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Glossario termini inerenti alla filosofia ed estetica musicale

Filosofia

Filosofia = amore della conoscenza, movimento, nasce come forma dialettica, non fa bene solo al singolo individuo ma anche agli altri.

Filosofo = colui che cerca ciò che ama, ovvero la conoscenza.

Estetica = sentire, dottrina della conoscenza sensibile, ovvero che ha bisogno di un oggetto come rappresentazione artistica.

Arti belle e tecniche

  • Arti belle (artista) = colui che arriva a dei risultati per lo spirito, produce senza motivazione materiale, quando non ha scopo materialistico.
  • Arti tecniche (artigiano) = produce con motivazione specifica, quando è finalizzata alla produzione.

Musica

Musica = intesa come scienza e come arte, forma astratta come potenziale veicolo di significato.

Terminologia musicale

  • Spartito = singolo esecutore musicale.
  • Partitura = da due a numerosi esecutori insieme.
  • Lied = brano cantato accompagnato da pianoforte.
  • Ciclo liederistico = ciclo di più lied che nel tempo, nella successione raccontano una storia.
  • Forma = stile.

Concetti musicali

Musica delle sfere = come il numero è alla base del cosmo anche la musica è una manifestazione sensibile al cosmo.

  • Polifonia = più voci, incontro di più melodie diverse.
  • Monofonia = una sola voce.

Melodramma = opera lirica.

  • Omoritmicamente = suono in sincrono, simultaneo.
  • Pluritmicamente = ritmo diverso.

Elementi musicali

  • Melodia = successione temporale, successione di intervalli.
  • Armonia = sovrapposizione di melodie.
  • Intervallo = rapporto tra due altezze diverse (note).
  • Contrappunto = nota contro nota, si sovrappongono due linee melodiche, ci saranno due note che si scontrano.
  • Musica asemantica = non ha un riferimento concreto esterno, non possiamo capire con precisione cosa ci sta dicendo.

Composizioni e tecniche musicali

  • Overture = apre, prepara a quello che avverrà nella scena.
  • Abbellimenti = arricchire la melodia con note e cambiamenti.
  • Crescendo = parametro dell’intensità, cambiamento della dinamica, da una sonorità bassa ad una sonorità alta.

Generi musicali

  • Musica seria e musica leggera = in Italia arrivano con l’avvento della radio.
  • Sinfonia = composizione per orchestra, non abbiamo più un solo timbro, è composta da più tempi. Il primo è sempre in forma sonata (esposizione, I tema, ponte, II tema, sviluppo, ripresa).

Scala

Scala = successione ordinata di altezze/note.

Capitolo 1: Esiste la musica?

  • Indeterminatezza del concetto di “musica”.
  • Implicazioni ideologiche del concetto di “storia universale”.
  • Porsi il problema dell’esistenza della musica è un atteggiamento che tralascia accettare se e quale senso “la” storia sia una realtà o una mera trama concettuale.

Dahlhaus

Egli sostiene che l’uso dell’articolo determinativo “la” sia problematico non solo a livello di musica ma anche di storia. L’articolo presuppone che ci sia una musica d’eccellenza, non esalta il programma della musica assai diversificata.

Nelle lingue germaniche non esiste l’articolo determinativo plurale, Dahlhaus sostiene che sia meglio usare il plurale data la presenza della diversificazione estetico-sociale perché anche noi occidentali quando pensiamo ai contesti sociali ci impossessiamo di altre musiche e le integriamo nelle nostre culture.

La polemica attorno a funzioni sociali e criteri estetici della musica seria e leggera non sarebbe possibile se i fenomeni musicali venissero riuniti sotto il concetto singolare di “musica”.

Wittgenstein parla di = seduzione del singolare “la musica” precario e problematico perché impedisce una diversificazione che nella lingua scritta è del tutto naturale.

In musica non esiste un linguaggio corrente, tuttavia, dalla motivazione storico-social-psicologica si può trovare difficilmente una giustificazione estetica; Dahlhaus crede sia più opportuno usare il plurale perché più vicino alla realtà. Il termine neutralizzante “musica” potrebbe rappresentare un problema, ad esempio, tra la dicotomia di “musica leggera” e “musica seria”.

I fenomeni musicali per i quali un soggetto europeo dispone della parola “musica” vengono sradicati dal loro significato per il fatto che si svincola dal loro contesto “extramusicale” e il contesto di cui essi sono intessuti non è né “musicale” (di matrice europea), né “extraeuropeo” (non solo europeo, ma europeo moderno).

Se dunque la categoria “musica” è un’astrazione ci troviamo di fronte allo stravolgimento del concetto europeo di musica fino ad estraniarlo dalla sua origine o ad escludere da tale concetto la produzione musicale di alcune culture extraeuropee.

Storia musicale europea

Le differenze tra epoche della storia musicale europea lasciarono intatta l’unità intrinseca del concetto di musica fino a quando la tradizione classica fu in vigore: era essenziale il principio di un sistema tonale posto alla base dei diversi stili musicali e costituita da rapporti di consonanza diretti ed indiretti.

Solo l’avvento della musica elettronica suscitò il problema dell’appartenenza alla musica. Nonostante le divergenze sociali, etniche e storiche inconciliabili non si rinuncia del tutto all’idea che il collettivo singolare “la musica” esprima in uno svantaggio, del fatto che l’idea di musica trovava fondamento in ultima istanza nella concezione hegeliana di “storia universale” ovvero l’idea che culture di epoche antecedenti e di altre parti del mondo appartengano ad una storia universale.

Secondo Dahlhaus parlare di musica universale è un paradosso. Non è necessario, però, abbandonare il concetto di storia universale a condizione di sottoporlo a recisione radicale. Da punto di vista di un “cittadino del mondo” aperto all’ideale umanitario non è più possibile giudicare cosa sia un passo verso “lo sviluppo civile dell’umanità” “una” umanità è inesistente tanto quanto “una” storia.

Accettazione della diversità

Ma se l’umanità non consiste solo nell’assimilazione del diverso, ma anzi nel fatto che, dove l’estraneità appare ineliminabile, ci si accetti reciprocamente, nell’estetica musicale. In conclusione, quindi, la soluzione per Dahlhaus è l’accettazione della diversità. Se ci accordiamo sul fatto che ciò che conta sia, appunto, questa accettazione, allora possiamo parlare di “una” musica.

Eggebrecht

Anche lui si sofferma sull’articolo determinativo ma lo declina in termini di relativismo culturale e pluralismo. Secondo Eggebrecht l’articolo non ha grande importanza. Sono importanti le virgolette, vogliono dire che l’articolo è inteso espressamente in modo determinativo e dimostrativo e ciò può essere interpretata in senso del tutto reale: quella musica, rispetto alla pluralità e alla totalità, è “quella che”.

Si chiede se nell’uso dell’articolo esista una quinta essenza di tutti (per lui, Beethoven) La quinta essenza ha la caratteristica di poter variare da persona a persona e potersi modificare nel tempo, per questo “la musica non esiste”, per lo meno non nel senso universale ma solo di ciò che è “valido per me”.

La stessa domanda “esiste la musica?” si può anche intendere in maniera diversa, non sul terreno della realtà e dell’essenza, bensì sul piano dell’intelletto, della definizione, dell’astrazione. Oggetto della ricerca non è dunque la quinta essenza realmente esistente della musica, ma il concetto di musica, la determinazione del suo contenuto, la musica che in una possibile risposta esisterebbe nella realtà solo in quanto la definizione si attaglia tutta la musica reale.

Teorie di studiosi

Teorie di studiosi prese in considerazione da Eggbrecht:

  • La musica è la scienza del movimento regolato secondo Sant’Agostino, le leggi. Vi è in questa definizione una concezione Pitagorica ovvero di “musica come frutto di proporzioni numeriche”.

Pitagora aveva scoperto che:

  • Con la vibrazione della corda si ottengono intervalli;
  • Facendo vibrare metà della corda si ottiene il suono di un’ottava superiore;
  • Facendo vibrare i 4/3 della corda ottengo un intervallo di quarta;
  • Facendo vibrare i 2/3 della corda ottengo un intervallo di quinta;

Con i primi quattro numeri si ottengono l’unisono, l’ottava, la quinta e la quarta. Pitagora diceva che alla base della musica ci sono delle percezioni numeriche, questo pensiero ha portato Sant’Agostino ed altri studiosi a pensare alla musica come scienza.

“La musica è la facoltà di distinguere i suoni acuti e gravi attraverso i sensi e Boezio, attraverso l’intelletto siamo in grado di distinguere i suoni in base all’altezza e attraverso la ragione perché siamo in grado di comprendere i rapporti numerici. Boezio distingue la musica terrena e la musica astratta, che divide a sua volta in:

  • Musica mundana, teoria musicale, scienza del numero, musica come rapporto sensibile;
  • Musica umana, rappresentazione sensibile, ordine interiore;
  • Musica instrumentalis, musica pratica, prassi musicale;

“La musica è un esercizio occulto, l’animo mentre ascolta la musica numera Leibniz inconsciamente” nel momento in cui si ascolta la musica si percepisce un’unità che è quella che fa apprezzare la musica. Leibniz è vissuto nel periodo di Bach ed Hendel.

Fuga e preludio

Fuga =

  • È presente l’utilizzo di linee polifoniche.
  • È presente il contrappunto (nota contro nota).
  • Si sovrappongono due linee melodiche.

Bach

  • (Musica come costruzione razionale) Preludio = linea melodica che cambia velocemente.
  • Si basa su quartine ordinate.
  • Unità nella molteplicità.
  • Varietà di superficie, unità di base.

Hendel Lascia ch’io pianga =

  • Tratto dall’opera Rinaldo.
  • Brano d’opera.
  • Non è presente il contrappunto ma c’è una melodia accompagnata.
  • Non c’è l’incontro e sovrapposizione di melodie, ad essere in risalto è la voce.

Riflessioni sulla musica

Mendelsson = “La musica è la scienza e arte di disporre accortamente suoni idonei e gradevoli, connetterli in modo retto e suscitarli con grazia, affinché per mezzo della loro armonia sono promosse la gloria di Dio e tutte le virtù” la musica viene presentata anche come arte, la musica quindi deve dare gradevolezza.

Wagner = “La musica è donna, la natura, la natura della donna è l’amore ma quest’amore è quello che riceve e che nel ricevere si dà senza riserve.” Per lui la musica e testo sono due unità indiscendibili.

Diverso è il quadro in cui si colloca lo storico, la cui riflessione e il cui giudizio sono caratterizzati dalla conoscenza e dalla coscienza della propria disciplina. Per lo storico il fatto che una definizione della musica dipenda dalla posizione di chi la esprime è altrettanto importante della definizione stessa. E questo aspetto importante, il presupposto, non è per lui né giusto né sbagliato, né valido né privo di validità, ma di natura storica.

Nel domandarsi cosa sia la musica, il problema che le virgolette conferiscono alla parola “la” coinvolge solo lo storico. Egli è consapevole del fatto che non ci siano risposte senza premesse. Sono dunque da distinguere due collocazioni:

  • Coscienza riferita al presente (posizionale, ha carattere esclusivo, il punto di riferimento è il presente, il soggetto attuale, la posizione, ha un punto di partenza e un punto di arrivo).
  • Coscienza storica (ha carattere onnicomprensivo, i loro determinanti sono offerti dalla storia e il presente viene essenzialmente interpretato a partire da esse, le definizioni attuali e soggettivistiche della musica si trasformano in materiale del proprio pensiero che è orientato a determinare le posizioni).

Metodi di definizione della musica

I due metodi, uno che prende le mosse dalle definizioni con l’intento di fonderle in un’unica definizione e l’altro che registra i concetti comuni per elaborarli come costanti, si integrano. “La” musica sarebbe dunque per definizione quella cosa che non ha storia e che, nonostante tutti i condizionamenti posizionali si identifica con la musica come concetto. È pur vero che, anche con tali processi mentali non si viene a capo della questione dell’esistenza e natura del fenomeno.

Lo storico relativizza tutto, interpretando gli enunciati in chiave relazionale, definisce la musica a partire dalla realtà, della vitalità di un punto di vista, nel suo rapporto con l’oggetto, essa è l’autorealizzazione linguistica di un soggetto, di un “lo”, di un unico.

Rousseau e la musica

Rousseau (Svizzero 1712-1778) - Oppositore di Rameau - Grande sostenitore dell’opera italiana (leggera, autentica, espressiva, semplice e melodica) e considerava l’opera francese austera, drammatica, costruita secondo dottrina; Rousseau nella melodia vede la possibilità di ricongiungere contenuto e sentimento.

Secondo Rousseau la musica deve essere in grado di esprimere sentimenti, solo così è in grado di imitare veramente la natura. La natura è sentimento, capacità espressiva immediata. Nel Seicento, infatti, il termine natura è per lo più usato come sinonimo di ragione e verità, e il termine imitazione per indicare il procedimento che abbellirà e renderà più accetta e piacevole la verità di ragione. La musica non è in grado di definire gli oggetti però è in grado di rappresentare le emozioni che quegli oggetti possono suscitare in noi.

In Italia e in Francia dominava, appunto, il melodramma. In Germania, invece, vi è la tradizione della musica strumentale. Nel ‘600, la figura di Bach, legata al contrappunto e alla polifonia, viene oscurata dallo stile galante tipo di musica strumentale basato sul principio di una melodia piacevole e scritta che ha un sostegno ed è questa musica gradevole e sentimentale che è quella che ha in mente Kant quando parla di musica nella sua opera “la critica del giudizio.”

Kant e la musica

Kant = - mette insieme sullo stesso piano i colori e i suoni dicendo che la manipolazione dei colori e la combinazione dei suoni colpiscono la sensazione, possono arrecare piacere, ma ciò che invece può aspirare al bello è il disegno (la forma che si riempie di colori) e una non precisata composizione;

Non può esserci una conoscenza scientifica del bello, perché il bello è soggettivo. “Non vi è una scienza del bello, ma solamente la critica di esso. Se vi fosse una scienza del bello, in essa si dovrebbe decidere scientificamente se una cosa deve essere tenuta per bellezza o no, così il giudizio sulla bellezza, appartenendo alla scienza, non sarebbe un giudizio giusto.”

Classificazione delle arti secondo Kant

  • Arti meccaniche, quando ha come fine la produzione;
  • Arti belle, se ha per scopo il sentimento di piacere;
  • Arte piacevole - quella per cui un piacere si accompagna alla rappresentazione; - piacere temporaneo, cessa di esserlo quando questa rappresentazione finisce; - quelle dirette unicamente al divertimento;

Arti belle e arte bella

  • Può arricchire la nostra soggettività e darci strumenti di conoscenza;
  • Non ha lo scopo di allietare situazioni ma ha uno scopo su se stessa;

Per Kant se una cosa è bella si deve avere la possibilità di comunicare ciò che è bello con gli altri creando quella sorta di collegamento tra soggettività ed oggettività senso di comunicabilità universale.

Giudizio riflettente e logico

Giudizio riflettente = oggetto che definisco bello, posso metterlo in relazione con la mia soggettività lo posso comunicare;

Giudizio logico = due oggetti che posso mettere in relazione tra loro;

Civiltà musicale del Seicento e del Settecento

Nella civiltà musicale del Seicento e del Settecento, nella classificazione gerarchica delle arti, il posto d’onore spetta senza dubbio al melodramma. La posizione della cultura ufficiale fu di condanna per il melodramma e per la musica, ovvero condanna dell’arte in quanto arte. Nelle classificazioni gerarchiche delle arti, la musica si trova solitamente all’ultimo posto e la poesia al primo. La musica si rivolge ai sensi, all’udito, la poesia alla ragione: questo fatto costituisce il motivo della sua supremazia.

Anche Kant, parlando di arte bella posiziona la poesia al primo posto e all’ultimo la musica nella gerarchia delle arti. “Non si può dire con certezza se un colore e un suono siano semplici sensazioni piacevoli o siano già in se stessi un bel giuoco di sensazioni, quindi contengano in quanto gioco un piacere per la loro forma del giudizio estetico ovvero, se volgiamo al principio

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.palmi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia ed Estetica Musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Scalfaro Anna.
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