APPUNTI DI STORIA DELL’ARTE IN EUROPA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO
LA SITUAZIONE CULTURALE E ARTISTICA EUROPEA FRA XIX E XX SECOLO:
Il nostro percorso riguarderà gli anni tra 1880 e 1915, e sarà caratterizzato dalla pluralità di paesi e artisti presi
in considerazione; escludiamo dalla nostra visione le avanguardie storiche, che in ogni caso non vanno viste
in maniera lineare, come una successione, bensì come dei barattoli. È sempre bene mettere, metaforicamente,
ogni -ismo in un barattolo aperto, così da mettere sempre i vari movimenti in connessione al di là delle etichette.
Il nostro obiettivo è allenare l’occhio, così da trovare ovunque corrispondenze stilistiche. Nel nostro percorso
analizzeremo sia opere d’arte che immagini, dal momento che lo statuto di “opera d’arte” non è fisso, bensì
cambiare, ed oggi si tende a dare più tutela all’arte che all’immagine in generale. Alla fine del 1800 si
può
registra una Formenmuellg, ovvero una stanchezza della forma, una spossatezza della ricerca mimetica, che
già aveva notato il filosofo Cassirer, l’arte è una forma simbolica
sta lasciando il posto ai primitivismi. Come
(concetto che Panofsky adatterà alla prospettiva). Rossana Bossaglia (la quale dimostra ne “il giglio, l’iris, la
rosa” che la decorazione floreale è suscettibile di essere vista come tessuto connettivo europeo) è una delle
massime esperte sull’arte di questo periodo, e descrive l’arte coeva come sotto il segno del modernismo, dal
momento che il termine Liberty è piuttosto abusato, nonché generico.
Nel caso dell’Italia il Liberty è piuttosto raro, poiché è pesantemente mescolato con il revival cinquecentesco,
con il classicismo (espresso soprattutto nello stile Umbertino) e con la propria storia dell’arte (tendenza
riscontrata anche nell’arte contemporanea, con le opere di Festa e Paolini). La storia dell’arte, infatti, in Italia,
“esce dalla porta ed entra dalla finestra”. La ricerca Liberty si alterna con quella esotica delle Muse d’oltremare
Oceanine di Gauguin (il quale aveva un forte interesse antropologico). Matisse, Picasso, in seguito,
ringiovaniranno le forme dell’arte, ispirandosi alle maschere africane, tanto esotiche quanto primitive e il
primitivismo è come un filo rosso che va da Picasso a Basquiat.
Slide con la mappa dell’Europa nell’anno 1900: la vediamo composta di grandi blocchi, come l’impero austro-
ungarico (che Musil, ne “L’uomo senza qualità”, chiama “regno di kakania> da kaka> kaseiriche kareinien),
dove l’Imperatore ha il titolo di SMIRA (sua maestà imperiale, reale e apostolica), il blocco dell’impero
prussiano degli Hoenzollern, quello ottomano.
Dal punto di vista della tecnologia, nel 1886 Benz crea la prima automobile, la “Patent motorwagen”, ma tante
altre meraviglie tecnologiche vengono mostrate all’esposizione del 1889 di Parigi, con l’inaugurazione della
(cfr. Barthes ‘La tour Eiffel’). Nel 1895 Marconi fa le prime prove per la radio e, in generale, le
tour Eiffel
distanze si accorciano. A livello visivo si elimina la distanza prospettica (ricordarsi di cosa diceva Leon Battista
vanno “quasi in infinito”, rivelando la sua visione ancora tolemaica), le
Alberti, ovvero che le rette ortogonali
figure si sintetizzano e appiattiscono. Lo Zeitgeist si basa adesso sulle tecnologie fondate
sull’elettromagnetismo, che cambiano tanto il mondo quanto l’arte. Le onde radio, o comunque
elettromagnetiche sono rappresentate in modo curvilineo, ed è proprio l’onda curva ad essere tipica del Liberty,
sia essa elettrica che espressione della natura naturans. Nel 1882 l’Italia è nella triplice alleanza (foto con
di Prussia e Francesco Giuseppe), e in questo momento l’Italia ha il panorama
Umberto I, Guglielmo
germanico come riferimento, e la prova ne è il padiglione di D’Aronco all’esposizione di Torino del 1902.
I punti fondamentali sono SUPERAMENTO del criterio mimetico-naturalista e CRISI del principio di
verità. Per quanto riguarda il principe di verità, semplificando brutalmente, possiamo notare che la gara con
la natura continua dall’età classica all’impressionismo (Caillebot, Monet), una corrente ancora legata alla
cosiddetta “triade ideale”: prospettivismo, mimesi, naturalismo. L’Italia sabauda (la cui marcia reale scritta da
Giuseppe Gabetti ben si accorda al clima musicale dell’epoca), vede la capitale prima Torino, poi a Firenze
il “piano Poggi”, che demolir a interi quartieri per
dove, a partire dal 1865, verrà modernizzata attraverso
costruire la zona in stile parigino di piazza della Repubblica. Firenze sarà capitale fino al 1871, ed è il luogo
in cui nasce il movimento della macchia, che non è però limitato alla sola Toscana. Comprensibilmente
Firenze, in questi anni è un baricentro di esperienze, artistiche e intellettuali, con diverse provenienze,
1
soprattutto meridionali. A livello internazionale, i macchiaioli possono essere avvicinati alla scuola di
Fontainbleau. La situazione artistica italiana del periodo si caratterizza per:
ricerca identitaria che va al di là dell’eclettismo e del realismo
1-grossa
2-superamento delle scuole regionali italiane
3-aggiornamento sulle novità europee (molti pittori italiani vanno infatti in Francia, attirati dalla scuola di
Barbizon. e la “gara
Il periodo post-unitario è caratterizzato dalla crisi del principio di verità del naturalismo-verismo
con la natura”, come la chiamava Riegl, per riprodurla sembra non avere più senso. I naturalismi agivano come
lo scultore della Magna Grecia di cui parla Plinio il Vecchio, il quale doveva scolpire una statua a Venere e
non riusciva a trovare una modella, così fece una specie di collage con le parti più belle delle donne di Crotone.
Abbiamo ascoltato la marcia reale, composta per Carlo Alberto, è tipicamente ottocentesca, con i suoi fiati e
Sia la marcia che l’inno
le sue percussioni, anzi è quasi ballabile. di Mameli sono ben confacenti alla
“psicologia nazionale”, ammesso che esista, che vede l’Italia come un paese gioioso e appassionato. Firenze
non viene pensata come capitale definitiva, l’obiettivo era sempre Roma, ma era una città solenne, aperta alla
cultura. Non solo Firenze fu interessata dalle ristrutturazioni urbanistiche, ma anche Bologna, infatti via
Indipendenza è il risultato dello sventramento di un quartiere, così via Rizzoli (Gabriele D’Annunzio protestò
perché furono demolite delle antiche torri, ma non fu ascoltato. A Roma, in epoca fascista, fu fatta via dei fori
imperiali, ma già da prima era stata fatta via della conciliazione (e negli anni 30 sarà demolito il cosiddetto
borgo Vaticano). Il borgo aveva un’urbanistica barocca, teatrale, dove San Pietro sembrava apparire dal nulla.
vediamo nel film “La dolce vita”, dove Anita e Marcello girano per Roma in
Una situazione del genere la
automobile fra i vicoli, e arrivano davanti alla fontana di Trevi nella celebre scena. Tornando a Firenze, essa
fu il baricentro della cultura e dell’arte, che non è più improntata alla toscanità, bensì al nazionalismo (ricerca
di un’arte identitaria, superamento delle scuole regionali).
La macchia precede di qualche anno gli impressionisti francesi (che sono la generazione degli anni 40), infatti
C’è uno scambio tra Italia e Francia, con gli italiani che si recano a Barbizon
nascono negli anni tra i 20 e i 30.
per modernizzarsi, mentre i pensionnaires dell’Accademia vengono in Italia per subire il fascino dell’antico.
II naturalismo francese è simboleggiato dalla “funerale a Ornan” di Courbet: infatti non c’è disegno, i colori
vengono da chiamati a e vi è la presenza del pittoresco nei paesaggi, così come i caratteristici dipinti naturalisti
francesi (Wolfflin malerish).
Concentriamoci adesso sul blasone borbonico per analizzare alcuni esponenti meridionali molto importanti per
la pittura italiana: vediamo la presenza del giglio di Francia, poi simbolo degli Angiò, che governavano in
Spagna e nel regno di Napoli. A fine ottocento nel meridione il paesaggismo arcadico aveva ancora vita
fiorente con la scuola di Posillipo.
LA PITTURA ITALIANA:
BENIAMINO DI FRANCESCO: nel 1837 dipinge un paesaggio con una natura virginale e una bimba
spaventata da un serpente, è un artista molto valido, ma poco conosciuto.
e napoletani d’adozione, dipingono temi quotidiani: di
GIUSEPPE E FILIPPO PALIZZI: abruzzesi di nascita
Giuseppe vediamo “accampamento di zingari”, una prova che guarda molto alla pittura del settecento, senza
traccia di realismo sociale; infatti gli alberi e boschi sembrano avere una personalità magica, che sovrasta la
banale scena di genere. Già il “bosco di Fontainbleu” mostra una pittura più a macchia, che presume la
conoscenza di Corot. C’è una vicinanza fra la macchia e l’informale notata da Francesco arcangeli che
chiamava l’informale italiano degli anni 50 “l’ultimo naturalismo”. Non c’è nei Palizzi l’attenzione alle fatiche
umane, ma esse sono accennate, ad esempio dalla presenza degli asini, mentre l’attenzione è tutta sulla natura.
Di Filippo vediamo “dopo il diluvio”, un paesaggio campavano con animali esotici.
“gli angeli portano in cielo i corpi dei martiri” è un quadro particolare
DOMENICO MORELLI (1823-1901):
poiché Morelli non è un naturalista attento al paesaggio e alla natura, bensì veste i personaggi biblici e
2
mitologici in panni veristi. Questo quadro fu esposto ad una mostra napoletana negli anni 50 e il re di Napoli
ci vide “un pensiero”, ovvero vicinanza all’attualità politica, per la sua urgenza visiva e l’incisività, che
rendevano la prova molto distante dai quadri di Hayez, che hanno un sapore neogotico e scenografico.
“Torquato tasso ed Eleonora d’Este” (1864), quadro dal tema romantico, vediamo la presenza della macchia
nel cuscino, e nel libro letto dal poeta, mentre ne “gli iconoclasti” del 1855, notavamo invece la qualità
fotografica.
La fotografia nasce nel 1839, e il suo rapporto con l’arte è complicato, da una parte la fotografia incalza l’arte
a imitarla, dall’altra propone all’arte la sfida di una pittura non mimetica (alcuna pittura sembra voler anticipare
e quasi preparare il terreno per la fotografia). Baudelaire non ama la fotografia, e non riconosce come artisti
fotografi, chiamandoli “adoratori del sole”. Prova molto famosa di Morelli è la “tentazione di Sant’Antonio”,
un quadro che risente dell’ispirazione di Bosh. Parlando
del 1878 dove donne procaci appaiono sotto la stuoia,
di sé, Morelli disse “io sentivo che l’arte era di rappresentare figure e cose non viste, ma immaginate e vere ad
un tempo”, la storia quindi viene presentata in termini quotidiani e lasciato la “iconoclasti” è un
rotta degli
omaggio a Palizzi.
Per orientarci diremo che nella pittura del tempo troviamo:
1-VERISMO DEI TEMI, dai temi contadini e dai paesaggi si passa poi al verismo sociale, i soggetti veri sono
quindi sociali
2- VERISMO DELLA VISIONE, è una pittura storica tecnicamente verista ma romantica nel tema. In pratica,
ha alla base la realtà ottica, ma poi la veste di panni storici.
Un esempio di pittore verista della visione è il foggiano, trasferitosi poi a Firenze FRANCESCO SAVERIO
che ritrae nel 1865 il “funerale di Buondelmonte”, episodio tratto dalla lotta di tale casato contro
ALTAMURA,
gli Albizi, risalente al 13º secolo ma rappresentato in modo realistico. Altri esempi sono BERNANDO
“Torquato
CELENTANO che rappresenta tasso infermo a Bisaccio”, in un paesaggio molto scarno e VITO
D’ANCONA, “lezione di pianoforte” vediamo una grande qualità dei tessuti, mentre “la vendita del dipinto”
ha già il gusto macchiaiolo. Da Venezia a Firenze arriva GUGLIELMO CIARDI, con le “vele in laguna”, dal
sapore monetiano, e da Verona arriva VINCENZO CABIANCA con le sue candide monachine, con un quadro
dal formato basso e orizzontale, da predella.
I MACCHIAIOLI: centro di ritrovo degli artisti macchiaioli è il Caffè Michelangelo (raffigurato da Cecioni).
Sono artisti eterogenei che accolgono il napoletano GIUSEPPE ABBATI, che nel suo “chiostro, con marmi di
Carrara scintillanti, mostra una grande bidimensionalità e sintesi, concetto a cui i pittori italiani arrivano prima
RAFFAELLO SERNESI: I suoi “tetti al sole”, nel 1861, mostrano uno scarsissimo orientamento
dei francesi.
prospettico, e troviamo già in nuce l’à plat. La realtà viene suggerita, non descritta, e confrontiamo questo
quadro con la prima fotografia della storia, scattata da NIEPCE, dove però la luce non è corretta per i lunghi
tempi di sviluppo. La fotografia su carta con negativo, nota anche come callotipo, fu inventata da TALBOT,
ed era riproducibile a differenza del dagherrotipo. La macchia è un movimento toscano, ma di respiro nazionale
e ci sono due aspetti fondamentali dei macchiaioli che dobbiamo evidenziare: la tendenza sintetica, e l’uso
della tarsia, importanti al livello internazionale. Lo sviluppo della macchia andrà diversamente con Bernard e
le sue donne bretoni in un prato. Fattori è più vicino alla natura, Bernard la idealizza. I macchiaioli però
risultano un po’ provinciali degli impressionisti e vengono criticati tantissimo da Roberto Longhi, che li
sottovaluta (buonanotte signor Fattori)
“il muretto” vediamo temi militari, ma non eroici, più di bivacco e “La rotonda di
GIOVANNI FATTORI:
Palmieri”, del 1866, raffigurante un celebre stabilimento balneare e caratterizzato da un grande sincretismo.
Questo però non è il sincretismo che punta al fiabesco e al misticismo nabis, ma anticipa il fumetto di Andy
dei primi dell’ottocento, che in Toscana aveva avuto molto
Warhol. In generale, fattori risente del purismo
successo. 3 “dalla
Altro importante macchiaiolo è TELEMACO SIGNORINI, su cui Longhi scriverà un articolo derisorio
macchia alla macchietta”. Quest’artista tende a banalizzare la rappresentazione, va verso il bozzetto, ed è
caratterizzato dall’alternanza dei chiari e degli scuri non mediata dal tonalismo.
DE NITTIS: pugliese, di formazione napoletana e frequentazioni fiorentine, non si lascia tentare dagli svapora
mentre l’impressionismo finché non va in Francia e si lascia affascinare da Monet, di cui riprenderà le
caratteristiche nei suoi quadri londinesi. Dall’estero questo pittore prendessero più di quello che dà: il suo
periodo migliore è il primo quello italiano è fortemente macchiaiolo, mentre negli anni 80 continuerà la sua
ricerca ispirata agli impressionisti.
ma con esperienze all’estero, è campione della crisi del principio di verità. A Firenze
NINO COSTA: conosce
i macchiaioli, ma si lascia ispirare anche da Corot. Predilige il formato a predella, come vediamo in “Donne
che imbarcano legna ad Anzio”, la sua prova più celebre, dove non c’è però intento sociale, ma puro folklore.
Costa, infatti, filtra il vero col sentimento, e predilige particolarmente il tema folkloristico. In Uk fonderà il
“Golden Club”, in Italia la “Scuola Etrusca”: nel periodo britannico si avvicina ai Preraffaelliti, specie a
Leighton (ragazza che medita l’Amleto, con una cornice finemente intagliata in stile neorinascimentale). È il
fondatore della società “In arte libertas” che organizza mostre. “Leda”, 1900, dipinta sovrapponendo i piani,
con un ampio e arioso panorama e in primo piano riferimenti ai proto-simbolisti francesi. La società era molto
anticonformista: rifiutava i finanziamenti pubblici, ma si dedicheranno alla creazione dell’apparato
monumentale romano.
L’AMBIENTE MILANESE: cosa succede in Lombardia negli stessi anni? C’è un clima di realismo di tensione
verso la luce, ma con afflati sentimentali e mistici dominato dalla SCAPIGLIATURA. Nel dibattito nazionale
Milano è il luogo dove si indaga la luce (e ne risentirà Previati), però la scapigliatura è bohéme, non è
avanguardia, ma l’anticipa nell’insofferenza alle regole. La scultura scapigliata (Grandi, monumento alle
cinque giornate a Milano) è senza dubbio importante, ma lo scultore fondamentale è me dardo Rosso,
vagamente scapigliato, artista molto sperimentale soprattutto con i materiali. Fra i pittori citiamo DANIELE
RANZONI e TRANQUILLO CREMONA: potremmo scambiarli, come Cremona, per impressionisti, ma non
lavorano all’aria aperta, hanno una pittura dai toni troppo scuri per esserlo. Non c’è però una vera e propria
verità ottica, possiamo vedere un leggero filo rosso con la tradizione leonardesca dello sfumato. Potremmo
appesantita però dall’afflato romantico.
definire la ricerca scapigliata come para-impressionista, LUIGI
CONCONI: la foto del suo atelier era ci riporta quasi un laboratorio d’anni l’amante, vediamo teschi, maschere
ed animali rinsecchiti, un tema, quello della morte, che assilla gli scapigliati.
L’AMBIENTE ROMANO: nasce il neomichelangiolismo (Bossaglia denuncia la confusione col liberty), arte
–
che mostra letteralmente- i muscoli (Costa invece riprenderà più Raffaello), di GIULIO ARISTIDE
SARTORIO, artista che per un lungo periodo è stato dimenticato. È certamente influenzato dai Preraffaelliti,
ma anc