IL PROLOGO DELL'AGAMENNONE (ESCHILO)
Θεοὺς αἰτῶ τῶνδ' ἀπαλλαγὴν πόνων,
µὲν
φρουρᾶς ἐτείας ἣν κοιµώµενος
µῆκος,
στέγαις ᾿Ατρειδῶν ἄγκαθεν, κυνὸς δίκην,
ἄστρων κάτοιδα νυκτέρων ὁµήγυριν, [..........]
Agli dei chiedo di liberarmi da questa fatica,
da questa guardia che dura ormai da un anno,
durante la quale, stando sulla casa degli Atridi, (ndr. nel tetto)
sdraiato sulle braccia alla maniera di un cane,
ho imparato a conoscere il concilio degli astri notturni
e le luminose potenze che portano l'inverno ed estate ai mortali
e adesso vigilo in attesa del segnale di una fiaccola, il luminoso raggio di un fuoco che porti da Troia
una notizia, una voce di conquista: così infatti impone il cuore di una donna capace di maschi pensieri
1 ,
pieno di speranze. Ma quando il mio giaciglio che mi fa vagare nella notte baciato di rugiada[...]
allora piango e lamento la sventura di questa casa che non è più ben governata come un tempo. )
(traduzione di Enrico Medda,1992
Il testo veniva scritto per ambientarlo in un clima massimamente
naturale e, in questo caso, all'aperto.
Le frasi descrivono la posizione e la condizione del personaggio, non
la storia nella quale il personaggio agisce.
Lo spettatore conosce il titolo dell'opera e pure la storia.
Sta accovacciato come un cane perché NON vuole dormire, cerca la
posizione scomoda. Canta per restare sveglio, impaurito dal probabile
arrivo di Clitemnestra.
La casa è un luogo di sventura, non più governata come un tempo.
Crisi all'interno della città.
Agamennone quindi viene assassinato NON per caso, ma per dei
problemi intestini profondi.
Didascalia implicita (di fatto nelle tragedie greche non vi sono
didascalie esplicite ma solo deducibili).
Ad un certo punto "un gran bove sulla lingua"(metafora che riguarda
un linguaggio tipico di un popolano ateniese) lo impedisce di
proseguire, ma "questa casa stessa avesse voce potrebbe dire, poiché
io parlo volentieri a coloro che sanno, ma per coloro che non sanno io
dimentico".
Eschilo vuol far sì che le informazioni procedano tramite le parole
della guardia.
I tragici greci scrivevano PER VINCERE: alle Grandi Dionisie tutti i
poeti si sfidavano a colpi di tetralogie. Compito del drammaturgo era
quello di essere originale e di colpire lo spettatore, modificando anche
il patrimonio mitico.
La tragedia greca non è testocentrica- non è nemmeno detto che le
prime tragedie siano state scritte=>forse erano tramandate oralmente.
Per quanto riguarda l'architettura, non esisteva il teatro greco concepito
come quello siracusano, era molto più rudimentale. (vedi
appunti"Teatro Greco, Composizione e Rappresentazione")
Fonti, contesto sociale culturale, azione-agìta.
Rapporto fra l'elemento testuale e l'elemento performativo nella tragedia greca
Nelle prime tragedie greche già sono presenti elementi perfomativi.
Le muse sono figlie della Memoria, e usano il canto per tramandare le storie. Il poeta compone
quello che le Muse gli dicono.
Figura centrale è il ràpsodo
Opere non scritte, ma tramandate oralmente.
Nel poema omerico ci sono dialoghi in prima persona,e il rapsodo si investe del ruolo del
personaggio in prima persona (vd. Demodoco).
"Lo Ione" dialogo di Platone che spiega il ruolo del ràpsodo
Personaggio che viene da Epidauro, dove c'erano delle gare tra rapsodi.
Socrate chiede a Ione come mai sia così bravo a narrare le poesie di
Omero, mentre in altre no. Poi gli chiede:" quando fai commuovere il
pubblico, tu ti commuovi?Che cosa fa commuovere il pubblico?".
Ione gli risponde che il cantore non ne memorizza il testo, ma
l'azione,precisamente memorizzata. Il declamare del ràpsodo non è
ripetere un dettato testuale, ma ricordare e richiamare le azioni. (addio
alla declamazione a memoria, evviva l'improvvisazione e la memoria di
singole immagini).
TRADIZIONE PERFORMATIVA rapsodiana.
Nel canto VIII, il cantore cieco Demodoco, prende la lira e fa
commuovere Odisseo alla reggia dei Feaci(dove Odisseo, accolto dopo
un naufragio da Nausicaa, viene portato a una festa), e canta le vicende
di Achille. Odisseo nasconde le lacrime dietro il velo, anche perché era
stato presente agli eventi cantati dal rapsodo. Odisseo si chiede come
Demodoco riesca ad ottenere quel risultato nonostante non abbia vissuto
quelle vicende. Odisseo allora chiede a Demodoco di narrare della
caduta delle mura di Troia, e Demodoco canta addirittura della
mancanza d'aria dentro il cavallo, e dei rumori e degli odori, e della
strage che non esclude donne e bambini.
Odisseo ne resta impietrito, e capisce che la poesia è la voce delle Muse
riferita dal poeta.
L'opera è straordinario, misterioso e antropomorfo permanere del
tempo. L'opera resiste attraverso la persona,il poeta, il ràpsodo.
Insieme si chiedono come Omero facesse ad essere competente nella
molteplicità delle discipline precise che descrive.
Le grandi Dionisie e le Piccole Dionisie
Le piccole Dionisie si tenevano d'Inverno.
Le Grandi Dionisie si tenevano in Primavera.
C'era inizialmente una gara fra cori, ognuno rappresentativo di un
δῆμος
diverso (quartiere) ateniese. Forte carattere performativo
altamente strutturato. Il coro migliore veniva premiato.
"Ulisse- Demodoco, io ti lodo al di sopra di tutti i mortali. O ti ha istruito la Musa, figlia di Zeus o
Apollo. Canti la sorte degli Achèi in modo perfetto[...] come uno che era presente o che ha sentito da
un altro. Ma sù, cambia tema e canta del Cavallo di Troia[...]e degli uomini che annientarono Ilio. Se
questo mi narrerai in modo giusto
egli ispirato da Dio cominciò..."
(Non è trascritto il canto di Demodoco ma la sua descrizione, fatta da un ràpsodo che non li riporta
direttamente)
"Cantava iniziando da quando, imbarcatisi sulle navi ben costruite, gli Argivi salparono, dopo aver
appiccato il fuoco alle tende. Intanto gli altri, stretti all’insigne Odisseo, stavano nella piazza di Troia,
dentro il cavallo. Gli stessi Troiani lo avevano tratto fin sull’acropoli. Così il cavallo era lì,
nascosti
ed essi seduti all’intorno, dicevano molti contrastanti pareri. Tre ne piacevano a loro: o spaccare il
cavo animale di legno col bronzo spietato, o trarlo fino al dirupo e gettarlo giù dalle rocce, o lasciarlo,
che fosse un gran dono propiziatorio agli dei. E in questo modo doveva poi finire. Perché era destino
che la città rovinasse, appena accolto il grande cavallo di legno entro cui sedevano tutti gli Argivi
migliori per portare strage e rovina ai Troiani. E cantava come i figli degli Achei distrussero la città,
riversatisi giù dal cavallo e lasciato il cavo agguato. Cantava che devastarono chi qua chi là la rocca
scoscesa, che Odisseo andò come il dio della guerra, come Ares, alle case di Deifobo con Menelao
pari a un dio. Diceva che lì, sostenuta una battaglia terribile, vinse anche allora grazie alla
magnanima Atena. Queste imprese il cantore famoso cantava, e si struggeva Odisseo. Il pianto gli
bagnava le guance sotto le palpebre. A tutti gli altri sfuggi che piangeva, solo Alcinoo(il Re) lo notò e
se ne accorso e subito disse" di fermare Demodoco che ha fatto piangere Odisseo.
C'è la presenza dell'elemento drammatico all'interno dei canti epici
1 si riferisce a Clitemnestra, che sarà capace di omicidio.
Tragedia greca
Mentre Eschilo era di nobile famiglia, Sofocle era colui che istruiva i giovani al coro(ne" L' Edipo Re"
l'introduzione dell'opera c'è un gruppo di giovani che canta).
κομμός.
All'interno delle loro tragedie c'è una grande forza patetica: il Questo consisteva nel
lamento (spesso funebre) del protagonista che interagiva col coro.
Coefora=Portatrice di libagioni e doni funerari nell’antica Grecia. Esse apparivano in molte
tragedie greche (soprattutto in Eschilo con "le coefore").
PATRIMONIO MITICO DEL MONDO GRECO
I miti non sono univoci: non esiste solo una storia di Oreste, Ifigenia ecc.
Esiste un'infinità di serie di culti riferiti agli Dèi. Il tempio non ricorda un'entità astratta e assoluta, ma
una sua reincarnazione in luoghi determinati e differenti.
LA TRAGEDIA QUINDI HA IL COMPITO DI RAPPRESENTARE UNA REALTA' PIU'
DEFINITA e inequivocabilmente precisa. La tragedia rende oggettiva una versione del mito.
Eschilo e eventi contemporanei
"I Persiani" tragedia storica che riguarda il mondo contemporaneo Eschilo, che combattè a
Salamina. Le descrizioni qui non sono "ispirate dalle Muse", ma vissute direttamente
dall'autore. La descrizione della battaglia è così fedele che sembra essere valida storicamente
(comparandola con gli scritti dello storiografo Esiodo)
"Le Supplici"; si fa riferimento a un governo dove il popolo governa sè stesso. CADUTA della
Monarchia, nascita della Democrazia.
"L'Orestea"; si conclude con un evento preciso e familiare agli spettatori ateniesi: l'aeropago,
tribunale ateniese. Le fonti son due: l'"Oreste" di Stesicoro(non pervenutoci) e l'Odissea.
Nell'Odissea la guardia non è posta a vedetta da Clitemnestra, ma
da Egisto. Nel poema omerico Egisto uccide Agamennone,
mentre di Clitemnestra non ne viene fatta menzione. Nella
TRAGEDIA DI ESCHILO, Egisto è l'AMANTE di Clitemnestra,
che ne diventa corresponsabile e fautrice. Per Eschilo è
fondamentale che la responsabilità dell'omicidio sia di
Clitemnestra per
far vincere a Eschilo nel 468 a.C. le Grandi Dionisie
(sbaragliando Sofocle per la prima volta dopo anni
d'imbattibilità di quest'ultimo)
Musicalmente, il compito di comporre spettava ad
Eschilo. A noi non è pervenuto nulla.
1° Tragedia
"ti dico di onorarmi come un mortale, e non come un Dio.
E non essere superbi è il più gran dono delle divinità."
Agamennone ammonisce Clitemnestra, che l'aveva
accolto esageratamente. AGAMENNONE non vuole
ὕβϱις,
peccare di ma alla fine si lascia influenzare da
Clitemnestra. Non vorrebbe nè offendere gli dèi, nè
rovinare le stoffe costose su cui cammina.
ma si intuisce nell'Orestea una predispozione al colore
rosso, che è il colore determinante. "mentre cammino su
queste porpore(ndr. si riferisce ai drappi)". (parla
Agamennone).Rosso era il colore più costoso, riservato ai
luoghi del culto divino.
La regina descrive bene come l'ha colpito, e come ha
ucciso suo marito.
L'uomo colpevole di tracotanza, veniva invidiato dagli
Dèi, che lo colpiscono spietatamente.
2° Tragedia (coefore, cerca su wikipedia)
Oreste vendica la morte del padre.
Così come Clitemnestra con Agamennone, anche Oreste
conclude la tragedia con ai piedi i corpi senza vita
(stavolta di Clitemnestra e Egisto)
Va a Delfi a chiedere responso.
Eschilo inventa una situazione "simile" al serial
contemporaneo. TRE SERIE DISTINTE che riguardano la
stessa storia. Diventa quindi fondamentale che sia
Clitemnestra sia corresponsabile per non far arrestare
prima la trama con la vendetta della morte del padre da
parte di Oreste. LA STORIA CAMBIA
RADICALMENTE, Oreste uccidendo Clitemnestra,
vendica la morte e la uccide lecitamente, ma è sua madre,
e quindi è anche ingiusto. Non c'è dispositivo rituale nel
mondo greco che possa lavare le COLPE (come nella
religione cattolica e la confessione). Nasce quindi una
terza tragedia( "Le Eumenidi"), in cui Oreste cerca un
luogo dove venire perdonato (prima a Delfi dalla Pizia,
che gli consiglia da andare nella sede della giustizia,
Atena; ma nemmeno Lei può togliere la sua colpa di
matricidio, e decide di FONDARE L'AEROPAGO, nato
quindi proprio per il processo a Oreste. Viene assolto
anche grazie al voto di Atena. E grazie all'aeropago,ad
Atene e ad Atena, Oreste si salva.
Atene diventa la città di giustizia, capace di dissolvere
colpe.
Invece, NEL MITO DELFICO, inseguito dalle Erinni,
Oreste chiede perdono al santuario, dal quale escono dei
serpenti sacri (ndr. preso da un culto preesistente)
attaccano e allontanano le Erinni.
La donna non aveva diritti: non partecipavano ai banchetti
e erano costrette a vivere appartate.
Nel mondo greco Oreste rappresenta la RICERCA
DELL'ESPIAZIONE della propria colpa inevitabile.
"L'Edipo", uccidendo il padre e avendo una relazione con la mamma, genera quattro figli che si
uccideranno l'un l'altro. Edipo trova salvezza a Colono(luogo sacro di Atene), dove viene
dissolto dalla benevolenza degli dèi, che lo accolgono. Testimone diretto della vicenda è Teseo,
primo re di Atene=> è un re già quasi democratico. Eschilo fa un po' di propaganda ad Atene.
L'obiettivo di Eschilo è quello di costruire un evento mitico e determinato tale da educare il
popolo Ateniese (anche se quello principale era quello di vincere agonisticamente alle Grandi
Dionisie).
Chi assisteva alle tragedie?Ateniesi e alleati di Atene.
Solo alle Olimpiadi c'era una tregua panellenica.
Il primo TEATRO GRECO
Composizione e rappresentazione
Nel teatro ogni costruzione era funzionale.
la cavea (koilon), a pianta di settore circolare o ellittico (spesso eccedente la metà) nella quale
sono disposte le gradinate, suddivise in settori, con i sedili di legno; in genere la cavea è
addossata ad una collina per sfruttarne il pendio naturale;
la scena (skené), costruzione a pianta allungata, disposta perpendicolarmente all'asse della
cavea, inizialmente semplice e in legno, era situata ad un livello più alto dell'orchestra con la
quale comunicava mediante scale; la sua funzione originaria era soltanto pratica, cioè forniva
σχηνέ, skené,
agli attori un luogo appartato per prepararsi senza essere visti (in greco significa
anche "tenda"), ma ben presto ci si rese conto che offriva molte possibilità se utilizzata come
sfondo scenico. Divenne quindi sempre più complessa e abbellita da colonne, nicchie e frontoni.
Dal 425 a.C. fu costruita in pietra e con maggiori ornamenti;
ὀρκέομαι, orkeomai, che significa ballare, infatti indicava
l'orchestra (orkhestra, viene dal verbo
il luogo del teatro antico dove si danzava), circolare, collocata tra il piano inferiore della cavea e
la scena, è lo spazio centrale del teatro greco, quello riservato al coro. Al centro di essa era
situato l'altare di Dioniso (thymele). Rappresentazione
Non c'era l'atto dell'omicidio nella scena teatrale, ma era indispensabile rappresentare i cadaveri
(vd. Antigone, Euridice suicida). L'atto dell'omicidio veniva NARRATO.
Alcuni cori non sono chiari come il resto dell'opera. L'oscurità del canto corale è affine ai riti
misterici(celebrati in luoghi chiusi, ai quali Eschilo era invischiato).
La tragedia esclude il repertorio, ls replica, una teatralità costituita in gran parte da un numero
ristretto da drammi. Di volta in volta venivano portare alle grandi Dionisie tragedie sempre più
originali e differenti,e e quindi la REPLICA avveniva rarissime volte.
Solo gli artisti percepivano un compenso tale da poter vivere di quello. Gli attori non venivano
pagati.
Maschera aveva stessa proporzione del volto umano => maschera non è deformante. I calzari
sono anch'essi proporzionati ai piedi (differente da teatro romano). Armonia e imitazione del
corpo umano.
A partire dalle riforme di Licurgo, nel IV Secolo, c'è uno sviluppo del teatro radicalmente diverso
rispetto a quello passato.
Un tempo erano solo i musicisti a percepire il denaro, e vivevano del loro mestiere. Le abilità
teatrali erano condivise con il pubblico. Performer e pubblico erano in un rapporto non
subordinato.
Nel teatro tragico del IV secolo viene a delinearsi la centralità del repertorio, rappresentando
scene già scritte di Euripide, Eschilo ecc.
LA CONSERVAZIONE DEL TESTO
Shakespeare mai avrebbe sospettato che i suoi copioni sarebbero stati conservati, pubblicati
dopo la sua morte a cura dei due autori
Lo spettacolo è transitorio.
405 a.C.= Aristofane, morti Eschilo ed Euripide, scrive "Le Rane"(rileggerle), con come
protagonisti Eschilo ed Euripide. Tratta di una gara tra i due tragici con in palio il tornar in vita
di uno dei due: questo perché la tragedia, a detta di Aristofane(nell'opera Dioniso), era morta
con loro.
Viene portata in scena una bilancia, per pesare i versi. Vince Eschilo,perché il suo
verso parla di cose reali e quindi pesanti. Ma viene concessa la rivincita. E vince
ancora.
Fasti: raccolta di tutti i vincitori delle gare tragiche e di quelle comiche. Didascalie: raccolta di
tutti i partecipanti.
387 a.C.= Viene rappresentato per la prima volta un dramma antico già scritto.
MA COME V
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