15 marzo: Evoluzione storica del diritto e della criminologia
In quell'epoca era predominante il concetto di fato, della ineluttabilità del destino e quindi il volere degli dei per cui è evidente tutto un sapore ultraterreno e naturalmente il crimine, il criminale erano in qualche modo strumento del volere degli dei. Questa impostazione greca cambia invece con l'avvento dell'impostazione romana perché i romani costruiscono il più grande degli ordinamenti giuridici della storia; la nostra cultura giuridica deve una parte importante alla costruzione del diritto romano perché con quest'ultimo che si fonda il concetto della responsabilità individuale, quindi ci si sgancia dal fato e dagli dei e si inizia a pensare che, anzi, gli dei non c'entrano nulla perché con i romani la persona diventa soggetto e quindi centro di interessi e centro di protezione, di tutela.
Dunque questa prima fase cambia radicalmente con la forza politica delle religioni, facendo riferimento al Medioevo e quindi al cattolicesimo. Il cattolicesimo, nel Medioevo, rappresenta la fase più oscura della storia dell'uomo, ad esempio nascono dei diritti che prima nessuno si sognava di punire, come l'aborto, il sacrilegio, l'eresia, la stregoneria, l'omosessualità e soprattutto la identificazione tra il diritto e il peccato. Nasce come strumento processuale, in quel periodo, il concetto della tortura; nasce anche l'immagine della strega e insieme ad essa una vera e propria scienza, la demonologia. La strega diventa rapidamente lo strumento principale dell'individuazione del deviante perché l'inquisitore non faceva altro che operare un transfert sessuale morboso nei confronti della donna; era una forma ufficiale, formale e legale di violenza sulla donna perché c'era la tortura, c'era il rogo e tutto questo in assenza di prove: bastava che il vicino di casa, ad esempio, prendevano una donna e dicevano che quella donna aveva fatto un patto col demonio e la dimostrazione che ciò non era vero era sottoporsi alle torture, in caso di sopravvivenza non c'era patto col demonio, cosa assurda. Quindi l'evento, cioè il risultato dell'azione criminosa, in questo tipo di sistema era l'essere posseduti dal demonio.
Superato un certo numero di anni, finalmente, si affaccia il pensiero illuministico e si mette al centro dell'esistenza la ragione, quindi si supera tutto quello che era l'aggancio all'ultraterreno e si assiste ad un ulteriore punto di rottura, che si organizza proprio nel dividere il potere che si era creato, l'alleanza tra chiesa e monarchia e questo sistema genera anche un nuovo sistema penale che trova il suo fondamento nel famoso contratto sociale che si è, a sua volta, basato su quattro punti essenziali:
- Chiarezza della legge -> non si può più punire la stregoneria o accusare di aver fatto un patto col demonio ecc perché sono accuse indimostrabili.
- Uguaglianza -> non è da intendersi con il concetto odierno ma dal punto di vista delle premesse di partenza; non esisteva ancora il concetto dello stato sociale di diritto.
- Proporzione delle pene
- Garanzie individuali
Fondamentale in questo passaggio è anche la nascita della pena carceraria che fino a quel momento non esisteva perché il carcere esisteva solo come sistema custodiale, ma non come sistema punitivo che nasce,invece, soltanto all'indomani dell'illuminismo e il maggior teorico è Jeremy Bentham perché lui progettò il panottico, un carcere dove il carceriere era posto al centro e da quella posizione riuscita a vedere tutti e la singolarità stava nel fatto che tutti i detenuti non sapevano se in quel momento erano osservati oppure no e l'aspetto più malefico di questa modalità di disciplina delle persone era il fatto che ci si sottoponeva a una vera e propria sevizia perché non sapere se si è controllati oppure no significa stare 24 ore sotto l'osservazione di un carceriere.
Nonostante il carcere, però, i delitti aumentano e ad un certo punto il diritto da problema locale, di paese, di quartiere, diviene problema sociale e questo accade con il passaggio da una cultura di tipo agricolo ad una cultura di tipo industriale che attira tutta una serie di persone dalle campagne e naturalmente iniziano a nascere i sobborghi urbani e quindi si inizia ad annidare la disoccupazione, il vizio, la prostituzione ecc.. e inizia a farsi sentire come problema serio la devianza delle città perché naturalmente la disoccupazione portava con sé la povertà e tutto quello che ne derivava e si iniziò a ragionare in termini di associazione tra devianza e povertà; nascono quindi le ricerche statistiche che si affermano in Francia e in Belgio e ai primi dell'800 uno studioso della statistica, Quetelet, svolge una serie di studi statistici e scopre una verità dirompente per quel periodo perché scopre che il delitto non è assolutamente associabile alla povertà e che la devianza non è associabile alla povertà, ma la devianza è associabile al contrasto tra povertà e ricchezza cioè la devianza è associabile alle disuguaglianze sociali.
Passaggi successivi nella criminologia
Questo aspetto dovrà definirsi di deprivazione nelle sue varie e diverse forme, cioè la spinta che si riceve in un mondo che apparentemente è un mondo di benessere, ma non si partecipa al benessere è una spinta fortissima alla devianza e al crimine più che il semplice fatto di non essere ricco o essere povero. Passaggio epocale successivo è la nascita dell'approccio bioantropologico e la fortuna planetaria di questo metodo è che si fonda sulle cosiddette anomalie somatiche e costituzionali della persona -> individuare la responsabilità del crimine nelle caratteristiche del singolo che delinque è stata una teoria che ha avuto tanto successo perché far ricadere le cause del crimine esclusivamente sul singolo che delinque deresponsabilizzava il governo. La teoria del 'delinquente nato' offre una sponda formidabile al fallimento totale dei presunti sforzi tesi alla prevenzione del crimine; la fortuna che ha avuto questa teoria è dovuta non soltanto a questa intuizione, ma soprattutto al fatto che questo filone di pensiero, il positivismo, risiedeva anche nel concetto del determinismo, dell'ineluttabilità e la prova del fatto che il successo è dovuto alla deresponsabilizzazione dei governi si ha con la nascita dell'altro filone del determinismo, che è quello sociale perché con l'avvento del fascismo si è chiusa la parabola del determinismo, cioè il fascismo e quindi Mussolini non hanno mai più consentito a nessuno di poter dire che le cause del crimine era dovuto all'aspetto sociale; scomparve dalla cultura criminologica italiana il determinismo sociale perché Mussolini non lo ammetteva.
Un'ulteriore prova risiede nel fatto che, invece, negli Stati Uniti d'America questi studi sono andati avanti e tutti gli studiosi di sociologia criminale hanno potuto condurre quegli studi proprio perché lì non c'era questa censura così forte. Restando in Italia un punto d'incontro tra libero arbitrio, determinismo, determinismo biologico, sociale, ecc si ha avuto con una scuola di pensiero che è stata definita la terza scuola o scuola eclettica, che ha condotto al modello che noi definiamo, e che abbiamo ancora, del doppio binario che aggancia la durata della misura di sicurezza alla pericolosità sociale. Quel passaggio che poi ha condotto al codice Rocco e cioè la nascita del sistema binario è un modello che vige ancora oggi e nell'ultima riforma del governo che sta per essere varata, il tema delle misure di sicurezza è stato posto però il governo, in particolare la riforma Orlando, ministro della giustizia, ha disegnato un modello che, ove mai dovesse diventare legge, creerà ancora più problemi perché per quanto concerne le misure di sicurezza e in particolare quelle psichiatriche, ad esempio il tema della capacità di intendere e volere, sarà aggravato ancora di più perché abbiamo assistito alla chiusura degli OPG e all'apertura delle REMS e nel disegno di legge 20/67 si vorrebbe trasferire nelle REMS non soltanto gli incapaci di intendere e di volere ma anche tutti i detenuti affetti da disturbi psichiatrici, ma andando a leggere le statistiche sulle carceri si trova che il 40% della popolazione carceraria italiana soffre di disturbi psichiatrici.
Dunque si avrebbe bisogno o di costruire nuove REMS o, praticamente, tornare ai manicomi giudiziari chiusi nel 2014. Pasolini all'interno delle Lettere luterane scrive un articolo pubblicato sul Corriere della Sera nel 1975 intitolato: "Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia". Le proposte suggerite erano abolire immediatamente la scuola e abolire immediatamente la televisione.
"La scuola d'obbligo è una scuola di iniziazione alla qualità di vita piccolo borghese: vi si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori. Inoltre una nozione è dinamica solo se include la propria espansione e approfondimento: imparare un po' di storia ha senso solo se si proietta nel futuro la possibilità di una reale cultura storica. Altrimenti, le nozioni marciscono: nascono morte, non avendo futuro, e la loro funzione dunque altro non è che creare, col loro insieme, un piccolo borghese schiavo al posto di un proletario o di un sottoproletario libero (cioè appartenente a un'altra cultura, che lo lascia vergine a capire eventualmente nuove cose reali, mentre è ben chiaro che chi ha fatto la scuola d'obbligo è prigioniero del proprio infimo cerchio di sapere, e si scandalizza di fronte ad ogni novità).
Quanto alla televisione non voglio spendere ulteriori parole: ciò che ho detto a proposito della scuola d'obbligo va moltiplicato all'infinito, dato che si tratta non di un insegnamento, ma di un 'esempio': e se i modelli son quelli, come si può pretendere che la gioventù più esposta e indifesa non sia criminaloide o criminale? È stata la televisione che ha, praticamente concluso l'era della pietà, e iniziato l'era dell'edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell'irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino alla infelicità. La scuola e il video sono autoritari perché statali, e lo Stato è la nuova produzione (produzione di umanità). Se dunque i progressisti hanno veramente a cuore la condizione antropologica di un popolo, si uniscano intrepidamente a pretendere l'immediata cessazione delle lezioni alla scuola d'obbligo e delle trasmissioni televisive. Non sarebbe nulla, ma sarebbe anche molto: un Quarticciolo senza abominevoli scuolette e abbandonato alle sue sere e alle sue notti, forse sarebbe aiutato a ritrovare un proprio modello di vita. Posteriore a quello di una volta, e anteriore rispetto a quello presente. Quanto ai collegamenti informativi del Quarticciolo, col resto del mondo, sarebbero sufficienti a garantirgli i giornali murali e soprattutto il lavoro, che, in un simile contesto, assumerebbe naturalmente un altro senso, tenendo a unificare una buona volta, e per autodecisione, il tenore di vita con la vita."
Concetto di causa in criminologia
Le ultime due righe significano che un sistema che mette nelle mani delle persone l'autonomia decisionale intorno al lavoro, mette nelle mani di quella stessa persona un equilibrio tra la vita reale e il tenore di vita e quindi questa era modello di Pasolini per superare il concetto di deprivazione, perché nel momento in cui io mi metto in condizione di vivere bene con il frutto del mio lavoro, di regolamentare la propria esistenza con il frutto del proprio lavoro non soffrirò più la necessità di fare qualsiasi altra cosa.
La causalità in diritto penale è una causalità che si definisce lineare, cioè è una causalità che si sviluppa intorno alla relazione causa-effetto. Questo meccanismo di tipo lineare in criminologia è inutilizzabile, quindi il concetto di causa in criminologia è completamente diverso rispetto a quello di causa in diritto penale perché è diverso anche l'approccio: mentre in diritto penale l'approccio è giuridico, in criminologia l'approccio è pragmatico ed è evidente nella prassi che non esiste la causa di un effetto perché nulla è sganciato dal contesto ma esistono le cause di un effetto, cioè le diverse cause di un effetto, non è mai una la relazione causale ma soprattutto non è mai lineare, non c'è mai quella relazione tra causa-effetto ma anzi in criminologia si ragiona in termini di causalità circolare. Quando si parla di causalità circolare si parla di causalità di tipo sistemico, cioè ad ampio raggio ad esempio quando parliamo della causalità penalistica diciamo che la rapina è stata consumata da Caio attraverso la sottrazione violenta della borsa; in criminologia ragioniamo in termini diversi rispetto a questo stesso fenomeno perché la rapina è prodotta da X che in qualche maniera ha 'spinto' il rapinatore alla rapina perché portava un gioiello, da me che mi compro una pistola per fare una rapina per avere più soldi e quindi ci sono una serie di elementi che hanno determinato la rapina. Dunque, in criminologia si ragiona in questi termini, ma la particolarità è nella vera natura della causalità circolare che è una natura che si autoalimenta perché le concause tra di loro dialogano in termini di reciprocità e non in termini di causa-effetto, cioè quella causa stimola quell'altra che a sua volta ne stimola un'altra ecc. È un ragionamento circolare.
20 marzo: Metodologia della criminologia
Il principale obiettivo, dunque, della criminologia è quello di riuscire a mettere insieme i tre aspetti della ricerca teorica dell'indagine empirica e del cosiddetto pragmatismo. Naturalmente tra questi tre principali indicatori spicca, perché si differenzia da tutti gli altri e si differenzia anche da tutti gli altri studi giuridici, quello della ricerca empirica. La maggior parte delle teorie che sono state sviluppate soffre molto dal punto di vista empirico, difatti la teoria cosiddetta 'dei colletti bianchi' si basava su un vuoto investigativo, nel senso che non era supportata da adeguate indagini empiriche. La stessa teoria da sola, però, non appare sufficiente rispetto alla costruzione di teorie perché naturalmente il dato che si trae dalla ricerca empirica è un dato soggetto a interpretazione; molto spesso si ritiene di potersi affidare all'empirico trascurando il fatto che il dato in sé e per sé può non essere significativo o può essere addirittura fuorviante. La criminologia non si ferma alla formulazione astratta delle teorie ma le verifica attraverso delle ricerche empiriche, cioè delle ricerche sulla prassi cioè su che cosa accade nella realtà e questo è l'aspetto più utile della criminologia perché nell'ambito delle scienze giuriche, in particolare, la ricerca empirica serve per verificare se una legge può avere o meno degli effetti positivi. Ma è necessario ricordare che il dato ottenuto è soggetto ad interpretazione, ad esempio se ai fini della valutazione della bontà delle misure alternative al carcere, che sono delle misure di espiazione della pena all'esterno dell'istituto penitenziario, io vado a valutare i tassi di recidiva per capire se la misura è una misura interessante verso cui andare oppure no commetto un errore perché quel tasso di recidiva bassissimo delle persone ammesse alla misura alternativa non è solo il frutto del profilo positivo relativo al fatto che la persona non ha un contatto con l'ambiente carcerario per questo non delinque, ma un indice bassissimo è frutto del fatto che le persone ammesse a misura alternativa sono persone che non delinquono e quindi la bontà della misura alternativa non si può valutare dal punto di vista della recidiva perché la recidiva è una valutazione che fa lo stesso tribunale nel momento in cui ammette la persona a misura alternativa. Oppure i dati possono essere completamente sballati se c'è stata una riforma legislativa, ad esempio di recente l'Italia ha unificato la normativa in materia di pedopornografia: se andiamo a leggere gli indici della pedopornografia a partire dagli inizi degli anni 2000 troveremo degli indici di aumento spaventosi, ma nella realtà non è così, cioè è semplicemente dovuta al fatto che prima la legge non esisteva e quindi non interessava al sistema penale se qualcuno utilizzasse delle immagini di bambini associandole a delle cose erotiche e quindi quel dato è sballato.
L'altro profilo che si utilizza dal punto di vista della metodica vera e propria nell'ambito della ricerca empirica è quella delle cosiddette statistiche di massa che sono uno degli strumenti maggiormente utilizzati nelle ricerche speciali perché vengono a servire non soltanto il campo della criminologia ma anche il campo dell'impresa, cioè i grandi imprenditori utilizzano moltissimo le statistiche di massa per individuare e pilotare molto spesso anche il livello di inconscio dei consumatori. Le statistiche di massa, dunque, sono utilizzate da chi ha interesse nel comprendere i comportamenti collettivi e le dinamiche sociali.
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