendita se il bene viene venduto in

contanti tali qualità del contraente non sono rilevanti, mentre risulta determinante se il bene viene venduto a credito,

sono determinanti del consenso anche vicende passate, ad es. se l’uomo abbia mai fallito o abbia avuto condanne

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penali ecc); errore di diritto, quando si ignora o si interpreta male una determinata legge (es. si credeva che un’opera

d’arte potesse essere esportabile, mentre non lo era, quest’errore rende annullabile il contratto); errore sul regime

giuridico del contratto vi è un errore in tal senso quando stravolge il contratto in modo radicale da cambiare la natura

e lo scopo, in tali casi il contratto è annullabile. Per quanto riguarda gli errori del contratto a titolo gratuito come

abbiamo detto non importa che sia riconoscibile o essenziali, occorre che siano determinanti del consenso, inoltre la

legge richiede che l’errore risulti dall’atto in quei contratti in cui è prevista la forma scritta (donazione, successione,

testamento ecc.). Per gli errori nei contratti unilaterali la legge non dà disposizioni specifiche, quindi,

analogicamente su applicano le norme relative ai contratti a titolo oneroso e alle donazioni. Alla prima categoria

appartiene la procura rilasciata per la stipulazione dei contratti a titolo onero, mentre agli altri appartiene la promessa

al pubblico.

Dolo nel negozio giuridico vuol dire inganno. Costituiscono dolo il raggiro, l’artifizio ingannevole ed anche la

menzogna. In alcuni casi anche il silenzio è considerato dolo, quando costituisce violazione intenzionale di un

obbligo, e nel più dei casi riguarda un obbligo di correttezza nelle trattative. Il dolo prodotto nei contratti vizia la

volontà negoziale e provoca un errore, ma tale concetto non è del tutto simile all’errore, anche perché l’ordinamento

in questo campo tutela in maniera più intensa chi ha subito un inganno. Il dolo si dice determinante quando senza di

esso non si sarebbe stipulato il contratto. In tal caso il negozio è annullabile. Quando il dolo viene prodotto da un

terzo con responsabilità e conoscenza del contraente, l’ingannato potrà impugnare il contratto e far annullare il

negozio. Il negozio viziato dal dolo, a differenza dell’errore, per essere annullabile non importa che sia essenziale,

basta che sia determinante, ciò per quanto riguarda i contratti a titolo oneroso, per quei negozi a titolo gratuito è

annullabile anche se ha provocato errore su un motivo non risultante dall’atto. Oltre all’invalidità dell’atto, nel negozio

viziato da dolo, si aggiunge una responsabilità dell’autore che dovrà risarcire il danno. Il dolo si dice incidente

quando non determina la stipulazione del negozio, ma si limita ad influenzare il suo contenuto (es. avrei comprato la

casa, ma se mi sarebbe stato detto che era in pessime condizioni avrei stipulato il contratto ad un prezzo inferiore). In

questi casi il contratto è valido, ma l’autore del raggiro dovrà risarcire il danno cagionato.

La violenza nel linguaggio giuridico ha due significati: 1) impiego diretto della forza per costringere altri (forza

fisica), ma tale concezione è impossibile perché vuol dire che l’individuo abbia firmato un determinato contratto

sottoposto ad ipnosi, in tal caso il negozio è privo di effetti e quindi nullo; 2) minaccia ingiusta esercitata con lo

scopo di costringere un soggetto ad emettere una dichiarazione negoziale che altrimenti non avrebbe e messo

(estorsione 629 cod. pen.), in tali casi se il minacciato cede il negozio giuridico è annullabile per vizio del consenso.

Caratteristiche fondamentali della violenza dovranno essere: un’intensa minaccia, comparata ad una persona

sensata tale da far temere per se e per i suoi beni o i suoi cari; e ingiusta inteso come minaccia di far valere un diritto

per ottenere qualcosa che vada aldilà di ciò che è già dovuto (es. è illecito che un creditore sfruttando un momento di

difficoltà economica del suo debitore minacci un’esecuzione forzata, a meno che non gli venga venduto un terreno

tanto ambito), mentre non è violenza minacciare l’uso dell’esecuzione forzata per ottenere che il debitore costituisca

un pegno o un’ipoteca, ciò è tutela dei propri diritti e mira a garantirsi in modo più certo.

L’oggetto elemento fondamentale del negozio consiste nella prestazione negoziale (es. il trasferimento della

proprietà o di qualche altro diritto, del comportamento promesso ecc.). e deve avere caratteristiche specifiche: deve

essere possibile, lecito, determinato e determinabile. L’impossibilità dell’oggetto rende nullo il negozio, tale

impossibilità dovrà essere oggettiva e assoluta, nel senso che nessuno possa operare tale prestazione. Se

l’impossibilità è soggettiva da parte del proponente il negozio è valido, tale criterio si riferisce alla regola che ciascuno

è responsabile e garante delle proprie capacità e possibilità. L’oggetto sarà lecito quando non violerà norme

imperative, l’ordine pubblico e il buon costume. Mentre sarà determinato quando è definito direttamente dalle parti,

determinabile quando le parti definiscono il criterio della determinazione (es. fanno riferimento al prezzo di mercato)

o quando lasciano tale determinazione ad una terza persona, l’arbitratore.

La causa è lo schema dell’operazione economico-giuridica che il negozio realizza immediatamente. È la ragione

giustificatrice del negozio sia dal punto dei soggetti che lo producono, sia dal punto di vista dell’ordinamento giuridico.

Ogni scopo ulteriore è estraneo alla causa e viene designato come motivo. Può accadere che un motivo sia comune

ad entrambe le parti (es. un socio concede un mutuo affinché tale somma sia destinata ad un aumento di capitale per la

loro società). Anche tale motivo comune è estraneo e indifferente alla causa, perché la causa principale del mutuo è il

trasferimento di denaro con successiva restituzione. La causa è intesa con struttura essenziale del negozio, deve

essere astratta dalle molte particolarità concrete che ogni negozio può produrre. Infatti la compravendita potrà avere

come oggetto un bene mobile o immobile, potrà essere stipulata ad un prezzo più basso o più alto, ma la causa

essenziale sarà sempre il trasferimento della proprietà o di un diritto per il corrispettivo di un prezzo. Il negozio

indiretto è caratterizzato dalla convergenza tra lo scopo pratico delle parti e lo schema negoziale adottato (es. volendo

donare un immobile lo si vende ad un prezzo irrisorio). La causa resta sempre la fonte di analisi essenziale, in questo

caso la compravendita. Mentre lo scopo del negozio indiretto assume particolare rilevanza quando costituisce un

tentativo di elusione all’ordinamento giuridico (negozio in frode alla legge). Per molti negozio la causa consiste nella

sintesi degli effetti giuridici essenziali, la causa del contratto di assicurazione contro i danni consiste nell’obbligo

dell’assicurato di pagare un premio, con l’obbligo dell’assicurazione di rivalere il danno, nei limiti del contratto, ogni volta

che viene prodotto un sinistro. Se nell’atto negoziale non vi sono i presupposti logicamente necessari affinché il negozio

si possa realizzare, tale atto risulta mutilato. Si dice allora che manca di causa (es. la compravendita di una cosa è

nulla se al compratore già appartiene quella cosa). Si avrà mancanza di causa ogni volta che sia inesistente

l’obbligazione che il negozio intende eseguire, garantire o modificare. Il negozio giuridico ha validità per l’ordinamento

quando abbia una causa lecita e degna di tutela. La causa del negozio è illecita quando sia contraria a norme

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imperative o al buona costume (1343 cod. civ.). in molti casi l’illiceità della causa è un doppione dell’oggetto illecito,

infatti in molti negozi quando vi è un oggetto illecito ciò si ripercuote e rende illecita anche la causa. In altri casi la

causa non è degna di tutela ciò quando tale causa non abbia sufficiente utilità affinché lo stato cooperi alla sua

attuazione (es. la scommessa di gioco non attribuisce al vincitore un’azione per ottenere il pagamento della posta. Nel

campo dei negozi unilaterali gli schemi della causa leciti e degni di tutela sono tutti definiti dalla legge, al di fuori di

essi non è consentito ai privati di adottarne altri. Invece nei contratti vi sono una serie di contratti tipici, i più diffusi, dove

la causa è predefinita dall’ordinamento, e contratti atipici non direttamente disciplinati dalla legge, ma per la loro liceità

bisognano che siano meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico. Quando nei negozi manca la causa

l’ordinamento giuridico interviene sempre. Con la reazione dell’ordinamento i negozi senza causa non producono effetti,

tali negozi si dicono causali. In altri casi l’ordinamento non colpisce direttamente il negozio negando gli effetti, ma le

conseguenze che ne derivano, tali negozi si dicono astratti. Il tipico negozio astratto è la cambiale, tale documento

contiene l’impegno di emettere una somma al legittimo possessore della cambiale stessa, che può essere trasferita ad

un terzo mediante consegna e l’apposizione. sul retro, di una firma (es. l’individuo A si impegna a pagare una cambiale

a B che è il venditore, B gira la cambiale a C. A non potrà rifiutarsi di pagare la cambiale a C adducendo che il rapporto

tra lui e il venditore B non ha prodotto effetti. Dovrà comunque pagare la cambiale a C, e per questo il negozio astratto

produce effetti, poi si rifarà su B con un’azione di arricchimento senza causa). Il negozio è illecito quando tende a

realizzare un risultato vietato da norme o principi inderogabili, tali norme si possono riferire a norme imperative di leggi,

a principi fondamentali e inderogabili dell’ordinamento giuridico da riferirsi all’ordine pubblico, o anche a concezioni

morali comunemente accolte, riferite al buon costume. Il negozio illecito non è tutelato, ne riconosciuto dal diritto, tale

atto non produce effetti, in tali casi il negozio o la clausola appartenente ad esso sono nulli. In particolare un negozio è

illecito quando contrasta con una norma di diritto, ma tale norma deve essere imperativa. Tale norma imperativa può

essere riferita sia al diritto civilistico, sia a quello penale, così come alle leggi speciali. Le norme imperative, in definitiva,

limitano l’autonomia privata al fine di difendere l’individuo sprovveduto o i più deboli. Il negozio è nullo anche quando

è contrario all’ordina pubblico, tale concetto fa riferimento a quei principi di struttura politica o economica della

società e vigenti nell’ordinamento giuridico e dichiarati dalla costituzione. Da ciò norme e principi possono essere

suddivisi a secondi che appartengano all’ordine pubblico politico e si riferiscano alla difesa della struttura dello stato,

vadano contro l’ordine della famiglia, o si riferiscano alla difesa della libertà dell’integrità dell’individuo; o che si

riferiscano all’ordine pubblico economico. Tale categorie ha due diverse tipologie di norme. Una inerente all’ordine

pubblico di protezione che ha lo scopo di proteggere in certi contratto la parte debole, quando sia costretta a subire

l’imposizione di contratti iniqui, oppure che si riferiscano all’ordine pubblico di struttura e di direzione economica e

si tratta si regole, alle quali fanno riferimento sia operatori pubblico che privati, relativamente stabili e che determinato la

struttura del sistema economico.tali principi regolano la concorrenza, l’eccessivo vincolo alla libertà dell’attività di

lavoro, la circolazione dei beni ed anche l’urbanistica e la difesa del paesaggio. Come abbiamo già detto il negozio è

illecito quando sia contrario al buon costume. Il buon costume è costituito dall’insieme di quelle regole di

comportamento sociale la cui violazione è ritenuta scandalosa e immorale dalla collettività. Tali regole sono

storicamente determinate e variabili nel tempo. Tipici sono la corruzione di pubblico ufficiali o l’istigazione alla

prostituzione. Comunque nei negozi che vadano contro norme di buon costume si deve distinguere tra causa e motivo,

sicuramente i vizi della causa influenzano la validità del negozio, ma solo indeterminati casi rendono erroneo o illecito

l’atto negoziale. Infatti per rendere nullo un contratto a titolo oneroso la legge dispone che il motivo illecito dovrà essere

comune ad entrambe le parti. Il termine comune va inteso nel senso che entrambe le parti si siano mosse affinché quel

motivo illecito fosse al loro proficuo (un contratto di locazione non è nullo se il locatore sa che tale locale sarà adibito a

casa di appuntamento, ma sarà illecito e di conseguenza nullo, se il locatore in considerazione di ciò aumenterà l’affitto

per profittare dell’attività illecita).

La forma . Nel diritto moderno la volontà negoziale si può esprimere in qualsiasi modo, talvolta però la legge

prescrive che per determinato negozi vi sia una forma determinata. Nella maggior parte dei casi tale forma è la forma

scritta che potrà consistere in una scrittura privata (compravendita di beni immobili che costituiscono, modificano o

estinguono diritti reali su beni) o atti pubblici in tal caso la dichiarazione negoziale dovrà venire espressa alla

presenza di un notaio che redigerà un documento e che sarà messo a disposizione del pubblico donazioni,

costituzioni di S.p.A. o S.R.L). Infine per determinati negozi vi sono particolari forme-contenuto, cioè dove all’interno

di tali contratti vi siano parole particolari o particolari indicazioni o dichiarazioni (es. i trasferimenti di edifici devono

contenere gli estremi della concessione edilizia ecc.). Per il testamento infine si richiedono due forme particolari o

l’olografa (scrittura di proprio pugno) o la forma segreta (depositando il documento nelle mani del notaio che redige

il verbale dell’operazione) tali forme hanno lo scopo di garantire l’autenticità del documento.

La mancata adozione della forma prescritta dalla legge implica l’invalidità del documento.nel negozio giuridico vi

possono essere oltre agli elementi essenziali altri elementi che ne particolarizzano gli effetti.

Tali elementi sono la condizione la quale dispone che gli effetti del negozio si producano o vengano meno al

verificarsi di un avvenimento futuro o incerto. La condizione può essere sospensiva quando l’effetto negoziale

manca in un primo momento, ma è destinato a prodursi nel caso che la condizione si avveri (es. compro una casa a

Roma, alla condizione che venga trasferito per lavoro entro un anno in tale città, gli effetti della compravendita non si

producono immediatamente, ma solo al verificarsi di tale condizione). Oppure vi può essere una condizione

risolutiva quando gli effetti negoziali si producono immediatamente, ma possono venir meno nel caso che la

condizione si avveri (es. compro la casa, e produco gli effetti della compravendita, ma il contratto si risolverà nel caso

che venga trasferito per lavoro in un’altra città). Caratteristiche della condizione sono la causalità e la volontà delle

parti. Si dice condizione causale quando tale condizione è indipendente dalla volontà delle parti (es. se grandinerà,

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se la sterlina si svaluterà ecc.); mentre si dice potestativa se dipende dalla volontà di una della due parti (es. se mi

trasferirò per lavoro); o anche mista quando l’avveramento di tale condizione dipenda dalla volontà di una parte, ma

tali condizioni sono indipendenti dalla sua volontà (es. se otterrò un finanziamento). All’interno della condizione

potestativa si distinguono le condizioni meramente potestative le quali dipendono dal mero arbitrio di una delle

parti o dalla sua valutazione dell’opportunità del negozio (es. pagherò se vorrò, comprerò se la cosa mi piacerà) e le

condizioni potestative ordinarie che dipendono dalla volontà di una della parti, se tale comportamento presenta

vantaggi o svantaggi indipendenti dal negozio assoggettato alla condizione (es. se inizierò un’impresa comprerò le

macchine da voi). Nella giurisprudenza Italiana vi sono negozi ai quali non può essere inserita alcuna condizione

(negozi di diritto di famiglia, la cambiali, i diritti di credito in genere, l’eredità), ciò per esigenze di chiarezza ed unicità

giuridica. La condizione può essere illecita quando rende immediatamente illecita l’operazione negoziale, quando

incoraggia atti illeciti o quando tende ad influenzare le libertà fondamentali dell’individuo (es. è nulla la donazione

sottoposta ad una condizione sospensiva che influenza impropriamente le libertà fondamentali di confessione). Se la

condizione illecita si riferisce a tutto il contratto sarà nullo tutto, se si riferisca, invece, ad una singola clausola sarà

nulla solo quest’ultima. La condizione può essere impossibile e gli effetti sono diversi a differenza che sia una

condizione risolutiva o sospensiva. La condizione sospensiva impossibile rinvia l’efficacia di un negozio ad un

momento che non verrà mai, in tal caso l’atto negoziale è totalmente privo di effetti ed è nullo. Per quando riguarda la

condizione risolutiva impossibile dispone che gli effetti del negozio debbano cadere in un momento che non verrà

mai, in tal caso la condizione è come non apposta. La pendenza della condizione si ha fin quando è incerto se tale

momento arriverà oppure no. Durante tale fase l’acquirente non ha il diritto dell’alienazione, ma un germe di diritto

che prende il mone di aspettativa, così come l’alienante non ha il pieno e illimitato esercizio del diritto, ma ha un

diritto condizionato, tale condizione si avvera se la condizione è sospensiva, mentre se la condizione è risolutiva i

ruoli si invertono. In questa fase entrambe le parti si dovranno comportare secondo correttezza. E secondo la legge si

potranno compiere atti conservativi per impedire che l’oggetto del negozio non sia deteriorato da comportamenti

impropri (es. ho locato un appartamento per la durata di 5 anni, in tale fase non devo far deteriorare la cosa ed il

locatore con atti conservativi potrà recedere dal contratto per danni arrecati a quest’ultimo).

Il termine un altro elemento particolare del contratto è che limita l’efficacia del negozio nel tempo. Può avere un inizio

ed una fine, ma avvolte tali termini possono essere incerti (es. quando cesserà l’attuale governo). Il termine può

riferirsi ad uno solo degli effetti negoziali: il termine di adempimento o di scadenza che determina il momento in cui

l’obbligazione dovrà essere eseguita. Normalmente tale termine è stabilito in favore del debitore ed il creditore non

può pretendere la prestazione prima di tale termine, ma a volte si può riferire al creditore (es. il creditore non vuole

ricevere subito una cosa ingombrante), in altri casi può essere riferito ad entrambi.

Infine, il modo è una disposizione che può essere apposta solo ai negozi a titolo gratuito. Esso indica un onere e

limita il vantaggio economico del beneficiario imponendo un obbligo (es. faccio una donazione ad un istituto

scientifico, con l’onere di destinarla ad una determinata ricerca).

La simulazione è un atto negoziale in cui la parti sono d’accordo per non volere gli effetti, costituisce una mera

finzione destinata ad ingannare i terzi. La simulazione può essere assoluta o relativa. È assoluta se la parti fingono

di produrre un negozio, ma in realtà non voglio nessun effetto di esso (es. un debitore vende un bene, simulando una

compravendita, ad un amico con il quale è d’accordo, per sottrarlo dall’azione esecutiva dei creditori). Oppure la

simulazione è relativa quando le parti fingono di porre in essere un negozio, ma in realtà ne vogliono un altro,

risultante dalla controdichiarazione. La simulazione può avere risultanze nella natura del contratto (es. si simula una

compravendita, ma in realtà si produce una donazione), oppure nell’oggetto (es. si dichiara di vendere ad un prezzo e

poi nella controdichiarazione il prezzo si aumenta o si diminuisce), oppure può riguardare i soggetti (es. A finge di

vendere a B, ma in realtà vende a C), tale procedimento prende il nome di interposizione fittizia di persona. Come

abbiamo detto in precedenza lo scopo di un atto simulato è quello di creare pregiudizio ai diritti dei terzi o occultare la

violazione di norme imperative, nella maggior parte dei casi lo scopo è quello di frodare il fisco. L’atto di simulazione

assoluta non produce effetti, mentre per quando riguarda la simulazione relativa si producono gli effetti della

controdichiarazione prodotta dalle parti. Nella circostanza in cui terzi abbiano l’interesse a dichiarare la simulazione

(creditori) la giurisdizione garantisce l’esecuzione forzata di quei beni che simulatamene sono stati trasferiti ad altri

individui, ma in realtà volevano essere solamente sottratti dal patrimonio del debitore. In questi casi i terzi hanno

interesse a far dichiarare la simulazione. Invece prendendo come esempio una simulazione particole , A simula una

compravendita di un bene con B, B approfittando della falsa apparenza aliena il bene a C, un terzo in buona fede.

Con ciò dovrebbe risultare che poiché B non era il proprietario C non poteva acquistare diritto da egli, ma in tal modo

si eluderebbe il diritto all’affidamento del terzo. Da ciò ne risulta che ad un terzo in buona fede che acquista un diritto

da dal titolare apparente non può essere opponibile nessuna simulazione. In tal caso specifico A perde il diritto sul

bene e potrà rifarsi per il risarcimento del danno solo su B. i diritti acquistati dai terzi si dicono aventi causa dal

simulato acquirente. Nel caso in cui, invece, vi è un interesse del creditore del simulato acquirente, e cioè quello di far

prevalere l’apparenza sulla realtà, infatti, il creditore ha tutto l’interesse di far sembrare vera la simulazione in modo

da potersi rifare anche sui beni apparentemente inseriti nel patrimonio del suo creditore. Ma in tali casi la

giurisprudenza pone dei limiti ai diritti di pretesa del creditore, infatti se ha acquistato in buona fede dei diritti di pegno

o ipoteca, allora sarà tutelato nell’affidamento, mentre se è un chirografario (un creditore con uguale diritti di pretesa

come gli altri) la simulazione gli può essere opposta, salvo che egli abbia già iniziato un’esecuzione forzata.

L’INVALIDITÀ DEL NEGOZIO GIURIDICO. Come abbiamo già detto l’invalidità può essere di due specie: la nullità e

l’annullabilità. 8

Il negozio è nullo quando il regolamento di interessi manchi del tutto, e cioè quando manca una dichiarazione che

possa essere presa in considerazione nel traffico giuridico o anche quando tale dichiarazione non possa essere

attribuita al suo preteso autore (violenza fisica) in tal caso si parla di insistenza de negozio; o quando l’oggetto del

negozio sia indeterminato o indeterminabile (es. in una compravendita si lascia indeterminato il prezzo, in tal caso

manca il regolamento negoziale dello scambio e di conseguenza la compravendita stessa); quando un determinato

contratto non sia rivestito della forma richiesta dalla legge; quando il negozio sia illecito o immeritevole di

tutela. In tutti questi casi il negozio è privo di effetti. Di regola la nullità può essere fatta valere da qualunque

interessato, sia le parti sia i terzi che vi abbiano interessi, invece è del tutto esclusa a terzi estranei. Inoltre anche il

giudice può rivalere d’ufficio la nullità (es. una lite dalla quale dipende la soluzione e la validità del negozio). Come

abbiamo detto il negozio nullo è privo di effetti e ciò si può riscontrare in qualsiasi momento per dichiarazione del

giudice. Quindi per quei negozi che hanno dato esecuzione di prestazione, tali vanno restituite tramite le regole della

ripetizione di indebito, mentre se nel contratto si stipula un trasferimento di diritti ciò non avviene o comunque il

proprietario può rivendicarli. Però la rivendicazione ha dei limiti alla sua procedura, infatti, se nell’arco di 10 anni non

viene restituita la prestazione, il debitore finisce per usucapire la proprietà della cosa e il diritto di rivendicazione cade

in prescrizione. Per quanto riguarda un’azione di nullità opponibili a terzi questa è possibile sempre (es. se A vende

con un contratto nullo a B, e B vende con il medesimo contratto a C, A può ottenere la restituzione facendo valere nei

confronti di C la nullità del contratto). Vi sono casi in cui sono nulle alcune clausole del contratto e non tutto il

contratto, tale procedura si chiama nullità parziale es. si stipula un contratto verbale di mutuo, che prevede anche la

costituzione di un’ipoteca sull’immobile del destinatario per garanzia dello stesso, in questo caso è nullo solo il

contratto ipotecario per mancanza di forma ( doveva essere messo per iscritto). La giurisprudenza in questo caso

potrebbe annullare parzialmente il negozio solo nel caso del ipoteca, ma invece prescrive che la nullità parziale

produce nullità all’intero contratto, se quest’ultimo non fosse concluso per la mancanza di quella parte che è colpita

dalla nullità. Nell’ipotesi precedente il contratto è nullo se il creditore non avrebbe prodotto gli effetti del negozio se

non avrebbe avuto garanzie reali, in questo caso l’ipoteca. Il contratto nullo può produrre gli effetti di un contratto

diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, qualora le parti lo avrebbero voluto se avessero

conosciuto la nullità. Tale processo di convalida si chiama conversione. La conversione determina effetti giuridici

diversi da quelli stipulati nel negozio, ma tuttavia in grado di realizzare totalmente o in parte i risultati economici che le

parti speravano (es. una promessa cambiaria nulla per difetto di forma può diventare semplicemente una promessa di

pagamento, o un recesso per giusta causa, non sussistendo la giusta causa, può valere come recesso puro e

semplice).

Il negozio è annullabile , invece, quando trattandosi di tutelare gli interessi di una parte, questa operi affinché vi sia

un’eliminazione del negozio stesso. Si consideri un errore nella dichiarazione di volontà, l’impugnazione del contratto

da parte del soggetto caduto in errore è una condizione essenziale affinché vi sia l’accertamento dello stesso e la sua

rilevanza nel negozio. Tale ipotesi si può ripetere anche nei casi in cui vi sia violenza morale, dolo, incapacità di

agire, o anche, conflitto d’interessi nella rappresentanza. E in tutti questi casi spetta solo alla vittima un’impugnazione

del negozio per un0’azione di annullamento, in questo caso il soggetto tutelato viene reso arbitro della sorte del

negozio annullabile. Infatti si può convalidare un negozio annullabile, tale procedura è un negozio unilaterale, che

può essere espresso con un atto che menzioni il negozio il motivo di annullamento e una dichiarazione dove si faccia

presente la volontà di convalidare il negozio; o anche in maniera tacita attraverso un comportamento concludente pur

conoscendo i motivi di annullabilità. Per l’azione di annullamento vi è un termine di prescrizione 5 anni. La

prescrizione decorre dalla data del negozio annullabile. Comunque i soggetti che dispongono della possibilità di

azione di annullamento per quei negozi che non sono stati eseguiti, possono rifiutare l’esecuzione senza limiti di

tempo, si dice si prescrive l’azione, ma non l’eccezione all’annullamento. Un problema sull’annullamento è prodotto

dall’opponibilità ai terzi. In tali condizioni si fa un distinguo , infatti se il terzo acquirente sapeva dell’invalidità del

negozio e lo stipula ugualmente, allora è opponibile il processo di annullamento e il terzo perde il diritto di

affidamento, se invece il terzo acquista a titolo oneroso e in buona fede il suo diritto all’affidamento è tutelato e le

conseguenze dannose ricadono sulle parti che le hanno prodotte. Invece l’annullamento può essere opponibile ai

terzi quando l’oggetto del negozio è un bene immobile o mobile iscritto nei pubblici registri, o quando vi sia incapacità

legale, non vi è tutela dell’affidamento perché in ogni caso il terzo ha la possibilità di conoscere la causa di invalidità

consultando i pubblici registri.

CONTRATTI. Come abbiamo più volte detto il negozio non viene descritto nel codice civile, tale termine sta solo ad

indicare una forma generica di contratto. Infatti è il contratto che viene regolato ed è previsto dal codice. Come

abbiamo visto spesso ci sono vari tipi di contratto (tipici ed atipici), ma quello che a noi più interessa è la struttura dei

più importanti contratti. Contratto a titolo oneroso: si ha quando al sacrificio patrimoniale di una parte fa riscontro

un vantaggio corrispondente. Contratto a titolo gratuito: sia ha quando un tale servizio o prestazione viene

concessa gratuitamente. Contratto unilaterale: contratto in cui solo una parte si obbliga ad eseguire una prestazione

nei confronti di un’altra parte. Il concetto di contratto unilaterale non deve essere confuso con il negozio giuridico

unilaterale, il primo fa riferimento all’unilateralità degli effetti, il secondo si attiene alle dichiarazioni di volontà, infatti il

negozio giuridico unilaterale è un contratto bilaterale. Struttura un po’ più complessa la hanno i contratti a

prestazione corrispettiva (sinallagmatici), la prestazione di una parte è corrispettiva di quella della controparte, tale

rapporto si chiama sinallagma. Tale concetto non deve però essere confuso con quello dei contratti a titolo oneroso,

infatti è vero che tutti i contratti sinallagmatici sono a titolo oneroso, ma non è vero il contrario, infatti i contratti a

struttura associativa sono a titolo oneroso, ma non hanno insita la condizione di prestazione corrispettiva. Nei

contratti a struttura associativa più persone conferiscono beni e servizi per uno scopo comune. Ogni individuo si

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aspetta un vantaggio che ricava da un profitto o da una utilità comune e non dà controprestazione degli altri

partecipanti. Nel caso dell’irregolare svolgimento dell’attività consociativa un associato può porvi rimedio con il

recesso per giusta causa. Da una suddivisione dei contratti sinallagmatici abbiamo i contratti commutativi che non

implicano nessuna assunzione di rischio; mentre i contratti aleatori prendono tale assunzione poiché una delle

prestazioni corrispettive dipende da eventi futuri incerti, da cui ne deriverebbe una perdita o un guadagno (es. vendita

vitalizia, contratti di borsa, gioco e scommessa e l’assicurazione). A tali contratti non si attuano regole sulla

rescissione per lesione o per eccessiva onerosità sopravvenuta. I contratti ad esecuzione continuata o periodica

sono contratti la cui esecuzione si protrae nel tempo per soddisfare bisogni del creditore che si estendono nel tempo (

contratti di lavoro, conti corrente, assicurazioni). La risoluzione o il recesso da tali contratti non estende gli effetti in

maniera retroattiva, poiché i fabbisogni del creditore sono già stati soddisfatti nel periodo di esecuzione contrattuale.

Tali contratti non devono essere associati ai contratti ad esecuzione differenziata es. la compravendita non diventa

contratto a esecuzione continuata o periodica se la merce viene consegnata qualche tempo dopo o viene ripartita nel

tempo). Infine i contratti consensuali sono contratti che si perfezionano con il semplice consenso, se pur manifesto.

Contratti formali sono tali quando occorre il consenso manifesto in una determinata forma. Contratti reali sono

quelli che non si perfezionano solo con il consenso, ma occorre anche la consegna della cosa. Quest’ultimi 3 contratti

riguardano il modo di formazione.

LA CONCLUSIONE DEL CONTRATTO può avvenire in diverse modalità: tramite uno scambio di dichiarazioni o

attraverso un comportamento concludente, che indirettamente manifesta la volontà. Talvolta, il contratto potrà

essere concluso tramite trattative tra le diverse parti fino al raggiungimento di un interesse reciproco, oppure tramite

una proposta tale che possa bastare l’assenso della controparte, tale contratto dovrà indicare una persona

determinata o una vasta cerchia di individui in quest’ultimo caso si parlerà di offerta al pubblico. L’accettazione

prodotta dalla controparte dovrà pervenire al proponente nel modo stabilito, secondo la natura del contratto e

secondo gli usi comuni. Per essere concluso il contratto deve produrre un accordo tra le parti, e di conseguenza si

deve avere una certa conformità di pensiero tra la proposta e l’accettazione. Per far ciò si devono interpretare le

dichiarazioni, se coincidono l’accordo è preso e il contratto concluso, nel caso contrario , cioè quando la proposta è

intesa con un significato diverso dalla controparte, vi è una non conformità tra proposta e accettazione, allora il

contratto non si conclude, e si ha il dissenso. L’azione di revoca non può essere prodotta finché il contratto non sia

concluso, e se la controparte ha già intrapreso l’esecuzione della stessa in buona fede, l’altra parte dovrà risarcire le

spese e le perdite subite. Il contratto è irrevocabile oltre nei casi previsti dalla legge, anche quando il proponente si

sia obbligato a mantenere ferma una proposta per un certo periodo. Il contratto non perde efficacia ne per la morte,

ne per la sopravvenuta incapacità del proponente, tranne che risulti diversamente dall’affare o da altre circostanze. Il

patto di opzione è la possibilità di non revocare l’accordo tra le parti. In tale patto una parte resta vincolata da una

dichiarazione, mentre l’altra ha la possibilità di accettare oppure no ( es. A offre a B l’acquisto di un’azienda, B non

dispone del prezzo, ma potrebbe procurarselo tramite un finanziamento e chiede ad A di concedergli un’opzione, di

fermare, cioè, la proposta di vendita per qualche mese). I contratti tra le imprese e i clienti o le imprese stesse

possono essere fatti in serie, poiché non essendoci la possibilità di trattare con ogni operatore, le condizioni generali

si stabiliscono uguali per tutti, alle varie parti il compito di accettarle in toto per convalidare il contratto e produrre gli

effetti desiderati (es. i moduli a stampa). Per limitare la possibilità di imporre condizioni svantaggiose, approfittando

della disattenzione dei contraenti, clausole particolarmente gravose (clausole vessatorie) non hanno effetto se non

sono specificatamente approvate per iscritto. Altri limiti all’autonomia privata, che impediscono la possibilità di truffa

verso il cliente, sono gli articoli che precludono la possibilità di produrre clausole che limitino o esonerino l’azienda da

un’eventuale responsabilità sul prodotto, il trasporto, la consegna ecc. (art. 1229 cod. civ.).

RESPONSABILITÀ PRE-CONTRATTUALE. Come già sappiamo lo svolgimento delle trattative deve prodursi sia da

una parte che dall’altra secondo correttezza. La violazione di tali comportamenti determina una responsabilità nei

confronti della controparte. Sicuramente se la violazione del comportamento di correttezza è determinata dal

consenso con azioni di minaccia o comportamenti dolosi il contratto potrà essere sicuramente annullabile. Ma vi sarà

sia in questo casi che in altri, una ripetizione del danno, nei confronti di chi per la mancata conclusione abbia perso

guadagni rinunciando ad altri contratti o affrontando spese per la realizzazione del contratto. Una delle responsabilità

pre-contrattuali importanti è la violazione di doveri di informazione: la parte che per dolo o negligenza non informa

i maniera opportuna la controparte sulle cause che possono influenzare gli effetti negoziali, è responsabile dei danni

cagionati e li deve risarcire. È responsabile chi recede dal contratto in maniera ingiustificata ( es. una volta stabiliti i

caratteri definitivi nella bozza, la controparte non firma il contratto definitivo, anche se il proponente si mostra

accondiscendente e pronto ad accettare tutte le proposta secondarie). In ognuno di questi casi di responsabilità pre-

contrattuale vi è un danno da risarcire. Per quantificare il danno si deve distinguere tra interesse positivo e interesse

negativo. Sarà e dovrà essere corrisposto l’interesse negativo, e cioè la somma che l’individuo ha speso per

affrontare tale contratto (es. se A avrebbe dovuto stipulare un contratto di £ 500.000 con B, e per fare ciò ha

affrontato un viaggio spendendo £ 30.000, trascurando di concludere un contratto con C, riguardante la stessa merce

per la somma di £ 550.000. si supponga che A abbia venduto inseguito la merce a £ 600.000 con un guadagno di £

100.000 -interesse positivo- . Ma, in questo caso, i soldi spesi per affrontare il viaggio del contratto £ 30.000 + i soldi

non guadagnati concludendo il contratto con C £ 50.000, per un totale di 80.000 formano l’interesse negativo, quello

che va risarcito).

Gli effetti del contratto. Una volta che il contratto è concluso esso vincola le parti, e non può essere sciolto, al meno

che non vi sia un altro contratto che manifesti tali volontà delle parti, oppure che non vi siano casi consentiti dalla

legge. In ogni caso il recesso unilaterale, cioè la facoltà di sciogliere il contratto in qualsiasi momento con una

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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti sulle lezioni di Istituzioni di Diritto privato tenute dal Professor Mirone, con nozioni su: la definizione di persona fisica, la capacità giuridica, la capacità di agire, la potestà dei genitori (dovere del mantenimento, potere-dovere di sorveglianza), la definizione di persona giuridica (associazioni, istituzioni, concetto di autonomia patrimoniale perfetta), il negozio giuridico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Mirone Antonino.

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