Psicologia cognitiva
Processi cognitivi
I processi cognitivi sono i processi sottostanti al nostro comportamento; sono sequenze di operazioni. Non sono visibili, ma sono inferibili. I processi cognitivi sono attivati perché abbiamo un cervello, grazie al quale abbiamo la mente e quindi ci relazioniamo con il mondo.
Principio dell'economicità cognitiva
Noi cerchiamo di fare le cose con il minor sforzo possibile.
Mente
C'è la mente perché c'è il cervello. La mente non è né l'anima, né il cervello.
Psicologia
La psicologia è una scienza. La storia della psicologia è legata all'evoluzione dei paradigmi di indagine. La psicologia osserva e studia la mente e il comportamento umano.
Ambiti della psicologia
- Psicologia clinica
- Psicologia dello sviluppo
- Psicologia dell'educazione
- Psicologia sociale e del lavoro
- Psicologia sperimentale
Psicologia cognitiva
La psicologia cognitiva studia i processi tramite cui l'input sensoriale viene trasformato, ridotto, elaborato, immagazzinato, recuperato e usato. Nel 1967, Ulric Neisser pubblica un libro fondamentale nella storia delle ricerche in psicologia, "Psicologia cognitivista".
Presupposti della psicologia cognitiva
La psicologia cognitiva è un sistema simbolico a capacità limitata che interagisce con l'ambiente (esterno e interno) e compie una serie di operazioni. I fenomeni studiati sono queste operazioni, chiamate processi mentali. I processi mentali sono le sequenze di operazioni eseguite a partire da un input e che conducono a un output. Gli input e gli output sono osservabili e misurabili, mentre i processi mentali si possono solo inferire. Questo schema è stato considerato in modo diverso dalle varie correnti di pensiero.
Cenni storici
Strutturalismo
La psicologia si può far nascere come scienza con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale ad opera di Wundt nel 1879 a Lipsia. Lo strutturalismo studia la struttura della mente; studia cosa e come sono i processi mentali. Secondo gli strutturalisti, la mente è formata da tanti elementi, che la compongono come un mosaico di sensazioni, emozioni e concetti. Per capire come si formano le percezioni complesse (rappresentazione del mondo esterno) si devono analizzare le sensazioni elementari causate dall'esperienza immediata. Gli strutturalisti cercano di analizzare gli "atomi psichici", cioè le sensazioni elementari causate dall'esperienza immediata. Per fare ciò viene usata l'introspezione, cioè si guarda dentro la propria mente e si descrive quali sono gli elementi che compongono i contenuti mentali durante la percezione di uno stimolo. Per fare ciò è necessario un rigoroso addestramento, per riportare le sensazioni elementari e non quelle complesse, frutto dell'esperienza passata.
Limiti dello strutturalismo e dell'introspezione
- Non tutti possono riferire verbalmente le proprie sensazioni (es. bambini, malati mentali, animali). Ciò compromette la finalità stessa della scuola (studio della struttura della mente, non solo di adulti istruiti all'introspezione).
- Non viene considerata l'attività inconscia, anch'essa responsabile del comportamento umano.
- L'esperienza della sensazione elementare che è suscitata dagli oggetti è comunque una stimolazione sensoriale che è soggettiva.
Funzionalismo
Il funzionalismo nasce negli Stati Uniti ad opera di James (1890) e Dewey (1896). Il comportamento umano viene considerato come un processo di adattamento all'ambiente, e allo stesso modo vengono considerati i processi mentali. La psicologia è interessata a studiare la natura e le caratteristiche delle funzioni mentali. I processi mentali vengono considerati come il risultato evolutivo dei processi funzionali che nell'uomo mediano il rapporto tra l'ambiente e i bisogni dell'uomo stesso (questo ha origine dall'Evoluzionismo di Darwin). Quindi funzioni fisiologiche e funzioni psichiche vengono considerate allo stesso livello.
Psicologia della Gestalt
La psicologia della Gestalt sorge in Germania nel 1912 ad opera di Wertheimer, in opposizione alle concezioni atomistiche. Gestalt significa configurazione o forma organizzata. Wertheimer condusse un esperimento sul movimento stroboscopico: si presenta una sequenza di immagini fisse intervallate a momenti di buio della stessa durata. L'osservatore non percepisce immagini statiche intervallate a momenti di buio, ma vede un'immagine dinamica. Secondo la teoria ingenua, noi vediamo quello che esiste nel mondo, cioè la realtà percettiva e la realtà oggettiva coincidono. Invece, secondo la psicologia della Gestalt, ciò che conta è la totalità di un fenomeno, non le singole parti. L'intero è diverso dalla somma delle singole parti che lo compongono. Es: si percepisce prima l'H grande (il totale) e solo dopo, più lentamente, le S che la compongono (le singole parti). Interessa quello che si vede, non quello che si sa. Il metodo fenomenologico è il metodo impiegato dalla psicologia della Gestalt. Consiste in un'osservazione di tipo bottom-up dei fenomeni, e assume che ciò che percepiamo sia solo ciò che appare durante l'osservazione. Quindi, per i gestaldisti, l'esperienza passata non ha nessuna importanza.
Comportamentismo
Il comportamentismo nasce nel 1913 negli Stati Uniti ad opera di Watson. Il comportamentismo si può chiamare psicologia stimolo-risposta (S-R). L'oggetto di studio è il comportamento osservabile (l'insieme delle risposte muscolari e ghiandolari), non i processi mentali (che sono una scatola nera perché non possono essere studiati). Condizionamento classico: è un processo di apprendimento in cui uno stimolo inizialmente neutro, dopo ripetuti abbinamenti con un secondo stimolo in grado di produrre naturalmente la risposta, viene associato a quest'ultimo diventando uno stimolo condizionato. Pavlov (1849-1936) usa il condizionamento classico (esperimento sulla salivazione dei cani alla vista del cibo). Condizionamento operante: è un processo mediante il quale un comportamento può essere condizionato per mezzo di stimoli. Skinner (1904-1990) usa il condizionamento operante (skinner box: gabbia con pulsante e distributore di cibo).
Crisi del comportamentismo
Negli anni '60 c'è la crisi del comportamentismo, perché limitarsi a studiare solo il comportamento osservabile si dimostra un approccio sterile. Tra gli stessi comportamentismi nasce il neocomportamentismo. Esso ammette l'esistenza di componenti psicologiche non manifeste che agiscono tra il momento di presentazione dello stimolo e il momento di emissione della risposta, per influenzare quest'ultima. Quindi si passa dalla psicologia S-R (stimolo-risposta), alla psicologia S-O-R (stimolo-organismo-risposta).
Cognitivismo
Il cognitivismo nasce nel 1967 ad opera di Neisser. Il cognitivismo è una corrente della psicologia nata con lo scopo di studiare i processi mentali sottostanti ai comportamenti, e i fattori che li influenzano. Secondo i cognitivisti, i processi cognitivi sono fondamentali per l'elaborazione delle informazioni e per la presa di decisione finalizzata alla risposta. Tutto quello che sappiamo della realtà è stato mediato non solo dagli organi di senso, ma anche da sistemi complessi che interpretano continuamente l'informazione fornita dai sensi. Questi sistemi complessi sono i processi cognitivi, che non possono essere visti dallo sperimentatore, ma la loro funzione può essere comunque inferita. La cronometria mentale è alla base dei primi studi di psicologia cognitiva con approccio cognitivista. I processi mentali non sono direttamente osservabili, ma producono variazioni in un parametro che è osservabile ed oggettivo, che si può misurare: il tempo. I processi mentali richiedono tempo. I processi mentali di diversa complessità richiedono tempi di reazione diversi: più il processo è complesso più i tempi di reazione sono lunghi. Il cognitivismo si diffuse e venne favorito dalla domanda militare prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. L'interazione tra i soldati e le interfacce belliche misero in primo piano il problema dell'human factors, con il quale si intendono tutti i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la prestazione umana durante la sua esecuzione. Dal cognitivismo si è sviluppata l'ergonomia che studia i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la prestazione umana durante la sua esecuzione. Quindi si costruiscono interfacce, strumenti, ambienti di lavoro, oggetti di uso comune che siano adatti ai punti di forza e di debolezza della prestazione umana. L'ergonomia si occupa dell'interazione uomo-macchina nelle componenti fisiche e antropometriche. L'ergonomia cognitiva considera la mente e i processi cognitivi messi in atto per interagire con la macchina o tramite un'interfaccia con cui si interagisce con la macchina. Lo scopo dell'ergonomia cognitiva è realizzare oggetti che permettano all'utente di eseguire il compito in modo naturale e semplice, in modo intuitivo. Dal cognitivismo si sono sviluppate anche le neuroscienze. All'inizio si studiavano i pazienti con danni cerebrali e il loro comportamento (caso di Phineas Gage, 1848).
Metodi di ricerca in psicologia
Certezza scientifica
I fatti possono essere definiti tali in modo certo quando sono verificabili e verificati veri. Le opinioni sono conoscenze soggettive e prive di certezze (rimangono sempre tali). Molte opinioni sono anche teorie (teorie ingenue). Si ha certezza scientifica quando un fatto è verificabile. Quando si ha acquisito certezza scientifica, il fatto diventa un fenomeno; allora lo si può prevedere. La prevedibilità di un fenomeno si ha se, e solo se, quel fenomeno si può replicare, date quelle circostanze nelle quali è stato osservato. Bisogna controllare anche l'inverso.
Dallo scetticismo alla verità scientifica
Si arriva alla verità scientifica mostrando scetticismo di fronte ai fenomeni che si osservano e di fronte alle spiegazioni che si possono dare a quei fenomeni. Le spiegazioni proposte devono essere considerate vere solo dopo che numerosi tentativi di spiegare i fatti in maniera alternativa si sono verificati sterili. Caso del cavallo Hans, del proprietario von Osten e dello psicologo Pfungst (1911): Von Osten, proprietario del cavallo Hans, era convinto che il suo cavallo fosse intelligentissimo così istruì il cavallo fino a metterlo in grado di compiere operazioni matematiche abbastanza complicate; inoltre gli insegnò nozioni di storia, geografia e scienze. Von Osten insegnò al cavallo a rispondere muovendo il capo per dire sì o no, oppure colpendo il terreno con lo zoccolo per dire i numeri. Molti scienziati, dopo aver esaminato Hans, conclusero che il cavallo era davvero in grado di leggere, comprendere domande e risolvere calcoli complessi. Invece lo psicologo Pfungst, dotato di una consistente dose di scetticismo, provò che il cavallo in realtà non era intelligente come affermava il proprietario. Pfungst bendò il cavallo e questi non fu più in grado di rispondere. Così concluse che l'unica grande capacità di Hans era quella di capire cosa doveva fare guardando gli altri. Gli indici percettivi sui quali Hans si basava per modificare il proprio comportamento erano dei piccolissimi movimenti o espressioni facciali delle persone presenti che conoscevano la risposta. L'utilizzo del metodo scientifico in psicologia è una conseguenza della condivisione che la psicologia ha con le altre scienze naturali dell'assunto di base, cioè il determinismo, una dottrina filosofica che concepisce ogni avvenimento dell'universo come causato da un altro evento che lo precede.
Metodo sperimentale
Il metodo sperimentale permette di comprendere i fenomeni naturali legandoli alle cause che li hanno determinati.
- Individuazione e descrizione del problema.
- Formulazione di una ipotesi. Si ipotizza una possibile relazione di causa-effetto tra due variabili (grandezze o fenomeni che vengono misurati o manipolati nel corso dell'esperimento):
- Variabile indipendente (v.i.) – variabile manipolata in modo sistematico; è ciò che si vuole misurare.
- Variabile dipendente (v.d.) – variabile misurata; dipende dalla manipolazione della variabile indipendente.
- Esecuzione dell'esperimento: osservazione e misurazione degli effetti della manipolazione della v.i. sulla v.d. Bisogna comparare le prestazioni del gruppo di controllo (gruppo in cui non viene fornito un compito con quella particolare manipolazione) con le prestazioni del gruppo sperimentale (gruppo in cui vengono manipolate le variabili).
- Raccolta dei dati ed elaborazione dei risultati: conferma (eliminazione dei casi opposti; si tenta di falsificare il risultato ottenuto) o falsificazione dell'ipotesi. Esempio: Verificare l'efficacia di un trattamento omeopatico rispetto a un trattamento tradizionale. Il ricercatore prende un gruppo sperimentale (trattamento omeopatico) e due gruppi di controllo (trattamento tradizionale e trattamento placebo) e rileva il punteggio di autovalutazione (su scala da 1 a 9) prima e dopo la somministrazione del farmaco.
| Trattamento omeopatico (v.d.) | Trattamento tradizionale (v.d.) | Placebo (v.d.) |
|---|---|---|
| 4,1 | 4,3 | 4,2 |
| 6,5 | 8,4 | 5,9 |
Con il trattamento placebo, le persone rispondono ai trattamenti nel modo in cui pensano che "dovrebbero" rispondere. Teorie ingenue: Teorie non sottoposte a controllo sperimentale. Artefatti: Anche il metodo sperimentale ha le sue trappole nascoste. In psicologia vengono chiamati artefatti i risultati dovuti a qualcosa di diverso da quello che si credeva di manipolare attraverso la variabile indipendente.
Studi di correlazione
Il metodo sperimentale non può essere sempre applicato. Infatti, in alcuni casi il ricercatore non può manipolare a suo piacimento la variabile indipendente. In questi casi vengono usati gli esperimenti naturali. Negli esperimenti naturali, che sono privi del gruppo di controllo, si confronta quello che determinate persone pensano o fanno “prima” che sia successo qualcosa, con quello che fanno o pensano “dopo”.
Esempi di situazioni in cui l'esperimento naturale è l'unica soluzione possibile:
- Un'azienda produttrice di un certo prodotto ha fatto una campagna pubblicitaria ipotizzando di influenzare le decisioni di acquisto dei consumatori. Per misurare l'efficacia della campagna pubblicitaria non è possibile ricreare le condizioni naturali in laboratorio, quindi è preferibile l'"imprecisione" dell'esperimento naturale.
- All'inizio degli anni '80, Reagan ridusse le tasse del 23% in due anni. L'attesa dell'amministrazione americana era un aumento dei consumi. L'aumento dei consumi non si verificò, perché la gente non si fidava, quindi risparmiò per quando le tasse sarebbero state aumentate di nuovo (ciò che avvenne).
Gli studi di correlazione misurano come due variabili variano insieme. Due variabili sono in rapporto di correlazione (e non di causa-effetto) quando al valore di una variabile varia anche l'altra (e non a seguito della manipolazione dello sperimentatore). Gli studi di correlazione consentono di individuare eventuali regolarità nelle variazioni tra variabili anche se non permettono di concludere che una variabile abbia causato la variazione dell'altra.
Coefficiente di correlazione
- Misura l'intensità della correlazione, cioè la forza di coesione tra due variabili.
- Indica la direzione della correlazione espressa in valori che possono oscillare da +1 a -1.
- +1 = Correlazione positiva massima tra due variabili.
- -1 = Correlazione negativa massima tra due variabili.
- 0 = Variabili non correlate.
Significatività e inferenza statistica
Sia per il metodo sperimentale, sia per gli studi di correlazione si possono fare inferenze statistiche, cioè calcolare la probabilità con cui i risultati ottenuti dipendono dalla manipolazione della v.i. e della v.d.
Metodo sperimentale: la variazione della v.d. è stata causata dalla manipolazione della v.i.
Studio correlazionale: le due variabili oggetto della ricerca sono legate tra loro.
Significatività statistica:
- Metodo sperimentale: I risultati della ricerca sono definiti statisticamente significativi quando la probabilità di sbagliare (cioè ritenere che i dati ottenuti sono l'effetto della manipolazione della v.i., quando in realtà sono dovuti al caso) è inferiore o uguale al 5%. Un risultato con un livello di significatività del 5% significa che con una probabilità del 95% la variazione osservata è stata causata dalla manipolazione della v.i.
- Studio correlazionale: I risultati della ricerca sono definiti statisticamente significativi quando la probabilità di sbagliare (cioè ritenere che le due variabili oggetto della ricerca siano legate tra loro quando in realtà non lo sono) è inferiore o uguale al 5%.
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