Appunti Lezioni Letteratura Italiana
Laurea triennale
Lettere
2018
• Novecento
• poesia
• à
bisogno di rinnovamento dei contenuti e delle forme poetiche avvertito sin da metà ‘800
erano cristallizzati sin dal ‘300: Petrarca, fondatore del classicismo, modello per lingua,
à
forme e discorso, fissati su canone alto ‘500: Bembo stabilisce il Canzoniere come
modello per tutti i poeti (non Dante, per la sua tendenza a “plebescere”, ovvero ad usare una
lingua troppo “popolareggiante”, non abbastanza raffinata). Formalizzazione della
letteratura italiana nel ‘500, si mantiene tale fino all’800: la tradizione però viene percepita
sempre più come offuscata e meno potente: avviene quindi una rottura
• cos’è la letteratura nella modernità post-rivoluzionaria? L’800 dà risposte diverse e spesso
contraddittorie:
- “ballata” popolare: in realtà quasi senza forma, riflette il contenuto sulla
contemporaneità e presenta endecasillabi sciolti; è “popolareggiante” nel senso ce la lingua
e la forma devono sembrare appartenenti al popolo
- Leopardi, canzone classica: riprende le stanze della canzone, ma le dà lunghezza
à
varia, rima libera a volte costituita da assonanze e consonanze Carducci.
Carducci.
Recupero della tradizione alta e modernità = Odi barbare: struttura della poesia classica (che era
basata sulla quantità della sillaba), ad es. pentametro, ma gli schemi non possono adattarsi
all’italiano (sillaba basata sull’accento), quindi la metrica classica è solo simulata. Prefazione alla
seconda edizione: fusione del classico e del moderno: “modernità classica”, successo per l’esigenza
di distinguere ciò che era canonico per la letteratura e ciò che era nuovo.
- Liberismo = verso libero: rivoluzione (in Francia, dai seguaci di Baudelaire, Verlaine e
Mallarmè) della forma del libro e dei singoli componimenti. Ogni poeta è maestro di sé
stesso: libertà dalla metrica classica; già D’Annunzio, ma ancora utilizza elementi classici:
à
strofa lunga, ritmicità del verso il discorso poetico non deve avere una sua metrica,
quanto una sua ritmicità (dalla musica, già per le avanguardie) che è diventata
imprescindibile.
- ‘900: discorso più intellettualistico: poesia non più popolareggiante e riflessione sulla
modernità. Stagione delle Avanguardie.
1903 – 1914. Chiamate “storiche” per distinguerle dalle Neoavanguardie (1950 – 60):
queste si rifanno alle avanguardie, ignorando ciò che si sviluppò nel mezzo (ermetismo). Saltati i
canoni poetici, le avanguardie (dal termine militare per le prime file di sfondamento dell’esercito)
attaccano violentemente la tradizione.
• Futurismo, Marinetti: movimento effettivamente organizzato di stampo militare
• Crepuscolarismo: da un critico (Borgese) che definisce il tramonto della tradizione Pascoli
– D’Annunzio – Carducci
• Espressionismo: detto anche frammentismo o vociani.
Il 1903 – 04 vede la pubblicazione, oltre che delle prime opere dei crepuscolari, anche dell’Alcyone
di D’Annunzio, de I Canti di Castelvecchio di Pascoli, scritti di Carducci. D’Annunzio spopola tra
la gente comune e l’élite: è il primo a capire la necessità di avere un mercato, oltre che il
riconoscimento dell’élite letteraria. D’Annunzio presenta ancora un linguaggio classico
cristallizzato, mentre Pascoli “democratizza” i modi e i temi della poesia: tutto può essere e fare
poesia (onomatopee). Crepuscolarismo.
• Torino, Roma, Emilia Romagna.
• Elementi stilistici e tematiche forti comuni: ruolo della poesia nella modernità. Fanno poesia
dalla “spazzatura” della Poesia (Carducci – Pascoli – D’Annunzio).
• Malattia della poesia: continuano a fare poesia anche nella società moderna. Poeta malato,
buffone, non è più un eletto, si ciba degli avanzi.
• Si può fare poesia ancora nel “nulla” di Baudelaire de I fiori del male. Baudelaire ha capito
che il suo non è più un ruolo sacro, ma usa ancora schemi classici (alessandrino, sonetto…).
La crisi irreversibile del poeta e della poesia diventa tema della poesia stessa.
• Discorso prosastico da Walt Whitman: riprese il modello della Bibbia e quindi il versetto
biblico; è il modello soprattutto per gli espressionisti.
Corazzini.
È uno dei primi romani a pubblicare tra il 1903 – 04. Poeta malato anche per verità autobiografica:
la malattia fisica diventa metafora.
Si legge direttamente in francese (anche Whitman si conosce dalle traduzioni in francese): Poeti di
oggi: il verso libero e i temi (poeta clown, poeta malato, poesia spazzatura) sono ripresi dagli
italiani. Piccolo libro inutile.
1906. Opposto del Libro Canzoniere: piccolo nella struttura del libro e inutilità della poesia tema
stesso di essa. Desolazione del povero poeta sentimentale.
- carattere prosastico; suddivisione in brevi sezioni libere in cui il testo oscilla entro varie
misure; rimandi interni per ripresa parole chiavi
- paratesto: per comunicare le sue idee, il poeta usa ogni mezzo a sua disposizione, anche il
titolo che assume un’importanza metapoetica: anche Saba, il Canzoniere: titolo banale, ma
se tutto cambia continuamente, ha scelto comunque uno scarto
- originalità
- dichiarazione programmatica del titolo stesso
- condizione di isolamento del poeta nella società moderna, povero in senso metaforico,
sentimentale perché lacrimoso, piange su sé stesso: risulta volutamente patetico, il poeta
à à
clown ride – e fa ridere – di sé stesso ha perso l’aureola nel fango (Baudelaire)
autoannientamento, volutamente si dà in pasto al lettore
- verso libero: lunghezza variabile di versi e strofe
- à
dialogo tra poeta e lettore implicito e ipotetico negazione dell’idea di poeta tradizionale
à autocommiserazione esplicita
- “fanciullo che piange”: sente già superata l’idea del fanciullino di Pascoli
- “silenzio”: fondamentale e una delle forme più alte del linguaggio poetico: comunica più
delle parole: è il linguaggio privilegiato della poesia novecentesca
- poesia come povere tristezze comuni, quindi inutile: il poeta non è più sacro
- condizione del poeta vissuta con vergogna
- vita vs. morte: grigio è il colore della malinconia e del silenzio
- poeta rassegnato come un povero, malinconico specchio: questo è il simbolo della nostalgia
per l’oggetto perduto, che è la Poesia
- entra il linguaggio religioso – spirituale in quello poetico: dal rumore si arriva al silenzio
- “la vita semplice delle cose”: società delle cose. Se il poeta piange e sta in silenzio, gli
oggetti parlano = sfida la modernità con i suoi stessi strumenti à
Corazzini adotta il poema in prosa: ritmicità o immaginario poetico (già Baudelaire) rivoluzione,
à
insieme al verso libero anche nel romanzo (frammentisti): la poesia entra nella prosa.
La poetica di Pascoli e D’Annunzio (detta κοινὴ) è “attraversata” (cioè conosciuta bene per andare
oltre) da tutti i poeti del ‘900. D’Annunzio.
L’onda.
- “Musa, cantai la lode…”: classicismo
- uso grafico del verso, ripreso poi dal futurismo
- à
tecnicismi, termini settoriali (in questo caso, dall’arte marinaresca) vs. “lingua grigia”
(Pascoli) di Leopardi: la tradizione petrarchesca usava termini ormai ripetitivi e generici; si
sente il bisogno di usare termini più precisi
- à
allitterazione (l: valore fonosillabico liquida per richiamare il mare)
- quasi rima: rima imperfetta (trascurare – oscurare)
- inversioni, anastrofe, iperbato (sog. a fine frase – v.7)
- rima perfetta (vv. 1-2: tranquilla – scintilla)
- “trascolorare”: impressionismo coloristico (anche “s’argenta”, “s’oscura”) tipico di Pascoli
e D’Annunzio, indica una metamorfosi del colore
- elemento espressionistico: tipico del ‘900 è quello che vede un linguaggio fondato sull’idea
à
di scontro violento, alienazione condizione di smarrimento assoluto del poeta: il proprio
à
io non è compatto 1. da quiete a immagini violente à
2. “dismagliare” e simili creazioni espressionistiche denominare
à soprattutto con prefissi e prefissoidi (= simulano i prefissi), danno un’idea di divisione:
dis-, in-, s-
- “non dura”: tutta la poesia ha un andamento da onda ~~
- il verbo diventa la parte più importante: elencazione di verbi, ripreso dagli espressionisti
- rima perfetta: “scarezza – spezza”
- dissonanze acute e allitterazione sc- = idea di sciabordio
- “strofa lunga”: denomina la sua stessa invenzione
- classicismo moderno: non rinuncia mai al classicismo, usa termini e elementi classici
all’interno di un nuovo schema moderno.
Pascoli.
Il fringuello cieco.
- solo evocato, mai nominato; descrive paesaggio serale estivo e stato d’animo del poeta
- l’assiuolo è tramite tra mondo sensibile e l’aldilà.
Poemetti in prosa.
• ritmicità o visualità poesia e aspetto della prosa
• antropomorfismo tipico delle avanguardie: gli oggetti pensano e parlano.
Gozzano.
Fa capo al crepuscolarismo, anzi viene piuttosto definito “l’ultimo dei classici” più che tra i primi
avanguardisti: si rifà alla tradizione lirica di Dante e Petrarca. Si muove tra Torino e la provincia
piemontese.
Idea del poeta e della poesia diversissimo da Pascoli – D’Annunzio – Carducci: questi tre credono
ancora nell’aspetto sacrale del poeta (il fanciullino di Pascoli, unico a poter fare poesia anche se
tutti hanno il germe del poeta; oppure D’Annunzio che si fa chiamare “vate”). Negli stessi anni, i
poeti delle avanguardie hanno perso l’idea della sacralità del poeta.
Il poeta si vergogna di essere poeta; tipica è la sua ironia: rende ridicolo sé stesso e la provincia.
Non usa il verso libero: riprende una metrica “liberata” (da Pascoli e D’Annunzio) da alcuni
legami tradizionali: non manca però la struttura metrica. Sarà ripresa da Montale.
L’amica di nonna Speranza.
• passato vagheggiato nostalgicamente ma anche ironicamente distanziato; drammatico
tentativo impossibile di fermare il tempo
• distici di doppi novenari
• rime perfette e mezzo incrociate
• elencazione mobilio di gusto ottocentesco: le “buone cose di pessimo gusto”.
La signorina Felicita.
• à
Felicita è l’anti-Laura ironia
• dialoghi
• shock tra sublime poetico e l’impoetico
• “mi vergogno d’essere poeta”
• mediocrità e semplicità. Govoni.
Si muove nell’Emilia Romagna. Le cose che fanno la domenica.
• oggetti al centro
• elencazione: produce sulla pagina una rapida successione (= dinamismo) di presenze
concrete
• verso libero
• immagini semplici (Pascoli)
• ripresa visiva delle cose.
Inizia come crepuscolare, si avvicina al futurismo (Poesie elettriche), poi se ne allontana:
Rarefazioni e parole in libertà.
• versi e parole in totale libertà, anche logico-sintattica: immaginazioni senza fili (Marinetti)
• immagine del palombaro rimanda a quella del burattino: associazione libera di idee per ogni
immagine: didascalie. Futurismo.
1909 – 14. Sopravvive rinnegando sé stesso: diventa infatti la poesia di regime. È
un’avanguardia europea che colpisce i paesi più arretrati economicamente, quindi soprattutto Italia
e Russia, dove si lega alla rivoluzione. Infatti, anelava al progresso e per questo è rivoluzionario. In
Italia assume posizioni violenta, infatti si schiera con gli interventisti, ma molti si tirano indietro
(Govoni e Palazzeschi volevano una rivoluzione scritta, non la guerra).
Il 1909 è l’anno del primo Manifesto di Marinetti, pubblicato in Francia e in Italia
contemporaneamente. Dice di voler “bruciare” la poesia del passato: ormai tutto può fare poesia.
Le parole in libertà si traducono sulla pagina in verticale per richiamare un vero bombardamento,
un bombardamento visivo: durante la guerra, dopo i bombardamenti venivano lanciati anche
biglietti di propaganda.
• anche pura allitterazione
• associazione libera e linguaggi non letterari (segni matematici): salta la punteggiatura
à
regolare rarefazione del linguaggio (Govoni)
Manifesto del futurismo.
- tono dogmatico; profetismo dei verbi al futuro; “noi”: movimento fondato sull’affinità
elettiva dei componenti composto da un’ideologia comune; guerra come accelerazione del
divenire
- distruggere violentemente: spirito combattivo (schiaffo e pugno)
- “la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova”: bellezza della velocità
à immaginario dell’auto = più bella della Nike di Samotracia, considerata per secoli la
quintessenza della bellezza classica; il bello del progresso; tecnologia è bellezza
- abolizione tempo e spazio: “viviamo già nel domani… perché abbiamo creato l’eterna
à
velocità” dinamismo continuo, simultaneità, tutto eternamente presente
- glorificare la guerra: per distruggere tutto e ricostruire qualcosa di nuovo
- misoginia: disprezzo per tutto ciò che non è portatore di forza e distruzione
- distruggere musei, accademie, biblioteche e la moralità: i luoghi che conservano la cultura
del passato vanno evitati perché simboli di una cultura morta e superata, decisamente ripresi
dal fascismo; ideologicamente Marinetti crede alla guerra
- à
“incendiari” (rimanda a Palazzeschi, crepuscolare è il poeta buffone; è uno dei pochi che
ha una lunga carriera letteraria; buffo: figura che fa ridere senza nessuna profondità di
pensiero, non come l’umorismo di Pirandello; è l’emblema dell’umanità; fino agli anni ’70).
Palazzeschi.
1905.
- verso libero: molti, diversi, popolari quasi sempre di 3
- l’essenziale, nella poesia, è la ritmicità
Chi sono?
- lingua colloquiale; andamento cantilenante; anti-prosopopea; ridimensionamento del ruolo
del poeta
- poeta perde la sua figura tradizionale
- à
poeta buffone: è un saltimbanco la sua pochezza viene messa sotto la lente (già
Baudelaire)
- anti-sublime
- à
verso libero, ternario con rima perfetta: follia, fuori dalle regole
malinconia, il poeta ha perso la sua aureola
nostalgia, di qualcosa che hanno perso
anima mia, si mette a nudo e porta a
un’immagine crepuscolare del poeta
esprimono chi è davvero il poeta: anti-autoritratto
- viene fuori un’immagine emblematica del crepuscolarismo.
• Affascinato dalla poetica che brucia di Marinetti, scrive L’incendiario nel suo momento
futurista: il poeta buffono si diverte con i suoni liberi.
• Romanzi
• esordisce come poeta di avanguardia
• fiorentino: cuore del classicismo, diventa centro delle avanguardie
• 1905 – 09: passa per crepuscolarismo e futurismo, con cui rompe perché non è interventista
• crisi stato del poeta: non c’è sacralità né nobiltà, è diventato poeta clown (follia, malinconia,
nostalgia, anima mia: la rima perfetta dà una valenza fortissima)
• fa propria la poetica del futurismo: figura dell’incendiario (1910) = dal manifesto, dare alle
à
fiamme la tradizione; perde connotazione distruttiva, mix con il buffono chiave non
à
bellicosa né tragica ma buffonesca, diventa un gioco: Codice omino fatto di fumo =
dissoluzione del reale in un sorriso
• umorismo non intellettualistico (Pirandello), ma buffonesco
• à
paroliberismo = parole in libertà immaginazione senza fili (suoni, lettere, figure).
L’incendiario.
Lasciatemi divertire.
- radicalizza lo sperimentalismo linguistico; poeta saltimbanco; incendiario distruttore del
vecchio mondo
- onomatopea
- dialogo col lettore + alternanza voce poeta-pubblico
- verso libero: valore fonico, versi cantilenanti, lingua colloquiale; canzonetta programmatica;
poeta-saltimbanco
- rima libera (pazzamente-liberamente) + parole chiavi occupano un verso intero
- poveretto: verso unico
- à
corbellerie = stupidaggini poesia spazzatura
- autodenigratorio
- sono spazzatura delle altre poesie: carica la distruzione della poesia
- u: verso intero con vocale che dà allitterazione
- suoni vocalici: intera strofa
- à
isole giapponesi lingua altra: poesia lingua altra per andare oltre la lingua grigia
tradizionale
- à
ridere di sé e del pubblico borghese tradizionale manifesti + serate futuriste
Espressionismo.
Anche vociani: da La voce, 1908 – 09, Firenze: Prezzolini e Papini primi direttori; doveva essere la
voce (τόπος delle riviste novecentesche) di un gruppo di intellettuali che, vista la crisi della cultura
occidentale, si fanno carico di creare un gruppo che si occupa del rinnovamento della cultura
italiana, quindi di letteratura, scuola e università, urbanizzazione, società, ecc. proprio come/quando
Giolitti aveva dato il via al processo di rinnovamento economico-industriale. Ci sono poet
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