Letteratura italiana
Lezione 1-2
Roberta Turchi CFU 12
Corso 01/03-30/05
Parte dal testo (fare la parafrasi del testo; chiede analisi logica e grammaticale: modi e tempi) e poi interroga
Date esame:
- 06/06 ore 9.00
- 20/06 ore 9.00
- 04/06 ore 9.00
Libri:
- “La vita” di Alfieri le pagine in cui parla della puerizia e dell'adolescenza
- Capitoli IX-X dei Promessi sposi (dedicati alla Monaca di Monza)
- “Ricordi di infanzia e adolescenza”, “Ricordanze” e alcuni passi dello “Zibaldone”
- “Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica” (pagine molto belle sull'infanzia. Discorso di carattere antropologico che ha i suoi presupposti nel pensiero russoviano) di Leopardi
- Capitoli I-VII “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo (Carlino ricorda la propria infanzia e ricostruisce la propria vicenda infantile. Uno dei romanzi più importanti dell'Ottocento italiano. Parla della sessualità del bambino)
- F. Orlando “Infanzia, memoria e storia da Rousseau ai romantici”, Pacini, Pisa 2007 (riguarda il pensiero europeo anche se si parla di autori italiani)
- “Memorie e infanzia tra Alfieri e Leopardi”, a cura di M. Dondero e L. Melosi, Quodibert, Macerata, 2004 (tratta su Alfieri, Leopardi e Nievo)
- G. Ferroni “Storia e testi della letteratura italiana. Restaurazione e risorgimento” prima parte che riguarda la storia letteraria (fino a pag. 164). Testi: Romanticismo italiano; Alessandro Manzoni; Giacomo Leopardi; Verso una nuova realtà (1815-1861, manuale diviso in due parti: una dedicata alla storia letteraria e una ai testi)
Studia vita di Alfieri e vita nel manuale di letteratura del liceo. Libri di Alfieri, Manzoni e Leopardi si trovano in copisteria in Via Laura.
Programma:
Una parte monografica e una di storia della letteratura. Il tema del corso è raccontare e ricordare l'infanzia. Gli autori scelti fanno capo alla letteratura italiana. Ricordare e raccontare perché l'infanzia la posso ricordare attraverso gli scritti; raccontare attraverso l'immaginazione e per questo non è necessariamente la mia personale. Implica una distinzione di generi. Per scegliere gli autori ha tenuto presente il secolo in cui l'infanzia diventa protagonista: il '700, all'interno del quale possiamo individuare una grande frattura nel modo di raccontare l'infanzia che è segnata da un testo molto importante (non è presente nel programma per non estenderlo troppo) Le Confessioni di Jean Jacques Rousseau.
È grazie all'Emilio che si ha un nuovo approccio pedagogico. Le confessioni sono un testo di carattere autobiografico, dove racconta e parla della propria vita, dal momento della nascita fino al punto in cui sta scrivendo la propria autobiografia. Segna uno spartiacque nel genere autobiografico: il ricordo d'infanzia è spesso legato all'autobiografia che viene stilata in genere in età avanzata. Giunti alla fine dell'esistenza l'autore sente il bisogno di ripercorrere la sua vita dall'infanzia. Le confessioni segnano un modo diverso di scrivere l'autobiografia, come ricerca di se stesso, non più come la riscrittura del proprio percorso di vita, biografico percorrendo tappe di carattere esterno, che riguardano i momenti dell'esistenza ufficiali, che la segnano e portano l'individuo all'interno della società.
Autobiografia come introspezione
Vengono rievocati quei momenti che possono essere rivelatori del carattere, delle contraddizioni dell'individuo. Un modo per dare ordine al caos dell'esistenza. Fu Rousseau per primo che pose l'accento sull'infanzia. Rievoca la propria infanzia, il rapporto all'interno della famiglia, con il mondo circostante e quanto questo periodo della sua vita sia stato così importante, segnato da eventi, traumi e lutti che hanno condizionato poi la sua vita. Si scopre attraverso Rousseau l'importanza dell'infanzia perché è in questi primi anni di vita che si forma il carattere dell'individuo. Ci sono eventi che condizionano lo sviluppo futuro o che rivelano il carattere dell'individuo. Una volta pubblicate le confessioni, postume, tra il 1782-1789, erano state iniziate nel 1764-1769. Rousseau era nato nel 1712 e scrive la storia della sua vita quando ormai è un uomo maturo, è stato riconosciuto uno dei maggiori illuministi; uomo discusso, che si è procurato molti nemici con la sua scrittura. Verso la fine, quando la sua attività ha raggiunto l'apice, si è espressa nelle varie opere, scrive le Confessioni. Si mette a ripercorrere la propria vita. La pubblicazione delle Confessioni di Rousseau ha dei riflessi dalla grandezza dell'autore, la novità del suo modo di concepire l'autobiografia, si ripercuote in tutt'Europa e anche in Italia. Cambia il modo di concepire l'autobiografia e in primo luogo la concezione dell'infanzia.
Il Settecento fu il secolo in cui si scoprì l'importanza dell'infanzia, legato ai cambiamenti che avvengono all'interno della famiglia, all'interno dei rapporti coniugali, tra padri e figli. È tutto un cambiamento che coinvolge la società che si riflette poi nel modo di considerare l'infanzia. Si discute, e lo fa anche Rousseau nell'Emilio, dell'allattamento al seno; l'uso delle fasce nel primo anno di vita del bambino; l'uso di dare il bambino a balia da parte di famiglie aristocratiche e abbienti. La madre per ragioni diverse, tra cui quelle estetiche, per porre un certo schermo tra sé e il figlio usava di darlo a balia. Si usava porre un certo schermo perché la mortalità infantile nel Settecento era elevatissima. C'era una forma di difesa, un modo per attaccarsi meno al figlio, una prevenzione nei confronti del dolore che poteva nascere dalla perdita del figlio. Il bambino veniva reintrodotto in famiglia dopo 2-3 anni, dopo lo svezzamento.
Avviene un cambiamento molto forte, la famiglia muta, si afferma una famiglia di tipo affettivo, dove viene messo in risalto il rapporto di affetto che lega i diversi componenti, non il rapporto di gerarchia che esiste all'interno (potere detenuto dal padre). I matrimoni erano di convenienza, erano accordi che venivano presi da parte del capo famiglia in vista del mantenimento o dell'aumento dei beni della famiglia. Questo assetto familiare che vedremo attraverso l'episodio della Monaca di Monza, muta proprio in questo secolo. Una nuova concezione di famiglia e la scoperta dell'infanzia, la pubblicazione delle Confessioni di Rousseau mutano il modo di raccontare la propria esistenza. Quando si parla dell'infanzia non si parla più solo del percorso di studi che erano stati fatti [quando si raccontava la propria vita si individuavano dei momenti di passaggio e il momento della formazione erano uno di questo]. Si parla non solo degli studi ma anche degli eventi di carattere psicologico. In Italia uno dei primi a risentire dell'impostazione Russoviana fu Vittorio Alfieri (leggere il I libro dal 1712-1728 delle Confessioni di Rousseau).
Rousseau è importante non solo per l'autobiografia ma anche per la sua filosofia: valorizzazione della natura, del rapporto con la natura. Infanzia vista come gli anni in cui l'uomo è ancora natura, mantiene ancora un contatto diretto con quello che è stata la condizione naturale dell'individuo.
Vittorio Alfieri
Il primo testo che prenderemo in considerazione è Vita di Vittorio Alfieri da Asti, scritta da esso. È un'autobiografia.
Autobiografia: racconto della propria vita. Scrittura in prosa. Auto (dal greco autos), bio (vita) e grafia (scrittura). Scrittura della vita di un individuo scritta dalla stessa persona, dall'infanzia all'età in cui scrive. Perché si scrive la propria autobiografia? L'autobiografia è uno sguardo rivolto a posteriori sulla propria esistenza e si scrive per riflettere sul passato, su quello che si è fatto e come si è vissuto la propria vita. In genere si scrive alla fine della vita anche se si può fare prima (nella scuola primaria ci sono tentativi da parte degli insegnanti per avvicinare i bambini a questo tipo di scrittura). Alfieri quando scrive la propria autobiografia ha 51 anni. Ormai ha realizzato quello che è stato il proprio impegno letterario, ha dato voce alla propria scrittura letteraria. Giustifica i motivi per cui decide di scrivere la propria autobiografia. È una narrazione continua, si dà ordine. Per prima cosa si dà un'interpretazione della propria esistenza attraverso i momenti ricordati. È il tentativo di ricostruire, ripercorrere la propria esistenza attraverso degli episodi, dei momenti particolari, attraverso quello che ci si ricorda. L'autobiografia ha un effetto ingannevole: da una parte ci dà l'impressione di un'esistenza che scorre lungo le coordinate spazio-temporali e tutto torna, è un racconto continuo. È un modo, attraverso questo racconto continuo, di dare ordine alla propria esistenza perché la memoria è qualcosa di ingannevole. Non ricordiamo, è come un insieme di frammenti che recuperiamo della nostra esistenza. La memoria è una specie di pozzo da cui ogni tanto affiora qualche cosa, Rousseau afferma che è un fondo melmoso perché gli eventi, i ricordi precipitano verso il fondo e riaffiorano con fatica. Se leggiamo l'episodio della Recherche di Proust (episodio della madeleine che aveva mangiato da piccolo e che si ricorda. Scritto anche nel testo della Nesti): è qualcosa di involontario. La madeleine tuffata nel tè gli fa recuperare dei ricordi di infanzia; non è programmato. La memoria agisce involontariamente e viene su a fatica dal pozzo.
L'autobiografia è un racconto ingannevole: apparentemente gli eventi hanno una logica interna con cui vengono narrati, ma è una ricostruzione a posteriori; è una rilettura della propria esistenza a posteriori e succede che a quegli eventi vengono dati significati acquisiti alla luce dell'esperienza della vita. Non è la verità ma è un modo di accostarsi al proprio passato e dare un significato. L'autobiografia è una costruzione che fine scritta al fine di dare un significato alla propria esistenza, che può anche mutare anche dal momento in cui viene realizzata e scritta e dipende anche dall'immagine che uno vuole dare di sé. Partiamo dal presupposto che quell'autore ci dica la verità anche se in realtà non è così in quanto lui ci dà un'interpretazione della sua vita.
Di quante forme autobiografiche disponiamo?
- Autobiografia: diretta a un pubblico, presuppone un lettore. Lejeune parla di “patto autobiografico” tra l'autore dell'autobiografia e il lettore che crede a quello che l'autore gli dice, crede alla sincerità dell'autobiografo. Si rivolge a un “tu”. All'inizio dell'autobiografia c'è un preambolo in cui l'autore si rivolge al lettore (es. dell'introduzione dell'autobiografia di Rousseau). Rousseau mette in chiaro che è un racconto veritiero; è un modo di affrontare e prevenire l'azione dei suoi nemici. Alfieri fa lo stesso (pag.3-4 dispensa) affermando che questa opera è diretta da un canto a stabilire la verità perché dopo la sua morte qualcuno parlerà di lui. Scrivono della propria esistenza per prevenire l'azione dei posteri che può essere di diffamazione. Lo scopo è lo studio dell'uomo in genere, quello che è il segreto dell'animo umano (ancora la psicologia non è nata). C'è il desiderio di andare a cogliere quella che è la parte interiore dell'individuo. Alfieri si rappresenta come uomo di forti passioni (autore di tragedie). Caratterizzata da un filo conduttore.
- Curriculum: autobiografia di carattere burocratico dove ci vengono chieste certe tappe tra cui il percorso di studi e le esperienze lavorative; quello che riguarda l'inserimento dell'individuo nella società, i suoi compiti per poter accedere ad un lavoro e ad una selezione. Profilo Facebook è una sorta di autobiografia; è un misto: un po' per gli altri e un po' per sé (una sorta di diario). Mentre nell'autobiografia si usa la scrittura, su Facebook si ha un codice misto: montaggio di immagini (costruzione del profilo), scrittura dello stato. Forma contemporanea di autobiografia. Non è una forma sincera di narrazione, cerchiamo di mostrarci al meglio; costruiamo l'immagine di noi stessi che vogliamo far vedere agli altri. Attraverso la messa a punto del nostro profilo facciamo lo stesso lavoro che fa uno scrittore per raggiungere la forma del testo definitiva che leggiamo. In alcuni casi gli autori ci hanno lasciato traccia delle diverse stesure che precedono la stesura finale. Il modo in cui si comunica la ricerca delle parole, della forma è fondamentale perché è il mezzo attraverso il quale io raggiungo il destinatario, il lettore. Cerco il mezzo più efficace per esprimere la mia idea, il mio modo di sentire per stabilire con il lettore un rapporto empatico.
Quando costruisco il profilo di Facebook costruisco la mia autobiografia attraverso codici diversi: mettendo online testi scritti e immagini che possono essere fotografie o registrazioni di situazioni. Un'autobiografia di tipo fotografico consente di recuperare, attraverso l'immagine, usi e costumi, consente di ricostruire l'ambiente in cui il soggetto vive. Quando non c'era la fotografia si ricostruiva attraverso la pittura, attraverso i ritratti che troviamo nei musei sono spesso commissionati.
Ricordi
- Fanno parte dei testi di carattere autobiografico. Ha più accezioni: qualcosa di passato sia materiale che immateriale. Spesso per non dimenticare qualcosa di caro che abbiamo fatto conserviamo un oggetto. Il ricordo è anche costituito da degli ammonimenti che i genitori lasciavano ai figli per il futuro, cose tramandate da una generazione ad un'altra.
- Lettere: fanno parte dei testi di carattere autobiografico. Anche in questo testo facciamo delle selezioni (e-mail, lettere cartacee, sms, messaggi su Facebook). L'impostazione della mail e della lettera cartacea è differente. Quando scrivo la lettera cartacea pongo più attenzione.
- Diario: rivolto ad uso strettamente personale. Diario deriva da dies (annotazioni fatte giorno per giorno). Scrivo giorno mese e anno. Può essere registrazione degli impegni che faccio durante il giorno; può essere una registrazione di spese. Lo posso intendere come registro o come journal intime (giornale: deriva da giorno, qualcosa di quotidiano. Intimo: registro il mio stato d'animo, le mie variazioni di umore, la mia psicologia). Dedicato ad un esame di autocoscienza che uno compie durante la giornata o al termine; riflessione su se stesso e sulle ragioni del proprio comportamento. Ci sono poi tanti tipi di diari es. Cuore di De Amicis in cui si finge che sia il diario di Enrico che parla dei giorni di scuola. Posso anche dare al diario una forma tematica es. diario di scuola, di lavoro. Nel momento in cui decido di tenere un diario posso anche selezionare i temi. Il giornale intimo è il luogo dove uno riversa se stesso.
Dobbiamo sempre tener presente che qualsiasi forma di scrittura autobiografica seleziona e sceglie cosa scrivere. Posso scrivere la storia della mia vita usufruendo della mia memoria, ma questa è labile e per questo si utilizzano tutte le forme letterarie precedentemente elencate. Alfieri nel 1773 teneva un journal intime in cui rifletteva sulla sua vita, annotava quello che faceva di giorno in giorno e man mano elaborava una riflessione sulla sua vita, elaborava un pensiero critico. Il giornale ad un certo punto si interrompe e lo lascia in sospeso; lo aveva tenuto per 3-4 anni in modo frammentario. Il diario dovrebbe essere una scrittura regolare, fatta di giorno in giorno. Lascia il diario e le pagine dedicate alla poesia, alla scrittura in prosa diventeranno una proiezione autobiografica in senso simbolico.
Quando si scrive un'autobiografia possiamo decidere di parlare di tutta la vita o di una parte di tutta la vita. Nel manuale, nella parte finale, ci sono due testi che ci servono ancora: De Santis testo tratto dalla Giovinezza dove l'autore ricorda la visita di Leopardi alla scuola Basilea dove l'autore aveva studiato. De Santis sceglie una parte della sua vita per scrivere la sua autobiografia. Indica il periodo della vita che tende a narrare, ma non dà indicazione nel titolo che si tratti di un'autobiografia. Alfieri intitola la sua autobiografia Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso.
Precedentemente erano uscite altre autobiografie come quella di Rousseau che la intitola Confessioni (Le Confession titolo francese). Nel 1787 a Parigi Goldoni pubblica la propria autobiografia Mémoires de Charles Goldoni pour servir à l'histoire de sa vie et de son théâtre (Memorie di Carlo Goldoni per servire alla storia della sua vita e del suo teatro) scritta in francese.
Che differenza c'è tra i tre titoli:
- Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso (Alfieri): l'autore quando scrive la propria autobiografia sceglie un altro titolo, scarta il titolo di Confessione perché anche lui, attraverso i suoi episodi narra di se stesso, si propone che la lettura della sua vita serva per conoscerlo e per conoscere l'uomo, che abbia un valore conoscitivo generale. Sceglie la parola vita che rimanda ai modelli classici, alla classicità: Vite parallele di Plutarco (testi della classicità greca e latina). Scarta confessioni per differenziarsi da Rousseau.
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