Estratto del documento

Definizione di economia

L'economia può essere considerata come "scienza delle scelte dell'uomo", perché è attraverso questa che l'uomo tende a soddisfare i propri bisogni. Considerando che l'esistenza umana è caratterizzata da una molteplicità di scopi e da scarsità di mezzi e tempo per raggiungerli, si capisce come questa può essere letta come scelta tra i bisogni di diversa importanza e mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi. L'economia è la scienza che studia il comportamento (l'attività) dell'uomo in quanto manifestazione delle sue scelte. Ogni azione dell'uomo, ogni attività ha in sé un aspetto economico.

Le definizioni di economia nel tempo

  • XVII secolo: Scienza dell'acquisizione delle ricchezze.
  • XIX secolo:
    • Smith: Economia come scienza che studia l'impiego del lavoro per rendere massima la ricchezza delle nazioni; arricchire sia il popolo che il sovrano.
    • Ricardo: Scienza che determina le leggi che regolano la distribuzione del prodotto complessivo (al proprietario compete la rendita; ai proprietari dei capitali necessari per coltivarla il profitto; ai lavoratori il salario).
    • Marx: Contesta l'immutabilità del sistema capitalistico: se gli scopi dell'economia sono l'aumento della ricchezza e una migliore distribuzione della stessa, allora il sistema capitalistico non potrà che essere superato.
    • Stuart Mill: Economia non più come scienza, ma come tecnica. Le proposizioni dell'economia sono vere solo se l'uomo ottiene la massima quantità di beni con il minimo lavoro: quindi quando il vantaggio pecuniario non guida la condotta umana, l'economia non può spiegare né guidare le azioni degli uomini.
    • Scuola marginalista: Supera questa limitazione partendo dai principi della filosofia utilitaristica e dal postulato edonistico dello homo aeconomicus, per il quale l'uomo tende esclusivamente a massimizzare il piacere "con un dato costo, sotto forma di pena".
    • Walras e Pareto: Teoria dell'equilibrio economico, secondo cui nessuno dei partecipi ad una collettività può migliorare la sua situazione senza che, in conseguenza, qualche altro sia costretto a peggiorare la propria. Però ogni equilibrio presuppone condizioni statiche, e cioè invarianza della popolazione, dei gusti dei consumatori, della tecnologia; per cui gli schemi dell'economia statica non possono applicarsi alla realtà dinamica della società contemporanea.
    • Robbins: Intuisce e definisce l'aspetto economico di ogni azione umana, ma il suo pensiero è limitato alla convinzione che l'economista debba essere neutrale rispetto al giudizio, e che questo debba essere guidato solo dalla verifica del raggiungimento degli scopi prefissati.
    • Napoleoni: Contrasta la neutralità dell'economista: afferma che invece l'economia deve esprimere giudizi sulle azioni compiute per raggiungere gli scopi prefissati.

Bisogni, utilità e bene economico

Il comportamento umano è condizionato dall'insoddisfazione e quindi da una molteplicità di necessità e di esigenze le quali, per la limitata disponibilità di mezzi idonei a soddisfarle, costituiscono i bisogni umani. Se l'esigenza fisica di respirare e la necessità spirituale di pensare possono essere istantaneamente soddisfatte dall'illimitata disponibilità di aria e dalla natura stessa dell'intelligenza umana, altre esigenze dell'uomo non sono invece suscettive di immediata soddisfazione senza l'uso di mezzi esterni all'uomo. Dunque i bisogni sono le necessità, le esigenze dei singoli uomini o delle comunità che possono essere soddisfatti attraverso mezzi (beni economici) acquisibili a costo di sacrifici, in quanto disponibili in quantità limitata. La ricchezza è il complesso dei beni economici che servono a soddisfare i bisogni.

Bene economico e le sue caratteristiche

Il bene economico è il mezzo attraverso cui l'uomo soddisfa i propri bisogni. Per poter essere così definito, un bene deve avere tre caratteristiche:

  • Deve dispiegare utilità
  • Deve essere acquisibile
  • Deve essere disponibile in quantità limitata

(L'utilità è l'attitudine reale o presunta, che alcuni beni, acquisibili ma disponibili in quantità limitata, hanno di soddisfare i bisogni)

Riguardo alla limitatezza della disponibilità, bisogna però tener presente che beni come l'aria e l'acqua, apparentemente illimitatamente disponibili, devono essere considerati come beni economici (quindi limitatamente disponibili) a causa degli sconvolgimenti ambientali dovuti all'inquinamento.

I beni economici si distinguono in:

  • Diretti o di consumo: suscettibili di soddisfare immediatamente i bisogni umani.
    • Ad utilità semplice (generi alimentari) se sono capaci di una sola prestazione.
    • Ad utilità ripetuta (abbigliamento) se capaci di più prestazioni utili.
  • Indiretti o strumentali: devono essere utilizzati insieme ad altri beni, ed attraverso la loro trasformazione, per il soddisfacimento dei bisogni. Per esempio, il terreno, il cemento e il ferro per costruire opere edilizie; la farina per produrre il pane.
  • Indipendenti: se il loro uso soddisfa autonomamente un determinato bisogno. Per esempio, l'acqua per placare la sete.
  • Complementari: se, utilizzati insieme ad altri, dispiegano un'utilità maggiore che se usati singolarmente. Per esempio: ferro, cemento, sabbia e inerti per realizzare il conglomerato cementizio.
  • Surrogabili o succedanei: se possono sostituirsi ad altri per soddisfare il medesimo bisogno.
  • Producibili: per esempio, un fabbricato.
  • Irriproducibili: per esempio, un'opera artistica.
  • Mobili: fisicamente trasferibili senza alterazione della loro forma e sostanza.
  • Immobili: non mobili.

Si definiscono servizi i beni economici non materialmente tangibili. Possono essere:

  • Reali (i servizi):
    • Personali (prestazioni di lavoro)
    • Pubblici (funzioni assicurate dallo Stato: trasporto, sicurezza sociale, assistenza sanitaria, scuola)

Potendo coesistere per un medesimo bene caratteristiche diverse, lo stesso bene può essere considerato diretto o strumentale, a seconda del soggetto economico che aspira alla sua fruizione: per esempio, chi acquista una casa per abitarla la considera un bene diretto (o di consumo); invece colui che l'acquista per investimento, la considera un bene strumentale (o indiretto).

Distinzione tra utilità iniziale, utilità marginale e utilità totale

L'utilità è la capacità presunta o reale di un bene di soddisfare un bisogno. Soddisfatto il bisogno, il bene ulteriormente disponibile avrà in quel momento utilità minore o addirittura nulla.

Dividendo un bene in parti uguali dalle medesime caratteristiche intrinseche, e ipotizzando di poter usufruire delle diverse parti in tempi successivi, si definisce utilità iniziale, il grado di soddisfacimento del bisogno assicurato dalla prima dose disponibile. Invece l'utilità marginale è il soddisfacimento assicurato dall'ultima dose disponibile. È evidente che l'utilità iniziale è maggiore dell'utilità marginale, infatti l'utilità marginale decresce per dosi successive fino ad annullarsi dopo la soddisfazione completa del bisogno. L'utilità totale è il grado di soddisfazione del bisogno assicurata dall'intera quantità disponibile.

Cos'è la produzione

Le risorse e i beni naturali non garantiscono direttamente la soddisfazione di tutti i bisogni dell'uomo. È indispensabile la trasformazione dei beni in altri che dispiegano maggiore utilità. Quindi la produzione è la creazione di utilità attraverso la trasformazione fisica, spaziale e temporale della materia in beni economici che dispiegano maggiore utilità. Costituisce quindi attività produttiva ogni partecipazione a tale processo di trasformazione. In merito è immediato il riconoscimento delle caratteristiche produttive per le attività cosiddette primarie (agricoltura, artigianato, caccia, pesca) o secondarie (industria); meno esplicito è invece il riconoscimento delle attività terziarie (commercio, professioni, pubblica amministrazione).

Perché le attività terziarie sono produttive? Perché la produzione non deve intendersi limitata solo alla trasformazione fisica dei beni, ma anche alla trasformazione spaziale e temporale. Perché il commercio è attività produttiva? Poiché un bene economico può dispiegare utilità diversa in tempi diversi: la conservazione di un bene, in un momento in cui è scarsamente utile, per un tempo successivo, quando sarà più utile, costituisce un processo di trasformazione temporale e, quindi, è un'attività produttiva.

Definizione di reddito

Il reddito è il risultato espresso in termini monetari del processo produttivo. Quindi il reddito di una comunità esprime in termini monetari, l'insieme dei beni e dei servizi prodotti in un intervallo di tempo, al netto di quei beni e servizi necessari per reintegrare la ricchezza esistente all'inizio dell'intervallo. Il reddito può essere inteso come flusso di beni e servizi.

Definizione di prodotto

Il prodotto è il risultato del processo produttivo espresso in termini di entità fisiche.

Definizione di fattori di produzione

I fattori di produzione sono tutti quei beni e servizi che concorrono al processo produttivo e che da esso vengono trasformati. Il coordinatore dei fattori di produzione è l'imprenditore, cui spetta l'organizzazione. L'impresa è la fattiva organizzazione preventiva dei fattori di produzione, che si realizza in unità economiche (aziende) dove effettivamente si svolge la produzione.

I beni economici prodotti dall'uomo, destinati alla produzione, sono i capitali, che si distinguono in:

  • Fissi: si logorano durante il processo produttivo, essendo capaci di compiere più cicli produttivi (in un'azienda il capitale fisso è composto da: il terreno, i fabbricati, le macchine). Tutte le opere pubbliche, urbanizzative, costituiscono il capitale fisso sociale.
  • Circolanti: si consumano interamente ad ogni ciclo produttivo (materie prime).

Il lavoro, i capitali e l'organizzazione sono i fattori di produzione originari, entrano in ogni processo produttivo.

I fattori di produzione possono essere:

  • Variabili o fissi: se la quantità di un fattore influisce o meno sulla quantità di prodotto finale.
  • Congiunti: se il coefficiente di produzione di uno di essi dipende dalle caratteristiche tecniche di un altro. Ad esempio, l'utilizzazione dei tondini di ferro ad aderenza migliorata nelle strutture in cemento armato consente minori quantità di conglomerato a parità di resistenza: quindi il ferro è un fattore congiunto nei confronti del conglomerato cementizio.
  • Complementari: quando la diminuzione di un fattore può essere compensato dall'aumento di un altro. Ad esempio, in un'opera edilizia sino ad un certo limite la diminuzione di lavoro manuale può essere compensata dall'uso dei mezzi meccanici.

Il coefficiente di produzione è la quantità di fattori di produzione necessaria per produrre un'unità di prodotto.

Definizione di produttività

La produttività può essere definita come la migliore combinazione di fattori produttivi per quel dato processo. Per migliore combinazione s'intende quella che garantisce il miglior risultato, ossia il minor dispendio di beni e servizi, quindi il minor costo.

Indicando con p, la quantità di prodotto ottenuta attraverso le dosi (a1, a2, ...), si definisce:

  • Produttività marginale: l'incremento di quantità di prodotto ottenibile con l'incremento di una dose del fattore (df(a1, a2, ...)/da1 = pmar).
  • La produttività marginale può essere nulla, positiva o negativa.
  • Produttività media di un fattore: il rapporto tra il prodotto finale e la quantità di fattore impiegato (f(a1, a2, ...) = pmed). La produttività media è crescente o decrescente all'aumentare del prodotto.

Sostituire due fattori produttivi (che hanno ovviamente le stesse caratteristiche) risulta conveniente quando il rapporto tra le loro produttività marginali è maggiore di uno, ossia quando, a parità di prodotto, occorre una minor quantità di un fattore rispetto all'altro.

La produttività sottostà a due leggi:

  • Legge delle produttività decrescenti: secondo cui all'incremento della quantità prodotta corrisponderà, successivamente ad una particolare fase del ciclo produttivo, un maggior incremento del costo di produzione (es.: del numero dei piani in un edificio).
  • Legge economica del livellamento delle produttività marginali: secondo cui alla più conveniente combinazione dei fattori corrisponde un livellamento delle produttività marginali; es.: della combinazione posizione-finitura in rapporto all'ubicazione centrale (maggiore densità, migliore finitura) o periferica (minore densità, fruibilità spazi esterni, minor finitura).

Il prezzo dei fattori, la rendita, l'interesse

Il prezzo è il rapporto ponderale di scambio tra un bene e la moneta. Quindi per ciascun fattore di produzione si deve corrispondere un prezzo.

  • La rendita, intesa come remunerazione del fattore produttivo originario e indistruttibile costituito dalla terra, compete al proprietario della terra.
  • Il prezzo d'uso dei capitali, cioè dei beni strumentali risultanti dalla produzione e destinati alla produzione di altri beni e servizi ("prodotti produttivi" secondo la definizione del Napoleoni), è l'interesse e compete al capitalista.
  • Prezzi economici: sono quelli risultanti dal libero scambio.
  • Prezzi politici: sono imposti dallo Stato per ragioni sociali.
  • Prezzi nominali: sono quelli richiesti ma non accettati.

Saggio (o tasso) di interesse e saggio di investimento

Il saggio di interesse è il prezzo d'uso di un'unità di risparmio indifferenziata, nell'unità di tempo. È condizionato dalla quantità di risparmio collettivo, alla quale è inversamente proporzionale. Può essere definito come il rapporto tra reddito (inteso come flusso di beni e servizi) e capitale (inteso come fondo di beni e servizi).

Il saggio di investimento è il prezzo d'uso dei capitali, e cioè dell'unità di risparmio impiegato per l'acquisto dei fattori di produzione o anticipati per sostenere spese necessarie alla produzione. È influenzato dall'apprezzamento dei beni futuri: se il prezzo dei beni futuri si prevede decrescente rispetto al presente, allora il saggio di investimento sale (e viceversa nel caso contrario). Il saggio di investimento tende a coincidere col saggio di interesse nell'ipotesi di equivalenza tra quantità di risparmio e di capitali offerta e domandata.

Definizione di remunerazione

  • Salario-stipendio: la remunerazione del fattore produttivo lavoro (manuale nel primo caso, intellettuale nel secondo).
  • Profitto: la remunerazione delle capacità imprenditoriali, e compete all'imprenditore (che coordina i fattori di produzione).
  • Imposte-tasse: remunerazione dei servizi pubblici offerti alla collettività:
    • Le imposte sono dovute indipendentemente dalla fruizione del servizio;
    • Le tasse si pagano per la specifica fruizione di beni e servizi.

Definizione di costo

Il costo totale di produzione, definito come la somma dei prezzi che si devono corrispondere per l'utilizzazione dei fattori produttivi, è definito dai costi fissi (che non dipendono dalla quantità di prodotto finale) + i costi variabili (che variano, proporzionalmente o meno, alla quantità prodotta).

Il costo unitario medio, definito dal rapporto c/q, sarà decrescente all'aumentare della quantità prodotta q fino ad un punto ottimale, oltre il quale comincerà a crescere all'aumentare di q.

Il costo marginale è la spesa incrementale necessaria per produrre l'ultima unità di prodotto; quindi corrisponde alla derivata prima del costo totale. Il costo marginale è inversamente proporzionale alla produttività marginale.

Quando il costo marginale equivale al costo unitario, si verificherà la marginalità dell'imprenditore che non ricaverà alcun utile da quel processo produttivo.

Sui costi di produzione influiscono anche le:

  • Economies esterne:
    • Generali, che sono i benefici derivanti all'impresa dallo sviluppo del sistema economico, dal processo tecnologico e scientifico, dall'adeguata offerta di servizi pubblici;
    • Speciali o di localizzazioni, derivanti dalla posizione dell'azienda, dalle dotazioni infrastrutturali, dalla vicinanza di industrie sussidiarie o complementari.
  • Economies interne: benefici derivanti dall'organizzazione delle aziende, dalla loro efficienza.

Però c'è da tenere in considerazione anche le:

  • Diseconomies esterne, ossia i danni provocati alla collettività dalla produzione e dall'uso di determinati beni (per esempio, gli effetti inquinanti e il congestionamento dei centri urbani);
  • Costo sociale = costo di produzione + spesa dovuta alle diseconomie esterne.

Teoria della rendita

Secondo D. Ricardo, la rendita è quella parte del prodotto della terra dovuto al proprietario per l'uso della capacità produttiva del suolo. Ricardo intuisce il concetto di rendita differenziale (differenza di prezzi a costi costanti) che dipende dalla diversa fertilità dei terreni e dalla scarsità degli stessi, il che porta alla concorrenza tra fittavoli (=affittuario) per assicurarsi terreni migliori. Ma la teoria ricardiana si fonda esclusivamente sulle caratteristiche agronomiche del terreno, mentre vanno considerate anche le caratteristiche... (il testo originale si interrompe qui)

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Lezioni, Estimo Pag. 1 Lezioni, Estimo Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lezioni, Estimo Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Lezioni, Estimo Pag. 11
1 su 15
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/22 Estimo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.granata.37 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guarini Maria Rosaria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community