Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

tratta di una parola primitiva, affinché tu percepisca le regole di tutte le declinazioni e composizioni

perché le voci siano legate per il significato o per l’arte o per l’uso e perché siano generate, affinché

tu possa facilmente conoscere non solo le cose inventate ma anche affinché tu possa conoscere non

solo le parole nuove ma anche formare te stesso sia vocaboli, sia combinarle se sarà più facile (per

struttura formazione legata al Medioevo, no brevitas dei testi classici). Queste cose, credimi, aiutano

affinché tu venga agli effetti attraverso le legittime cause con una fatica facile e con una grande

illuminazione, non per effetto delle tenebre (ma) con difficoltà e dispendio di tempo, tu ascenda al

lume della causa cercata e a lungo investigata; certamente presso gli stessi ci sono quei principi

elaborati che, se tu cerchi con le cose posteriori, a stento potrai trovare. Ma perché io ti scrivo ora

queste cose dal momento che io tra poco parlerò con te personalmente dalle rovine? Allora vedrò

quanto sei progredito e, se mi sarà concessa la speranza di concepire, affinché io presto possa

balbettare le lettere greche. O quanto le mie sciocchezze si troveranno davanti a te e quanto anche

a Manuele Crisolora con la fatica della pazienza; quanto e con quale risata io vi scuoterò

quotidianamente! Tu sai i miei costumi, sai che non posso mai stare fermo, sai quanto sempre mi sia

giovato di insegnare quelle cose che possiedo e tu sai quanto io esiga in modo pressante le cose che

non conosco, e quanto per me sia sempre grato disputare anche riguardo cose che io non conosco;

e già con te posso valutare quanto da me soltanto sarete subissati di fatica a sufficienza quando

arriverete qui. Non so cosa sarà ma una grande speranza mi spinge ad abbracciare questi studi. Ora

guarda che cosa ti conviene. La prima cosa è che tu esorti Manuele; tu sai infatti che tu puoi fare ciò

senza mutamento di verità (veramente). Inoltre affinché all’arrivo quanto più velocemente possibile

possiate colmare la nostra aspettazione e fame di sapere e quanto sia grande non facilmente potrei

dire. In terzo luogo, prendi il maggior numero di libri che puoi. Fai in modo che non manchi nessuno

storico che possa essere reperito e nessun poeta tra i poeti che abbia trattato le favole. Fai anche in

modo che si possa avere le norme del versificare. Vorrei che tu portassi con te tutti i testi platonici e

gli autori dei vocaboli quanti si possano avere, dai quali nasce la difficoltà di tutta questa percezione.

Inoltre fai per me che tu compri tutto quello che puoi di Plutarco (soprattutto le Vite Parallele – le

prime ad essere tradotte; i traduttori traducevano magari la singola vita ma non l’argomentum

frammentazione dell’opera di Plutarco evidentemente era difficile- e Le operette morali – in seguito

perché trattavano argomenti più difficile da dare nella traduzione). Compra anche Omero in

pergamena in grosse lettere (si riferisce a un Omero antico, perché solo dall’ XI secolo si ha la

scrittura greca minuscola; integrità del codice legato all’antichità di questo) e se trovi qualche

mitografo prendilo (nel Medioevo circolavo raccolte di miti che s basavano molto su Ovidio; erano

una sorta di manuale- dizionario- elenco che venivano ampliamente usati soprattutto per la poesia).

Il prezzo lo assolveranno i compagni di Giannotto Biliotti (importante filo di studi sui personaggi citati

nelle epistole) ; e anche fa che, se Manuele Crisolora per caso mancasse di denaro, venga a lui stesso

con il mio nome. Infatti tua madre, tuo zio e il tuo parente ed io, che sono padre e padrino a te, tutti

gli altri cultori di te, Niccolò (mercante che aveva la passione per i libri, la cultura patristica e seguì le

lezioni del Crisolora; sono rimasti le sue revisioni filologiche ad alcuni testi; era appassionati di libri –

biblioteca personale molto consistente- e quindi lavorava con altri facendo la comparazioni di vari

codici e segnava le varie variazioni ; quindi era più interessato a studi filologici; personaggio

abbastanza criticato perché vestiva all’antica, entra in contrasto col Bruni ma mantiene una

grandissima amicizia con Poggio Bracciolini – questo, quando raccoglie il suo epistolario, gli dedica il

primo volume; quando muore Niccoli, Bracciolini scrive una lettera molto affettuosa verso l’amico

defunto; sappiamo che nel 1412 e 1413 contribuisce economicamente a far venire Guarino Veronese

14

a Firenze; aveva fatto un testamento nel 1430 in cui dava tutti i suoi libri al monastero camaldolese

di santa Maria degli Angeli, ma nel 1437 cambia idea e designa ben 19 esecutori testamentali che

hanno il compito di cercare un posto alla sua biblioteca affinché rimanga ad comunem utilitatem =

anticipazione della biblioteca; fra questi 19 esecutori c’è anche Cosimo de’ Medici, che fa costruire

dentro il monastero di San Marco una Biblioteca da Michelozzo questi libri verranno incrementati

dallo stesso Cosimo; nel 1408 fa sistemare la biblioteca di Giovanni Boccaccio, che aveva lasciato i

suoi a un frate del convento di Santo Spirito, poi i libri erano passati al convento e quindi alla fine

Niccoli a sue spese fa sistemare i libri in armadi in una stanza ) e Roberto (ha fatto una traduzione di

Aristotele ma è stato poco studiato perché il suo codice si trova a Londra; già al tempo di San

Tommaso, nel Duecento dal Greco con Irigo Cristippo, Aristotele circolava ed era stata la base della

pedagogia medievale; con l’arrivo di questi nuovi codici, ritraducono nuovamente Aristotele; ritorno

del Greco nell’Umanesimo ma alcune cose circolavano di già), siano fortemente desiderosi verso di

te. La tua comare migrò al Signore: questo è il venticinquesimo giorno dalla sua deposizione. In questa

cosa certamente non vorrei che tu rimanessi sconvolto. Infatti, come disse Aurelio Agostino, se la

divina provvidenza si estende fino a noi, cosa che minimamente bisogna dubitare (che non si deve

assolutamente dubitare), così è necessario che agisca verso di te come agisce. Se tuttavia ti ricordi di

onorare con dovere con un amichevole saluto al mio posto l’ottimo padre Demetrio (monaco di

origine bizantina che comunque viveva dentro santa Maria degli Angeli, questo darà i primi rudimenti

di greco ad Ambrogio Traversari, che tradurrà alcuni testi spirituali della patristica greca e solo alla

fine tradurrà Le vite di Diogene Laerzio, di cui si pentirà perché opera pagana la fortuna di questa

opera fu molto superiore ad altre che fece spirituali) e Manuele.

Firenze, ottavo Aprile.

In questo stesso periodo abbiamo la traduzione alla Lettera ad Aristea, per mano di Iacopo angeli

da Scarperia.

- Lettera scritta originariamente in ebraico nel II secolo d. C.

- Si parlava di due cose: 1. Biblioteca di Alessandria, in cui Bartolomeo d’Egitto ricostruiva

filologicamente i testi raccolti 2. Bartolomeo aveva poi fatto una riunione in cui 70 traduttori,

per miracolo divino, tradussero l’Antico testamento.

- Questa Lettera diventerà l’accessus alla Bibbia sia latina che greca, ma anche alla vulgata di

Girolamo.

- Proprio in questi anni c’è una traduzione in latino un codice conservato nella Biblioteca

Laurenziana, che è indicata a un certo Tedaldo della Casa, corrispondente di Petrarca. Questa

traduzione non è indicato chi fosse il traduttore e si pensava con alcuni studi che fosse stato

Bruni o Iacopo Angeli da Scarperia, perché giovane vicino al Salutati e che aveva assistito alle

lezioni del Salutati.

- Il Crisolora porta un codice greco (che ha come introduzione la Lettera in questione) in Italia

con e Iacopo Angeli da Scarperia traduce

All’interno di un’opera (De Faber et Fortuna) del Salutati c’è una sorta di excursus in cui si spiega

come nascono gli errori dei copisti, come vengono corrotti i testi e la soluzione che egli dà è quello

di costituire biblioteche pubbliche al capo delle quali ci sia un bibliotecario filologo.

15

Vat. Lat. 1801, copista Iohannes Lamperti de Rodenberg (13 luglio 1452), soscrizione di Lorenzo

Valla: Io Lorenzo, su ordine del santissimo Signore Nostro Niccolò V, ho

ricontrollato questo codice di Tucidide, che non fu mai o scritto o adornato

presso gli stessi Greci in modo più magnificente, con Giovanni che lo aveva

scritto in questo modo egregio. E dunque ho sottoscritto questo con la mia

mano affinché questo codice fosse archetipo della mia traduzione da cui

tutti gli altri esemplari possano essere emendati.

- Siamo nel 1452, Lorenzo Valla traduce di Storie di Tucidide e il copista le ha trascritte. Una

volta trascritta, valla e il copista ricontrollano il testo. Quindi poi Valla lascia il codice in

Biblioteca in modo che diventi l’archetipo di tutti gli altri codici importanza dei testi

corretti nelle biblioteche pubbliche = chiunque voglia trascriverlo deve trascriverlo dal codice

autorizzato (archetipo = primo della tradizione).

- Niccolò V proverà a fare una cosa del genere che ha come modello la Biblioteca di

Alessandria (raccoglie il più possibile; correttezza testuale e filologica dei testi questo può

avvenire perché c’è un bibliotecario filologo)

16

LEONARDO BRUNI

L’epistoalario

Caso esemplare dell’articolo di Marti (convegno nel 1960): quando si parla di epistolario parliamo

di un’opera che l’autore decide di pubblicare, di portare a uno stadio di completezza. Raccogliere le

proprie lettere non è un’operazione semplice perché è una selezione fra ciò che si vuole e ciò che

non si vuole mettere.

- Es. Leonardo Bruni decide a un certo punto di fare l’epistolario ma non ce l’aveva tutte,

quindi scrive ai destinatari e gli chiede di mandargli una copia (a volte sì, a volte no).

➢ Quando costruisce l’epistolario le mette in un ordine che lui ritiene plausibile (non

sempre in ordine cronologico, ma potrebbe essere in orine di temi) comunque

revisione del testo (lavoro di edizione)

➢ Una prima volta pubblica il suo epistolario in 8 libri e prima di morire in 9 libri.

Le lettere del Bruni:

1. Epistolarum Libri VIII, recensum Laurentio Mehus (1741), edited by J. Hankins. I-.II, Roma,

Edizioni di storia e letteratura, 2007

- Dopo questa edizione del Settecento c’erano stati tentativi di fare ed. critica, quindi si decise

di fare una edizione anastatica.

2. F.P. Luiso, Studi sull’epistolario di Leonardo Bruni, a cura di L. Gualdo Rosa, Roma 1980 (studi

storici +, fasc. 122-124)

- Luiso aveva sistemato le lettere del Bruni in ordine cronologico (nel 1914-15) e aveva inserito

quelle lettere fuori dall’epistolario che aveva ritrovato in vari manoscritti

- Indica una lettera dall’ implicit e dall’explicit e scrive un breve regesto, mentre quello che

non c’erano (estravaganti) vengono pubblicate completamente.

- Alla fine dell’Ottocento nascono Istituti per gli studi del Medioevo ecc. e si fanno promotori

divari studi; Luiso si era fatto promotore del lavoro su Bruni ma era rimasto bozza a causa

della G.M., quindi la Gualdo Rosa nel 1980 riesce a pubblicare questo materiale.

Bertalot : tedesco che lavorava presso la biblioteca vaticana; non era riuscito però ad arrivare a una

edizione del Bruni.

- Ha fatto i così detti Inizia Prosae e Inizia poesiae: nel guardare i vari manoscritti, lui segnava

l’incipit sia di un testo in prosa che in poesia in varie schedine che poi furono pubblicate dalla

studiosa tedesca Hahner Jaitner

- Doveva fare l’edizione delle lettere di Bruni ma poi ha prodotto lo strumento degli inizi.

3. Censimento dei codici dell’epistolario di Leonardo Bruni, I, Manoscritti delle biblioteche non

italiane, a cura di L. Gualdo Rosa, Roma 1993 (Nuovi studi storici, 22)

- lavoro di censimento da cui si può partire per una qualsiasi ed. critica dell’epistolario

4. Per il censimento dei codici dell’epistolario di Leonardo Bruni. Seminario internazionale di

studi (Firenze , 30 ottobre 1987), Roma 1991 (Nuovi studi storici,10)

17

- discorso di voler mettere in piedi una edizione critica e pensavo che Viti e la Gualda Rosa

potessero farlo insieme maa nn si trovarono d’accordo.

5. J. Hankins, Repertorium brunianum. A critical Guide to the writings of Leonardo Bruni, I,

Handlist od manuscipts, Roma 1997 (fonti per la storia dell’Italia Medievale. Subsidia. 5)

- È un lavoro di censimento di tutti i manoscritti contenenti tutte le opere bruniane. Sulla

spinta dell’iter italicum di kristeller.

6. M.C. Davies, The senator and the Schoolmaster. Friends of Leonardo Bruni in a new Letter,

“Humanistic Lavaniensia”, 33 (1984), pp. 1-21

- Pian piano furono ritrovate varie altre lettere del Bruni

L’epistolario del Bruni diventa col tempo come modello perché modello per formulario di lettere

(ha una fortuna enorme nella cultura moderna) Opera che ha avuto fortuna fin dalla sua stampa.

La vita

Circola intorno al gruppo dei giovani del Salutati ed è il più prolifico dei traduttori.

- Traduce alcune orazioni di Demostene

- Entra in polemica su come si traduce con Cartagena.

- Traduce gli Echonomica di Aristotele, testo che risuscita l’attenzione dei contemporanei

perché tratta dell’economia familiare

Concilio di Costanza nel 1414: nuovo pontefice (Colonna) che porterà la sede pontificia stabilmente

a Roma.

Nel periodo in cui è cancelliere diventa protagonista del concilio di Ferrara- Firenze, che era nato

per l’unione delle Chiesa Romana e di Bisanzio.

- Anche imperatore Costantino VIII

- Attraverso il trasporto fluviale erano arrivati alcuni libri dall’abbazia di Pomosa, alle foci del

Po

- Bruni aveva portato il concilio a Firenze

- Scriverà una costituzione della Repubblica di Firenze e la scriverà in greco

Segretario presso la Curia di Roma (Innocenzo VII papa)

Laudatio fiorentinis

- È una laudatio (genere abbastanza comune per quanto riguarda la storia delle città, che parla

delle origini cittadine ) che non fa un aggancio a una situazione contemporanea ma con la

grecità rapporto Firenze – Atene (Atene che emerge in autori come Sofocle, o in filosofia

con Platone e Aristotele)

Dialogi 

- Costituiti da due dialoghi in due libri; personaggi sono ancora vivi Salutati, Bruni e Vergerio

- Su questa opera hanno molto insistito vari studiosi ed è stata avanzata l’ipotesi che l’opera

sia stata concepita in due momenti diversi e lontani

18

Historiae popoli fiorentini

- Primo testo di ricerca storica

- Parti altamente retoriche dialoghi di alcuni condottieri che vengono presentati come

esempi di oratoria.

- Le orazioni di questo libro verranno estrapolate e diventeranno operette a se.

Leonardo Bruni scrive anche un commentarium su suoi tempo a partire dal 400 facendo un’opera

di storia moderna.

- Si inserisce perfettamente nella teoria della storia di Guarino Veronese: scrivere storia come

testimone degli eventi perché lasciare le testimonianze anche al futuro.

Alla sua morte furono pronunciate delle orazioni particolarmente ricche.

Aspetto del Bruni cancellieri su cui sono stati fatti dei recenti studi sull’epistole politiche (diverso

dalle epistole private dell’epistolario)

Leonardo Bruni, Lettera a Niccolò Niccoli (15 marzo 1407), in F. P. Luiso, Studi sull’epistolario di

Leonardo Bruni , a cura di L. Gualdo Rosa, Roma 1980, pp. 28-30

Il libro è cosa pubblica: la lettera parte da questo punto, che lo scambio dei libri rende un patrimonio

comune con gli amici (si parla di due libri: una decade di Tito Livio, De batthesimo di Sant’ Agostino)

Datata 15 marzo 1407, questa lettera è tratta da 3 codici: codice della Laurenziana, un codice senese

e il codice Marciano.

- Il Luiso segue il codice senese: non dà le varianti tra un testimone e un altro ma decide di

seguire quello che a lui sembra il testo migliore.

- Ed. critica: 1. censimento dei testimoni (CRANZ) 2. collazione (confronto delle varianti

testuali) 3. Sistemazione del testo 4. Apparati

Questa è una lettera inedita, cioè una lettera che il Bruni aveva esculo dalla pubblicazione del suo

epistolario.

Testo:

non ti ringrazio per questi libri bellissimi e ornatissimi che tu hai dato a me in dono di recente. Infatti

dal momento che esiste una santissima legge dell’amicizia la quale comanda che tutte le cose siano

comuni tra gli amici non vedo perché o tu ti alieni da te questo dono, o io sono più ricco di prima;

infatti ritengo che sono miei anche tutti gli altri libri che sono di te e ritengo che sono tuoi qualunque

libro che io posseggo. Io ritengo che non c’è nessuna eccezione in questa legge e tanto meno nei

libri poiché quelli sono stati lasciati a noi quasi per una eredità comune. E se tuttavia questi discorsi

di liberalità ti piacciono, affinché io stesso non sia inferiore a te, ti mando e ti elargisco quei due libri

che io ho dato al nostro Riccio per portare a te, una decade di Livio, il secondo del De bello Punico

di scrittura assai antica e il libro del Battesimo di Aurelio agostino, anch’esso antichissimo. Tu

potresti dire “io ricevo molto volentieri il tuo dono, per conto desidero sapere come tu li hai avuti”.

19

Questa cosa non è necessario ma se a te piace tuttavia io te la racconterò brevemente. Il sommo

pontefice mi ha dato il libro del battesimo (siamo nel 1407 e quindi al tempo di Gregorio XI). Per

quanto riguarda la decade, affinché tu possa sapere tutto, mi sembra di ripetere quello che ho detto

prima. Un certo cittadino romano mi aveva mostrato una pietra con Narciso che si specchiava

nell’acqua, che diceva di aver trovato a Ostia mentre scavava, io con animo felice aspettavo lui

affinché gratificare ti potessi, tu che sei amante di queste cose (Parla di un civis romano che gli ha

proposto una pietra dove era scolpito la figura di narciso che guardava se stesso nell’acqua-

bassorilievo, trovato da questo signore a Ostia mentre scavava; importanza soprattutto delle

epigrafi). Avevo stabilito infatti che avrei mandato a te quell’oggetto il più presto possibile. In verità

laddove colui che mi aveva promesso ha infranto la mia fiducia col differire e il mentire ed io ormai

stanco ho lasciato perdere, un’altra persona venendo a me di sua volontà ha offerto a me questa

decade. Lo prendo volentieri, lo leggo, mi piace. Ho iniziato tra me e me ad agitarmi su cosa si doveva

fare affinché una volta che ormai alla fiducia ormai infranta del Narciso non conservassi in Livio:

vedevo che era ingiusto quello che faceva ma il desiderio lo superava. Ma trovai quella sentenza in

Euripide: “ se qualche delitto bisogna fare è da violarsi per i libri, per tutte le altre cose manterrò la

fedeltà”. Si aggiunge il fatto che il padrone di quel libro non era abbastanza colto in questi nostri

studi (il fatto che ci fosse una piccola cerchia di persone che guardavano all’antichità con occhi

diversi; nuovo tipo di studi rispetto ad altri) e il fatto che io ero pronto a dare dei soldi; e in qualche

modo ciò mi concedeva qualche scusante. Comunque sia invio a te e ti dono al posto del Narciso; se

per te ci sarà qualche fastidio, tu non avrai problemi, nulla ti riguarda sennò questa questione

taglierò la fava: o prende i soldi o niente. E ora abbiamo parlato abbastanza di libri.

L’orazione di Demostene “Per Ctesifonte” ho tutta tradotta, ma prima che io la possa rendere

pubblica, voglio che sia pulita in modo diligente (il verbo traducere si riferisce al linguaggio militare

e significa “schierare le truppe”, quindi tradurre = vertere oppure interpretor; il Bruni è il primo a

usare questo termine); Dalla Grecia al Lazio la strada è lunga; ciò che l’orazione aveva contratto di

polvere e sporco nel camminare, voglio pulire come una fanciulla che sta per sposarsi si mostra ben

pulita e nitida. Per quanto riguardo il viaggio cosa si è fatto per la biblioteca di Cassino, il nostro

Poggio ti narrerà (Poggio Bracciolini era andato alla biblioteca di Cassino perché sapeva che lì c’erano

dei codici antichi e ci troverà un Tacito). Pietro Miani uomo dottissimo si è fatto a me molto

familiare. Egli mi premette che qualunque libro greco possieda per me lo farà perché sia portato a

Roma (i libri che possiede soprattutto quelli greci, li farà trascrivere per inviare a Roma), cosa che io

aspetto con molta ansia. Egli possiede infatti come mi ha detto alcuni volumi di Plutarco e

Senofonte. Spero anche di avere un certo libro di Plotino sulle virtù eroiche. Qualunque cosa farò,

ti informerò.

Ho parlato con gli ambasciatori fiorentini così che io credo di essere informato abbastanza per

quanto ho omesso molte cose per non sembrare di ----. Questa ambasceria fu talmente illustre che

dopo che sono arrivato a Roma, non c’è stato nulla di più sfarzoso/importante in questa città (c’era

la questione su dove fare un concilio per l’unione della Chiesa). L’episcopo di Fiesole ha parlato in

modo molto elegante, ma di questo scriverò di te un’altra volta.

In questa lettera ci sono informazioni divario tipo: storia dei due libri, la questione della traduzione

(nel 1407 quindi Bruni stavano lavorando- datazione importante attraverso gli epistolari; sappiamo

20

dei rapporti con Pietro Miani per la trascrizione dei codici greci e infine di questa missione degli

ambasciatori fiorentini per un concilio unificante)

21

PIER PAOLO VERGERIO

E’ importante perché scrive “De ingenuis mobilus” sugli studi ce non hanno un immediato sbocco

professionale (come medicina, giurisprudenza ecc.), ma piuttosto alle professioni legate all’otium.

- Trattato indirizzato al signore di Padova ed è quindi un trattato rivolto all0educazione dei

principi (tradizione medievale degli specula principii)

- Questa opera ha avuto una diffusione enorme ed è considerato il primo testo di Pedagogia

(quali sono gli studi, i modi di educare il giovane)

- Ha una diffusione enorme sia in edizione manoscritta che a stampa.

Nasce nel 1370 a Capo d’Istria, poi si trasferisce con la famiglia a Udine quindi la sua formazione

l’avrà all’Università di Padova.

Nel 1387-88 insegna Dialettica a Firenze, in una fase pre universitaria.

Possiamo già vedere questa figura di chierico vagante, studente che girano ma che ricoprono già

ruoli bassi nell’insegnamento universitario.

La cosa interessante è che intorno al 1340 scrive una commedia che si chiama “Paulus. Per

correggere i costumi dei giovani” novità assoluta perché non c’era una tradizione di scrivere

commedie.

- Le commedie che circolavano erano quelle di Terenzio che servivano come preliminari allo

studio del latino.

- Questa commedia è stata pubblicata in edizione critica da Alessandro Perosa (uno degli

iniziatori della moderna e attuale filologia umanistica che aveva capito che questa commedia

era assolutamente una novità nel panorama della prosa)

Si trova a Padova nel 1396-97 e collabora all’edizione dell’Africa di Petrarca, e Vergerio scrive anche

una Vita di Petrarca, una Vita di Seneca (che vuole essere in qualche modo innovativa perché in

genere i testi antichi erano introdotti da un accessus ai testi, mentre invece Vergerio fa lui una

biografia).

A Mantova nel 1397 viene abbattuta una statua di Virgilio e subito Vergerio scrive una invettiva sulla

gravità dell’episodio.

- Virgilio, essendo nato a Mantova, era il simbolo della stessa citta; ma soprattutto Vergerio

vedeva nell’abbattimento della statua un attacco agli studi liberali, di coloro che volevano

riportare gli studi degli antichi.

Quando viene a sapere che il Crisolora insegna greco a Firenze, lascia Padova per trasferirsi nel

capoluogo toscano.

Dialogi ad Petrum Paolo Histrium di Bruni dialoghi verso proprio verso Vergerio

“sulla storia della famiglia Dacarrara”: famiglia che dominava Padova e che aveva protetto il

Petrarca, poi messi fuori da Venezia. 22 

Nel 1409 si trova in curia a Roma e quindi partecipa al concilio di Pisa (terzo Papa) scrisse il “De

concilium”

Si reca col pontefice a Costanza dove risiede per tutta il concilio.

- A Costanza pronuncia una orazione funebre per Guarino Veronese

- È vicino a Francesco Zabarella, cardinale e studioso di studi giuridici, e quindi gli fa una

orazione funebre

- In queste orazioni funebri c’è una grande novità: prima partivano tutte da una citazione in

versi della Bibbia, poi con Vergerio questa citazione viene eliminato e costruito un vero e

proprio resoconto della vita del personaggio.

- A costanza conosce l’imperatore Sigismondo di Ungheria, con cui si trasferisce e ci rimane

fino alla morte nel 1444.

➢ Aveva tradotto per l’imperatore Ariano dal greco (avanti coi tempi nel tradurre una opera

di storia per un sovrano)

Pier Paolo Vergerio, Lettera a Niccolò dei Leonardi, in Epistolario di Pier Paolo Vergerio, a cura di

L. Smith, Roma 1934, pp. 360-362

Questo libro di Smith è stato messo insieme da una ricerca minuziosa nell’individuare le Lettere di

Vergerio, soprattutto dalle lettere si riesce a riscostruire la vita del personaggio.

La lettera tratta di un testo giunto a Costanza (De Re uxoria di Barbaro): circolazione di testi antichi

ma anche dei libri di studi degli umanisti. (De fato et fortuna di Salutati per esempio copiato a

Costanza)

- Costanza in quel momento diventa una sorta di vetrina delle ultime novità

- Quindi scambio tra personalità provenienti da varie zone europee.

Testo:

Oggi, presso il signore Francesco, cardinale di Firenze che si manteneva a casa allo scopo di

riprendere salute, quando ero arrivato per salutarlo, ho trovato un libello che Francesco Barbaro,

amico tuo e compagno di studi, aveva pubblicato da poco “De Re uxoria” (pubblicare = finire il testo

e reso pubblico a tutti; probabilmente era stato lo stesso Barbaro mandarlo al Cardinale Zabarella);

elegante quello e così bello per la bellezza del discorso, così ridondante di insegnamenti ottimi ed

esempi assai ricchi raccolti da tutta la storia greca e latina (si trattava di un testo elegante per la sua

abilità oratoria ma anche ricco di precetti ed esempi). Mi sono meravigliato nell’opera di questo

uomo, non tanto l’ingegno ma la diligenza; infatti ho compreso facilmente ciò già da tempo dal

momento che Zaccaria Trevisan, uomo assai famoso, mi aveva mostrato una sua epistola anche se

scritta in modo negligente come era, senza alcuna attenzione. Per il fatto che un giovane inesperto

di nozze ha scritto tuttavia sulle nozze in modo tanto erudito e abbondante, lui inesperto delle

nozze sa quello che non sa e io non ho potuto ammirare in così tanto modo. Nessuno potrà negare

che è quasi greco, quasi latino colui che così dice e sa (Barbaro era talmente bravo da considerare

quasi latino o greco), in nessun modo potrà sembrare Barbaro colui che non percepisce / parla come

un barbaro. E magari l’altra barbaria fosse così barbara! Inoltre io ti accuso non poco per il fatto che

non mi hai detto nulla di questo libello dal momento che non possibile che tu non lo conoscessi, tu

è che eri compagno di studi. Ritengo che tu hai voluto aspettare affinché l’odore della fama venisse

23

a me e dal momento che fosse ormai diffuso per le mani di tutti gli altri, alla fine pervenisse a me.

Questa cosa non la lodo e almeno che tu non trovi una spiegazione migliore, non posso che

condannare.

De Re uxoria era un trattatello in onore delle nozze di Lorenzo dei Medici (fratello di Cosimo) con

Ginevra Cavalcanti da parte di Barbaro (famiglia importante nella Venezia del Quattrocento –

diventerà ambasciatore, uomo politico, farà parte del consiglio degli Anziani ma è anche uomo di

cultura raccoglie dei codici greci)

- Scrive nel 1416 l’opera, e siamo nel periodo in cui c’è molta attenzione al governo della casa.

- Barbaro il Giovane, il nipote, sarà un grande filologo.

24

POGGIO BRACCIOLINI

Riforma grafica di Poggio Bracciolini (Litterae anticae)

Nasce nel 1380 a Terranova Bracciolini e viene abbastanza presto a Firenze entrando nel circolo del

Salutati.

- A lui si deve uno dei primissimi libri in scrittura umanistica

Nel 1402 circa va a Roma e diventa segretario del pontefice ed entra in Curia. Sappiamo che anche

lui andò al Concilio di Costanza ed è il protagonista di alcuni viaggi esplorativi nelle biblioteche dei

monasteri nelle vicinanze della città svizzera (es. San Gallo qui manoscritto C124, manoscritto di

Quintiliano che Bracciolini trovò).

Dopo il concilio, si trasferisce in Inghilterra e diventa segretario del Re d’Inghilterra fino al 1423.

Ritorna poi in Curia fino nel 1453.

- A Roma entra in forte polemica con Valla per trasferirsi infine a Firenze fino alla morte nel

1459 con la carica di cancelliere della Repubblica Fiorentina.

Da parte di Fiesoli è stato fatto un grande lavoro della biblioteca di Bracciolini da cui si traggono

informazioni biografiche.

Poggio Bracciolini, Lettere, II, a cura di H. Harth, Firenze 1984, pp. 237-238 (Lettera a Carlo

Marsuppini)

Indirizzato a Marsuppini: prenderà il posto di cancelliere dopo il 1459 ed è insegnante di Greco.

Quando gli scrive è a Bologna perché è in Curia e si sta preparando il concilio di Ferrara.

La lettera parla della morte di Niccolò Niccoli (1437).

- Traccia un profilo molto interessante della figura del Niccoli.

Testo:

Ho provato un grande dolore come era giusto, o mio Carlo, dalla morte del nostro uomo assai

eccellente Nicolò, padre comune di tutti gli uomini dotti il quale, se fosse possibile desiderare,

sarebbe stato opportuno che egli diventasse immortale per il vantaggio di tutti (appare due volte

l’aggettivo “communis” in cui si allude sicuramente alla biblioteca del Niccoli, che consentisse a tutti

la consultazione ; dal momento che si parla di “pro comune utilitate” si trova in molte dichiarazioni

in cui si lascia, dopo la morte, i libri alla comunità; c’è quindi questa idea sottostante di una biblioteca

pubblica; c’è un senso di comunità di dotti, che per il Niccoli si manifestava anche nel mettere a

disposizione per chi serviva i propri libri). Ho sparso molte lacrime come per il funerale di mio padre,

alla prima notizia della sua morte, le lacrime che la lettera di Niccolò Gori aumentò anche, che mi

comunicò che egli aveva chiuso il suo ultimo giorno. Avrei voluto essere presente al suo funerale;

infatti io avrei prestato a lui tutti i segni della pietà che solgono essere attribuiti dai figli riconoscenti

ai padri benemeriti. Quale padre ho avuto al quale più devo che non Nicolò? Questi mi fu padre

dall’adolescenza, dopo questi mi fu amico e fu sostenitore ed esortatore dei miei studi; con i

suggerimenti, coi libri, coi denari sempre mi sostenne come un figlio e come un amico. Costui mi ha

sempre incitato alla virtù, alla dottrina delle lettere, allo studio delle belle arti. Alla fine niente

tralasciò verso di me di quelle cose che dai padri assai premurosi sorgono essere attribuiti ai figli, o

25

ai carissimi amici (cosa molto particolare: “indulgentissimis parentibus” si riferiscono a qualcosa che

in realtà non era così perché i padri, per lavoro si spostavano anche per anni e quindi il rapporto coi

figli era difficile). E se il senso di umanità me lo concedesse, direi che in qualche modo devo più a

Nicolò che a quegli stessi che mi hanno procreato. Coloro infatti mi hanno generato allo scuro di

tutte le cose, questi (Nicolò) attraverso la sua opera mi ha reso più dotto. Quelli hanno fatto molto

affinché io esistessi, questi affinché esistessi con dignità e onore. Quelli mi hanno offerto gli alimenti

del corpo, questi ha formato l’animo coi costumi e con l ’abitudine del vivere giustamente cosicché

quanto gli altri devono ai genitori e agli educatori secondo alla legge della natura, quanto io credo

di dovere al nostro Nicolò per i suoi meriti verso di me (un conto è la crescita fisica, un altro è la

crescita morale).

Perché io parlo solo a me? A colore che anelavano verso gli studi delle lettere (novità: nuovo

intellettuale colui che aspira agli sudi delle lettere che fanno riferimento anche alla storia), nei quali

egli riteneva ci fosse qualche nota di virtù, lui aiutava tanto da sembrare il padre e il genitore di tutti

gli uomini dotti. Le sue esortazioni incitavano molte persone alle lettere, i libri della sua biblioteca

sostenevano gli studi di molti, né mancò mai di denaro e consigli a colui che, anche esterno, (persone

che non abitavano a Firenze), vedeva apprendere, che fosse liberamente portato e sulla strada. A

me sembra di poter affermare a buon diritto che non a me più che ad altri, che si dilettano nei nostri

studi, è da piangere e deplorare la morte di Nicolò come causa di una disgrazia comune (questo era

simile a quanto era successo alla morte di Petrarca, che definivano la sua morte una grande calamità

perché era morto colui che sosteneva gli studi umanistici; da questo punto di vista Bracciolini alza

la figura di Niccoli a quella di Petrarca o di Salutati). È stato perso un qualche incitamento col quale

venivamo spinti agli studi non solo delle lettere ma anche dell’onestà.

La morte di un tale uomo ha portato una grande sciagura agli studiosi di lettere e alle muse latine,

delle quali egli come un custode sacro, affinché fosse venerato con diligenza e impegno, si offrì come

guida ed esortatore nei confronti di tutti coloro che si proponevano di conquistare gli studi delle

buone arti. Cosicché una volta Quinto Metello, dopo aver ucciso in casa il primo Scipione, per quanto

il nemico esclamò che erano andati in rovina le mura della città di Roma, così si può dire che una

volta che è morto il cultore delle Muse, è stato rovinato il domicilio degli uomini dotti. Ritengo che ci

esistono ai nostri giorni abbastanza dotti e abbastanza eloquenti; ma ritengo che non sia esistito

nessuno che abbia superato Nicolò per umanità, la diligenza per cercare i libri, la familiarità con gli

uomini dotti, l’affabilità, la carità, le facezie, la benevolenza verso tuti i dotti, l’abbondanza di libri

che stavano presso di lui (riferimento molto preciso: Bracciolini è autore delle “Facezie” che sono

delle piccole novelle di come vanno le cose nel mondo; ne sottolinea anche l’ humanitas = carica di

molti significati soprattutto riferito alle humanae litterae, essere umani contro comportamenti più

rozzi; abilità nel cercare libri= quando lo stesso B. si trovava a Costanza con altri e cercavano libri, il

loro punto di riferimento era il Niccoli). Era la sua casa sempre piena di uomini dotti che andavano

da lui tutti i giorni. Nessuno che sapesse qualcosa e che mai arrivava a Firenze, riteneva di andare

via senza aver visto la casa di Niccolò e i suoi libri. Tutti lo onoravano per la sua dottrina e umanità,

lo veneravano e lo amavano come il padre comune di tutti.

Non mi sfugge che da alcuni invidiosi e malevoli suole essere obbiettato che egli non ha mai scritto

niente e che non ha pubblicato nessuna opera degna di uomo dotto. Ai quali, sebbene si possa

rispondere che sarebbe stato meglio per molti tacere piuttosto che aver scritto qualcosa dal

momento che hanno diffuso la loro inettitudine nello scrivere, tuttavia sappiano che non solo Nicolò

ma né Pitagora, né Socrate, né molti altri illustri filosofi hanno lasciato qualcosa di scritto; e se

26

qualcuno li ritiene ignoranti, questi sembrerà assai stolto (quando si cominciano a diffondere

biografie di persone illustri si vuole lasciare qualcosa di scritto sulla biografia del personaggio

questo tralascia vedere l’obiezione sul fatto che non sei illustre se non hai lasciato qualcosa di

scritto; la Storia di alcuni personaggi si fa sulla base di chi ha lasciato qualcosa di scritto). Infine il

nostro stesso salvatore, che era la salvezza stessa, non ha voluto scrivere nulla. Per tanto nessuna

argomentazione di ignoranza deriva dall’essersi astenuti dallo scrivere, piuttosto che aver mandato

alle lettere i pori pensieri; tutto questo rende manifesto la stoltezza di chi scrive.

Dunque non ho assunto questo compito di scrivere a te per dilungarmi sulle lodi di Nicolò. Ho ritenuto

di lasciare questo a te e agli altri che parlare possono (non ha scritto per fare un elogio funebre ma

solo per esprimere il proprio dolore per la morte dell’amico). Ho voluto soltanto far conoscere a te

che io sono colpito da grande dolore e tristezza dalla sua morte. Infatti mentre io penso fra me e me,

quando tornerò a Firenze, se Dio me lo concederò, non vedrò né la casa né la frequenterò né vedrò

quell’uomo che amava me molto, non posso anche scrivendo trattenere in alcun modo le lacrime.

Quale pensi sia il mio animo quando tengo a mente la nostra amicizia iniziata con buoni inizi già da

36 anni, non solo già l’ho mai finita e mai interrotta da alcun dissidio, ma sempre conservata e anzi

mantenuta attraverso frequenti lettere e scambi di servigi? Io non so che cosa gli altri fanno, io

certamente venererò la sua memoria in modo santo e con grande cura e attribuirò a lui le lodi più

da morto che mentre era tra noi (essendo Niccoli morto, non ha alcun interesse ad omaggiarlo come

in vita, ma piuttosto lo esalta da morto). L’esaltazione infatti si sarebbe potuto attribuire allora, ora

certamente io so che sono attribuite a ciò che aveva fatto un uomo assai gradito. Io voglio che tu

sappia che io ho sparso molte lacrime, che avrei sparso nel funerale di quell’uomo così importante e

padre assai amato mentre io scrivo questa lettera in memoria dei suoi benefici verso di me.

Ti saluto e tu anche, che egli ha molto amato, mantieni fisso nell’animo la sua memoria.

27


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

32

PESO

1.01 MB

AUTORE

milona94

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milona94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura umanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Concetta Bianca.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura umanistica

Letteratura umanistica
Appunto
Riassunto esame Storia della Lingua Italiana, prof. Dardi, libro consigliato Storia della Lingua Italiana, Migliorini
Appunto
Letteratura latina - Poesia Augustea
Appunto
Storia dell'arte moderna - Pietro da Cortona
Appunto