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un dovere obbligatorio. Ad esempio il dovere morale e sociale è un elemento giustificativo dell’attribuzione

patrimoniale, come nell’obbligazione naturale. A seguito di un adempimento, colui che ha adempiuto può

chiedere la ripetizione dell’indebito nelle circostanze stabilite dall’art. 2033. Il legislatore ha disciplinato

diverse ipotesi di azione di ripetizione dell’indebito. Quando si parla di azione ci si riferisce alla possibilità

di ottenere in via giurisdizionale la ripetizione di quanto adempiuto che non trova una valida giustificazione

in un titolo.

Art 2033: Indebito oggettivo. Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che

ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno dal pagamento, se chi lo ha ricevuto era

in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda. Si fa riferimento a colui

che adempie una prestazione non dovuta, non è dovuta perché manca un titolo che giustifica lo spostamento

patrimoniale. Un rapporto obbligatorio può essere originato dalle fonti contenute nell’art. 1173. Tra i titoli

che giustificano la nascita di un rapporto obbligatorio c’è ad esempio un valido contratto perfezionato

(compravendita, locazione, appalto, cessione del credito, ecc.). L’art 2033 (indebito oggettivo) fa riferimento

alle ipotesi nelle quali il legislatore parla di adempimento non dovuto, cioè che manca il titolo che può

giustificare la nascita come effetto di un rapporto obbligatorio come ad esempio quando non è mai esistito un

titolo che giustifica un rapporto obbligatorio o quando il titolo non è valido. Colui che ha adempiuto in virtù

di un contratto invalido (ad es. annullato) avrà la possibilità di agire con l’azione di ripetizione dell’indebito

oggettivo perché il titolo dal quale nasce il rapporto obbligatorio non esiste più. Non esiste cioè un valido

titolo idoneo a giustificare l’attribuzione patrimoniale.

Esempio: L’interdetto giudiziale può svolgere solo alcuni atti di ordinaria amministrazione, non può ad

esempio stipulare un contratto di compravendita e se viene stipulato potrà essere annullato. Se l’interdetto ha

pagato può agire e chiedere la restituzione di quanto adempiuto in virtù di un titolo inesistente o totalmente

invalido, pensiamo ad un contratto che non può produrre validamente effetti e non può produrre quindi come

effetto la nascita di un rapporto obbligatorio.

Altro esempio: il contratto di compravendita di un bene immobile deve essere redatto a pena di nullità

rivestendo la forma scritta. Se viene stipulato oralmente il contratto è nullo e se viene pagato qualcosa si

potrà chiedere la restituzione di quanto pagato in virtù di un titolo nullo con l’azione di ripetizione

dell’indebito oggettivo. Se viene risolto il contratto, nelle ipotesi possibili, (inadempimento, impossibilità

sopravvenuta,ecc.) poichè viene meno il rapporto non bisognerà più realizzare l’adempimento, se è già stato

adempiuto potrà agire con l’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo. Si potrà quindi utilizzare l’azione

di ripetizione dell’indebito oggettivo quando si è adempiuto in virtù di un titolo inesistente, che è stato

annullato o che non è idoneo per il nostro sistema giuridico a creare validi rapporti obbligatori. Chi ha

adempiuto quanto non dovuto perché manca il titolo potrà chiedere la ripetizione della prestazione erogata,

ma potrà chiedere anche la restituzione dei frutti o degli interessi, a seconda che il bene fruttifero produca

interessi o beni in natura. Il momento nel quale far valere interessi o frutti viene stabilito a seconda della

buona o mala fede di chi ha ricevuto la prestazione indebita. Buona o mala fede significa essere a conoscenza

o meno dell’esistenza o della validità del titolo che non giustificava l’attribuzione patrimoniale. Se era in

mala fede dovrà restituire i frutti e gli interessi dal giorno del pagamento, se era in buona fede, se ha avuto

cioè un comportamento secondo correttezza, dovrà restituirli dal giorno nel quale è stata esperita l’azione di

ripetizione dell’indebito.

Indebito soggettivo: Esistono anche due fattispecie di indebito soggettivo, soggettivo perché in questo caso

erra colui che adempie nel senso che adempie a chi non è legittimato a ricevere la prestazione, oppure, colui

che adempie non è debitore. Vi sono due fattispecie distinte in base all’autore l’errore, il creditore o il

debitore. In entrambi i casi il titolo esiste ma si è errato sul soggetto che doveva adempiere o ricevere la

prestazione.

L’indebito soggettivo può essere ex latere accipientis, cioè che l’errore cade dal lato di colui che riceve la

prestazione, il soggetto che adempie è debitore ma adempie nei confronti chi non è creditore o di chi non è

legittimato a ricevere la prestazione. chi è legittimato a ricevere la prestazione? va letto l’

art. 1188: Destinatario del pagamento: il pagamento deve essere fatto al creditore o al suo

rappresentate, ovvero alla persona indicata dal creditore o autorizzata dalla legge o dal giudice a

riceverlo. Il destinatario del pagamento è il creditore, ma ad esempio nel caso del minore, questo non può

ricevere la prestazione ma è legittimato a farlo il genitore, nell’ipotesi dell’interdetto il tutore. La

legittimazione dà il potere anche di ricevere prestazioni e può essere attribuito volontariamente dal titolare

della situazione ad un terzo (rappresentanza volontaria). Con l’adempimento al creditore o a chi è legittimato

a ricevere la prestazione si ha l’estinzione del rapporto obbligatorio. Se invece il debitore adempie a chi non

è legittimato: ad esempio nella doppia cessione del credito, il debitore dovrà adempiere ad un solo creditore e

prevale chi lo ha notificato per primo al debitore, se il debitore non adempie nei confronti di chi ha un fatto

opponibile, non ha estinto il rapporto obbligatorio, dovrà pagare al vero creditore e chiedere la ripetizione

dell’adempimento non dovuto.

Art.1188 sec comma: Il pagamento fatto a chi non era legittimato a riceverlo libera il debitore, se il

creditore lo ratifica o se ne ha approfittato. Il falso rappresentante ad esempio non è legittimato a ricevere,

ma se il creditore vuole ratificare il pagamento, cioè sanare il difetto di legittimazione, attribuisce il potere

con efficacia retroattiva, l’adempimento sarà valido e liberatorio, e non si potrà più chiedere la ripetizione.

Analogo è il caso di chi ha tratto profitto, ha beneficiato di quell’adempimento, in tale caso non potrà agire

per la ripetizione in quanto il pagamento ha cmq soddisfatto un interesse del creditore e si è estinto il

rapporto obbligatorio. L’interesse del creditore serve non solo per giustificare la nascita del rapporto obbl ma

anche per verificare se il comportamento del debitore è idoneo a soddisfare l’interesse del creditore, se

l’interesse viene soddisfatto il rapporto si estingue cmq e quindi quel comportamento, anche se adempiuto

verso chi non era legittimato a ricevere la prestazione, è idoneo a soddisfare l’interesse del creditore.

Le ipotesi sono quelle nelle quali il debitore ha adempiuto nei confronti di chi non era creditore o di chi non

era legittimato a ricevere la prestazione, non è stato soddisfatto l’interesse del creditore o se ad agire è stato

un falso rappresentante e il creditore non ha ratificato il difetto di legittimazione. Se chi ha pagato, adempie

ad un terzo che non è né creditore né legittimato a ricevere la prestazione, colui che riceve la prestazione non

ha un titolo per trattenere l’adempimento, sarà quindi esperibile l’azione di ripetizione dell’indebito

soggettivo. Ma chi deve agire per la ripetizione? Il debitore che ha sbagliato o il vero creditore? Il nostro

legislatore ha posto le regole di correttezza nei confronti tanto del creditore quanto del debitore. Ragionando

in questi termini il legislatore valuta per individuare il soggetto legittimato a richiedere la ripetizione della

prestazione la buona fede del debitore. Se il debitore era in buona fede, perché ad esempio il creditore ha

ceduto il credito e non è stato notificato, non è tenuto ad adempiere un'altra volta e chiedere la ripetizione

della prestazione. Se invece è in mala fede e adempie nei confronti di chi non è creditore dovrà adempiere

una seconda volta nei confronti di chi è veramente creditore e chiedere la ripetizione dell’indebito soggettivo

a chi non era creditore.

Vi è un’altra azione di ripetizione dell’indebito soggettivo: l’ex latere solventi, l’errore viene commesso da

chi crede di essere debitore e tale non è.

Art. 2036: Indebito soggettivo. Chi ha pagato un debito altrui, credendosi debitore in base ad un

errore scusabile, può ripetere ciò che ha pagato, sempre che il creditore non si sia privato in buona

fede del titolo o delle garanzie del credito. Chi ha ricevuto l’indebito è anche tenuto a restituire i frutti

e gli interessi dal giorno del pagamento, se era in mala fede, o dal giorno della domanda, se era in

buona fede. Quando la ripetizione non è ammessa colui che ha pagato subentra nei diritti di credito.

Se chi adempie non è debitore chi riceve la prestazione ha un valido titolo per trattenere l’adempimento

perché è creditore nei confronti di un terzo. L’adempimento può essere anche eseguito da un terzo salvo le

ipotesi nelle quali il creditore ha un interesse a che la prestazione venga eseguita da determinato soggetto

(situazioni intuitu personae) o quando il debitore ha ad esempio inserito nel titolo una clausola nella quale

indica che vuole lui personalmente eseguire la prestazione. Carattere essenziale del rapporto obbligatorio è

l’interesse anche non patrimoniale del creditore, per quanto riguarda l’interesse del debitore, se è vero che in

astratto non è necessario, in concreto anche l’interesse del debitore ad adempiere personalmente la

prestazione potrebbe essere rilevante. Esempio: mi impegno a tenere un convegno ma nel contratto inserisco

una clausola che sancisce che solo io potrò parlare dell’argomento. In questo caso non rileva solo l’interesse

del creditore ma troverà una tutela anche l’interesse del debitore e se un terzo vorrà affrontare l’argomento,

l’organizzatore dovrà impedirlo. L’adempimento di un terzo non è quindi sempre possibile. Non è possibile

quando la situazione è intuitu personae oppure se nel titolo dal quale nasce il rapporto obbligatorio si è data

rilevanza all’interesse del debitore di eseguire personalmente l’adempimento.

Art.1180: Adempimento del terzo. L’obbligazione può essere adempiuta da un terzo, anche contro la

volontà del creditore, se questi non ha interesse a che il debitore esegua personalmente la prestazione.

Tuttavia il creditore può rifiutare l’adempimento offertogli dal terzo, se il debitore gli ha manifestato

la sua opposizione. Un terzo che sa di non essere debitore (l’adempimento del terzo è un atto libero, non

dovuto, che richiede la consapevolezza e la volontarietà dell’atto) può adempiere anche contro la volontà del

creditore. Il creditore non può rifiutare l’adempimento (correttezza) salvo che la prestazione non sia idonea a

soddisfare l’interesse del creditore (situazione intuitu personae) oppure se si è obbligato nei confronti del

debitore di non accettare l’adempimento di un terzo, oppure ancora se il debitore dichiara al creditore di

avere un interesse ad adempiere personalmente. L’adempimento del debitore è dunque un atto dovuto che

non richiede la capacità del debitore, purché il titolo che ha dato vita al rapporto obbligatorio è valido, se il

debitore adempie quando è incapace non può chiedere la restituzione. Questo perché non si può applicare

l’art.428 in quanto non c’è un pregiudizio sul patrimonio, il titolo è nato validamente e il debitore lo ha

contratto quando era capace. Riguardo all’indebito soggettivo ex latere solventi, se paga chi pensa di essere

debitore e non lo è, il terzo avrebbe astrattamente un titolo per trattenere la prestazione in quanto

l’adempimento di un terzo è possibile salvo alcune ipotesi. Il terzo però deve adempiere spontaneamente,

liberamente, consapevolmente. In questo caso chi paga non è consapevole, potrà agire e chiedere la

ripetizione di quanto pagato. Se il creditore ha estinto le garanzie del credito o si è privato del titolo non è

ammessa la ripetizione e colui che ha pagato quanto non dovuto estinguendo il rapporto obbligatorio

subentra nei diritti del creditore, cioè potrà chiedere al vero debitore di adempiere. Se in un comitato il

sottoscrittore paga un debito del comitato vi è l’ipotesi di indebito soggettivo, il sottoscrittore potrà chiedere

la ripetizione della prestazione ai creditori. Se l’errore non è scusabile oppure quando il creditore si priva in

buona fede del titolo o delle garanzie del credito (una volta ricevuto l’adempimento in buona fede strappa il

contratto oppure strappa la fideiussione) non potrà chiedere la ripetizione ma subentrerà come se fosse

creditore e si tratta della c.d. surrogazione legale (art.1203 comma 3).

Se l’adempimento è stato eseguito da un terzo (atto non dovuto), il rapporto si estingue. Il legislatore

riconosce al terzo alcune possibilità: una dipende dalla volontà del creditore,

art. 1201: Surrogazione per volontà del creditore: Il creditore, ricevendo il pagamento di un terzo, può

surrogarlo nei propri diritti. La surrogazione deve essere fatta in modo espresso e

contemporaneamente al pagamento. Il creditore può decidere di non estinguere il rapporto ma di creare

una modificazione soggettiva del rapporto obbligatorio, soggettiva perché muta il titolare della situazione

attiva creditoria. Come deve effettuare la surrogazione che impedisce l’estinzione del rapporto obbligatorio?

Se l’adempimento del terzo viene effettuato senza che il creditore faccia alcunché il rapporto si estingue. Il

terzo potrà agire solo con l’azione di ingiusto arricchimento, che è cosa diversa dalla ripetizione dell’indebito

perché affinché si configuri l’indebito oggettivo è necessario che manchi il titolo, in questo caso il creditore

ha un titolo valido, non si può applicare l’indebito sogg perché colui che adempie non erra, sceglie

liberamente di adempiere una prestazione altrui. Il legislatore lo tutela o con la surrogazione per volontà del

creditore(egli pur ricevendo la prestazione non vuole estinguere il rapporto obbligatorio ma vuole far si che il

terzo diventi creditore e possa agire verso il vero debitore); oppure se non c’è surrogazione per volontà del

creditore il rapporto si estingue e vi sarà un’azione residuale, sussidiaria, definita di ingiustificato

arricchimento.

(L’azione di ripetizione dell’indebito è un’azione personale perché generalmente potrà essere fatta valere

anche dall’erede nei confronti di chi ha ricevuto la prestazione)?, si prescrive in 10 anni. La prescrizione è la

possibilità di esercitare un diritto mediante un’azione giurisdizionale in un dato lasso di tempo, generalmente

quando non è previsto un termine diverso, l’azione si prescrive con il decorso di 10 anni. In questo caso si

prescrive in 10 anni ma il termine dal quale decorre il decennio è diverso a seconda se l’indebito è soggettivo

o oggettivo. Se l’indebito è soggettivo e dipende dall’ incapace naturale, cioè l’incapace stipula ad esempio

un contratto, in questo caso l’azione si prescrive dopo 10 anni, e i 10 anni decorrono da quando il contratto è

stato perfezionato. Se l’indebito è oggettivo dipende da quando viene meno il titolo che da origine al

rapporto che deve essere ripetuto.

Si parla di azione di ripetizione con riferimento ai pagamenti effettuati o alla consegna dei beni ma la

disciplina può essere estesa anche all’indebito che ha ad oggetto l’erogazione di prestazioni di fare ma in

quel caso la restituzione sarà per equivalente pecuniario perché non è possibile restituire la prestazione di

fare ma verrà restituito per equivalente pecuniario il valore della prestazione indebita. Questo perché non si

vuole applicare la disciplina dell’ingiustificato arricchimento, che è una disciplina che non va a reintegrare

il patrimonio di colui che ha erogato indebitamente la prestazione ma è un’azione che prevede non la

ripetizione della prestazione ma semplicemente l’indennizzo, che è una prestazione che può essere di valore

inferiore rispetto a quella che è stata erogata indebitamente. L’azione di indebito assolve la funzione di

restituire la prestazione erogata indebitamente perché mancava il titolo che giustificava lo spostamento

patrimoniale o c’è stato un errore di un soggetto che deve erogare o ricevere la prestazione, quindi assolve la

funzione di reintegrare la diminuzione patrimoniale effettivamente subita. L’azione di ingiustificato

arricchimento non va a reintegrare la perdita effettivamente subita.

Art.2041: Azione generale di arricchimento. Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di

un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa

diminuzione patrimoniale. Qualora l’arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata, colui che

l’ha ricevuta è tenuto restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda. Nell’indebito si parlava

di prestazione non dovuta (assenza del titolo).

Nel caso in cui adempie il terzo e non vi è la surroga da parte del creditore il terzo non ha un titolo da far

valer nei confronti del vero debitore ma ha creato nei confronti del debitore un arricchimento, che si è

concretizzato nel non dovere sborsare la somma di cui è debitore. Ha quindi subito un arricchimento. Questo

arricchimento non è giustificato perché non c’è una causa che giustifica quest’arricchimento. Il legislatore

tutela la persona che ha subito un depauperamento del proprio patrimonio attraverso l’azione di ingiustificato

arricchimento. In qst ipotesi abbiamo una persona che si è arricchita in ragione dell’adempimento effettuato

da un terzo e non ha una causa legittima che lo giustifica. Colui che ha avuto il depauperamento può avere un

indennizzo da parte di chi si è arricchito, l’indennizzo consiste in una somma di danaro che è valutata al

massimo nell’arricchimento che ha subito un terzo. Quando si parla di indennizzo non si parla di

risarcimento del danno per equivalente pecuniario, significa che la somma che verrà erogata potrà essere

inferiore rispetto a quella erogata dal terzo perché l’indennizzo potrà consistere al massimo

nell’arricchimento che ha ottenuto il vero debitore. Nell’azione di ingiustificato arricchimento non si ottiene

necessariamente il quantum erogato ma un indennizzo che può avere una consistenza inferiore rispetto alla

prestazione erogata perché l’indennizzo sarà valutato in ragione dell’arricchimento realmente subito dal

terzo.

Art. 2042: Carattere sussidiario. L’azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato

può esercitare un’altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito. Il legislatore vuole dirci che

l’azione di ingiustificato arricchimento è riconosciuta ad un soggetto solo quando non ha altra azione per far

valere il suo diritto. È un’azione sussidiaria e residuale, cioè si applica solo quando l’ordinamento non

prevede altra azione. Il soggetto non deve avere alcun altro rimedio da esperire. Se il terzo che ha adempiuto

è stato surrogato nel credito non potrà agire con l’azione di ingiustificato arricchimento. Ci troviamo di

fronte ad un arricchimento che deriva da fatto lecito, se derivasse da fatto illecito ci troveremmo di fronte

alla responsabilità extracontrattuale. Colui che ha visto diminuire il proprio patrimonio avrà diritto non alla

prestazione

erogata ma a un indennizzo.

Art.2035: Prestazione contraria al buon costume. Chi ha eseguito una prestazione per uno scopo che,

anche da parte sua, costituisca offesa al buon costume, non può ripetere quanto ha pagato. Ci troviamo

di fronte all’irripetibilità di una prestazione effettuata per uno scopo contrario al buon costume. Il legislatore

vuole dirci che la prestazione potrebbe essere in se lecita, ma lo scopo per il quale la prestazione viene

erogata è illecita (corruzione, la vendita del sangue o la prestazione di una prostituta). Valutando il

regolamento di interessi emerge un contrasto con il buon costume. Con la clausola generale si fa riferimento

non alla morale sociale comune ma a parametri della morale che troviamo legittimi alla luce dei valori

fondamentali costituzionali. Colui che ha corrotto avrebbe potuto chiedere la restituzione ma il legislatore

sancisce l’irripetibilità della prestazione perché vuole sanzionare la prestazione contraria al buon costume.

La sanzione consiste nell’irripetibilità, sebbene non esista titolo che giustifica validamente l’attribuzione

patrimoniale. è una sanzione per la riprovevolezza del comportamento tenuto.

Ci possiamo trovare anche di fronte a un'altra ipotesi: inesattezza dell’adempimento. Non parliamo di

validità o esistenza del titolo ma se il comportamento del debitore è idoneo a soddisfare l’interesse del

creditore, in quanto l’interesse del creditore permette di individuare qual è il comportamento dovuto da parte

del creditore. Nel caso dell’appaltatore gli viene lasciato un margine di discrezionalità nell’adempimento

della prestazione, l’appaltatore deve comportarsi con diligenza e adottando le regole della buona arte

costruttiva. Questi margini di discrezionalità non sono lasciati alla scelta libera dell’appaltatore, la scelta è

discrezionale in quanto deve essere indirizzata alla soddisfazione dell’interesse del creditore. Se l’appaltatore

ad esempio dovrà costruire su un terreno arato dovrà adottare le cautele che permettono di realizzare

l’immobile proteggendo però il terreno. Il fatto di costruire non gli darà la possibilità di distruggere il terreno

coltivato, salvo che non sia possibile. L’esattezza del comportamento deve essere valutata in concreto in

relazione al caso e all’interesse che ha il creditore. Di volta in volta l’esattezza va parametrata in relazione

alla fattispecie concreta attraverso l’attualizzazione della clausola generale di correttezza e buona fede e

attraverso la valutazione della diligenza richiesta per l’adempimento di quel determinato rapporto

obbligatorio. Si parla di diligenza specifica perché l’art.1176 al secondo comma sancisce che nell’adempiere

obbligazioni inerenti un’attività professionale la diligenza deve essere valutata in relazione alla natura

dell’attività esercitata (es. all’appaltatore è richiesta l’applicazione delle regole che la buona arte di costruire

impongono). Se viene invece erogata una prestazione al di fuori dell’attività professionale svolta allora

l’interprete dovrà rifarsi al parametro standard della diligenza del buon padre di famiglia. L’esattezza deve

quindi essere individuata innanzitutto dal tipo di prestazione che deve essere erogata, dalle modalità per

l’adempimento previste nel titolo dal quale origina il rapporto obbligatorio e infine va a completare la

valutazione di esattezza del comportamento la clausola generale di correttezza e buona fede e il dovere di

diligenza. Che l’esattezza va rinvenita nel titolo significa: se pensiamo a un contratto di compravendita, il

titolo è il contratto e nel contratto le parti possono stabilire ad esempio qual è la somma da adempiere ma

anche il tempo, il luogo, le modalità di pagamento. Nel titolo si possono trovare dei parametri per

l’adempimento esatto della prestazione, qualora non ci sono tutti i parametri verrà valutato il comportamento

del debitore in base alle clausole generali oppure ci sono dei requisiti che il legislatore ha previsto, dei criteri

che permettono di effettuare un esatto adempimento. Esempio: compro un bene e il debitore non prevede

quando devo pagare, sarà il legislatore con criteri suppletivi a stabilire il termine per l’adempimento della

prestazione. I criteri per definire esatto l’adempimento vanno individuati nel titolo stesso, se però il titolo

non prevede tutti i requisiti e i criteri per individuare l’esattezza della prestazione, ad esempio il luogo

dell’adempimento..

art. 1182 primo comma: Luogo dell’adempimento. Se il luogo nel quale la prestazione deve essere

eseguita non è determinato dalla convenzione o dagli usi e non può desumersi dalla natura della

prestazione o da altre circostanze, si osservano le norme seguenti. Il criterio per individuare il luogo

dell’adempimento esatto va ricercato innanzitutto nel titolo. Se nel titolo non è scritto nulla il luogo si

individua negli usi, cioè in un prassi consolidata tra le parti, se ad esempio un grossista ha avuto in

precedenza dei rapporti obbligatori che prevedevano nel titolo l’adempimento presso il locale del

dettagliante, in questo caso per adempiere esattamente il grossista dovrà seguire l’uso negoziale, cioè quella

prassi consolidata nei rapporti commerciali di lungo tempo che vedono il grossista obbligato a consegnare il

bene presso il dettagliante, anche se nel titolo non è previsto il luogo. Se il titolo non dispone nulla, non ci

sono usi negoziali, il legislatore fa riferimento agli usi(normativi), alla natura della prestazione, o ad altre

circostanze che permettono implicitamente di integrare il rapporto obbligatorio. Se non esiste un uso

negoziale ma esiste un comportamento reiterato in quel determinato settore di consegnare i beni presso il

locale commerciale si utilizzerà questo uso perché è un criterio che va ad integrare il titolo che non lo

prevede nello specifico.

Natura della prestazione, se devo ad esempio riparare la mia vettura devo andare all’officina, se devo

riparare un rubinetto il luogo della prestazione sarà casa mia. In questi casi la natura della prestazione

individua il luogo dove dovrà avvenire l’adempimento anche se il titolo non lo prevede. Se non si possono

applicare questi criteri:

art.1182 comma 2,3,4: L’obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata deve essere

adempiuta nel luogo in cui si trovava la cosa quando l’obbligazione è sorta.

L’obbligazione avente come oggetto una somma di danaro deve essere adempiuta al domicilio che il

creditore ha al tempo della scadenza. Se tale domicilio è diverso da quello che il creditore aveva

quando è sorta l’obbligazione e ciò rende più gravoso l’adempimento, il debitore, previa dichiarazione

al creditore, ha diritto di eseguire il pagamento al proprio domicilio.

Negli altri casi l’obbligazione deve essere adempiuta al domicilio che il debitore ha al tempo della

scadenza.

Questi criteri si applicano in via residuale, suppletiva, solo se non è possibile diversamente individuare il

luogo dell’adempimento.

Art.1183. primo comma. Tempo dell’adempimento: Se non è determinato il tempo in cui la prestazione

deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente

Se non è determinato il tempo nel quale il creditore può esigere la prestazione, il creditore può esigere la

prestazione immediatamente. Nel caso di un contratto di appalto che prevede la costruzione di un immobile,

però, non è possibile che il committente chieda immediatamente l’adempimento, ossia la consegna del bene

immobile. In questo caso va applicata la parte contenuta nel secondo comma.

secondo comma: Qualora tuttavia, in virtù degli usi o per la natura della prestazione ovvero per il

modo o il luogo dell’esecuzione, sia necessario un termine, questo, in mancanza di accordo tra le parti,

è stabilito dal giudice.

Qualora in virtù degli usi o per la natura della prestazione o per il modo o il luogo dell’esecuzione sia

necessario un termine, cioè l’ipotesi nelle quali non si può esigere immediatamente la prestazione, è

necessario che le parti trovino un accordo, stabiliscano cioè il tempo dell’adempimento. Se non c’è l’accordo

ciascuna parte potrà ricorrere all’autorità giurisdizionale affinché si stabilisca un termine congruo per

l’adempimento. Se invece è previsto il termine:

art.1184: Termine. Se per l’adempimento è fissato un termine, questo si presume a favore del debitore,

qualora non risulti stabilito a favore del creditore o di entrambi.

Se è fissato un termine si presume che sia a favore del debitore, (valore costituzionale della solidarietà). Il

legislatore stabilisce che se è fissato un termine e non è stabilito a favore di chi deve essere valutato deve

presumersi fissato a favore del debitore, è riconosciuto dunque un potere al debitore. Questo potere si

concretizza nella possibilità per il debitore di adempiere prima della scadenza del termine ma non sarà

esigibile dal creditore (egli non potrà chiedere la prestazione) prima della scadenza del termine. Se invece

nel titolo il termine è fissato a favore del creditore la situazione è capovolta. Il debitore non può adempiere

prima e il creditore potrà esigere la prestazione prima della scadenza. Se il termine è previsto a favore di

entrambi, non è possibile, prima della scadenza, né l’esigibilità né l’eseguibilità.

Art.1185: Pendenza del termine. Il creditore non può esigere la prestazione prima della scadenza,

salvo che il termine sia stabilito esclusivamente a sua favore.

Tuttavia il debitore non può ripetere ciò che ha pagato anticipatamente, anche se ignorava l’esistenza

del termine. In questo caso però egli può ripetere, nei limiti della perdita subita, ciò di cui il creditore

si è arricchito per effetto del pagamento anticipato.

Il debitore che ha pagato in anticipo, quando il termine è a suo favore, non può chiedere la ripetizione

dell’indebito, perché in questo caso bisogna valutare l’interesse che il creditore, in buona fede, ha a trattenere

la prestazione. Quando il termine è fissato a favore del debitore, e egli non si comporta in maniera corretta,

in questo caso perde i benefici del termine e il creditore potrà chiedere immediatamente la prestazione.

Art.1186: Decadenza del termine. Quantunque il termine sia stabilito a favore del debitore, il creditore

può esigere immediatamente la prestazione se il debitore è divenuto insolvente o ha diminuito per fatto

proprio, le garanzie che aveva date, o non ha dato le garanzie che aveva promesse.

Nell’ipotesi in cui è stato fissato un termine a favore del debitore e questo non si comporta correttamente, ad

esempio si rende insolvente (non è in grado di adempiere) oppure se ha promesso di dare garanzie e non le

da o riduce le garanzie che ha dato. In questo caso siccome il comportamento non è corretto il legislatore

tutela la buona fede e correttezza del creditore consentendogli l’esigibilità immediata della prestazione,

anche prima della scadenza del termine.

Art. 1187: Il termine fissato per l’adempimento delle obbligazioni è computato secondo le disposizioni

dell’art. 2963

È salva in ogni caso una diversa pattuizione

Art. 2963: Computo dei termini di prescrizione. I termini di prescrizione contemplati dal c.c. e dalle

altre leggi si computano secondo il calendario comune. Non si computa il giorno nel corso del quale

cade il momento iniziale del termine e la prescrizione si verifica con lo spirare dell’ultimo istante del

giorno finale.

Se ad esempio c’è un bando con scadenza 30 giorni, i 30 giorni decorrono dal giorno successivo alla

pubblicazione del bando. Scade alle 23:59,59 del 30° giorno, se scade in un giorno festivo è prorogato,

scadrà il primo giorno successivo a quello festivo.

Un altro problema che serve per individuare l’esattezza dell’adempimento è l’imputazione del pagamento.

Ipotesi: il debitore deve adempiere più rapporti obbligatori, nati a vario titolo, nei confronti dello stesso

creditore, se il debitore eroga una somma di denaro che estingue solo una parte dei rapporti, quali si

estingueranno? Il primo criterio è quello della scelta del debitore(potere attribuito al debitore).

Art.1193: Imputazione del pagamento. Chi ha più debiti della medesima specie verso la stessa persona

può dichiarare, quando paga, quale debito intende soddisfare.

In mancanza di tale dichiarazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti

scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore; tra

i più debiti ugualmente onerosi, al più antico. Se tali criteri non soccorrono, l'imputazione è fatta

proporzionalmente ai vari debiti.

Il debitore può tutelarsi ed avere prova dell’avvenuta scelta e dell’avvenuto pagamento:

art.1195: Quietanza con imputazione. Chi, avendo più debiti, accetta una quietanza nella quale il

creditore ha dichiarato di imputare il pagamento a uno di essi, non può pretendere un'imputazione

diversa, se non vi è stato dolo o sorpresa da parte del creditore

Abbiamo una quietanza nella quale è il creditore a scegliere quale debito estinguere ma questo può essere

utilizzato solo quando il debitore non ha fatto lui l’imputazione.

Art. 1199: Diritto del debitore alla quietanza. Il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a

spese del debitore, rilasciare quietanza e farne annotazione sul titolo, se questo non è restituito al

debitore.

Il rilascio di una quietanza per il capitale fa presumere il pagamento degli interessi.

Il debitore può scegliere quale debito estinguere e ha diritto ad avere la quietanza. Il creditore può rilasciare

la quietanza indicando l’imputazione del pagamento, cioè la scelta del credito che intende estinguere, solo se

il debitore non ha fatto in precedenza la scelta. In mancanza, qualora il debitore non ha individuato quale

debito intende estinguere e qualora non l’ha fatto nemmeno il creditore nella quietanza varranno i criteri

stabiliti dal secondo comma dell’art.1193. La quietanza è una dichiarazione che promana dal creditore di

aver ricevuto l’adempimento, ed è prova che dimostra che il debitore si è liberato dal debito ed ha estinto il

rapporto obbligatorio. Ricevere la quietanza è un suo diritto, qualora ne faccia richiesta e ne paghi le spese.

Se viene pagata una somma che non è sufficiente a pagare capitale e interessi…..

Art. 1194: Imputazione del pagamento agli interessi.

Il debitore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi e alle spese, senza il

consenso del creditore.

Il pagamento fatto in conto di capitale e d'interessi deve essere imputato prima agli interessi.

Se la somma non è sufficiente a pagare capitale interessi e spese dovrà pagare prima interessi e spese e dopo

il capitale.

Il debitore può adempiere con una prestazione diversa? neanche superiore rispetto a quella pattuita?

Art.1197: Prestazione in luogo dell'adempimento. Il debitore non può liberarsi eseguendo una

prestazione diversa da quella dovuta, anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore

consenta. In questo caso l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita. Il debitore

non può eseguire una prestazione diversa da quella pattuita perché la prestazione diversa potrebbe non

soddisfare l’interesse del creditore, è possibile invece estinguere il rapporto con una prestazione diversa solo

se il creditore acconsente. Il debitore estinguerà il rapporto con l’esecuzione della nuova prestazione.

Secondo comma:Se la prestazione consiste nel trasferimento della proprietà o di un altro diritto, il

debitore è tenuto alla garanzia per l'evizione e per i vizi della cosa secondo le norme della vendita,

salvo che il creditore preferisca esigere la prestazione originaria e il risarcimento del danno. Se invece

di dare una somma di denaro mi obbligo a trasferire il mio diritto di proprietà su un bene, se non trasferisco

questo bene il creditore può o già considerarsi come proprietario del bene, oppure chiedere la prestazione

originaria (somma di denaro) perché questo nuovo negozio rende l’obbligazione semplice un’obbligazione

complessa, che prevede l’estinzione del rapporto obbligatorio alternativamente con l’erogazione di una o

l’altra della due prestazioni.

Quindi come valutiamo l’esattezza dell’adempimento? È necessario, affinchè l’adempimento sia esatto,

che il debitore rispetti tutte le modalità di luogo e tempo, di qualità e quantità della prestazione e che

quelle modalità vanno a soddisfare l’interesse perdurante del creditore.

Se il debitore non adempie correttamente che succede? Se l’adempimento non è valido adoperiamo l’azione

di ripetizione, se invece l’adempimento non è esatto sarà responsabilità del debitore. In capo al debitore che

non ha adempiuto esattamente sorge l’obbligo di risarcire i danni cagionati al creditore.

Art. 1181: Adempimento parziale. Il creditore può rifiutare un adempimento parziale anche se la

prestazione è divisibile, salvo che la legge o gli usi dispongano diversamente. Io non posso dare invece

che 100 euro 50. il creditore può rifiutare l’adempimento quando non viene soddisfatto il suo interesse. Se il

creditore è un collezionista e ha diritto a una banconota particolare di 100 euro, ad esempio, il debitore non

può adempiere versando due banconote da 50 euro. Salvo che. Art.1258

Art. 1258: Impossibilità parziale. Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si

libera dall'obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile. Esempio:

impossibilità sopravvenuta, sono obbligato a portare 100 kg di carne a un ristoratore, non posso adempiere

portando solo 50 kg perché non soddisferei l’interesse del ristoratore recandogli un danno. Se a causa di un

black-out del tutto imprevedibile non posso conservare 50kg di carne, l’impossibilità parziale della

prestazione in questo caso non è imputabile a un comportamento consapevole del debitore ma a un caso

dovuto alla forza maggiore. In caso di impossibilità sopravvenuta di una parte della prestazione divisibile il

creditore non può rifiutare la prestazione, questo perché il valore della solidarietà prevede che se il debitore

non si comporta correttamente è tenuto al risarcimento del danno ma nel caso di impossibilità sopravvenuta

la solidarietà impone al creditore di ricevere l’adempimento parziale anche se non idoneo a soddisfare il suo

interesse. L’adempimento inesatto, qualora l’inesattezza sia imputabile al debitore, fa nascere in capo ad egli

l’obbligo di risarcire il danno cagionato al creditore.

La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subìto un

deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa

Analizziamo ora i casi di inadempimento:

Art. 1218: Responsabilità del debitore. Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è

tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da

impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Nel caso in cui vi è inesattezza

nasce la responsabilità del debitore il quale è obbligato a risarcire i danni per l’inadempimento o per il ritardo

nell’adempimento, perché non rispettare il termine significa non adempiere esattamente la prestazione.

Proprio per quanto riguarda il termine bisogna leggere l’articolo sulla costituzione in mora, mora significa

ritardo qualificato del debitore nell’adempimento della prestazione.

Art. 1219: Costituzione in mora. Il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta

per iscritto.

Non è necessaria la costituzione in mora:

1) quando il debito deriva da fatto illecito (2043 e seguenti);

2) quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l'obbligazione;

3) quando è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Se il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante

intimazione o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall'intimazione o dalla richiesta. Il

legislatore sancisce che se il creditore vuole che il ritardo nell’adempimento imputabile al debitore abbia

conseguenze giuridiche deve costituirlo in mora, diversamente quel ritardo non produrrà effetti giuridici. La

costituzione in mora avviene con quell’atto in senso stretto che è la diffida o intimazione fatta per iscritto,

atto in senso stretto perché il creditore deve essere consapevole della richiesta di pagamento inoltrata, ma gli

effetti si produrranno anche se il creditore non è consapevole di quelli che saranno gli effetti previsti dalla

legge. Se il debitore non ha adempiuto, il creditore deve richiedere per iscritto il pagamento al debitore. La

forma scritta è richiesta ai fini della validità della messa in mora. Ci sono dei casi nei quali invece la mora

opera automaticamente, non è cioè necessaria una costituzione formale. Sono le ipotesi previste dall’art.

1219, e ce n’è un’altra prevista da una legge speciale.

1)fatto illecito, è l’ipotesi nella quale un soggetto danneggia un altro soggetto, nasce così automaticamente il

rapporto obbligatorio che impone al danneggiante di risarcire il danneggiato.

2) lo ha detto il debitore quindi non c’è la necessità della richiesta

Vi è una quarta ipotesi di mora automatica che non richiede l’intimazione: art.33 legge 8 giugno del ’98, art.

429 terzo comma cpc, art. 4 decreto legislativo 9 ottobre 2002 n.231.

Gli effetti della mora sono previsti dalla legge e si applicano anche se il creditore che ha messo in mora il

debitore non ne è a conoscenza, in quanto l’intimazione fatta per iscritto è un atto giuridico in senso stretto.

Art. 1221: Effetti della mora sul rischio. Il debitore che è in mora non è liberato per la sopravvenuta

impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, se non prova che l'oggetto

della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore.

In qualunque modo sia perita o smarrita una cosa illecitamente sottratta, la perdita di essa non libera

chi l'ha sottratta dall'obbligo di restituirne il valore. Generalmente l’impossibilità sopravvenuta estingue

l’obbligazione, in questo caso invece se il debitore è in mora (non ha adempiuto rispettando i termini

dell’adempimento) non vedrà estinto il rapporto obbligatorio. Il debitore dovrà risarcire il danno salvo che

non abbia una prova molto forte che la prestazione sarebbe cmq perita se fosse stata adempiuta e se si fosse

trovata presso il creditore.

Art. 1223: Risarcimento del danno. Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo

deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano

conseguenza immediata e diretta. Il debitore che non ha rispettato i tempi dell’adempimento è obbligato a

risarcire i danni che ha cagionato al creditore. I danni si concretizzano in lucro cessante e danno emergente,

cioè il danno che ha subito e il mancato guadagno che non ha potuto effettuare a causa della non erogazione

della prestazione nel termine stabilito. Esempio: se non ho ricevuto i 100 kg di carne, il danno è che non ho

potuto tenere il banchetto e il lucro cessante la somma che avrei guadagnato. Se si tratta di un’obbligazione

pecuniaria che ha ad oggetto ab origine una somma di denaro che non viene consegnata, non vale il discorso

dell’impossibilità sopravvenuta perché il denaro è una prestazione che non perisce mai, è sempre possibile

oggettivamente. L’obbligazione pecuniaria non avrà l’effetto dell’impossibilità, non si applicherà cioè

l’art.1221 ma si applicherà quella del 1124

Art. 1224: Danni nelle obbligazioni pecuniarie. Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di

danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti

precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto alcun danno. Se prima della mora

erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale , gli interessi moratori sono dovuti nella

stessa misura.

Se devo pagare una somma di denaro e non rispetto il termine, il creditore mi mette in mora, il legislatore ha

stimato in via presuntiva i danni che subisce il creditore che non riceve la somma di denaro e li ha individuati

negli interessi legali. Il creditore non dovrà dimostrare di aver subito un danno perché il legislatore ha già

fatto una quantificazione del danno nella somma dovuta a titolo di interesse moratorio. Ha fatto una

predeterminazione legale dei danni subiti dal creditore nell’obbligazione pecuniaria.

secondo comma: Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l'ulteriore

risarcimento. Questo non è dovuto se è stata convenuta la misura degli interessi moratori

È in via presuntiva ammessa la prova contraria, cioè la prova di aver subito un danno superiore rispetto

all’interesse moratorio. Quest’interesse superiore non è dovuto quando le parti hanno pattuito espressamente

l’interesse moratorio.

Esercitazione Torchia: Per quanto riguarda la mora del debitore, si collega al concetto di inadempimento.

La mora del debitore è la conseguenza di un fatto giuridico, dell’inadempimento. Ai sensi dell’art.1218, il

debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno. C’è

inadempimento quando non si pone in essere una prestazione idonea a soddisfare l’interesse del creditore. La

mora viene definita come ritardo qualificato per distinguerla dal ritardo semplice, in quanto c’è una richiesta,

un intimazione fatta dal creditore, il quale chiede al debitore di adempiere e gli assegna un termine preciso.

Questa richiesta scritta trasforma il semplice ritardo in ritardo qualificato, mora. Quando c’è inadempimento

definitivo e quindi sorge la responsabilità del debitore? in tre ipotesi:

- la prestazione dovuta è diventata impossibile

- la prestazione è ancora possibile ma il creditore non ha più interesse all’adempimento, es. abito da

sposa, se non viene consegnato entro il termine fissato, la sposa non avrà interesse a riceverlo

successivamente

- dichiarazione del debitore che non intende adempiere,

Dal momento in cui scade il termine al momento in cui si verifica una di queste tre ipotesi può passare del

tempo. Questo tempo che passa dal momento in cui scade al momento in cui diviene definito

l’inadempimento, viene definito ritardo semplice, un ritardo che non produce degli effetti perché cmq, seppur

in ritardo, l’adempimento è ancora possibile. Il creditore può qualificare questo ritardo, attraverso una

richiesta di adempimento. Con la richiesta il ritardo semplice diventa mora del debitore, la quale produce

degli effetti a differenza del ritardo semplice. Il primo effetto che produce è quello del risarcimento del

danno. Il secondo è rappresentato dal rischio per l’ impossibilità sopravvenuta, se il debitore

inadempiente prova che la prestazione è diventata impossibile per una causa a lui non imputabile

normalmente si libera. L’art.1218 afferma che in questo caso il debitore non è responsabile. Il debitore che è

stato messo in mora non può più liberarsi provando l’impossibilità sopravvenuta. Il rischio dell’impossibilità

sopravvenuta va a gravare sul debitore, anche se conseguenza di una causa a lui non imputabile. La regola

generale prevede che il debitore per liberarsi deve provare l’impossibilità sopravvenuta per una causa a lui

non imputabile mentre con la mora il debitore non potrà più liberarsi. Vi è dunque un’eccezione all’art. 1218.

Vi sono diversi tipi di mora. La mora descritta è detta ex personae, in quanto è il creditore che deve mettere

in mora il debitore. Il secondo tipo di mora è quella ex re (automatica), per la quale non è necessaria la

richiesta del creditore ma la mora scatta automaticamente. I casi di mora automatica sono elencati dall’art.

1219.

- prima ipotesi: presenza di un fatto illecito. Da fatto illecito chi ha commesso il fatto è tenuto a

risarcire il danno, quindi non serve la richiesta del creditore.

- Seconda ipotesi: il debitore dichiara di non voler adempiere. In v caso non ha senso imporre al

creditore di fare una diffida.

- Terza ipotesi: obbligazioni pecuniarie, devono essere adempiute al domicilio del creditore, quindi

non è necessaria una richiesta scritta

- Quarta ipotesi: rapporti tra imprese, non è contemplata nel codice, è stata introdotta successivamente

con il decreto legislativo 231 del 2002 art.4. Questo articolo stabilisce che nei rapporti tra imprese,

se passati trenta giorni dal mancato pagamento della fattura, scatta automaticamente l’obbligo di

pagare gli interessi moratori.

Secondo taluni anche il ritardo semplice produce degli effetti. Questi hanno fatto riferimento all’art.1218.

L’art.1224, però, parla di risarcimento a partire dal giorno della mora, quindi non è vero che dal ritardo

semplice si producono effetti. Il risarcimento del danno è una conseguenza della mora. Ma può essere evitata

la mora? La legge afferma che si può evitare anche con un’offerta non formale, cioè non serve che io offra

formalmente l’adempimento della prestazione, purchè l’offerta sia tempestiva. Esempio: scade il debito,

telefono al debitore dicendo: io sono pronto a pagarti, domani ti invierò l’assegno. Quindi anche se

materialmente non mando i soldi, il creditore non può mettermi in mora. La mora si può interrompere anche

dopo che è iniziata. Esempio: il debitore in mora, comunica al creditore che il giorno successivo effettuerà il

pagamento.

La mora si può inoltre purgare, nel momento in cui si adempie la prestazione che era dovuta, cioè il debitore

già costituito in mora adempie, l’adempimento purga, ossia elimina gli effetti della mora.

Sentenza della cassazione civile 26 aprile 2010, n.9918. Il caso è quello di una farmacia che chiede il

rimborso a carico del servizio sanitario di tutti i farmaci consegnati su presentazione di ricetta che non sono

stati pagati. Generalmente il servizio sanitario paga in ritardo, rimborsa tardivamente le spese che la farmacia

anticipa. Il meccanismo che disciplina il rimborso consiste nella compilazione di un elenco da parte della

farmacia da trasmettere all’ente. Una volta trasmesso l’ente è obbligato al rimborso. L’avvocato della

farmacia ha detto: questa è un’obbligazione pecuniaria quindi ai sensi dell’art.1219 la costituzione in mora è

automatica e la farmacia deve pagare gli interessi a titolo di risarcimento del danno. Il tribunale stabilisce che

il risarcimento danni non è dovuto perché è vero che è un’obbligazione pecuniaria ma il debitore è la

pubblica amministrazione, sulla base delle norme in materia di pagamenti l’obbligazione, anche se

pecuniaria non va adempiuta al domicilio del creditore, deve essere adempiuta presso gli uffici della p.a.

C’è una legge eccezionale che deroga la legge generale dell’art.1219, quindi si applica la legge eccezionale.

Adempimento della prestazione:

L’adempimento è il modo fisiologico di estinzione del rapporto obbl. La prestazione è oggetto del rapporto

obbligatorio perché la prestazione è dovuta solo dal debitore al creditore, l’adempimento del terzo o

l’obbligazione che nasce in caso di inadempimento o di inesatto adempimento non è la modalità fisiologica

di estinzione del rapporto ma è una modalità patologica, cioè che nasce questo secondo momento della

responsabilità quando il debitore non tiene il comportamento dovuto. Quindi, l’adempimento della

prestazione è la modalità fisiologica di estinzione del rapporto obbligatorio che da un lato provoca la

soddisfazione dell’interesse del creditore e dall’altra è una vicenda estintiva del rapporto obbligatorio. Si

parla di adempimento quando si verificano contestualmente questi due momenti: soddisfazione dell’interesse

creditorio e estinzione del rapporto obbligatorio. Nell’ipotesi di arricchimento del terzo non abbiamo sempre

la produzione di questi due effetti, ci può essere la soddisfazione dell’interesse del creditore ma non

l’estinzione del rapporto obbligatorio, è l’ipotesi nella quale il creditore che riceve la prestazione dal terzo

surroga il terzo. Analogamente nel caso di esecuzione per equivalente pecuniario si estingue il rapporto

obbligatorio ma non necessariamente viene soddisfatto l’interesse del creditore. Se ad esempio ho diritto a

ricevere una prestazione e invece ricevo una somma di denaro che è l’equivalente della prestazione il mio

interesse in toto potrebbe non essere soddisfatto.

Modalità estintive del rapporto obbligatorio diverse dall’adempimento:

L’adempimento è il modo fisiologico, regolare di estinzione del rapporto obbligatorio, ma ci sono fatti

giuridici idonei a produrre come effetto l’estinzione del rapporto obbligatorio e questi fatti sono diversi

dall’adempimento, sono: compensazione, novazione oggettiva, impossibilità sopravvenuta, confusione,

remissione, e vi sono altre modalità estintive del rapporto obbl.

Queste fattispecie estintive sono fattispecie satisfattorie e non satisfattorie. L’adempimento è satisfattorio

perché attraverso l’adempimento il creditore riceve ciò che è idoneo a soddisfare l’interesse che intendeva

perseguire con la creazione del rapporto obbligatorio. Le fattispecie estintive diverse dall’adempimento sono

alcune satisfattorie e altre no. Ma in questi casi il concetto di essere o no satisfattorio non è legato allo

specifico interesse del creditore dedotto nel rapporto obbligatorio ma ad un attribuzione cmq patrimoniale,

ovvero ad una mancata diminuzione patrimoniale. Nell’esatto adempimento il debitore adempiendo soddisfa

l’interesse specifico dedotto nel rapporto obbligatorio, quando si parla dei modi satisfattori diversi

dall’adempimento non ci si riferisce all’esecuzione della prestazione dedotta nel rapporto obbligatorio ma ad

ipotesi nelle quali o il creditore ottiene un bene diverso da quello pattuito ovvero riceve una somma di

denaro ovvero non vede depauperato il proprio patrimonio attraverso l’esborso di una somma di

denaro. Soddisferà un interesse meramente patrimoniale che non è la soddisfazione dello specifico interesse

dedotto nel rapporto obbligatorio. Allora perché interessa distinguere le fattispecie diverse dall’adempimento

in satisfattorie e non satisfattorie? I rapporti possono essere collegati, se io sono creditore di X ma sono

debitore di Y, 2740 c.c.: il debitore risponde per l’adempimento delle obbligazioni con tutto il suo

patrimonio, cioè con i beni presenti e anche futuri. Quindi Y ha interesse a che io incassi il credito da X,

perché in questo modo avrà un altro bene sul quale potersi rivalere soddisfando il proprio interesse

patrimoniale. Vi è quindi un collegamento tra rapporti. Se io stabilisco con X una modalità estintiva diversa

dall’adempimento, per spirito di liberalità, cioè senza ottenere nulla come corrispettivo, potrei ledere

l’interesse di Y perché il mio patrimonio non sarebbe arricchito dalla prestazione di X. La satisfattorietà o

meno della modalità estintiva diversa dall’adempimento è importante non nella relazione tra creditore e

debitore ma nei confronti dei terzi creditori, i quali se io decido di estinguere il rapporto obbligatorio per

spirito di liberalità potrei ledere l’interesse patrimoniale del mio creditore il quale potrebbe agire contro il

mio atto che lede il suo interesse. Se invece è satisfattorio, ad esempio non ottengo il bene A ma il bene B,

cmq non subisco una diminuzione patrimoniale in ragione della fattispecie estintiva del rapporto

obbligatorio, Y non potrà vedere leso il suo interesse e quindi non potrà aggredire la fattispecie estintiva

diversa dall’adempimento. Quando si parla di satisfattorietà dell’adempimento ci si riferisce alla

soddisfazione dell’interesse specifico del rapporto obbligatorio, quando si parla di modalità satisfattoria

diversa dall’adempimento non si parla dell’interesse specifico dedotto nel rapporto obbligatorio ma

dell’attribuzione patrimoniale che riesco ad ottenere in ragione della modalità estintiva diversa

dall’adempimento, ottengo cmq qualcosa che è suscettibile di valutazione economica e non consentirà ai

terzi di aggredire quella modalità estintiva diversa dall’adempimento perché ha cmq una valutazione

patrimoniale. Vi sono diverse fattispecie estintive diverse dall’adempimento:

art.1241: Estinzione per compensazione. Quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra i due

debiti si estinguono per le quantità corrispondenti secondo le norme degli articoli precedenti. Abbiamo

compensazione quando esistono crediti e debiti reciproci, vi sono dei rapporti obbligatori che vedono

invertite le parti, in uno A(B) è creditore, nell’altro A(B) è debitore. Non deve riguardare contratti

sinallagmatici, abbiamo rapporti obbligatori sinallagmatici quando un rapporto è legato all’altro da un nesso

di interdipendenza, ad esempio quando nel contratto di appalto nascono rapporti obbligatorio che hanno lo

stesso titolo e un rapporto segue le vicende dell’altro e viceversa. In questo caso non può operare la

compensazione. Devono essere rapporti obbligatori reciproci che nascono autonomamente e non sono legati

da nessi di interdipendenza reciproci. L’art.1241 parla di rapporti reciproci obbligatori tra due soggetti ma

non dobbiamo fare riferimento alla dualità dei soggetti ma alla dualità dei patrimoni o di centri di interessi

autonomi, dobbiamo parlare in termini di dualità di centri di interessi o patrimoni. È necessario che esistano

entrambi i rapporti obbligatorio, che facciano capo a due patrimoni oggetto di interessi separati. Il legislatore

stabilisce che crediti o debiti reciproci si estinguono in toto o per quantità corrispondente. Esempio: devo a

X 100 euro e X deve a me 50 euro non si estingueranno in toto i due rapporti, si estinguerà in toto quello per

cui X deve 50 ma solo in parte quello per cui io devo 100 a X, dovrò 50. Questo modo di estinzione del

rapporto obbligatorio è satisfattorio perché il terzo creditore non potrà aggredire questa modalità

perché non viene leso cmq il suo interesse. Evitare la diminuzione patrimoniale è una modalità che produce

un effetto patrimonialmente valutabile. Non ho eliminato 50 euro dal mio patrimonio. È satisfattorio perché

riesco a ottenere un qualcosa che non va a diminuire il mio patrimonio e quindi non va a ledere i terzi miei

creditori. Perché il legislatore ha introdotto la compensazione? Alcuni sostengono per economia degli atti, in

quanto si evitano i doppi pagamenti ma può avere anche una funzione di autotutela, se ad esempio sono

costretta a pagare e poi non riesco ottenere dal debitore quanto a me dovuto, devo iniziare un’azione

esecutiva anticipando altre spese, aspettando anni. È quindi una possibilità di auto tutelarsi in via eccezionale

perché generalmente nel nostro sistema vige il principio della tutela statale delle sit giur sogg, bisogna

rivolgersi all’autorità giurisdizionale. Vi sono tre tipi di compensazione: compensazione legale, giudiziale,

volontaria.

Art. 1243: Compensazione legale. Primo comma: La compensazione si verifica solo tra due debiti che

hanno per oggetto una somma di danaro o una quantità di cose

fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili.

Affinchè possa operare la compensazione legale è necessario:

- fungibilità (le prestazioni devono essere scambiabili);

- omogeneità (devono appartenere allo stesso genere); esigibilità (il creditore può pretendere anche

immediatamente la prestazione);

- deve esistere un titolo che giustifica l’attribuzione patrimoniale;

- liquidità (deve essere determinata la prestazione nel suo ammontare, esempio 100 kg di carne bovino

adulto ecc.). Da quale momento si estingueranno questi crediti e debiti reciproci, omogenei,

fungibili, liquidi ed esigibili?

Art. 1242: Effetti della compensazione. La compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro

coesistenza. Il giudice non può rilevarla d'ufficio. Se nasce un compensazione e uno dei due creditori si

rivolge all’autorità giurisdizionale chiedendo l’adempimento, il giudice potrebbe venire a conoscere che

esistono i debiti reciproci e che hanno i requisiti affinchè possa operare la compensazione legale ma se

nessuna delle due parti fa valere l’esistenza della compensazione il giudice non potrà dichiarare l’effetto

estintivo d’ufficio. Sembrerebbe esserci una contraddizione perché se il legislatore fa dipendere l’effetto

estintivo dalla coesistenza di debiti e crediti il giudice potrebbe dichiararla d’ufficio, senza che nessuno dei

due (cred e deb) la facciano valere e senza che chiedano l’effetto estintivo della compensazione. Il giudice

deve dichiararla solo se in giudizio una delle due parti ha chiesto di dichiarare l’effetto estintivo per

compensazione ma questo effetto non si produrrà con la sentenza del giudice ma con effetto retroattivo al

momento nel quale i crediti e debiti residui coesistevano

Secondo comma. La prescrizione non impedisce la compensazione, se non era compiuta quando si è

verificata la coesistenza dei due debiti.

Compensazione giudiziale:

art.1243 secondo comma. Se il debito opposto in compensazione non è liquido ma è di facile e pronta

liquidazione, il giudice può dichiarare la compensazione per la parte del debito che riconosce esistente,

e può anche sospendere la condanna per il credito liquido fino all'accertamento del credito opposto in

compensazione.

Affinchè operi la compensazione giudiziale è necessario che siano presenti tutti i requisiti necessari per la

compensazione legale tranne quello della liquidità, ossia non sono determinati nel loro ammontare ma

devono essere di pronta e facile liquidazione, cioè che con una mera operazione matematica il giudice può

determinare l’ammontare della prestazione. Non può operare in questo caso la compensazione legale perché

manca il requisito della liquidità ma opererà dal momento nel quale il giudice avrà emanato la sentenza nella

quale avrà reso liquido il credito che non era tale. Gli effetti estintivi si producono da quando il giudice

emana il provvedimento che ha reso liquido il credito.

Art.1252: Compensazione volontaria. Per volontà delle parti può avere luogo compensazione anche se

non ricorrono le condizioni previste dagli articoli precedenti.

Le parti possono anche stabilire preventivamente le condizioni di tale compensazione.

Affinchè operino tutte e tre le tipologie di compensazione è necessario che esistano crediti e debiti reciproci

che vanno a confluire su due centri di interessi autonomi e che non siano oggetto di rapporti sinallagmatici.

Per la compensazione legale sono previsti ulteriori requisiti: omogeneità, fungibilità, esigibilità, liquidità. Per

la compensazione giudiziale sono richiesti tutti questi requisiti tranne la liquidità ma è richiesta la pronta e

facile liquidazione. Nella compensazione volontaria il legislatore sancisce che sono necessari debiti e crediti

reciproci i quali possono non avere i requisiti della compensazione legale o giudiziale. La compensazione

volontaria può essere stabilita dalle parti anche in via preventiva, cioè nell’ambito del rapporto obbligatorio

possono dire: se tu non adempi, questo rapporto si estingue con l’atto reciproco anche se non è scaduto il

termine e non è esigibile.

L’obbligazione naturale è rilevante in funzione di un futuro adempimento quindi potranno applicarsi per

analogia alcuni istituti previsti per le obbligazioni civili quando sono compatibili. Potrebbero compensarsi

volontariamente rapporti reciproci che nascono da obbligazioni naturali perché per la compensazione

volontaria non è richiesta l’esigibilità.

Esercitazione Torchia: La compensazione è disciplinata dall’art. 1241 e seguenti. Ci troviamo in presenza

di due situazioni reciproche. La funzione della compensazione è quella dell’economia degli atti, per evitare

che ci siano atti superflui, inutili. Affinchè possa operare la compensazione occorrono dei presupposti:

-liquidità ed esigibilità, i crediti e debiti reciproci devono essere liquidi, cioè certi e determinabili nel loro

ammontare, ed esigibili, cioè non devono essere sottoposti a termine o se sono sottoposti, il termine deve

essere scaduto. – fungibilità e omogeneità, il bene è fungibile quando può essere scambiato con un bene

identico che ha lo stesso valore e le stesse qualità, questo sta a significare che è un bene omogeneo ma non è

necessariamente così perché un bene può essere omogeneo (dello stesso genere) ma non fungibile, esempio:

banconota con un numero progressivo particolare. Affinchè la compensazione produca effetti è necessaria la

richiesta o opera automaticamente? La dottrina è divisa su questo argomento ma si ritiene che la

compensazione produce effetti solo su domanda perché se non fosse così la conseguenza sarebbe che la

compensazione potrebbe essere dichiarata automaticamente dal giudice e il giudice non può farlo senza

richiesta. È vero che la compensazione scatta nel momento in cui ci sono i presupposti ma gli effetti si

possono produrre solo su domanda dell’interessato. Il manuale usa il termine “a seguito dell’eccezione di

compensazione”, va inteso come “su domanda dell’interessato”. Ci sono tre tipi di compensazione: quella

indicata è quella legale, poi c’è quella giudiziale e quella volontaria. La differenza tra quella legale e

giudiziale è definita dall’art.1243 che al secondo comma dice: quando il credito non è liquido può essere

liquidato ai fini della compensazione del giudice. La differenza è dunque rappresentato dalla mancanza di

liquidità ma il credito deve cmq essere i pronta e facile liquidazione.

Sentenza della cassazione civile 31 maggio 2010, n.13208. caso: Un’impresa privata su incarico del

comune effettua dei lavori di ristrutturazione di uno stabilimento termale. Primo contratto: appalto per la

ristrutturazione. Quell’impresa stipula con il comune un contratto di locazione, deve quindi pagare dei fitti a

favore del comune. Succede che il comune non paga il prezzo dell’appalto, l’impresa va in giudizio e il

comune deve pagare i soldi i virtù dell’appalto liquidato dal giudice. Ma il comune fa appello e poi ricorso in

Cassazione. L’impresa non è solo creditrice ma anche debitrice perché deve pagare il fitto al comune e non

lo paga perché quello che l’impresa deve ricevere è superiore a quanto deve pagare. La cassazione ha dato

torto all’impresa sulla compensazione perché non vi sono tutti i requisiti per la compensazione. Il credito

dell’impresa in virtù del contratto d’appalto è esigibile perché c’è una sentenza di condanna ma è liquido?

No, perché era sottoposto all’accertamento del giudice, il comune ha fatto appello quindi il credito era in

contestazione, quindi non era liquido e non ci sono i requisiti della compensazione

Novazione oggettiva:

Art. 1230: Novazione oggettiva. L'obbligazione si estingue quando le parti sostituiscono

all'obbligazione originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo diverso.

La volontà di estinguere l'obbligazione precedente deve risultare in modo non equivoco.

L’ obbligazione si estingue quando le parti sostituiscono all’obbligazione originaria una nuova obbligazione

che deve avere il titolo o l’oggetto diverso e la volontà di estinguere il rapporto precedente deve risultare in

modo non equivoco. È necessario che esista e sia valido un preesistente rapporto obbligatorio che le parti

decidono di estinguere facendo nascere contestualmente all’estinzione un nuovo rapporto obbligatorio,

nuovo perché deve presentare degli elementi qualificanti diversi rispetto al rapporto originario, gli elementi

qualificanti sono il titolo o l’oggetto. Nella prestazione in luogo dell’adempimento invece non nasce un

nuovo rapporto obbligatorio ma viene modificata la disciplina dell’unico rapporto obbligatorio che c’è.

La novazione è una fattispecie estintiva complessa, che è contemporaneamente estintiva e costitutiva. Al

secondo comma il legislatore richiede la volontà delle parti specificata al momento della nascita del nuovo

rapporto obbligatorio, volontà che deve far capire che le parti con quel nuovo rapporto obbligatorio hanno

voluto estinguere quello precedente. La novazione è una fattispecie satisfattoria perché cmq l’attribuzione

patrimoniale c’è in ogni caso

Art 1231: Modalità che non importano novazione. Il rilascio di un documento o la sua rinnovazione,

l'apposizione o l'eliminazione di un termine e ogni altra modificazione accessoria dell'obbligazione non

producono novazione.

Produce novazione la nascita di un nuovo rapporto obbligatorio che presenta o il titolo o l’oggetto diverso.

L’art 1231 elenca le modalità che anche se vanno a modificare il rapporto non lo estinguono perché non

nasce un nuovo rapporto obbligatorio, non vengono modificati gli elementi qualificanti del rapporto

obbligatorio (oggetto o titolo).

Art.1234: Inefficacia della novazione. La novazione è senza effetto, se non esisteva l'obbligazione

originaria. (se ad esempio l’atto è nullo) Perché non esiste un titolo che giustifica la nascita della nuova

obbligazione, nel nostro sistema vi è il principio di giustificazione causale dell’attribuzione patrimoniale.

Secondo comma: Qualora l'obbligazione originaria derivi da un titolo annullabile, la novazione è

valida se il debitore ha assunto validamente il nuovo debito conoscendo il vizio del titolo

originario. Ossia se il debitore ha voluto sanare, con la novazione, il difetto che avrebbe reso annullabile il

contratto originario dal quale nasceva l’ obbligazione originaria, ha quindi convalidato il primo rapporto

obbligatorio e il nuovo rapporto obbligatorio è pienamente valido e efficace.

Quindi se il contratto è nullo, la nullità del contratto non fa produrre al contratto nessun effetto. Se gli effetti

vengono prodotti, ad esempio nasce un rapporto obbligatorio, questo rapporto obbligatorio sarà privo di

effetti, e quindi se in caso viene adempiuto la prestazione, si potrà agire con l’azione di ripetizione

dell’indebito. Se il contratto è annullabile, invece, esempio: l’annullabilità per incapacità può essere chiesta

solo dal soggetto incapace entro 5 anni da quando il contratto è scaduto, se passano i 5 anni oppure se il

soggetto che era incapace diventa capace reputa valido, utile, quel contratto, il rapporto obbligatorio che

discende da un contratto che ab origine era annullabile è pienamente valido e efficace e quindi potrò andare a

novare validamente il rapporto obbligatorio originario perché anche il primo è pienamente valido e efficace.

Art.1253 Effetti della confusione:

Quando le qualità di creditore e di debitore si riuniscono nella stessa persona, l'obbligazione si

estingue, e i terzi che hanno prestato garanzia per il debitore sono liberati.

Anche in questo art si fa riferimento ancora a due soggetti, creditore e debitore, non a interessi o patrimoni.

Sembrerebbe che la confusione si verifica automaticamente quando un soggetto che era creditore diventa

automaticamente anche creditore, confluendo su di lui le due contrapposte situazioni si produrrebbe l’effetto

estintivo. Questo ragionamento però non è valido perché non sempre quando confluiscono su un unico

soggetto le due contrapposte sit si ha l’estinzione per confusione, ma si ha l’estinzione per confusione

quando le due situazioni confluiscono nello stesso soggetto e non c’è separazione dei patrimoni nei quali

confluiscono le situazioni contrapposte. In questo caso l’interpretazione letterale sarebbe deviante, occorre

l’interpretazione sistematica. La confusione è satisfattoria o no?

Art. 1236: Dichiarazione di remissione del debito:

La dichiarazione del creditore di rimettere il debito estingue l'obbligazione quando è comunicata al

debitore, salvo che questi dichiari in un congruo termine di non volerne profittare.

La remissione opera quando il creditore dichiara al debitore di non voler ricevere più la prestazione. L’effetto

estintivo non si produce quando il debitore dichiara di voler adempiere. In questo caso non si richiede un

espressione positiva della volontà del debitore ma si deduce da un comportamento omissivo, che è un

comportamento concludente. La remissione non è satisfattoria perché diminuisce il patrimonio di chi era

creditore. Vi è differenza tra la remissione e la rinuncia, se io rinuncio a un diritto, la rinuncia produce solo

un effetto estintivo della sit nel patrimonio del rinunciante, nel caso della remissione il creditore mira non

solo a perdere la titolarità della sit creditoria ma mira ad estinguere l’intero rapporto obbl. la remissione non

è dunque una rinuncia al debito perché qst due fattispecie producono effetti diversi. La remissione può avere

struttura unilaterale o bilaterale. Se un artista si obbliga a esibirsi in una villa privata, il proprietario della

villa inserisce la clausola che qualora il proprietario vorrà rimettere la prestazione l’artista dovrà essere

d’accordo, in qst caso l’interesse emerge dal contratto, dal titolo dal quale nasce il rapporto obbligatorio, in

qst caso la remissione, per volontà concordata dalle parti, non richiederà soltanto la dichiarazione del

creditore ma la dichiarazione volitiva espressa del debitore. La struttura dipende dunque dalla funzione, cioè

dal regolamento di interessi. In questo caso non è sufficiente un comportamento omissivo del debitore ma è

richiesto un comportamento commissivo volto a dichiarare un parere favorevole sulla remissione dell’obbl.

La struttura potrà essere unilaterale o bilaterale e non possiamo stabilirlo in astratto ma va valutata la

fattispecie concreta.

Art.1237: Restituzione volontaria del titolo:

La restituzione volontaria del titolo originale del credito, fatta dal creditore al debitore, costituisce

prova della liberazione anche rispetto ai condebitori in solido.

Se il titolo del credito è in forma pubblica, la consegna volontaria della copia spedita in forma

esecutiva fa presumere la liberazione, salva la prova contraria.

Il legislatore ha individuato un comportamento concludente, ha attribuito un significato a un comportamento

e lo ha parificato alla dichiarazione volontaria e spontanea del cred di rimettere il debito. Il comportamento è

la restituzione del titolo originario ed espresso, se lo restituisco il legislatore reputa che quell’atto significhi

voler rimettere il credito e quindi estinguere il rapporto obbligatorio perché privandosi del titolo non

potrebbe agire in giudizio, non potrebbe dimostrare l’esistenza del rapporto obbl. se ad esempio restituisco

una cambiale al debitore voglio rimettere il debito. Forse va integrata con il manuale

Impossibilità sopravvenuta della prestazione:

art. 1256: impossibilità definitiva e impossibilità temporanea. Primo comma:

L'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa

impossibile.

Questo art va letto in combinato disposto con l’art.1218, perché nel 1218, che disciplina la fattispecie

dell’inadempimento, troviamo un’impossibilità della prestazione derivante da una causa imputabile al

comportamento colposo del debitore. l’art.1256, a differenza del 1218, prevede l’estinzione del rapporto

obbligatorio per impossibilità sopravvenuta non imputabile al comportamento responsabile del debitore.

Nell’ipotesi nella quale l’impossibilità della prestazione sopraggiunge dopo la stipula di un valido rapporto

obbligatorio può accadere che:

-si estingue l’intero rapporto, quando la prestazione impossibile derivi da una causa non imputabile al

debitore

-nasce la responsabilità del debitore quando l’impossibilità della prestazione è addebitabile ad un

comportamento irresponsabile del debitore.

La condizione valida per entrambe le fattispecie è l’impossibilità sopravvenuta della prestazione ma nel caso

di inadempimento l’impossibilità deriva da un comportamento addebitabile al debitore, nell’ipotesi di

estinzione del rapporto obbligatorio invece si richiede che l’impossibilità della prestazione non sia da far

discendere da un comportamento imputabile al debitore. Ma quando è addebitabile o non addebitabile al

comportamento del debitore l’impossibilità sopravvenuta? La dottrina individua dei requisiti che

l’impossibilità deve avere per non essere addebitabile al debitore, si parla di impossibilità oggettiva e

assoluta. Oggettiva significa che nessun soggetto sarebbe in grado di poter adempiere la prestazione,

assoluta significa che non c’è un modo che permette l’adempimento. Generalmente oggettività e assolutezza

si rinvenivano nei casi di caso fortuito o forza maggiore, cioè quando l’impossibilità sopravvenuta derivava

da un evento imprevedibile e inevitabile (terremoto, alluvione, un terzo che impedisce al debitore di

adempiere). In tutte le altre ipotesi il debitore dovrebbe essere in grado di adempiere, ma il debitore così si

troverebbe ad essere responsabile anche se ha agito secondo correttezza e con diligenza. Questo rapporto

obbligatorio non sarebbe ispirato al principio di solidarietà costituzionale perché l’unica ipotesi che

esonererebbe il debitore da responsabilità sarebbe il caso fortuito o la forza maggiore. Tutte le altre ipotesi

farebbero nascere in capo al debitore l’obbligazione risarcitoria, forma specifica o per equivalente

pecuniario, anche se il debitore ha agito correttamente e diligentemente. Ipotesi: un grossista deve rifornire il

dettagliante di un certo quantitativo di merce e deve effettuarlo da Reggio a Messina mediante l’uso della

nave, il giorno dell’adempimento c’è il mare forza 10 che impedisce a qualsiasi mezzo di attraversare lo

stretto, c’è la possibilità di realizzare il trasporto ma mediante l’aereo però questo determinerebbe un

comportamento eccessivamente gravoso in capo al debitore, il quale si è comportato correttamente perché si

è recato presso la banchina dove doveva effettuare il carico della merce. In questo caso la prestazione

sarebbe oggettivamente possibile perché utilizzando un altro mezzo il debitore potrebbe cmq adempiere ma

non si può chiedere un sforzo economicamente e non così gravoso in virtù del principio costituzionale della

solidarietà, della clausola generale di diligenza e correttezza. La assolutezza e la oggettività

dell’impossibilità va temperata dalla lettura in combinato disposto dell’art. 1256 alla luce dell’art. 1175 e

1176. non necessariamente si parlerà di assolutezza e oggettività ma bisognerà partire dall’esigibilità della

prestazione. Per individuare il contenuto della prestazione, dobbiamo rifarci al titolo, ma a volte il titolo

lascia dei margini di discrezionalità al debitore, questi margini vengono completati mediante regole

suppletive contenute nel codice e mediante la clausola generale di correttezza e buona fede. Quando

parliamo di impossibilità sopravvenuta della prestazione ci rifacciamo al criterio dell’assolutezza e

oggettività ma sempre temperato dalla clausola generale di correttezza e buona fede che ci permette di

individuare entro che termini in virtù del principio di solidarietà è possibile esigere lo sforzo dal

debitore, oltre il quale non si avrà responsabilità per l’adempimento ma impossibilità sopravvenuta

della prestazione non imputabile al debitore.

Se l’impossibilità sopraggiunge dopo la mora del creditore non si ha l’estinzione del rapporto obbligatorio,

perché un effetto della mora è quello dell’assunzione del rischio da parte del debitore in mora per

l’impossibilità sopravvenuta della prestazione.

Negli altri casi invece l’impossibilità sopravvenuta estinguerà l’intero rapporto obbligatorio in questo caso è

un modo non satisfattorio perché l’estinzione deriva dalla impossibilità di adempiere la prestazione e non fa

ottenere al creditore alcunché.

Secondo comma: Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è

responsabile del ritardo nell'adempimento. Tuttavia l'obbligazione si estingue se l'impossibilità

perdura fino a quando, in relazione al titolo dell'obbligazione o alla natura dell'oggetto, il debitore non

può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a

conseguirla.

Se l’impossibilità è temporanea, cioè non può essere rispettato solo il termine per l’adempimento, il rapporto

obbligatorio rimane ancora in vita, il debitore dovrà adempiere quando cessa il momento che ha reso

temporaneamente impossibile l’adempimento. Ma ci sono casi nei quali anche se l’impossibilità è

temporanea il rapporto obbligatorio si estingue comunque. Esempio: devo tenere un banchetto, se non mi

arriva oggi la merce, il banchetto devo realizzarlo comunque, quindi non avrò interesse a soddisfare la

prestazione successivamente perché l’interesse del creditore è venuto meno. L’interesse del creditore è

fondamentale nel rapporto obbligatorio non soltanto perché giustifica l’obbligazione, ossia il comportamento

dovuto del debitore ma anche perché deve sussistere e ci permette di individuare le eventuali responsabilità

del debitore. Ad esempio se devo annaffiare un terreno e piove, l’interesse del creditore è soddisfatto e l’

obbligazione si estingue.

Art. 1258 Impossibilità parziale: Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si

libera dall'obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile.

La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subìto un

deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa.

Impossibilità parziale significa che ci troviamo di fronte a una prestazione per sua natura divisibile. Vi sono

obbligazione divisibili e non divisibili. Quelle divisibili hanno ad oggetto un bene che, se adempiuta pro

quota, mantiene proporzionalmente il suo valore. Se dico 10 kg di carne equina, se adempio con 5 kg della

stessa qualità, è un’obbligazione divisibile perché quei 5 kg mantengono proporzionalmente il valore.

L’obbligazione non è divisibile nel caso di un cavallo da corsa, il quale viene considerato nella sua unitarietà.

Vi è però anche l’indivisibilità soggettiva. Ad esempio se devo ricevere 10 kg di carne per un banchetto e

ricevo solo 5 kg di carne non viene soddisfatto il mio interesse perché acquistare i 5 kg da un altro

rivenditore comporterebbe perdita di tempo e magari un costo superiore quindi non otterrei il risultato

voluto. Vi sono dunque obbligazioni che hanno ad oggetto una prestazione divisibile in natura ma che non è

divisibile soggettivamente in relazione all’interesse del creditore o talvolta in relazione all’interesse del

debitore. l’impossibilità parziale vale per le prestazioni divisibili oggettivamente e soggettivamente. Però

abbiamo detto che si ha adempimento solo quando vengono rispettate tutte le modalità di qualità e quantità e

il creditore può rifiutare legittimamente senza cadere in mora (in questo caso mora del creditore) se

l’adempimento è parziale perché in questo caso ci sarebbe la responsabilità del debitore se l’adempimento

parziale è a lui addebitabile. Se invece l’adempimento parziale deriva da impossibilità sopravvenuta di una

parte della prestazione che non è imputabile al debitore il legislatore, in virtù del principio di solidarietà,

prevede che si estinguerà, per la parte non più possibile il rapporto obbligatorio, rimarrà in vita invece solo

parzialmente il rapporto obbligatorio e il creditore non potrà rifiutare l’adempimento parziale.

Vicende modificative del rapporto obbligatorio.

Cessione del credito.

art. 1260: Cedibilità dei crediti.

Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito anche senza il consenso del debitore,

purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla

legge.

Oneroso o gratuito (inter vivos, il testamento no), il legislatore non individua una causa in base alla quale

effettuare il trasferimento in modo specifico, possiamo utilizzare tutti i titoli onerosi o gratuiti.

Art. 1198: Cessione di un credito in luogo dell'adempimento.

Quando in luogo dell'adempimento è ceduto un credito, l'obbligazione si estingue con la riscossione del

credito, se non risulta una diversa volontà delle parti.

E' salvo quanto è disposto dal secondo comma dell'art. 1267.

Viene inserita una prestazione ulteriore che è la cessione di un credito. Questa cessione è a titolo oneroso, la

disciplina si trova negli art. 1260 e seguenti in combinato disposto con la previsione contemplata nell’art.

1198. Potremmo avere una cessione del credito a titolo gratuito, esempio: dono un credito, la donazione è un

contratto a titolo gratuito perché la cessione avviene per spirito di liberalità. Un credito può essere ceduto a

scopo di garanzia, il credito è un bene mobile.

Art. 2744: Divieto del patto commissorio.

È nullo il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la

proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore. Il patto è nullo anche se posteriore

alla costituzione dell'ipoteca o del pegno

Secondo questo previsione è nullo il patto, negozio giuridico, che ha ad oggetto la possibilità per il creditore

di trattenere il credito dato in garanzia se il debitore non adempie. Se il debitore non adempie il creditore non

potrà chiedere l’adempimento del credito e trattenere la prestazione perché potremmo trovarci nell’ambito

del divieto di patto commissorio. Il legislatore ha previsto che il patto è nullo sia se è precedente sia se è

posteriore alla costituzione dell’ipoteca o del pegno perché ha voluto tutelare il debitore il quale potrebbe

essere stato “costretto” dal creditore a dare una garanzia con un credito che ha un valore molto superiore al

debito, ci sarebbe uno squilibrio tra quanto deve il debitore e quanto è il valore del credito ceduto. Questo

atto è nullo però non è nulla la previsione in base alla quale il creditore se non ottiene la prestazione trattiene

il credito nella misura idonea a soddisfare il valore della prestazione inadempiuta e restituire l’eventuale

esubero perché in qst caso non verrebbe leso ne il debitore ne il creditore del debitore. è nullo il solo patto

commissorio ma non il patto che prevede che il creditore può trattenere il credito nella misura massima del

debito inadempiuto con la restituzione dell’esubero.

Il credito può essere ceduto a titolo oneroso o gratuito, la disciplina della cessione del credito non prevede un

titolo specifico di trasferimento del credito. Il credito è liberamente cedibile dal creditore anche senza il

consenso del debitore perché il debitore si trova in una situazione di doverosità, se adempie a X o a Y, se le

modalità non rendono più gravoso l’adempimento, non cambia nulla. Ma ci sono ipotesi nelle quali il

trasferimento richiede la partecipazione volitiva del debitore:

art.1260 secondo comma: Le parti possono escludere la cedibilità del credito; ma il patto non è

opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione.

Il debitore, nel contratto dal quale nasce il credito, può dire: se tu cedi il credito io devo acconsentire perché

voglio sapere a chi devo adempiere e voglio riservarmi la possibilità di accettare o meno il nuovo creditore.

Il debitore in qst caso ha inserito un suo interesse e la cessione richiederà la partecipazione volitiva del

creditore. Il legislatore ha previsto che le parti possono escludere la cedibilità del credito ma questo fatto non

è opponibile al cessionario, cioè a colui che acquisterà la titolarità del credito, salvo che egli non era a

conoscenza del divieto di cessione. Se il cessionario ha agito in buona fede, il debitore non potrà rifiutarsi di

adempiere al cessionario, potrà agire in responsabilità nei confronti del creditore che ha violato il patto di

incedibilità del credito.

Il primo comma parla di cessione salvo che il credito non abbia carattere strettamente personale o il

trasferimento non sia vietato dalla legge, quindi ci sono dei crediti incedibili assolutamente, non per volontà

delle parti: il credito che deriva dall’attività lavorativa non è totalmente cedibile, assegni familiari, assegni di

mantenimento del figlio nel caso di divorzio. Ci sono dei crediti che proprio per la funzione del credito stesso

non possono essere ceduti. Ci sono delle ipotesi nelle quali non si ha incedibilità assoluta, cioè nei confronti

di chiunque, ma relativamente incedibili, che non possono avere alcuni cessionari.

Art.1261: Divieti di cessione.

I magistrati dell'ordine giudiziario, i funzionari delle cancellerie e segreterie giudiziarie, gli ufficiali

giudiziari, gli avvocati, i procuratori, i patrocinatori e i notai non possono, neppure per interposta

persona, rendersi cessionari di diritti sui quali è sorta contestazione davanti l'autorità giudiziaria di

cui fanno parte o nella cui giurisdizione esercitano le loro funzioni, sotto pena di nullità e dei danni

Questo perché potrebbe esserci un conflitto di interessi, potrebbe esserci un abuso, in quanto il magistrato ad

esempio potrebbe usare la sua sit per trarne un beneficio illecito. Se si rendono cessionari i soggetti indicati,

anche per interposta persona, cioè utilizzando l’istituto della rappresentanza indiretta, acquistando mediante

un prestanome, il contratto di cessione è nullo, non produrrà effetti, se sono stati prodotti potrà essere

esperita l’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo e colui che si è reso illecitamente cessionario del

credito dovrà risarcire i danni eventualmente cagionati.

Art.1262: Documenti probatori del credito.

Il cedente deve consegnare al cessionario i documenti probatori del credito che sono in suo possesso.

Se è stata ceduta solo una parte del credito, il cedente è tenuto a dare al cessionario una copia

autentica dei documenti.

Il cedente deve consegnare al cessionario tutti i documenti che provano l’esistenza del credito. Se la

consegna avviene da parte del creditore al proprio debitore il legislatore presume attraverso qst

comportamento concludente che l’obbligazione si estingue mediante remissione.

Art.1263: Accessori del credito.

Per effetto della cessione, il credito è trasferito al cessionario con i privilegi, con le garanzie personali e

reali e con gli altri accessori.

Il cedente non può trasferire al cessionario, senza il consenso del costituente, il possesso della cosa

ricevuta in pegno; in caso di dissenso, il cedente rimane custode del pegno .

Salvo patto contrario, la cessione non comprende i frutti scaduti.

Per effetto della cessione, si verifica che il credito viene trasferito con tutti i privilegi, le garanzie personali e

reali, e gli altri accessori. Se si tratta di pegno però è necessario il consenso di colui che ha costituito il pegno

Art.1264: Efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto.

La cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l'ha accettata o quando gli è

stata notificata.

Tuttavia, anche prima della notificazione, il debitore che paga al cedente non è liberato, se il

cessionario prova che il debitore medesimo era a conoscenza dell'avvenuta cessione.

Piuttosto che efficacia bisogna parlare di opponibilità. Se il debitore ceduto non ha partecipato e non si

producono nei suoi confronti effetti favorevoli non si potrà parlare di efficacia della cessione nei confronti

del terzo debitore, dovrà essere a lui opponibile la nuova titolarità acquisita mediante il negozio di cessione.

A chi dovrà adempiere il debitore ceduto per evitare l’azione di ripetizione dell’indebito soggettivo? Il

debitore deve adempiere al cessionario quando gli è stata notificata, quando la ha accettata, oppure, se è a

conoscenza dell’avvenuta cessione, in qst caso sarebbe in mala fede se non effettuasse l’adempimento a

favore del cessionario, se adempie nei confronti del cedente potrà essere chiamato a ripetere la prestazione da

parte del cessionario. Se non c’è stata notifica, accettazione e non ne è a conoscenza, il debitore può

legittimamente adempiere al creditore originario e il debitore sarebbe liberato dall’obbligazione, sarà il

cessionario che dovrà agire nei confronti del cedente. Se c’è una ratio insolu.., cioè il credito è stato ceduto in

sostituzione della prestazione originaria, dovrà chiedere la prestazione originaria. Quando il credito è stato

ceduto dal cedente a più cessionari:

art. 1265: Efficacia della cessione riguardo a terzi.

Se il medesimo credito ha formato oggetto di più cessioni a persone diverse, prevale la cessione

notificata per prima al debitore, o quella che è stata prima accettata dal debitore con atto di data

certa, ancorché essa sia di data posteriore.

La stessa norma si osserva quando il credito ha formato oggetto di costituzione di usufrutto o di

pegno.

Questa è una ipotesi di fatti in conflitto perchè ci sono più atti o negozio di cessione del credito. Può

considerarsi cessionario e pretendere l’adempimento non chi per primo ha stipulato il negozio di cessione ma

chi per primo l’ha notificata, vi è quindi l’onere della notifica. Il cedente

art.1266: Obbligo di garanzia del cedente.

Quando la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l'esistenza del credito al tempo

della cessione. La garanzia può essere esclusa per patto, ma il cedente resta sempre obbligato per il

fatto proprio.

Se la cessione è a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui la legge pone a

carico del donante la garanzia per l'evizione.

Il cedente non è obbligato per legge a garantire la solvenza, cioè la riscossione effettiva del credito.

Nell’art.1198, quando la cessione veniva effettuata al posto della prestazione originaria deve essere garantita

sia l’esistenza sia la solvenza, questo perché se il debitore ceduto non adempie il creditore potrà ottenere la

prestazione originaria, se cedo un credito devo garantire solo l’esistenza del credito perché non

necessariamente avrà la funzione di estinguere un precedente rapporto obbligatorio, se la cessione avviene a

titolo gratuito la responsabilità sarà ridotta ulteriormente anche in relazione all’esistenza del credito

Art.1267: Garanzia della solvenza del debitore.

Il cedente non risponde della solvenza del debitore, salvo che ne abbia assunto la garanzia. In questo

caso egli risponde nei limiti di quanto ha ricevuto, deve inoltre corrispondere gli interessi, rimborsare

le spese della cessione e quelle che il cessionario abbia sopportate per escutere il debitore, e risarcire il

danno. Ogni patto diretto ad aggravare la responsabilità del cedente è senza effetto.

Quando il cedente ha garantito la solvenza del debitore, la garanzia cessa, se la mancata realizzazione

del credito per insolvenza del debitore è dipesa da negligenza del cessionario nell'iniziare o nel

proseguire le istanze contro il debitore stesso.

Il cedente garantisce l’esistenza ma con patto espresso il cedente può obbligarsi a garantire anche la

solvenza.

Se il cessionario non è stato diligente, non ha potuto riscuotere il credito, anche se il cedente garantiva la

solvenza, questa garanzia viene meno perché c’è un comportamento imputabile al creditore

Analizzando le vicende modificative del rapporto obbligatorio emerge che le disposizioni contemplate nel

c.c. a partire dall’art. 1260, sono disposizioni che vanno ad integrare le fattispecie di trasferimento tipiche e

atipiche già disciplinate.. questo significa che queste disposizioni sono delle disposizioni dettate per quel

bene particolare che è il credito, che di volta in volta applicheremo insieme alle singole fattispecie idonee al

trasferimento che possono essere a titolo oneroso o gratuito. Se adopereremo il contratto di compravendita

per trasferire il diritto di credito applicheremo la disciplina dettata per il contratto di compravendita a partire


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher universitàtelematica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Chiappetta Giovanna.

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