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Letteratura umanistica

Il dibattito tra umanesimo e rinascimento: i dibattiti e gli studi

Umanesimo: termini dati da Georg Voigt riguardo a uno studio su Enea Piccolomini. Jacopo Burchardt scrisse “L’eredità classica del Risorgimento” - opera scritta in tedesco, tradotta in italiano ed ebbe un grande successo. Siamo nel periodo del positivismo e questo è segnato dalla nascita della rivista 1883 “Giornale Storico della Letteratura Italiana” (rivista importante perché cerca di prendere in esame le opere e gli autori con un imponente lavoro di scavo negli archivi).

  • Sempre in questo periodo nascono riviste di carattere storico collegate a territori che tendono a privilegiare le ricerche in archivio in modo da delimitare meglio gli autori.
  • Articoli molto validi che però sono stati messi in ombra da Croce.

Remigio Sabbadini: filologo classico, studioso di Virgilio che afferma che i testi dei classici sono tramandati non da codici e manoscritti dei classici ma risalgono a codice posteriori di gran lunga al momento della composizione; tuttavia possono essere testimoni interessanti per lo studio del testo.

  • Era molto attento alla storia dei manoscritti proprio per inserirli in certi periodi.
  • Studioso importante per aver scritto della scoperta dei codici del XIV e XVI secolo (durante il concilio di Costanza, di Basilea - recupero della tradizione che è stato fatto a partire da Petrarca).
  • Può essere considerato l’iniziatore degli studi sull’umanesimo di Sabbadini con ristampa.

Opera “Le scoperte dei codici latini e greci nei secoli XIV e XV” anastatica a cura di Eugenio Garin nel 1967 (libro riprodotto fotograficamente). “Il metodo degli umanisti” pubblicato nel 1922: principali peculiarità che nascono nell’umanesimo.

  • Traduzione: Manuele Crisolora viene a insegnare in uno Studium fiorentino nel 1370 ca. e vanno a lezione alcuni dei più importanti umanisti.
  • Le orazioni, gli epistolari.
  • Sono rimasti per esempio pochi frammenti di Virgilio che sono posteriori.
  • Gran parte dei classici provengono dalla scuola Carolingia dell’VIII secolo, in alcuni casi addirittura bisogna risalire alla “rinascita” del XII secolo, soprattutto a Chartre.

Alessandro Perosa, nel 1939 e 1940, sostiene, contro Terzani, una disputa filologica: esiste un fenomeno tipico dell’umanesimo che è quello dell’archetipo in movimento – osservava che effettivamente gli autori di fine '300-'400 spesso ritornano sulle proprie opere dal punto di vista stilistico ma anche dal punto di vista del contenuto (prima opera dedicata a un personaggio, poi in un’altra stesura a un altro personaggio).

  • Autore vigili alla trasmissione dei propri testi.
  • Le Familiari, a cura di Rossi, I-IV, Firenze 1934-1942. Importante libro perché l’editore, Antonio Rossi, è venuto a fissare una terminologia che poi è entrata negli studi.

Questa edizione di Petrarca è stata un momento importante per capire come pubblicare dei testi umanistici.

Tre stadi di diffusione

  • Stadio Gamma: lettera effettivamente inviata.
  • Stadio Beta: quando Petrarca decide di raccogliere le lettere in un contenitore.
  • Stadio Alfa: revisione definitiva.

In genere l’editore dà una spiegazione dei vari passaggi dell’apparato; a volte tra stadio gamma e alfa c’è un’espansione tale che si fa altre edizioni. A volte l’editore non riesce a mettere insieme queste varianti (e di solito si prende l’alfa), come nel caso della dialettica di Valla di cui sono stati fatti due volumi.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale viene pubblicato nel 1947 “L’umanesimo” di Eugenio Garin che poi sarà ristampato in italiano nel 1952. Dà in questa opera una teorizzazione molto forte di Umanesimo ed è la ripresa consapevole di tutti i tipi della classicità, riagganciarsi alla cultura carolingia, rimettendo fra parentesi tutti gli spunti che possono derivare dalla Scolastica.

Frattura di carattere ideologico: recupero dell’antichità – conia il termine umanesimo civile che si riferisce all’ambiente fiorentino. Si contrappone a due importanti studiosi:

  1. Klibansky – di origine tedesca ma era andato in Inghilterra con tutto il gruppo di Warburg = ricerca di carattere iconologico, storia dell’arte in relazione alla storia della letteratura. Si era occupato della tradizione medievale del Timeo (è l’unica opera di Platone in Latino che circola per tutto il medioevo) e quindi sosteneva una continuazione tra Medioevo e Rinascimento (no frattura, ma continuità culturale).
  2. Kristeller – le strutture dell’insegnamento in qualche modo erano rimaste uguali - c’era un processo di diffusione del sapere classico che manteneva le cose uguali. Importante anche per aver pubblicato “Iter Italicum” (1963 I° vol.- 1997 II° volume): partiva dall’idea che ci sono dei tesori sepolti nelle varie biblioteche; i fondi manoscritti non sono catalogati e quindi tutto quello che non lo è non esiste. Tedesco che è venuto alla Normale di Pisa per fare il lettore di tedesco ed era entrato in contatto con Gentile Perosa con cui fonda una nuova collana “Nuova collezione di testi umanistici inediti e rari”.

Si tiene conto intorno agli anni ‘40 che per capire cosa vuole dire Umanesimo bisogna conoscere i testi che sono da pubblicare (momento 1: recensio dei manoscritti, ricercare nei cataloghi dei manoscritti). Davanti a questo problema Kristeller comincia un viaggio nelle singole biblioteche e per quanto riguarda i fondi non catalogati segnala quelli importanti per lo studio dell’Umanesimo tra 1350 e 1450; sono fondi mal catalogati o non catalogati. Strumento che continua perché Kristeller scrive Iter Italicum et alia itinera (varie nazioni mondiali) – ritiene che la nascita dell’Umanesimo sia un fenomeno solo Italiano e poi si diffonde negli altri paesi europei; umanisti stimati fuori dall’Italia perché nel ‘500 si reimpone il volgare. Ha pubblicato l’inventario della biblioteca di Pico della Mirandola (900 pezzi): è importante conoscere la biblioteca di un autore perché si può capire quale libri leggeva, soprattutto con analisi di glosse.

Riviste importanti per lo studio dell’umanesimo

  • “Rinascimento” (da Gentile, Palazzo Strozzi, Centro Studi - prende il nome rinascimento del 1950).
  • “Italia umanistica e medievale” (1958).

Giuseppe Billanovich pubblica “Lo scrittorio di Francesco Petrarca” - manoscritti che Petrarca possedeva e che spesso postillava i suoi manoscritti; impostazione che sconvolge le linee tradizionali perché non è più lo scrittore del Canzoniere ma piuttosto un intellettuale del XIV secolo che comincia a raccogliere una propria biblioteca, annota i libri.

Emerge soprattutto il Petrarca Latino che è molto noto nel XIV e XV secolo soprattutto – se “Remediis utriusque Fortunae” togliamo la crosta del bembismo, il Petrarca considerato vate è soprattutto quello latino.

N.B: Nascono delle sperimentazioni con studiosi come Vittorini da Feltre o Guarino da Verona che fanno della scuola con gli allievi a casa loro e inseriscono nell’insegnamento anche il greco.

Ci sono una serie di pubblicazioni che tendono a far conoscere dei testi sull’Umanesimo: Edizioni Riccardi dove appunto si pubblica “Poeti latini del 300, del 400” ecc. volumi capienti senza edizione critica in cui si cerca di scegliere il manoscritto più fedele. Le “Opera omnia” (di Poggio Bracciolini o Bruni) vengono ristampate dell’edizione del ‘500 fatte fuori dall’Italia es.-Valla che viene stampato da Erasmo da Rotterdam nel 1516 be poi nel 1556).

Carlo Dionisotti, “Storia e geografia della Letteratura Italiana” (1967) – Non si può parlare di un solo Umanesimo ma ciascuno deve essere collocato temporalmente e geograficamente. Dionisotti è uno studioso italiano che comunque durante la guerra si trasferisce a Londra. Osservava che non si devono solo studiare i grandi ma capire quello strato di cultura da cui sono emersi questi grandi; dare attenzione alla storia della stampa perché non esistono solo i grandi ma anche una produzione di libelli che veicolano la cultura.

Francesco Petrarca

Leggere la voce Petrarca sul dizionario Biografico degli italiani – Vita molto particolare perché solitamente voci sintetiche. Invece presenta lo scrittore con un aspetto problematico. Biografia anche critica e non solo storico-biografica.

Si è parlato molto di Petrarca scopritore di testi/filologo nel castello di Liegi nel 1333 ritrova il codice contenente “Pro Archia” di Cicerone, che non era in circolazione da tempo. Nasce nel 1304 e nel 1311 si trasferisce ad Avignone (padre bandito perché apparteneva ai Guelfi).

  • Ad Avignone vive nella cerchia della corte papale.
  • Aveva iniziato gli studi di Legge prima a Montpellier e poi a Bologna.

Petrarca prende anche degli ordini minori e dopo la sua presenza a Bologna per chiudere i suoi studi, tornando ad Avignone, entra in contatto col Vescovo Giacomo Colonna pienamente inserito nell’ambiente e spesso riveste incarichi per la famiglia Colonna.

Nel 1338 scrive l’Africa che è un testo non compiuto (pubblicata nel 1926 a Firenze a cura di Festa). Nel 1374: morte Petrarca – il gruppo degli amici che sta attorno a lui si occupa di edere/pubblicare l’Africa perché gli intellettuali del tempo volevano vedere questa opera. Coluccio Solitati scriveva affinché si completi l’Africa (anche Pier Paolo Vergerio scrive dei metra per pubblicare l’Africa). Il Petrarca quando muore era già un vate e si era creata una sorte di venerazione – abbiamo una serie di componimenti in morte di Petrarca (discorso sul ruolo ricoperto da Petrarca) – in questa atmosfera l’Africa diventa un simbolo come ultima opera sconosciuta del poeta vate.

C’è questa aspettativa per l’edizione dell’opera: sapevano che sui margini del testo c’erano alcune varianti che lo stesso Petrarca aveva fatto per migliorare la testa; quindi si pensava ingenuamente che bastava la trascrizione delle postille per avere l’opera completa ma in realtà c’erano varie varianti.

  • Archetipo in movimento: testo che lo stesso autore revisiona e in questo caso l’Africa è un banco di prova per i filologi per una nuova edizione.

Interesse per gli aspetti storici

Rerum memorandum libri (a cura di G. Billanoovich, Firenze 1942 - e poi Petoletti, Firenze 2014) – Novità per il genere rispetto alle cronache che circolavano. Fare storia significa mettere insieme degli elementi e dare delle informazioni su queste cose.

Collatio inter Annibalem, Scipionem, Pirrum et Caesar (È stata pubblicata in un articolo da Martellotti - in Scritti Petrarcheschi, Padova 1983) – La pubblica da un manoscritto conservato a New York (molti documenti sono emigrati all’estero con il collezionismo dei privati)

  • Martellotti si rende conto che è un testo dove bisogna intervenire perché ci sono cose che non funzionano: vediamo il terzo momento dell’edizione (momento dell’emendatio = dove davanti al testo, l’editore vede qualcosa che non torna allora deve intervenire segnalando il problema) – interviene sul testo con alcune proposte laddove il testo non funzionava.
  • Successivamente Giuliana Garratin trova a Firenze un manoscritto che contiene lo stesso testo di New York, lo ripubblica perché si rende conto che delle emandationi funzionavano mentre altre no emendatio rimane sempre ipotetica (cruces che segnalano i passi che non funzionano).
  • Martellotti cura la pubblicazione anche “De viris illustribus e laurea occidens” (testo che Petrarca scrive quando riceve negli anni 40 il titolo di sommo poeta).
  • Collatio = confronto (anche Collatio novae testamenti di Lorenzo Valla: nuovo testamento deve essere revisionato, confrontato col testo originario. La vulgata che circolava in quel periodo, che era quello di Girolamo, doveva essere revisionata sulla base di quella antica).
  • Ai tempi di Guarino e Poggio Bracciolini scoppia un confronto su Cesare (uomo del potere) e Scipione (uomo che sta al servizio dello stato e poi si ritira) temi già in Petrarca e poi ripresi negli anni 30 e 40 dai due grandi umanisti.

Rapporto che Petrarca ha con Cola di Rienzo: lo conosce nel 1342 ad Avignone (Di Rienzo c’era andato per sollecitare il ritorno dei papi a Roma). Nel 1348 Cola Di Rienzo fa una sorta di rivoluzione e ci sono cronache che raccontano che vestisse alla romana per ricordare i fasti dell’antica Roma.

Petrarca aveva dato il suo appoggio totale a Cola di Rienzo e questo fa sì che entri in contrasto con la famiglia Colonna allora lascia Lione, si trasferisce a Milano e ci rimane per 8 anni (di recente conferenza a Milano su Petrarca e Milano - sottotitolo “invenzione dell’Umanesimo” - in cui si vuole difendere il fatto che l’inizio dell’Umanesimo si ha con questo soggiorno milanese del Petrarca).

Nel 1945 scopre le Epistole ad Atticum di Cicerone. La biblioteca vescovile conteneva dei codici antichi e trova questo testo che non aveva circolato per tutto il Medioevo. È uno dei primi ad andare alla ricerca dei codici antichi – Le Deca di Livio circolavano separatamente e fino ad oggi si pensava che Petrarca fosse il primo a averle fatte copiare in un unico codice.

Il codice dove fa copiare le tre deca ha una storia strana: intorno al 1540 si ritrova tra le mani di Lorenzo Valla e c’è quindi anche la sua mano (in seguito arriva in Inghilterra). M. Petoletti sostiene che questo codice harleiano (dal nome di uno dei fondi della British Library) è stato messo insieme non da Petrarca ma da un altro personaggio misterioso. Di questo codice harleiano è stata fatta una riproduzione in facsimile (lo hanno ricostruito con materiali moderni tecnica usata anche recentemente, dove dietro c’è una operazione commerciale che proviene da Germania e Stati Uniti).

M. Petoletti, Francesco Petrarca e i margini dei suoi libri, in Di mano propria: autografi dei letterati italiani. Atti del convegno, Roma 2010 - Convegno in cui accanto gli atti sono stato pubblicati alcuni volumi di autografi di letterati italiani (del 300-500 e metà del 400).

Intorno alla morte di Francesco Petrarca

La prima testimonianza è di un agostiniano, Bonaventura Badoer, che scrive un’orazione subito dopo la morte del poeta (Sermo habitus in exequis domini Francisci Petrarcae poetae laureati).

  • Pierpaolo Vergerio farà una riforma sulla struttura delle orazioni: per tutta la letteratura oratoria di fine '300 tutte le orazioni iniziavano con la citazione di un passo della Bibbia intorno al quale si sviluppava l’argomento dell’orazione; con l’umanesimo cambia e l’orazione diventa una sorta di biografia del defunto.
  • Alla fine Petrarca si era rifugiato ad Arquà, vicino a Padova.

Piangi o città di Firenze poiché quel tuo fiore esimio cadde, il quale ti faceva profumare con un profumo suolassimo per tutto l’universo (Firenze è diventata famosa per aver dato i natali a Petrarca). Egli ha portato a te giovamento più di quanto ha fondato te come città. Piangi o Roma perché hai perduto quello, che tu hai avuto come cittadino delle tue proprie virtù (fa riferimento all’incoronazione poetica avvenuta nel 1341 sul Campidoglio a Roma). Perché si aggira vuota la sede Capitolina? Francesco, che era diventato laureato in te, partendo da te ascese i cieli della mente, lasciato a terra il suo corpo col quale nel 1341 sei stata ingravidata e paramente ornata poiché eri sterile di poeti già da 1200 anni e quindi abietta (riferimento preciso alla laurea che veniva dato alle lauree date agli imperatori romani e che quindi ascendevano al cielo). Lascia scorrere le lacrime, battiti il petto e così tutta la città di Padova, che è stata il culmine della tua vita, che attraverso le opere di lui irradiavi luce per tutto l’universo (in questa orazioni quindi Badoer citava tutte le città legate a Petrarca e come la sua presenza avesse garantito la fama dell’aretino).

Boccaccio, De vita et moribus domini Francisci Petracchi de Florentia. Si vede benissimo l’interesse a dare non solo un aspetto morale e intellettuale del personaggio ma anche una descrizione fisica (ciò è importante perché prelude alle biografie che sempre di più si svilupperanno nel Quattrocento).

Descrizione interessante perché poi ripresa da Villani: Bello di altezza, bello di forma, con una faccia rotonda e di buon portamento.

Villani, Philippi Villani De origini civitatis Florentie et de eiusdem famosis civibus - Sottolinea l’aspetto fisico ma allarga il Petrarca a connotazioni di carattere morale. Fu poeta dall’aspetto bello e venerabile, bello di altezza, con una faccia sorridente e di lineamenti, ben proporzionata che tuttavia non si allontana dalla gravità filosofica (uomo di pensiero), di voce sonora e piena, di tanta soavità e di dolcezza così che anche gli uomini più dotti non sapevano allontanarsi dal colloquio con lui, di memoria e ingegno singolare, di studio appassionato e continuo. A quell’uomo non mancò nessuna modestia, sobrietà e gravità ma fu di ogni parte di virtù consumata e reso di qualche modello di costume.

Coluccio Salutati, Epistolario di Coluccio Salutati - Anche Utroque stilo: stile poetico e prosa (seguono le regole del ritmo le lettere in prosa seguivano delle regole precise: fine con ritmo velox e lento, con accento sulla penultima o terzultima).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher milona94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura umanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Concetta Bianca.
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