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GLOSSARIO TERMINI INERENTI ALLA FILOSOFIA ED ESTETICA MUSICALE

Filosofia= amore della conoscenza, movimento, nasce come forma dialettica, non fa

bene solo al singolo individuo ma anche agli altri

Filosofo= colui che cerca ciò che ama, ovvero la conoscenza

Estetica= sentire, dottrina della conoscenza sensibile, ovvero che ha bisogno di un

oggetto come rappresentazione artistica

------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Arti belle (artista)= colui che arriva a dei risultati per lo spirito, produce senza

motivazione materiale, quando non ha scopo materialistico

Arti tecniche (artigiano)= produce con motivazione specifica, quando è finalizzata

alla produzione

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Musica= intesa come scienza e come arte, forma astratta come potenziale veicolo di

significato

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Spartito= singolo esecutore musicale

Partitura= da due a numerosi esecutori insieme

LIED= brano cantato accompagnato da pianoforte

CICLO LIEDERISTICO= ciclo di più lied che nel tempo, nella successione raccontano

una storia

Forma= stile

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Musica delle sfere= come il numero è alla base del cosmo anche la musica è una

manifestazione sensibile al cosmo

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Polifonia= più voci, incontro di più melodie diverse

Monofonia= una sola voce

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Melodramma= opera lirica

Omoritmicamente= suono in sincrono, simultaneo

Pluritmicamente= ritmo diverso

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Melodia= successione temporale, successione di intervalli

Armonia= sovrapposizione di melodie

Intervallo= rapporto tra due altezze diverse (note)

Contrappunto= nota contro nota, si sovrappongono due linee melodiche, ci saranno

due note che si scontrano

Musica asemantica= non ha un riferimento concreto esterno, non possiamo cpaire

con precisione cosa ci sta dicendo

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OVERTURE= apre, prepara a quello che avverrà nella scena

Abbellimenti= arricchire la melodia con note e cambiamenti

Crescendo= parametro dell’intensità, cambiamento della dinamica, da una sonorità

bassa ad una sonorità alta

Musica seria e musica leggera= in italia arrivano con l’avvento della radio

SINFONIA= composizione per orchestra, non abbiamo più un solo timbro, è composta

da più tempi. Il primo è sempre in forma sonata (esposizione, I tema, ponte, II tema,

sviluppo, ripresa).

Scala= successione ordinata di altezze/note 09

CAPITOLO 1

ESISTE LA MUSICA?

indeterminatezza del concetto di “musica”

implicazioni ideologiche del concetto di “storia universale”

porsi il problema dell’esistenza della musica è un atteggiamento che tralascia

accettare se e quale senso “la” storia sia una realtà o una mera trama concettuale.

DAHLHAUS:

Egli sostiene che l’uso dell’articolo determinativo “la” sia problematico non solo a

livello di musica ma anche di storia.

L’articolo presuppone che ci sia una musica d’eccellenza, non esalta il programma

della musica assai diversificata.

Nelle lingue germaniche non esiste l’articolo determinativo plurale, Dahlhaus sostiene

che sia meglio usare il plurale data la presenza della diversificazione estetico-sociale

perché anche noi occidentali quando pensiamo ai contesti sociali ci impossessiamo di

altre musiche e le integriamo nelle nostre culture.

La polemica attorno a funzioni sociali e criteri estetici della musica seria e leggera non

sarebbe possibile se i fenomeni musicali venissero riuniti sotto il concetto singolare di

“musica”. “SEDUZIONE DEL LINGUAGGIO”

WITTGENSTEIN parla di = seduzione del singolare “la

musica” precario e problematico perché impedisce una diversificazione che nella

lingua scritta è del tutto naturale.

In musica non esiste un linguaggio corrente, tutta via, dalla motivazione storico-social-

psicologica si può trovare difficilmente una giustificazione estetica;

Dahlhaus crede sia più opportuno usare il plurale perché più vicino alla realtà.

Il termine neutralizzante “musica” potrebbe rappresentare un problema, ad esempio,

tra la dicotomia di “musica leggera” e “musica seria”

I fenomeni musicali per i quali un soggetto europeo dispone della parola “musica”

vengono sradicati dal loro significato per il fatto che si svincola dal loro contesto

“extramusicale” e il contesto di cui essi sono intessuti non è né “musicale” (di matrice

europea”, né “extraeuropeo” (non solo europeo, ma europeo moderno).

Se dunque la categoria “musica” è un’astrazione ci troviamo di fronte allo

stravolgimento del concetto europeo di musica fino ad estraniarlo dalla sua origine o

ad escludere da tale concetto la produzione musicale di alcune culture extraeuropee.

Le differenze tra epoche della storia musicale europea lasciarono intatta l’unità

intrinseca del concetto del concetto di musica fino a quando la traduzione classica fu

in vigore: era essenziale il principio di un sistema tonale posto alla base dei diversi stili

musicali e costituita da rapporti di consonanza diretti ed indiretti.

Solo l’avvento della musica elettronica suscitò il problema dell’appartenenza alla

musica. Nonostante le divergenze sociali, etniche e storiche inconciliabili non si

rinuncia del tutto all’idea che il collettivo singolare “la musica” esprima in uno

svantaggio, del fatto che l’idea di musica trovava fondamento in ultima istanza nella

concezione hegeliana di “storia universale” ovvero l’idea che culture di epoche

antecedenti e di altre parti del mondo appartengano ad una storia universale.

Secondo Dahlhaus parlare di musica universale è un paradosso. Non è necessario,

però abbandonare il concetto di storia universale a condizione di sottoporlo a recisione

radicale.

Da punto di vista di un “cittadino del mondo” aperto all’ideale umanitario non è più

possibile giudicare cosa sia un passo verso “lo sviluppo civile dell’umanità”

“una” umanità è inesistente tanto quando “una” storia.

“ma se l’umanità non consiste solo nell’assimilazione del diverso, ma anzi nel fatto

che, dove l’estraneità appare ineliminabile, ci si accetti reciprocamente, nell’estetica

musicale”

In conclusione, quindi, la soluzione per Dahlhaus è l’ACCETTAZIONE DELLA DIVERSITA’.

Se ci accordiamo sul fatto che ciò che conta sia, appunto, questa accettazione, allora

possiamo parlare di “UNA” musica

EGGEBRECHT =

Anche lui si sofferma sull’articolo determinativo ma lo declina in termini di relativismo

culturale e pluralismo. Secondo Eggbrecht l’articolo non ha grande importanza. Sono

importanti le virgolette, vogliono dire che l’articolo è inteso espressamente in modo

determinativo e dimostrativo e ciò può essere interpretata in senso del tutto reale:

quella musica, rispetto alla pluralità e alla totalità, è “quella che”.

Si chiede se nell’uso dell’articolo esista una quinta essenza di tutti (per lui, Beethoven)

La quinta essenza ha la caratteristica di poter variare da persona a persona e potersi

modificare nel tempo, per questo “la musica non esiste”, per lo meno non nel senso

universale ma solo di ciò che è “valido per me”.

La stessa domanda “esiste la musica?” si può anche intendere in maniera diversa, non

sul terreno della realtà e dell’essenza, bensì sul piano dell’intelletto, della definizione,

dell’astrazione.

Oggetto della ricerca non è dunque la quinta essenza realmente esistente della

musica, ma il concetto di musica, la determinazione del suo contenuto, la musica che

in una possibile risposta esisterebbe nella realtà solo in quanto la definizione si attagli

a tutta la musica reale. II lezione 28/09

Teorie di studiosi prese in considerazione da Eggbrecht:

la musica è la scienza del movimento regolato secondo

SANT’AGOSTINO,

 le leggi”

Vi è in questa definizione una concezione Pitagorica ovvero di “musica come

frutto di proporzioni numeriche”.Pitagora aveva scoperto che:

- Con la vibrazione della corda si ottengono intervalli;

- Facendo vibrare metà della corda si ottiene il suono di un’ottava superiore;

- Facendo vibrare i 4/3 della corda ottengo un intervallo di quarta;

- Facendo vibrare i 2/3 della corda ottengo un intervallo di quinta;

con i primi quattro numeri si ottengono l’unisono, l’ottava, la quinta e la quarta.

Pitagora diceva che alla base della musica ci sono delle percezioni numeriche, questo

pensiero ha portato Sant’Agostino ed altri studiosi a pensare alla musica come

scienza; “la musica è la facoltà di distinguere i suoni acuti e gravi attraverso i sensi e

BOEZIO,

attraverso l’intelletto siamo in grado di distinguere i suoni in base all’altezza e

attraverso la ragione perché siamo in grado di comprendere i rapporti numerici.Boezio

distingue la musica terrena e la musica astratta, che divide a sua volta in:

Musica mundana, teoria musicale, scienza del numero, musica come rapporto

 sensibile;

Musica umana, rappresentazione sensibile, ordine interiore;

 Musica instrumentalis, musica pratica, prassi musicale;

 “la musica è un esercizio occulto, l’animo mentre ascolta la musica numera

LEIBNIz

inconsciamente” nel momento in cui si ascolta la musica si percepisce un’unità che è

quella che fa apprezzare la musica.Leibniz è vissuto nel periodo di Bach ed Hendel.

FUGA= -è presente l’utilizzo di linee polifoniche

-è presente il CONTRAPPUNTO (nota contro nota)

-si sovrappongono due linee melodiche

BACH

(musica come

costruzione razionale) PRELUDIO= -linea melodica che cambia velocemente

-Si basa su quartine ordinate

-Unità nella molteplicità

-varietà di superficie, unità di base

HENDEL LASCIA CH’IO PIANGA= -tratto dall’opera Rinaldo

 -brano d’opera;

-non è presente il CONTRAPPUNTO

ma c’è una melodia accompagnata;

-non c’è l’incontro e

sovrapposizione di Melodie, ad essere in risalto è la

voce;

MENDHELSSON =

 “la musica è la scienza e arte di disporre accortamente suoni idonei e

gradevoli, connetterli in modo retto e suscitarli con grazia, affinché per mezzo

della loro armonia sono promosse la gloria di Dio e tutte le virtù” la musica

viene presentata anche come arte, la musica quindi deve dare gradevolezza.

WAGNER=

 “la musica è donna, la natura, la natura della donna è l’amore ma quest’amore

è quello che riceve e che nel ricevere si da senza riserve” Per lui la musica e

testo sono due unità indiscendibili

Diverso è il quadro in cui si colloca lo storico, la cui riflessione e il cui giudizio sono

caratterizzati dalla conoscenza e dalla coscienza della propria disciplina. Per lo storico

il fatto che una definizione della musica dipenda dalla posizione di chi la esprime è

altrettanto importante della definizione stessa. E questo aspetto importante, il

presupposto, non è per lui né giusto né sbagliato, né valido né privo di validità, ma di

natura storica.

Nel domandarsi cosa sia la musica, il problema che le virgolette conferiscono alla

parola “la” coinvolge solo lo storico. Egli è consapevole del fatto che non ci siano

risposte senza premesse. Sono dunque da distinguere due collocazioni:

- Coscienza riferita al presente

(posizionale, ha carattere esclusivo, il punto di riferimento è il presente, il

soggetto attuale, la posizione, ha un punto di partenza e un punto di arrivo)

- Coscienza storica

(ha carattere onnicomprensivo, i loro determinanti sono offerti dalla storia e il

presente viene essenzialmente interpretato a partire da esse, le definiziioni

attuali e soggettivistiche della musica si trasformano in materiale del proprio

pensiero che è orientato a determinare le posizioni)

I due metodi, uno che prende le mosse dalle definizioni con l’intento di fonderle in

un’unica definizione e l’altro che registra i concetti comuni per elaborarli come

costanti, si integrano.

“la” musica sarebbe dunque per definizione quella cosa che non ha storia e che,

nonostante tutti i condizionamenti posizionali si identifica con la musica come

concetto. E’ pur vero che, anche con tali processi mentali non si viene a capo della

questione dell’esistenza e natura del fenomeno.

Lo storico relativizza tutto, interpretando gli enunciati in chiave relazionale, definisce

la musica a partire dalla realtà, della vitalità di un punto di vista, nel suo rapporto con

l’oggetto, essa è l’autorealizzazione linguistica di un soggetto, di un “lo”, di un unico.

III lezione, lunedì 1/10

ROUSSEAU (Svizzero 1712-1778) - Oppositore di Rameau

- Grande sostenitore dell’opera italiana (leggera,

autentica, espressiva, semplice e melodica) e

considerava l’opera francese austera,

drammatica, costruita secondo dottrina;

Rousseau nella melodia vede la possibilità di ricongiungere CONTENUTO e

SENTIMENTO

Secondo Rousseau la musica deve essere in grado di esprimere sentimenti, solo così è

in grado di imitare veramente la natura. La natura è sentimento, capacità espressiva

immediata.

Nel Seicento, infatti, il termine natura è per lo più usato come sinonimo di ragione e

verità, e il termine imitazione per indicare il procedimento che abbellirà e renderà più

accetta e piacevole la verità di ragione. La musica non è in grado di definire gli oggetti

però è in grado di rappresentare le emozioni che quegli oggetti possono suscitare in

noi.

In Italia e in Francia dominava, appunto, il melodramma.

In Germania, invece, vi è la tradizione della musica strumentale.

Nel ‘600, la figura di Bach, legata al contrappunto e alla polifonia, viene oscurata dallo

stile galante

Tipo di musica strumentale basato sul principio di una melodia piacevole e scritta che

ha un sostegno ed è questa musica gradevole e sentimentale che è quella che ha in

mente Kant quando parla di musica nella sua opera “la critica del giudizio.”

KANT = - mette insieme sullo stesso piano i colori e i

suoni dicendo che la manipolazione dei colori e

la combinazione dei suoni colpiscono la

sensazione, possono arrecare piacere, ma ciò

che invece può aspirare al bello è il disegno (la

forma che si riempie di colori) e una non

precisata composizione;

- non può esserci una conoscenza scientifica del

bello, perché il bello è soggettivo.

“non vi è una scienza del bello, ma solamente la critica di esso. Se vi fosse una

scienza del bello, in essa si dovrebbe decidere scientificamente se una cosa deve

essere tenuta per bellezza o no, così il giudizio sulla bellezza, appartenendo alla

scienza, non sarebbe un giudizio giusto.”

Kant classifica le arti in:

ARTI MECCANICHE, quando ha come fine la produzione;

 ARTI BELLE, se ha per scopo il sentimento di piacere;

 ARTE PIACEVOLE

- quella per cui un piacere si accompagna alla

rappresentazione;

- piacere temporaneo, cessa di esserlo quando

questa rappresentazione finisce;

- quelle dirette unicamente al divertimento;

ARTI BELLE ARTE BELLA

- può arricchire la nostra soggettività e darci

strumenti di conoscenza;

- non ha lo scopo di allietare situazioni ma ha uno

scopo su se stessa;

per Kant se una cosa è bella si deve avere la possibilità di comunicare ciò che è bello

con gli altri creando quella sorta di

collegamento tra SOGGETTIVITA’ ed OGGETTIVITA’

senso di comunicabilità universale

GIUDIZIO RIFLETTENTE = oggetto che definisco bello, posso metterlo in

 relazione con la mia soggettività lo posso comunicare;

GIUDIZIO LOGICO= due oggetti che posso mettere in relazione tra loro;

Nella civiltà musicale del Seicento e del Settecento, nella classificazione gerarchica

delle arti, il posto d’onore spetta senza dubbio al melodramma. La posizione della

cultura ufficiale fu di condanna per il melodramma e per la musica, ovvero condanna

dell’arte in quanto arte. Nelle classificazioni gerarchiche delle arti, la musica si trova

solitamente all’ultimo posto e la poesia al primo. La musica si rivolge ai sensi, all’udito,

la poesia alla ragione: questo fatto costituisce il motivo della sua supremazia.

Anche Kant, parlando di arte bella posiziona la poesia al primo posto e all’ultimo la

musica nella gerarchia delle arti.

“non si può dire con certezza se un colore e un suono siano semplici sensazioni

piacevoli o siano già in se tessi un bel giuoco di sensazioni, quindi contengano in

quanto gioco un piacere per la loro forma del giudizio estetico ovvero, se volgiamo al

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale.palmi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia ed Estetica Musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Scalfaro Anna.
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