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Sei personaggi in cerca d'autore

Pirandello e le modifiche al testo

Il testo non è lo stesso testo che apparve e venne rappresentato nel 1921. È un testo che Pirandello ha rielaborato e modificato. Dopo la prima avvennero altre rappresentazioni, non soltanto in Italia, e probabilmente molte modifiche che lui ha apportato a questo lavoro derivano dai confronti delle varie messe in scena. Nel 1925 tenta una regia dei Sei personaggi in cerca di autore perché nel frattempo aveva istituito una sua compagnia drammatica detta il "teatro degli 11".

Sottotitolo e interpretazioni

Il sottotitolo di quest’opera recita "commedia da fare": nel corso del ‘900 il finale diventa aperto, enigmatico o interrotto, sospeso. Accanto a Così è se vi pare, i 6 personaggi è un testo molto emblematico, di una rappresentazione che non può essere finita. Tutta la trilogia relativa al metateatro (6 Personaggi in cerca di autore, Ciascuno a suo modo, Questa sera si recita a soggetto) (nel 1933 unisce i tre testi con il titolo di trilogia del metateatro) è ritenuta rappresentativa del finale incompiuto, interrotto.

Lo stesso Pirandello scrive a tale proposito: dei tre lavori raccolti in questo primo volume rappresenta personaggi, casi e passioni che gli sono comuni. Insieme, per quanto diversi, formano una trilogia del teatro nel "teatro". Sono chiamati in questo modo sia perché hanno l'azione sul palcoscenico e nella platea (lo spazio scenico si allarga) ma soprattutto perché i tre lavori rappresentano la poetica del conflitto fra tutti gli elementi e figure del teatro.

Il conflitto teatrale

In questo caso il conflitto che manda a monte la rappresentazione, anzi la commedia da fare, è quello che si instaura tra il capocomico e gli attori da una parte e i personaggi dall’altro. Ha un significato peculiare, non si può dire diversamente. Questo conflitto manda a monte la rappresentazione della commedia da fare. Che cos’è la commedia da fare? È quella che il capocomico insieme al personaggio del padre vogliono imbastire durante la prima parte del testo.

I personaggi e la ricerca dell'autore

Arrivano i personaggi, cercano un autore. Il loro essere personaggi inventati è dichiarato, non sono realistici, sono personaggi dell’arte i quali nella situazione creata da Pirandello sono stati rifiutati dall’autore. Entrano in un teatro e vanno alla ricerca di qualcuno che voglia farsi autore. Non trovano un autore ma un direttore capocomico, un regista. Il padre e la figliastra pensano che narrando il loro dramma doloroso il capocomico potrà trascrivere questo dramma e creare una commedia da poi recitarsi.

I personaggi pensano che devono essere loro stessi a "vivere" il loro dramma, per il capocomico e gli attori bisogna costruire una sorta di canovaccio che poi gli attori dovranno rappresentare. I personaggi non si riconosceranno nell’attore che recita perché c’è un rapporto di alterità: mai un autore potrà riconoscere in un attore esattamente quello che lui ha immaginato. Da qui nasce il conflitto.

Interruzione e dualità tra personaggi e attori

L’unica interruzione dei 6 Personaggi in cerca di autore riguarda la commedia da fare non certo ciò che si rappresenta. Il dramma dei personaggi è già concluso, appartiene solo a loro e viene narrato due volte nella prima parte del testo iniziando dalla fine del dramma: un personaggio si rappresenta, cerca un autore, Pirandello li rifiuta. "Il loro dramma interessava me" e quindi li ha accolti come personaggi rifiutati.

Struttura dei personaggi e innovazioni sceniche

Come è strutturato l’elenco dei personaggi: divide i personaggi della commedia da fare e gli attori (molti personaggi del teatro del ‘900 perdono il nome della compagnia per indicare entità astratte, stanno per qualcos’altro. Qui stanno per ciò che rappresentano, sono universali). Lo spazio scenico è il palcoscenico. Non ci sono né atti né scene ma due interruzioni. Alcune didascalie sono state aggiunte successivamente.

Lo spettatore dovrà trovare il sipario alzato perché ci sono delle prove in corso: stanno provando una commedia dello stesso Pirandello, Il gioco delle parti, uno dei testi più attaccati dalla critica, perché espressione del nuovo teatro del grottesco, di fantocci.

Identificazione visiva tra attori e personaggi

All’inizio ci sono solo le figure tecniche del teatro e si aspetta l’arrivo degli attori. Arrivano gli attori: Pirandello dà delle indicazioni riguardo i vestiti degli attori perché tiene a sottolineare che anche visivamente deve apparire la differenza sostanziale tra il personaggio e l’attore. È chiaro che l’attore è il personaggio del testo ma non è il personaggio inteso da Pirandello. Gli attori devono manifestare la loro realtà cangiante, al mondo effimero del palcoscenico; il personaggio è creato quasi per l’eternità dall’autore: bisognava subito visualizzare questa differenza. Vestiti chiari per l’attore, vestiti pesanti e rigidi e con delle maschere i personaggi (quella delle maschere è un’innovazione del ‘25).

Le maschere devono indicare per ogni personaggio il valore eterno e simbolico che rappresenta, la cifra dominante di ognuno. Arrivano i 6 personaggi: Pirandello scrive una didascalia prima del loro arrivo per descriverli.

Conflitto tra realtà e rappresentazione

Scrive un saggio: Traduttori, illustratori e attori in cui affermava che queste tre figure avevano in comune il non riuscire a rappresentare mai la realtà così come l’autore l’aveva immaginato. L’attore traduce sulla scena l’originale, il lavoro scritto dall’autore. Ovviamente non sarà mai fedele all’idea che l’autore ha del personaggio. Anche su questo conflitto Pirandello ha costruito la sua opera, sul conflitto tra personaggi e attori.

Pirandello è ancora un umanista: per certi aspetti è molto moderno ma non fa parte del mondo virtuale in cui siamo abituati noi, non partecipa ancora all’idea che il teatro sia spettacolo, lui ha subito tutto questo. Su questo ha costruito grandi capolavori ma per Pirandello l’opera d’arte è quella costruita dal poeta, lui si chiamerà poeta. Quando scrive Quando si è qualcuno si mette accanto ai grandi poeti della letteratura italiana.

Imparerà con il tempo ad apprezzare alcuni attori anche perché non ne poteva fare a meno. Solo quando si innamorerà di Marta Abba nel 1926 comincerà a creare la teoria dell’attore che vive il personaggio ma in realtà per Pirandello ciò che conta è la pagina scritta che è la sua idea, così come Foscolo affermava "la poesia vince di mille secoli il silenzio"; lo spettacolo appartiene a una realtà effimera perché si fa una sera e poi non più, la poesia, la pagina scritta è eterna, secondo l’idea umanistica dell’eternità della poesia. L’uomo muore, vive l’opera.

Il valore simbolico della maschera

Prendendosi in giro dirà che l’opera vive non in eterno assoluto ma nell’eternità della terra perché anche questa è destinata a spegnersi. La maschera, come il vestito pesante, rimanda all’eternità ma anche all’idea del teatro legato alla tragedia greca: le maschere sono alla maniera dei greci, che esprimono i sentimenti, gli stati d’animo. Scrive le caratteristiche dei 6 personaggi. Nella descrizione del padre si può riconoscere quella dello stesso Pirandello (ricerche legate alla psicanalisi sono state fatte a tale proposito).

Riferimenti alla tragedia antica

L’incesto, o meglio il semi-incesto, che rimanda ai fondamenti della tragedia antica (Edipo re) è un primo riferimento. La vicenda dei personaggi, la loro storia è detta "dramma doloroso". Pirandello rifiuta questo dramma doloroso. Aveva provato a scrivere un romanzo poi lo trasforma in testo teatrale. Viene criticato di inverosimiglianza. Pirandello dirà: la vita è inverosimile e nulla di ciò viene spiegato perché nell’arte invece tutto deve essere esplicato?

I personaggi dell’arte per Pirandello sono meno reali ma più veri. Pirandello pensava che i personaggi dovevano essere attorniati di una luce diversa poi non fu contento della messa in scena di Parigi perché gli sembrò che i personaggi erano stati fatti apparire come delle entità puramente fantastiche e non vere, facendo tutto il contrario di quello che voleva dire la sua poetica.

Teoria dei personaggi eterni

Pagina 37 teoria dei personaggi eterni. La commedia da fare si riferisce alla commedia che il padre vuole mettere su insieme al capocomico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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