Storia e comunicazione del tempo presente
Il papato nella storia contemporanea
Introduzione
Il Papa attuale, Francesco I, eletto nel 2013, nel corso del suo pontificato ha già visitato Brasile, Israele, Corea del Sud, Albania, Turchia, Sri Lanka e Filippine, Sarajevo, Ecuador, Bolivia e Paraguay, Cuba e Stati Uniti d'America, Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana e Messico, oltre che svariati luoghi in Italia. Anche i suoi più vicini predecessori hanno viaggiato, ma già Paolo VI ha fatto solo cinque viaggi nel suo pontificato di tredici anni, e ancora meno ne fece Giovanni XXIII.
Un Papa che viaggia costituisce un fatto storico importante: il Papato ha così intensificato parecchio i rapporti con molti Paesi del mondo. Il ruolo di Papa resta nel tempo: i suoi titoli principali sono quello di Capo della Chiesa, vescovo di Roma, portavoce della Parola di Dio. Il Papa inizialmente era un vescovo come tanti altri; “vescovo” è una parola di origine greca che letteralmente significa “colui che guarda”, quindi per significato traslato “colui che si prende cura (della comunità di fedeli)”. San Pietro fu il primo vescovo di Roma, infatti la diocesi di Roma esiste sin dagli albori del Cristianesimo. In quel periodo la città era il centro dell’Impero Romano nella sua fase di massima espansione, quindi il vescovo di Roma costituiva un punto di riferimento per tutti; egli “presiede nella carità”, quindi non aveva un ruolo giuridico, in quanto ogni diocesi aveva la sua vita a parte.
La divisione dell’Impero in Oriente e Occidente ha ripercussioni sulla Chiesa: la parte orientale perde i contatti con Roma anche dal punto di vista religioso, per cui i punti di riferimento diventano l’Imperatore d’Oriente e l’Arcivescovo di Costantinopoli. Al Papa viene dato il titolo di Patriarca d’Occidente, che è stato abolito recentemente da Papa Francesco, in quanto sottolinea la separazione tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa.
La fine dell’Impero Romano d’Occidente e i saccheggi dei barbari a Roma portarono alla caduta di tutte le istituzioni politiche, quindi il Papa diventa un’autorità anche civile e temporale oltre che religiosa. La presenza dei barbari si consolida nel tempo in Italia, in special modo quella dei Longobardi: essi danno al Papa delle terre su cui governare anche civilmente in modo stabile e continuativo. La cosa era stata proposta dai vescovi, i quali erano interessati al suo ruolo religioso: il Papa quindi non poteva essere sottomesso ai Longobardi, ma avere autorità, libertà e indipendenza dal punto di vista civile per averle anche dal punto di vista religioso. La fine del potere temporale del Papa avviene nell’anno 1870, precisamente con la Breccia di Porta Pia, un muro a nord di Roma, che era l’ultimo pezzo di potere temporale del Papa, a cui resta soltanto il Vaticano.
Leone XIII fu il primo Papa a non essere anche re (Pio IX era il Papa in carica nel 1870), e fu eletto nel 1878, anno che segna l’inizio del papato contemporaneo. Il Papa è il capo della Chiesa perché è il Vescovo di Roma (cosa molto sottolineata dagli ultimi Papi); rimane quindi un punto di riferimento come nei tempi antichi, si mantiene diverso dagli altri vescovi. Egli è un vescovo con una funzione universale, rappresenta una Chiesa unita sopra le divisioni (il termine “cattolico” significa letteralmente universale).
Quella del Papa è una figura che ha acquisito importanza anche al di fuori della Chiesa Cattolica, la quale da sola rappresenta un miliardo e oltre di persone. Il Papa ha ancora potere temporale su Città del Vaticano, ma è soltanto una formalità. Un altro titolo è quello di padre comune dei popoli, che gli venne dato nel Settecento dai principi europei, in modo che fosse la figura che regolasse i conflitti tra i laici, le questioni di successione, ecc.: una figura che va al di là della propria nazionalità, amica di ogni popolo.
Il Papato è interessante nella storia contemporanea anche per quanto riguarda la storia del mondo, in quanto il Papa con l’andare avanti dei secoli si è sempre di più interessato a questioni mondiali. Il Papato è un’istituzione: i Papi svolgono un ufficio, che rimane immutato attraverso le varie epoche. Per il ruolo che il Papa ha, egli interagisce con le altre istituzioni.
Leone XIII
Egli fu il primo Papa a essere eletto dopo la fine del potere temporale. Lo Stato della Chiesa, appena passato sotto il controllo del neonato Regno d’Italia, comprendeva il Lazio, le Marche e l’Umbria; esso era stato ristretto con l’Unità d’Italia, e ancora di più con la fine del potere temporale. Durante il pontificato di Leone XIII ci fu un accrescimento del potere spirituale e della capacità d’influenza del Papa. Il suo predecessore, Pio IX, era contrario all’Unità d’Italia, e condusse un pontificato caratterizzato dall’intransigenza che si concluse con la sua morte nel 1878.
Il vero nome di Leone XIII era Gioacchino Pecci, un umbro che prima di divenire Papa era arcivescovo di Perugia; egli inoltre svolse un’attività diplomatica al servizio della Chiesa e conosceva bene le dinamiche politiche europee: era un uomo di grande cultura, che svolse missioni diplomatiche in Belgio come nunzio, cioè come ambasciatore del Vaticano. Egli morì nel 1903, quindi il suo pontificato durò venticinque anni.
Dal punto di vista politico-diplomatico i problemi principali di questo Papa furono l’Italia unita e la separazione conflittuale tra Stato e Chiesa. Egli usò gli errori del predecessore per elaborare una politica più attenta e meno assoluta, secondo un modello introdotto dalla Rivoluzione Francese. Prima lo Stato era considerato come il braccio secolare della Chiesa, lo strumento con cui essa imponeva i propri principi anche nella vita civile e laica: ciò che la Chiesa insegnava, lo Stato imponeva. La Rivoluzione Francese introduce il principio di laicità, ma non si ferma alla separazione tra Stato e Chiesa, bensì cerca di porre lo Stato sopra la Chiesa, dunque una separazione ostile. Durante il periodo rivoluzionario si arriva a imporre ai vescovi di obbedire all’autorità dello Stato, per poi sostituire il cattolicesimo con il culto della dea Ragione. Per la Chiesa francese questa inferiorità è traumatica.
Nella storia si trovano altre espressioni tipiche di questa subalternità, per esempio la breccia di Porta Pia, vista come un sopruso dalla Chiesa. Leone XIII trova questa autorità conflittuale pesante: egli conserva gli stessi principi di Pio IX, ma agisce diversamente nella pratica. In Germania è da poco al potere Bismarck, fondatore della Prussia come nazione, nucleo-base della Germania moderna: egli è detto cancelliere di ferro per le maniere forti che usa in politica. Uno dei punti principali del suo governo fu il cosiddetto Kulturkampf, la battaglia per la cultura: per difendere e propugnare il protestantesimo, i cattolici erano messi a tacere contro la maggioranza protestante, quindi nacque un fenomeno di laicità ostile, in quanto ai cattolici vennero limitate le libertà; essi si organizzarono in un partito politico detto Zentrum. Il Papa intervenne in loro difesa e fece un concordato con Bismarck, che lo accettò perché aveva interesse nel mantenere buoni rapporti con il Papa. Quest’ultimo si pone come espressione di una comunità transnazionale e come autorità sovrannazionale.
In Francia in quegli anni a governare era la Terza Repubblica, così chiamata perché la Prima era stata quella del 1748 e la Seconda quella della Rivoluzione Francese. Questa istituzione non piaceva ai cattolici francesi, infatti essi rimpiangevano la monarchia, erano conservatori. Il Papa li invita a riconciliarsi con la Repubblica, in modo che venisse a crearsi un’atmosfera più tollerante, meno aggressiva, perché la cosa sarebbe andata a vantaggio anche dei cattolici. Il Papa resta un interlocutore importante per le situazioni governative e diplomatiche anche se ha perso il potere temporale, è un sovrano senza regno. Egli prende anche iniziative per promuovere la pace tra i popoli, senza avere un interesse particolare per la difesa esclusiva dei cattolici ma in modo aperto a tutti, diventando un padre comune, un mediatore disinteressato, come fece per esempio nel caso delle guerre in America Latina. Secondo Papa Francesco “bisogna distinguere tra mediatore (disinteressato) e intermediario (interessato)”.
In quel periodo era inoltre in corso la Rivoluzione Industriale, caratterizzata dalla divisione del lavoro, dall’alienazione, dal cambiamento radicale dei metodi di produzione: questo mutamento dell’economia ha permesso migliori condizioni di vita. La Rivoluzione Industriale si è affermata sconvolgendo la società europea, prima prevalentemente agricola. Si verificò uno squilibrio enorme tra ricchi e poveri, in quanto i primi sfruttavano quest’ultimi come manodopera, per cui si crearono forti disuguaglianze sotto molti punti di vista. Al riguardo Leone XIII scrisse l’enciclica De Rerum Novarum (“riguardo alle cose nuove”), una presa di posizione a favore degli sfruttati, che si allineava con i sindacati e i partiti socialisti; fino a quel momento la Chiesa era stata dalla parte di chi era al potere. Questo Papa non fu rivoluzionario, tuttavia espresse interesse nei confronti degli sfruttati e questa è stata una novità.
Come conseguenza di questa enciclica, nacque il Movimento Sociale Cattolico, che era un’associazione di difesa degli operai e dei contadini e che si poneva come alternativa ai sindacati e ai movimenti socialisti o marxisti agendo sullo stesso campo. Per questo grande cambiamento storico ne serviva uno di mentalità, per cui si forma il clero leonino, con sacerdoti impegnati anche sul piano sociale. Altri sacerdoti, di mentalità più chiusa, faticarono a capire che lo sciopero era uno strumento legittimo; per esempio, il vescovo di Bergamo dell’epoca appoggiava gli scioperi e questo fu fonte di scandalo nella borghesia cattolica. Luigi Sturzo a Roma fondò il Partito Popolare nel 1919, frutto di questa sensibilità cattolico-sociale; egli era un sacerdote siciliano che studiò a Roma, dove ebbe la possibilità di visitare i quartieri popolari in cui poté maturare l’esperienza della povertà e incontrare i principali esponenti del movimento cattolico-sociale. Questo movimento si basava su un’idea di democrazia sociale, di azione benefica fatta per il popolo, diversa dalla democrazia politica.
La Chiesa si interessa a queste questioni senza tornaconto. Una volta finiti gli studi, Sturzo trova estrema povertà e arretratezza anche a Caltagirone, il suo paese d’origine; in quel caso anche la Chiesa aveva la sua parte di responsabilità, in quanto il clero nel sud era alleato con i notabili. Sturzo si pone il problema del cambiamento della società e della Chiesa; fonda un comitato parrocchiale, una società di mutuo soccorso, cooperative di aiuto, meccanismi di solidarietà, diventando il tramite tra il mondo settentrionale e quello meridionale. Dal punto di vista della cultura, Leone XIII ebbe una capacità d’innovazione, portando a un miglioramento dei preti ma soprattutto biblico, cioè di importanza della conoscenza della Bibbia. Questo Papa viveva nel tempo del vapore, in cui i viaggi erano più brevi, meno costosi, e più facili per i passeggeri; per questa ragione molti pellegrini si recarono in Terrasanta, nei luoghi d’origine dei primi cristiani, per conoscere i posti in cui Gesù è vissuto: questo permetteva loro di giungere a una conoscenza più approfondita della Bibbia.
Leone XIII fu inoltre anche un promotore degli scavi archeologici, che avevano un impatto enorme sulla cultura e sulla mentalità dei cattolici. Prima della scoperta dei reperti antichi si facevano discorsi dentro grandi costruzioni mentali, che però non avevano un impatto diretto, che è sempre stato più intenso. I reperti sono importanti per capire l’origine del Cristianesimo. Egli ha messo in moto processi importanti e ci insegna a fare un confronto culturale: questa è una forma di avvicinamento al mondo moderno, perché alla base di ciò c’è un utilizzo della filologia: la Chiesa non giunge a un’accettazione totale, ma comunque instaura un confronto con il mondo contemporaneo.
Pio X
Egli fu eletto nel 1903 e fu Papa sino alla sua morte, avvenuta nel 1914, dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale. Il suo vero nome era Giuseppe Sarto ed era di origine veneta; per la precisione proveniva da Riese, un paesino in provincia di Treviso, ed era nato in una famiglia povera e contadina. Come si evince già dalla scelta del suo nome da Papa, egli voleva continuare sulla stessa linea di Pio IX, cioè quella dello scontro nei confronti del Regno d’Italia e della modernità, in antitesi rispetto al suo predecessore.
Il primo passo della sua carriera fu quello di diventare parroco, poi fu eletto vescovo di Mantova e successivamente patriarca di Venezia. Egli, a differenza di Leone XIII, non aveva alcuna esperienza diplomatica. Il Conclave del 1903, in occasione del quale fu eletto, fu particolare, perché i cardinali in realtà elessero un altro Papa: il Cardinal Rampolla, segretario di Stato di Leone XIII. Intervenne però l’arcivescovo di Cracovia, città della Polonia del Sud, per porre un veto su Rampolla a nome dell’Imperatore d’Austria: il cardinale era infatti sospettato di essere troppo filofrancese, e la cosa sarebbe andata a svantaggio dell’Impero Austro-ungarico. Esisteva infatti una tradizione di origine medievale per cui l’Imperatore aveva il diritto esclusivo di imporre un veto sull’elezione del Papa e che non era mai stata usata prima.
Da notare è anche il fatto che i pontefici fino al 1978 sono stati italiani per 450 anni: questo perché l’Italia non è mai stata considerata una grande potenza dal punto di vista politico e militare sia da divisa sia dopo la nascita del Regno. Non vengono quindi mai scelti cardinali francesi o austriaci o di altre potenze perché sono legati ai loro Paesi: gli italiani garantiscono l’unità della Chiesa. L’Italia è un Paese più ecumenico di altri, ma questo non basta, perché si può essere italiani, ma comunque parteggiare per qualche potenza: per esempio, Rampolla ha aiutato il popolo francese ad abbandonare le nostalgie monarchiche. Il primo Papa non italiano dopo 450 anni fu appunto Giovanni Paolo II, eletto in un tempo in cui l’Europa delle grandi potenze era definitivamente finita: egli era Arcivescovo di Cracovia, ma, nonostante la carica sia la stessa, non era rappresentante dell’Impero Austro-ungarico perché esso era caduto. In questo momento il Papa è argentino, perché l’Europa conta sempre di meno, sia in generale, sia nella Chiesa Cattolica.
Pio X si dedica poco all’aspetto politico e diplomatico, egli fu un Papa-parroco, più attento alle questioni interne delle Chiesa; affidò al cardinale Del Val, il suo Segretario di Stato (principale collaboratore del Papa) gran parte dell’attività diplomatica. Pio X era un uomo di scontro quando si occupava di politica. Nel 1905 ci fu un momento di tensione tra la Francia e la Chiesa, data l’impostazione molto laica della Terza Repubblica: la Chiesa venne sottoposta alle Leggi Comuni, venendo considerata un’associazione come molte altre, che per questo doveva sottostare a delle leggi apposite. Lo Stato fece questo con un intento punitivo, perché voleva togliere al clero i suoi privilegi. Pio X rifiutò questa diminuzione in ambito giuridico, fatta in un’ottica di laicità conflittuale, ma questo scontro portò al sequestro di tutti i beni ecclesiastici da parte dello Stato. La situazione si risolse nel 1923 grazie all’operato di Pio XI con l’accettazione della legge delle associazioni.
Per quanto riguarda l’Italia, Pio X non fece nessun passo avanti, anzi disse ai cattolici italiani di impegnarsi di più in politica, in special modo nelle piccole amministrazioni, e difese i deputati che portavano avanti gli interessi della Chiesa. Ci fu inoltre un riforma interna della Chiesa, che segnò un irrigidimento rispetto alla dottrina di Leone XIII: Pio X razionalizza il Vaticano, avvia una riforma del diritto canonico in cui si ribadisce l’autorità dei vescovi e la subordinazione dei laici, si definisce la Chiesa un’organizzazione statale, quando in realtà è più ricca in quanto è fondata sulla comunione dei suoi membri; Pio X arriva a contraddire la natura stessa della Chiesa. Era presente sia una rigidità interna alla Chiesa, che causa sofferenza, e tra Stati e Chiesa. Il suo fu un papato che si ripiegò su se stesso e che smontò parte del lavoro svolto da Leone XIII.
Benedetto XV
Egli diventò Papa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, nel 1914. Il conflitto iniziò a fine luglio di quell’anno, ma fu innescato il 28 giugno con l’attentato di Sarajevo fatto ai danni dell’arciduca asburgico Francesco Ferdinando e di sua moglie Sofia dal nazionalista serbo-croato Gavrilo Princip. Questa guerra fu molto diversa da quelle precedenti, fu la prima dopo quasi cinquant’anni (la guerra franco-prussiana era stata breve e localizzata) e il primo grande conflitto dopo le guerre napoleoniche. Ci fu una grande mobilitazione di persone, tanto che fu la prima guerra a essere considerata di massa, e fu richiesto un grande sforzo agli Stati, sia come quantità di persone, sia per il rafforzamento degli strumenti logistici. Essa fu anche considerata una guerra totale, perché coinvolse intere società, quindi non soltanto i soldati al fronte, ma anche il cosiddetto “fronte interno”.
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