Che materia stai cercando?

Letteratura teatrale italiana - Il conte di Carmagnola

Appunti di Letteratura teatrale italiana su "Il conte di Carmagnola", opera scritta da Alessandro Manzoni a partire dal 1816 e pubblicata nel 1820. La sua prima rappresentazione avvenne nel 1828 a Firenze. Il Conte di Carmagnola (Francesco di Bartolomeo Bussone) è un personaggio realmente esistito chiamato così perché... Vedi di più

Esame di Letteratura teatrale italiana docente Prof. B. Alfonzetti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

ne, che già nel 1798 volevano l’unità d’Italia. c’era la

Nasce in Emilia dove Repubblica Cispadana).

Il teatro nelle repubbliche giacobine (durano poco 1796-1800 tra Repubblica Cisalpina, Cispadana e

era già stato considerato l’attività educativa permanente e il mezzo di educazione

Partenopea) alla

rivoluzione più alto e più efficace. Infatti nel repertorio della Repubbliche Giacobine Alfieri era

rappresentato: non solo i letterati avevano questa idea ma gli stessi governi provvisori avevano isti-

tuito nella loro municipalità premi per chi scriveva le tragedia migliori; si erano aperti teatri pubbli-

ci, si organizzano spettacoli pubblici. In questo clima di fervore il genere più rappresentato era la

tragedia. In questa centralità del teatro, che in questi anni conosce una grande fortuna (Foscolo),

non c’è letterato che non si esprima attraverso la tragedia che si basa su quella di Alfieri. Manzoni

nasce in questo clima. Leggendo le sue tragedie ci accorgiamo che non è riuscito ad agganciarsi alla

scrittura romantica europea, lui come gli altri. Il classicismo viene rifiutato nelle regole (rifiuto delle

all’interno di una tradi-

unità, quella di azione in parte resta), si riallaccia a Shakespeare. In Alfieri,

i versi, il linguaggio sublime, l’uso di figure retoriche, avevano

zione classicistica, una sua coeren-

non si riesce a staccare dai versi. Non c’è il coraggio di passare alla prosa co-

za. Adesso da un lato Con la prosa si cambia registro. Non c’è la capacità di usare vari regi-

me era successo in Germania. ‘900

stri (tragedia e commedia). I nostri autori sono incapaci. Bisogna aspettare il per vedere una

È un’altra

commistione di generi cosa che però non ha più niente a che vedere con il romanticismo.

italiane in cui si nota l’argomento moderno (medievale,

storia. (Abbiamo tragedie ottocentesche

dante diventa un serbatoio, corrisponde a situazioni politiche pre-risorgimentali italiane. Tutto il

dell’antica Grecia

pensiero di dante corrisponde), (classicismo=valori contro cultura nordica che

porterebbe con sé superstizioni legate a un eccessivo peso assunto dalla religione)).

L’aspetto più importante della tragedia di Manzoni riguarda il finale che diventa un banco di prova

del cambiamento in quanto, come si è accennato, Manzoni rifiuta il suicidio. Secondo lui non occor-

re più rappresentare personaggi che si tolgono al vita. Il personaggio di Adelchi verrà mostrato,

quando viene tradito dai duchi longobardi perché aprono le porte di Pavia ai franchi, di fronte a un

dubbio: farsi catturare o uccidersi? Nel modello precedente illuministico-rivoluzionario, un perso-

L’emblema di questo

naggio tragico si uccide. gesto era dato dalla figura di Catone. Adesso per

Manzoni Catone diventa un modello negativo. Adelchi dice: come potrei presentarmi davanti a Dio

e dire che ho anticipato il destino che mi ha assegnato? Si rifiuta il suicidio e si rifiuta lo sciogli-

mento atroce.

Il Conte di Carmagnola (Francesco di Bartolomeo Bussone) è un personaggio realmente esistito

chiamato così perché era nato nel paese di Carmagnola in Piemonte. Era un capitano di ventura al

servizio dei Visconti. Entra in conflitto con Filippo Maria Visconti, abbandona i milanesi e passa ai

veneziani. Manzoni analizza nelle osservazioni preliminari al Carmagnola tutta una serie di fonti

era innocente rispetto all’accusa che gli era stata

storiche e si convince che Carmagnola mossa dal

senato veneziano di tradimento. Viene condannato a morte. Secondo Pietro Verri era un traditore.

La scelta di Manzoni era una scelta di interpretazione della storia che gli serviva per un disegno che

aveva, quello di presentare in questa tragedia un innocente che viene tradito. La differenza con la

‘700

tragedia del rispetto al rapporto con la storia è meno marcata di quello che viene esplicitato.

Secondo Manzoni e i romantici la tragedia doveva basarsi su un fatto realmente accaduto e non si

poteva costringere un fatto della storia in tempi così limitati (in genere avviene in un tempo più di-

steso delle 24 ore e questo garantiva da interventi fittizi di comprimere tutta la storia in questo tem-

po). Abbiamo visto che anche il Filippo era storia ma la differenza era che storia e mito potevano

convivere all’interno di un’opera dello stesso autore: così come Alfieri ha scritto tragedie di argo-

mento storico-moderno e tragedie sul mito, Manzoni doveva rifarsi alla storia, che viene inevitabil-

e piegata a un disegno ideale. Tuttavia c’è

mente modificata una distinzione nella tavola dei perso-

naggi tra storici e ideali. È indicato in modo preciso che alcuni personaggi sono storici e altri no.

Nel Filippo non c’è una vera distinzione pur essendoci personaggi reali e personaggi fantasia. 4

l’amore è quasi assente, come in

In Manzoni Alfieri. Abbiamo la tragedia della storia presentata

all’interno di 2 personaggi. Qui sono Carmagnola e Marco. Marco è presentato in maniera meno e-

roica. Se Perez sfida tutti e si fa uccidere, Marco non avrà la forza: i personaggi sono più umani.

Marco lo tradisce. (Monologo di Marco sul tradimento (fino a questo momento non mi conoscevo.)

Di fronte alla prova della vita non riuscirà a salvare il conte e ad avvertirlo. Diventa complice della

condanna e dell’inganno). La tragedia è basata su una contrapposizione: da un lato tradimento

nell’ordinamento politico, dall’altro si tenta di dare una visione umana dell’uomo. Carmagnola è

una figura che non si presenta come eroe ma ha una complessità tale che ci cattura con lo spessore

che gli viene dato.

È una tragedia della storia perché i romantici guardano alla storia come magistra vitae e Manzoni

sceglie questo episodio della storia perché gli permette di puntare i riflettori su un momento storico

particolarmente travagliato per l’Italia in cui tutti i vari stati si fanno guerra: è ambientata anche ne-

gli accampamenti militari, è sulla guerra. Guerra che le nazioni si fanno costringendo i soldati a

combattere senza sapere il motivo. I versi sono sostenuti. È una tragedia che tocca per la riflessione.

È interessante perché fa vedere che la tragedia si deve occupare di questioni fondamentali per que-

gli anni e le questioni fondamentali continuano ad essere ancora sull’unità. Sia classici che romanti-

ci saranno conquistati dal disegno unitario e Manzoni, senza entrare nel vivo della mischia, si can-

dida a diventare padre nobile del risorgimento non un uomo attivo.

Tragedia 5 atti, che è la misura della tradizione. Siamo di fronte a una seduta dei vari senatori

dell’oligarchia veneziana ebbe l’incarico.

nel 1427, anno in cui Francesco di Bussone Già da 2 anni

era a Venezia. Finisce nel 1432 quando viene condannato a morte. Non era conte di nascita ma per-

ché era stato investito dal Visconti del titolo nobiliare. Si ha un impatto faticoso.

Ci sono figure femminili ma compariranno alla fine quando il conte verrà condannato; sono solo

accennate all’inizio ma non sono personaggi drammaturgici.

È una tragedia sull’ingiustizia storica e politica. Per i veneziani il Conte di Carmagnola combatte

dopo aver abbandonato i Visconti: non è un caso che egli abbia scelto di drammatizzare questa in-

giustizia ritraendo lo stato veneziano perché Venezia è una repubblica e non segue l’andamento di

altri piccole realtà italiane che passano dai comuni alle signorie. Venezia resterà una repubblica dal

medioevo fino alla rivoluzione francese. Foscolo resterà deluso quando napoleone dopo aver con-

farà l’accordo di Campoformio

quistato Venezia con gli austriaci cedendo Venezia agli austriaci:

per Venezia fu un colpo tremendo perché è sempre stata una repubblica indipendente dalla sua for-

mazione. Successivamente nel corso dei secoli e anche quando Manzoni scrive (1816, ma la pubbli-

ca nel 1820) c’era stato un dibattito sulla reale consistenza repubblicana di Venezia: fino a che pun-

to Venezia era stata una repubblica e non era diventata un’oligarchia, uno stato accentratore gover-

nato da pochi, dove non esisteva alcuna garanzia di libertà repubblicana. Tutto questo nella tragedia

viene messo molto in risalto. Vari pensatori come Montesquieu o Voltaire vedevano Genova e Ve-

nezia come due repubbliche che non avevano niente a che vedere con le repubbliche dell’antica

perché era un governo di pochi tiranni. Per questo l’attenzione di Manzoni

Roma si ferma su quelle

che sono le adunanze del senato veneziano. Quasi tutto il primo atto si svolge in una sala del senato

veneziano dove sono riuniti il doge e i vari senatori. Il loro linguaggio sembra rimandare a una real-

l’ingiustizia fra le tenebre, dove le decisioni restano segrete nei

tà chiusa, dove si può commettere

di Venezia, dell’opinione pubblica.

confronti Alla fine quando il conte verrà chiamato con

l’inganno chiederà di difendersi nel processo ma gli si dirà: quale processo? Non ci sarà processo:

in questo senso essendo una tragedia che si sofferma su un’ingiustizia storica che parte da

un’ingiustizia politica; le realtà che rappresenta sono sia il potere politico di Venezia che ciò che

accade negli accampamenti militari.

Primo atto e quinto atto sono speculari: nel primo con un discorso accennerà la sua discolpa nei

confronti dell’accusa nel quinto atto dovrà discolparsi dell’accusa

di tradimento al duca di Milano; 5

di tradimento mossagli dal senato veneziano. L’infamia per lui terribile è quella di incolpare di tra-

dimento un uomo coraggioso e leale.

Il giuramento: il conte sta giurando fedeltà a Venezia. È un momento sacrale. Ci sono molti studi

È un valore fino all’800. Ora

sulla sacralità del giuramento. è diverso. I padri della chiesa erano

contrari al giuramento perché al suo interno si annida lo spergiuro: giurando posso anche contrav-

venire. La chiesa pur avendo al suo interno dei giuramenti (prendere i voti, azione sacra), è contra-

ria al giuramento personale perché si giura su oggetti sacri. Il rischio è di spergiurare. Il giurare ren-

dendo testimone le divinità viene fatto affinché questo potesse servire da antidoto a dire il falso: in

questo modo poteva esserci la maledizione nel caso di spergiuro. Può essere in negativo (congiura-

re) o in positivo. Prima della rivoluzione francese abbiamo molti giuramenti (nella convenzione),

anche quadri sul giuramento. Si giurava sulla figura di Bruto (emblema del giuramento), (David co-

nosce Alfieri e dipinge dei quadri sulle tragedie di Alfieri, sul Bruto 1° e sul Bruto 2°).

un’antitesi

In Manzoni si crea tra giuramento umano e giuramenti del potere che risultano falsi.

nell’Adelchi)

I cori che Manzoni introduce nelle tragedie (coro di Ermengarda hanno avuto una

funzione importantissima. Vengono addirittura isolati nel nostro Risorgimento e diventano inni pa-

triottici. Il coro manzoniano: decasillabi (il verso finisce con parole per di più piane ma anche tron-

che). Sono importanti anche gli accenti nel decasillabo:si trovano nella 3° e nella 6° sillaba. Questo

dà ai versi un ritmo diverso. Ottave di decasillabi con la rima.

‘700

Il merito di Manzoni rispetto alla tragedia del in cui tutti i personaggi incarnavano uno stesso

ideale è quello di distaccarsi e osservare i personaggi che lui stesso ha creato a distanza, dal di fuori.

Maledizione e vendetta hanno sapore biblico: questo concetto è legato alla sua formazione giovanile

in cui circolava la maledizione biblica da parte di quel teatro patriottico che aveva scoperto la figura

di Cristo. Era anticlericale e contro la chiesa cattolica ma fortemente cristiano. Si rivolgeva alla fi-

gura di Cristo che poteva proteggere i buoni, i patrioti, oppressi innocentemente.

DISCORSO SUI VINTI: La repubblica partenopea era durata 5 mesi. I francesi erano stati chiamati

dai patrioti napoletani per liberarli dai Borboni. Quando la controffensiva degli inglesi e degli au-

striaci premeva sulla repubblica cisalpina, i francesi interessati più alla Lombardia abbandonano i

napoletani. Questi ultimi si troveranno da soli a fronteggiare dal mare le navi degli inglesi alleati

con gli austriaci. Venne stipulato un accordo di pace con gli inglesi e i francesi. Non viene rispetta-

to. 300 persone arrestate fra letterati, medici, pensatori, scienziati vengono uccisi. Napoli non si ri-

fatto creò nell’opinione pubblica uno sconforto gene-

prenderà più da questo avvenimento. Questo “Il

rale perché fu rotto un patto di pace. Solo alcuni riuscirono a scappare. vesuviano” amico di Fo-

scolo e Manzoni era uno di questi. Scappa a Milano poi si suicida. Foscolo scriverà una storia in-

’99, gli anni dei

completa sui martiri della rivoluzione napoletana. Sono gli anni patrioti napoletani.

Questa generazione costituiscono i maestri di Manzoni. I sepolcri in cui si richiama figura di Ettore

è una sublimazione da parte di Foscolo ai vinti, quei giacobini che erano stati sconfitti (dalle repub-

bliche cisalpine si forma il regno italico). In fondo erano i caduti nella guerra ma traditi dai francesi,

inglesi, e dal re che avevano promesso di salvarli. Grandi pensatori derivano da questo gruppo di

sconfitti.

Atto terzo: Il Conte ha ritenuto giusto non avanzare nella conquista, liberare dei prigionieri perché

era usanza radicata quella di liberare i prigionieri partendo dal presupposto che essendo tutti soldati

mercenari una volta perdonati potevano passare nelle file del nemico. Dirà: comprateli e sono vo-

stri. Uso non solo relativo all’etica militare ma anche aveva quest’altro scopo, di farli passare nelle

fila del nemico. Dal senato veneziano questo viene letto come primo sintomo del tradimento: Il con-

te non è del tutto sganciato dal nemico e sta facendo il doppio gioco: perché non aveva voluto fare

6


PAGINE

8

PESO

166.08 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Letteratura teatrale italiana su "Il conte di Carmagnola", opera scritta da Alessandro Manzoni a partire dal 1816 e pubblicata nel 1820. La sua prima rappresentazione avvenne nel 1828 a Firenze. Il Conte di Carmagnola (Francesco di Bartolomeo Bussone) è un personaggio realmente esistito chiamato così perché nacque nel paese di Carmagnola in Piemonte. Egli era un capitano di ventura al servizio dei Visconti. L'uomo non aveva buoni rapporti con Filippo Maria Visconti, con cui entrò in conflitto, abbandonando così i milanesi per passare dalla parte dei veneziani.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in letteratura, musica e spettacolo
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura teatrale italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Alfonzetti Beatrice.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura teatrale italiana

Letteratura teatrale italiana - Natale in casa Cupiello
Appunto
Letteratura teatrale italiana - Così è se vi pare
Appunto
Letteratura teatrale italiana - Re Torrismondo
Appunto
Letteratura teatrale italiana - La Lupa
Appunto