Introduzione
La letteratura che si sviluppa tra 700 e 800 nei paesi di lingua tedesca è considerata il momento più alto di una cultura che segnerà l’identità europea moderna. Si tratta di un’epoca aurea della creazione intellettuale che rivoluziona il circuito di produzione, circolazione e consumo dei testi producendo una grande civiltà letteraria nonostante l’arretratezza sociale e politica.
Questa età d’oro della cultura è caratterizzata dall’intreccio tra istanze poetologiche molteplici e spesso in concorrenza tra loro. Classicismo e romanticismo sono nomi di fenomeni che hanno continuato a svilupparsi nei secoli successivi costituendo, in diversi modi, il punto di riferimento di tutta la letteratura moderna. La letteratura diviene parte integrante della coscienza pubblica e si mette al servizio delle scienze, della politica, delle arti e dei nuovi media: si tratta di un nuovo umanesimo, voluto fortemente dai protagonisti dell’epoca. Matura l’esigenza di una Kulturpolitik che va difesa ed imposta ad una società complessa e frammentata.
La contrapposizione tra classicismo e romanticismo però emarginava figure significative non riconducibili al modello weimariano o a quello romantico: questo ha creato una riserva di fuoriclasse (Kleist). Un’ulteriore contrapposizione tra classicismo e romanticismo crea distinzioni anche all’interno di singole personalità per le quali è possibile distinguere fasi romantiche e fasi classiche, come Goethe.
Nella seconda metà del 700, un’accelerazione dei mutamenti culturali cambia la percezione dei ritmi di vita dal lento e ciclico andamento della natura in una realtà in cui ognuno si vede proiettato verso scenari indeterminati. Fino ad allora c’era una società piramidale, con ruoli che assommavano più funzioni; ora invece a questa società stratificata si sostituisce una società a differenziazione funzionale, cioè articolata in altri sottosistemi, dotati ciascuno di un diverso codice di valori.
In questo quadro il singolo non ha più un ruolo predeterminato, ma assume di volta in volta un ruolo diverso a seconda del sottosistema cui partecipa. Nasce così intorno al 1800 un mondo moderno con la necessità di dare volta per volta un senso a tutto e soprattutto al nuovo protagonista della storia, ancora privo di collocazione definita a priori, cioè il borghese. In quest’epoca però non esiste ancora la Germania: il mondo di lingua tedesca è un insieme di oltre 300 unità statali che hanno in comune l’appartenenza politica al Sacro Romano Impero: la frammentazione territoriale e l’assolutismo delle piccole corti complicano lo sviluppo del paese e impediscono la nascita di una borghesia forte.
Capitolo primo – L’utopia del classicismo
A Weimar
Il “classicismo tedesco” o “weimariano” è un insieme di esperienze che partecipano alla modernità; la cultura tedesca del tardo 700 elabora un’autocritica della Aufklärung e trova un modello privilegiato nell’antico, ma lo intende in modo nuovo, come anticipazione di un ideale di unità umana posto nel futuro.
Il classicismo designa un insieme di esperimenti e personalità concentrati soprattutto nel ducato di Weimar in Turingia negli anni intorno alla rivoluzione francese. Al centro della vita culturale tedesca dell’intera epoca c’è Goethe, divenuto una celebrità europea con Die Leiden des jungen Werthers. Nel 1775 gli viene proposto di trasferirsi a Weimar in qualità di educatore del duca Carl August; questo ruolo è criticato dai suoi amici che non capiscono come egli possa piegarsi alle dipendenze della corte, ma Goethe accetta per la possibilità di agire nel mondo e di realizzare nuove idee, mentre nella sua città natale tutto ciò gli è precluso.
L’impatto è duro. Il consigliere e ministro von Goethe gestisce gran parte dell’attività statale, anche da ministro delle finanze; cerca di risanare l’economia con una riforma agraria che favorisca i contadini, migliorando la viabilità, riaprendo una miniera d’argento, dimezzando l’esercito. Ma la sua creatività soffre a causa dei molteplici impegni: durante il primo decennio a Weimar, deve lasciare incompiuto ogni testo. È però nuova la tonalità dell’amore mentale riscontrabile nelle sue poesie private, sparse nelle lettere quotidiane alla dama di corte Charlotte von Stein: la ragazza gli trasmette il valore dell’autocontrollo aristocratico degli affetti come occasione di affinamento interiore.
Questa umanità crea la maschera di imperturbabilità con cui Goethe difende la propria spregiudicatezza intellettuale e allontana gli amici Stürmer venuti a trovarlo. Ma all’alleanza tra civiltà di corte e moderna cultura borghese si era dato inizio già qualche anno prima, quando fu chiamato a Weimar nel 1772 come precedente educatore di Carl August il massimo narratore dell’illuminismo tedesco, Christoph Wieland; sciolto dal compito educativo, egli si dedica interamente alla propria attività di scrittore.
Wieland partecipa al classicismo ma allo stesso tempo ne è un critico tardo illuminista: per tutti gli anni 80 è ancora lui la vera autorità letteraria di Weimar. Un suo importante apporto all’impresa culturale di questa città è la rivista Der Teutsche Merkur che, grazie al suo rivolgersi a un destinatario medio con una varietà di temi, sopravvive alle numerose riviste letterarie dell’epoca.
Nel 1776 Goethe fa chiamare Johann Herder a capo della chiesa di Weimar e come sovrintendente all’istruzione. Già suo amico e maestro durante lo Sturm und Drang, Herder rinnova negli anni 80 l’alleanza con Goethe, che intraprende i suoi primi studi scientifici. Nel 1787 anche Friedrich Schiller arriva nel ducato di Weimar, in cerca di nuove opportunità per il suo lavoro di scrittore indipendente. Pubblica una tragedia molto importante che rappresenta un esperimento nuovo rispetto ai suoi primi drammi ancora legati a una personale reinterpretazione di temi e linguaggi dello Sturm und Drang: il Don Carlos segna per il teatro di Schiller il passaggio dalla prosa al Blankvers.
Il tema iniziale corrisponde al genere del dramma familiare borghese ma la novità sta nell’evolversi dell’opera da tali presupposti verso una riflessione politica più ampia. Nel 1788 Schiller è incaricato di insegnare storia presso l’università di Jena: la sua lezione inaugurale colpisce gli studenti con la nuova concezione di una storiografia volta a interpretare e costruire il progresso dell’uomo verso la libertà, pur attraverso l’apparente irrazionalità degli eventi. Questa visione ottimistica della storia verrà meno di fronte al degenerare della rivoluzione francese.
La vitalità dell’antico
Nell’estate del 1786, deluso dagli incarichi politici, Goethe fugge da Weimar in Italia, dove resterà per oltre un anno e mezzo. La sua vera meta è Roma, dove soggiorna per la maggior parte della sua permanenza. A distanza di decenni, Goethe scriverà Die Italienische Reise che, riscontrato col diario di viaggio e con le lettere di quel periodo, mostrerà una vera rinascita come artista e come uomo: l’Italia educa Goethe a un nuovo vedere, a una nuova apertura; in ciò è maestra l’arte greca, che nel dar forma al corpo umano, riesce a divinizzarla. L’artista è per Goethe il più fedele interprete della natura, perché ne studia la formazione e la porta oltre se stessa.
Karl Philipp Moritz
La sua notorietà è stata legata solo ad Anton Reiser, romanzo psicologico che narra la storia autobiografica dei primi 20 anni di vita di un personaggio ossessionato sin dall’infanzia da un senso permanente di umiliazione dovuto ad uno svantaggio sociale, da cui si risolleva con tenacia prima con lo studio poi con la lettura: il suo sogno è diventare drammaturgo ed attore. Egli però non riesce a farsi scritturare, e il romanzo si conclude con un nulla di fatto. Lo scopo dell’opera è però raggiunto nel fare luce sulla problematica psicologica all’interno del contesto di oppressioni sociali.
Oltre all’originale resoconto del viaggio in Italia, dal soggiorno di Moritz nella penisola nascono pubblicazioni archeologiche che fungeranno da fonti di consultazione per i poeti tedeschi: il primo ad avvantaggiarsene è Goethe. Dopo un breve soggiorno a Weimar in cui conosce Schiller, Moritz torna a Berlino dove insegna estetica all’accademia delle belle arti. Un altro essenziale contributo di Moritz al classicismo è il Saggio di prosodia tedesca: la sua tesi è che i ritmi delle lingue classiche, possono essere trasposti nella lingua tedesca conferendo intensità alle sillabe accentate.
È questa idea che orienta Goethe nella sua opera classicista, la riscrittura nei Blankverse, compiuta in Italia, del dramma Ifigenia in Tauride. Ifigenia, abbandonata sull’isola straniera, si dispera; la protagonista ignora che sulla sua casa greca si è abbattuto nuovamente il destino della colpa ereditaria degli Atridi, l’assassinio tra i familiari. Con la sua umanità, ella ha convinto i Tauri a cessare l’usanza barbarica dei sacrifici umani e non ha nascosto al re Toante di appartenere a quella stirpe. Il fratello Oreste giunge segretamente sull’isola e vuole riportarla a casa, ma Ifigenia rifiuta di usare una menzogna per fuggire.
Così rivela a Toante il piano di fuga, fidandosi della sua passata promessa di lasciarla libera, se mai vi fosse per lei la possibilità del ritorno in patria. Dicendo la verità, la catena dei crimini familiari è spezzata; Toante rinuncia a lei. Ma l’opera che più di tutte traduce la poetica italiana di Goethe in un nuovo tipo di realizzazione letteraria è il suo primo ciclo di liriche, che avrebbe dovuto intitolarsi Erotica romana, sebbene Goethe abbia omesso le parti più audaci. Il ciclo alla fine prese il titolo di Elegie romane che si riferisce all’uso del distico elegiaco ricavato dalla poesia latina di poeti come Catullo.
Il poeta tedesco, proveniente dalla realtà fredda amorfo del nord, nello splendore di Roma vede e sente vivere le forme marmoree delle statue attraverso il corpo dell’amata, conoscendo una vera e propria fusione con il mondo della bellezza antica. Le elegie rievocano con malinconia una felicità possibile soltanto sul suolo italiano: il ritorno a Weimar è un esilio, una sofferenza: egli è isolato e incompreso per la sua nuova idea dell’uomo e dell’arte.
Classicismo e rivoluzione
La notizia dell’insurrezione popolare in Francia fu accolta con molto entusiasmo dalla maggior parte degli intellettuali tedeschi. Goethe invece ritenne la rivoluzione il più orribile degli eventi, paragonandola al malgoverno dell’ancien régime e alla corruzione degli strati più alti della società francese. Tutto cambia nell’atteggiamento degli intellettuali tedeschi dal 1793, con la decapitazione di Luigi XVI e di Maria Antonietta e col terrore di Robespierre, che mettono in crisi la loro fiducia nei princìpi dell’illuminismo. In questo sfondo di agitazione, Schiller riesce a stabilire un contatto più ravvicinato con Goethe per coinvolgerlo
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