Domande sociologia
Distinzione tra ofelimità e utilità: massimi in economia e sociologia
Pareto utilizza il termine “utilità” per indicare una cosa che ha la proprietà di favorire lo sviluppo e la prosperità di un individuo o di una collettività anche futura (benessere futuro). Si possono distinguere quindi l’utilità per l’individuo e l’utilità per la collettività, la quale può essere diretta, indiretta e relativa. Il termine “ofelimità” invece è una qualità strettamente soggettiva che indica il rapporto tra uomo e cosa. È un rapporto di convenienza, che fa sì che una cosa soddisfi un bisogno o un desiderio legittimo o meno. L’ofelimità rappresenta il benessere attuale che ha il fine di procurare una sensazione piacevole.
Il massimo di ofelimità per una collettività in economia rappresenta una situazione in cui non è possibile allontanarsi di poco da quella posizione per migliorare le condizioni di almeno una persona senza diminuire quelle degli altri. Pareto dimostra inoltre che il massimo di ofelimità per una collettività non è la più conveniente per questa collettività, in quanto l’ofelimità è un indicatore di gusti dell’individuo non del suo benessere. L’ofelimità di una collettività non esiste, non può essere determinato logicamente. Il massimo di utilità in sociologia per una collettività si consegue per eterogeneità dei suoi membri, che genera diverse norme e sfaccettature. Sono quindi le più varie spinte degli individui e dei gruppi a determinare il massimo di utilità.
Il cambiamento sociale: la circolazione dell’élite, elementi qualitativi e quantitativi
Per Pareto in ogni tempo e luogo, la storia del passato ci mostra gli individui divisi in gruppi che si procurano i beni sottraendoli ad altri gruppi che a loro volta fanno lo stesso. Ogni società è divisa in due gruppi (strati): quello dei governanti e quello dei governati. Tale gerarchia non manca mai. Di solito lo strato superiore costituisce una élite minoritaria. L'élite è costituita da coloro che hanno gli indici più elevati nella rispettiva attività.
Queste élites vanno divise in due parti: quella che detiene il potere e quella che vuole sottrarglielo, c’è quindi una diversa distribuzione dei caratteri psicologici e fisiologici degli uomini che Pareto dimostra attraverso la “Curva asimmetrica di distribuzione”. Lo stare al potere infiacchirà la prima élite, la quale si sente appagata, che prima o poi dovrà cedere il potere (mobilità discendente) all'altra élite (mobilità ascendente), più giovane e agguerrita. La circolazione e la lotta tra élites è indispensabile. Il sistema sarà più in equilibrio più la classe al potere saprà inglobare quella in ascesa. Devono mescolarsi gli uomini forti (leoni) con quelli furbi (volpi) (tipico di Machiavelli). La circolazione delle élites è inconvertibile e utile per la prosperità. Pareto conclude che si può immaginare una società con gerarchia stabile, ma non avrebbe nulla di reale. La gerarchia finisce col mutare. La storia della società umana è la storia dell'avvicendarsi delle aristocrazie.
Egli ha un'idea di un sistema in equilibrio alla cui base è il conflitto. È un equilibrio dinamico. La dinamicità è basata sui due residui fondamentali (progresso e conservazione). Il prevalere del primo spinge la società verso il nuovo, il secondo residuo tende a consolidare e preservare. È la legge del pendolo che determina un equilibrio instabile soggettivo a mutamenti ciclici analoghi. Gli interessi agiscono sui residui e sulle derivazioni. I residui agiscono sugli interessi, e le derivazioni agiscono sui sistemi economici modificando gli interessi. A una società in cui prevale l'istinto delle combinazioni succede una società in cui prevale la persistenza degli aggregati. Il sistema sociale oscilla, le oscillazioni variano. Le società cambiano lentissimamente in quanto i residui cambiano lentissimamente. C'è dunque una teoria ciclica del mutamento sociale che non torna però esattamente allo stesso punto di partenza. I residui non cambiano. Le manifestazioni cambiano lentamente. Le derivazioni cambiano velocemente. L’élite è quindi provvisoria, dopo un certo tempo muoiono: la storia è il cimitero dell’aristocrazia. Questo continuo ricambio non deve essere né troppo veloce (instabilità) né troppo lento (stagnazione).
Elite: dagli studi psichici alle costanti e variabili delle azioni
Secondo Pareto il processo di razionalizzazione è caratterizzato da due parti: una più variabile costituita, da un insieme complesso di argomentazioni attraverso cui l’uomo tende a fornire spiegazioni razionali a istinti e sentimenti preesistenti nell’azione, denominate derivazioni; una parte più costante, rappresentata dall’espressione di istinti e sentimenti, chiamati residui. Mentre gli uomini si lasciano prendere dai sentimenti o residui, le derivazioni cercano di dare un aspetto logico alle azioni non logiche. La loro struttura è complessa ed è composta da strutture psichiche da cui scaturiscono i residui e da una serie di adattamenti, di processi di razionalizzazione dell’azione e dei suoi impulsi, costituiti dalle derivazioni. Da un punto di vista soggettivo tutte le azioni sono logiche, ma in realtà da un punto di vista oggettivo la maggior parte delle azioni risulta essere non logica. Avviene uno scollamento tra mezzi e fini. In sostanza i residui rappresentano il retroscena affettivo, la causa del comportamento illogico, esprimendo la carica di soggettività originata dalle spinte interne, dai sentimenti dagli istinti i quali non possono essere osservati, a differenza delle derivazioni che si presentano al sociologo per lo studio. Le derivazioni variano e si diversificano a seconda delle circostanze, mentre il residuo è la componente coercitiva che rimane costante nel tempo.
Data l’eterogeneità sociale: rapporti mezzi-fini e la conseguente teoria delle azioni di Pareto
Pareto osserva e studia le azioni e i comportamenti degli individui in un contesto di eterogeneità e di differenziazione, ovvero in una situazione in cui gli individui hanno volontà e obiettivi diversi. L’uomo è un essere irragionevole, ma raziocinante. Raramente si comporta in modo logico, ma vuole far vedere ai suoi simili che si comporta logicamente. Pareto distingue due classi di azioni:
- Azione logica (classe I): esiste una corrispondenza mezzi-fini come egli la concepisce nella sua mente e la relazione mezzi-fini come si attua oggettivamente nella realtà. Il legame logico tra i mezzi e il fine esiste nella coscienza del soggetto agente e nella realtà oggettiva e queste due relazioni oggettiva e soggettiva corrispondono.
- Tutte le altre azioni sono dette non logiche (classe II), il cui fine oggettivo differisce con quello oggettivo.
Delle azioni non logiche si hanno quattro generi: no-no, no-si, si-no, si-si; e due specie del terzo e del quarto genere: 3α, 4α (il fine oggettivo sarebbe respinto dal soggetto, se lo conoscesse), 3β, 4β (il fine oggettivo sarebbe respinto dal soggetto, se lo conoscesse).
- Genere no-no: molto raro perché l’uomo è raziocinante. I mezzi sono sconnessi ai fini sia a livello soggettivo che oggettivo. In questo genere i mezzi non corrispondono ad alcuno scopo.
- Genere no-si: molto diffuso. L’atto non è logicamente connesso al risultato ma chi agisce pensa che lo sia. Coloro che agiscono si danno dei mezzi immaginari, che non corrispondono al fine oggettivo. Danza delle pioggia.
- Genere si-no: l’individuo non ha concepito il nesso causale tra mezzi e fini ma l’ha attuato. L’agente realizza oggettivamente lo scopo, ma senza averne soggettivamente coscienza (azione non logica pura - palpebra che si chiude quando stanno per colpire l’occhio).
- Genere si-si: l’individuo concepisce il rapporto mezzi-fini tra le azioni che compie ma le conseguenze oggettive non corrispondono a quelle oggettive (politici, idealisti e rivoluzionari).
Un’azione non logica si compone di due parti, la prima corrisponde ad impulsi che rinviano a istinti, sentimenti e simili, la seconda consiste nella razionalizzazione, nelle giustificazioni che gli uomini danno alle loro azioni. Il primo elemento è costante, l’altro varia. Pareto divide i residui in sei classi:
- L’istinto delle combinazioni (classe I): tendenza degli uomini a stabilire i rapporti e le idee più diverse tra idee e cose. Grazie a questo residuo l’uomo è portato a stabilire regole, a ragionare ed a innovare.
- Persistenza degli aggregati (classe II): dopo che l’aggregato è stato costituito, opera spesso un istinto con forza variabile che si oppone che le cose così congiunte non si disgiungano. Questa classe conferisce stabilità alle combinazioni formate dal residuo della prima classe.
- Bisogno di manifestare con atti esterni i sentimenti (classe III): bisogno di esteriorizzare i propri sentimenti o le proprie emozioni con i gesti più diversi. I residui di questa classe sono congiunti alle emozioni, ai sentimenti alle passioni con una catena complessa di azioni e di reazioni.
- Residui in relazione colla società (classe IV): necessità degli individui di creare una società e dei legami sociali in presenza di una disciplina da rispettare.
- Integrità dell’individuo e delle sue dipendenze (classe V): questo residuo riguarda la difesa e la conservazione della persona e dei suoi beni. Confluiscono gli interessi degli individui.
- Residuo sessuale (classe VI): non considerato in termini biologici, ma come mezzo di interazione ovvero la spinta che dà per l’integrazione.
Le derivazioni sono invece modi con i quali gli uomini mirano a spiegare, dissimulare i caratteri che hanno i loro modi di operare. Le derivazioni traggono forza dai sentimenti, quindi dai residui. Non tutte le azioni umane danno origine a derivazioni. Pareto esclude infatti l’atto puramente istintivo e l’atto puramente logico, le derivazioni fanno difetto ai due estremi.
Derivazioni
Le derivazioni sono raggruppate in quattro classi:
- Affermazione (classe I): comprende le affermazioni di un fatto, le affermazioni di accordo con sentimenti. Un'idea o una teoria se continuamente affermata e ripetuta diventa valida, trova credito e buon senso. Ripetuta acquisisce autonomia, la continua affermazione assume valore assoluto e dottrinale (propaganda).
- Fatti esperimenti o immaginari
- Sentimenti
- Misto di fatti e sentimenti
- Autorità (classe II): in questa classe colui che è investito di potere politico o di una particolare conoscenza si attribuisce o gli viene attribuita autorità in materie diverse da quella per la quale esercita il potere. Chi è autoritario può straparlare di argomenti che non conosce.
- Autorità di un uomo, o di più uomini
- Autorità della tradizione, di usi e di costumi
- Autorità di un essere divino, o di una personificazione
- Accordo con i sentimenti o principi (classe III): l’accordo è con i soggetti che accolgono la derivazione. I sentimenti si distaccano dal soggetto e si costituiscono dei principi, ma questi non si affermano.
- Sentimenti
- Interesse individuale
- Interesse collettivo
- Entità giuridiche
- Entità metafisiche
- Entità sovrannaturali
- Prove verbali (classe IV): questa classe è costituita da termini indeterminati per indicare una cosa reale; termine indicante una cosa e che fa nascere sentimenti accessori, o sentimenti accessori che fanno nascere un termine. In questa classe ci sono i sofismi logici, c’è un accordo di sentimenti tra chi emette e chi accoglie il sofismo.
- Termine indeterminato per indicare una cosa reale e cosa indeterminata corrispondente ad un termine
- Termine indicante una cosa e che fa nascere sentimenti accessori, o sentimenti accessori che fanno scegliere un termine
- Termine con più sensi, e varie cose con un sol termine
- Metafore, allegorie, analogie
- Termini dubbi, indeterminati, che non hanno corrispondenza nel concreto
I residui sono elementi che determinano l’equilibrio sociale, cioè i sentimenti manifestati dai residui sono fra gli elementi che stanno in relazione di mutua determinazione con l’equilibrio. Noi osserviamo direttamente le derivazioni. E non è facile risalire dalla derivazione al residuo, perché quest’ultimi cambiano molto lentamente, mentre le derivazioni sono variabili, ma il bisogno di uniformità resta costante.