Letteratura italiana contemporanea
Quadro storico del secondo dopoguerra
La guerra è un evento traumatico che cambia il panorama storico politico ed economico del paese. Sul piano politico, passiamo da un ventennio che è grossomodo il ventennio dal 1922 al 25 aprile 1945 dominato dal fascismo che condiziona anche la cultura e la letteratura. Richiesta nei confronti degli intellettuali di essere organici rispetto all'ideologia fascista dominante all'interno del paese. Quanti non si adeguano o non si schierano apertamente con il fascismo rischiano o la via dell'esilio o la via della persecuzione.
Moravia nel 1929 pubblica il suo primo romanzo, giovanissimo, "Gli indifferenti" che sono un ritratto abbastanza spietato della borghesia romana degli anni Venti. Si mostra il degrado dei rapporti sociali e affettivi tra la madre e i due figli e la madre e il suo amante. Profondo squallore. Moravia è ebreo. Nelle riviste viene accolto, negli anni Trenta, con un'accusa: romanzo che mette in risalto valori negativi, scritti da un ebreo, anche se solo nel 1938 arriveranno le leggi razziali, che non mette in luce i cambiamenti positivi che il fascismo sta introducendo in Italia. Chi non si allinea all'idea di una letteratura come propaganda fascista è un disfattista.
Moravia è cugino di Carlo Emmello Rosselli, un intellettuale anche lui ebreo, antifascista e fiorentino che è esule in Francia e fonda un movimento "Giustizia e libertà" che punta a mettere insieme la struttura socialista e liberale e vuole opporsi al fascismo. Nel 1937 viene fatto uccidere in Francia probabilmente da Mussolini stesso. Moravia non dirà mai niente su questo assassinio, deve tacere: necessità di tacere anche per chi non condivide le idee del fascismo. Totale mancanza di libertà.
La letteratura durante il fascismo
Negli anni Venti e Trenta gli scrittori devono essere organici alle idee del fascismo. Stagione più che di narrativa e di prosa, è di poesia: Ermetismo degli anni Trenta ad esempio. La poesia offre una sorta di via di salvezza, di fuga, rispetto al romanzo, dove per forza si deve parlare della società contemporanea. Vittorini, ad esempio, non pubblicherà mai durante il fascismo "Il garofano rosso" anche se non è un romanzo antifascista, sarà pubblicato solo dopo la guerra perché il romanzo è uno strumento pericoloso.
La forma più diffusa che si trova di romanzo è il romanzo fantastico, perché implica uno scarto rispetto al mondo reale, non obbliga di affrontare la società in cui si vive. Narrativa non di evasione mai temi sono fantastici. Buzzati, "Deserto dei Tartari". Si può leggere allegoricamente come si vuole, ma le forme d'espressione sono quelle del romanzo fantastico.
La poesia rappresenta un modo per scrivere, per esercitare la letteratura senza entrare in urto con la società e la politica degli anni Venti e Trenta in Italia, la poesia lirica è concentrata sull'io e se ne può parlare in modo indipendente dalla realtà storica. Su una rivista fiorentina che si chiama "Il frontespizio" nata nel 1929, anno in cui Mussolini firma il concordato tra stato e chiesa, quindi i cattolici salvano la frattura storica e hanno riconoscimento con lo stato. Vantaggi e benefici alla chiesa che diventa uno dei pilastri che sostengono il regime.
Il secondo dopoguerra e il neorealismo
1938 articolo di Carlo Bo, "Letteratura come vita": per lo scrittore l'unica vera vita che si può praticare è quella che si può praticare nella letteratura. Carlo Bo distingue un tempo che chiama Tempo, ovvero il tempo della letteratura, dell'assoluto, dell'eterno, e lo distingue dal tempo minore, ovvero quello storico. La letteratura non si occupa del tempo storico, ma dei valori assoluti, del Tempo. Rivista non contro al fascismo ma neanche di difesa del fascismo.
Strascico di violenze fra fascisti e antifascisti che si protrae almeno per i primi due anni successivi alla guerra. Cambiamento molto interessante: con il referendum del 1946 l'Italia sceglie la forma repubblicana. Referendum come quelli ottocenteschi truccato, probabilmente la repubblica non aveva vinto, lo aveva deciso la storia. Chi governa il paese è un insieme di forze, gli eredi della guerra. Comunisti e socialisti esclusi dal governo e il potere ottenuto attraverso le elezioni viene gestito dai cattolici. Sul piano politico, fino all'inizio degli anni Sessanta, chi gestisce la rinascita del paese è la democrazia cristiana. Anni di forte tensione, la DC gestisce la transizione da un paese agricolo a un paese industriale. Di fronte al potere politico economico democristiano c'è il potere della sinistra e del partito comunista nell'ambito culturale. Schizzofrenia nel paese: politica gestita dai cattolici e cultura dai comunisti.
1945 "Il Politecnico", pubblicato da Einaudi, rivista che nasce all'interno della cornice di rapporto molto stretto con il partito comunista. Rapporto controverso perché nel dopoguerra, non potendo intervenire direttamente sulla scena politica, vuole esercitare la propria influenza attraverso lo strumento della cultura. Questo crea una situazione del tutto paradossale. Tutti gli scrittori sono legati al partito comunista ma l'idea che la letteratura debba essere espressione della volontà del partito non va agli intellettuali. Dura polemica nel 1947 tra Vittorini (direttore del Politecnico) e Togliatti che vuole che gli intellettuali svolgano le direttive del partito.
Sono cambiati gli orizzonti culturali rispetto al ventennio fascista ma di nuovo c'è un peso molto forte della politica nei confronti della cultura. La rivista "La fiera letteraria" che non ha niente a che vedere con gli intellettuali comunisti, ma si occupa di letteratura in maniera tradizionale. Dove c'è avanguardia, dove si sperimenta, sono ambiti di innovazioni legati invece alla cultura della sinistra. Il rapporto tra intellettuali e politica non è un rapporto facile. Negli anni che vanno tra la fine della guerra e la metà degli anni Cinquanta, la letteratura fatta di narrativa, di romanzo viene letta come strumento più adeguato per rappresentare una società che sta cambiando. Rappresenta i valori positivi con cui si vuole cambiare il paese.
Nasce il neorealismo, che in realtà non esprime una grandissima letteratura. Questi scrittori non sono veramente neorealisti, non stanno all'interno di un genere rigido, il neorealismo è fatto di letteratura minore dove cosa conta è il colpo di rivoltella con cui il partigiano uccide il fascista e risolve la situazione. Letteratura di memoria della guerra, di celebrazione dell'eroismo partigiano e di epica collettiva, celebrazione di un paese che cambia. Romanzo di Calvino del 1947 "Il sentiero dei nidi di ragno" capitolo 9, dove c'è la parte più ideologica ed emerge l'epica della narrazione. Letteratura di autori spesso dimenticati che celebrano l'epica della liberazione partigiana. Ci sono però alcuni autori più significativi: Pratolini che pubblica nel 1945 "Metello".
L'evoluzione letteraria negli anni '50
Morte in Russia di Stalin e nel 1956 vengono denunciati da Kruscev i crimini del comunismo. Grosso sconvolgimento negli intellettuali europei, che ripensano alla propria posizione politica. L'Unione Sovietica invade l'Ungheria. Escono dal partito molti intellettuali, come Calvino. La storia di cui ci occupiamo incomincia da questo momento di crisi e viene meno il rapporto organico descritto per gli anni immediatamente successivi alla guerra. Momento molto fertile perché, al di là della crisi degli intellettuali, segna un passaggio graduale da un paese agricolo a un paese industriale. Questo impone agli intellettuali che più sono attenti il bisogno di riflettere sul rapporto tra letteratura e società contemporanea in sconvolgimento.
Pasolini, Fortini e Sereni sono tre autori che collaborano al dibattito sulle riviste: "Officina", "Menabò" e "Questo e altro". "Gettoni" 1951/58, rivista di Vittorini dove pubblica testi di impegno, che parlano della guerra, o testi di ricerca, di invenzione stilistica. Diminuiscono i testi di documento della guerra e aumentano quelli di avanguardia. Segnale di cambiamento.
Pier Paolo Pasolini
Pasolini nasce a Bologna nel 1922, la madre è friulana. Formazione universitaria e artistica bolognese, allievo di Roberto Longhi, padre della storia dell'arte. Interesse per la pittura, il colore e le immagini nelle sue poesie. Si laurea con una tesi su Pascoli. Negli anni della guerra si sposta in Friuli a Casarza e la sua prima raccolta è pubblicata nel 1942 "Poesie di Casarza" in dialetto friulano, di intonazione esclusivamente lirica, il poeta parla di se stesso e della memoria dei luoghi della propria infanzia. Mito delle origini in cui Pasolini adulto vorrebbe rientrare ma da cui si sente escluso. Una delle circostanze più tipiche di come si costituisce una poesia. Senso di estraneità, e senso di morte, impossibilità di ritorno.
Poesia di Pasolini all'inizio. Rapporto con i luoghi di infanzia. Impostazione non diversa da quella dell'ermetismo che mira a riportarci a un luogo che non è quello in cui siamo. Luogo di estraneità. Luogo mitico della vera poesia. Trasferire alla forma del dialetto i modi che sono della poesia lirica. "Foglio di via": descrive un mondo mitico di Fortini che è la sua città, Firenze, da cui però è escluso e non può tornare. Frattura dell'io rispetto al mondo. Scrittori che utilizzano i modi del poesia degli anni Trenta. Non esiste frattura invece nel romanzo che si adatta sempre al mondo circostante.
Pascoli: mito di un mondo contadino a cui si vorrebbe tornare. Mentre il personaggio di Pasolini è riadattato, sa di non poter tornare. Serie di eventi traumatici: morte del fratello: partigiano nelle brigate Garibaldi viene ucciso dai partigiani jugoslavi. Militanza nel partito comunista, altro fatto traumatico: Pasolini è un omosessuale: i primi suoi due romanzi sono omosessuali, mai pubblicati in vita e li scrive negli anni in cui è in Friuli. Fa il maestro, ha un rapporto stretto con gli adolescenti e viene accusato di sedurli. Viene scacciato dal partito e processato. Trauma perché deve lasciare il nido, il Friuli e andare a Roma.
Cambiamento e riposizionamento della sua poesia: passaggio da una dimensione lirica a un confronto con la storia ne "La meglio gioventù": nell'ultima parte si parla della guerra e della storia del proprio ramo materno. La letteratura non può più insistere sui modelli della poesia precedente la guerra. Anche la poesia deve trovare un confronto con il mondo circostante in cambiamento. Idea di letteratura come impegno, intellettuale di sinistra. La letteratura non può parlare solo dell'autore, deve parlare del mondo circostante.
Cambiamento profondo che avviene intorno a Roma che rappresenta un luogo ideale da cui osservare la trasformazione che si avvenendo in Italia, orizzonte in cui il valore è la terra e i contadini che la lavorano (Friuli) a una realtà di profonda trasformazione. Pasolini non ha nessuna percezione, almeno fino agli anni Sessanta della trasformazione industriale: va a Roma che è una città che cresce per la speculazione edilizia: il trasferimento di masse di contadini dal sud e dal Lazio a Roma che era prima una piccola città. Grandi palazzi e campi abbandonati.
Questo cambiamento si trova all'interno delle Ceneri di Gramsci: tentativo di spiegare in poesia cosa succede in Italia negli anni cinquanta. Pubblicate nel 1957. Decennale dalla fine della guerra: come intellettuale si fa un bilancio di cosa è accaduto. Leggere due poesie importanti: Comizio e una Polemica in versi. In Comizio si scopre che i fascisti non sono scomparsi. Nell'altra Pasolini fa i conti con l'ipotesi del fallimento del comunismo, che non è più un ideale. Al centro ci sono le Ceneri di Gramsci intellettuale che con i quaderni scritti in carcere condiziona la riflessione intellettuale del secondo dopoguerra.
Pasolini immagina di andare nel cimitero dove è sepolto Gramsci e immagina un dialogo con lui per riflettere sul fallimento di questi dieci anni (questo in una poesia centrale del libro, che ha il titolo della raccolta stessa). Il cambiamento in cui sperava il comunismo è un fallimento. Poesia la cui scelta è quella di affrontare temi che riguardano la collettività, cerca di ritrovare un luogo per il poeta stesso. Fa un bilancio e apre un dibattito, senza riuscirci, con l'intera collettività.
L'Appennino
Endecasillabi, rime alternate, incatenate, struttura della terzina dantesca, struttura che anche Pascoli adotta in alcuni dei suoi poemetti come in Italy. È la forma narrativa della poesia, qui invece Pasolini sta descrivendo un pensiero. Idea di una poesia civile, come era appunto in Dante. L'Appennino racchiude in se tutte le Ceneri. Viaggio che attraversa l'Italia sulla linea dell'Appennino. Viaggio dalla Toscana fino a Napoli. L'ultimo poemetto è ambientato vicino a Napoli. L'intera raccolta compie lo stesso viaggio. Al centro dell'Appennino troviamo Roma, e infatti nel centro dell'intera raccolta abbiamo un poemetto che ha il titolo della stessa raccolta che è ambientato a Roma. Viaggio che si snoda dall'Appennino Toscano, scende a Roma e arriva a Napoli. Tema dell'attraversamento che è il mezzo conoscitivo messo in opera da Pasolini per comprendere cosa sta accadendo nel mondo. Non c'è poemetto che non sia un viaggio o una passeggiata.
La scena si apre in Toscana, che Pasolini non ha mai frequentato. Toscana è luogo di perfetta coincidenza tra paesaggio e cultura. Rappresenta il risultato più alto della trasformazione culturale del paesaggio che si è sviluppato per secoli. Il paesaggio toscano è un paesaggio profondamente trasformato dall'uomo, prodotto della trasformazione culturale. Idea che Pasolini recupera da un altro scrittore italiano che è D'Annunzio. Se leggiamo Alcyone, 1903, la scelta dei luoghi, della costa Toscana avviene perché quei luoghi non sono solo fisici ma si identificano con le radici culturali italiane. Idea molto forte in D'Annunzio e che Pasolini recupera.
Nell'Appennino c'è la luna, è notte. Ma questi luoghi non hanno più nulla di naturale, sono i luoghi che la cultura ha trasformato. Richiamo alla Versilia significativo, perché lì è ambientato Alcyone. Paesaggio che si snoda tra la Lucchesia e scende giù lungo la costa Toscana. "La luna, non c'è altra vita che questa": questo paesaggio è però anche la morte, l'unica vita in questo paesaggio è solo la luna che passa, il resto è tutto morto. Avvio del poemetto radicato nella storia della cultura, ma questa cultura viene poi definita come morta. Morta festa di luci: quello che si vede dall'alto è una vita che si è esaurita. Di Lucca rimangono le rovine, non siamo di fronte a un mondo attivo, operoso. Le pietre sono raggelate: quello che identificava la vita, ovvero le PASSIONI, sono esaurite. Morto ardore: figura preferita da Pasolini è l'ossimoro. Il paradosso è la struttura portante, qui è nata la vita ma ora è tutto morto. L'emblema di questa dimensione è il marmo, che rappresenta sia la cultura ma anche il gelo, la morte.
Seconda sezione
Ci si sposta dalla Toscana ad Orvieto. Dopo aver rappresentato il gelo e il marmo si trova qualcosa di diverso, non più morte e marmo, ma Orvieto e il tufo. Siamo ancora in Toscana, poi attraverso Tarquinia si arriva in Lazio e poi ad Orvieto. Testi che sembrano chiari ma che poi dal pdv sintattico non lo sono affatto. A volte i nessi sono saltati, la logica è più apparente che reale. La poesia di Pasolini è luogo di continue tensioni. Questo procedere per salti logici è un obiettivo intenzionale o scatta in modo automatico? Per Pasolini e poi per Fortini, in parte è intenzionale, teorizzato come "la logica del contraddirsi" ma scatta anche per ragioni inconsce profonde, perché la linea logica si inceppa. Quindi parte consapevole di contraddittorietà esplicita in un mondo contraddittorio e parte inconscia, meccanismo spontaneo.
Orvieto è rappresentato nel proprio ambiente, si trova su uno sperone di tufo, sospeso. Orvieto è un luogo arato da orefici, è quindi prodotto della cultura, questo paesaggio è effetto di una miniatura, paesaggio fortemente civilizzato. Siamo di nuovo di fronte a rovine, perché è come se alle spalle avessimo un grande passato e adesso restano solo rovine. È illeso ma allo stesso tempo pesto, ovvero massacrato dalla storia. Paesaggio come relitto prima, mentre adesso ci stiamo spostando verso altro, perché compaiono giovinetti impastati dal tufo: questa dimensione del giovane che si identifica con il tufo, sta in opposizione con questa dimensione storica e culturale. Il presente vede la vita che sta negli adolescenti che sono come la terra, probabilmente contadini.
Nello stesso verso sono affiancati i muri e i giovinetti: totale animalità. Muraglie sgretolate: storia di Orvieto. Dall'altra parte la bestia, quindi la vita. Su una delle porte di Orvieto c'è la statua di Bonifacio VIII che viene immaginata da Pasolini come le muraglie in via di sgretolamento. Bonifacio VIII sta per l'autorità.
Pasolini sta mettendo in campo tutta una serie di idee che ritroveremo. Cultura, storia e immagine del potere cattolico, quello che ha segnato la storia e la vicenda italiana. In contrapposizione a questo c'è la vita.
Terza sezione
Bonifacio non è più benedicente come sulle...
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