RE TORRISMONDO
ATTO II 13-03-2007
Quest’atto duplica le scene del primo, e se nel primo ce n’erano tre, qui ce ne sono sei, più la
canzone finale.
SCENA I: messaggero, Coro e Torrismondo
Il messaggero annuncia l’arrivo di Germondo, e quest’arrivo
vv 913-990 getta nella preoccupazione
Torrismondo
SCENA II: Soliloquio di Torrismondo
vv 991- 1024
Torrismondo, rimasto solo, si comincia a preoccupare per l’arrivo di Germondo: si rinnova in lui il
dolore per aver tradito la fiducia del suo amico, e ancora una volta medita sul togliersi la vita: se la
regina madre non riuscirà a convincere la sorella Rosmonda a sposare Germondo, e se egli stesso
non riuscirà a convincere Germondo, solo il suicidio resterà come soluzione
SCENA III: Soliloquio di Rosmonda
Vv 1025- 1059
Questo breve soliloquio ci introduce il personaggio di Rosmonda, che noi crediamo sorella di
Torrismondo, e serve ad introdurre il dialogo successivo tra lei e la regina madre, che presuppone
una scena che non è citata dal Tasso, ossia l’incontro tra Torrismondo e la regina, durante il quale il
re ha chiesto alla madre di convincere la sorella a sposare Germondo, così come gli ha suggerito il
consigliere nel primo atto. Ma in questo soliloquio serve anche a delineare il personaggio di
Rosmonda, che vive a corte senza amarne i fasti e la bella vita, e abbiamo anche un primo
riferimento al fatto che lei è stata consacrata a Dio quando è nata (v 1046): un accenno che resta
volutamente ambiguo perché noi ancora non sappiamo la vera origine di Rosmonda.
– Il soliloquio si apre come al solito, con enunciazioni generali. All’inizio di ogni
Vv 1025 1032
scena, infatti, i vari personaggi parlano per “enunciazioni”, e non rivolgendosi ai lettori o
parlando di se stessi, ma usando delle sentenze che valgono per tutti. Infatti lei inizia il suo
monologo esaltando la vita di chi non deve mischiarsi con le cose materiali, senza “macchiarsi”
l’anima, ossia senza compromettersi, anche se riconosce che è impossibile vivere così. In più,
continua, le ricchezze, i beni materiali, rendono ancora più difficile la vita di chi vuol vivere
semplicemente.
Vv 1033- 1049 E lei stessa, che si trova posta in una condizione importante dalla Fortuna, ed è
considerata figlia e sorella di Re (primo accenno al fatto che lei sa di non essere davvero
principessa, perché dice : che son detta, e no: che sono), rinuncerebbe volentieri al prestigio e alla
bella vita, per essere libera. Ma, suo malgrado, è costretta a vivere a corte in maniera faceta, tra
feste e balli, per la qual cosa si vergogna (verso che richiama Petrarca), perché sa che così non
e qui c’è un
conviene vivere a chi, come lei, è stata consacrata, alla nascita, a Dio (vv 1045-1049:
altro riferimento ambiguo alle origini di Rosmonda, perché se fosse stata la Regina a consacrarla a
Dio, alla sua nascita, adesso non potrebbe pensare di darla in sposa a Germondo).
Vv 1050 - 1059 Questi versi appaiono solo in alcune edizioni: qui si fa capire che Rosmonda è
innamorata del presunto fratello. Tasso, una volta completata la tragedia la fece copiare per inviarla
ai vari signori, ma mentre avveniva tutto questo, egli continuò a introdurre dei cambiamenti; non
solo. Quando la fece stampare da tre editori diversi, ancora introdusse dei cambiamenti, e l’editore
di Bergamo introdusse ulteriori cambiamenti. Nella seconda metà del 900 è stato approntato un
testo critico del re Torrismondo, in cui l’autore cercò di individuare il testo più fedele all’originale,
utilizzando un testo che porta a questa dualità: quello in cui Rosmonda è innamorata di
Torrismondo, sapendo che nn è suo fratello, e quello in cui questi versi sono stati eliminati. NELLA
NOSTRA VERSIONE C’E’ L’INNAMORAMENTO DI ROSMONDA PER TORRISMONDO.
L’ULTIMA PAROLA DEL VERSO 1059 “UmìLE”, PERCHE’ LA PRIMA
NB: VA LETTO
E’ CHE L’ACCENTO CADE NELLA PENULTIMA
REGOLA DELL’ENDECASILLABO
SILLABA.(DIAFORA)
SCENA IV: Regina madre, Rosmonda
Vv 1060- 1365
La regina madre ha un compito: convincere Rosmonda a sposare Germondo, secondo il piano
pensato dal consigliere e Torrismondo, sempre che poi Germondo acconsenta a rinunciare alle
nozze con Alvida per sposare Rosmonda. Questa scena è improntata sull’esempio della Medea di
Euripide, con delle riflessioni della stessa protagonista che possono definirsi da femminista ante-
tornate in voga con la tragedia di Girali Cinzio, “Orbec”, per cui si era già
litteram, e che erano
costituita una tradizione nel teatro 500esco che si richiamava a Medea, in questa sua veste.
(vv 1063-1064 : endecasillabo spezzato) Commento [U1]:
(vv 1065-1066 Al|cu|na|cu|raO| fi|gli|a: settenario spezzato) SINALEFE
(vv 1070- 1071: quinari)
Vv1060-1127 La Regina esorta Rosmonda ad abbellirsi perché arriva Germondo, e lei deve
accoglierlo con Alvida, quindi non può presentarsi così trascurata al nobile principe. Ma Rosmonda
bellezze sono importanti, quella del cuore e dell’animo. Invece la Regina
risponde che ben altre
afferma che, mentre l’uomo ha ricevuto dalla natura il valore e la forza, mentre la donna ha ricevuto
la bellezza, e questo dono, dimostra la regina, è superiore a quello fatto all’uomo, perché la donna
se combatte contro il suo nemico, che è l’amore, lo vince e lo trasforma senza spargimento di
sangue, cosa che nn succede agli uomini. Rosmonda ribatte che ella crede che altre siano le qualità
importanti, come la discrezione, la modestia, la fede, la pietà, e che se la bellezza fisica è
importante, lo è solo quando completa, come un fregio o una corona la virtù. La regina risponde che
cmq non deve essere trascurata. E Rosmonda risponde che la bellezza, come virtù, è adorna di me
stessa, ma che cmq le obbedirà, e visto che è lei a chiederlo, andrà a farsi bella.
Vv 1128- 1225 Adesso la Regina passa alla questione principale. Rosmonda deve prepararsi per
apparire bella agli occhi di Germondo, così bella che egli penserà di non aver mai visto una tale
bellezza e la chieda in sposa. Rosmonda si ritrae subito. Ma la regina le chiede se davvero ella non
vuole che un re così valente si innamori di lei, fino al punto di chiederle la mano e farla diventare
regina. A questo punto Rosmonda rivela alla madre che non vuole sposarsi ma di restare libera per
vivere nella castità ( VV 1148: si sposta l’accento e si legge intégro). La Regina allora presenta una
serie di argomentazioni per esaltare la vita coniugale che forse ad una giovane sfuggono. La vita è
un peso, e lo è maggiormente se trascorsa da sola. Bisogna allora trovare un compagno, per
appoggiarsi l’una all’altro, condividendo le gioie ma anche le sofferenze, in un unico volere. Come
il bue nn tira da solo l’aratro, ma con un altro compagno, per sopportare il peso del giogo, e così la
donna nn può vivere, troppo sarebbe il peso, come dimostra la sua esperienza. Ella, prima che suo
marito il Re morisse, aveva una vita più leggera, mentre adesso che è morto tutto le è più difficile,
perché il peso di una vita, che per tutti i personaggi del Tasso è costitutivamente pesante, le pare
(questi versi sono nel perfetto stile del petrarchismo, l’espressione più fortunata,
insopportabile
perché durò per diversi secoli, della poesia amorosa. E’ come un codice, se si parla d’amore
bisogna usare lo stile di Petrarca, addirittura fino alla seconda metà del 700, per parlare
d’amore): e quindi augura che Germondo sia per Rosmonda quel che il Re è stato per lei.
1313 Qui c’è tutta l’argomentazione di
Vv 1226- Rosmonda contro il matrimonio. Ella smonta una
per una tutte le affermazioni della madre. Lei rispetta il pensiero della madre, vista la sua vegliarda
età, ma vuol dire la sua. La compagnia di un uomo, si, può alleggerire il peso della vita, ma in altri
casi può aggiungere peso al peso, soprattutto perché il marito può esercitare il comando sulla
moglie, e anche se è un buon uomo, cmq si tratta di essere sottoposte al volere di un altro. E poi c’è
la cura dei figli, che è un altro peso molto greve, perché la madre non smetterà mai di preoccuparsi
per i suoi figlia, anche quando questi saranno adulti. E già la gravidanza è un problema, perché se il
figlio “ch’è de le nozze il frutto, è frutto al padre, ed a la madre è peso”. In più, marito e moglie
non trovarsi d’accordo, e si potrebbe incontrare un uomo stupido, o superbo, o violento.
potrebbero
E se anche i due andassero d’accordo, cmq nn sarebbe un vantaggio, perché una donna innamorata
di un uomo è capace di far proprie anche le sofferenze, i problemi e le ansie del marito. E se egli è
un cavaliere, la moglie lo dovrà aspettare per lungo tempo, aspettando in trepida attesa il suo
ritorno, sperando che egli sopravviva alla battaglia. E se egli muore, la moglie dovrà fronteggiare il
dolore della morte del suo amato e il lutto.
Per tutte queste motivazioni ella non vorrebbe sposarsi, e oltre che per questi motivi, c’è anche il
forte desiderio di vivere una vita casta, e a volte ella pensa che vorrebbe vivere come le Amazzoni,
quelle donne mitiche che vivono cacciando e conducendo una vita che è più simile a quella di uomo
che nn di una donna; ma poiché sa che ciò non è possibile, si accontenterebbe di vivere come un
cervo libero, non come un bue solo, come ha detto la madre.
Vv 1314- 1342 A questo punto la regina ricorre alla sua autorità di madre e regina per imporre alla
figlia di piegarsi al suo volere, introduce così il motivo politico: se al Regno serve che ella sposi
Germondo, ella dovrà sposarlo: Rosmonda è una principessa, e la sua vita è legata a quella del
Regno e del suo signore, suo fratello Torrismondo. Quindi, non può vivere come un animale libero,
ma deve piegarsi al volere del Re, come lui stesso chiede. E poi, non può trascurare le richieste
della vecchia madre, che vuole vedere i nipoti prima di morire. Rosmonda alla fine cede, deve
cedere di fronte a questa argomentazione, e quindi va a prepararsi.
SCENA V: Soliloquio della Regina Madre.
Vv 1343- 1366
La regina, rimasta sola, riflette sull’importanza dell’avere dei figli accanto, soprattutto quando si è
anziani: i figli sono il più prezioso dono di Dio, e per lei Torrismondo e Rosmonda sono la luce dei
suoi occhi.
SCENA VI: Regina Madre, Torrismondo
Vv 1367- 1470
Arriva Torrismondo, che aspetta il resoconto dell’incontro con Rosmonda. La regina gli riferisce
che, dopo molto insistenze, sua sorella ha ceduto, anche se non molto volentieri; e quindi possono
iniziare i preparativi per le doppie nozze. Torrismondo acconsente e ordina i preparativi, anche se
ancora non sa se Germondo accetterà lo scambio di sposa. Anche qui Torrismondo appare un
personaggio ambiguo, che vuole e disvuole, è molto complesso, ha una delineazione psicologica. Sa
che nn è saggio far sposare la sorella controvoglia( come portare a caccia dei cani stanchi), ma per
possibilità. E quindi da ordine che si preparino tutti i festeggiamenti. Qui Tasso
lui è l’unica
richiama le feste tipiche dei popoli settentrionali, come il preparare dei castelli di neve, o le giostre
dei cavalieri, il tiro con l’arco e altri giochi, ripresi dalle cronache di Olao Magno.
(Qui la prof cita il trattato dell’abate d’AUBIGNAC, la Pratica del teatro, nel 1650 in cui si dice che
mentre il popolo può dilettarsi col teatro comico, per l’aristocrazia invece ci vuole la tragedia, uno
affinché essi, andando in guerra, vedano esempi alti di virtù. Però non c’è
spettacolo di virtù,
bisogno di funestare gli animi con spettacoli che si rifanno al teatro greco, sia perché i Greci
“felicemente”
usavano le castroni per far vedere il pericolo della tirannide. Mentre loro vivevano
nello Stato monarchico, e quindi dovevano avere delle tragedie che celebrassero l’umanità dei loro
regnabti, e quindi dovevano avere un finale felice. Questo trattato nasce nell’ambiente del teatro,
proprio perché D’Aubignac ha contribuito a costituire il “sistema” del teatro di quell’epoca. Ma
l’idea francese della metà del 600 della tragedia che deve finire bene, in Italia già circolava, perché,
come si è detto nelle prime lezioni, Giraldi Cinzio, dopo aver rappresentato di fronte al duca di
Ferrara l’Orbec nel 1541, visto la gravità dell’azione, decise di riscriverla 2 anni dopo, con un lieto
fine, e dice che, in fondo, è meglio farle finire le tragedie con un finale allegro, e questo tipo di
tragedie possono essere chiamate “tragicommedie”).
CORO- Canzone dedicata alle virtù della vergine.
ATTO III 15-03-07
L’atto terzo, così come il quarto, si compone di sette scene, quindi seguendo un ordine crescente.
Dopo il colloquio tra la Regina Madre e Torrismondo, il terzo atto si apre con un soliloquio del
consigliero che ha suggerito a Torrismondo di far celebrare le doppie nozze. Adesso deve essere lui
a parlare con Germondo, che sta per arrivare alla corte di Gotia.
SCENA I:Soliloquio del Consigliero
Vv 1519- 1586
Come al solito il personaggio inizia a parlare tenendo un tono sentenzioso, con riferimenti di
caratteri generali. Questo soliloquio si apre con una riflessione sull’amicizia, riferita alla situazione
tra Germondo e Torrismondo. Qui l’amicizia è paragonata ad un porto tranquillo, ma spesso può
essere messa in crisi da un motivo politico; non così per i due Re, che invece adesso si vedono
minacciati dall’Amore, poiché entrambi sono innamorati di Alvida. Poi, nelle riflessioni che
seguono, egli annuncia ai lettori che deve convincere Germondo, ed è il suo compito, perché egli è
un consigliere e ha, per natura del suo ruolo, il compito di risolvere le questioni politiche più
difficili. Ma egli teme di fallire, se Torrismondo senza non parlerà anche lui. Un altro argomento a
favore potrebbe essere il fatto che la Gotia è un Regno più forte e più importante, quindi Germondo
dovrà cedere.
SCENA II: Soliloquio di Rosmonda
Vv 1587- 1617
Questo soliloquio ci rivela altri particolari circa la condizione di Rosmonda; qui Tasso segue
più il modello dell’ Edipo di Euripide, dove gli svelamenti dei personaggi avvengono passo
sempre
passo. Qui noi apprendiamo con sicurezza che Rosmonda non è sorella di Torrismondo, perché
dopo tutta una serie di interrogativi, coi quali ella si tormenta perché ha già fin troppo usurpato il
ruolo di principessa e perché non desidera sposare Germondo, perché diventerebbe una falsa sposa,
perché non lo ama, perché lei non vuole sposarsi, e perché non vuole venir meno ai voti che sua
madre, quella vera, fece alla sua nascita. Rosmonda si risolve quindi a parlare e a confessare la
verità. “e vòti i voti de la mia madre al fin saranno”:c’è questo gusto del Tasso di usare
(vv 1606-07:
parole che hanno diverso significato pur avendo identico significante)
anafora: ripetizione all’interno dello stesso verso di una parola)
(vv 1610:
SCENA III: Torrismondo e Germondo.
Vv 1618- 1672
Finalmente arriva Germondo, ma l’incontro tra i due amici non è ricco di toni amichevoli, come ci
aspetteremmo, ma invece è molto formale. La costruzione di questa scena è ad arte, proprio per
indicare l’imbarazzo di Torrismondo. Del resto in seguito lo stesso Germondo noterà sorpreso la
freddezza di Torrismondo nell’accoglierlo.
Vv 1618- 1626 Torrismondo, incontrando Germondo esprime la sua speranza che sia arrivato il
momento della concordia tra i popoli settentrionali, attraverso il matrimonio. Qui c’è un’ambiguità:
a quale matrimonio si riferisce?
–
Vv 1627 1640 Germondo, invece, parla in maniera chiara e affettuosa, come ci si aspetta che egli
faccia. Rinnova i suoi sentimenti di affetto e di amicizia verso Torrismondo, nelle mani del quale è
posto tutto il suo futuro, visto che deve cedergli in sposa Alvida, e dandola in sposa diventeranno
essi stessi tutt’uno, sempre se l’amicizia rispetterà quanto l’amore desidera. Poiché l’amore vince
qualunque altra cosa, ma è vinto solo dall’amicizia. E se, infine, Alvida si innamorerà di lui, ancora
di più lui si sentirà in obbligo nei confronti di Torrismondo, perché Germondo considera l’amore
più importante della sua corona o vittoria(esempio di locuzione artificiosa e di parlare disgiunto del
Tasso, con molte inversioni nelle espressioni sintattiche, stile che lo pone su quella linea che di lì a
20 anni porterà al esplodere del concettismo barocco, un linguaggio pieno di similitudini e
parallelismi, che deve stupire il lettore, attraverso un continuo uso di metafore: addirittura ci sarà un
genere vero e proprio in cui gli enigmi sono costruiti come un sonetto)
Vv 1641- 1653 Torrismondo, invece, continua a parlare in tono ambiguo. Lui, dando a lui Alvida,
che si crede invece di Torrismondo, non può dargli anche l’amore di Alvida, e non solo: non può
neanche mantenere la promessa di vendicare la morte del fratello di Alvida, e quindi dovrà farlo
Germondo. Fa un accenno ambiguo al fatto che Alvida amerà, per lui, Germondo. Ma nn si capisce
se lo dice nel senso che lui la sposerà e lei, come dirà in seguito, rispetterà Germondo in quanto
amico del suo sposo, o se gli darà in sp
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Letteratura teatrale italiana - Affabulazione
-
Letteratura teatrale italiana - Filippo
-
letteratura teatrale
-
Tesi Letteratura teatrale italiana