Filosofia della scienza
Opere
Bacone, 1620, Novum Organum
Newton, 1687, Principia
Hume, 1748, Ricerca sull'intelletto umano
Popper, 1934, La logica della scoperta scientifica
Kuhn, 1962, La struttura delle rivoluzioni scientifiche
Il metodo scientifico
Con "metodo scientifico" si intende quel metodo perseguendo il quale lo scienziato dovrebbe arrivare ad una conoscenza razionale, oggettiva e fondata. Sono proprio questi tre aggettivi, infatti, che siamo soliti attribuire alla scienza, campo di studio oggi riconosciuto come avente un certo prestigio. L'intuizione comune è infatti che l'indagine scientifica operi su un terreno solido, scevro dall'irrazionalità e dal relativismo che spesso vengono attribuiti ad altri campi del sapere.
Se il termine "scienziato" è relativamente giovane (ad autorizzarlo fu Whewell nel 19 secolo), di filosofo naturale si parla sin dai tempi di Aristotele, uno dei massimi rappresentanti in questo campo. Come si arriva alla conoscenza scientifica? Se la tradizione aristotelica aveva fatto predominare un atteggiamento di tipo teorico-deduttivo nella formulazione di ipotesi circa la natura del mondo circostante, durante il 16 secolo avviene una netta svolta: il progressivo disinteresse nei confronti di quelle che Platone avrebbe chiamato "cause", ovvero la ricerca di un ordine naturale di tipo necessario e provvidenzialistico, la ricerca delle "con cause", le cause efficienti, il materialismo, la predilezione per l'osservazione diretta come base per la formulazione di ipotesi eccetera eccetera.
Importanti figure storiche
- Copernico: Sradicamento tradizione incrostata, coraggio di affrontare ipotesi nuove.
- Tycho Brahe: Grande osservatore, le sue scoperte sono utili a Keplero (le tre leggi de "l'astronomia nova").
- Galileo: Ricerca della massima oggettività, esperimento, esclusione parametri soggettivi.
- Bacone: Grande teorico dell'induzione. Completamente rinnovata rispetto a quella semplicistica di Aristotele (Novum Organum 1620). Grande commistione tra esperienza e ragione. Induzione non più per enumerazione ma per eliminazione. La sua tecnica si avvale del cosiddetto esperimento cruciale (criticato dalla concezione olistica di Duhem).
- Newton: Esemplare della teoria di Bacone: commistione della ricerca su base empirica (le leggi dinamiche sono ricercate a partire dall'osservazione dei fenomeni naturali, induzione) e su base razionale (la sua scienza è esattamente esposta e dimostrata su principi matematici che derivano dalle leggi ricavate induttivamente). Formulazione di leggi matematiche giustificate da generalizzazioni induttive.
Egli sostiene che le ipotesi fatte nell'ambito della filosofia sperimentale siano cose non direttamente deducibili dai fenomeni; pertanto, per non rischiare di ricorrere a ipotesi infondate, fonda un canone metodologico basato su alcuni assiomi che chiama principi del filosofare: essi non sono nient'altro che fondati sull'induzione. Un esempio di ipotesi "scientifica" è la sua teoria gravitazionale, che egli asserisce non aver dedotto dai fenomeni.
Le proposizioni non ipotetiche invece sono direttamente dedotte dai fenomeni e generalizzate tramite induzione. Quindi la sua scienza può definirsi paradigma dell'induttivismo ingenuo (le sue regole sul filosofare, ovvero modi pertinenti di fare ipotesi, si basano sull'induzione).
Problematiche sull'induzione secondo Hume
Problematiche intorno all'induzione verranno sollevate da David Hume: non nega che essa sia un procedimento effettivamente utilizzato, anzi afferma che sia indispensabile e necessario alla nostra sopravvivenza. Tuttavia, non ha altra base che la nostra tendenza abitudinaria e psicologica ad applicarla. Non ha fondamenti logici: l'induzione è una sorta di deduzione la cui premessa principale non è del tutto certa: riposa infatti sul principio di uniformità della natura, a cui crediamo per abitudine. L'abitudine ci fa credere nei nessi causali tra le cose, che non contemplano nessun elemento di necessità (contiguità spazio temporale, aspettative). Hanno a che fare con le questioni di fatto. Le relazioni tra idee sono invece deduttivamente concatenate, e questo ha un fondamento logico.
Riflessione ottocentesca
Mill: l'induzione è fondamento di tutte le scienze, tanto da asserire che la deduzione stessa è giustificata in base alle nostre credenze assunte induttivamente, attraverso l'esperienza. Anche gli assiomi della geometria e i principi della matematica. Insomma, la critica di Hume all'induzione per cui essa riposa su un circolo vizioso (la legge che giustifica l'induzione è a sua volta un' induzione) è valida solo se ci si attiene alla ferrea dottrina del sillogismo aristotelico, che come abbiamo visto egli critica. Per tanto Mill non ha motivo di mettere nemmeno in discussione l'uniformità della natura. Parte da un'analisi strettamente empirica e fiduciosa nei confronti dell'esperienza stessa. La sua analisi logica è potremmo dire, dedicata al metodo dell'induzione. Va ad analizzare le varie forme per cui da un effetto ricerchiamo la causa, e dalla causa l'effetto. I cosiddetti 5 canoni di verifica, il più efficiente dei quali sembra essere, come si evince dalla sua analisi, quello della differenza. (concordanza, differenza, variazioni concomitanti, metodo dei residui)
Con Herschel abbiamo un forte elemento innovativo: si inizia a intravedere una differenza tra quello che verrà successivamente chiamato "contesto della scoperta" e "contesto della giustificazione": egli infatti sostiene che la scienza sia un campo del sapere che procede attraverso salite e discese, dove con salite si intende l'avanzare di una o più ipotesi teoriche a partire da alcuni fatti osservati (l'induzione qui non è un lungo procedimento meccanico come lo era per Bacone, ma molto più immediato e, per così dire, istintivo) e per discese la verifica dell'ipotesi tramite controllo empirico, deduttivo. C'è in quest'ottica, quindi, un uso alterno di deduzione e induzione; "una legge valida si impone in modo quasi auto evidente per la quantità di conferme che si porta dietro".
Whewell rinnova con ancora maggiore radicalità il momento dell'induzione: non è meccanica enumerazione (o eliminazione per dirla con Bacone), ma illuminazione, creatività dello scienziato. I dati dell'empiria non mi arrivano congiunti, è il mio cervello che li unisce tramite un'idea. Qui viene riconsiderato un elemento aprioristico, fortemente svalutato da Bacone, circa la formulazione di un'ipotesi: avere dei presupposti ci è necessario al fine di sistematizzare la natura con le nostre ipotesi, che altrimenti ci apparirebbe una massa informe e incomprensibile. Siamo noi che strutturiamo i dati, i dati non arrivano già strutturati! Attività dello scienziato verso la natura e non passività di questi.
L'empirismo logico
L'empirismo logico attraversa due fasi. La prima corrisponde a quella della formazione del cosiddetto circolo di Vienna (la cui data ufficiale è fatta risalire all'entrata di Schlick come membro del circolo, nel 1924). Ciò che caratterizza maggiormente questa corrente di pensiero è l'astio nei confronti della metafisica e dell'apriorismo. Potremmo riassumere in tre punti fondamentali le idee di questi intellettuali (principalmente filosofi, matematici, uomini interessati alla scienza e alla filosofia del linguaggio i cui massimi ispiratori sono Russell e Wittgenstein):
- La scienza come paradigma di ogni sapere
- La verificabilità come criterio per discernere enunciati