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- ricognizione del patrimonio culturale e ambientale: il PRG deve individuare le zone di interesse

paesaggistico, storico, monumentale, ambientale e archeologico, con la previsione

dei relativi vincoli. I comuni possono anche vincolare i beni non di interesse

nazionale, ma interessanti a livello locale.

- ricognizione del patrimonio urbanistico-edilizio da recuperare: i comuni devono individuare

attraverso il PRG le aree da restaurare o riqualificare.

Il procedimento di formazione del piano regolatore generale è composito ed è il risultato di due

subprocedimenti connessi, allocati presso due enti diversi: il comune e la regione. Il piano è

adottato dal comune e approvato dalla regione.

Le fasi del subprocedimento comunale sono:

- deposito del piano nella segreteria comunale per 30 giorni, durante i quali chiunque può

prendere visione.

- presentazione di osservazioni da parte di chiunque, il Comune però non ha obbligo di tener conto

delle osservazioni per evitare uno stallo dei procedimenti che già di per sé sono molto complessi.

- controdeduzioni da parte del Consiglio comunale.

- presentazione del piano all’organo regionale per l’approvazione (entro 2 anni).

Le fasi del subprocedimento regionale sono:

- approvazione del piano.

- il piano adottato è sottoposto al parere di un organo tecnico regionale.

- il procedimento deve essere definito entro un anno dalla data di presentazione del piano.

Alla fine di questo subprocedimento la regione può approvare lo strumento urbanistico, restituire

in toto il piano al comune o approvare il piano con stralci.

Il programma pluriennale di attuazione del PRG era necessario per dare un'organica, sistematica e

simultanea attuazione a intere parti del territorio comunale e per consentire maggiore flessibilità

favorendo la realizzabilità delle prescrizioni che spesso erano condizionate dalla disponibilità dei

proprietari e dalla fattibilità economica degli interventi prospettati. Questo è un atto di

programmazione con contenuti precettivi nei confronti dei proprietari degli immobili e mira ad

assicurare l’effettiva realizzazione delle previsioni contenute nel PRG. Oggi questo programma

tende a essere superato dal modello della pianificazione operativa che riunifica in una sola

prescrizione l’aspetto conformativo e l’effettiva flessibilità dello strumento.

I PIANI ATTUATIVI

Il piano regolatore generale aveva un contenuto misto e veniva attuato tramite i piani

particolareggiati che si limitavano a specificare in modo più dettagliato i contenuti del piano

regolatore e non potevano contraddirne la disciplina. Ultimamente, invece, ci si sta orientando

verso una pianificazione di carattere più strategico attuata tramite i piani strutturali che si limitano

a definire le regole per l'esistente e le strategie per il futuro, portando ad una maggior flessibilità

dello strumento organizzazione di comunale. A partire dagli anni '60 comincia a venire meno a

quella gerarchia tra il PRG e i piani attuativi. In particolare con l'articolo 25 della legge n. 47/1985

che sanciva in modo specifico il venir meno di questo principio di gerarchia favorendo la

modificabilità del PRG attraverso strumenti attuativi che vengono attuati in variante. Ciò significa

che il PRG può essere modificato ad opera degli strumenti attuativi con delle varianti approvate

con procedure semplificate. Con la legge 59/97 "Bassanini" si esegue un riordino

dell'amministrazione statale con la semplificazione dell'approvazione delle leggi come successe

per la DIA (dichiarazione di inizio attività). In passato, se il privato voleva realizzare determinate

opere all’interno della propria abitazione, era necessaria l’autorizzazione amministrativa; questa

viene sostituita da una semplice autocertificazione da parte del privato, il quale attesta di essere in

regola con i requisiti richiesti dalla legge e può iniziare i lavori. Al giorno d'oggi siamo arrivati ad

avere un modello di piano costituito da piani strutturali (hanno una funzione strategica ed

indicano le invarianti e le aree da preservare) e piani operativi (hanno una durata limitata

consentendo una maggior flessibilità).

IL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO

La legge n. 12/2005 della regione Lombardia prevede come strumento urbanistico comunale di

base, in sostituzione del PRG, il PGT che ha una funzione strategica di ordinamento generale e

stabilisce gli obiettivi di sviluppo, di miglioramento e conservazione. Il PGT si distingue dai piani di

coordinamento provinciale o regionale dal fatto che esso detta gli obiettivi con una conoscenza

specifica del territorio di riferimento con prescrizioni conformative del territorio. Il PGT si articola

al suo interno in tre documenti organizzati in modo non gerarchico:

- il documento di piano: definisce il quadro ricognitivo e programmatorio di riferimento per lo

sviluppo economico del comune. Non ha carattere conformativo dei suoli.

- il piano dei servizi: serve a localizzare ed individuare i servizi pubblici e viene redatto dei comuni

in base al numero degli utenti del territorio comunale (popolazione

residente, futura o gravitante); ha carattere conformativo dei suoli.

- il piano delle regole: detta le regole per l'edilizia esistente; ha carattere conformativo dei suoli.

Oltre al PGT per la Lombardia sono previsti piani attuativi di nuova generazione più specifici e con

una maggior libertà di movimento in quanto devono solo osservare criteri di carattere generale.

IL NUOVO MODELLO PIANIFICATORIO

In molte Regioni il nuovo piano regolatore è diviso in due provvedimenti autonomi:

- Il piano strutturale: individua la strategia di sviluppo, conformando l'assetto del territorio.

- Il piano operativo: attua le strategie in concreto.

Si è deciso di adottare questo tipologia pianificatoria per dequotare gli effetti conformativi del PRG

di stampo classico arrivando, così, ad un'urbanistica sempre più consensuale. Le prescrizioni

conformative della proprietà, infatti, scaturiscono da accordi tra il soggetto pubblico ed i privati e

si attua sempre più di frequente uno scambio tra concessione di diritti edificatori e oneri

contributivi.

LE CONVENZIONI DI LOTTIZZAZIONE

I piani attuativi sono piani che vengono adottati attraverso atti di natura contrattuale tra

l’amministrazione e i privati; l’archetipo delle convenzioni urbanistiche è il piano di lottizzazione.

Le convenzioni urbanistiche, presenti dal 1800, erano dei contratti, con le stesse funzioni dei piani

regolatori, con cui i privati si accordavano con l'amministrazione sull'assetto urbano. Il privato

proponeva l’espansione dell’aggregato urbano in zone non ancora edificate e si impegnava a

cedere l'area necessaria per le opere primarie alla pubblica amministrazione, mentre

l'amministrazione si impegnava a concedere l'edificabilità dell'area ed a fare le opere di

urbanizzazione. Negli anni '50 e '60 con il boom economico, c'è stato un grande numero di

lottizzazioni che ha provocato un grande disordine dell'assetto delle città. Successivamente,

dunque, l'amministrazione è diventata più autoritaria, cambiando la proposta del privato in

un'istanza che l'amministrazione poteva accettare o meno ed, inoltre, al privato spettava la

realizzazione delle opere di urbanizzazione. Se il privato non riesce da solo a realizzare le opere di

urbanizzazione e deve affidare a terzi la costruzione di queste opere, deve comportarsi come

un'amministrazione, ed è tenuto a seguire la procedura di evidenza pubblica che prevede un gara

d'appalto. Esistono due categorie di convenzioni:

- a contenuto conformativo: sostituiscono i piani di attuazione (convenzioni di lottizzazione).

- a contenuto operativo-progettuale: regolano solo l'aspetto progettuale attuativo dei piani


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti per l'esame di Materie giuridiche (corso integrato di Urbanistica) , prof Allena Miriam, secondo anno. Argomenti trattati: il diritto amministrativo, le norme costituzionali, le funzioni urbanistiche, il piano regolatore generale, i piani attuativi, il piano di governo del territorio, il nuovo modello pianificatorio, le convenzioni di lottizzazione, il comparto edificatorio, la perequazione urbanistica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sgri90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto urbanistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Allena Miriam.

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