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Letteratura e cultura tedesca

Weimarer Klassik (1786-1805)

Il movimento della Weimarer Klassik fa riferimento al classicismo tedesco e prende nome dalla città di Weimar (nel Granducato di Sassonia-Weimar), dove vissero negli ultimi anni del XVIII secolo i maggiori esponenti della letteratura dell'epoca ossia Wieland, Herder, Schiller e soprattutto Goethe. Infatti, quest’età è anche definibile Goethezeit. Il primo intellettuale a vivere a Weimar fu Wieland, il quale era un illuminista che nella fase ultima della sua produzione passò, così come vedremo avvenne con Goethe, alla Klassik. Tant’è che le trame delle sue ultime opere sono ambientate nella Magna Grecia e una delle sue ultime produzioni fu la traduzione delle satire di Luciano.

Klassik

Bezeichnung

Il termine (in italiano Classico/classicismo) deriva dal latino classicus avente diverse accezioni: inizialmente era colui che, viste le origini romane, era considerato un privilegiato; successivamente assunse invece la definizione di “esemplare”. È invece più moderna la definizione di classico come tutto ciò che è pertinente alla civiltà e cultura greca e latina. Non a caso, i Wesenzüge della Klassik sono:

  • Antikeideal: In quest’età, infatti, si riafferma nuovamente quel gusto per l’antico come modello di ispirazione che si era affermato nel Rinascimento, soprattutto italiano, durante il quale gli antichi vennero ritenuti un paradigma per i canoni artistici e per la poetica ed esempio di perfezione. Il Classicismo, sviluppatosi nella seconda metà del '700 prende infatti anche il nome di Neoclassicismo e si presenta, dunque, come contrapposizione all’elaboratezza del Barockzeit. Naturalmente, nell’ambito della formazione tornò in vita lo studio delle lingue classiche quali latino e greco.
  • Harmonie: Tale Wesenzug è strettamente connesso alla riaffermazione del gusto per l’antico in quanto esso corrisponde al principio base della cultura latina e greca, cioè l’unione armonica di istanze diverse, specie nell’ambito artistico in cui si parla appunto di armonia e proporzione. Nella Klassik tale Harmonie trasla dall’ambito artistico della cultura classica ad una concezione dell’individuo che non deve più possedere una sola virtù, caratteristica o rifarsi ad un solo ideale come nei periodi precedenti (per esempio, nell’Aufklärung ci si basava sulla Vernunft ossia sulla ragione; nello SuD era lo streben ossia il lottare per la realizzazione dell’individuo all’interno della società), ma deve convogliare e racchiudere in sé tutte le caratteristiche positive e tutte le virtù possibili. Per cui nella Klassik lo “streben” stürmeriano muta la sua forma e viene inteso come un avvicinamento, una lotta, una tensione da parte dell’uomo verso tutti gli elementi della conoscenza per raggiungere l’equilibrio e l’Harmonie fra gli elementi e, quindi, dell’individuo stesso. Il concetto di Harmonie nella Klassik si traduce, inoltre, nella presenza di più generi letterari in una stessa opera durante tale periodo.
  • Individuo: Tale Wesenzug è strettamente connesso a quello di Harmonie. Così come l’Aufklärung, l’elemento centrale è sempre l’individuo con la differenza che esso non è più visto come un soggetto egocentrico, indipendente ma come elemento facente parte di un nucleo più grande, la società, e deve far bene a questa senza però rinunciare ai propri interessi e diletti e alle proprie aspirazioni. L’individuo deve essere quindi un soggetto armonico, che unisce equilibratamente due istanze diverse: scienza e arte, razionalità e irrazionalità, Theorie e Praxis, sfera pubblica e sfera privata, l’utile e il dilettevole, obbligo e passione (per esempio Goethe non riuscì a trovare l’Harmonie tra obbligo e passione letteraria e si recò in Italia), un’istanza o polo non deve prevalere sull’altra/o. Harmonie dell’individuo = perfezione assoluta. Nel raggiungimento della perfezione, l’uomo può però avere dei momenti di crisi e anche la Weimarer ricorre alla natura (Natur), intesa come mezzo di purificazione, salvifico nel quale l’uomo può rifugiarsi quando, durante il suo streben quotidiano e a causa dello streben tra le forze contrastanti dentro di lui (come ragione e sentimento) che generano un conflitto interiore, vuole trovare un momento di pace in quanto la natura è rappresentazione perfetta dell’equilibrio e dell’Harmonie classica. Si passa quindi da Natur = oggetto di studio nell’Aufklärung, da Natur = madre accogliente e rifugio per gli sturmeriani a Natur = Harmonie.
  • Bildung: Come detto prima, la formazione, adesso, non deve forgiare l’individuo in un solo ambito ma esso deve raggiungere una formazione completa, istanze diverse anch’esse qui in armonia.
  • Erziehung: Il concetto di educazione della Klassik è diverso dal concetto di educazione dell’Aufklärung in quanto la Klassik nega il concetto di cosmopolitismo che fa sì che tutti gli uomini siano uguali e appartenenti allo stesso Stato Universale e quindi debbano essere tutti educati allo stesso modo; l’educazione della Klassik si limita esclusivamente ad una piccola nicchia che, però, può essere considerata come modello di ispirazione.
  • Kunst: Dato l’Antikideal, ovviamente l’arte assume un ruolo importante. L’arte e l’artista sono visti come educatori al gusto del bello, specie la scultura greca e latina simbolo di Harmonie e proporzione.
  • No conflitto sociale: Nella Klassik non viene promossa, come nello SuD, il conflitto sociale. L’unico conflitto tollerato è quello soggettivo, individuale di istanze diverse e si risolve mediante riflessione individuale utilizzando la ragione per trovare l’equilibrio e/o mediante l’intervento da parte della Natura.

La Weimarer Klassik si differenzia, quindi, quasi nettamente dall’Illuminismo sotto vari punti di vista: si passa infatti dalla prassi alla teoria, dal dovere alla vocazione, dalla conoscenza scientifica all’arte ed è proprio dall’incrocio di queste caratteristiche (arte e scienza, pratica e teoria ecc.) che si basa la Klassik: un connubio perfetto, armonioso ed equilibrato di cui Goethe ne è esempio (egli infatti era un funzionario di stato ma anche un poeta e scrittore ecc.).

Datum

La datazione della Klassik, così come quella di tutti gli altri movimenti, è complessa. Riguardo l’Anfang vi sono tre ipotesi di data: 1776 o 1786. La fine è invece assegnata a tre anni ipotetici: 1805, morte di Schiller; 1815, congresso di Vienna e Restaurazione; 1832, morte di Goethe a Weimar.

Anfang

1775/76 Crisi di Goethe come Stürmer = Goethe nel 1775, sotto l’invito del duca del granducato di Sassonia-Weimer-Eisenach Karl August, si reca per la prima volta da Frankfürt a Weimar, capitale dello staterello, una cittadina di circa 6000 abitanti culturalmente povera (staterello formato anche dalla città universitaria di Jena dove Schiller lavorava all’università – dove si formò Winkelmann, uno dei massimi Geschichte der Kunst des Altertums-teorici ed esponenti del Neoclassicismo, autore di Storia dell'arte nell'antichità attraverso cui si pone come il fondatore e teorico dell’archeologia classica, opera che ispirerà Goethe per il viaggio in Italia, simbolo della classicità grazie alla presenza di fonti – dove vi andrà anche Novalis e creerà il primo Romanticismo). Qui ha inizio la sua carriera di precettore di Karl August e quindi di funzionario di corte, spinto dal desiderio di uscire dalla sfera privata e ristretta del mondo borghese provinciale per far parte della realtà politica, ma soprattutto per uscire da quella dimensione di Stürmer emarginato dalla società, che vive unicamente del rapporto tra il suo io e la natura, e subentrare nella dimensione concreta della realtà e della società, così come era il sogno di ogni Stürmer und Dränger.

In questo primo periodo weimariano si assiste alla prima maturazione di Goethe verso il classicismo durante il quale sviluppa una legge oggettiva riguardante la natura, secondo la quale l’uomo deve ammirarla “disinteressatamente” la natura e liberarla da quel processo che aveva fatto sì che l’io si impossessasse della natura e l’aveva ridotta a specchio dell’anima e della sua soggettività. In questo periodo pubblica per esempio Wanderers Nachtlied (Canto notturno del viandante, 1776) in cui l’anima del poeta si sostituisce al cuore che aveva segnato la produzione giovanile (Die Leiden per esempio) e la natura diventa per Goethe solo mezzo di contemplazione e non di immedesimazione.

Durante il suo incarico vive una doppia vita (artista e funzionario) e comprende che il suo lavoro e impegno politico non solo non gli permette di risolvere i grandi problemi economici e sociali del povero staterello tedesco, ma rischia soprattutto di soffocare la sua vita da artista, per cui lo sviluppo di Goethe verso il classicismo è intendibile come presa di coscienza della frattura tra realtà sociale e aspirazioni del singolo. Durante questo periodo compone, infatti, il romanzo di formazione incompiuto Wilhelm Meister, theatralische Sendung inserito poi in “Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister” del 1795-96 in cui cerca di riflettere la sua esperienza da stürmer, affrontando il problema della brama di guadagno della società borghese illuministica e della frattura tra individuo estetico e società economica: il protagonista è Wilhelm Meister, nato e cresciuto nella società borghese, che lascia la casa paterna per svincolarsi dalla legge dell’utile che secondo lui deforma la personalità dell’individuo poiché la sottomette al potere.

Viene riportato il dialogo tra il protagonista e il suo amico Werner, mercante, il quale esalta il guadagno come vittoria del calcolo razionale sul caso, secondo la formula illuministica di lavoro, etica e felicità; Wilhelm esalta invece la poesia come mezzo di godimento del mondo, libero dalle deformazioni della società economica e dalla logica del lavoro.

Durante questo periodo, inoltre, concepisce e poi pubblica nel 1788 il dramma Egmont che si svolge a Bruxelles, in cui si mette anche qui in evidenza il contrasto tra l’individuo e la società in quanto Egmont è un conte olandese che rivendica la propria libertà individuale e giustizia di fronte al governo dispotico rappresentato dell’invasore spagnolo, il duca d’Alba durante la prima fase della guerra degli 80 anni sotto Filippo II di Spagna e, per questo motivo, viene arrestato e poi condannato dal tribunale dei “torbidi”.

Die italianische Reise

1786 = Dopo la lettera scritta a Karl August, avente data 2 settembre 1786 in cui si congedava dal suo incarico date una serie di circostanze, Goethe lascia Weimar, in preda ad un’ulteriore crisi esistenziale dovuta al suo sentirsi oppresso dalla situazione lavorativa che gli impediva di applicare il suo talento e di raggiungere quell’ideale stürmeriano di totalità umanistica, ma anche a causa dell’amore non corrisposto da parte di Charlotte von Stein (sposata e con sette figli, crisi che si può evincere infatti nelle lettere a quest’ultima), si reca in Italia il 3 Settembre 1786 sotto il falso nome di Jean Philippe Müller (pittore), in quanto desiderava mantenere l’anonimato per poter viaggiare tranquillamente.

Goethe non era un viaggiatore per vocazione e, a parte la Germania nativa, la Svizzera e la Boemia, durante la sua vita fu sedentario e legato alle sue abitudini weimariane. Tanto che, nonostante il suo amore per la Weltliteratur, non sentì mai la necessità di visitare le grandi capitali europee, Londra o Parigi, il solo paese che lo indusse a un soggiorno lungo e impegnativo è stato l'Italia e questo ci fa comprendere quanto fosse forte la sua crisi.

Egli iniziò a scrivere l’opera, allo scopo di conservarne la memoria, circa 25 anni dopo il viaggio cioè nel 1813 in due volumi e pubblicherà la prima delle tre parti del "Viaggio in Italia" ossia il primo volume soltanto nel 1816 e il secondo nel 1817 (30-31 anni esatti dopo). Essa prende le mosse da diari e frammenti di lettere scritte da lui durante il viaggio destinate a Charlotte, a Herder e agli amici di Weimar, si trattava quindi di materiale destinato a non uscire dalla ristretta cerchia dei suoi intimi, per cui egli inizialmente non aveva l’idea di farne un’opera e non è nemmeno definibile una “guida turistica” così come molti la considerano, in quanto sono assenti descrizioni minuziose di luoghi e monumenti e il suo viaggio è puramente istintivo e non architettato finendo per risultare strane le sue scelte, per esempio non si ferma più di tre ore a Firenze, passa per Assisi e non degna di uno sguardo la chiesa di San Francesco, a Roma trascura i mosaici di Santa Maria in Trastevere e a Palermo le cattedrali arabo-normanne, eccetto il castello della Zisa e visita solo per caso una settimana dopo il suo arrivo a Palermo la Cattedrale, a Roma si circonda solo di artisti tedeschi.

Più che altro, si deve parlare di un viaggio sentimentale, non erudito in quanto nelle lettere da lui recuperate vi erano appuntati esclusivamente l’itinerario, sensazioni e stati d’animo. È considerabile, inoltre, un viaggio di formazione in quanto Goethe, metaforicamente, durante lo stesso si trasforma ed è come se si assistesse alla sua morte e resurrezione e al suo ritorno è un uomo nuovo che ha subito una maturazione estetica e intellettuale (riscoperta del desiderio di bellezza e spirito creativo): infatti come se fosse sospeso in una dimensione metastorica, quasi al di fuori della realtà in cui prima viveva (i suoi appunti sono infatti scevri di riflessioni storiche), in Italia acquisisce un’oggettività e una razionalità che respinge quella visione totalmente soggettivistica e passionale che prima lo caratterizzava, in quanto si affida totalmente ai sensi e ogni cosa da lui vista in Italia viene esaminata così per come si presenta; concepisce arte e natura come elementi provenienti dagli stessi archetipi (Urpflanze).

Sarà infatti proprio di ritorno dal viaggio che Goethe inizierà a dedicarsi con slancio allo studio scientifico della natura, per Goethe l’artista infatti è anche scienziato in quanto, lontano dal seguire un caos sconnesso di sentimenti, riesce a penetrare nell'ordine intimo delle leggi naturali.

Il bisogno di vedere l’Italia nasce nel 1775, un anno dopo la pubblicazione dei Leiden, quando si trova in Svizzera, sul passo del Gottardo al confine Italia/Svizzera e intravede sui monti, una luce particolare proveniente dall’Italia e sente la necessità di varcare il confine; ciò avviene realmente dieci anni dopo per cui possiamo definirlo un luogo predestinato dove compiere quel distacco catartico che lui desiderava dopo l’esperienza di Weimer. Qui contava di trovare non solo l’equilibrio classico della cultura e dell’arte greca e latina, ma soprattutto in quanto esperto di studi botanici nonché di mineralogia, voleva giungere ad immaginare l’Urpflanze (urp + flanze = primordiale pianta/natura) da cui poter comprendere l’origine della natura, che sta alla base dell’umanità, attraverso la visione concreta di tutta quella flora era assente in Germania (mandarini, limoni, mandorle, cardi, quadrifogli...), durante il suo viaggio porta infatti con sé i trattati di botanica di Carl von Linné. Ha l’intuizione dell’Urpflanze prima all’orto botanico di Padova e poi a Villa Giulia a Palermo, ai tempi unita all’odierno Orto Botanico.

Nell’effettuare l’Italianische Reise Goethe viene influenzato, sebbene fosse stato un viaggio da erudito a differenza di quello di Goethe, da quello effettuato dal padre Kasper nel 1739-40 nel centro Italia quale amante della cultura e lingua italiana, ma anche dall’usanza del Grand Tour presso i figli dei nobili nel ‘600, ossia dei viaggi in Europa per conoscere, maturare e vedere l’arte e l’architettura del continente sebbene, in realtà, avessero solamente uno scopo ludico, a differenza di quello di Goethe alla ricerca del Classico sebbene poi, concretamente Goethe in Italia si circonda di artisti tedeschi e non va più di tanto alla ricerca della civiltà greca e latina (tant’è che non si soffermò più di tanto ai templi di Agrigento).

Itinerario

Il viaggio è compiuto dal 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788.

  • 3 settembre 1786: Goethe alle 3 del mattino parte da Karlsbad, passando per Monaco, e giunge in Italia, a Trento, 8 giorni dopo, l’11 settembre.
  • 16 settembre 1786: arriva a Verona, dove si sofferma per osservare soprattutto l'Arena.
  • Dal 28 settembre 1786 fino al 14 ottobre (16 giorni) soggiorna a Venezia: qui vede per la prima volta il mare ma critica l’assenza di pulizia.
  • 16 ottobre 1786: Ferrara, qui visita la tomba di Ariosto e il presunto luogo di prigionia di Torquato Tasso.
  • 18 ottobre 1786: Bologna
  • 25 ottobre 1786: Firenze, qui vi rimane solo tre ore. Si reca poi ad Assisi, dove trascura la Basilica di San Francesco, dando molta più attenzione alla chiesa di Santa Maria della Minerva, un ex tempio eretto in età augustea.
  • 1 novembre 1786 fino al 21 febbraio 1787: Roma, qui incontra il pittore tedesco Tischbein.
  • Dal 25 febbraio al 29 marzo 1787: Napoli, insieme a Tischbein. La descrive come una città allegra e splendida.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuseppe246 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e letteratura tedesca I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Di Bella Arianna.
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