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Conflitto di interessi.

Il diritto privato prevede il conflitto d’interessi nel caso della rappresentanza.

Nel caso degli Enti parliamo di rappresentanza necessaria (l’ente compie

necessariamente atti giuridici per mezzo di altre persone fisiche, essendo astratto).

Ciascuno di noi può farsi sostituire nel compimento di atti giuridici, da un altro soggetto,

conferendogli una procura: un’atto unilaterale con cui conferiamo al soggetto il potere di

compiere atti giuridici in nostro nome e per nostro conto.

’in nome e per conto’’ : gli effetti dell’atto si producono in capo al rappresentato

(rappresentanza diretta).

In caso di rappresentanza indiretta (per conto, ma non per nome del rappresentato) il

diritto è acquistato dal rappresentante che dovrà poi trasferirlo al rappresentato.

Due soggetti possono avere interessi diversi compatibili che possono realizzarsi senza

conflitto.

Gli interessi sono in conflitto se sono incompatibili, ovvero quando la soddisfazione

dell’interesse dell’uno implica la mancata soddisfazione dell’interesse dell’altro.

Se dunque l’interesse del rappresentante è incompatibile allora il rappresentato potrà

chiedere l’annullamento del contratto.

Tutela dell’affidamento: il conflitto deve essere conosciuto/conoscibile dal terzo (ignaro del

conflitto, fa affidamento sul fatto che il contratto concluso con il rappresentante faccia i

suoi effetti).

Con questa tutela viene tutelato l’interesse generale sulla sicurezza dei traffici (se non ci

fosse alcuna tutela, gli individui sarebbero scoraggiati a concludere contratti che

potrebbero non avere effetti).

Distinguiamo due casi di scioglimento del contratto:

1) Se prima dell’annullamento il contratto non è stato ancora eseguito, quindi non ha

ancora avuto gli effetti, la parte potrà chiedere al giudice al massimo un risarcimento.

2) Se prima dell’annullamento il contratto è già stato eseguito, quindi ha già prodotto gli

effetti, il giudice ordina l’annullamento e le restituzioni (es. contratto ad effetti reali).

Un contratto ad effetti reali, una volta concluso produce immediatamente i suoi effetti.

Se ci fosse un errore sull’oggetto della prestazione, e il compratoreB lo vende a C e poi A

chiede l’annullamento del contratto, può C tener fermo il suo acquisto ?

Tutela dell’affidamento: Se l’acquisto è stato fatto in buona fede (non sapendo che è in

errore) e se è oneroso (non ricevuto da una donazione) allora l’acquisto rimane fermo.

Viene tutelato chi ha sostenuto un sacrificio.

Il contratto annullabile può essere sanato dalla parte che ha il potere di chiedere

l’annullamento, attraverso la convalida, possibile se il vizio è cessato e il se soggetto

conosce la causa dell’annullamento.

Convalida espressa: il contraente, che ha il potere di chiedere l’annullamento, può porre in

essere un nuovo contratto con cui convalida quello annullabile. C’è stata una specifica

attività volta a manifestare la volontà di convalidare, ed è anche necessario che sia

indicato il vizio che rende il negozio annullabile (come farebbe il raggirato a convalidare il

negozio se non si è ancora reso conto del raggiro?)

Convalida tacita: il contraente, che ha il potere di chiedere l’annullamento, decide di

eseguire comunque il contratto pur conoscendo il motivo dell’annullabilità.

Grazie alla convalida, la parte ha un rimedio contro l’annullamento (a tutela del singolo,

perchè se si tutelasse l’interesse generale allora verrebbe impedita la sanatoria).

CAUSE DI ANNULLABILITA’

- I contratti contro le norme imperative (inderogabili) che tutelano gli interessi generali,

sono nulli (nullità per illegalità)

- I contratti privi di uno degli elementi essenziali (accordo, oggetto, causa, forma) sono

nulli. Quando l’accordo è viziato, il contratto non è nullo è annullabile.

- I contratti vietati espressamente dalle norme sono nulli: il patto commissorio è una norma

imperativa che sanziona la nullità.

- I contratti che presentano una condizione risolutiva/sospensiva illecita sono nulli.

Se la condizione sospensiva è impossibile il contratto è nullo.

Cos’è la condizione ? ‘‘Illiceità della condizione’’

Se basiamo un contratto su un motivo soggettivo, l’incertezza del suo verificarsi

renderebbe il contratto una scommessa. Come si può rendere quel motivo oggettivo?

Trasformando il motivo in una condizione da cui dipende il prodursi degli effetti del

contratto.

- Condizione sospensiva: ‘‘sospende’’ l’efficacia del contratto fino al momento in cui si

possa sapere se la condizione si avvera o no. Inserendo una clausola (in base a un

andamento di azioni entro un anno), noi sospendiamo l’efficacia del contratto ma non la

conclusione perchè è gia stato concluso.

Il termine è un elemento futuro CERTO (Alla morte di, 31 ottobre..), la condizione è un

elemento futuro ma INCERTO nel suo verificarsi, è un fattore di rischio.

- Condizione risolutiva: si ha quando in un contratto concluso dalle parti, se si verifica un

determinato evento, il contratto smette di produrre i suoi effetti. La condizione risolutiva è

una clausola che fa sciogliere il contratto nel momento in cui si verifica il fattore di rischio.

Se il contratto si scioglie a seguito del verificarsi dell’evento, A vende a B un bene, che lo

vende poi a C? B dovrebbe restituire il bene ad A, ma siccome lo ha venduto a C sarà C a

doverlo restituire --> eccezione principio di affidamento.

Se la condizione risolutiva è impossibile, il contratto continuerà ad avere i suoi effetti.

La condizione quando si avvera retroagisce al momento iniziale del negozio: nel caso di

una condizione sospensiva il diritto si considera come se fosse nato incondizionato ;

Nel caso di una condizione risolutiva, il diritto si considera come se non fosse mai sorto.

Se la condizione non si avvera a causa della controparte (che ha interessi che la

condizione non si verifichi) allora si finge che la condizione si sia avverata e il contratto

produce i suoi effetti.

Nullità parziale: nei contratti con molte clausole, è possibile che ci sia una clausola nulla.

Se questa clausola è stata determinante per la conclusione del contratto allora esso è

nullo. Se anche senza quella clausola, le parti avrebbero concluso il contratto allora è

nulla solo quella parte.

Contratto nullo e contratto annullabile.

Un contratto annullabile produce effetti fino al momento dell’annullamento; il contratto nullo

non ha mai prodotto effetti sin dall’origine, se un terzo acquista diritti in base a un contratto

nullo, il suo acquisto non è efficace.

- L’azione di annullamento è soggetta a un termine di prescrizione di 5 anni. Il termine di

prescrizione decorre da quando il diritto è sorto e estingue il diritto di annullamento passati

i 5 anni.

- L’azione di nullità non presenta alcun termine di prescrizione. Se una delle due parti

chiede in giudizio l’esecuzione del contratto e l’altra afferma che la prestazione è diventata

impossibile, il giudice si limita a rilevare d’ufficio la nullità tutelando gli interessi generali,

ma non annulla il contratto perchè si pronuncia solo su ciò che è chiesto dalle parti.

- Il contratto nullo, al fine di tutelare gli interessi generali, non è sanabile ma è

convertibile: se il contratto nullo ha forma e sostanza di un contratto valido, allora il

giudice valuta se, conoscendo le cause di nullità, le parti avrebbero concluso il contratto

valido. Se il contratto è nullo per illiceità, allora non è ne convertibile nè sanabile perchè lo

stesso interesse perseguito nel contratto è illecito. No tutela.

- Chiunque abbia l’interesse, può far valere in giudizio la nullità, oltre al giudice; a

differenza dell’annullamento, che può farlo valere solo la parte direttamente interessata ad

annullare il contratto. Il venditore conclude un contratto di vendita nullo che viola le norme

urbanistiche; anche il terzo che non c’entra può chiedere la nullità del contratto perchè c’è

un interesse generale che prevale.

Risoluzione

Riguarda difetti sopravvenuti che toccano il contratto come rapporto contrattuale, infatti è

proprio il rapporto ad essere sciolto.

Le cause generali sono 3: inadempimento, impossibilità sopravvenuta della prestazione e

eccessiva onerosità sopravvenuta.

Nel caso d’inadempimento una parte non esegue la prestazione e quindi alla controparte

vien meno la ragione per l’esecuzione della sua prestazione. La parte ‘‘fedele’’ chiede in

giudizio la risoluzione in caso di inadempimento di non scarsa importanza (altrimenti ci

sarà un risarcimento o semplicemente una richiesta d’adempimento).

La risoluzione per inadempimento è determinata dalla sentenza del giudice, eccetto per 3

eccezioni:

- Clausola risolutiva espressa: il contratto si risolverà di diritto in caso di inadempimento di

una obbligazione espressa nel contratto.

- Termine essenziale: la prestazione deve essere eseguita entro un certo termine,se

scaduto la prestazione non sarà più utile e quindi il contratto si risolverà di diritto.

- Diffida da adempiere: è uno strumento di pressione vs la controparte che se non

adempierà alle obbligazioni entro un termine preciso, il contratto sarà sciolto di diritto.

Se l’ impossibilità sopravvenuta non è causata dal debitore, si estingue l’obbligazione

perchè l’impossibilità della prestazione rende ingiustificata la controprestazione.

Posso proporre un’eccezione di adempimento in cui affermo di non adempiere alla mia

prestazione se la controparte non adempierà prima o contemporaneamente alla sua

(la proposta è possibile solo nel caso della mancanza di un termine di scadenza di una

prestazione, devono scadere contemporaneamente). E’ uno strumento di auto-tutela.

L’impossibilità della prestazione estingue l’obbligazione: se l’impossibilità è parziale,

ovvero la prestazione è impossibile solo in parte, la controparte ha diritto a una riduzione

della prestazione dovuta e può anche recedere dal contratto. Il giudice valuterà se la

controparte ha un interesse, anche parziale, a ricevere la prestazione, oppure se sia più

coerente che il contratto non venga eseguito.

I contratti ad effetti reali hanno esecuzione istantanea (trasferimento di una proprietà), e se

successivamente alla conclusione del contratto il bene trasferito diventa impossibile?

(l’immobile perisce prima della consegna). A carico di chi va il perimento?

- Nel caso di un contratto che ha come oggetto una cosa determinata, se la cosa va

distrutta per causa non imputabile al venditore, l’acquirente rimane obbligato a eseguire

la prestazione perchè ha già acquistato il diritto. --> principio consensualistico.

- Nel caso di un contratto che trasferisce una cosa determinata solo nel genere: se le cose

vanno distrutte dopo la consegna, il perimento va ancora a danno dell’acquirente.

- Se nel contratto c’era una condizione sospensiva, l’impossibilità verificatasi prima

dell’avveramento della condizione libera l’acquirente dalla sua obbligazione.

Nel caso di eccessiva onerosità sono possibili entrambe le prestazioni, ma una di esse,

per un fatto straordinario o imprevedibile(aumento petrolio anni 70), diventa

eccessivamente onerosa rispetto al suo valore originario. L’accordo originario, che si

basava su precisi valori, così vien meno insieme alla ragione per cui la controparte

dovrebbe eseguire la prestazione.

La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione si riferisce ai

contratti che hanno esecuzione continuata, periodica o differita (il momento

dell’esecuzione è lontana dalla conclusione del contratto).

Affinchè l’onerosità sia eccessiva deve superare l’ alea normale del contratto (margine di

rischio che ci si aspetta alla conclusione del contratto che dura nel tempo), come nel caso

dei contratti aleatori (scommessa, assicurazione): L’assicurazione è un contratto aleatorio

in cui una delle due prestazioni è sicura (controprestazione) mentre la prestazione

caratterizzante (pagamento in caso di rischio) può anche mancare, ma questo non altera

l’equilibrio del contratto.

La risoluzione si applica solo ai contratti a prestazioni corrispettive (i contratti a carico solo

di una parte no).

Il risarcimento porta il danneggiato nella situazione nel quale si sarebbe trovato se

l’inadempimento non si fosse verificato: interesse positivo.

Affinchè ci sia il risarcimento, deve essere stata stipulata una penale o una caparra:

- la penale è una clausola contrattuale, in caso di inadempimento la parte dovrà alla

controparte una certa somma di denaro determinata a priori. Può esserci una penale per

il semplice ritardo dell’inadempimento e una penale per il totale inadempimento.

Il vantaggio della penale è che non dovrò provare in giudizio il danno.

- La caparra è una somma che viene data da una parte al momento in cui il contratto

viene concluso. Chi da la caparra, se è l’inadempiente la perde, se chi la riceve è

inadempiente dovrà dare alla controparte il doppio della caparra. La parte adempiente,

dopo l’inadempimento, può chiedere la risoluzione del contratto se la sua prestazione è

già stata eseguita, chiedendo una restituzione. Se oltre alla restituzione, vuole chiedere il

risarcimento del danno, dovrà rinunciare alla caparra.

Se il danno è uguale/superiore alla caparra, alla parte non conviene chiedere il

risarcimento perchè dovrà provare in giudizio le ragioni, oltre a sopportare le spese

giudiziarie.

La rescissione è lo scioglimento di un contratto iniquo dovuto a uno stato di bisogno o di

pericolo (una parte, spinta da un bisogno economico, vende un bene al di sotto della metà

del suo valore, la controparte approfitta dello stato della parte per trarne vantaggio).

Il contratto rescindibile ha in comune con l’annullamento che:

- è finalizzato alla protezione di uno dei contraenti e solo lui può proporre la rescissione.

- è soggetto a termine di prescrizione, ma di 1 anno

- Se il contratto è rescisso perchè concluso in stato di pericolo, il giudice può assegnare un

‘‘equo compenso all’altra parte per l’opera prestata’’. L’acquisto del terzo rimane fermo (a

differenza della nullità, nell’annullamento rimane fermo se è in buona fede e a titolo

oneroso).

Il contratto rescindibile ha invece in comune con la nullità:

- il contratto rescindibile non può essere convalidato.

Esiste un mezzo per salvarlo, modificandolo: la parte che ha approfittato della situazione

può evitare la rescissione offrendo una modificazione del contratto tale da eliminare lo

squilibrio economico. IL DIRITTO DEI CONSUMATORI

Il mercato ha due protagonisti: professionisti e consumatori. I professionisti, come le

imprese, producono beni e servizi senza i quali non ci sarebbe il mercato, ma produrre

beni e servizi non avrebbe senso se sul mercato non ci fossero i consumatori.

Lo sviluppo economico ha portato ad un consumismo di massa che moltiplica le

occasioni in cui i consumatori possono essere raggirati dagli offerenti.

Attraverso direttive europee, nel 2005 sono stati inseriti nel Codice del Consumo i diritti

fondamentali dei consumatori come gli‘’ standard minimi di qualità e sicurezza ‘’ : ecco

perchè le confezioni dei prodotti devono indicare qualità, composizione, origine.

L’impresa che produce beni o servizi in serie destinati a una massa indistinta di

consumatori conclude con costoro un grandissimo numero di contratti: contrattazione di

massa. Al fine di rendere la procedura più meccanica e semplice possibile i contratti sono

stati standardizzati (hanno un contenuto uniforme).

Non in tutti i contratti cè una trattativa individuale , infatti può esserci la predisposizione

unilaterale che rende il contratto solo una proposta d’adesione per i consumatori.

Nel Codice del ’42 viene affermato che:

- le condizioni generali vincolano l’aderente, solo se risulta che questo avrebbe dovuto e

potuto conoscerle diligentemente’’ .

- se fra le condizioni generali sono presenti delle clausole particolarmente svantaggiose

per l’aderente, esse vincolano l’aderente solo se questo le ha specificamente approvate

per iscritto, con una seconda firma riferita alle clausole.

A seguito del trattato di Roma (che liberalizza la circolazione di beni/servizi, capitali e

persone) si constata che l’uguaglianza delle parti sul mercato è solo illusoria:

oltre a una disuguaglianza economica c’è una disuguaglianza informativa perchè l’impresa

ha più conoscenze tecniche/economiche specifiche del consumatore. Lo Stato, se nella

Costituzione del ’48 era interventista, ora regola solo i rapporti economici al fine di rendere

il mercato privo di abusi da parte dei soggetti di maggiore forza (anti trust) e al fine di

consentire al consumatore la libera scelta d’acquisto.

Il consumatore viene tutelato dagli abusi del professionista.

Lo Stato vuole far si che sul mercato si affermino i soggetti aventi un’offerta migliore, data

dalla maggiore qualità dei prodotti e dall’abbattimento dei costi.

Nei contratti tra consumatori e imprese, sono vietate le clausole vessatorie ovvero quelle

clausole che producono a carico del consumatore un notevole squilibrio dei diritti e degli

obblighi derivanti dal contratto.

Le clausole vessatorie sono nulle fino a prova contraria, cioè che siano state oggetto di

trattative individuali (Grey list).

Black list: clausole nulle anche se oggetto di trattativa individuale.

Questa è una nullità di protezione: può essere sempre fatta valere e il giudice la può

rilevare d’ ufficio, sono prive di termine di prescrizione.

Però questa nullità è necessariamente parziale : sarà nulla solo la parte del contratto

colpita dalla nullità, il contratto continua ad avere i suoi effetti.

Ciò perchè l’interesse del consumatore è quello di ottenere i beni/servizi, quindi non

sarebbe una tutela inefficace se fosse dichiarato nullo l’intero contratto.

FORNITURE

Un’industria automobilistica produce solo una parte delle sue componenti, acquista i pezzi

restanti e li assembla insieme. Chi fornisce beni all’azienda produttrice è il subfornitore:

- subfornitura di beni: la Fiat che acquista tutti gli specchietti prodotti in serie

- subfornitura di lavorazioni: l’impresa consegna dei semilavorati che sono continuati ad

essere lavorati dai subfornitori, che, in un regime di monocommittenza, operano

utilizzando i prodotti dell’impresa principale. Non ha una quindi una sua autonomia e

nasce una Dipendenza economica ( B2B ).

Legge sulla fornitura: condanna lo squilibrio di diritti ed obblighi se il fornitore abusa della

dipendenza economica del subfornitore, che non ha un’alternativa di mercato.

L’abuso può anche consistere nel rifiuto di relazioni commerciali tra le parti perchè se

l’impresa principale è l’unico committente, il sub. perderebbe la sua attività produttiva.

Il patto con cui si realizza l’abuso è nullo: c’è una clausola contrattuale che realizza uno

squilibrio significativo. Un diritto di recesso potrebbe essere considerato una clausola

abusiva in un regime di monocommittenza.

LE OBBLIGAZIONI

Il rapporto obbligatorio consiste in un vincolo tra due soggetti in cui uno di essi, il debitore,

è tenuto ad eseguire una specifica prestazione a favore dell’altro, detto creditore.

Distinguiamo tre categorie di obbligazioni.

Le obbligazioni di dare sono quelle in cui la prestazione consiste nel consegnare una

cosa, come le obbligazioni pecuniarie in cui la cosa da consegnare è la somma di denaro.

Le obbligazioni di fare sono quelle in cui la prestazione consiste in un comportamento

attivo del debitore, diverso dalla consegna di una cosa (curare un malato, difendere un..).

Le obbligazioni di non fare sono quelle in cui la prestazione consiste nell astensione del

debitore, obbligato a non compiere determinati atti.

Dunque, l’obbligazione è uno strumento giuridico che serve a realizzare l’interesse del

creditore.

Il diritto di credito è l’interesse che sia adempiuta una determinata prestazione nei

confronti di un altro soggetto.

Il contratto di locazione produce due rapporti obbligatori:

1) il primo rapporto che nasce è il debito del locatore verso il locatario che consiste nel

godimento del bene oggetto della locazione.

2) il secondo rapporto che nasce è il pagamento del canone di locazione, in cui il locatario

è debitore del locatore. Le parti sono in posizione invertita.

L’obbligazione si risolverà con l’adempimento di essa, cioè quando la prestazione eseguita

dal debitore è uguale alla prestazione promessa.

[ Il debitore e il creditore devono comportarsi secondo correttezza durante il rapporto

obbligatorio ] : Il debitore deve fare il possibile per massimizzare l’utilità della sua

prestazione, il creditore deve fare il possibile per minimizzare il sacrificio del debitore.

La compensazione è un mezzo di estinzione delle obbligazioni per la nascita di un altro

rapporto tra le parti; per operare ha bisogno che le obbligazioni siano omogenee (con lo

stesso oggetto), liquide (ammontare determinato) e esigibili (possono essere pretese

perchè scaduto il termine o la condizione). Questa è detta compensazione legale ed opera

automaticamente in presenza di reciproci rapporti di debito e credito.

La compensazione giudiziale si verifica quando il bene non è liquido ma è di facile e

veloce soluzione. Il giudice dichiara la compensazione per la parte del debito che

riconosce esistente. La compensazione volontaria è possibile anche quando i crediti/debiti

non sono omogenei, liquidi ed esigibili, possono essere comunque compensati in base

all’accordo tra le parti.

LE FONTI DI INTEGRAZIONE DEL CONTRATTO

I contratti possono avere delle lacune, delle incompletezze poichè le parti non possono

regolare tutto ciò che può accadere nelle diverse circostanze.

Al fine di risolvere questo conflitto d’interessi, la legge propone delle fonti di integrazione:

- Una norma dispositiva derogabile che le parti hanno la libertà adottare o meno, è una

norma ad casum, appositamente per quella determinata circostanza.

- Usi, equità e buona fede. Gli usi sono le consuetudini, affermate in un determinato

settore socio-economico (commercio), che sottointendono prassi prevalenti nel settore.

In mancanza di una consuetudine si applicano equità (i giudici scelgono la soluzione più

equilibrata) e la buona fede (oggettiva, nel senso della correttezza).

RESPONSABILITA CONTRATTUALE:

Quando manca l’adempimento si parla di inadempimento e non è prevista l’estinzione

dell’obbligazione. La norma fondamentale è dell’articolo 1218: ‘’ il debitore se non esegue

esattamente la prestazione dovuta, è tenuto al risarcimento del danno salvo che non provi

che è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile ‘’.

[ Il limite della responsabilità del debitore è l’impossibilità della prestazione ].

Inadempimento assoluto (la prestazione non viene eseguita), inadempimento relativo (la

prestazione viene eseguita in ritardo o inesattamente).

Per affermare che in determinate circostanze l’inadempimento del debitore è giustificato

perchè, in quelle circostanze, non si può pretendere da lui la prestazione (anzichè

affermare che è impossibile, art. 1218) si dice che essa è diventata inesigibile.

Distinguiamo l’obbligazione di mezzi in cui il debitore deve semplicemente svolgere

un’attività a favore del creditore ma senza garantirgli che porterà al risultato atteso (il

medico deve curare il malato, non necessariamente guarirlo). Il medico dunque si libererà

dalla responsabilità provando di aver eseguito la sua prestazione.

Invece l’obbligazione di risultato in cui il debitore è tenuto a fornire al creditore proprio il

risultato che gli interessa (l’appaltatore non deve solo svolgere la sua attività, ma deve

fornire la costruzione finita). Si applica quindi l’art. 1218 per cui il debitore sarà esente

dalla prestazione dovuta solo se proverà che è divenuta impossibile.

Prendiamo un caso:

Un impresa fornisce delle valvole per caldaia a metano, un’avvertenza sindacale che

prevede il trasferimento di un impianto in Polonia causa scioperi dei lavoratori. L’impresa

non riesce così a produrre il numero di valvole necessarie a soddisfare i fornitori.

Quali sono le responsabilità del debitore?

Valutando la responsabilità in senso oggettivo, affermiamo che il debitore non ha

eseguito la prestazione e quindi è responsabile. Si potrà liberare dalla responsabilità

provando che la prestazione è divenuta impossibile per causa a lui non imputabile.

L’impresa avrebbe potuto evitare gli scioperi: la prestazione è possibile, il debitore dovrà

risarcire il danno.

Il creditore vorrà spostare la maggior parte di rischio a carico del debitore.

Valutando la responsabilità in senso soggettivo bisognerà valorizzare tutte le condizioni

del debitore, come le difficoltà che ha sopportato: per il debitore sarebbe stato impossibile

adempiere a quella prestazione.

Il debitore ha l’interesse a spostare la maggior parte di rischio sul creditore.

Il legislatore del 1942 sosteneva la tesi dell’ impossibilità oggettiva e assoluta (facendo

ricadere tutto il rischio sul debitore). Successivamente si è trovato il compromesso dell’

impossibilità oggettiva e relativa : la responsabilità va valutata oggettivamente, ma

anche considerando la situazione concreta del debitore (i suoi mezzi, lo sforzo che ci si

può attendere da esso).

Il debitore, se non riesce a provare l’impossibilità della prestazione, dovrà risarcire il

danno . Consideriamo due casi:

1) Tizio vuole acquistare un appartamento che è sceso di valore da 250000 a 180000

euro, ma non avendo tutto il denaro vende un suo terreno a Caio, che ha l’obbligazione

di pagare entro 2 settimane. Caio paga solo 6 mesi dopo e così Tizio perde la

plusvalenza che avrebbe ottenuto attraverso l’acquisto dell’immobile.

Caio non ha eseguito la prestazione dovuta, dovrà pagare gli interessi, ma i 700000?

2) Il tassista arriva in ritardo a prendermi, così devo prendere il treno successivo che

deraglia e provoca danni alla mia salute. Il tassista è in ritardo perchè il meccanico non gli

ha riparato bene la macchina.. ecc --> regressione all’infinito.

Il 1° modo per quantificare il danno è la teoria condizionalistica: guardiamo alla fine della

catena di cause ed eliminiamo mentalmente il fatto che può essere stato ‘‘causa’’:

vediamo se l’effetto si sarebbe verificato anche senza il fatto antecedente.

[Il ritardo del tassista non è condizione necessaria del deragliamento del treno, non c’è

alcun nesso di causalità].

Questa teoria porta il problema della regressione all’infinito della causa, poichè veniamo

rimandati ad una causa sempre più remota -> rende tutte le cause equivalenti.

Come correttivo della teoria condizionalistica, è stata proposta la teoria della causalità

adeguata: al posto di porci alla fine della catena causale, ci poniamo all’inizio e vediamo

se quella singola causa è ideonea a determinare quell’evento.

La fine della catena è il danno di 70000 per non essere stato in grado di pagare il prezzo

dell’immobile. L’inizio è il mancato pagamento del terreno entro il termine di scadenza.

Secondo la teoria condizionalistica, se il prezzo del terreno fosse stato pagato in tempo, il

creditore avrebbe avuto i mezzi per concludere l’affare.

(Poniamo sulle spalle dell’acquirente una responsabilità che non gli compete!!).

Secondo la teoria della causalità adeguata, il compratore del terreno non potrà essere

ritenuto responsabile del danno perchè, in sè, quel ritardo, non può considerarsi causa

della perdita di 70000 (il creditore avrebbe comunque povuto avere i mezzi per far fronte

all’acquisto).

Prendiamo il caso dell’ ILVA di Taranto, dove l’impianto siderurgico ha provocato vittime e

malati tra i lavoratori perchè non utilizzava tutti i sistemi di sicurezza.

I famigliari delle vittime chiedono il risarcimento.

C’è una responsabilità civile (aver violato le leggi sul lavoro), e una responsabilità penale

(aver commesso un reato).

[[ La malattia è una conseguenza dell’inadempimento contrattuale del datore ? ]]

Non esiste alcuna legge scientifica che prova il rapporto causale tra la malattia e le azioni

del datore di lavoro, quindi ci si affida a leggi probabilistiche con cui viene affermato che

è più probabile che l’esposizione a certi tipi di metalli possa portare a una malattia, che il

contrario (51%).

Nel giudizio penale, non basta il 51%, si afferma che il mancato adempimento alle norme

di sicurezza risulta colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio perchè nel processo

penale si giudica la libertà della persona, e non solo un risarcimento.

ART.1223. Un certo evento dannoso può essere imputato all’inadempiente se è

conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento. La perdita subita (danno

emergente) è la perdita d’utilità che ha subito il patrimonio del creditore danneggiato da

una mancata o ritardata prestazione del debitore (è l’impossibilità di utilizzare quella

somma fino al momento in cui mi viene pagata).

Il mancato guadagno (lucro cessante) fa riferimento alla ricchezza che il creditore non ha

conseguito, a seguito di un’inadempimento della prestazione del debitore.

Nel caso del terreno, i 70000 euro sono un mancato guadagno e non saranno risarciti

perchè non sono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento.

Attraverso il nesso di causalità vediamo quali conseguenze sono determinate

dall’inadempimento. Individuate, si procede a determinare la somma di denaro che funge

da risarcimento del danno.

ART. 1227. Se il fatto colposo del creditore ha concorso a causare il danno, il risarcimento

è diminuito a seconda dell’entità della colpa e delle conseguenze che ne sono derivate.

[Contratto di fornitura]: se l’azienda fornitrice ha ricevuto varie indicazioni contraddittorie

sul tipo di prodotto c’è il concorso di colpa (60% responsabilità debitore 40% per la

disorganizzazione del creditore, il risarcimento sarà del 60% e non del 100%)

Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando

l’ordinaria diligenza. Se il fornitore non consegna entro il termine la merce, di cui il

creditore aveva bisogno: il giudice chiede se avrebbe potuto trovare sul mercato un altro

prodotto equivalente, secondo ordinaria diligenza. Il danno si è aggravato per non aver

usato l’ordinaria diligenza. Il risarcimento che avrebbe potuto chiedere sarebbe stato la

differenza tra i prezzi dei diversi fornitori.

ART.1225. Il debitore inadempiente è tenuto a risarcire solo i danni prevedibili, salvo che

l’inadempimento sia stato volontario per danneggiare il creditore (dolo).

I danni prevedibili al momento in cui è stato concluso il contratto e non al momento

dell’inadempimento.

Io consegno in un deposito una valigia con documenti importantissimi, e pago 200.

Se la valigia va persa, e il depositario avesse saputo il vero contenuto della valigia, non si

sarebbe assunto il rischio del danno di migliaia di euro.

Ma il danno non rientra nel rischio che il debitore si è assunto quando ha concluso il

contratto, è un danno imprevedibile.

Se il danno è provato, e deriva da un’inadempimento, ma non si riesce a determinare il

suo preciso ammontare, il giudice valuterà in modo equo la somma da concedere. Se il

danno consiste in un lucro cessante, sarà molto più probabile che ci sia un’incertezza e il

giudice valuterà in modo equo, a differenza del danno emergente.

LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

La moneta è un mezzo di scambio, senza di essa ciascun soggetto potrebbe solo

barattare i beni, mentre con la moneta lo scambio è differito nel corso del tempo (la

moneta mi da un potere d’acquisto con cui successivamente potrò ottenere il bene che mi

interessa, senza doverlo acquistare in un unico scambio).

Se ho un credito di 100 oggi, quale sarà il potere d’acquisto della moneta tra 5 anni?

La moneta ha solo valore di scambio e non valore d’uso.

Guardiamo il valore d’uso di un auto e non il valore nel tempo; siccome la moneta non ha

un valore d’uso, ci dobbiamo porre la domanda sul suo potere d’acquisto.

Principio nominalistico: se una prestazione ha come oggetto una somma di denaro,

questa obbligazione si estingue prestando la stessa quantità di moneta pattuita per il suo

valore nominale.

Cosa succede se l’inadempimento avviene in ritardo, oltre un termine stabilito?

La mora consiste nella richiesta fatta dal creditore verso il debitore di adempiere

all’obbligazione, per una situazione di ritardo nell’adempimento di un’obbligazione ancora

possibile. Ci sono tipi di mora:

mora automatica in cui il debitore è automaticamente in mora, cioè quando l’adempimento

è legato alla scadenza di un termine e il debito ha come oggetto del denaro(non pago le

tasse universitarie, e dal giorno dopo della scadenza sono in mora);

oppure siamo in mora a seguito di un atto del creditore, come una diffida.

ART 1224 Dal momento della mora sono dovuti gli interessi legali anche se il creditore

non prova di aver sofferto alcun danno e anche se non erano dovuti precedentemente.

Se prima della mora, gli interessi legali erano dovuti in una certa misura, dopo la scadenza

del termine gli interessi saranno dovuti nella stessa misura.

Dunque questo risarcimento è previsto anche in mancanza della prova del danno.

Come viene determinato il tasso d’interessi legali?

Il Ministro dell’Economia determina il tasso d’interesse per l’anno successivo a seconda

del tasso d’inflazione registrato nell’anno e a seconda del tasso di rendimento dei Titoli del

debito pubblico, di durata non superiore a 12 mesi.

Nel 2013 il Tasso è l’1%, mentre nel 2012 era il 2.5% perchè era più elevato il rischio che

la somma prestata non venisse restituita e di conseguenza anche il rendimento.

Perchè il creditore non deve provare il danno e ha il diritto di ottenere la somma

dovuta più gli interessi legali?

ART 1282. I crediti di una somma di denaro determinata che possono essere pretesi dal

creditore (perchè è scaduto il termine) producono interessi di diritto.

Il debitore deve pagare un prezzo (interessi) per disporre di quella somma, perchè il

denaro è in sè un bene che produce altro denaro.

Il secondo comma dell’ART 1224 afferma che al creditore che dimostra di aver subito un

danno maggiore (rispetto al danno compensato dagli interessi legali), spetta ulteriore

risarcimento.

In questo caso, se il creditore prova che ha subito un danno causato dal fatto che non

poteva disporre della somma di denaro dovuta, può ottenere un ulteriore risarcimento.

Questo perdita è un lucro cessante che sarebbe stato evitato se la somma fosse stata

consegnata entro il termine pattuito.

[ ESEMPIO: Il debitore non adempie alla scadenza del termine e il creditore ha diritto a

ricevere nel 2013 gli interessi al tasso 1%. Prima della scadenza del termine, il creditore

aveva già stabilito di investire la somma in un fondo investimento, che gli garantiva un

tasso d’interesse del 4%.

Il creditore non è soddisfatto di ricevere la somma con gli interessi dell’1%: avendo la

PROVA di aver già concluso il contratto d’investimento, può chiedere al giudice il danno

ulteriore dovuto al mancato utilizzo della somma di denaro, del 3%.]

[ ESEMPIO: Scaduto il termine, il creditore non è soddisfatto del tasso d’interessi dell’1%

perchè in quell’anno c’è stata una forte inflazione del 2.5% , e quindi la perdita del suo

potere d’acquisto non è reintegrata totalmente dal tasso d’interessi e chiede un

risarcimento dell‘1.5% di potere d’acquisto.] Individiamo due soluzioni:

1) Concedere al creditore il risarcimento rappresentato dalla differenza tra il tasso

d’interessi e il tasso l’inflazione. Ma questa soluzione è contraddittoria con il principio

nominalistico secondo cui il debito deve essere estinto con la stessa quantità di moneta

pattuita.

2) Il risarcimento sarà possibile, solo con la prova che il creditore avrebbe investito la

somma di denaro in modo tale da ottenere un rendimento che eviti la perdita del potere

d’acquisto.

Essendo una prova difficile, si è deciso di agevolare il creditore concedendogli come

risarcimento una somma misurata in base al tasso di rendimento medio annuo dei Titoli

del debito pubblico, di durata non superiore a 12 mesi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ANDREAEVIL di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Rizzo Nicola.

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