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Edoardo De Filippo e il teatro degli anni '30

De Filippo, Edoardo negli anni '30 prima della guerra comincia a recitare con fratello e sorella, figlio illegittimo. Inizialmente si scrive da solo dei pezzi unici. Viene a Roma e conosce Pirandello. Progetto di commedia Abito nuovo rappresentata nel '37, anno dopo la morte di Pirandello.

Natale a casa Cupiello

Negli anni '30, "Natale a casa Cupiello" inizia come una commedia di uno o due atti, poi diventa di tre atti, continuando a modificarsi e provare, visto che lui stesso recitava. Commedia ambientata a Napoli che si presta a una lettura fantastica, pur se dall'ossatura realistica. Anche qui la risata quasi ebete del personaggio, che tra secondo e terzo atto si ammala. La morte di Luca Cupiello è solo un contenuto: non lo vediamo morire, ma sta per morire, la morte è vista come uscita.

Luca è già uscito dalla condizione normale in quanto colpito da ictus. Il presepe, costruzione che fa ogni anno da quando i bambini erano piccoli, indica la ciclicità della vita e vive nel mondo del candore del personaggio. È anche metafora di gioco e fantasia di uscita dalla realtà, della quale non vuole sapere più nulla. Sta per morire ma prima trasforma i dati di realtà che gli sono attorno. Poi ha delle visioni come se il presepe sia la metafora della sua infanzia, vede arrivare i magi, ecc., come una visione infantile.

La morte, come dato drammatico, perde la sua consistenza. Personaggio che entra nella dimensione fantastica. Dato naturale malattia e morte sono svuotati diventando fantastici. Tutta la commedia può essere vista come mescolanza di realismo e fantastico, così come molte altre.

Gli esami non finiscono mai

Troviamo un discorso critico contro il neorealismo. Coordinate per leggere "Natale in casa Cupiello": abbiamo detto che questa commedia di Edoardo si è ampliata negli anni. La forma dei tre atti, così come la leggiamo ora, è una forma che il testo ha raggiunto nel tempo, dal '31 al '36. Inizialmente era solo un atto o due.

Approccio al teatro di De Filippo

Rispetto ad Edoardo potremmo dire tante cose, tenendo presente che lui ha fatto teatro e lezioni di teatro (pubblicate da Einaudi). Il testo drammatico di De Filippo permette un approccio da più punti di vista: storia del teatro, recitazione, drammatico. Dal punto di vista drammatico, Edoardo De Filippo sposa il registro comico e tragico. Come altri testi del '30, "Natale in casa Cupiello" è un esempio che risente molto dell’umorismo di Pirandello, di cui Edoardo si sentirà sempre più quasi un continuatore.

Parlerà egli stesso di umorismo e il suo teatro oscilla dagli atti unici molto spettacolari (quasi numeri di avanspettacolo) al periodo legato alla drammaturgia di Pirandello. Proprio questo spostamento da un teatro più comico a un teatro più umoristico è stato uno dei motivi del contrasto e poi della separazione dei due fratelli de Filippo: Peppino ha dichiarato di voler restare fermo ad un tipo di teatro comico, mentre Edoardo si spostava sempre più verso un tipo di teatro umoristico, un teatro che non centralizzava più la farsa, il far ridere, ma che aveva l’ambizione di affrontare temi anche seri.

Inoltre, soprattutto se noi lo vediamo dal punto di vista del finale, anche le commedie degli anni trenta risultano testi drammatici, dal momento che finiscono tragicamente, con la morte del personaggio, e con la morte del personaggio il testo teatrale non si può ascrivere nella dimensione comica, bensì umoristica.

Edoardo ci ha raccontato di aver parlato con Pirandello, col quale hanno progettato di fare della novella di Pirandello "L’abito nuovo" una commedia. La metterà in scena nel '37, quindi dopo la morte di Pirandello. Il finale è molto significativo, quasi paradigmatico, non inteso solo come legame con un’altra dimensione dell’umorismo tragicomico, ma è significativo anche del forte Pirandelliano e non solo Pirandelliano, cioè la dimensione del fantastico.

Come Pirandello aveva già affermato nel saggio l’umorismo, l’umorismo si basava sulla verità fantastica, quindi un'arte non realistica ma che, al contrario, prendeva solo spunto da un fatto, da elementi di realtà, per poi deformarli. Questa è la definizione che ci dà Pirandello. Anche il teatro del grottesco degli altri autori si muove nella stessa direzione cui si allaccia De Filippo negli anni trenta.

L'abito nuovo

In "L’abito nuovo" abbiamo la singolare morte di un personaggio, Michele Crispucci, che muore mentre ha un attacco isterico che si esprime attraverso la risata: ride, ride, poi crolla a terra morto. Il riso esprimeva già tutta la tragicità di questo personaggio vissuto con la figlia perché la moglie lo aveva abbandonato per diventare famosa e ricca cantante in un circo. Lui era riuscito ad andare avanti con la figlia basandosi su un’altra realtà, illusione, facendo credere alla figlia e volendo lui stesso credere che la moglie fosse morta.

Quando la moglie torna nel paese col circo e poi muore davvero, lascerà l’eredità alla figlia attraverso un testamento, e così la figlia saprà la verità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Alfonzetti Beatrice.
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