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ATTO IV(l’atto dell’agnizione)

L’atto IV è importante perché cominciano a rivelarsi le prime verità sulle identità vere dei

secondo Aristotele): in questo atto, all’inizio Torrismondo apprende che

personaggi (agnizioni, dell’ Edipo

Rosmonda non è, in realtà, sua sorella. E inizia da qui un percorso che ricalca quello

Re di Sofocle, che Tasso tiene presente nella costruzione di questo atto (ad esempio quando

arriva il Saggio, personaggio che ricalca quello dell’indovino Tiresia)

SCENA I: Consigliero, Germondo

Vv 2012-2160

Vv 2012-2077 Il Consigliero tiene un lungo discorso che si svolge su due direzioni che si

contrappongono: la pace e la guerra. Fa una premessa molto ampia per giustificare politicamente la

richiesta che sta per fare: la cosa migliore da fare, infatti, per portare pace tra i popoli del

settentrione, sarebbero proprio delle doppie nozze, che allontanerebbe anche ogni tipo di pericolo

che si rompi l’amicizia tra Germondo e Torrismondo, che si è costruita attraverso tante avventure e

lotte che i due hanno affrontato insieme.

Consigliero finge di non sapere dell’accordo segreto tra Torrismondo e

Vv 2078- 2104 Il

Germondo, e dice che già due popoli sono uniti, pensando alla Norvegia e alla Gotia, e in questo

stesso giorno di festa Germondo potrebbe sposare Rosmonda, e legare così la Gotia e la Svezia;

Rosmonda è bella, ma questo non è il solo motivo per cui Germondo dovrebbe sposarla, ma anche

per gli altri motivi che ha prima elencato. E ricorrendo alla figura retorica della prosopopea dice che

nn solo lui gli chiede di accettare questa proposta e di sposare Rosmonda, ma la Patria (ossia tutta la

penisola scandinava) stessa che glielo chiede (Attraverso un discorso diretto) chiedendo a

Germondo di rinsaldare l’amicizia con un vincolo parenterale (vv 2098-2101 figura retorica:

anafora) –2112

Vv 2105 Germondo è del tutto sopreso da questo discorso. Dice che i consigli degli anziani

sono sempre graditi, perché di certo saggi, ma ricorda che il suo legame con Torrismondo è

talmente saldo che non è necessario alcun nuovo legame di parentela per rinsaldare quel legame.

Vv 2113 - 2135 Il Consigliero e Germondo continuano a discutere sulla necessità di queste doppie

nozze.

Vv 2136- 2161 Alla fine Germondo, non riuscendo a capire se è torrismondo che gli fa questa

proposta, dichiara che egli è primo nel legame con Torrismondo, nel volergli bene. Se, infatti,

Torrismondo, è primo per valore, è secondo nella loro amicizia, che Germondo non mette in

dubbio, neanche se Torrismondo tradisse la sua amicizia in qualche modo (cioè non cedendogli la

mano di Alvida) Egli ricorda quando lui e il Re dei Goti hanno stretto il patto di fiducia reciproca, e

nessun nuovo patto potrà cancellare quello precedente. E se Torrismondo, attraverso le nozze con

perché anche per lui l’amicizia

Alvida, potrà evitare la guerra contro la Norvegia, egli sarà contento,

è un porto sicuro, ed è pronto a non entrare in guerra contro Torrismondo mai, per nessuno motivo.

La loro amicizia potrà accendere la fiaccola dell’amore o spegnerla per sempre, ma lui non

abbandonerà mai Torrismondo, ed è pronto a rimettersi alla sua volontà: questo manda a dire

attraverso il consigliero al Re.

Scena II: Soliloquio di Germondo

Vv 2162-2205

Germondo, rimasto solo, comincia a nutrire qualche dubbio sul comportamento di Torrismondo,

un po’ freddo; ma, dopo questa riflessione decide di bandire ogni timore e di

che gli è sembrato

affidarsi all’amicizia di Torrismondo. A giudizio dei critici, Germondo appare come un personaggio

monocorde, che riveste nella tragedia la funzione simbolica del valore dell’amicizia (senza dubbio è

l’amicizia il valore più importante in questa opera), e perciò il Tasso attribuisce a questo

personaggio ogni comportamento, ogni azione che sia rispettoso della sua funzione.

Vv 2162-2179 Germondo inizia, come sempre, con una proposizione generale: solo il tempo può

svelare la vera natura di un uomo e di un amico, se esso sia buono o malvagio. Ma proprio perché

lui e Torrismondo si conoscono da lunghissimo tempo, e questi si è sempre dimostrato amico

fedele, egli non cambierà parere su di lui (v 1268 : climax) : non permetterà al suo cuore di

sospettare dell’amico, chiuderà il suo cuore al sospetto, e conferma la sua amicizia verso

Torrismondo, per oggi e per tutto il tempo a venire, tanto che la loro amicizia sarà d’esempio per

altri. Anche se Germondo è turbato dall’accoglienza di Torrismondo: si è intrattenuto

Vv 2180-2205

poco con lui, ha detto poche frasi, e non ha affrontato i tanti e gravi argomenti che, invece,

dovrebbero affrontare insieme: la situazione di Alvida, le nozze, la loro promessa di amicizia.

antitesi “breve parlar-lungo silenzio” “breve vista-lunghi affanni”)

(vv2185-86: Germondo crede

che questo sia dovuto al fatto che Torrismondo è ormai un Re, come lui, e forse il peso del governo

cosa che però a lui non è accaduto, perché l’essere diventato re, non

lo ha reso diverso, più greve,

ha influito sui suoi sentimenti o sul suo innamoramento, tanto che ogni cosa che fa, cmq non smette

Ed infine fa un’altra

di pensare a Alvida (versi di petrarchismo molto stereotipati). considerazione,

sulla proposta del Consigliero: se il motivo delle nozze tra lui e Rosmonda dovrebbe essere quello

di rinsaldare l’alleanza tra i due popoli e con la Norvegia, allora potrebbe essere Torrismondo a

sposare la sorella di Germondo. Ma alla fine, rinnova il suo pensiero, e affida tutto alla volontà di

Germondo, al quale ha affidato persino la sua anima.

Scena III: Torrismondo, Rosmonda

Vv 2206-2392

Finalmente Rosmonda incontra Torrismondo, e comincia il primo momento di agnizione, in cui

Torrismondo apprende, a poco a poco, che Rosmonda non è sua sorella, e che sua sorella

probabilmente è ancora viva, ma non si sa dove è.

Vv 2206-2225 Rosmonda inizia il suo discorso facendo delle considerazioni sulla semplicità con

se poi lei ci metterà un po’ a dire la verità a Torrismondo. Ella inzia

cui parla la verità, anche

presentandosi al fratello come sua serva, e lo è, gli dice, dalla nascita. Torrismondo è sorpreso: lei è

un po’ tentenna;

sua sorella, come fa ad essergli serva? Rosmonda dice si, di essere Rosmonda,

allora Torrismondo pensa che il suo comportamento sia dovuto al fatto che ella ci sta ripensando, a

proposito delle nozze con Germondo, e le chiede se sta cercando di ricusare l’impegno preso.

Rosmonda ribatte che, chi nasce femmina, deve, per natura per legge e per costumi, sottomettersi al

volere del padre o del fratello. Ma sarebbe giusto obbedire tanto al padre quanto alla madre, e al

fratello. Torrismondo le risponde che allora può scegliere di obbedire a sua madre, se non vuole

obbedire a lui.

Vv 2226 2235 Qui Rosmonda comincia a parlare più chiaramente, dicendo che lei non ha più una

madre, ma una Regina ed una Signora. Allora Torrismondo ribatte chiedendole se lei non è l’unica

figlia femmina della loro madre, la Regina Rusilla. E lei ammette che è così, che in realtà non è

figlia della regina dei Goti, e a Torrismondo sempre più incredulo dice di essere un’altra Rosmonda

e sorella di altri. Lei è figlia della sua nutrice, che ha nutrito anche la vera Rosmonda, la sua vera

(questi versi ricordano molto l’inchiesta che fa Edipo. Questa tragedia si base sugli

sorella

interrogativi di Edipo)

(vv2228: anafora, ripetizione della stessa parola)

(2231: parallelismo)

“Distingui omai questo parlar,distingui

(2232-33: affanni”

questi confusi

il verso inizia e finisce con la stessa parola: Distingui…distingui: figura retorica EPANODIPLOSI

–O INCLUSIONE- la stessa parola inclusa nello stesso verso, serve a rafforzare

altra nota: c’è la separazione del verbo dal compl ogg contenuto nel verbo successivo:

ENJAMBENENT)

(2235: figura metrica: figura etimologica: quando all’interno dello stesso verso si usano parole

che hanno la stessa radice: nutrice-nutrì)

vv 2235- 2240 Torrismondo è atterrito e arrabbiato, anche perché se è vero quel che dice

Rosmonda, il piano del Consigliere è destinato a fallire;e comincia a dire che forse lei sta mentendo,

e se mente è davvero una serve, perché è abitudine dei servi mentire. Ma Rosmonda ribadisce che

solo per cattiva sorte è nata da servi, che in realtà erano nobili decaduti ( perché erano stati fatti

schiavi dal padre di Torrismondo, come si vedrà dopo)

(E’ qui un gusto per l’inserto, per la storia nella storia, come nella Gerusalemme liberata.

un’altra storia, ora quella di

Mentre si svolge la storia di due personaggi si inserisce

Rosmonda. C’è la frizione tra vari modelli, quelli classici, quelli della tradizione del teatro del

500, come Giraldi Cinzio e queste storie nella storia rientra in questi modelli. La storia delle

anche al fatto che, nel ‘500, gli eroi tragici non possono essere di

origini di Rosmonda è dovuta

umili origini, devono necessariamente essere nobili, per tradizione: solo nella seconda metà

del 700, quando nasce il dramma borghese, con Goldoni, il quale sostiene che gli eroi tragici,

dovendo essere simbolici, rappresentano una virtù che può essere trasferita anche a

personaggi di estrazione borghese- proprio da qui nascerà il romanzo borghese)

(v2235 : chiasmo, inversione: nova cosa e cosa occulta)

vv 2241-2268 Torrismondo dice che benché ella abbia avuto la fortuna di vivere come una

principessa, tutto questo è un modo per riparare alla rovina dei suoi genitori. Ma il vero merito, dice

Rosmonda, sta nel dire la verità, come ha fatto: e adesso aspetta la sua ricompensa, ossia quella di

essere sciolta da ogni vincolo e quindi non dovrà sposare Germondo. Torrismondo mostra allora la

sua profonda irritazione per questa notizia; e comincia a ricercare la verità, vuole sapere come è

accaduto che lei abbia preso il posto della sua vera sorella. Chi ha organizzato tutto?E per qual

motivo adesso si decide a parlare solo adesso Rosmonda? Rosmonda risponde che l’inganno è stato

fatto per pietà e non per frode, e per pietà ora viene confessato. Torrismondo le impone di essere più

di raccontare ogni cosa dall’inizio.

chiara, e dice

(v 2268: prime…primier: figura etimologica, ripetizione della radice)

vv 2269- 2299 Comincia qui la storia di Rosmonda. Mentre la madre si trovava serva (non servile,

perché d’origine nobile), dopo tante gravidanze andate male, restò incinta di lei, e fece un voto,

promettendo che avrebbe dedicato a Dio il nascituro se la gravidanza fosse andata bene e lei stessa

non sarebbe morta di parto: e così fu. Torrismondo le chiede se quindi deve mantenere i voti che la

madre aveva fatto per lei. Ma lei risponde che lei stessa ha rinnovato quei voti, presso il capezzale

della madre morente, dopo alcuni anni.

(Torna l’esempio dell’Edipo re. Edipo, infatti, è stato allontanato dalla reggia, in fasce, dato

uccidesse, per via della profezia che vedeva nel bambino l’assassino

ad un pastore perché lo

del padre e lo sposo della sua stessa madre. Poi il pastore non lo ucciderà ma lo consegnerà ad

altri. La storia delle ninfe viene ripresa dalle cronache di Olao Magno, dove si legge di queste

creature magiche a cui credevano i popoli del Nord)

2392 Allora Torrismondo le chiede perché fu fatto lo scambio. Rosmonda dice che l’idea fu

22300-

del padre di Torrismondo e di sua madre, e che entrambi lo fecero per pietà.

Ma chi doveva essere ingannato? La Regina Madre.

Ma possibile che la Regina non si sia accorta di nulla? No, non si è accorta, non ha finto di amarla,

l’ha amata come si ama una figlia.

Ma come è stato possibile che la Regina non si sia accorta dello scambio? E Rosmonda racconta

che la vera figlia era stata a balia e riportata alla madre dopo due anni. E lei aveva la stessa età,

ovviamente lo stesso sesso, e si trovava nello stesso luogo in cui fu condotta la vera Rosmonda, che

venne nutrita da sua madre, come lei. Tutto questo, insieme alla fiducia nel Re, riuscì a convincere

la Regina Madre.

Ma dove l’avevano condotta?

Ad un castello, un luogo ameno, pieno di verde, con sedili in pietra, con un palazzo bellissimo; un

luogo a cui si giunge da una grotta segreta, che portano ad un giardino bellissimo, con tantissimo

verde. Nel palazzo furono allevate lì per circa due anni.

Ma, chiede Torrismondo, perché venne fatto lo scambio?

Perché le ninfe del bosco avevano predetto al Re che la bambina sarebbe stata responsabile della

rovina del Regno dei Goti.

Dunque il Re ha creduto a queste creature, ha creduto ad una profezia che non si è realizzata ancora

ben 20 anni dopo?

Si, e per questo il Re decise di affidarla a loro.

Ma perché non lo si è detto alla Regina?

Perché la Regina non avrebbe creduto a quella profezia e a quelle creature. Quindi ci fu la

sostituzione, e alla regina venne portata lei, figlia, in realtà della nutrice, la quale acconsentì (già in

sua schiavitù da quando i Goti avevano conquistato l’Irlanda)

Ma la sua vera sorella vive ancora in quel palazzo segreto?

No, è rimasta forse qualche mese di più, poi altri indovini e altri presagi accrebbero il timore del Re,

per cui decise di allontanarla dal Regno, affidandola ad un servo, di cui però Rosmonda ricorda solo

il nome, Frontone.

E il Re non ha mai confessato alla moglie lo scambio e il modo in cui questo era avvenuto?

No, fin quando non lo colse la morte, durante la guerra contro la Danimarca.

Torrismondo finisce la prima parte della sua inchiesta chiedendo a Rosmonda di tacere la verità,

perché, sentenzia, il folle volgo non può apprendere così la verità sui propri regnanti. Allontana

Rosmonda e chiama prima l’Indovino e poi Frontone.

Scena IV: Torrismondo, l’Indovino e il Coro

Vv 2393-2512 il riferimento all’Edipo Re. L’Indovino corrisponde al

In questa scena è ben chiaro

personaggio di Tiresia della tragedia di Sofocle. Torrismondo è come Edipo. Quando arriva

Tiresia Edipo vuole sapere perché la città è afflitto dal morbo terribile, ed esorta l’indovino a

Tiresia si mostra reticente ma Edipo insiste: però quando l’indovino comincia a

parlare.

parlare, a fare intravedere la verità, comincia ad accusare Tiresia di essere pagato da

Creonte, il fratello del Re morto, perché in realtà comincia a capire ma non vuole.

Torrismondo ha lo stesso comportamento, prima insiste, ma quando comincia a capire la

verità lo allontana innervosito.

Vv 2393 Torrismondo comincia con una riflessione sulla Sorte. Poi il Coro gli annuncia l’arrivo

dell’Indovino. Torrismondo comincia a chiedere all’Indovino se sua sorella si trova nel Regno.

L’indovino è reticente, Torrismondo insiste, e lui risponde con un enigma: sua sorella si trova è

nata, e dove è nata ora posa, ma non ha posa; e poi aggiunge: non ha posa, ma troverà posa dove lui

(anticipazione del finale: non solo loro morranno uno sull’altra, ma verranno

avrà riposo

sepolti uno accanto all’altro) Torrismondo non capisce, gli dice che sta parlando oscuramente,

forse per ingannarlo. Ma l’indovino ribatte che l’inganno è invece proprio suo, ed in lui si trova e

non gli da pace (riferendosi al tradimento verso Germondo). Sua sorella vive tra i Goti. Ma dove si

trova? Può essere quella che ha sempre conosciuto come sorella? No, non è quella, è un’altra che è

ancora nascosta e lui la ritroverà solo quando partirà da se stesso (ossia morendo). Torrismondo,

sempre più irritato rigetta l’Indovino, lo offende di essere prezzolato. Ma l’Indovino risponde che il

suo destino è segnato, forse l’unica cosa incerta è se il suo destino riuscirà a salvare la sua amicizia

con Germondo. Ma per il resto non può dire null’altro, perché il Fato nasconde le altre cose, come

(differenza con l’indovino della tragedia greca, perché Tiresia sa tutto,

in una notte oscura.

deve sapere tutto, perché tutti ci credono; nel 500 non è così, si sta discutendo se credere ai

maghi e la Chiesa è contro. Quindi Tasso mantiene un atteggiamento sfuggente).

L’Indovino guarda il suo bastone, studia gli astri che sono disegnati sul suo bastone, e vede un

destino avverso per Torrismondo e per il popolo dei Goti. Il Coro interviene, come se fosse

l’insieme dei sudditi, dicendo di non credere all’Indovino, perché neanche lui possiede tutta la

verità, perché se così fosse i Re non avrebbero problemi a governare. Torrismondo lo scaccia, ma

prima di andarsene l’Indovino fa una profezia: prima che sia finito il periodo previsto dal suo

bastone, le sue parole e le sue profezie su Torrismondo e la Gotia si realizzeranno.

Scena V: Torrismondo, Frontone

Vv 2513-2590

Arriva Frontone che chiede il perché di una sua convocazione dopo così tanto tempo, dopo 20 anni.

Allora Torrismondo gli chiede la verità su sua sorella. Frontone gli spiega che il Re, temendo per la

sorte del figlio, dato la profezia, e quindi l’aveva affidata a lui per portarla in Danimarca. Ma

mentre andavano in Danimarca, furono catturati da dei predoni norvegesi e furono separati: la

bambina fu portata in una nave con le donne, lui in un’altra. Le due navi erano condotte da due

fratelli; mentre la nave dove c’era la bambina tornò in Norvegia, l’altra venne assalita dai Goti, che

dunque liberarono Frontone e fecero schiavo il comandante della nave e lo portarono qui, dove

ancora si trova come schiavo. Da quel momento in poi Frontone ha perso le tracce della nobile

bambina.

Scena VI : Torrismondo, Messaggero della Norvegia, Frontone e Coro

Vv 2591- 2675

Anche in questa scena Tasso riprende l’Edipo Re. Questa scena riprende infatti il momento in cui

arriva il messaggero arriva a dire a Edipo che è morto suo padre.

Vv 2591- 2636 Arriva un messaggero dalla Norvegia ad annunciare la morte del Re Araldo e a

cominicare che lo stesso Re ha affidato il regno alla figlia Alvida e al suo sposo Torrismondo, e

quindi che questo non deve essere un giorno di lutto, ma di festa, poiché due Regni si sono uniti ed

il terzo, la Svezia, probabilmente, lo sarà pure, attraverso la grande amicizia che lega Germondo a

Torrismondo. Il Coro, sempre impersonando il popolo Goto, indica la reggia al messaggero. Qui

egli va incontro a Torrismondo e gli dice di essere latore di una notizia per la Regina Alvida.

Torrismondo lo esorta a parlare e il Messaggero comunica a lui la morte di Araldo e, quindi, la

concessione a lui ed Alvida dello scettro di Norvegia.

2637-2660 Frontone riconosce il Messaggero: è proprio il comandante della nave norvegese che era

riuscita a tornare in patria, portando con sé la piccola principessa. Torrismondo si rallegra della

coincidenza, e Frontone chiede al messaggero se anche lui lo riconosce. Il Messaggero, in realtà, si

mostra reticente, finge di non ricordare; ma Frontone gli ricorda che suo fratello è nel regno dei

Goti, schiavo: se egli non parlerà, suo fratello avrà la peggio. E allora il Messaggero confessa: si,

egli ha attaccato le navi Gote, ma quella azione malevola è stata riscattata con il fatto che poi la

bimba ebbe un destino lieto, poiché fu affidata ad un nobile padre.

(vv: “legno” per nave: metonimia, una parte per il tutto, o il materiale per la cosa)

vv 2661 Torrismondo comincia a capire, teme anzi di aver capito: non vorrebbe sapere ma ormai

deve capire ed esorta il Messaggero a parlare, assicurando che non gli accadrà nulla se dirà la verità.

Ed il Messaggero conferma i timori di Torrismondo: la bambina, Rosmonda, portata in Norvegia

dalla Gotia fu affidata al Re di Norvegia, Araldo, cui era morta da poco una figlia, e divenne quindi

principessa di Norvegia col nome dell’altra figlia, Alvida. A questo punto Torrismondo non ha più

dubbio, e sente che non c’è più nessuna possibilità di salvare la situazione, nessun piano o consiglio

da seguire: lui e Alvida hanno compiuto un incesto.

2661: “tardi intendo, troppo indendo: PARALLELISMO)

(v

(VV 2664-65: ENJAMBEMENT)

(v 2673: “L’istoria a pochi è nota, a molti ascosa”: ANTITESI

Scena VII: Torrismondo, Germondo

Vv 2676-2761

Ultima scena del IV atto. Germondo è addolorato per il comportamento di Torrismondo, che sembra

infastidito dalla sua presenza e sembra non voler mantenere alla promessa fatta, di dargli Alvida in

ciò può risollevare l’umore del suo amico.

sposa. E quindi dice che è pronto ad andarsene, se

Torrismondo, profondamente turbato, gli dice che il motivo di tanta preoccupazione è in realtà

dovuto a ciò che ha appreso poc’anzi, cioè la morte del Re di Norvegia, del padre di Alvida.

Germondo allora assicura che farà tutto ciò che egli desidera per alleviare il dolore del lutto. Ma

Torrismondo, che in realtà ormai è profondamente scosso da tutto ciò che ha scoperto, mente: gli

assicura che Alvida sarà sua, che egli manterrà la promessa fatta, e comunque resterà debitore nei

suoi confronti, poiché gli deve la vita e l’anima.

Anche qui c’è un riferimento a quello che accadrà tra poco, al finale tragico di Torrismondo,

ma c’è anche un ulteriore esempio della complessità del personaggio di Torrismondo, che non

come agire, ancora più confuso e atterrito dalla scoperta dell’incesto involontario compiuto

sa

con Alvida

Canzone sul valore umano, che trionfa sugli influssi astrali e domina la Natura.

ATTO V (L’atto dello SCIOGLIMENTO)

Su questo atto si devono fare alcune considerazioni di carattere metodologico, cioè sul finale:

quando finisce la tragedia? Finisce con gli ultimi versi dell’ultima canzone, oppure si può dire che il

finale inizia a metà di quest’atto, quando il Cameriero verrà a raccontare la morte di Torrismondo e

Alvida? Certo, anche quello è un finale, perché descrive come finisce la vicenda tra Torrismondo e

Alvida. Ma essi non sono gli unici protagonisti di questa tragedia. Quindi, potremmo individuare un

altro finale, quando la Regina Madre scopre la verità su Rosmonda e apprende la morte dei due

figli; ancora: un altro finale lo possiamo trovare nella scena in cui Germondo scopre tutto,

ricevendo una lettera che Torrismondo gli scrive prima di uccidersi, in cui anche lui scopre tutto ciò

che è accaduto e scopre di essere destinato a subentrare al posto di Torrismondo come guida del

Regno e come figlio di Rusilla. In questo c’è una similarità con l’Amleto (che però deve essere

ancora scritto) dove arriva Fortebraccio e tutto gli viene narrato “affinché non accada mai più”: il

Regno di Gotia non può restare senza una guida, Torrismondo è anche un Re e deve pensare al suo

popolo, quindi ci deve essere una soluzione politica e il dolore la morte il suicidio, non possono

mettere a repentaglio l’unità e l’importanza del regno. Lo spettatore deve sapere che niente andrà

perduto, perché Germondo assumerà la guida della Svezia, della Gotia e della Norvegia.

Scena I: Alvida, Nutrice

Vv 2780-2904

È come tornare alla prima scena del primo atto, tornano gli stessi personaggi, Alvida e la Nutrice; lì

abbiamo appreso i tristi presagi e la preoccupazione di Alvida. Qui non ci sono più presagio e

paura, c’è ormai la certezza. Si sono svolte, tra le scene precedenti e questa, delle scene che noi

spettatori non vediamo, ma per convenzione sappiamo che si sono svolte, sono presupposte

dall’autore, anche perché la tragedia deve svolgersi in 24 ore, secondo le regole di Aristotele.

2780-2817 Alvida inizia il suo discorso con delle lamentele, contro la fortuna avversa. La Regina

non capisce, e le chiede quale paura ha ancora. Ma Alvida non ha più timore, ha certezze: sa di

essere stata tradita, esclusa e scacciata: perché contemporaneamente ha perso il padre e la promessa

di Torrismondo che, da un lato, ha cercato di nasconderle la morte del padre, forse per non farla

soffrire, e dall’altro, invece, le dice che deve sposare un altro uomo e le dice, addirittura, di

chiamarlo fratello. Alvida sente di non aver più scampo, senza il padre, senza il sostegno del suo

ceduta all’odiato nemico, Germondo. La Nutrice si dimostra stupita di tanta cattiveria di

sposo, e

Torrismondo. Ma Alvida assicura che è tutto vero, e annuncia la sua morte, chè altra soluzione non

vede.

(qui si usano versi molti piccoli, quinari o settenari, proprio perché il dolore si fa forte e non ci sono

parole sufficienti per descriverli)

(vv 2785-86: climax ascendente)

vv 2809-2841 La Nutrice tende a sminuire la situazione ed esorta Alvida a non prendere decisioni

a lei fedeli in Norvegia che non l’abbandoneranno,

avventate: comunque saranno rimaste persone

per rispettare la giustizia e l’onestà. Ma Alvida constata tristemente che la giustizia, se non è morta

con suo padre, sembra scomparsa, e la forza e l’inganno e il tradimento hanno conquistato l’anima

di Torrismondo. E quindi svolge il suo discorso su due argomentazioni: la prima, sul crollo dei

valori su cui si basa la stessa società del 500: la fede, il mantenimento della parola data, e l’onore; la

seconda si riferisce invece a ciò che a lei, donna innamorata, preme di più, cioè il fatto che

Torrismondo non ricambia il suo amore, e mentre rigetta lei si prende il suo Regno, la Norvegia.

Vv 2842 2904 La Nutrice le dice che forse sta credendo troppo a maldicenze, confusa e turbata dal

suo sentimento amoroso, che non le permette di distinguere il vero dal falso.

Ma Alvida non può essersi sbagliata, perché ha sentito con le sue orecchie il discorso di

Torrismondo che le ha imposto di sposare Germondo. L’un Re l’ha venduta all’altro, come se fosse

una serva, o addirittura una merce. Ma, obietta la Nutrice, comunque Germondo è un re, lei resterà

regina; di sicuro c’è un buon motivo dietro la decisione di Torrismondo. Ma la ragione è falsa come

falso il valore di Torrismondo, risponde Alvida, cui Torrismondo ha detto effettivamente la verità,

così come lui l’ ha appresa, cioè che loro sono in realtà fratelli, essendo lei nata, in realtà, dalla

Regina Rusilla e poi allontanata dal Regno per via di una profezia. Ma Alvida non ha creduto ai

suoi racconti, sono solo un ennesimo inganno di Torrismondo per non sposarla. Lui la rigetta perché

sa che ormai ella è orfana e non c’è suo padre a difenderla e a vendicare l’offesa che sta subendo. E

adesso il suo nemico, che ella ancora ama, dopo essersi preso “le sue prime spoglie” (ossia la sua

verginità) adesso aspetta di prendersi le ultime, con la sua morte: Alvida dunque è pronta ad

uccidersi, e esorta se stessa a non temere la morte, che sola riuscirà a spegnere il suo amore per

l’amore che in essa alberga

Torrismondo, poiché morendo la sua anima morirà (versi strani per il

Tasso, perché per la dottrina cristiana l’anima è immortale, quindi sono quasi versi blasfemi:

servono per rappresentare il delirio di cui è vittima Alvida) (quindi Alvida non odia

Torrismondo, non vuole la vendetta: non segue per esempio, il modello di Medea, che arriva

addirittura a uccidere i suoi figli per vendicarsi di Giasone)

(v 2851: raddoppiamento, quando all’interno dello stesso verso si ripete la stessa parola)

(V 2864: I DUE EMISTICHI INIZIANO CON LA STESSA PAROLA: ANAFORA)

anafora con la parola “questi” e tra il 2880 e 81, la ripetizione dell’ultima parola del

(Vv 2880-83:

verso precendente all’inizio di quello successivo ANAPLODIPOSI)

Scena II: Soliloquio della Regina Madre

Vv 2905- 2932

La Regina Madre annuncia che dentro la Reggia è tutto pronto per la celebrazione di queste doppie

nozze, e si dichiara contenta per quello che sta accadendo nel Regno, e per la gioia che qavrà di

vedere le nozze di entrambi i suoi figli; solo una cosa la addolora: la mancanza del suo sposo, il

vecchio Re, al quale prega di restare accanto ai suoi amati figli, in un giorno così lieto e di benedirli,

dall’alto del Cielo.

Scena III: Soliloquio di Rosmonda

Vv 2933-2949

Intanto Rosmonda rimane incerta circa quello che le accadrà, e si pente di aver detto la verità a

Torrismondo, e poi si pente del suo pentirsi; alla fine, dice, succederà ciò che Dio vuole, e per

questo si recherà presso il Suo altare portando in dono una ghirlanda di fiori fatta da lei stessa,

sperando che sia cosa gradita a Dio.

Scena IV: Coro e Cameriero

Vv 2950- 3081

Questa scena è fondamentale. La differenza tra questa scena e Romeo e Giulietta, è che qui

c’è un racconto e non c’è l’azione della morte: non vediamo la morte degli amanti, la

ascoltiamo dai racconti del Cameriero; però l’uso del discorso diretto fa sì che l’azione sembri

svolgersi davanti ai nostri occhi.

L’attacco è abbastanza convenzionale, poiché il Cameriero ha il compito di

Vv 2950-2959

annunciare a popolo, secondo un codice convenzionale, che il suo Re è morto. Il Coro, che

(qui il Tasso usa una narrazione un po’

impersona la Patria Gota, lo esorta a parlare, e raccontare

insolita, perché recupera il modello classico, e quindi la morte viene narrata e non realizzata

in scena, ma questo racconto non viene fatto di fronte a un personaggio illustre, come

potrebbe essere Germondo, o la Regina Madre, perché questo avrebbe comportato dover

descrivere anche le rispettive reazioni: invece tutta l’attenzione deve concentrarsi sui gesti di

Alvida e di Torrismondo)

(2959: “Narralo, e dà principio al mio dolore”: INIZIO DEL FINALE, inizia la fine)

vv 2960- 3081 E comincia il racconto del Cameriero. Torrismondo, addolorato, ha già detto a

Alvida che deve sposare Germondo e non lui. Ma la morte del Re di Norvegia ha accresciuto la

rabbia e il dolore di Alvida, già offesa dal rifiuto di Torrismondo, e per questo decide di uccidersi e

si colpisce al petto con una spada. E Torrismondo, scoprendolo, decide di fare la stessa cosa. Il

Coro comincia le sue lamentazioni ma esorta ancora il Cameriero di procedere nel racconto.

Chi lo racconterà alla Regina Madre?Il Cameriero non ne ha il cuore, perché bisogna dire alla

Regina che ella non ha fatto in tempo a scoprire la vera figlia, che questa è già morta, assieme

all’altro suo figlio.

Ma come è successa tale disgrazia, chiede il Coro.

E il Cameriero racconta(parola dipinta: parla per immagini) che Torrismondo ha trovato Alvida

in fin di vita e disperato le chiede perché ha compiuto un gesto così folle. (Torrismondo ha un

linguaggio dolce quando trova Alvida in fin di vita) Alvida gli dice che lo ha fatto per amor suo,

perché non ha sopportato il suo rifiuto. Ma Torrismondo le giura che non è per mancanza d’amore

che le ha chiesto di sposare Germondo, ma è perché è vero che loro sono fratelli e che, quindi, non

possono che amarsi solo come fratelli. E sa che non potrà sopportare la morte se non uccidendosi a

sua volta. Alvida sembra non interessarsi al fatto che sono fratelli: lei sa solo che lo ama, e come

amante vuole restare accanto lui per quegli ultimi istanti, dandogli un bacio. Ma lui risponde che

accetterà il bacio solo come fratello, che i baci d’amante darà ad altri, ossia a Germondo. Ma Alvida

sa che non c’è più tempo e muore baciando Torrismondo; il quale la tiene ancora qualche minuto tra

le braccia e poi, triste atterrito e colmo di dolore, e si chiede come potrebbe vivere ora che lei è

morta, visto che con lei è morta la sua stessa anima; poi comincia a scrivere una lettera. Appena

finito, la consegna proprio a Cameriero, chiedendogli di consegnare le sue ultime volontà a

Germondo, e senza battere ciglio, si trafigge il petto con la sua stessa spada. Il Cameriero tenta di

sorreggerlo, ma Torrismondo lo allontana: ché si può dar la morte ad una persona, ma non

allontanarla, quando essa sopraggiunge.

In questi versi ci sono molti settenari o quinari: lo richiede il linguaggio patetico, dei

sentimenti. Qui bisogna trasmettere agli spettatori il patos della fine dei due tragici amanti.

Lei, che non crede di essere sorella di Torrismondo, e anche quando sembra crederci, non da

importanza alla cosa: ciò che conta per lei è esclusivamente l’amore che prova per

Torrismondo; e lui, che si, si rende conto del loro dramma, dell’incesto, ma che non riesce a

non chiamarla “anima mia”, quando la stringe a sé morente: in fondo, l’amore è più forte di

ogni altra cosa. Però, mentre Alvida è tutta compresa nel suo dolore amoroso, Torrismondo,

essendo un re, ha un altro ruolo, la sua morte deve essere eroica e, infatti, egli muore in modo

eroico, colpendosi al petto con la sua stessa spada senza battere ciglio, dopo aver scritto

all’amico Germondo per affidargli il suo Regno e sua madre. Il modello a cui si ispira il suo

personaggio è sicuramente più il Catone il Censore che non Romeo.

I versi con cui si racconta la morte di Torrismondo e Alvida rappresentano il FINALE DEL

CONTENUTO, perché qui finisce la storia d’amore tra i due protagonisti. È un PRIMO

FINALE


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Appunti di Letteratura teatrale italiana sull'opera, Il Re Torrismondo che è una tragedia molto importante perché anticipa le tragedie barocche, in cui si riprendono alcune caratteristiche fondamentali delle tragedie senecane: la meditatio mortis (il Memento mori) e il gusto dell'orrido.
L'ambientazione è nordica. L'opera fu rappresentata per la prima volta soltanto nel 1618 presso il Teatro Olimpico di Vicenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Alfonzetti Beatrice.

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